Category Archives: Buddism

Ti racconto una breve Storia Zen…

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Ti racconto una breve Storia Zen…
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Gestire le Emozioni Negative

Gestire le Emozioni Negative

Gestire le Emozioni Negative
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Rendere utili le difficoltà (cap.5)

Ogni volta che vostro figlio fa qualcosa di positivo, anche se avete sofferto a causa del loro agire o perché eravate preoccupati di come si sarebbe potuto sentire se ciò che faceva si fosse rivelato per lui fonte di sofferenza, a conti fatti tutto l’intero processo vi sarà sembrato utile.

Tutto inizia da quando vostra moglie era incinta e ha dovuto affrontare magari non poche difficoltà per portare a termine la gravidanza. In seguito come genitore avete fatto non pochi sacrifici in termini economici e di gestione del tempo per fare andare tutto per il verso giusto e prenderti cura di loro. Ancor prima di tutto questo tu stesso hai affrontare con impegno il percorso di studi che ti ha permesso in seguito di ottenere un lavoro che ti permettesse di guadagnare soldi per mantenere la tua attuale famiglia. Insomma una vita di impegno per arrivare ad occuparti di un figlio a sua volta fonte stessa di esaurimenti, difficoltà e paure.

Ma adesso, ogni volta che vostro figlio fa qualcosa di buono tutto il vostro impegno vi sembra ampiamente ripagato e vi sarà sembrato utile.

Come l’espressione “una mela al giorno giorno toglie il medico di torno “ così anche una sola azione gentile al giorno da parte di vostro figlio vi allontana tutte le preoccupazioni. Tutti gli anni di preoccupazioni, sofferenza e paura hanno portato un buon risultato e hanno reso possibile il tuo rigioire per avere permesso questo buon esito grazie al tuo impegno passato. Diversamente da quanto detto fino ad ora, senza il rigioire la tua vita sarebbe stata unicamente tesa al l’attaccamento verso tuo figlio, nonostante il tuo arduo lavoro e le tue pene loro non sarebbero felici e la loro vita sarebbe piena di sofferenza. Le cose diventerebbero difficili per tutti e si porrebbero così cause di sofferenza all’intera famiglia, fino all’arrivo della morte. Così funzionano le cose nel samsara.

Avere dei figli comporta grande responsabilità e non è facile affrontarle.

Non solo sei responsabile della loro felicità durante la loro vita, ma sei anche responsabile di dare loro una buona educazione ed insegnamento che libpossa aiutare al momento della loro morte, il momento più cruciale della loro vita.

Perciò non è sufficiente fare in modo di portare al proprio figlio benefici di tipo fisico-psichico, piuttosto bisogna occuparsi anche di quello da potergli dare e che sia per lui veramente utile quando si troverà faccia a faccia con la morte.

Tutti dobbiamo morire. Anche il Buddha stesso mostrò il passaggio a questo stato privo di dolore, nonostante egli lo abbia fatto solo dopo avere ottenuto la liberazione dal ciclo di sofferenze samsariche avendo posto fine alle cause della sofferenza, del karma e delle delusioni. Mostrò questo aspetto anche dopo avere posto fine alle afflizioni e alle loro impronte negative attualizzando il rimedio ( il sentiero), dopo avere seguito l’intero percorso Mahayana, avere completato i meriti (saggezza e virtù ) utili all’acquisizione dei kaya. Alla fine, anche per il Buddha fu arrivato il momento dell’abbandono del corpo in seguito alla morte.

Allo stesso modo, quando anche tuo figlio morirà avrà solo due possibilità di rinascita in un regno superiore, inferiore in dipendenza dal suo proprio karma (positivo o negativo).

In generale le azioni non virtuose, che determinano un karma negativo, tendono ad essere più complete in termini di motivazione, attuazione e conclusione finendo per essere più potenti di quelle virtuose che invece determinano un karma positivo ma che, meno di frequente rispetto alle prime risultano complete. Infatti spesso non sono generate da una mente di bodhicitta non essendo motivate correttamente, se attuate non lo sono in modo perfetto, spesso le conclusioni non sono interamente positive e ancor più spesso non ne vengono dedicati i meriti relativi; perciò sono meno potenti delle azioni non virtuose.

Un altro motivo per cui le azioni non virtuose sono meno potenti nella determinazione del tipo di karma risiedono nel motivo che è difficilissimo preservarne la virtù che può essere annullata o essere affievolita anche da una piccola azione negativa se i meriti riferiti alla precedente azione negativa non sono dedicati per l’illuminazione di tutti gli esseri senzienti. E anche se i meriti fossero dedicati per l’illuminazione, se ciò avviene senza la consapevolezza della vacuità anche in questo caso verrebbero indeboliti.

Per riassumere : è estremamente difficile per una azione essere virtuosa; se è virtuosa è difficile preservarne la virtù perché è difficile eseguirla perfettamente e fare si che sia potente. Per queste ragioni è importante aiutare i figli fino da quando sono piccoli a fargli capire che devono mettere impegno e sforzo nel creare azioni virtuose e fare si che siano fatte più possibile correttamente in modo da renderle potenti.

Nota personale:

Questo renderà più probabile che al momento della morte un buon Karma li guidi verso una rinascita migliore che probabilmente renderà loro più facile il mantenimento di una condotta virtuosa al fine di arrivare, vita dopo vita alla liberazione della sofferenza per loro stessi e per tutti gli esseri senzienti.

16 guidelines – 16 linee guida per la pace e felicità

Le 16 linee guida sono un’iniziativa della The Foundation for Developing Compassion and Wisdom, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro.

FDCW mira ad aiutare le persone di tutto il mondo a sviluppare la loro innata capacità di compassione e saggezza per vivere una vita felice, pacifica e benefica. Per raggiungere lo scopo propone 16 modelli di personaggi noti che si sono distinti nella storia dell’umanità, associando ciascuno di essi ad una qualità ritenuta un fondamento per lo sviluppo della pace e felicità del genere umano e che ciascuno di noi dovrebbe imparare a coltivare. Le 16 qualità sono raggruppate in quattro grandi gruppi: come pensare, come agire, come relazionarsi con gli altri e come trovare il significato della vita.

La traduzione è stata curata da me personalmente, quindi chiedo scusa per eventuali errori sia di interpretazione che grammaticali.

Buona lettura, Davide

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COME PENSARE

1.Umiltà: essere disposti ed abili a imparare dagli altri

L’umiltà è l’attitudine a vedere se stessi come una piccola parte dell’universo, abitato da persone ed esseri da cui possiamo imparare qualcosa. Una persona umile è in grado di vedere le cose al di fuori del punto di vista personale (visione egocentrica). Comprende che tutti siamo dipendenti da altre persone, e che ognuno può giocare un ruolo determinante nella vita degli altri. L’umiltà cambia la prospettiva dal “me” ad “altri” ed è meraviglioso che sia così.

I benefici dell’umiltà:

  • aiuta ad imparare e crescere al di là del proprio punto di vista e interesse
  • ci risveglia completamente alla interdipendenza con le altre persone, animali e ambiente
  • ci libera dall’avere un atteggiamento chiuso ed insensibile agli altri, il che ci taglia fuori dal resto dell’universo.

Frasi celebri:

  • non ho mai incontrato un uomo talmente ignorante da non avere nulla da imparare da esso
  • nessuno è più sordo di chi non vuole ascoltare
  • quando parli ripeti solo quello che sai già, quando ascolti puoi imparare qualcosa di nuovo

2.pazienza: coltivare la calma e creare spazio nella mente

La pazienza ci da la flessibilità e la forza di non essere vittima delle circostanze. E’ come avere una armatura protettiva. Non ci rende passivi o rassegnati, non ci porta via l’abilità di rispondere in maniera appropriata alle difficoltà da affrontare. Al contrario ci rende molto più abili a rispondere alle circostanze, perché una mente calma pensa in maniera più chiara.

I benefici della pazienza:

  • rafforza la abilità di controllare le nostre reazioni, accettare le differenze e non perdere la calma della nostra mente
  • ci rende abili a dare una risposta calma ed appropriata ai bisogni della situazione
  • ci protegge dallo sviluppare stati mentali malevoli quando siamo frustrati, arrabbiati o proviamo dolore

Frasi celebri:

  • per ogni minuto in cui sei arrabbiato perdi sessanta secondi di felicità
  • un nemico esterno esiste solo c’è la una rabbia interna

3.essere appagati: l’arte di essere soddisfatti per quello che siete e quello che avete

L’appagamento è uno stato mentale che non ha niente a che vedere con i soldi, oggetti o altre persone. Nemmeno ha a che fare con quanto tu possieda o con quanto poco possieda. Invece ha a che vedere con la ricerca di stabilità e quiete mentale che è in grado di rallegrarsi in qualsiasi situazione ci si trovi, ed essere in pace anche con quello (chi) che siete.  Fino a che non accettiamo di vivere momento per momento ed accettare le cose così come sono, non saremo in grado di vivere al meglio o sentirci veramente vivi. L’appagamento ci rende liberi dal desiderio che ci guida ciecamente verso l’oggetto del desiderio e ci rende incapaci di vedere i bisogni o eventualmente anche dei doni che ci fanno gli altri. Ci permette di direzionare la nostra energia in una maniera più coscienziosa. Potremo scoprire come utilizzare l’appagamento al posto della affannata rincorsa ai desideri o alle preoccupazioni della nostra esistenza contemporanea.

I benefici dell’appagamento:

  • Sviluppare l’abilità di rallegrarsi con quello che si ha al posto di essere ripetutamente e senza sosta guidati dai desideri mondani
  • Ci aiuta a trovare la pace e felicità nella nostra vita quotidiana e nelle nostre relazioni
  • Rallenta il vivere frenetico, consumando risorse e distruggendo l’ambiente

Frasi celebri:

  • non lasciare che le cose che desideri ti facciano dimenticare le cose che hai
  • alcune persone sono così povere che tutto quello che hanno sono i soldi

4.Il diletto: gioire e rigioire per le fortune degli altri

Il diletto è il delizioso stato d’animo che si prova quando accade qualcosa di bello; scompaiono le preoccupazioni, le frustrazioni e le ansie. Il diletto può cambiare la nostra mente e le nostre vite; è un tonificante per l’anima, che da sollievo ai dolori e tiene lontano l’ombra della depressione, ci porta più vicino alle persone che amiamo e facilita l’avvicinamento alle persone che ci sono più distanti. La pratica del rigioire  spesso viene sottostimata, non si capisce come mai quando ascoltiamo brutte notizie siamo sempre più partecipi all’ascolto e ad entrare in empatia con i sentimenti di sofferenza e invece quando ascoltiamo qualcosa di bello non ci facciamo nemmeno caso – a mio modesto parere nel primo caso siamo contenti che quella cosa brutta sia successa ad altri e non a noi, e nel secondo caso proviamo un senso di invidia verso coloro che provano felicità facendo finta che non ce ne importi niente. Com’è strano l’essere umano!– Noi possiamo scegliere il cibo con cui nutrire il nostro cuore e la nostra mente; se impariamo a entrare in sintonia con gli avvenimenti portatori di felicità, potremo velocemente portare molta ma molta più felicità nelle nostre vite.

I benefici del diletto:

  • eleva il nostro spirito e porta gioia in quasi ogni situazione
  • riduce al minimo la tendenza ad essere invidiosi o gelosi e a provare le sensazioni negative che questi due stati negativi si portano dietro.
  • Diminuiscono la visione egocentrica attraverso lo spostamento dell’attenzione che tendiamo ad avere solo verso noi stessi verso una maggiore attenzione agli altri

Frasi celebri:

  • celebra il successo degli altri così come vorresti che gli altri celebrassero i tuoi. Quello che dai ritorna indietro.
  • Se fossi felice solo quando qualcosa di bello accade a me avrei poche possibilità di esserlo. Se sono felice per le cose che accadono agli altri 7 miliardi di persone su questa terra avrei miliardi di possibilità per essere felice!

COME AGIRE

5.gentilezza: essere amichevoli, prendersi cura e dare considerazione agli altri.

La gentilezza dice “vorrei che sia felice!”. Essere gentile significa essere amichevole, prendersi cura, essere generoso benevolente, considerare, rispettare ed essere affettuosi con gli altri. Tutti sappiamo cosa proviamo nel nostro cuore quando qualcuno si rivolge a noi in questi termini, e non c’è nessuno che non vorrebbe che gli altri lo trattassero diversamente da come descritto. La gentilezza possiede la saggezza di sapere quando è appropriato dire o fare qualcosa. Si trova nei piccoli dettagli. Un tocco gentile di un braccio, uno sguardo comprensivo, fare una telefonata, ricordare piccole cose che fanno piacere a qualcuno. Se agiamo in questa maniera sembra che noi mettiamo la felicità degli altri davanti alla nostra, ma in pratica non è esattamente così. Essere gentili eleva il nostro spirito e ci fa sentire bene, quindi tutti ne beneficiano.

I benefici della gentilezza:

  • da la gioia di essere gentili con qualcun altro, anche se è lontano
  • nutre ed approfondisce le relazioni interpersonali da cui dipende la nostra salute e felicità
  • promuove l’armonia e il benessere, ad ogni livello della società

Frasi celebri:

  • tu stesso come tutti nell’universo meritate il vostro amore ed affetto
  • sii gentile con tutti. Tutti quelli che incontri stanno combattendo la loro personale battaglia
  • è buono per voi essere importanti, ma è più importante essere buoni
  • ovunque ci sia un essere umano c’è una opportunità per una gentilezza
  • quando è possibile sii gentile. E’ sempre possibile
  • non compiere anche solo una minima azione gentile, pur piccola che sia, è una grande occasione persa

6.onestà: agire con trasparenza ed equità

L’onestà è una opportunità per affrontare la vita con grazia senza danneggiare le altre persone. Parlare o agire in maniera disonesta è mettere i propri bisogni davanti a quelli degli altri. Ad esempio tentare di distorcere quello che gli altri stanno sperimentando, anche solo dal punto di vista emotivo,  per trarne vantaggio o entrare in possesso dei loro averi. Questo agire con disonestà causa sofferenza agli altri, mentre agire onestamente vuol dire tenere in considerazione anche i loro desideri ed aspirazioni. Con l’onestà ci prendiamo cura del benessere degli altri. L’onestà è una scelta personale che prendiamo ogni volta che veniamo a contatto con una altra persona. Ognuno può fare questa scelta quando entra in rapporto con altre persone, in modo da creare la cultura dell’onestà per tutti. Immaginate un mondo dove tutti si comportano onestamente, agiscono onestamente e conducono i loro affari in modo trasparente e chiaro. Certo, ad oggi a pensare a una cosa del genere viene un po’ da ridere, ma se ci mettiamo del coraggio perché non cominciamo adesso? L’onestà nasce da ognuno di noi.

I benefici dell’onestà:

  • tiene la nostra coscienza pulita e il rispetto per noi stessi intatto
  • permette di costruire relazioni interpersonali giuste, aperte e vere
  • promuove una cultura del cercare il bene comune al posto della soddisfazioni degli interessi personali

Frasi celebri:

  • non c’è cuscino più soffice della nostra coscienza pulita
  • un uomo onesto non fa di se stesso un cane per l’interesse di un osso.

7.La generosità : dare senza lo scopo di avere un ritorno

Sotto certi aspetti la generosità sembra una assurda maniera di comportarsi: invece di dedicare tempo a noi stessi lo diamo via. Ma c’è qualcosa di potente nello scegliere di comportarsi così: è l’abbandono della visione egocentrica di ‘IO’ e ‘MIO’. La generosità è definita come il desiderio di fare del bene a qualcun altro. E’ raramente la grandezza del dono o il gesto che sono importanti, ma ciò che importa è il messaggio che li accompagna. Il cuore lo sa, istantaneamente ed infallibilmente. Sentiamo subito il disagio quando ci accorgiamo che un dono nasconde un altro motivo, perciò riserviamo la nostra ammirazione per colui che dona con sincerità, senza aspettarsi un ritorno. Per certi versi ognuno di noi ha compiuto dei gesti di generosità verso qualcun altro. La domanda fondamentale, quella della svolta però è: “dove vogliamo andare oltre questo?”. Se vogliamo veramente aprire il cuore e le mani e donare agli altri quanto ci è possibile di tutto ciò che è in nostro possesso, in termini di tempo, talento o possedimenti. E’ questa la decisione critica.

I benefici della generosità:

  • ci libera dalla compulsiva idea di ‘IO’ e ‘MIO’
  • promuove il piacere di condividere il tempo, l’energia il talento o i possedimenti
  • sviluppa la confidenza e la gioia nella nostra capacità di essere di beneficio agli altri

Frasi celebri:

  • Fai del tuo mezzo di sussistenza con quello che hai, fai la vita con quello che dai
  • È nel dare che riceviamo
  • Come migliaia di candele possono essere accese da una sola, in modo tale da allungarne la luce, così la felicità non finirà mai se verrà condivisa.
  • Puoi sempre dare qualcosa, sebbene sia anche solo gentilezza
  • Dovremmo donare tanto quanto vorremo ricevere, in allegria e subito, non c’è grazia in un dono che rimane attaccato alle dita
  • L’essenza della generosità è il lasciare andare. Il dolore è segno che ci stiamo attaccando a qualcosa, solitamente a noi stessi.
  • La generosità non consiste in nella somma di quanto è stato dato, ma nella maniera in cui è stato dato.

8.corretto parlare: parlare in modo significativo e in maniera sensibile

Le parole hanno il potere di risollevarci il morale o buttarci a terra, di liberarci o di intrappolarci, di creare dei nemici o amici, di farci guadagnare così come di farci perdere tutto. Il potere del parlare è così grande che nessuna definizione gli rende giustizia. Non appena un bimbo inizia a parlare la sua vita e le sue relazioni cambiano. Parlare ad alta voce o normalmente, veloce o piano, scegliere quali parole usare, se parlare o stare in silenzio. Impariamo a parlare attraverso l’esercizio e molti errori, e facendo questo definiamo la nostra personalità. Il corretto parlare è l’impegno ad usare le parole in maniera virtuosa, in modo che porti pace e felicità alle persone intorno a noi. Si tratta di usare le nostre parole per togliere le paure, per portare speranza, per far sorridere le persone, per avvicinarle le une alle altre. È questo il modo con cui condividiamo quello che siamo.

I benefici del parlare corretto:

  • ci salva dall’entrare in certe argomentazioni e situazioni di cui potremo in futuro pentirci
  • ci rende abili a dare calore, sensibilità e armonia alle relazioni interpersonali
  • sviluppa la capacità di sapere come, cosa e quando condividere i nostri pensieri e sensazioni

Frasi celebri

  • abbiamo due orecchie e una bocca, così possiamo ascoltare il doppio di quanto parliamo
  • nemmeno il più veloce dei cavalli può raggiungere una parola pronunciata con rabbia
  • più quieto diventi, più potrai ascoltare
  • non solo sei responsabile di ciò che dici, ma anche di ciò che non dici
  • apri la bocca per parlare solo se ciò che stai per dire sarà più bello del silenzio

COME RELAZIONARSI CON GLI ALTRI

9.rispetto: onorare le persone che hanno una più profonda comprensione ed esperienza della vita, soprattutto gli anziani

Tutti vogliono e hanno bisogno di rispetto. È un pre-requisito per gli esseri umani che si relazionano tra loro in modo positivo e costruttivo. Il rispetto riconosce che abbiamo gli stessi bisogni di base, sia fisici che psicologici o spirituali, e che l’esperienza e la saggezza delle altre persone possono esserci utili. Fin dai nostri primi anni, impariamo e cresciamo ammirando e ispirandoci ad altre persone. Nelle società tradizionali questo era un processo ben conosciuto e rispettato. La saggezza e l’esperienza di vita erano viste come una forma di ricchezza da tramandare di generazione in generazione. Perché ora c’è la tendenza ad essere irrispettosi verso le persone che sono più grandi e hanno più esperienza di vita di noi stessi? Intorno a noi ci sono persone che possiamo rispettare e dalle quali imparare, se scegliamo di farlo e se abbiamo l’umiltà necessaria. Il rispetto è qualcosa che dobbiamo dare piuttosto che chiedere.

I benefici del rispetto:

  • ci permette di imparare dalle conoscenze, esperienza e saggezza degli altri
  • identifica i modelli che possono aiutarci a sviluppare il nostro potenziale
  • crea una società che celebra la diversità e ricchezza di tutti i suoi cittadini

Frasi celebri:

  • le persone che non rispettano gli anziani si dimenticano da dove vengono e dove stanno andando
  • se guardi il palmo della tua mano vedi i tuoi genitori e tutte le generazioni prima di loro. Tutti loro sono vivi in questo momento, ognuno di essi è presente nel tuo corpo. Tu sei la continuazione di tutte queste persone

10.Perdono: lasciar andare il risentimento e la rabbia verso noi stessi e gli altri

Il perdono è la capacità di reclamare la nostra pace della mente quando qualcosa ci disturba. Durante la è inevitabile che capiti di ferirci a vicenda. Infatti, mentre il nostro mondo diventa più complesso e interconnesso, aumentano le opportunità di conflitto. Abbiamo la possibilità di rispondere a queste ferite con rabbia o con perdono. Perdonare non vuol dire dimenticare. Ciò non significa che sorvoleremo sul danno che ha avuto luogo, o fare finta che non sia mai accaduto. Ciò che fa il perdono è permetterci di lasciar andare gli atteggiamenti distruttivi verso il passato che ci imprigionano e verso la persona che ci ha ferito, evitando di avviare un ciclo di recriminazioni e sensi di colpa. Quando il nostro desiderio di riconciliazione e di pace è più forte della nostra rabbia, delusione o dolore, allora il perdono offre l’opportunità di ricominciare. Il perdono può sembrare insormontabile e ha grandi conseguenze, ma in sostanza non è altro che un cambiamento dell’atteggiamento mentale. La motivazione a perdonare deve venire da un desiderio sincero nel profondo del cuore allo scopo di alleviare il dolore e il disagio sia di noi stessi che degli altri. Non può essere forzato.

I benefici del perdono

  • libera dalla rabbia e dal risentimento, che minano la nostra salute mentale e fisica
  • approfondisce la nostra comprensione delle altre persone e dei loro punti di vista
  • contribuisce ad evitare futuri conflitti a tutti i diversi livelli della società

Frasi celebri:

  • Perdona sempre i tuoi nemici Niente li annoia di più
  • Il perdono è un attributo della forza
  • Le persone sono spesso irragionevoli, illogiche e egocentriche: perdonale comunque
  • Quando un’altra persona ti fa soffrire, è perché lei stessa soffre profondamente dentro di sé. La sua sofferenza si sta manifestando all’esterno. Non ha bisogno di punizione; ha bisogno di aiuto, è questo il messaggio che ti sta inviando
  • Occhio per occhio rende tutto il mondo cieco

11.Gratitudine: riconoscere e ripagare la gentilezza degli altri

La gratitudine celebra le nostre connessioni con gli altri esseri e la nostra capacità di offrire supporto reciproco. È una forma di apertura e generosità che rafforza le relazioni e che guarisce il risentimento e la rabbia. La gratitudine ci porta ad essere semplici e naturali l’uno con l’altro, portando pace e armonia.

Ricevere gratitudine dagli altri rafforza la certezza di avere un ruolo positivo nel mondo. Ci fa sentire riconosciuti, incoraggiati e ispirati. Quando siamo in grado di offrire sinceramente gratitudine a qualcun altro, nota come si crea una sensazione di calore nel cuore e un’ondata di energia.

La gratitudine è radicata nella saggezza che accetta di non essere né indipendenti né autosufficienti, ma parte di uno straordinario continuum di eventi ed esseri su questo pianeta. Ci incoraggia ad accogliere la realtà, piuttosto che a combatterla – sia ciò che sembra buono, sia ciò che sembra non esserlo. Imparare ad apprezzare ogni singola cosa che accade come potenziale fonte per accrescere in  saggezza e crescita è uno degli ingredienti chiave per una vita felice.

Benefici della gratitudine:

  • rafforzare la consapevolezza della nostra interdipendenza con le persone, gli animali e l’ambiente
  • funzionare come antidoto all’isolamento e alla solitudine, al dolore e al risentimento
  • portare nella quotidianità la pratica dell’apprezzamento e della cordialità

Frasi celebri:

  • Quando mangi germogli di bambù, ricorda l’uomo che li ha piantati
  • C’è sempre, sempre, sempre, qualcosa di cui essere grati
  • Sentire gratitudine e non esprimerla è come incartare un regalo e non darlo.
  • Nella vita quotidiana dobbiamo vedere che non è la felicità che ci rende riconoscenti, ma la gratitudine che ci rende felici

12.Lealtà: essere di buon cuore e affidabile in tutte le nostre relazioni

Può essere la linea vita che ci aiuta a sentirci sicuri e supportati e ci consente di funzionare bene.

Tutti vogliamo essere accettati per quello che siamo. Non per quello che possiamo comprare, per ciò che sembriamo o per chi conosciamo. Quando non possiamo contare sulla lealtà reciproca, c’è ansia e insicurezza, solitudine e sofferenza. In un mondo incerto, il senso di lealtà e responsabilità reciproca è spesso il collante che tiene insieme famiglie e amicizie.

Benefici della lealtà:

  • Aiuta le persone a crescere e prosperare in un ambiente di fiducia, sicurezza e stabilità
  • Incoraggia la pratica di prendersi cura e sostenersi l’un l’altro, qualunque cosa accada
  • Rafforza la nostra capacità di alzarci in piedi e di essere presenti per le persone e le cause in cui crediamo

Frasi celebri:

  • Una promessa è una nuvola, realizzarla è la pioggia
  • Molte persone vogliono andare con te nella limousine, ma quello che vuoi è qualcuno che prenderà l’autobus con te quando la limousine si rompe

COME TROVARE IL SIGNIFICATO DELLA VITA

13.Aspirazione: cercare uno stile di vita appagante che eviti danni

L’aspirazione è il profondo desiderio per lo scopo e la realizzazione, la gioia e la felicità, che giace in profondità – e talvolta sepolto – nei nostri cuori e nel cuore di ogni essere vivente. È la voce interiore che ci spinge ad usare bene la nostra vita e a trarre il meglio da qualsiasi dote e passione che possediamo. Il modo in cui scegliamo di rispondere a quella voce determinerà tutte le scelte che facciamo nella nostra vita. L’aspirazione è il carburante del cambiamento. Si nutre della nostra speranza che la vita possa essere migliore o più significativa, e la nostra volontà di fare qualcosa di diverso affinché ciò accada. È una chiamata all’azione. Tutti aspirano ad essere felici, ed è una qualità umana naturale includere gli altri in questa aspirazione. Vogliamo che la nostra famiglia e i nostri amici siano prosperi e contenti. Vogliamo che i senzatetto trovino rifugio, che le persone affamate trovino cibo, che le persone malate possano avere medicine,  che il mondo sia in pace. Le persone più felici e contente sono di solito quelle che hanno trovato il modo di mettere in pratica le loro aspirazioni per se stessi e gli altri, e hanno quindi contribuito attivamente alla creazione di un mondo migliore.

Benefici dell’aspirazione:

  • Canalizza il nostro tempo ed energia in un modo che porti significato e soddisfazione
  • Aiuta a fare le cose in modo diverso e a partecipare attivamente alla creazione di un mondo migliore
  • Connette con persone che la pensano come te ed è una guida che aiuta a realizzare i sogni

Frasi celebri:

  • Tieni sempre un albero verde nel tuo cuore e vedrai che l’uccello canterino si poserà sui suoi rami
  • Metti il tuo viso al sole e vedrai che le ombre andranno dietro di te
  • Non aspirare ad avere di più, ma ad essere di più
  • Non dirmi che il cielo è il limite. Ci sono impronte anche sulla luna
  • Non devi essere alto per vedere la luna

14.Principi: sviluppare valori interiori sinceri e stabili ed evitare influenze dannose

Se ci fosse dato un foglio bianco, quanti di noi sarebbero in grado di elencare i principi che guidano le nostre vite? La vita quotidiana fa talmente tante richieste che a volte ci si sente più che sufficienti a reagire nel miglior modo possibile a qualsiasi cosa accada, sperando che tutto vada per il meglio.

Eppure molti di noi hanno molti principi, anche se non ne siamo consapevoli. Cos’è che ci fa arrabbiare o che il fuoco agita nel nostro stomaco? Essere sconvolti è spesso il segno che un principio in cui crediamo fortemente è stato violato. Accade qualcosa che fa dire: “No!”. Potremmo essere sorpresi dalla passione e dalla forza che è viva in noi. I principi ci danno forza e forniscono le basi per sviluppare  il potere di prendere posizione sulle cose che contano per noi. Mantengono le nostre aspirazioni in carreggiata. Come i raggi di una ruota di bicicletta, danno stabilità e ci aiutano ad andare avanti in modo deciso.

Benefici dei principi:

  • Permette di fare le nostre scelte in modo ponderato e mirato
  • Dà forza a noi stessi e gli altri nei momenti difficili
  • Sviluppa la nostra voce individuale, il nostro potenziale e la nostra forza

Frasi celebri:

  • Non lasciare che il rumore delle opinioni altrui copra la tua stessa voce interiore
  • Quello che stai dicendo è così forte che non riesco a sentire nemmeno quello che dici

15.Servizio: aiutare ed essere di beneficio agli altri in qualsiasi maniera possiamo

Il servizio è l’espressione esteriore di un desiderio di aiutare qualcuno per renderli felici, è un’espressione di cura, condivisione e delizia l’uno nei confronti dell’altro. Quando si presenta spontaneamente, è piacevole, ma il servizio può anche essere vissuto come un dovere ed invece di essere leggero e gioioso, sembra pesante e oneroso. In ogni momento c’è l’opportunità di rendere la vita di qualcun altro un po’ più facile o più bella. Ogni pensiero, parola e azione che fluisce da noi in modo amorevole ha il potenziale per creare felicità. Siamo disposti a trovare dentro di noi la sensibilità e l’intelligenza, la chiarezza e la convinzione che ciò accadrà? Ia gratificazione che se ne riceve è enorme. Mentre scopriamo e approfondiamo il nostro desiderio che altre persone siano felici, troviamo anche la chiave della nostra felicità. Nessuno rimane fuori dall’equazione. Questa è la regola d’oro del servizio che viene sentito nel cuore e che sostiene le grandi tradizioni spirituali e saggezza del mondo. “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te stesso”.

Benefici del servizio:

  • Rende la vita di qualcun altro un po’ più facile o più bella
  • Attenua la visione egocentrica sull’ IO
  • Regala soddisfazione e gioia costruendo connessioni cordiali con gli altri

Frasi celebri:

  • Il modo migliore per trovarti è quello di perderti al servizio degli altri
  • Aiuta una persona alla volta e inizia sempre dalla persona più vicina a te
  • Fai la tua piccola parte di bene dove sei; sono quei piccoli pezzi di bene messi insieme che sommergono il mondo
  • Come sarebbe meravigliosa la società umana se ognuno aggiungesse il proprio legno al fuoco invece di piangere sulle ceneri!

16.Coraggio: accettare responsabilità e sfide con determinazione ed equanimità

Si tratta di vedere, sentire o rendersi conto che qualcosa di più o di diverso può essere fatto, sviluppando la determinazione a farlo, e poi portandolo avanti nonostante gli ostacoli. Il coraggio non è definito da ciò che facciamo, ma da ciò che superiamo dentro di noi. È un approccio costante alle difficoltà quotidiane e nel singolo gesto spontaneo. Il coraggio implica riconoscere le nostre paure, ma non scoraggiarci dall’offrire qualcosa che va al di là dei nostri bisogni e comfort immediati. Le persone più coraggiose hanno deciso che il benessere degli altri è più importante del loro e hanno permesso a questa decisione di guidare le loro azioni e il modo in cui vivono. Esse sembrano trovare la propria felicità in questo modo di agire.

Benefici del coraggio:

  • Andare oltre le nostre immediate necessità e comodità
  • Sviluppa la forza per rispondere in modo costruttivo a qualunque cosa la vita ci riservi
  • Mette alla luce chi siamo veramente attraverso il confronto con le nostre paure e le nostre sfide

Frasi celebri:

  • Potresti non essere responsabile nell’essere abbattuto, ma devi essere responsabile nell’ alzarti
  • Il mondo è un posto pericoloso, non per quelli che fanno il male ma per quelli che stanno a guardare senza fare nulla
  • Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza di conoscerne la differenza
  • Hai il potere sulla tua mente, ma non sugli eventi esterni. Realizza questo e troverai forza
  • Non è la grandezza del gesto che conta, è la grandezza del nostro coraggio nel compierlo

 

 

 

 

Insegnamento dei sette fondamenti per la pace e felicità (cap.4)

Cap.4

Insegnamento dei sette fondamenti per la pace e felicità

Oltre alla generazione di un cuore generoso, ci sono sette fondamenti base a cui dovete educare i vostri figli, e che io chiamo “I sette fondamenti per la felicità e la pace”. Questi sette fondamenti sono basati su una selezione di 16 regole del Dharma clicca qui x approfondimenti e sono state stilate tanto tempo fa in Tibet dal Ven. Songtsen Gampo, considerato una reincarnazione del Cenrezig, il Buddha della compassione. L’obiettivo delle regole in questione fu fatto per permettere a tutti di vivere una vita più sana e significativa, e come risorsa di pace e felicità per gli altri. Seguendo le regole, le persone si sforzeranno di evitare il karma negativo e fare in modo che tutte le azioni che compiano creino un buon karma.  Dal momento che anche i bambini dal canto loro hanno bisogno di creare buon karma, hanno bisogno che gli siano insegnati almeno i sette fondamenti, in modo da sperimentare una vita felice.

Proprio come un mendicante di strada che non è nutrito da nessuno che magari mangia cibo delizioso in un ristorante costoso, così i vostri bambini non sperimenteranno felicità solo grazie al vostro karma positivo che avete creato; al contrario essi devono crearsi il loro buon karma da soli.

1.GENTILEZZA

Il primo dei sette fondamenti per la felicità e la pace è la gentilezza. Dovreste incoraggiare i vostri figli a praticare la gentilezza nella loro vita quotidiana, non solo coi propri compagni di gioco ma anche con i loro nemici, con gli animali e gli insetti. Pensando alla felicità degli altri e praticando la gentilezza tutto il tempo, giorno e notte, essi porteranno la pace a tutti gli esseri senzienti. Anche nel loro cuore ci sarà pace, e non importa la situazione in cui si trovano, e se le cose si faranno difficili, ovunque essi saranno renderanno felici gli altri.

Quando vedranno che le loro azioni positive e i loro atti di gentilezza renderanno felici gli altri, questo renderà felici anche i vostri bambini, a partire da subito, in questa stessa vita. Ma gli atti di gentilezza che essi compiono adesso avranno anche degli effetti a lungo termine anche nelle loro future vite. Con ogni azione positiva essi creano le cause affinché il loro desiderio di pace e felicità, immediato e futuro si realizzi.

Il risultato di anche solo una azione di gentilezza è la felicità. Questo perché buone e cattive cose – karma positivo/negativo – portano rispettivamente a sperimentare felicità /sofferenza. Una altra caratteristica del karma – la legge della azione e reazione o causa ed effetto – è che questo si espande nel tempo.

A causa di questo, anche solo una piccola azione fatta con cuore generoso, una sincera compartecipazione alla gioia di una altra persona, avrà come effetto che si sperimenterà felicità per centinaia o migliaia di vite future.

Al contrario, danneggiare qualcuno anche solo lievemente, sarà la causa del verificarsi di conseguenze non volute portatrici di problemi ed infelicità per centinaia o migliaia di vite future. Quindi la prima o più importante cosa da insegnare ai vostri figli è la gentilezza. La gentilezza li farà felici, il che renderà felice anche voi che a vostra volta farete felici anche altri esseri.

2.RIGIOIRE

Il secondo fondamento per la felicità e la pace da insegnare ai vostri bambini è la capacità di rigioire quando delle buone cose accadono alle altre persone, come ad esempio essere attraenti, essere amati, avere una bella casa e una bella macchina, ricevere una buona educazione, fare un lavoro interessante o condurre degli affari che lo rendono benestante. E’ importante per i vostri bambini  gioire per queste persone, di sentirsi felici per loro, anziché esserne invidiosi, provare gelosia o desiderio di possedere i loro beni. Questi sentimenti negativi sono frutto di uno stato mentale infelice, causa del verificarsi di ostacoli che impediscono il realizzarsi dei desideri di felicità degli altri così come quelli dei vostri stessi bambini. Dovreste insegnare ai vostri bambini di essere felici per gli altri quando sono felici. Dilettarsi ed essere contenti della fortuna degli altri – come una madre si rallegra nel vedere i propri figli felici – terrà la loro mente felice e darà loro una sensazione di pace interiore. Renderà il loro stato mentale salutare e farà si che la loro vita sia piena di eventi positivi piuttosto che negativi, e saranno protetti dalla depressione.

Svolgere la pratica del rigioire, essere grati quando cose positive accadono agli altri, sarà la causa della creazione di karma positivo.

Sia che i vostri figli accettino o meno che la legge del karma funzioni,  il rigioire per tutte le cose buone che accadono renderà i loro pensieri costantemente virtuosi. Questi pensieri saranno la causa per il successo nella loro vita attuale e in quelle future,  essi continueranno a sperimentare risultati positivi e non sarà solo per una o poche volte. Rigioire per azioni positive compiute da loro stessi o da altri è la via più facile per accumulare una estensiva quantità di meriti, che sono la causa per la felicità.

Quando il rigioire prende posto nella mente, è possibile praticare mentre si cammina, si mangia o anche mentre si sta seduti. Potete insegnare il rigioire ai vostri figli in qualsiasi momento, in questo modo essi possono fare pratica nel sentirsi grati numerose volte ogni giorno. Con una mente felice essi interagiranno con gli altri in modo positivo per cui svilupperanno con loro buone relazioni. Essi potranno quindi essere abili nell’aiutare gli altri e a renderli felici. Rigioire è una pratica sana e rende la vita più significativa. E’ anche una delle pratiche di psicoterapia per mantenere una mente felice.

Per tutte queste ragioni è estremamente importante insegnare ai vostri bambini a rigioire per le buone qualità e fortune delle altre persone.

3.PAZIENZA

Il terzo fondamento per la felicità e la pace a cui i bambini devono essere addestrati è la pazienza. Se i bambini sono liberi dalla rabbia, non fanno del male a se stessi o gli altri e nemmeno agli animali e agli insetti, così non creano karma negativo. Dall’altro lato se hanno una tendenza ad arrabbiarsi, questa rabbia, disturbando la loro mente non solo li renderà infelici, ma essi finiranno per fare del male anche a tutti gli altri esseri senzienti. A causa anche di un singolo atto compiuto sotto l’influenza della rabbia, essi sperimenteranno la sofferenza non solo dei reami di esistenza inferiori, ma in seguito anche nell’esistenza come umani. Questo perché grazie alla maturazione di una quantità di karma positivo, dopo essere rinati nei regni inferiori otterranno nuovamente una rinascita umana e continueranno a sperimentare l’effetto della sofferenza dovuto anche solo ad un singolo atto di rabbia compiuto in precedenza. Gli effetti negativi quando si ha una rinascita inferiore possono essere quelli di avere un aspetto poco piacevole, avere problemi di salute, ostacoli di varia natura che impediscono una vita tranquilla, avere molti nemici, poche risorse economiche, ecc …

La rabbia – che è l’opposto della pazienza – distrugge anche i meriti precedentemente accumulati che sarebbero stati la causa per una vita felice, sia di quella attuale che delle future, oltre che impedire delle buone rinascite, anche nei regni inferiori (ad es. un conto è rinascere come cane randagio e un conto è essere cane che vive insieme ad altri cani in una grande casa con giardino dove non c’è nemmeno  il problema di trovare cibo). La rabbia distrugge anche i meriti che sarebbero stati la causa per l’ottenimento della felicità ultima che renderebbe chiunque libero dal Samsara e quelli per  ottenere l’ illuminazione. La rabbia è proprio dannosa, causa incredibile sofferenza a chi ne è preda e a tutti gli altri esseri.

Educare i vostri figli alla virtù pazienza  impedirà loro di essere in futuro una persona con la tendenza alla rabbia. La pazienza lascerà impronte positive nella loro mente in modo tale da avere l’opportunità di sviluppare ancora più pazienza in futuro, e questo avrà come risultato il fatto di non fare più del male agli altri in nessun modo. In questo modo essi porteranno pace nel mondo e agli altri esseri, vita dopo vita. In passato nel mondo ci sono state delle persone che essendo in posizioni di potere non hanno praticato la pazienza ed hanno torturato e ucciso milioni di persone innocenti. Insegnando la pace ai vostri bambini, gli altri, a partire dai membri della vostra stessa famiglia, non saranno vittime di atti che potrebbero nuocergli, e al contrario riceveranno pace. Se invece essi tendono ad essere arrabbiati, motivati dalla loro mente malsana, offenderanno gli altri verbalmente e/o fisicamente, i quali a loro volta, con ogni probabilità, reagiranno con gesti altrettanto malevoli nei loro confronti.

Insegnando ai vostri figli a praticare la pazienza e ad evitare di danneggiare o fare del male ad altri, serve prima di tutto per portare grande beneficio a loro stessi,  ma anche le persone che avranno intorno potranno godere di questo beneficio e ciò renderà le loro relazioni armoniose e durature.

Per tutte queste ragioni,  come genitori dovete imparare voi stessi  sviluppare la pazienza e insegnare ai vostri figli ad esserlo ancora di più.

4.PERDONO

Come genitori dovreste insegnare ai vostri figli che anche nel caso qualcuno facesse loro del male, o in qualche modo li danneggiasse, la risposta migliore da dare è perdonare i responsabili di questi atti malevoli.

Il perdono è estremamente importante: apre il cuore sia di colui che perdona che di colui che è perdonato.

Piuttosto che serbare rancore, se i bambini saranno in grado di sviluppare la tendenza a perdonare gli altri, ci sarà pace nei loro cuori, così come ci sarà pace nel cuore di chi ha fatto loro del male (notando che non gli viene serbato rancore). Senza addestrarsi alla virtù del perdono, il significato della vita dei vostri figli e il loro proposito – in quanto essere nati come esseri umani – di portare pace a se stessi, alla vostra famiglia e tutti gli altri esseri, andrà perso.

Inoltre se a coloro che hanno fatto del male ai vostri figli, al posto del perdono viene restituito un danneggiamento, non solo questi vorranno ripetere la azione malvagia nuovamente verso i vostri figli, ma magari anche verso di voi che siete i loro familiari o verso gli amici dei vostri figli. E grazie a questo karma negativo dovuto a queste continue azioni di ritorsione i tuoi figli saranno oggetto di azioni malevole o saranno uccise non solo in questa vita ma anche per centinaia  di vite future, sempre dalle stesse persone e sotto diverse forme di esistenza. In questo modo la sofferenza che proveranno i vostri figli sarà eterna, senza fine. Viceversa, attraverso il perdono delle persone da cui i vostri bambini ricevono azioni malvage, essi non daranno luogo a nessuna ritorsione, non danneggeranno gli altri e nemmeno  voi e i loro amici. Quindi attraverso il perdono innumerevoli persone saranno salvate dalla creazione di Karma negativo.

Una volta ho visto in TV una intervista ad una donna alla quale fu rapita, violentata e uccisa la figlia. Sebbene non fosse buddista, la donna disse che lo perdonava anziché di desiderare di ucciderlo, e questa abilità di perdonare veniva dal profondo del  suo incredibile buon cuore. Un altro uomo disse che nonostante una altra persona gli avesse sparato 6 volte senza ucciderlo, non aveva il desiderio di sparargli a sua volta, e non solo: non voleva nemmeno che finisse in prigione. A causa del loro buon cuore, queste due persone furono capaci di sperimentare una maggiore pace mentale e felicità in questa stessa vita. Dovete cercare di essere come queste due persone ed insegnare ai vostri figli a fare altrettanto.

5.CHIEDERE SCUSA

Un altro fondamento è quello di insegnare ai vostri figli a chiedere scusa qualora capitasse loro di fare del male a qualcun altro, anche solo per avergli rivolto la parola in modo aggressivo, per averli insultati direttamente o avere parlato male alle loro spalle o avere gettato discredito su di essi per cercare di trarne qualche tipo di vantaggio. Se i vostri figli chiederanno immediatamente scusa per i loro errori, questo porterà la pace nei loro cuori e in quello delle persone che hanno offeso. Come risultato queste persone non serberanno alcun rancore verso i vostri figli, non chiuderanno il loro cuore, non smetteranno di rivolgere loro la parola e non si sentiranno in alcun modo a disagio in presenza di essi.

Attraverso la pratica del chiedere scusa i tuoi figli continueranno ad avere buone relazione con le persone verso cui erroneamente hanno rivolto azioni negative. Purificare gli avvenimenti spiacevoli in questo modo porterà felicità a tutti coloro che sono coinvolti negli avvenimenti.

Come risultato, la pace si sprigionerà da una persona all’altra e i tuoi figli daranno un contributo alla pace nel mondo.

6.APPAGAMENTO

Una altra qualità che è assolutamente essenziale da coltivare nei vostri bambini è l’appagamento. Molti problemi del mondo derivano dal fatto che le persone sono insoddisfatte e seguono i loro desideri. Perfino i miliardari che hanno accumulato così tanti beni e ricchezze da mettere posto se stessi e i loro figli per più generazioni finiscono in prigione per dopo che sono stati scoperti a creare fondi scoperti depredando il denaro delle altre persone. Di fatto le notizie sui giornali sono piene di persone che, guidate dalla avidità, si lasciano coinvolgere in attività illecite che causano sofferenza ad altre persone, e infine anche a se stessi.

Quando i giovani si sentono insoddisfatti c’è un alto rischio che finiscano, in età più adulta, per cadere nel vortice dell’alcoolismo o della droga. Una volta che cadono nella rete diventano inabili a condurre una vita normale, a trovare o tenersi un lavoro, un compagno e smettono anche la pratica del dharma. Inoltre la dipendenza può arrivare a distruggere totalmente la loro vita.

L’appagamento d’altro canto, li proteggerà dallo sviluppare cattive abitudini che potrebbero rovinare loro la vita e gettarla nella spazzatura causando dolore anche alla loro famiglia.

Quindi imparare a non essere preda dell’attaccamento e dal desiderio è veramente molto importante, dovresti proprio insegnare ai tuoi figli come essere contenti e soddisfatti di quello che hanno.

7.CORAGGIO

L’ultimo dei sette fondamenti per la pace e felicità che dovresti insegnare ai tuoi figli è il coraggio. Spesso le persone hanno la tendenza a mettere se stessi in difetto: “sono senza speranza!”, “non so fare niente!”, “non riesco!”. Vedendo se stessi privi di buone qualità  diventeranno depressi e non saranno abili ad essere aiuto per nessuno. Con il corraggio – pensando “Posso farlo!” – i tuoi figli avranno una mentalità positiva che porterà loro successo nelle imprese sia mondane che spirituali (Dharma).

Il coraggio darà loro la forza mentale di cui hanno bisogno per sviluppare al meglio le loro qualità positive ed essere certi che possono essere di aiuto anche a chi è in difficoltà, per portare loro la felicità. Li renderà abili a sopportare le difficoltà che si incontrano nell’abbandonare la mente egoistica.

Il coraggio è particolarmente importante in oriente, dove molte persone, pensando che loro vita sia priva di significato, diventano depresse e si suicidano. Per queste ragioni è molto importante che i vostri figli posseggano una buona dose di coraggio.

Come genitori, dovreste considerare i sette fondamenti per la felicità e la pace come una linea guida per l’educazione dei vostri figli e per la vostra stessa pratica. Queste sette qualità danno un idea su come tirare su i figli, in cosa e come aiutarli. Sviluppandoli, invece di causare danni o loro stessi e agli altri, vita dopo vita, i vostri bambini riceveranno benefici per se stessi, le loro famiglie, gli amici e tutti gli esseri senzienti. Con la pratica dei sette fondamenti i vostri figli saranno felici e faranno delle buone cose per gli altri, creando nel contempo le cause per essere felici in futuro. Anche se solo fossero in grado di sviluppare solo  il primo dei sette fondamenti, la gentilezza, e a trattare ogni persona che incontrano con gentilezza, l’effetto per loro stessi e sugli altri sarà meraviglioso.

Vorrei enfatizzare il punto principale ancora una volta: se scegliete di avere dei figli, dovete avere un piano su come essere genitori che saranno in grado di portare beneficio al mondo e a tutti gli altri esseri senzienti. Anche se non sarete in grado di insegnare loro tutti e sette i fondamenti, dovete tentare di educarli al massimo numero possibile. Inoltre, come genitori, avrete bisogno di praticare voi stessi queste qualità con lo scopo di essere di esempio per i vostri figli. In questo modo essi impareranno direttamente da voi e molto più facilmente potranno sviluppare loro stessi quelle qualità. In breve, il vostro lavoro di genitore è di educare i vostri figli ad essere dei buoni esseri umani che non fanno del male ad altri, anzi che portano agli altri e al mondo intero solo benefici e felicità.

Generare un cuore generoso (cap.3)

Capitolo 3

Generare un cuore generoso.

Risolvere i problemi del mondo (incremento della popolazione, cambi climatici, crisi finanziarie, ecc.) dipende in larga parte dall’educazione degli uomini. Mentre gli adulti hanno bisogno di essere educati per fare in modo di risolvere queste problematiche, una attenzione maggiore deve essere posta in merito all’educazione dei nostri giovani. Il principale obbiettivo deve essere indirizzato sul come farli diventare degli esseri umani migliori; essi hanno bisogno di imparare a sviluppare valori umani quali la gentilezza e compassione.

Le persone giovani sono il futuro del mondo. Quanta felicità e pace, oppure paura e pericolo sperimenteranno le generazioni future dipendono da come noi educhiamo i nostri bambini adesso.

Un mondo pacifico dipende dalla pratica del buon cuore (o cuore generoso) dei nostri figli: aiutare gli altri e non danneggiarli. Questo è il più importante tipo di educazione che potete dare ai vostri figli e che dovrebbe essere la prima cosa che va insegnata loro. All’inizio è molto importante fare un piano affinché possiate rendere la vita dei vostri figli più salutare e benefica possibile, sia per loro stessi che per il resto del mondo. Ad esempio le persone che pianificano un business lo fanno con l’obbiettivo fisso in testa di renderlo più profittevole possibile. Alla stessa maniera, prima di mettere al mondo un figlio, dovreste fare un piano tenendo a mente che esso è molto più importante di un business (dovete fare in modo di metterli nella condizione di rendere la loro vita più benefica sia per loro che per tutti gli altri esseri senzienti).

Ogni giorno come praticante buddhista fate preghiere, mantra ecc., per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Dal momento che anche i vostri bambini fanno parte degli esseri senzienti, dovreste pensare a come rendere la loro vita più benefica possibile. Questo perché tra tutte le infinite schiere di esseri senzienti, sui vostri figli avete più responsabilità rispetto agli altri, proprio perché siete i loro genitori. Dovete perciò pianificare la vita dei vostri figli per renderla il più significativa possibile e fare in modo che non sperimenti la sofferenza, prima di tutto per loro stessi, ma idealmente anche per tutta la famiglia, società nazione e mondo.

Voi avete una enorme responsabilità nel determinare che tipo di bambino diventerà mentre cresce e diventa adulto. Dal momento che passerete molto tempo insieme ai vostri bambini la vostra attitudine e comportamento avrà una influenza determinate su di loro.

Certo non c’è garanzia che essi faranno tutto quello che voi gli direte di fare; essi sono portatori del loro personale karma. Avendo creato un forte karma nelle loro vite passate, la vita dei vostri bambini potrebbe prendere una piega ben diversa da quello che voi avete pianificato per loro. Ma siccome quello che accade loro dipende anche da altre cause e condizioni, voi siete responsabili nell’aiutarli al meglio delle vostre possibilità. Quindi dovete avere un piano preciso su come educarli. Se invece fallite nell’indirizzare la vita dei vostri figli in maniera positiva, il loro futuro sarà incerto e voi avete perso per sempre la possibilità di essere loro di aiuto. Sebbene molte buone cose possono anche accadere loro nella vita, a causa della vostra mancanza di una chiara intenzione su come educarli, probabilmente essi si troveranno a sperimentare numerosi problemi e sofferenze.

Un buon piano per voi genitori consiste nell’avere una motivazione sana e positiva per guidare i tuoi figli, una di esse è basata sull’addestramento a sviluppare un cuore generoso piuttosto che sull’attaccamento o sull’egoismo.

Se avete un cuore generoso e una buona attitudine verso la vita, e di conseguenza quotidianamente provate a fare azioni positive per aiutare gli altri, questo avrà un forte impatto su vostri figli. Sarà di enorme beneficio per loro e cresceranno con una mente dai sani principi, una pura e positiva mentalità Dharma. Con questo tipo di mente, essi non danneggeranno se stessi e nemmeno nessuno gli altri esseri senzienti di qualsiasi regno, ad esempio gli animali. Non solo questo, la loro mente sana renderà possibile loro di portare pace e felicità anche nella vita degli altri.

I bambini imparano dai loro genitori, così se vi vedono provare ad essere generosi e a prodigarvi per aiutare gli altri e ad essere loro di beneficio, essi riceveranno un messaggio sano e cercheranno di seguire il vostro esempio. Quindi quando i vostri figli a loro volta avranno dei figli, passeranno la stessa sana educazione che hanno ricevuto da voi ai loro figli. I vostri figli saranno di esempio per i vostri nipoti. In questo modo i genitori di oggi hanno il potenziale di tramandare per generazioni l’importanza di un cuore generoso e di una vita spesa nel cercare di essere di beneficio agli altri, senza danneggiarli ma compiendo solo il massimo numero di azioni positive con l’intenzione di portare pace e felicità a tutti. Se vi comportate così come descritto non solo le vostre azioni daranno felicità ai vostri figli o alla vostra famiglia, ma anche porteranno gioia a tutti gli altri esseri senzienti di questo mondo, vita dopo vita. Quindi il vostro ruolo di genitori è estremamente importante e implica una vera enorme responsabilità.

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Rendere significativa una relazione (cap.2)

Capitolo 2

Rendere significativa una relazione

Come genitore hai bisogno di imparare come prenderti cura dei figli in modo appropriato. Dal momento che passerai tanti anni della tua vita con loro è importante fare di loro il fulcro della tua pratica di Dharma e meditazione. Ma detto questo , non sto suggerendo che tutti quanti debbano avere dei bambini! Quello che voglio sottolineare è il fatto che state pianificando di avere dei bambini dovete fare molta attenzione ad imparare come rendere la loro vita più salutare possibile. Certo non c’è nessuna garanzia che tutto funzioni sempre nella maniera giusta; anche i tuoi figli avranno il loro karma individuale. Ma dal momento che i bambini spenderanno tanto tempo insieme ai loro genitori, potenzialmente tu puoi esercitare una forte influenza su di loro. E’ per questo che i genitore hanno una enorme responsabilità. Sfortunatamente non tutte le persone sono consapevoli di questo e così non pianificano che cosa fare con questa nuova vita dopo avere dato alla luce un figlio. Al contrario tendono a pensare che avere avuto un bimbo è stata una pura benedizione, che non ci saranno problemi, come in un un meraviglioso sogno diventato realtà.

Lo stesso vale con le relazioni interpersonali. Le persone pensano, “essere con loro è tutto quello che ho bisogno nella vita”. Non pensano mai ai possibili problemi che possono sorgere, invece vedono la vita piena di bellezza e beatitudine. Essi pensano, “se potessi stare solo con queste persone potrei dire addio al resto del mondo. Tutto quello che succederebbe, anche se il mondo andasse a fuoco, a me non importerebbe”. E’ molto interessante investigare su come la mente pensa, e in particolare sui ‘trip’ che l’attaccamento crea in noi. L’attaccamento vede solo bellezza, beatitudine, considera quelle persone essere assolutamente meravigliose, la cosa migliore è più importante che sia capitata nella loro vita.

Anche prima di incontrare qualcuno, tu speri di venire in contatto con una persona del tipo descritto poco sopra e come immagini la relazione possa svilupparsi, incluse le vacanze che passerete insieme. Mentalmente ti crei delle storie su come i giorni insieme saranno meravigliosi.

Quindi all’inizio di una relazione c’è molto eccitamento. C’è molta attrazione, state insieme per un ora o due, qui o là, in un parco o in un ristorante. Poi inizi a incontrarti sempre più spesso e inizi a pensare, “come sarebbe meraviglioso se vivessimo insieme!”. Capita successivamente che vi sposiate o andasse a vivere insieme, ma solo allora allora inizi a realizzare completamente tutti gli aspetti dell’altra persona, a vederla realmente. Come i giorni passano comincii gradualmente ad arrabbiarti quando l’altra persona si comporta in un modo che non vorresti o dice cose che non vorresti dicesse o che non ti piacciono. Cominci a notare tante piccole cose che in passato non avevi notato, come ad esempio certe sfaccettature del loro aspetto fisico, l’alito puzzolente in certe occasioni, ecc. Gradualmente inizia veder molte cose che non ti vanno più a genio, a realizzare l’aspetto egoistico dell’altra persona che tende sempre di più a non essere accomodante verso alcuni aspetti comportamentali  sui quali magari avete discusso e sui quali avete cercato un compromesso, che anzi tende sempre di più a fare le cose solo per se stessa, a fare ciò che vuole. La tua infelicità inizia a crescere e diventa ogni giorno sempre più forte.

Dove all’inizio non c’erano problemi e tu eri completamente assorbito nella beatitudine, ora questa è diventata effimera come la luce multicolore di un arcobaleno dopo una pioggia estiva e che sta scomparendo nel cielo. Pian piano rimangono sempre meno tracce di questa beatitudine iniziale, poi non rimane più niente, se ne è completamente andata. I giorni passano e ci sono sempre più problemi. Verosimilmente quello che provi dentro di te in questi momenti sono espressi dal pensiero, “ma quando potrò liberarmi di questa persona?”. Arrivato a questo punto la pensi nella maniera opposta a come la pensavi all’inizio della relazione. Ora tutte le preghiere e desideri che vengono dal profondo del tuo cuore sono diretti alla maniera con cui liberarti di questa persona. Trovare il modo diventa la cosa più importante della tua vita – essere libero da questa persona può renderti la persona più felice della terra. Giorno e notte, sia al lavoro che a casa continui a chiederti, “quando sarò di nuovo libero?”. Trovi una maniera per fari si che questo sia possibile e come risultato ci saranno delle battaglie e litigi. La tua vita diventa piena di lacrime e cade in miseria. Vi incolpate l’un l’altro dicendo,” tu hai fatto questo”, “ e tu hai fatto quello”. E alla fine tu lascerai questa persona o l’altra lascerà te. E quello che tu vuoi e non avere niente più a che fare con questa persona. Mentre un tempo la migliore cosa immaginabile per la tua vita era stare con questa persona per sempre ora la cosa migliore era non vederla più nemmeno una volta ancora.

Un tempo quando ero a Singapore una coppia indiana venne da me e mi chiese di pregare affinché la loro figlia potesse sposarsi al più presto perché questo per loro era la cosa più importante della loro vita. Io mi limitai ad accettare di farlo e non li avvisai sul fatto che anche la vita matrimoniale potrebbe portare problemi nella vita di loro figlia. Questo mi fece riflettere sul fatto che non solo le coppie giovani che non si sono mai sposate ma anche le coppie mature che magari sono già sposate non si rendono conto che la vita di coppia non sempre porta gioia. Tutti danno per garantito che andare a vivere con qualcun altro renda la vita di entrambi migliore, e nonostante sentano in giro di altre coppie che da sposate hanno problemi, pensano che loro unione sia diversa, che i problemi non si presenteranno nella loro unione. Tuttavia, prima o poi, ci saranno problemi; per esempio alcune coppie finiscono per combattere per motivi di denaro o altri possedimenti fino al punto di finire in tribunale per citarsi a vicenda.

Quando sperimentiamo che stare insieme comincia a diventare spiacevole, si vedono sempre più problemi, allo stesso tempo l’attaccamento verso l’altro diminuisce sempre di più fino a quando l’eccitazione dei primi momenti non è completamente esaurita e scompare del tutto. Ma prima ancora che la attuale relazione finisca succede che se ne intraprenda un’altra nuova contemporaneamente col pensiero, “questa persona mi ama più del mio attuale partner”. E così inizi da capo la solita storia e trip mentale già sperimentato: “questa persona è fantastica, ama solo me, se staremo insieme stavolta non ci saranno problemi, solo gioia! Stavolta non ci sarà buio, solo raggi di sole risplendenti di ogni gioia e felicità”. Quindi, di nuovo la solita storia si ripresenta. Vai a vivere insieme, e gradualmente l’altra persona imparerà meglio come tu sei realmente e viceversa e comincerai a notare cose che non avevi notato prima. Troverai sempre più difetti e gradualmente perderai interesse l’uno nei confronti dell’altro. Ancora una volta la relazione arriva al termine. Quindi ancora incontri una altra persona e la storia inizia da capo ancora una volta.

Se poi una in una relazione ci sono di mezzo dei bambini questo potrebbe creare addizionali problemi dal momento che molte attenzioni saranno incentrate su di essi. Se questo accade potresti arrivare a pensare che il tuo compagno/compagna non ti ami più come prima.

Per tutte queste ragioni, tu dovresti considerare l’avere una relazione come una opportunità per praticare il Dharma e liberare te stesso dai pensieri mondani, allo stesso modo di come ti dovresti comportare in caso tu avessi un bambino di cui prenderti cura.

In particolare, devi acquisire la consapevolezza che stare insieme a qualcuno diventerà la causa della tua illuminazione, tenendo ferma nella mente la motivazione della bodhicitta.

Dovresti curarti di servire e dedicare la tua vita al tuo partner nella stessa maniera in cui aspiri a farlo per tutto il resto degli esseri senzienti.

Puoi usare la tua relazione per praticare la virtù della moralità osservando per esempio i cinque precetti dei laici: astenersi dall’uccidere, rubare, tradire, mentire ed assumere sostanze che alterano la mente. Allo stesso modo avere un partner ci da anche l’opportunità di praticare anche le altre cinque perfezioni della generosità, pazienza, sforzo, concentrazione e saggezza. Se puoi farlo questo ti farà raggiungere l’illuminazione allo stesso modo di come accade nel caso in cui avessi un figlio.

Puoi anche pensare al tuo partner alla stessa maniera con cui pensi a tuo figlio, “Ho ricevuto ogni tipo di felicità attraverso infinite vite senza inizio da questa persona”. Se già questa gentilezza è inimmaginabile, oltre a questo, da questa persona ne riceverai ancora tantissima in futuro. In più riceverai anche la liberazione da ogni sofferenza e l’illuminazione, sempre grazie ad essa. Pensando in questo modo arriverai alla conclusione che il tuo partner è la persona più preziosa, cara e gentile che sia presente nella tua attuale vita.

Devi anche tenere a mente che nelle vite passate, essendo stata una delle tue madri essa è stata gentile con te nei quattro modi di cui abbiamo già detto. Riconoscendo la vastità della gentilezza che hai ricevuto da essa arriverai a considerarti suo servo. Pensando a questa maniera la tua vita insieme a lei sarà una opportunità di pratica per il Dharma. Con la attitudine che l’altra persona è la più preziosa e gentile, ogni singola azione che compi diventerà significativa per l’accumulo di meriti. Se anche agisci con la mentalità della bodhicitta, accumulerai una infinita estensiva quantità di meriti e le tue azioni diventeranno la causa del raggiungimento della tua illuminazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Pensando, “ho intenzione di offrire servizio a questa persona che è la più preziosa di tutti gli esseri”, collezionerai un enorme cumulo di crediti ogni giorno e purificherai le tue negatività di tutte le tue infinite vite passate vissute da tempo senza inizio. Dal momento che continuerai costantemente a creare le cause per la tua completa illuminazione a beneficio di tutti gli esseri, la tua vita sarà piena di felicità e di speranza.

Quando tenti di capire le cose che accadono in una relazione, devi tenere conto del  Karma passato. Tutto quello che tu ti aspetti possa succedere non necessariamente si verificherà a causa del vostro karma che avete creato in passato. Se ti ricordi sempre di relazionare gli eventi al karma pensando, “questo è il mio karma” e “questo è il suo karma”, un potenziale problema non diventerà tale realmente perché arriverai ad accettare la situazione *1. Con la accettazione c’è la pace nel tuo cuore, ma se non arrivi a realizzare tutto questo o non sei in grado di accettare il karma ti sentirai sempre come se una montagna di problemi ti casca addosso. Tuttavia questo stare male è solo il  risultato di una tua scorretta maniera di pensare.

Se tieni il karma sempre in mente anche se un giorno il tuo partner ti lascia non ci  saranno problemi per te, di nessun genere. Rispetterai la sua decisione vedendo come loro siano le persone più care, preziose e gentili persone tra gli esseri senzienti dalle quali hai ricevuto felicità in questa vita, in quelle passate e future. Pensando in questo modo non sentirai alcun attaccamento, e anche se il tuo partner decide di lasciarti sarai mentalmente abile per offrirgli qualsiasi cosa sia meglio per lui. Se una relazione inizia con questo pensiero ben saldo in mente finirà bene. Dall’altro lato, se la motivazione iniziale dello stare insieme e errata, alla fine della relazione e dopo la separazione ci sarà intensa sofferenza fino al punto di potere causare anche il suicidio.

Se sarai in grado di fare della tua relazione una occasione di pratica del Dharma,  condurrai una vita sana. Sia che avrai un figlio o un partner, sia che dovrai prenderti cura dei figli degli altri o degli anziani, o dei tuoi stessi parenti, devi praticare sentendoti come loro servo e come se tutti gli esseri senzienti siano il vostro boss. Quindi servili lavorando per liberarli dalla sofferenza e per portare loro felicità. E’ questa l’attitudine del Bodhisattva verso gli altri esseri.

Pensando alla maniera che vi ho spiegato qui, sarete in grado di godere appieno della  felicità nella vostra vita. Troverete soddisfazione e vi sentirete appagati, sperimenterete la pace interiore e la felicità. Altrimenti non importa quanto eccitamento si provi o  quante belle cose vi accado, il vostro cuore sarà sempre vuoto e vivrete una esistenza miserabile.

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*1 Nota personale non contenuta nel testo: ogni condizione che viene a determinarsi è l’effetto di una causa che dipende sempre anche dal karma di ogni essere senziente che ha determinato tale situazione. Ad es. si immagini di ricevete uno schiaffo da un ladro mentre vi rubano il portafoglio; un poliziotto assiste alla scena e arresta il ladro. Voi scontate il karma negativo passato, il ladro sembrerebbe avere un vantaggio dal momento che vince lo scontro fisico e si arricchisce della refurtiva, ma in realtà sta gettando le basi per creare karma negativo che a sua volta sconterà in futuro. Effettivamente succede che il poliziotto lo arresta, creando per se stesso attraverso questo gesto karma positivo accumulando meriti).

Genitori gioiosi, bimbi di successo (cap.1)

Questo e i post che seguiranno, per un totale di 7 capitoli, sono frutto della traduzione in italiano da me stesso eseguita, di un libro scritto in inglese dal titolo: Joyful Parents Succesful Children di Lama Zopa Rinpoche (clicca qui per testo originale in inglese)

Capitolo 1

Crescere i bambini con la Bodhicitta (mente illuminata di chi agisce con amorevole gentilezza  per tutti gli esseri senzienti, senza discriminazione)

Tu e ogni singolo essere senziente (esseri infernali, spiriti famelici, animali, umani, semidei e dei) siete come una grande famiglia. Questo perché ciascuno di essi nelle vite passate è stata tua madre non una ma infinite volte, ogni volta che tu sei nato da un uovo da un grembo, sia nella forma di vita umana che in quella delle altre cinque forme.

Quindi, come la tua mamma umana, essi sono stati gentili con te attraverso quattro modi possibili: ti hanno protetto ogni giorno da centinaia di pericoli, ti hanno educato, hanno attraversato mille difficoltà per garantirti lo il migliore stile di vita possibile, e hanno accumulato per se stessi una grande quantità di karma negativo allo scopo di garantire la tua felicità. Ogni tipo di essere vivente ha fatto questo per te ogni volta che in una delle vite passate sono stati tua madre, sia nella condizione di rinascita umana che in una altra qualsiasi condizione: ad esempio quando eri un uccello tua mamma ha ucciso migliaia di insetti e vermi per darti da mangiare usando il suo becco.

E’ veramente incredibile come queste madri ti abbiano protetto, abbiano affrontato difficoltà e creato karma negativo per il tuo bene. Puoi quindi iniziare a immaginare quanto esse siano stati gentili con te? Sfortunatamente però quasi ogni azione che loro hanno fatto per te sono state negative perché fatte con attaccamento.

Per evitare questo fatto la maniera migliore di prendersi cura del proprio bambino è di pensare ad esso semplicemente come un essere senziente piuttosto che pensarlo come il proprio figlio. Evitare di pensare “mio figlio”, è il trucco per evitare la creazione di karma negativo.

Ad esempio quando generi bodhicitta per tutti gli esseri senzienti all’inizio di una pratica spirituale come dire una preghiera, fare un offerta o prima di un ritiro spirituale,  lo fai senza pensare o dire che lo stai facendo anche per i tuoi figli. E se sviluppi una mentalità del genere avrai la stessa motivazione nel prenderti cura di  tuo figlio come faresti per ogni altro essere senziente di qualsiasi tipo di regno di rinascita.

Dal momento che tuo figlio è un essere senzienti devi pensare che sicuramente avrai ricevuto da lui ogni felicità sperimentata durante le tue infinite rinascite passate. Non solo! Stai ricevendo ogni sorta di felicità che sperimenti anche in questa rinascita e ne riceverai anche durante tutte le tue future infinite rinascite. Avendo compreso e realizzato questo imparerai a vedere tuo figlio come la più preziosa e gentile persona della tua vita.

Così quando inizi una pratica con la motivazione della bodhicitta per tutti gli esseri, ricorda che tuo figlio è uno di essi e fai la pratica accompagnato da questa consapevolezza. A conclusione della pratica, quando dedichi i meriti per l’illuminazione di tutti gli esseri ricorda ancora che tuo figlio è uno di essi.

Certo, anche tutti gli altri esseri senzienti sono come tuo figlio nell’essere preziosi e gentili, ma a causa del fatto che tu sei suo genitore,  hai con lui delle connessioni karmiche e sei responsabile dello specifico essere senziente che è tuo figlio, devi sempre porre molta attenzione al fatto che tuo figlio è incluso tra quegli esseri senzienti.

Pensando in questo modo avrai una differente attitudine verso tuo figlio; non ci sarà la benchè minima negatività nei tuoi pensieri causati da uno degli otto preoccupazioni mondane (1,2- desiderare felicità e fuggire la sofferenza; 3,4-ottenere beni materiali e non volere perderli; 5,6-essere elogiato ed evitare di essere criticato; 7,8-avere una buona reputazione ed evitare di averne una cattiva) ed al contrario ti prenderai cura di lui motivato dal positivo pensiero di prendersi cura di un essere senziente.

Al contrario se permetti a te stesso di cadere sotto l’influenza delle otto preoccupazioni mondane, quando tuo figlio fa qualcosa che ti piace ti prendi cura con felicità di lui e quando fa qualcosa che non ti piace o che ti fa arrabbiare cedi alla tentazione di non prendertene cura per niente. Questo accade perché la tua attitudine  è motivata dall’attaccamento alla tua stessa felicità e al volere fuggire via da situazioni che non ti piacciono.

Con la bodhicitta, sentirai che tuo figlio è il più prezioso e gentile essere senziente della tua vita.

Con questa attitudine ti prenderai cura di essi con una mente positiva piuttosto che essere preda di stati emozionali negativi o della sofferenza causata dall’attaccamento.

Come genitore puoi renderti felice pensando:

  • Che meraviglia che la mia vita possa essere benefica per almeno uno di tutti gli esseri senzienti
  • Che meraviglia che possa prendermi cura anche di un solo essere senziente.
  • Che meraviglia che le mie membra possano essere utili per prendersi cura e portare felicità anche a un solo essere senziente.

Soprattutto quando incontri difficoltà, quando i tuoi figli non ti ascoltano, quando non puoi controllarli e quando ti senti deluso da loro diventa utile ri-gioire pensando ai tre punti visti poco fa. Se puoi farlo, non ci sarà nessuna difficoltà nel tuo cuore. Con un sincero desidero aiutare i tuoi figli, non avrai la mente infastidita ed esausta che potrebbe arrivare a desiderare di rinunciare a prenderti cura di loro. Motivato dalla bodhicitta, sari  in grado di gioire per avere l’opportunità di aiutarli.

Allo stesso modo la motivazione di svolgere un lavoro che implica prendersi cura dei bambini degli altri o degli anziani dovrebbe essere la stessa che si avrebbe in caso tu abbia dei figli di cui prenderti cura. Il pensiero, “questa persona è la più preziosa e la più gentile”, è la migliore attitudine da possedere nel caso tu svolga questo tipo di lavoro.

Con la motivazione di bodhicitta, ogni difficoltà a cui si va incontro e ogni singolo servizio che si fa per gli altri purifica il cattivo karma che si è accumulata nelle infinite rinascine da tempo senza inizio. Il tuo lavoro sarà un occasione di accumulare meriti e la opportunità di coltivare le sei perfezioni della paramita: 1-generosità; 2-moralità; 3-pazienza; 4-perseveranza; 5-concentrazione; 6-saggezza.

Per praticare la perfezione della saggezza, ad esempio puoi pensare che tu, in qualità di colui che si prende cura degli altri, la azione stessa di prendersi cura degli altri e la persona che le cure le riceve siete vuoti di esistenza inerente ed indipendente,  e siete tutti e tre solo il risultato di una mera etichettatura mentale che è utile solo a stessa dal punto di vista pratico (esempio: se dico a una persona che mi sto prendendo cura di Maria, Maria è solo un nome di una persona, essa esiste solo in dipendenza di tutto il resto che c’è intorno a lei, ma in realtà Maria non ha valore assoluto e non esiste come persona indipendente da tutto il resto). Motivato dalla bodhicitta tutto quello che fai per prenderti cura di una persona può essere la causa della tua illuminazione e una via veloce verso questa illuminazione.

Nei testi buddhisti è scritto che nonostante Maitreya Buddha generò la compassione e la bodhicitta prima di Buddha Shakyamuni, quest’ultimo raggiunse l’illuminazione prima a causa di una più forte compassione rispetto al primo. La compassione più forte gli permise di purificare prima la quantità di karma negativo accumulato nelle vite passate. Per esempio una volta, quando rinacquero come fratelli, in una foresta dell’india Buddha Shakyamuni ebbe la forte compassione di donare le sue membra ad un gruppo di tigri in cattive condizioni di salute perché non mangiavano da intere settimane, al contrario di Buddha Maytreia che non lo fece.

Allo stesso modo se riesci a sviluppare una forte compassione per i tuoi figli, invece di essere guidato dall’attaccamento che provi per loro ma cerchi di usarli per praticare il Dharma, essi ti daranno l’illuminazione.

Ancora, se motivati dalla compassione, fai un lavoro che implica il prendersi cura degli altri, essi ti daranno le realizzazioni  e l’illuminazione. Allo stesso modo se ti prendi in casa un cucciolo di animale e te ne prendi cura con compassione e spirito di bodhicitta, riceverai da esso le realizzazioni e l’illuminazione.

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DHAMMAPADA (ITA)

clicca qui per il link al pdf in italiano del dhammapada.

Fonte originale: Zentao.org

Buona lettura, Davide

L’Estinzione del desiderio

Rielaborazione del capitol 8 del libro “dieci lezioni sul Buddhismo (i nodi), di Giangiorgio Pasqualotto

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Misticismo e buddhismo 

Partiamo da tre punti fermi sulla base di quello che il Buddha ci dice e non ci dice attraverso il canone.

Punto primo il Buddha non fu e non volle essere un Dio, né suo figlio, né un suo profeta e nemmeno una sua manifestazione: il Buddha fu in tutto e per tutto solo un uomo. Secondo punto il canone non è un testo sacro nel quale è esposta o si vuole trasmettere una verità assoluta che viene rivelata dall’alto o da qualcun altro; sono invece presenti osservazioni analisi e riflessioni sul cammino spirituale del Buddha storico. Terzo punto non sono presenti affermazioni o negazioni sulla possibilità di esistenza di un Dio, piuttosto è espressa l’impossibilità per l’uomo di arrivare ad una conclusione in merito così come anche è impossibile risolvere razionalmente il problema della immortalità dell’anima o quello della infinità dell’universo (vedi Majjhima Nikaya discorso a Malunkyaputta).

Ciò che il Buddha ci dice invece è contenuta nel discorso sulle Quattro Nobili Verità (verità della sofferenza, la sua origine, la sua estinzione e il sentiero per la liberazione). Ma qual’è il criterio che guida il Buddha nel distinguere quali sono le verità di cui parlare e quelle di cui è meglio non parlare? In primo luogo la ragione, infatti su certi argomenti non si hanno delle risposte certe e in secondo luogo l’utilità, infatti parlarne non è utile ai fini del trovare una via che di salvezza alla sofferenza (vedi Parabola dell’uomo colpito da una freccia che piuttosto di pensare a curarsi la ferita provocatagli vuole prima sapere chi l’ha tirata, perché, da dove ecc. ecc. non comprendendo che morirebbe prima di ottenere risposta).

Concentrandoci su ciò che il Buddha ci ha detto notiamo come sia cruciale il ruolo della Seconda Nobile Verità. Essa ci parla delle cause della sofferenza che Buddha identifica nella “sete” (thana). Cosa mette e mantiene in moto questa macchina del desiderio? La prima causa è l’ignoranza (avjjia) nel non comprendere la vera natura delle cose. E qual è la vera natura delle cose e dei fenomeni? E’ la caratteristica intrinseca di essere prive di esistenza indipendente (anatta – non sé) e il fatto di essere impermanenti (anicca – soggette a continuo cambiamento). Questo nodo che intreccia sofferenza (dukkha), desiderio e ignoranza è fondamentale perché chi riesce a scioglierlo può dire di avere colto il nucleo centrale del carattere mistico del Buddhismo, nucleo rappresentato dalla possibilità di praticare il non- attaccamento, il distacco (viraga).

Per affrontare il problema del desiderio ci si riferisce alla Prima Nobile Verità in cui si dice che il desiderio è strettamente legato alle varie forme di sofferenza o dolore:

• sofferenza fisica che è la più facile da comprendere: ad esempio in condizioni di malattia;

• sofferenza del non ottenere ciò che si desidera ad es. essere sempre felici

• sofferenza di non potere allontanare ciò che non si desidera: ad esempio un collega di lavoro sgradito;

• sofferenza del cambiamento, cioè pretendere che tutto rimanga sempre allo stesso stato, ad es. che un momento felice rimanga per sempre o al contrario rattristarsi per un momento infelice non comprendendo che prima o poi passerà.

Quindi all’origine del dolore sta il desiderio di raggiungere obiettivi impossibili (immortalità o eterna giovinezza) o anche meno imppossibili come l’essere esenti da situazioni negative (pena, angoscia, paura, malattia). Per capire pienamente come il desiderio di questi obiettivi produca dolore occorre rifarsi alla Seconda Nobile Verità: all’origine del dolore c’è la brama accompagnata da piacere e attaccamento, la brama dei piaceri sensuali e dell’esistenza. Il termine più importante da analizzare è la brama, che è da intendersi come tensione alimentata dalla avidità e dall’attaccamento per gli oggetti di tale desiderio; il concetto di brama implica un attaccamento all’IO che desidera. Quindi se è vero che all’origine del dolore c’è il desiderio verso obbiettivi irraggiungibili è anche vero che alla radice di questo desiderio ci sia una forma di attaccamento all’IO che desidera.

Ci sono diverse forme di brama:

• desiderio alimentato dai sensi: desiderio sensuale in relazione ai diversi oggetti sensibili come le forme, i suoni, gli odori, i gusti, gli oggetti del tatto e gli oggetti mentali. I diversi desideri elencati non sono giudicati negativi in se stessi, ma lo sono se accompagnati da attaccamento agli oggetti che si desiderano e quindi all’IO che li desidera “colui che ha attaccamento gusta il cibo e si attacca al sapore, colui che non ha attaccamento gusta il cibo senza attaccamento al sapore”. Questa assenza di attaccamento o distacco può essere applicata a tutti gli oggetti del desiderio e quindi anche alla radice di tutti i desideri, ossia all’IO che desidera.

• desiderio spinto dal volere affermare l’esistenza, brama di esistere: non come istinto di sopravvivenza ma come attaccamento ossessivo alla propria esistenza incentrato nella fede – infondata – dell’esistenza di un IO autonomo autosufficiente, un ego sempre disposto ad assecondare le proprie fantasie di onnipotenza, produrre oggetti per il dominio di cose o uomini e possibilmente avere un controllo assoluto della realtà. Un simile ego non può produrre che dolore e infelicità. Spinge l’individuo a vivere costantemente nella paura di perdere il controllo delle cose, in uno stato di tensione permanente della caducità,transitorietà, in definitiva della paura della morte “colui che vive in preda alla brama è come una scimmia che per tutta la vita salta di ramo in ramo alla ricerca di un nuovo frutto”, “ coloro che sono attaccati alle passioni ricadono nella corrente, come un ragno nella reta da esso stesso tesa”.

• desiderio spinto dal volere negare l’esistenza, brama di non esistenza: “gli uomini sono pervasi da due convinzioni che guidano la loro vita: alcuni si avvinghiano e altri fuggono. Coloro che hanno capacità di discernimento invece osservano. E come altri invece fuggono? Essi sentendosi spauriti, umiliati, nauseati da questa esistenza, provano un dolce richiamo per la non esistenza”.

Di tutte e tre le forme di desiderio si osserva che alla radice del dolore che esse producono vi è una insoddisfazione, un disagio, un malessere provocato dall’impermanenza degli oggetti di desiderio: coloro che pensano di trovare soddisfazione in un desiderio dei sensi si accorge presto che ad ogni soddisfacimento segue il ripresentarsi del medesimo, in una dinamica circolare senza fine. Chi pensa di affermare l’esistenza attraverso l’accumulo di beni o poteri si accorge presto che tutto quello che ha accumulato e i frutti delle sue imprese si esauriscono nel tempo. Chi pensa di negare l’esistenza pretende al contrario di vincere il tempo tentando di sottrarsi alla sua opera consumatrice mediante un qualche tipo di morte anticipata; costoro, terrorizzati dall’opera del tempo si illudono di arrestarla semplicemente fermando il corso della propria vita.

A conclusione di questa analisi ecco che si chiarisce il nesso logico tra dolore e desiderio: il desiderio (tanha) è la radice del dolore (dukkha) in quanto chi desidera non comprende che ogni condizione dell’esistenza è impermanente. Costui esaurisce la propria vita alla rincorsa senza fine dei piaceri sensuali per affermare l’esistenza del sé oppure nella pretesa di fermare il tempo negando l’esistenza del proprio sé.

Andando più a fondo nella comprensione della dinamica del desiderio consideriamo che il carattere di impermanenza di tutte le realtà e fenomeni ha come oggetto lo stesso sé che osserva e che quindi non può trarsi fuori dal possedere anche lui la qualità di impermanenza. Ma mentre da una parte l’Io è disposto a riconoscere l’impermanenza della realtà che lo circonda spesso non riesce a riconoscere la propria, oppure anche se la riconosce non si comporta in accordo con questa. Tale resistenza a non riconoscere l’impermanenza dipende dalla tendenza a credersi una realtà autonoma e autosufficiente che ignora il proprio non sè. È quindi importante comprendere che anche quella realtà chiamata “Io” è allo stesso tempo priva di sè oltre che impermanente. Diventando consapevole che il proprio sè ha tutte e due queste qualità è ciò che permette l’estinzione del desiderio che è la radice che causa la sofferenza ponendo fine ad essa.

Osservando quindi ogni realtà sensibile, ma anche ogni sensazione, ogni percezione, ogni condizione, ogni atto e contenuto di coscienza caratterizzati dalle qualità impermanenza e non sè (anicca e anattā), si dovrebbe poter giungere a dire: «Questo non è mio, questo non sono io, questo non è il mio sé» e, in tal modo, liberarsi dalla schiavitù del desiderio: non desiderando di annullare il desiderio, ma osservandolo per quello che è, impermanente (anicca) e privo di sé (anattā). Questa liberazione dal desiderio consiste propriamente nel distacco (virāga).

Qui tutto è incentrato sulla possibilità che l’essere umano è in grado di attuare attraverso le sue capacità intellettuali e morali di realizzare un distacco dalle radici della sofferenza e cioè dalla brama. Questa estinzione coincide con il contenuto della Terza Nobile Verità.

Abbiamo parlato di verità senza tirare in ballo un Dio da cui essa discenda, ma ciò non toglie che se ne possa parlare anche in chiave mistica. Parlando di verità abbiamo introdotto concetti quali “eterno presente”, “equanimità”, “silenzio”, “non attaccamento” e “non azione”; tutti questi concetti evocano un problema di relazione tra l’assoluto e il relativo. Per entrare a fondo nel rapporto assoluto/relativo bisogna evocare il concetto di Dharmakaya (corpo della dottrina). La parola Dharma presenta diversi significati e indica quattro ordini di realtà: a) la legge cosmica che regola le vicende del mondo, b) la verità universale preesistente al Buddha, c) le norme di comportamento e d) e la realtà sia come singola realtà sia come insiemi di singole realtà. Detto questo possiamo dire che dharma evoca ciò che nel pensiero occidentale si chiama “il vero” e nel senso più ampio una verità di fatto e di ragione. Esso, peraltro, assume nella tradizione buddhista anche altre denominazioni: Dharmatā (Natura del Dharma), Dharmādhatu (Ambito del Dharma), Bhūtatathāta (l’essere proprio di ciò che è tale), Sūnyatā (Vacuità). Ora, se si cerca di unificare tutti questi significati in vista di trovare un termine occidentale che ne sia l’equivalente, si può proporre quello di Assoluto.

L’essenza del Dharma sta nella sua infinitezza che è sia spaziale che temporale, linguistica e logica: proprio perché non se ne possono stabilire i confini esso risulta inafferrabile da qualsiasi concetto e risulta quindi anche inesprimibile da qualsiasi parola e da qualsiasi discorso. Ciò non significa, tuttavia, che esso non esista, anzi si pone come condizione di possibilità di ogni ente, di ogni dire e di ogni comprendere.

Il termine “vacuità” (Sūnyatā) può essere assunto come quello che meglio rappresenta la funzione infinitamente “positiva” del Dharma: contrariamente a quanto pensa il senso comune, “vacuità” non va intesa come sinonimo di “nulla”, ma come condizione di massima apertura che consente il darsi e il dispiegarsi di ogni determinazione. Essa può essere paragonata allo spazio infinito che accoglie ogni dimensione e ogni figura; oppure al tempo immenso da cui nasce ogni temporalità misurabile; o al silenzio che è all’origine e alla fine di ogni suono e di ogni parola.

In breve il Dharma, in quanto Assoluto, proprio perché non contenibile in alcuna forma, è l’origine sempre attiva di ogni forma relativa. Gli stessi dei o il Dio delle religioni monoteistiche in quanto determinati non possono rappresentare compiutamente l’assoluto.

L’assoluto per essere tale dovrebbe essere sciolto da qualcosa che è relativo ad esso, e che lo fa essere. In altre parole quindi, si dovrebbe concludere che non vi può essere un Assoluto vero e proprio, un Assoluto in sé e per sé, ma solo in rapporto a un relativo che lo esige. Questa conclusione circa il condizionamento dell’Assoluto è del tutto coerente con uno dei principi generali degli insegnamenti del Buddha, secondo il quale «essendoci questo, c’è quello; apparendo questo, appare quello; sparendo questo, scompare quello».

Il tema dell’Assoluto sollecita tuttavia anche un altro ordine di problemi, di carattere più “esistenziale” che logico: il singolo individuo che intenda cogliere tale Assoluto, come potrà farlo, visto che questo, per sua propria natura, non può essere colto da nessuna forma limitata, sia essa una figura, un concetto o una parola? Non è infatti possibile continuare a pretendere che un individuo relativo, finito, convinto della propria identità personale, persista nello sforzo di cogliere qualcosa di assoluto, di indeterminabile: un simile sforzo è destinato a fallire, se ciò che deve essere raggiunto è di natura diversa da quella di chi lo vuole raggiungere. Ecco allora che il Buddha tenta di prefigurare un tipo di uomo che sia in grado di rinunciare alle caratteristiche che non gli consentono di cogliere l’Assoluto: è necessario rendersi il più possibile simili all’oggetto che si vuole cogliere. Si deve, cioè, provare a diventare l’Assoluto.

Il soggetto che voglia tentare di “adeguarsi” all’Assoluto dovrà sciogliersi dall’idea di identità che è alla base del proprio io, dovrà cioè praticare il distacco (virāga) da quell’idea di Io indipendente che è al centro di ogni forma di attaccamento ai beni materiali e ai beni ideali. Il Buddha tenta di scalfire questo inossidabile senso di proprietà dell’io grazie al concetto del “non sé” applicato all’io, mediante il quale dimostra che ciò che normalmente si intende come individualità personale è in realtà il risultato sempre mutevole di una serie di aggregati.

In un celebre scritto buddhista del I sec a.C., Milindapañha si ha una versione assai semplice dell’applicazione di questo concetto alla “fantasia” dell’io. Il Maestro Nāgasena, al re Milinda che stenta a comprendere l’insostanzialità dell’io, chiede con che cosa egli identifichi il carro: con il timone, l’asse, le ruote, il telaio, l’asta della bandiera, il giogo, le redini o il pungolo. Ovviamente, il re è costretto a negare che qualcuna di queste parti coincida col carro. Al che Nāgasena chiede: «Ma allora, sire, il carro è forse qualcosa di altro rispetto a timone, asse, ruote telaio, asta della bandiera, giogo, redini e pungolo?». La risposta è, ovviamente, negativa, per cui la conclusione è: alla parola “carro” non corrisponde alcunché di reale, ma un aggregato di parti o, meglio, di funzioni.

Considerazioni analoghe possono esser fatte a proposito dell’io: se si prova a catturarlo in una definizione, esso si scioglie in una molteplicità di parti, il che significa che dipendendo  l’io dipende da quelle parti, non può essere inteso in sé e per sé, come ente autonomo e incondizionato, ma non può nemmeno essere ridotto all’insieme di ciò che lo condiziona. In quanto non è una sostanza, l’io è anattā (non sé); in quanto eccede le sue componenti e le sue funzioni è śūnya (vacuità).

In realtà il non sé (anattā) e la vacuità (śūnya) coincidono: proprio perché l’io non è qualcosa che esiste in sé e per sé, esso risulta privo, “vuoto”, di ogni determinazione stabile e assoluta.
Ebbene, a questo punto non è difficile constatare che le caratteristiche anattā e śūnya, individuate come proprie dell’io, sono le stesse che, su scala più ampia, appartengono all’Assoluto: all’insostanzialità particolare di ogni individuo corrisponde l’insostanzialità universale dell’Assoluto. Ora, dal punto di vista di colui che intenda, in qualche modo, congiungersi o ricongiungersi all’Assoluto, questo significa che, quanto più costui riconosce di essere anattā e śūnya, tanto più scopre che anche l’Assoluto è anattā e śūnya. Quanto più l’uomo si stacca dal senso dell’io, tanto più si stacca dal senso di un Dio limitato, inteso come persona definita: tanto più l’anima individuale si apre, tanto più grande diventa l’idea di Dio, fino al punto che, essendo entrambe illimitate, coincidono. L’itinerario mistico buddhista sta in questo cammino di distacco da ogni identità limitata e fissa, sia essa riferita all’io che all’Assoluto: l’illuminazione o il Risveglio, culmine finale di tale itinerario, consiste nello scoprire e nel realizzare la Natura-di-Buddha, la Buddhità. Questa allude alla qualità universale che ogni essere vivente possiede prima e al di là di ogni qualificazione determinata, individuale o personale, cioè oltre ogni «nome e forma». Come tale, la Buddhità coincide con la Vacuità (śūnyatā) intesa non in senso nichilistico, ma, anzi, nel senso dell’infinita potenza di una realtà massimamente aperta, come quella di un cielo che ospita ogni forma di nuvola, o come quella di un oceano che accoglie ogni forma di onda, dove la massima apertura, proprio perché è condizione e garanzia del sorgere di ogni possibile forma, deve essere senza forma. Proprio perché è senza forma, la Vacuità coincide con il nibbāna, ossia con l’estinzione di tutti i modi con cui la mente si blocca in qualche contenuto particolare. Il Buddhismo raggruppa questi modi in tre categorie di «fattori nocivi» (akusala): l’attaccamento (lobha), l’avversione (dosa) e l’illusione (moha). In realtà il concetto di “attaccamento” è comune a tutti e tre, dato che nell’odio vi è attaccamento all’oggetto che si odia, così come nell’illusione vi è attaccamento a ciò che si crede vero. Nella condizione di nibbāna ciò che si estingue è la forza che alimenta tutte le varianti di queste tre forme di attaccamento, compresa quella dell’attaccamento ai due contenuti ritenuti normalmente più “nobili” e positivi, all’io e all’Assoluto. Pertanto realizzare la Buddhità significa realizzare la Vacuità, e realizzare la Vacuità significa realizzare il nibbāna: ed è opportuno usare il verbo “realizzare”, perché, se si impiegasse “ottenere” o “raggiungere”, si sarebbe portati a pensare che Buddhità, Vacuità e nibbāna sono sublimi “oggetti” da conquistare, mentre, invece, essi connotano la condizione in cui non vi è più alcun “oggetto” separato a cui attaccarsi. Nibbāna e i suoi equivalenti, in definitiva, non possono essere oggetti nemmeno del desiderio più sublime e spirituale, dato che rappresentano l’estinzione della tensione che alimenta il desiderare in quanto tale. Ebbene, se l’estinzione del desiderare è radicale, senza residui, essa comporta necessariamente anche la liberazione da ogni volontà di identificazione, e comporta pertanto anche l’affrancamento da ogni elemento di separazione tra l’Assoluto e l’io che l’ha “raggiunto”: tanto che si dovrebbe dire che non c’è più nemmeno l’idea di un Assoluto raggiunto, né quella di qualcuno che l’ha raggiunto. È chiaro che, a questo livello, le possibilità di dire vengono meno, non a caso, dunque, il Buddha scelse il «Nobile silenzio» come risposta a ogni quesito riguardante la verità ultima.

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