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Il Buddhismo Theravada

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Il Buddhismo Theravāda (letteralmente “la scuola degli anziani”) è la forma di buddhismo più antica tra quelle esistenti.
Secondo la tradizione le Quattro nobili verità, e con esse il “Nobile ottuplice sentiero”, rappresentano il primo sermone del Buddha Shakyamuni, tenuto al Parco delle gazzelle di Sarnath, vicino a Varanasi, all’età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya aveva raggiunto il risveglio spirituale.

Le 4 Nobili Verità
La teoria fondamentale del theravāda si basa sulle Quattro Nobili Verità. Nella loro formulazione più semplice possono essere descritte come il problema, la causa, la soluzione ed il percorso verso la soluzione.
Dukkha(sofferenza) – Questo concetto può essere catalogato pressappoco in tre categorie.
La sofferenza intrinseca, o sofferenza che si prova in qualsiasi attività mondana. In breve, in questo termine è compreso tutto quanto si prova quando si desidera non separarsi da qualcosa che ci piace (si prova un attaccamento ‘amoroso’) e/o quando si desidera separarsi da qualcosa che non ci piace (si prova un attaccamento ‘odioso’).
La seconda classe di sofferenza, detta “sofferenza causata dal cambiamento”, implica che si provi sofferenza a causa del proprio attaccamento a uno stato temporaneo e quando questo stato cambia si prova sofferenza.
La terza categoria è la più sottile. In breve, gli esseri soffrono per la mancata comprensione del fatto che sono meri aggregati (khandha) di costituenti (saṅkhāra) privi di un’identità definita e immutabile (attā).
Dukkha samuday(la causa di dukkha) – La brama che conduce all’attaccamento e al legame è la causa della sofferenza. Questa brama è indicata con il termine taṇhā. Può essere classificata in tre impulsi istintivi. Kāma taṇhā è la brama di un qualsiasi oggetto piacevole ai sensi (che ha a che vedere con la vista, l’udito, il tatto, il gusto, l’odorato e le percezioni mentali). Bhava taṇhā è la brama di attaccamento per un processo in evoluzione, che si manifesta in varie forme, incluso il desiderio di esistenza. Vibhava taṇhā è la brama di separazione da una situazione o stato in cui si trova.
Dukkha nirodha (la cessazione di dukkha) – Non è possibile cambiare il mondo secondo i proprî gusti per eliminare la sofferenza nella speranza che rimanga così per sempre. Questo violerebbe il principio cardine del cambiamento. Piuttosto si cambia la propria mente coltivando il distacco così che il cambiamento, di qualsiasi natura questo sia, non abbia più effetto sulla compostezza della propria mente. In breve, la terza nobile verità implica che l’eliminazione della causa (la bramosia) elimina l’effetto (la sofferenza). Questo è quanto si deduce dall’insegnamento del Buddha quando dice: «Qualsiasi cosa derivi da una causa, sarà eliminata eliminandone la causa.»
Dukkha nirodha gāminī paṭipadā (il sentiero verso la liberazione dalla sofferenza) – Questo è il Nobile Ottuplice Sentiero che conduce alla liberazione o nibbāna.

Le Tre Caratteristiche

Queste sono le tre caratteristiche di ogni fenomeno condizionato nel pensiero theravāda.

Anicca (l’impermanenza): Tutti i fenomeni condizionati sono soggetti al cambiamento, incluse le caratteristiche fisiche, qualità, assunzioni teoriche, conoscenza, etc. Nulla è permanente perché qualcosa per essere tale deve provenire da una causa immutabile. Essendo però tutte le cause mutabili, nulla è permanente.
Dukkha (sofferenza): la causa del dolore è imputabile alla non permanenza delle cose, di conseguenza il desiderio ardente di qualcosa che muta continuamente comporta sofferenza . C’è una tendenza ad identificare praticamente tutto come ‘buono’, ‘comodo’ o ‘soddisfacente’, oppure a considerarlo l’opposto come ‘cattivo’, ‘scomodo’ o ‘insoddisfacente’. Siamo noi in primo luogo che creiamo la sofferenza appiccicando delle etichette alle cose come ‘piacevoli’ o ‘spiacevoli’. Se uno riesce a rinunciare alla tendenza di identificare le cose in ‘piacevoli’ o ‘spiacevoli’ raggiunge l’ultima libertà.
Anattā (non-se): – Il concetto di anattā può essere reso come la mancanza di una qualsiasi identità fissa, immutabile, isolata. Nessun fenomeno costituisce un individuo permanente, essenziale e separato. Un essere vivente è un composto dei cinque aggregati (i khandha) dalla forma fisica (rūpa), dai sentimenti o sensazioni (vedanā), dalla percezione (saññā), dalle formazioni mentali (sankhāra) e dalla coscienza (viññāṇa) nessuno di questi può essere identificato come uno e solo. Dal momento della concezione, tutte le entità (inclusi tutti gli esseri viventi) sono soggetti a un processo di mutamento continuo. Un praticante deve, d’altra parte sviluppare e raffinare la sua mente a uno stato tale da poter osservare e comprendere ogni fenomeno.
La realizzazione diretta di queste tre caratteristiche conduce alla liberazione dai legami e dagli attaccamenti mondani, conducendo così allo stato in cui si è completamente, totalmente liberi, allo stato denominato nibbāna, che letteralmente vuole dire ‘estinzione’.

Gli elementi del “Nobile Ottuplice Sentiero” e i differenti modelli di interpretazione

Con l’insegnamento della dottrina del “Nobile ottuplice sentiero” il Buddha Shakyamuni intendeva offrire ai suoi discepoli il percorso di liberazione dalla sofferenza.
I Retta visione
II Retta intenzione
III Retta parola
IV Retta azione
V Retta sussistenza
VI Retto sforzo
VII Retta presenza mentale
VIII Retta concentrazione

Ci sono quattro modelli di interpretazione del “sentiero” buddhista.
Primo modello
Il primo modello prevede di sviluppare gli “Otto sentieri” con un approccio “olistico”, perfezionandoli contemporaneamente e in modo equilibrato. Questo implica che non occorre predisporre un ordine sequenziale di questi sentieri ma, piuttosto, l’indicazione che il percorso buddhista tenda complessivamente a tutte le sfaccettature di una singola attività quotidiana, sia mentale che fisica, verbale o spirituale.
Secondo modello
Nel secondo modello il “Nobile ottuplice sentiero” può essere considerato secondo tre tipologie di perfezionamento. Ogni passo procede ad un elevamento verso quello successivo che poi spinge quello che lo precede.
il primo passo riguarda la moralità
Retta parola, cioè l’assunzione della personale responsabilità delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che esse non producano effetti nocivi sugli altri e di conseguenza a noi stessi; ciò significa anche che il nostro agire deve essere improntato al nostro parlare e corrispondere ad esso.
Retta azione, cioè l’azione non motivata dalla ricerca di egoistici vantaggi, svolta senza attaccamento verso i suoi frutti.
Retta sussistenza, cioè vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi, procurandosi un sostentamento adeguato con mezzi che non possano arrecare danno o sofferenza agli altri.
Il secondo passo riguarda la specificità della meditazione.
Retto sforzo, cioè lasciare andare gli stati non salutari e coltivare quelli salutari. Significa anche confidare nella bontà della propria pratica buddhista perseverando con un corretto ed equilibrato impegno nello sforzo, motivato dalla fede che al buddhista praticante proviene dai risultati ottenuti nell’avanzamento lungo il percorso della propria personale realizzazione spirituale e nell’avanzamento verso una sempre maggiore capacità di esercitare la “Corretta azione” nella propria pratica buddhista.
Retta presenza mentale, cioè la capacità di mantenere la mente priva di confusione, non influenzata dalla brama e dall’attaccamento.
Retta concentrazione, cioè la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore che porta alla corretta padronanza di sé stessi durante la pratica della meditazione.
Il terzo passo riguarda la saggezza
Retta visione, cioè il riconoscimento delle “Quattro Nobili Verità” attraverso la loro corretta conoscenza e la conseguente loro corretta visione.
Retta intenzione, cioè il corretto impegno sostenuto dalla “Retta visione” nel padroneggiare l’attaccamento al desiderio di vivere, alla brama ed all’avidità di esistere, di divenire o di liberarsi, al desiderio di affermare il proprio presunto «sé esistente» e dalla compassione per tutti gli esseri.
Terzo modello
Il terzo modello di Via buddhista (intesa sempre come quarta verità delle Quattro nobili verità) è indicato come “immediato” o “subitaneo”. Esso ha come obiettivo quello di portare il praticante al di là del condizionato.
Quarto modello
Il quarto modello individua il “sentiero” buddhista come una sequenza lineare di miglioramento per fasi spirituali sempre più raffinate. Una volta superata una fase del percorso spirituale la sua pratica va abbandonata. Questo approccio “funzionale” è coerente con il principio buddhista di non voler confondere il mezzo con l’obiettivo facendo assumere al primo un valore in sé. La pratica spirituale è quindi “funzionale” allo scopo della “liberazione” e non possiede alcun valore di per sé, quindi una volta raggiunto lo scopo prefisso questa va abbandonata per un’altra più “avanzata”.

Precetti buddhisti

I Precetti sono un elemento chiave della morale buddhista, sono una porta fondamentale per una retta condotta di vita e per una proficua pratica introspettiva e meditativa che possa alla fine condurre alla liberazione dalla sofferenza. Proposti dal Buddha Shakyamuni 2500 anni fa, hanno origine dalla consapevolezza che ogni cosa è interconnessa con tutte le altre, per cui qualunque comportamento umano ha effetti sulla vita di tutti gli esseri senzienti che ne condividono l’esistenza in questo mondo.
Nella scuola Theravāda del buddhismo esistono tre gradi di precetti, a seconda del livello di pratica che l’individuo si sente in grado e volenteroso di impegnarsi a seguire. Questi sono:
i cinque precetti che si raccomanda a tutti i laici che si dicono buddhisti di seguire e che consistono nel:
1) astenersi dall’uccidere o dal nuocere agli esseri viventi;
2) astenersi dal rubare;
3) astenersi dall’erronea condotta sessuale;
4) astenersi dall’uso di un eloquio volgare o offensivo e dal mentire;
5) astenersi dall’alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale.
Gli otto precetti cui deve adeguare la propria condotta chiunque si trovi in un tempio e che si raccomanda a tutti i laici che si dicono buddhisti praticanti di seguire almeno nei giorni di osservanza (i giorni di uposatha, ossia i giorni di luna piena, luna nuova e i quarti di luna intermedi). Questi consistono in:
i primi 5 più:
6) astenersi dal mangiare dopo mezzogiorno fino all’alba seguente;
7) astenersi dal cantare, ballare e dalle attività ludiche in genere, dall’uso di gioielli, cosmetici o profumi;
8) astenersi dal riposare o dormire su letti o giacigli alti o dalle dimensioni eccessive.
I precetti costituiscono una guida etica essenziale per l’aderenza del praticante ai principi morali buddhisti dell’ottuplice sentiero, che illustra le “tre pratiche dell’Etica”, ripartite nelle tre classi di:
Retta azione;
Retta parola;
Retti mezzi di sussistenza.
Da ciascun precetto si ricaverebbe il rispetto per la vita e la compassione per tutti gli esseri, nonché la decisione di mantenere sani, nel corpo e nella mente, l’uomo, la comunità spirituale, la famiglia e la società.

Ogni precetto include tre aspetti:
la consapevolezza della sofferenza generata da un comportamento erroneo;
la determinazione ad astenersi da quel comportamento;
il voto di fare qualcosa in positivo come rimedio alla sofferenza:
proteggere la vita;
coltivare la generosità;
avere una vita sessuale sana e coltivare rapporti sinceri;
parlare con schiettezza e con gentilezza;
mantenere la chiarezza mentale.

I tre Gioielli
Con il termine sanscrito Triratna (Tre Gioielli) nel Buddhismo si intendono il Buddha, il Dharma e il Saṃgha, talora indicati anche come Triplice Gemma o Triplice Rifugio o Tre Tesori.

I Tre Gioielli sono gli elementi a cui ricorrono per trovare rifugio i buddhisti, che li considerano le principali guide spirituali, ed hanno il seguente significato:

Buddha – L’Illuminato o Il Risvegliato
può essere riferito alla persona del Buddha (Sakyamuni) o alla sua natura o alla più alta potenziale spiritualità presente in tutti gli esseri umani
Dharma – L’Insegnamento
gli Insegnamenti del Buddha
Sangha – La Comunità
La comunità di quanti hanno ottenuto l’Illuminazione, può anche riferirsi, in senso più ampio, alla comunità di quanti praticano il Buddhismo.

Formula del prendere rifugio:

Prendo rifugio nel Buddha.
Prendo rifugio nel Dharma.
Prendo rifugio nel Sangha

Prendo rifugio nel Buddha, Dharma e Sangha
Finché non abbia ottenuto l’illuminazione.
Grazie ai meriti che ho accumulato dalla pratica della generosità e dalle altre Pāramitā
Possa io ottenere l’Illuminazione, per il beneficio di tutti quanti.

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La corretta visione della realtà

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Ogni fenomeno sorge, esiste e cessa.

Il Buddhismo è un’elaborazione analitica continua della vita, non una mera collezione di regole etiche e rituali. La teoria si basa sull’insegnamento fondamentale del Buddha sulle 4 nobili verità.
Oggi vorrei approfondire un altro concetto: secondo la filosofia buddista tutti i fenomeni (avvenimenti, situazioni ma anche cose e persone) hanno tre caratteristiche:
1) sono impermanenti
2) producono sofferenza
3) sono privi di un sé innato o un “io

Impermanenti perché sono in continua trasformazione; nascono, esistono e poi cessano e cioè sono mutabili o in evoluzione continua.
Inducono sofferenza perchè proprio per la lora natura mutabile non è possibile definirli unicamente con un aggettivo tipo bello-brutto, soddisfacente-insoddisfacente, buono-cattivo ecc.ecc., come invece siamo soliti fare cercando di assegnare ad ogni cosa una sorta di etichetta oppure a desiderare che essa non ci sia più (se è spiacevole) o a desiderare che esista per sempre così come è adesso (per esempio quando ci crea felicità).
Sono privi di un esistenza o identità assoluta, fissa, immutabile che separata dagli altri fenomeni che la compongono. Un essere vivente x esempio è composto dai 5 sensi, dalla forma fisica, dai sentimenti, dalla mente e dalla coscienza e da quando è nato è soggetto ad un continuo mutamento.

La realizzazione diretta di queste tre caratteristiche conduce alla liberazione dai legami e attaccamenti della vita mondana e all’annullamento dei desideri.
Quindi vediamo le cose così come sono: impermanenti, causa di sofferenza, prive di un ‘IO’ innato ed impariamo a lasciare andare il desiderio.
Se realizziamo questo riusciremo a liberarci dall’ignoranza nel non capire la vera natura delle cose che è la vera causa della sofferenza.
Davide

Brevi Aforismi Buddhisti

Questi brevi insegnamenti o frasi sono un buono spunto per delle sessioni di meditazione. li ho recuperati qui e là in rete e ve li riporto, aggiungendo i link al sito da cui provengono.
Buona lettura.

tratti da:pensieriparole.it

insegnamenti del Buddha

Delle vie, la Ottuplice è la migliore, della verità, le quattro parole;l’assenza di passioni è la migliore delle dottrine e, fra i bipedi, il migliore è colui che ha occhi per vedere.

Dall’attaccamento sorge il dolore, dal dolore sorge la paura; per colui che è totalmente libero, non c’è attaccamento, non c’è dolore, non c’è paura.

In questo momento, l’unico momento che esiste, il passato, il presente e il futuro sono contenuti. Il segreto del benessere del corpo e della mente consiste nel non piangere per il passato e nel non preoccuparsi per il futuro, e nel vivere il momento presente con saggezza e onestà.

Non ti fissare mai su una cosa piacevole, né tanto meno su una cosa spiacevole: La prima potrebbe venirti a mancare, la seconda capitarti quando meno te l’aspetti.

Non sarete puniti per la vostra rabbia, ma dalla vostra rabbia!

Le parole hanno il potere di distruggere e di creare; Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.

Se volete ottenere l’illuminazione, non dovete studiare innumerevoli insegnamenti. Approfonditene solo uno. Quale? La compassione. Chiunque abbia compassione, possiede tutte le qualità del Buddha nel palmo della propria mano.

Il calunniatore è simile all’uomo che getta polvere contro un altro quando il vento è contrario; la polvere non fa che ricadere addosso a colui che l’ha gettata. L’uomo virtuoso non può essere leso e il dolore che l’altro vorrebbe infliggere, ricade su lui stesso.

Non rivolgerti con tono sferzante ad alcuno. Coloro ai quali ti rivolgerai in questo modo ti potrebbero rispondere nello stesso modo: le ingiurie sono dolorose; colpo su colpo, esse ricadranno sopra di te.

Non date fede ai vecchi manoscritti, non credete una cosa perché il vostro popolo ci crede o perché ve l’hanno fatto credere dalla vostra infanzia.
Ad ogni cosa applicate la vostra ragione; quando l’avrete analizzata, se pensate che sia buona per tutti e per ciascuno, allora credetela, vivetela, e aiutate il vostro prossimo a viverla a sua volta.

È più importante impedire a un animale di soffrire, piuttosto che restare seduti a contemplare i mali dell’Universo pregando in compagnia dei sacerdoti.

Solo la virtù concede un buon Karma e la più grande virtù è la compassione.

Le 4 nobili Verità: c’è la sofferenza, le cause della sofferenza, la cessazione della sofferenza, il sentiero.

L’ottiplice sentiero: giusta visione, giusto scopo, giusto eloquio, giusta azione, giusta vita, giusto sforzo, giusta attenzione, giusta contemplazione.

Non c’è niente di costante, tranne il cambiamento.

Il risveglio può essere conseguito solo da quanti arrivano a conoscerlo per esperienza diretta realizzandone l’essenza grazie ai propri sforzi.

Ancor più che una religione, il buddhismo è un modo di vivere.
Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, 1995

Quel che mi è sempre piaciuto del buddhismo è la sua tolleranza, l’assenza del peccato, la mancanza di quel peso sordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che in fondo è la colla della nostra civiltà: il senso di colpa.
Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, 1995

Nei paesi buddhisti niente è mai terribilmente riprovevole, nessuno ti rinfaccia mai qualcosa, nessuno ti fa mai una predica o cerca di darti una lezione. Per questo sono piacevolissimi e fanno sentire a loro agio tanti giovani viaggiatori occidentali, in cerca appunto di libertà.
Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, 1995

da un autore ignoto

Chi scorge le mancanze altrui ed è sempre pronto ad irritarsi, di costui crescono le passioni ed egli è ben lungi dalla loro distruzione.
Inutile sarà il sapere di colui che avendo compreso la legge morale non saprà applicarla.

Apprendere e non meditare è vano. Riflettere senza studio è pericoloso.

“Se c’è rimedio perchè t’incazzi? E se non c’è rimedio che t’incazzi a fare?”

I vasi vuoti fanno un grande rumore.

Frasi di Sua Santità il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso
tratto da il giardino degli illuminati

Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.

Ma credo che, a poco a poco, possiamo operare cambiamenti positivi. Ogni giorno, quando ci alziamo, cerchiamo di orientare bene i nostri intenti, pensando: Vivrò questa giornata in maniera più positiva. Non devo sprecarla.

La vera disciplina non si impone. Non può venire che dall’interno di noi stessi.

Noi viviamo molto vicini. Quindi il nostro scopo della vita è aiutare gli altri. E se non potete aiutarli, almeno non fate loro del male.

Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara.

La compassione, l’altruismo, il buon cuore non sono unicamente nobili sentimenti di cui trae vantaggio il nostro prossimo. Sono stati mentali, condizioni mentali di cui beneficiamo anche noi stessi. Una persona altruista e compassionevole è in genere una donna o un uomo più felice, più sereno.

Un’attenta riflessione dimostra che, nella nostra vita, la sofferenza non è creata da cause esterne, ma da eventi interiori come il sorgere delle emozioni perturbatrici. Quindi il miglior antidoto contro la sofferenza è migliorare la nostra capacità di gestire queste emozioni.

Quando perdi, non perdere la lezione.

Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.

Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.

Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.

Diversamente dal nemico esterno, il nemico interiore non può raccogliere nuove forze e lanciare un nuovo attacco una volta che sia stato distrutto dentro di noi.

Quando sorridi, il tuo sorriso fà del bene a te, ma anche a chiunque ti veda mentre sorridi.

Il problema non è il materialismo in quanto tale, ma piuttosto l’implicita convinzione che la piena soddisfazione possa derivare solo dalla gratificazione dei sensi. A differenza degli animali, la cui ricerca della felicità è limitata alla sopravvivenza e all’immediata gratificazione dei sensi, noi esseri umani abbiamo la capacità di sperimentare la felicità a un livello più profondo che, una volta raggiunto, può sommergere l’esperienza dell’infelicità.

Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.

Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.

Quando siete coscienti delle vostre sofferenze e insoddisfazioni, ciò vi aiuta a sviluppare la vostra empatia, la capacità che vi permette di rapportarvi con sensiblità verso le sofferenze degli altri. Ciò aumenta la vostra capacità di provare compassione.

Il semplice desiderio di aiutare tutti gli esseri viventi non basta per riuscirvi. Può anche trasformarsi in ossessione e servire soltanto ad aumentare le nostre inquietudini. Di conseguenza, l’altruismo deve associarsi alla saggezza.

Si dice che se vuoi sapere che cosa facevi nel passato, devi guardare il tuo corpo ora se vuoi conoscere il tuo futuro, guarda che cosa sta facendo la tua mente adesso.

Non scoraggiarti mai.
Qualsiasi cosa accade intorno a te.
Sviluppa il tuo cuore e abbi compassione, non solo per i tuoi amici ma per tutti. Lavora per la pace nel tuo cuore e nel mondo.
Non scoraggiarti mai.

La pazienza e la tolleranza non vanno considerate un segno di debolezza e di rinuncia, ma anzi, un segno di forza, la forza che proviene dalla saldezza interiore. Reagire a circostanze difficili con pazienza e tolleranza, anziché con rabbia e odio, significa avere un controllo attivo delle cose, che è frutto di una mente forte e autodisciplinata.

Quello che mi sorprende degli uomini è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.

Guardate i bambini. Naturalmente possono litigare, ma, parlando in generale, non intrattengono la malevolenza tanto a lungo quanto gli adulti. La maggior parte degli adulti ha sui bambini il vantaggio dell’educazione, ma a che serve l’educazione quando si mostra un gran sorriso mentre si nasconde la malevolenza all’interno e in profondità? I bambini, di solito, non agiscono in tal modo. Se sono arrabbiati con qualcuno, lo esprimono e la fanno finita. E possono giocare ancora con quella persona il giorno dopo.

Come la pioggia penetra all’interno di una casa dal tetto malfatto, così il desiderio penetra nella mente non abituata alla meditazione.

La primaria causa dell’infelicità

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“La causa primaria della sofferenza non è mai la situazione in cui ti trovi, ma bensì i pensieri che si creano attorno ad essa. Sii consapevole dei pensieri che stai creando.” ~Eckhart Tolle.

Attaccamento

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L’attaccamento è la dipendenza emotiva che diamo alle cose e alle persone. In altre parole è una elaborazione della nostra mente che cerca una maniera di sopravvivere agli eventi ed è intessuta alle cose alle quali diamo importanza ed alle persone che ci sono care.

Pace interiore

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La tua pace interiore inizia quando non permetti ad altri o agli avvenimenti di influenzare i tuoi sentimenti.

3 suggerimenti per perdonare e lasciare andare

articolo originale

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…qualche tempo fa una mia cara amica mi disse che non voleva più essere tale.
questo mi ferì profondamente e per un po di tempo ci pensai sopra. Poi realizzai due cose:
In primo luogo, sono stata così egoista da non avere nemmeno provato a mettermi nei sui panni.
E in secondo luogo, la vera ragione è che l’essere sconvolta non aveva niente a che fare con lei, ma aveva a che fare con me. Lei non aveva fatto niente a me, davvero, ma il miopensiero “non sono abbastanza bravo” stava andando alla grande.
1) I tuoi pensieri sono causa dei tuoi sentimenti.
I tuoi sentimenti sono il risultato dei pensieri che ci dicono quello che è successo. E’ il tuo modo di pensare che causa il dolore. In termini pratici significa che è necessario smettere di incolpare gli altri per come ti senti.
2) L’arte del semplicemente notare.
Piuttosto che cercare di pensare un pensiero diverso, come la gratitudine, o anche il perdono, basta notare i vostri pensieri senza essere coinvolti in essi.
Non giudicare i miei sentimenti o tentare di attribuirne la colpa a chiunque altro ha fatto aumentare il mio senso di autostima e riedco a “perdonarmi con più facilità”.
3) Considerare che magari non c’è niente da perdonare.
Arrivati a un certo punto domandiamoci se Abbiamo capito cos’è il perdono o abbiamo semplicemente raggiunto un punto in cui vediamo che alla fine non c’era nulla da perdonare, in partenza?
Ecco l’idea che vi lancio: “Il perdono è capire che non c’è niente da perdonare.” E’ forte, ma quando si realizza, aiuta davvero.

I consigli dei Lama

fonte:http://www.buddismonapoli.it/

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Trovo interessanti come spunti per la meditazione alcuni dei pensieri dei Lama, quindi ve li riporto

Geshe Neysurpa disse: “Dato che non raggiungerai la buddhità concependo gli altri come tuoi avversari, devi renderti conto che tutti gli esseri viventi sono tue madri e tuoi padri. Dato che non raggiungerai la buddhità facendo distinzione tra le caratteristiche qualitative, devi renderti conto che la vacuità è nella natura di tutti gli esseri viventi.”

Geshe Langri Tangpa disse:

“Poiché una persona non può giudicarne un’altra in modo veritiero, non criticare nessuno.

Poiché tutti gli insegnamenti del Buddha sono efficaci, non discriminare tra essi dicendo che alcuni sono buoni ed altri cattivi. Poiché non puoi guidare gli altri finché non hai ottenuto tu stesso stabilità, sforzati e medita in isolamento.”

Geshe Sarba disse: “Poiché le donne per gli uomini e viceversa sono la radice delle passioni che incatenano, non dipendere da loro. Poiché il vino è la radice delle passioni che incatenano, non berlo. Poiché l’accumulo di beni è la radice delle passioni che incatenano, abbandona gli attaccamenti materiali.”

Geshe Chayulpa disse: “Mantieni pura la pratica morale, perché è il fondamento del sentiero della liberazione e dell’illuminazione. Pratica la bodhicitta, perché è la forza vitale di quel sentiero. Sforzati sempre di accumulare merito e saggezza, perché sono gli scalini su quel sentiero.”

Geshe Chayulpa disse anche: “L’oggetto e il soggetto sono come il legno di sandalo e la sua fragranza. Apparenza e vacuità sono come le nuvole ed il cielo. Vacuità e pensieri abituali sono come l’oceano e le sue onde.”

Geshe Tolungpa disse:

“Non assumere come veramente esistenti le apparenze che sono solo designazioni attribuite. Non attaccarti ai fenomeni impermanenti, non affliggerti per la distruzione di cose talmente illusorie. Non indebolire la tua opposizione alle passioni che incatenano ed ai desideri.

Non seguire le otto preoccupazioni terrene. Non unirti a cattive compagnie. Non avere grande nostalgia dei tuoi parenti. Non indebolire il tuo rispetto e la tua fede nel lama e nei Tre Gioielli. Non essere fortemente attaccato al corpo e ai piaceri. Non elogiare attività, guadagno e fama. Non indebolire la tua meditazione risoluta. Non diminuire la compassione che aiuta gli altri in modo disinteressato.”

Geshe Nambarpa disse: “

Senza controllare i tuoi desideri, non ridurrai il tuo attaccamento alle cose

, sbarazzati di ciò che possiedi come se svuotassi una sputacchiera.”

Geshe Chimbupa, quando gli fu chiesto un precetto da parte di un yogi, disse: “Le apparenze sono illusorie, non prenderle per veramente esistenti. I cinque aggregati sono carne e sangue, non prenderli per ‘mio’. La proprietà sono accumulate per effetto dei karma precedenti, non fare così tanti sforzi per procurarti delle cose. Segui questo precetto ora non dire ‘Lo farò in futuro’.

Geshe Shabogaypa disse: “Nel presente hai ottenuto una vita umana con tempo a disposizione ed opportunità ed hai trovato un maestro spirituale. In questo periodo hai incontrato l’insegnamento Mahayana. Ora devi prepararti per le vite future e dirigere i tuoi passi verso la liberazione e la buddhità. “Per preparare te stesso per le vite future, devi disprezzare ciò che riguarda questa vita, abbandonando le dieci azioni non virtuose e adottando le dieci azioni virtuose. Per ottenere la liberazione, devi distogliere la tua mente da tutto ciò che è samsara. Per dirigere i tuoi passi verso la buddhità onnisciente, devi praticare la bodhicitta. ..
“Per dare origine a questi comportamenti, devi accumulare merito. Se non accumuli merito, non puoi capire l’insegnamento. Benché tu possa capire qualcosa, non verrà assimilato, mentre anche la poca comprensione che hai sarà diminuita e non sarà utile. Inoltre, è pér il fatto che in passato non hai accumulato merito e invece hai accumulato il suo opposto che hai vagato nel samsara. Persino in questa vita, è per il fatto che non hai accumulato merito e non hai abbandonato le azioni non virtuose che le cose non vanno bene come desideri. Quindi, la radice di tutti gli insegnamenti è accumulare merito e sradicare gli errori.”

Geshe Shabogaypa disse anche: “Siccome i desideri di questa vita causano tutta la miseria di questa e delle vite future, non dobbiamo cercare l’appagamento dei nostri desideri. Quando cerchiamo di appagare i nostri desideri, non siamo felici. Diventiamo insicuri della direzione della nostra vita ed emergono subito errata parola, errata mente ed errate azioni. “Quindi, dobbiamo rinunciare ai nostri molti desideri. Quando siamo capaci di fare ciò, stabiliamo l’inizio della felicità e della soddisfazione. Il miglior segnale della felicità in questa e nelle prossime vite è non desiderare o accumulare assolutamente niente. Quando non desideriamo il guadagno, abbiamo il guadagno più grande. Quando non desideriamo la reputazione, abbiamo la reputazione migliore. Quando non desideriamo la fama, abbiamo la fama più grande. Quando non desideriamo compagnia, abbiamo la compagnia migliore. “Ma quando indulgiamo nei desideri di questa vita, sminuiamo noi stessi e ci rendiamo completamente miserabili. Portiamo biasimo a noi stessi in questa vita e una rinascita in stadi più bassi nelle vite future. “Perciò, quando, non desiderando la nostra propria felicità, limitiamo le nostre critiche nei confronti degli altri, umiliamo noi stessi, limitiamo i nostri desideri ed evitiamo tutte le azioni che non sono religiose, otterremo dunque l’illuminazione in futuro.
“In breve, stiamo sempre ad incominciare quello che non è necessario incominciare, a realizzare quello che non è necessario realizzare, a fare quello che non è necessario fare. Benché diciamo tutto questo, se non allontaniamo realmente i desideri di questa vita, non c’è modo di trovare felicità ora o nelle vite future. Se ci allontaniamo da tutti i desideri, non abbiamo affatto bisogno di cercare la felicità.”

Geshe Shabogaypa disse in seguito: “Se non controlli te stesso, non desiderare di controllare gli altri. Se non comprendi te stesso, non desiderare di insegnare agli altri. Uno che ha grande fede evita di agire in modo sbagliato. Uno che trova appagamento nella vacuità non si aggrappa all’ego. Uno che ha grande saggezza conosce la differenza tra Dharma e non Dharma. Uno che è saggio comprende il Dharma. Uno che si preoccupa persino del più lieve peccato si preoccupa anche di quelli più grandi. Uno di animo benevolo ha smesso di fare del male. Uno incapace di vivere da solo deve essere capace di andare d’accordo c’on gli altri. Uno che desidera essere santo non deve lasciare che la sua pazienza si indebolisca. Uno che ora distribuisce molti doni non deve dare di meno quando ha minori risorse. Uno che è degradato non dà elevati insegnamenti. Uno che ha un buon maestro non agisce negativamente. Uno che è felice di imparare il Dharma è anche felice di praticarlo. Uno che vive in isolamento non si unisce agli altri. Uno che cerca la bontà ha pochi desideri. Uno che desidera ottenere la liberazione non è spinto verso le otto preoccupazioni comuni.

Infine, Geshe Shaboyapa rimproverò se stesso: “Tu vecchio pazzo – desideri alti insegnamenti, benché la tua natura sia bassa. Tu ciarlatano – desideri migliorare gli altri, ma non migliori te stesso. Tu impostore – agisci come se il Dharma fosse destinato solo agli altri perché lo seguano e non a te stesso. Tu confusionario – hai ordinato agli altri di agire correttamente, ma tu stesso agisci scorrettamente. Tu indolente fannullone – ogni ascesa precede una più grande caduta. Tu politicante – fai estese promesse, ma limitata realizzazione. Tu canaglia – cerchi le passioni che incatenano e allo stesso tempo pretendi di applicare le contromisure. Tu codardo – hai paura che gli altri vedano le tue colpe e speri che vedano solo le tue buone qualità. “Tu sei affezionato ai tuoi parenti invece di coltivare gli amici spirituali. Sei avvinto da passioni che incatenano invece di coltivare i loro antidoti. Lasci la pratica per le vite future invece di coltivarla in questa vita. Sei legato a quelli che ti aiutano piuttosto che coltivare quelli che ti fanno del male. “Tu idiota – fai del male agli altri, non rendendoti conto che fai del male a te stesso. Non comprendi che aiutare gli altri è aiutare te stesso. Non vedi che la miseria e il male che vengono a te sono utili per praticare il Dharma. Non vedi che il desiderio e la felicità non contribuiscono alla pratica del Dharma. “Tu dici agli altri che praticare il Dharma è molto importante, eppure tu stesso non segui l’insegnamento. Disprezzi gli altri che sono immorali, eppure non trattieni te stesso dall’agire male. Vedi i più piccoli difetti negli altri, eppure non noti i grandi difetti in te stesso. Smetti subito di aiutare gli altri quando non ricevi niente in cambio. Non sopporti di vedere gli altri maestri ricevere rispetto. Sei servile con quelli in posizione elevata mentre sei sprezzante con quelli al di sotto di te. Discorsi sulle vite future non sono piacevoli alle tue orecchie. Agisci in modo santo e sdegnoso quando vieni corretto dagli altri. Vuoi che gli altri vedano le tue virtù e sei contento quando non vedono le tue colpe. Sei soddisfatto da una bella facciata benché l’interno non sia così bello. “Ti piace che ti vengano date delle cose. Non cercando la felicità dentro di te, la cerchi all’esterno. Avendo fatto voto di studiare l’insegnamento del Buddha, invece studi gli eventi del mondo comune. Benché tu sia d’accordo con i consigli dei bodhisattva, le tue azioni ti stanno preparando per l’inferno. Benché tu abbia dedicato il tuo corpo, appagamento e attività virtuose del passato, presente, , e futuro per il beneficio di tutti gli esseri viventi, rifiuti di abbandonare il tuo ego. Ti piacciono gli amici immorali, dimenticando che ti portano alla rovina. Non ti rendi conto che la collera di un amico spirituale è utile. “Non ‘sprecare tempo in discussioni inutili. Non costruire castelli in aria, aumentando le tue brame. Non trarre piacere da attività pericolose. Non fare molte cose che assurdamente ostacolano le azio<stroneeg>ni virtuose.” Provando rimorso, si rimproverò in questo modo.

LIEBSTER AWARD

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Sono molto felice che questo piccolo blog sul Buddismo sia stato premiato.
Il Liebster Blog Award è un omaggio di altri blogger che premiano blog con un numero di follower inferiore ai 200 dando la possibilità di far conoscere il proprio blog attraverso il passaparola. Una volta ottenuta la nomination si deve pubblicare un nuovo post seguendo 6 differenti fasi:

1: Ringraziare i blog che ti hanno nominato e assegnato il premio;
2: Rispondere alle undici domande richieste dal blog(er) che ti ha nominato/a;
3: Scrivere 11 cose che parlano di te;
4: Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 follower;
5: Formulare le tue 11 domande per il/la BLOGGER che nominerai;
6: Informare i blogger del premio assegnato.

1) ringrazio: il mondo di Ambra per la nomination
www.jekoland.wordpress.com
2)rispondo
-buddismo
-sorriso
-minimalista
-asfalto bagnato
-questa
-correre
-scrivere questo post
-invisibilità
-la pasta al burro x me stesso
-cibarie cinesi
-citologia

3)11 parole su di me
Uomo
Padre
Alto
Magro
Socievole
Ingenuo
Buono
Paziente
Vizioso
Ripetitivo
Allegro

4)premio
http://evatenter.wordpress.com/
http://piumastrum.wordpress.com/
http://pathologycloud.wordpress.com/
http://buddhismnow.com/
http://icytology.wordpress.com/
http://itricksphone.wordpress.com/

Fase 5 Le domande per te

1-Di cosa parla il tuo blog
2-Leggi libri o giornali o riviste?
3-risparmi o spendi i tuoi soldi
4-Un colore che ti rappresenta
5-Un’ epoca che avresti voluto vivere
6-Stress o calma
7-Una cosa che rimandi da tempo
8-Se potessi scegliere un super potere, quale?
9-Che tipo di lavoro fai?
10-Sociale o asociale?
11-tecnologia dipendente o no?

Fase6
informo gli altri.