Monthly Archives: August 2013

Dove il Buddismo e la scienza si incontrano

Autore: un video postato su YouTube da molti, non so chi è il vero autore. link per telefonino: http://m.youtube.com/watch?v=qj_i7YqDwJA&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3Dqj_i7YqDwJA
Tradotto dall’inglese in italiano e reinterpretato da Davide

Sembra esserci un forte parallelismo tra la realtà descritta dalle leggi della fisica e il Buddismo. Questo scritto focalizza l’attenzione su tre dei principali vocaboli ricorrenti nel Buddismo, il vuoto, l’unicità/interdipendenza e la natura della realtà, analizzando per ciascuno di essi i parallelismi con le leggi della fisica.
Ci sono diversi modi di vedere la realtà ciascuno descritto da due parole che sono l’una l’opposto dell’altra: non materiale-materiale, intuitivo-razionalistico e spirituale-scientifico. Ad ogni modo descrivono tutti la stessa unica realtà. Bisogna focalizzarsi sul concetto che la realtà così come la percepiamo spesso non corrisponde a quello che realmente è.

Vuoto

Il vuoto può essere descritto come la pagina bianca di un libro che è quindi vuoto ma che contemporaneamente può contenere una infinita combinazione di frasi ed immagini che possono dare luogo ad un infinito numero di possibili storie; insomma ha in sé un grosso potenziale che è quello di potere dare luogo ad un infinito numero di possibili realtà.
Il Buddismo considera il vuoto come qualcosa da cui tutto origina e tutto finisce, in un flusso continuo di eventi e lo stesso Buddha disse che la realtà origina nel vuoto, una non-duale ed infinita sorgente. Quindi il vuoto è come un campo in cui possono originare infinite possibilità. È proprio qui che sembra esserci un parallelismo con la fisica dei quanti. Esploriamo adesso cosa si intente per realtà materiale in fisica dei quanti introducendo il concetto dualistico di onda-particella. Se uso il concetto di onda una entità non ha una esatta collocazione nello spazio tempo fisico ma può essere ovunque in qualsiasi istante, in tutto l’universo. Se uso il concetto di particella invece so esattamente dove si trova in un determinato istante. Si pensi a una mela intera tenuta in una mano: dal punto di vista della particella la posizione della mela è nella mano ed è intera, mentre dal punto di vista dell’onda potrebbe ancora benissimo essere sull’albero oppure tagliata dentro un frullatore. Ma come è possibile pensare alla realtà in questo modo? Bene, la fisica moderna accetta il principio secondo cui lo stato di una particella può essere descritto solo quando la si osserva, nel caso della mela si misura la sua posizione e si rileva il suo stato; prima di misurare nessuno potrebbe sicuramente dire dove si trovi la mela e se è ancora intera. Ecco che tutto è comprensibile adesso: prima c’è il vuoto con tutte le sue possibili realtà (assenza di misura, non materiale, onda), poi nasce la realtà (misurata, materiale, particella). Fare una misura della posizione o velocità di una particella è come dire che l’essere umano acquista consapevolezza (coscienza, conoscenza). Le qualità di una particella non sono pre-determinate ma sono definite dalla mente che le percepisce. Così quello che appare essere la realtà solida (fisica) è solo uno dei due lati delle realtà sottostanti. Le onde e le particelle sono due aspetti della stessa realtà, non sono da intendersi come differenti, che non c’entrano niente l’una con l’altra. Anzi dall’una origina l’altra ed è anche il posto dove ritorna dopo che è esistita.
Ora consideriamo anche che il 99,99999% dello spazio occupato da un atomo è vuoto; eppure tutti gli oggetti materiali appaiono ben solidi!
Pensiamo anche alle nostre mani: noi abbiamo l’illusione di toccare un oggetto ma in realtà quello che accade è che noi sperimentiamo una interazione tra gli atomi più esterni della della nostra pelle e quelli dell’oggetto che ci sembra di stare toccando (forza repulsiva che impedisce agli atomi della mano e dell’oggetto di fondersi tra di loro), facendo percepire alla mente la sensazione di toccare qualcosa. La realtà e che fisicamente non tocchiamo niente, tutti gli oggetti fisici hanno un campo energetico che li avviluppa ed è tramite quel campo di energia che noi interagiamo con l’ambiente. questo campo magnetico é ovunque in tutto l’universo e nonostante non sia ‘reale’ o ‘tangibile’ esiste ed ha un enorme potenziale. Ad esempio quando sei seduto su una sedia in realtà ci stai galleggiando sopra!
In fisica dei quanti noi abbiamo un campo elettromagnetico da cui tutte le particelle originano; non sono due cose separate ma sono due forme (stati della stessa cosa). ‘Possiamo dire che la materia è costituita da una regione di spazio in cui il campo magnetico è estremamente intenso. Non c’è posto in questa nuova fisica per il campo e per la materia, per cui il campo è la sola realtà.’ A. Einstein.
Immaginiamo il campo magnetico come un oceano turbinoso costituito da onde che in un flusso continuo Up & Down di cui solo la parte superiore delle creste è la zona di questo campo da cui la materia fisica (particelle) nasce. Le particelle formano gli atomi che compongono tutto l’universo che conosciamo. Il resto dell’oceano è fuori dal campo (range) della percezione ma esiste e potenzialmente può formare materia. Se ne conclude che tutta la materia nasce e torna nell’oceano magnetico (il vuoto) e questo concetto coincide proprio con l’idea del vuoto del Buddismo.

Unicità – Interdipendenza

L’idea della unicità o interdipendenza nel Buddismo è che tutto quello che esiste è intimamente interconnesso a tutto il resto e quindi l’idea di un essere separato dal mondo intorno è considerata essere un illusione. La vera natura siamo noi stessi e la realtà, completamente unificati. Questo è esattamente quello che ora la fisica della meccanica quantistica ci dice.
I padri della fisica quantistica – Planck, Heisenberg, Bohr, Schrodinger, Pauli – li usavano per spiegare le straordinarie proprietà dei quanti e i loro paradossi. Erano esperimenti mentali perché nessuno pensava di poterli riuscire mai a realizzare concretamente perché le tecnologie dell’epoca impedivano la manipolazione dei singoli quanti.
Qui nello specifico parliamo di cosa succede quando ci sono due particelle che interagiscono tra di loro e poi si separano.
Il principio di indeterminazione di Heisenberg ci dice che considerando due ‘particelle coniugate’ che hanno interagito, se si riusciva a fare una misurazione di una l’altra diventava indeterminabile, attribuendone la causa ad una disturbanza dovuta all’esperimento. Lo studio EPR (1935, Einstein, Podolsky e Rose) tentava di dimostrare l’inadeguatezza di questa conclusione suggerendo che in determinate condizioni una coppia di sistemi quantici possono essere descritti con una singola funzione di onda che codifica il risultato dell’esperimento sia che si svolga procedendo in coppia che singolarmente su uno dei due sistemi e si concludeva proponendo due possibilità:1-sebbene separate anche da migliaia di anni luce le particelle continuavano a interagire tra di loro anche dopo la separazione 2- l’informazione sui possibili risultati dell’esperimento è presente in tutte e due le particelle. Erano a favore della seconda e cioè devono esserci dei ‘parametri nascosti’. Si pensa che dissero così anche per non contrastare la teoria della relatività secondo la quale niente è più veloce della luce; in questo modo aggiunsero anche che la meccanica quantistica era incompleta perché non vi era spazio per questi parametri nascosti nella teoria http://en.m.wikipedia.org/wiki/EPR_paradox.
Alain Aspect è autore di uno studio negli anni 80 (credo) che descrive il comportamento di alcune particelle tipo i fotoni, elettroni o le molecole di fullerene (C60). Le ultime sono degli allotropi del carbonio che si trovano nello spazio più profondo e sono costituite da esagoni e pentagoni di carbonio che hanno una forma di pallone da calcio (icosaedro troncato o Backminsterfullerene). L’articolo descrive il comportamento di queste particelle che prima di interagire tra di loro avevano un loro proprio stato quantico e dopo l’interazione le particelle potevano ancora essere descritte con uno stato quantico ma lo stato dell’una era in relazione allo stato dell’altra e questo valeva anche se le due particelle si trovavano a migliaia di anni luce di distanza. Ad esempio consideriamo il paio di particelle coniugate (tangle particles) AB: se la particella A ha spin+ allora la B ha per forza spin- e questo si verifica istantaneamente al momento della misura di una solo delle due particelle, a dispetto della loro posizione nello spazio-tempo esse rimangono per sempre interconnesse. Si stima che la velocità con la quale avviene questa interazione è di 10000 volte superiore a quella di un fotone che dovesse coprire la distanza tra A a B. Si conclude quindi che adesso la fisica appoggia maggiormente l’ipotesi che le particelle anche dopo essersi separate interagiscano ancora o perlomeno abbiano ancora qualcosa che le tiene legate.
http://en.m.wikipedia.org/wiki/Quantum_entanglement.
Quindi tornando all’idea buddista che tutto sia interconnesso e non ci sia niente di separato, anche per la fisica la realtà è che ogni cosa che esiste ha una singola interconnessione con il campo quantico-magnetico, che è la matrice dalla quale tutto origina, mentre esiste è interconnesso e in questa finisce, perciò si dimostra ancora una volta il parallelismo tra il buddismo e la scienza moderna.

Natura della realtà – Mente e realtà

il Buddha disse: ‘tutto quello che siamo è il risultato di tutto quello che abbiamo pensato. La mente è tutto’. Per il Buddismo ma non solo, la mente non è parte della realtà che si percepisce (materiale), comunque è ciò da cui tutto origina.
Anche Max Planck (fondatore della fisica quantistica) disse:’Tutta la materia origina ed esiste solo in virtù di una forza dietro la quale c’è una cosciente ed intelligente mente. Questa mente è la matrice di tutta la materia’.
Ancora Heisenberg, nell’ambito del mondo atomico e sub-atomico enunciò: ‘non è possibile conoscere velocità e posizione di un elettrone che gira attorno ad un nucleo, allo stesso tempo. Se conosco la velocità non so la posizione e viceversa. Quello che si osserva insomma non è la vera natura, ma la natura conformemente al metodo che usiamo per rispondere ai nostri interrogativi’. La realtà è perciò definita dalla mente che la osserva. Il punto cruciale è l’osservatore.
L’esperimento della doppia fenditura permette di dimostrare la dualità onda-particella della materia e riguarda un fascio di fotoni (luce) che attraversano una lastra con una doppia fenditura e che successivamente vengono rilevate da una lastra pista dopo le spaccature.

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Quello che si trovò fu che se osservati, i fotoni si comportavano come particelle fisiche vere e proprie, cioè quelli che passavano li ritrovavamo fisicamente in determinate posizioni sulla lastra di rilevazione.

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Se invece non venivano osservati essi si distribuivano sulla lastra di rilevazione in un pattern di interferenza di tipo ondulatorio, come se attraversassero le fenditure in maniera simultanea.

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Nel secondo caso si comportano in modo analogo di un onda che in sé include infinite possibilità di posizioni rilevabili.

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In seguito questo esperimento è stato ripetuto sempre con gli stessi risultati ed usando anche molecole grosse (come C80). Con il che si conclude che la realtà (fisica, materiale) non esiste senza una mente che la definisce (la osserva) mentre senza la mente (che la osserva) essa è qualcosa di non realmente fisico o tangibile, ma che comunque ha in se un infinito potenziale di sviluppare qualsiasi fenomeno all’interno della realtà (fisica, materiale).
I fisici moderni quindi si ritrovano solo ora sostanzialmente a ribadire ciò che aveva detto Buddha 2500 anni prima, e cioè che la realtà è una percezione della mente.

Conclusioni ed implicazioni

Il confine tra scienza e spiritualità non è mai stato così sfocato e sottile come lo è oggi. Questo può aprire una nuova era nella storia dell’umanità, un’era in cui l’uomo in prima persona deve aprire la mente e cercare di osservare il mondo secondo la sua vera natura: tutto ciò che è reale origina dal vuoto, esiste e poi finisce di nuovo nel vuoto, mentre esiste tutto quello che ne fa parte è interconnesso a tutte le altre cose che lo circondando, trovandosi immerso in una unica matrice con la quale interagisce. Il mezzo di interazione con questa matrice è la mente umana: é questa che definisce la realtà quando la osserva, e quando non la osserva la realtà è una realtà non fisica ma che dentro sé ha il potenziale di diventare tale.
Le implicazioni sono profonde perché vuol dire che il destino dell’umanità è nelle nostre mani, o meglio nella nostra mente. Ognuno di noi deve sentirsi parte di questa riscoperta della visione della realtà della natura mitigando scienza moderna e spiritualità antica. Dobbiamo essere attenti alla nostra nuova visione mentale per poterci risvegliare in un mondo senza odio ma amore, niente divisioni ma unità, niente conflitti ma compassione.

Vi lascio con una dedica:
possano tutti essere felici,
possano tutti essere liberi dalla sofferenza,
possano tutti non essere separati dalla felicità,
possano tutti vivere nell’equanimità, liberi dall’astio e dagli attaccamenti,

Grazie per avermi letto.

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Il Karma, nuovi studi

Ho ascoltato, scaricandolo da internet, questo insegnamento del Lama Michel Rinpoche, che ringrazio per avermi aiutato a comprendere meglio non solo questo argomento ma molti altri ancora. Ho iniziato a trascrivere i concetti che mi arrivavano e adesso desidero condividerli con voi che mi leggete perché penso che se siete interessati all’argomento saranno di aiuto anche ai vostri studi e al vostro cammino.
Davide

Karma in tibetano vuol dire ‘azione’. Il Karma è una legge che si applica a tutti gli esseri senzienti, cioè quelli dotati di mente. Quando si parla di Karma bisogna prendere in considerazione diversi livelli di analisi, alcuni ad un livello più ‘grossolano’ (generale) ed altri ad un livello più sottile (profondo).

Ad un livello più grossolano si considera la legge di causa ed effetto o dell’interdipendenza: ogni azione che facciamo porta ad un risultato, nulla esiste in maniera indipendente da quello che lo circonda, cioè tutto quello che esiste è in relazione con tutto il resto. Quando io penso, dico una parola o compio un azione, tutto finisce qui o continua? Continua. Ad esempio io dico ‘Andrea è in gamba’ parlando con uno sull’autobus e un tipo di nome Giovanni mi ascolta. Dopo 5 anni lo stesso Andrea va a fare un colloquio di lavoro presso Antonio (un amico di Giovanni) ed Antonio al bar, parlando con Giovanni dice: ‘sai oggi è venuto da me a fare un colloquio tale Andrea ma non so decidere su di lui’. Allora tu, memore di quanto ascoltato 5 anni prima, affermi che Andrea è in gamba e così Giovanni lo ha assunto. In questo caso è stata compiuta un azione in conseguenza di un legame che si è creato 5 anni prima tra quello che io ho detto e che Giovanni che ha ascoltato e Andrea che ha fatto il colloquio da Antonio. Incredibile!
La parola Karma può assumere significati diversi a seconda del contesto della frase in cui si utilizza. Quando io penso a qualcosa, dico una frase o compio una azione sto creando del Karma. Non abbiamo scelta di non creare Karma, qualunque cosa si pensi, si dica o si faccia avrà delle conseguenze. Anche il ‘non fare’ è ‘fare’! Anche il non prendere una decisione è una scelta (es.: cosa faccio vado o non vado? mah poi vediamo). Dal momento che tutto quello che pensiamo, diciamo o facciamo creerà un risultato (avrà delle conseguenze), noi diventiamo responsabili delle nostre azioni.

Sempre ad un livello più grossolano si dice che il compimento di una azione porta ad un risultato diretto, come ad esempio il fatto di ritrovarsi qui a leggere questi pensieri sul Karma: se l’autore non avesse deciso di trascrivere quello che comprendeva ascoltando l’insegnamento sul Karma di quel Lama che è venuto a vivere in Italia perché invitato da amici che gli hanno chiesto di venirli a trovare perché avevano bisogno di aiuto per fondare un centro Buddista ecc. ecc., voi adesso non li leggereste. Da qui si può arrivare a capire che è impossibile controllare il presente e il futuro, perché la condizione in cui noi ci troviamo ora è dipesa da innumerevoli altri fattori ed azioni compiute in passato tutte intrecciate tra loro. Ora proviamo sempre a pensare quanti sono i fattori nostri personali che ci hanno portato a leggere questo post: sono pochissimi! Ad esempio, per quello che mi riguarda ho scelto solo di leggerlo, ma questo è dipeso dal fatto che qualcuno lo ha scritto, un altro l’ha messo su internet ed io lo ho visto sul telefono o mentre ero in viaggio di lavoro… Come possiamo allora vivere nell’illusione di potere controllare il futuro? Potrei anche dire domani vado in Alaska, io ci metto tutta la mia buona volontà ma la riuscita non dipende solo da me, essa dipende da tantissimi altri fattori interdipendenti tra di loro e questa è una consapevolezza importante (ad es.: non ci deve essere sciopero dei voli, il tassista deve portarmi all’aeroporto in tempo quindi niente incidenti stradali, la sveglia deve funzionare quindi deve essere stata costruita da qualcuno in modo che non presenti difetti e non si deve essere distratto al momento di montare un pezzo perché un suo collega ha fatto una battuta…). Questo ci deve fare comprendere che tutto ciò che facciamo ha un influenza enorme sulla nostra vita e anche su quella dei altri. Certo non si può nemmeno decidere di non fare nulla per il solo scopo di toglierci di dosso la responsabilità delle proprie azioni, infatti anche non fare nulla è una scelta; è impossibile sottrarsi dall’agire.
La legge del Karma – del principio di azione reazione – dell’interdipendenza – di causa ed effetto è una legge naturale, universale e se si comprende che effettivamente fa parte della realtà di come avvengono le cose nella vita di tutti i giorni sarà più facile muovercisi all’interno. Quello che siamo noi oggi come persona, la gente che ci circonda, lo status sociale, è il risultato di tutte le decisioni che abbiamo preso e le azioni che abbiamo fatto, ed ovviamente tutto è in relazione (interdipendenza) con il mondo che ci circonda. Ad esempio io lavoro in un posto che mi piace ed il mio capo è sempre stato giusto con me. Poi succede che la moglie lo tradisce e lui diventa nervoso, frustrato e tratta male i sui dipendenti. Questa nuova situazione non dipende certo da me, ma comunque è sempre il risultato della scelta che ho fatto io di lavorare in quel posto; ecco in che altro modo bisogna considerare l’interdipendenza con il mondo circostante.
Osservare il presente e analizzare tutte le variabili per arrivare a capire perché il presente è così come è aiuta a scoprire le cause che ci hanno portato ad essere così come siamo diventati ora e a prendere delle scelte più consapevoli per il nostro futuro.
L’importante é anche avere la consapevolezza nella vita che non sono libero dagli effetti che creo con le mie azioni, perché queste avranno sempre e comunque delle conseguenze. Per esempio se reagisco con rabbia e fisicamente mi sento teso, mi arrabbio oggi, domani e poi un altro giorno questa rabbia e tensione nel corpo si accumulano sempre di più fino a che il fisico non dice basta e reagisce ammalandosi.

Ad un livello più profondo, parlando di Karma intendiamo che ad ogni azione si crea una causa e quando ci saranno le condizioni questa (causa) creerà il risultato. Ogni azione è come un seme o un impronta, sono due aspetti del Karma. È come un seme che viene piantato, quando ci saranno il sole e l’acqua nascerà la pianta. È come un impronta, più volte faccio quella azione più facile sarà per me ripetere quella azione perché è più profonda nella mia mente l’impronta di quella azione stessa. Quello che si dice nel Buddismo è che questa impronta la portiamo sempre dietro nella nostra vita, ma anche in quella futura. Si pensi ai bambini quando diciamo che ‘é portato per la matematica’ o che fin da piccolo dimostra attitudini per la musica: è la sua mente che ha quell’impronta. Le abitudini più profonde della nostra vita sono quelle più facili da ripetere sia in questa stessa stessa vita che in quella futura. Nell’ambito della stessa vita se io per un periodo ero abituato a fumare e adesso non fumo più, capita che anche dopo 30 anni sarà più facile per me riprendere a farlo perché l’impronta c’è, è lì, basta un attimo ritrovarla. Ecco perché noi dobbiamo creare l’impronta che vogliamo per noi, sia che crediamo in un continuum mentale dopo la morte sia che non lo crediamo. E qual’è il modo per farlo? È agendo ora e subito! Ricordiamoci che noi siamo liberi di scegliere in ogni istante. Posso scegliere che cosa dire ed in che modo ascoltare (non cosa ascoltare ma in che modo ascoltare) cosa voglio pensare, in che modo vedere, in che modo giudicare, che decisione prendo, che azione compio, sono libero di scegliere tutto questo ma è comunque una libertà limitata nel senso che è interdipendente da tutto quello che ho fatto fino ad ora, e cioè
bisogna avere prima creato (generato) le cause per potere compiere una azione. Un esempio può essere quello di entrare in una concessionaria e comprare una Ferrari; prima devo avere messo da parte i soldi!
Tutti sono liberi di potere fare quello che vogliono ma sono responsabili delle conseguenze delle proprie azioni. Il libero arbitrio esiste all’interno delle condizioni che noi abbiamo creato e dell’interdipendenza con il resto del mondo.
Torniamo adesso all’aspetto del Karma come seme: ogni azione è come un seme che viene piantato, quando ci saranno il sole e l’acqua nascerà la pianta, vuol dire che ogni azione per produrre gli effetti deve avere determinate condizioni. Ogni singola azione è in se una causa per un risultato che andremo a vivere nel futuro ed allo stesso tempo, quella stessa azione è una condizione che andrà a fare maturare una causa abbiamo creato nel passato. Costantemente noi creiamo cause che produrranno effetti nel futuro ed allo stesso tempo creiamo condizioni per fare si che si producano gli effetti (nel presente) di una azione che abbiamo fatto in passato.
Ad esempio io dò un pugno ad una persona e qualcuno per il fatto che io lo abbia picchiato viene mi dice bravo e mi da pure dei soldi, quindi mi sento felice. Il pugno che ho dato è una condizione che ha fatto maturare una causa (positiva) del passato perché ho ricevuto dei soldi, ma allo stesso tempo è una causa (azione negativa) che avrà le sue conseguenze (effetto negativo) nel futuro.
Esempio contrario: io vado a separare due che litigano con la buona motivazione di fare si che non si faccia o del male ma quei due si coalizzano per picchiarmi e poi riprendo o a litigare lo stesso. L’azione (positiva) di separare è una condizione che ha fatto maturare una causa (negativa) creata nel passato perchè sono stato picchiato, ma allo stesso tempo è una causa di una conseguenza (positiva) che vivrò nel futuro.
Tutto questo ci deve portare a concludere che quando parliamo di Karma non dobbiamo assolutamente cercare di capire che cosa viene da che cosa e che cosa sarà un qualche cosa perché non avremo una risposta corrispondente alla realtà pensare ‘ah!, Mi è successo questo perché ho fatto quello’. Il Buddha stesso ha detto che una delle cose più difficili da comprendere è l’interdipendenza tra tutte le cose. Quello che possiamo affermare è che noi stessi in passato abbiamo fatto delle azioni che hanno creato le condizioni in cui siamo ora, che le nostre azioni nel presente sono le condizioni che le hanno fatte maturare e allo stesso tempo sono anche le cause delle condizioni che vivremo nel futuro, in modo interdipendente da tutto il resto.
La legge dell’interdipendenza è coerente (se pianto semi di fragole raccoglierò fragole): il risultato di una azione è coerente con le cause che lo hanno determinato e non esiste un effetto senza che precedentemente non ne siano state create le cause.
Una persona dice che quando va in automobile guida molto veloce e che nonostante abbia già fatto 3 incidenti mortali continuerà a guidare veloce perché é convinto di non avere il Karma per morire in un incidente stradale. Ma che ne sa lui delle cause che ha creato in passato? Di certo quello che dovrebbe fare é che non deve continuare a creare condizioni.
A volte succede anche che in un incidente la persona con la cintura slacciata e seduta davanti rimane illesa, mentre qualcun altro magari solo per la semplice ferita di un piccolo ferretto che sporge da qualche parte si ferisce in maniera molto grave. Questo ci deve fare capire che anche quando si è in mezzo alle condizioni ma non sono state create le cause, l’effetto non ci sarà. È lo stesso che accade anche quando più persone si ritrovano nella medesima situazione (ad esempio in galera): a qualcuno succede una cosa e a qualcun altro qualche altra cosa, in base alle cause create in passato.
Chi crede nel Karma é responsabile delle proprie azioni profondamente. Ci sono 4 aspetti da considerare quando si dice che si crede nel Karma:
1-la certezza: azione positiva risultato positivo, azione negativa risultato negativo, azione neutra risultato neutro.
2- non posso vivere un risultato senza averne creato le cause; dal momento che credo in questo punto smetto di puntare il dito addosso agli altri. Capita a volte di dire ‘ah! guarda quello cosa mi ha fatto, è colpa sua se mi è successo questo…’, invece no! Noi siamo gli unici responsabili del risultato ottenuto; ciò non toglie comunque la responsabilità del gesto che mi è stato fatto, ma sarà parte del Karma dell’altra persona, non mio!
3- qualunque azione compiuta non ha una data di scadenza, quando ci saranno le condizioni si avrà il risultato collegato ad essa, a meno che non ci sia la purificazione per le azioni non virtuose commesse e non si cancellino delle azioni virtuose ad esempio un gesto di amore con la rabbia. Purificazione vuol dire eliminare una causa prima ancora di avere gli effetti che essa porta. La purificazione prevede che in primis ci si penta per quello che si è fatto e per pentimento vuol dire che interiormente devo sviluppare un attitudine opposta a quella del gesto compiuto. Attenzione qui: il pentimento è diverso dal senso di colpa, se in conseguenza di un gesto si crea una situazione reale di sofferenza che va a completare l’azione o mi ritrovo a pensare che cattivo sono stato e provo dispiacere (e quindi soffro in conseguenza dell’azione), questi sono già gli effetti, in quel momento sto vivendo il risultato del gesto, non è purificazione. Quindi pentimento, impegno a non ripetere più l’azione e fare qualcosa per purificarlo prima che arrivino gli effetti (ad es.: ieri al lavoro sono stato scortese con qualcuno allora oggi sarò 100 volte più cortese non solo con lui ma con tutti) .
4- la crescita del Karma: nell’ambito di questo quarto aspetto del Karma le azioni sono divise in due tipi: nascoste ed aperte. Una azione piccola e nascosta può portare a grandi risultati, sia essa buona che cattiva. Le azioni ‘nascoste’ sono non visibili agli altri (rubare qualcosa senza essere mai scoperti) sono quelle che crescono perché poi io ci penso e ci ripenso, trovo mille giustificazioni per il gesto e alla fine col passare del tempo mi posso anche dimenticare di averlo fatto. Ma lo ho fatto. Al contrario le azioni ‘aperte’ che sono visibili agli altri oppure quelle che ho compiute io ma che in seguito ho confessato ad altri (o almeno a me stesso) apertamente impediscono al Karma dell’azione di crescere perché esso si ferma nel preciso istante in cui si é compiuta l’azione. Una azione nascosta positiva aiuta anche a fare crescere il Karma di quella stessa azione!

Una azione per essere ‘completa’ ha bisogno di certe condizioni. Una scuola di pensiero Buddista afferma che l’azione é unicamente nella mente: quello che conta in una azione é la motivazione. La motivazione da la direzione all’azione; la cosa importante é il perché la facciamo (motivazione) e il modo interiore in cui la facciamo (consapevolezza). Ad esempio io in maniera gentile ti faccio un dono ma la mio scopo scopo é quello di ottenere da te qualcosa in cambio, questa non é una azione virtuosa, ma è negativa. Quindi quello che va a determinare se una azione è positiva o negativa è la motivazione. Una azione per essere completa ha bisogno di motivazione, consapevolezza, compimento e compiacimento. Vado a caccia di cervi, perché voglio ucciderne uno (motivo), vedo il movimento in un cespuglio e realizzo che è un cervo (consapevolezza), sparo (azione), vado a verificare che sia un cervo e dico va che bravo (compiacimento) c’é l’ho fatta! Ma se per caso dietro al cespuglio ci fosse stato un uomo? La mia azione alla fine sarebbe stata quella di avere ucciso un uomo, ma questa azione non é completa perché manca della motivazione, della consapevolezza c’era l’azione ma non c’era il compiacimento. Non è completa ma comunque si é sempre ucciso un uomo quindi il Karma negativo è stato creato, sarebbe stato più forte il Karma negativo se avessi veramente voluto uccidere un uomo perché sarei stato motivato consapevole e avrei pure gioito, l’azione era cioè completa. Se consideriamo l’azione composta da queste 4 parti e per esempio ci accorgiamo di avere un motivo per fare una azione negativa si può benissimo fermarsi lì, se mi accorgo che la sto per fare posso benissimo ancora fermarmi e a non concludere l’azione vera e propria fino in fondo, se vedo che la frittata è fatta almeno posso non gioire… questo può aiutare a cercare di fermare Karma negativo e a cercare di compiere azioni virtuose.
Come ci si accorge del Karma? Si vive il risultato del Karma tramite le sensazioni. Sensazione piacevole è il risultato di una azione virtuosa che ha portato Karma positivo, e viceversa. Una sensazione di sofferenza è quando proviamo qualcosa che non ci piace, che desideriamo finisca subito e che non torni più. Il Karma si manifesta a noi tramite le sensazioni che ciascuno di noi prova. Non c’é un valore assoluto, la stessa sensazione può essere piacevole per uno e spiacevole per un altro.

Azioni positive, negative e neutre: quali sono esattamente?
La definizione filosofica è banalmente questa: una azione positiva è quella che porta risultati positivi, negativa se li porta negativi e neutra se i risultati sono neutri. Grazie ma come faccio a sapere prima di compierla se una azione é positiva o negativa?
Tutte le azioni che vengono fatte con l’intenzione di desiderare sofferenza nell’altro sono azioni negative. Ad esempio le azioni fatte con avversione, rabbia, invidia, gelosia, attaccamento, desiderio, egoismo, io prevalente oppure fatte con le emozioni negative. Per sapere quali sono le emozioni negative basta chiedere al corpo, se ci sentiamo tesi quella che si prova è un emozione negativa e se ci sentiamo rilassati e in pace allora è un sentimento positivo.
Esempio importante: capita a chi è genitore a volte di dovere rimproverare il figlio dando anche qualche pacca sul sedere oppure uno strattone vigoroso per evitare che si faccia male sul serio magari cadendo dallo scivolo però facendogli male lo stesso seppure in maniera lieve. La mia azione è positiva perché la motivazione, consapevolezza azione e compiacimento non sono fatte per provocare sofferenza ma per fargli capire qualcosa oppure per impedire di farsi più male di quanto gli ne ho procurato, anche se l’azione è stata violenta e da mio figlio è stata percepita come sofferenza. Andando oltre possiamo anche affermare che io ho creato le condizioni per la sua sofferenza ma è stato egli stesso a crearne le sue cause. Quindi non c’é una indicazione precisa tipo fai sempre così che il tuo Karma sarà positivo ma la vera indicazione é seguire il cuore e quello che noi sentiamo che è giusto fare, quindi serve amore, compassione ma anche saggezza; quante volte capita infatti di pensare di fare il bene di una persona invece per l’altro è peggio? In questo ultimo caso la mia azione è da considerare ‘mista’ perché la motivazione era buona ma l’effetto é stato negativo. Comunque dipende anche se la mia azione ha avuto degli effetti diretti, dalla interdipendenza con le altre cose, e bisogna valutare bene caso per caso, non é sempre così facile capire, ad ogni modo all’interno delle difficoltà del capire come agisce il Karma, ci sono delle cose che abbiamo spiegato e che sono chiare e sono queste indicazioni che vanno seguite. In generale vale quello che abbiamo detto prima cioè che le azioni fatte con avversione, rabbia, invidia, gelosia, attaccamento, desiderio, egoismo, io prevalente oppure fatte con le emozioni negative sono negative e quelle fatte con amore, compassione, generosità, umiltà, con l’intenzione di aiutare gli altri, essere di beneficio ecc. ecc. sono azioni positive.
Le azioni neutre sono quelle che vengono fatte senza una motivazione specifica, tipo camminare per andare da un punto A ad un punto B, certo che se io sto camminando per andare ad aiutare uno allora l’azione è positiva ed è negativa se vado per fare del male.

Eutanasia e Buddismo: a favore se l’attaccare un corpo ad una macchina è accanimento terapeutico nel senso che quella persona senza la macchina sarebbe già morta. Contro se si toglie la vita prima che il processo di morte sia iniziato, anche se per e evitare la sofferenza del malato. La malattia è la maturazione di un Karma negativo creato in passato perciò deve arrivare ad esaurire il ciclo per permettere al malato di liberarsi di quel Karma e rinascere più leggero. Se io artificialmente interrompo quel processo il malato non ha ancora esaurito il Karma negativo che li ha portato ad ammalarsi. Ovviamente il ciclo si può anche concludere con la guarigione dalla malattia (molto meglio!) per cui è necessario curarsi con le medicine se si è malati e risolvere un problema quando si ha un problema.

Bisogna essere consapevoli che tutte le azioni che si compiono porteranno dei risultati ed essere consapevoli vuol dire stare attenti a quello che si pensa, si dice e si fa, cercando di agire sempre con delle buone motivazioni per creare Karma positivo. Vuole anche dire che devo smettere di incolpare gli altri per quello che mi succede perché é tutto frutto delle azioni che ho fatto io in passato e quindi se c’é un colpevole per qualche cosa quello sono io. Ovviamente non deve esserci neanche il senso di colpa perché é un sentimento che non porta a niente, inutile, non serve a nessuno e sopratutto nemmeno a me stesso che sto li ad autocommiserarmi e basta. Se si é compiuta una azione non virtuosa che ha causato sofferenza é solo per ignoranza. Ignoranza del non avere la consapevolezza di essere responsabili delle proprie azioni e dei risultati che esse porteranno. Per eliminare il senso di colpa dobbiamo essere compassionevoli sopratutto con noi stessi. Bisogna ammettere di avere sbagliato, capire dove si é sbagliato, impegnarsi per migliorare e a non rifare più lo stesso errore. Un altra cosa importante è familiarizzare la nostra mente con ‘so’ (So è l’aspetto positivo, cioè tutte le energie e le qualità positive da incrementare) e reagire in modo positivo anche davanti a situazioni negative, usare amore, compassione, perdono, benevolenza così anche quando saremo di fronte alla morte riusciremo a sviluppare sensazioni buone piuttosto che a provare sensazioni brutte e così sarà più facile avere una rinascita migliore perché quello che va a definire la rinascita è lo stato interiore di quando si muore infatti quello che passa tra una vita e l’altra è la nostra attitudine mentale e se si muore creando Karma positivo è più facile che arrivi all’inizio della vita nuova un effetto positivo a completamento dell’ultima azione della vita precedente.