Il Libro Tibetano dei Morti

Interpretazione del Libro Tibetano dei Morti

A cura di Davide

Prologo

Dopo avere letto il Libro Tibetano dei Morti ho deciso di fare una specie di resoconto scritto cercando di estrarre i concetti principali. Nel fare questo, approfondendo alcuni aspetti per me di difficile comprensione ho travato una altra fonte (http://www.centronirvana.it/bardo_thodrol.htm) che ho integrato al testo scritto da me. Quello che è venuto fuori è questo “ibrido” (spero non “brivido”) in cui le parti in corsivo sono quelle elaborate da me e relative ai concetti estrapolati dalla lettura del libro dei morti, mentre le restanti parti sono un riassunto della sopracitata fonte.

Il Bardo Thodol, comunemente conosciuto come Il Libro Tibetano dei Morti è l’insegnamento dell’esperienza al momento della morte secondo il canone Buddista.
Le fasi o stati intermedi principali in cui è suddiviso il processo di morte sono tre: la prima immediatamente dopo la morte, la seconda che dura fino a 14 giorni dopo la morte e la terza che può durare fino al 49° giorno dopo la morte. In pratica il Bardo Thodol insegna al morente come affrontare gli stati intermedi facendogli capire la natura illusoria delle visioni che si hanno al momento in cui la nostra coscienza si stacca dal corpo, e il suo scopo è quello di guidare il morente verso la liberazione dalla rinascita (che ci farebbe rientrare nel ciclo della sofferenza).
La comprensione delle visioni dipenderà soltanto dalla maturità spirituale raggiunta durante la vita. Se la nostra maturità spirituale non ci consente la liberazione “diretta” al momento della morte, tramite la lettura del Bardo da parte di un amico o parente o guru, il defunto può raggiungere la liberazione ascoltando i numerosi richiami o confronti faccia a faccia e meditando su di essi. Se a causa del pessimo Karma non riusciamo a liberarci, nell’ultima parte del Thodol troveremo le istruzioni per potere almeno scegliere il regno in cui rinascere nella vita seguente.

La natura delle visioni che si sperimentano nel Bardo può essere intuita se pensiamo ad esse come un “riflesso di luce” una rappresentazione simbolica delle azioni Karmiche della vita appena conclusa. Immaginate di assistere al film della vostra vita in cui le scene assumono diversi colori, intensità di luci e suoni a seconda delle azioni compiute.
Potremo provare più o meno paura o più o meno attrazione verso le visioni, in funzione del nostro livello di consapevolezza della Vera Natura della Realtà, ma la “liberazione” si raggiunge solo se abbiamo compreso che quelle visioni in realtà sono il prodotto della nostra coscienza, del nostro essere; riconoscere questo e non avere né paura né attrazione verso le diverse luci è ciò che ci renderà liberi dal ciclo delle rinascite.

Il corpo del testo si sviluppa nelle varie fasi sottoforma di veri e propri “richiami”al defunto che servono a ricordare all’essere che quelle visioni in realtà sono mere illusioni, non esistono realmente e sono solo il prodotto della propria Coscienza. Durante la vita la coscienza era collegata ad un corpo di aggregati fisici ed era abituata a percepire tutti i fenomeni come “esterni al sé”, ma adesso che è avvenuto il distacco dal corpo ed è più facile per essa stessa capire che è l’unica cosa che è rimasta, non avendo più un corpo fisico che può soffrire o provare piacere, non deve più nemmeno provare attaccamento(attrazione) o avversione (paura) per le visioni. E’ necessario comprendere che esse sono vuote di una esistenza intrinseca, che sono il frutto della nostra mente ed è inutile che noi proviamo a fuggire da noi stessi. Dobbiamo accettare che tutto è frutto della nostra coscienza, al di fuori della coscienza non c’è niente. Il corpo muore e l’unica cosa che continua è la coscienza.
Abbandonare il dualismo, che è il concetto del sé o dell’Io (io e gli altri, io e ciò che c’è fuori di me) proprio della vita umana e comprendere la vacuità dei fenomeni è l’essenziale. Compreso questo riusciremo a rimanere nell’equanimità, a sviluppare il non attaccamento, la non avversione, a eliminare l’ignoranza e ad essere finalmente liberi dalla sofferenza del ciclo delle rinascite.

Prefazione

Il Bardo Thodol è considerato il testamento spirituale di Padmasambhava e descrive le visioni che il nostro Principio Cosciente (rappresentazione della Coscienza Universale nel piano della manifestazione formale – umana – ossia della dualità e del “senso dell’io) percepisce durante le varie fasi del Bardo (Stato Intermedio) comprese fra il distacco dal corpo fino alla liberazione o alla eventuale nuova rinascita.
Al momento della morte viviamo tutti analoghe esperienze, ma è la capacità di riconoscere la natura delle visioni che ci rende diversi.
Durante la vita siamo talmente convinti che il corpo sia il centro di noi stessi che lo identifichiamo con la nostra coscienza, perciò riteniamo che alla morte del corpo muoia anche il principio cosciente. Alla morte il principio cosciente lascia il corpo e passa attraverso i vari stati intermedi sperimentando direttamente che l’identità corpo-coscienza è un’illusione; è infatti la sola coscienza che passa per i vari bardo. Quando lasciamo il corpo, niente continua, se non il principio cosciente con i semi karmici creati durante la vita
E’ importante che il morente, se non è in coma, sia coinvolto in una conversazione che lo guidi e lo stimoli a superare le esperienze che dovrà affrontare: «Tu stai morendo, stai lasciando i familiari, gli amici e il tuo ambiente. Ma nello stesso tempo c’è qualcosa che continua in te; dovrai affrontare esperienze paurose, il distacco dal corpo e il tuo karma sotto forma di visioni. Quali che siano le visioni, stabilisci sempre un rapporto con quello che accade e non tentare di fuggire, non puoi fuggire a te stesso. Rimani lì e stabilisci un rapporto con tutto ciò che proietti»
La possibilità di ottenere la liberazione nel Bardo si spiega considerando che durante la vita abbiamo due ostacoli che si oppongono alla liberazione, il corpo ed il karma.
Il corpo per la presenza dei cinque aggregati energetici, che compongono la individualità e
il karma perché la “visione karmica” (è il modo in cui percepiamo il mondo, in relazione al karma accumulato che condiziona le nostre esperienze), dovuta al karma accumulato nelle vite passate, ci condiziona nella interpretazione del mondo, facendoci vedere gli avvenimenti colorati dai nostri condizionamenti.
Con la morte ci liberiamo dal corpo; rimane quindi il solo ostacolo del karma.
Nello stato di Bardo siamo avvantaggiati perché in esso, senza corpo, la Chiara Luce e le visioni si manifestano spontaneamente; se sapremo riconoscerle otterremo la liberazione.

Introduzione

La “pura Consapevolezza” o Coscienza, è lo stato da cui si rivela la manifestazione di quello che si percepisce; la Coscienza non è concreta, ma da essa nascono tutte le cose che noi consideriamo reali. La vera natura della Coscienza è priva di fondamento, è lo stato di vuoto, o ‘vacuità’ (shunyatà) non c’è nient’altro eccetto la Coscienza, che è senza nascita e quindi senza morte; essa esiste dappertutto, ma per noi è di difficile comprensione.
Non vedendo la reale natura delle cose non riusciamo a comprendere che i fenomeni sono delle manifestazioni della Coscienza; i fenomeni sorgono dalla Coscienza e si dissolvono in essa;
La cosa più importante che dovremo comprendere è che la nostra coscienza e la Coscienza universale sono un’unica e stessa cosa.
Durante il Bardo abbiamo l’esperienza di vari tipi di energia, sotto forma di visioni di natura metafisica, che sorgono dalla ignoranza; la capacità di ottenere la liberazione dipende dalle nostre reazioni alle visioni stesse. Le visioni sono energie, emozioni fuori del nostro controllo cosciente, che quindi interpretiamo come esterne a noi. Sono le stesse energie che ci impediscono di riconoscere le visioni come interne. Potremo dire che sono energie terribili, di grande intensità, che non vogliamo avere nella nostra coscienza, che proiettiamo all’esterno, e che poi si rivolgono contro di noi creandoci terrore.
Secondo il nostro livello di coscienza possiamo comprendere queste visioni (pure energie) come reali o come non reali. A livello assoluto, se dimoriamo nella pura Consapevolezza vediamo le visioni come fenomeni, quindi non reali per cui non ci fanno paura, non possono danneggiarci. Ad esempio, se un demone ci assale, rimanendo stabili nello stato della pura Consapevolezza il demone scompare perché tutto è natura primordiale della Coscienza.
A livello relativo, sperimentiamo le visioni come se avessero un’esistenza reale, anche se sappiamo che reali non sono, che non esistono in senso assoluto e sappiamo che il mondo è una proiezione materializzata della Coscienza, gli oscuramenti karmici e il concetto della dualità ci fanno sentire come soggetto separato dall’oggetto, cioè come se le visioni fossero separate da noi. Le visioni che sperimentiamo rappresentano simbolicamente le energie del nostro karma.
All’inizio del Chikai Bardo, a causa della malattia che ci porterà alla morte, il nostro principio cosciente si ritira dal corpo la coscienza è indifferenziata: la dualità sono reintegrate nell’unità di coscienza non differenziata È lo stato in cui è possibile realizzare l’identità principio cosciente-Coscienza.
Se per incapacità, dovuta al karma o ad impreparazione, non ci riconosciamo nella Chiara Luce, allora scendiamo al livello inferiore e prendiamo un corpo mentale nel Chonyid bardo in cui la nostra coscienza proietta simboli karmici che si presentano sotto forma di divinità pacifiche e irate accompagnate da luci, suoni, raggi di luce sfolgoranti. Se non riusciamo a riconoscerci in alcuna di queste divinità, allora veniamo spinti verso il Sidpa Bardo, alla ricerca di una rinascita

Il Bardo del processo della morte (Chikai bardo)

Subito dopo la morte, progressivamente il nostro principio cosciente si distacca dai corpi che lo avvolgono: sarebbe meglio dire che progressivamente il principio cosciente cambia gli stati di coscienza o consapevolezza chiamati corpo fisico, corpo pranico, corpo manasico, per rimanere nello stato di coscienza chiamato corpo causale (dharmakaya), o corpo della illuminazione primordiale. In questo primo stadio (Chikai Bardo) il livello di coscienza in cui ci si trova è quello con il solo corpo causale (Dharmakaya); in questo corpo, senza la mente che li proietta, non esistono né spazio né tempo, viene quindi a mancare l’effetto della causalità, ma i semi karmici rimangono allo stato potenziale.
Primo distacco – si distacca il filo della coscienza. L’ente perde contatto con i cinque organi di azione per cui percepisce ma non è capace di rispondere .
Secondo distacco – si distacca il filo di coscienza collegato ai polmoni. Ancora non è morte vera, ed il collegamento può essere riattivato con mezzi meccanici.
Terzo distacco – si distacca il filo ancorato al cuore; questo è il completo distacco dal nostro corpo fisico, si ha la vera astrazione dal corpo fisico. Non vi è dolore né sofferenza, è come quando ci si addormenta. Si percepisce il piano fisico, ma non vi si può accedere; si può vedere e udire tutto, ma non si riesce a comunicare e gli altri non lo possono vedere.
Se nel piano fisico durante la vita quando c’era un emozione (ad es. un moto di odio) la scaricavamo sugli altri, in questo piano la corrente emotiva (odio) si riversa su noi stessi creando la relativa energia (angoscia e terrore): noi quindi siamo i creatori e le vittime della dualità che creiamo. Queste energie che creano armonia o disarmonia sono le divinità pacifiche o irate che noi stessi proiettiamo, e il principio cosciente per liberarsi dei contenuti energetici deve trascendere ogni tipo di qualità attrattivo-repulsiva.
Senza mente (e corpo), il principio cosciente non ha più il senso della dualità e quindi neanche quello della individualità; si trova nello stato di “Unità con se stesso”.
In questo periodo, nella nostra coscienza, risplende la Chiara Luce Primordiale, che però non è una luce visibile normalmente, ma è la nostra vera natura, lo stato di pura e luminosa consapevolezza.
Appena la respirazione sarà cessata, ti apparirà il significato dell’indicazione che il maestro ti diede sulla “Chiara Luce” del primo stato intermedio. Quando la respirazione è cessata, tutto è una limpida vacuità, come quella dello spazio celeste. In questa dimensione spaziosa sorge una consapevolezza nuda, oltre alla quale non c’è nulla, senza l’idea di centro e periferia, chiara e vuota. In quel momento devi riconoscere da te stesso la consapevolezza vuota e limpida come la tua vera natura e rimanere in quello stato.
«La limpidezza, in cui consiste la natura della tua consapevolezza di te stesso nell’attimo presente, non è per nulla qualche cosa, né è caratterizzata da colori e immagini: proprio questo limpido vuoto è la vera natura della realtà. L’essenza della tua consapevolezza di te stesso è il vuoto, ma esso non è un mero nulla. Infatti la tua consapevolezza è una chiarezza senza ostacoli: proprio questa nitida chiarezza è l’illuminazione. I due aspetti della tua consapevolezza, la vuota essenza, per nulla determinabile, e la nitida chiarezza, sono inseparabili: proprio questa indivisibilità è il corpo della realtà (dharmakaya). La tua consapevolezza di te stesso, in cui vacuità e chiarezza sono inseparabili, dimora nel grande corpo di luce che non è soggetto né a nascita né a morte
È sufficiente avere questa comprensione. Se comprendi che la nitida natura della tua consapevolezza di te è lo stato di liberazione, allora il vedere da te stesso la tua consapevolezza è dimorare nello stato di liberazione».

Nel Chikai Bardo è possibile ottenere la liberazione in due modalità a seconda del grado di consapevolezza raggiunto nella vita: A) Coloro che sono avanti nella comprensione si trasferiranno direttamente lungo il Grande Sentiero verticale sapendo riconoscere la Chiara luce Originaria, e B) Coloro che sono un po’ meno pratici al momento della morte riconosceranno invece la Chiara Luce Secondaria e andranno in alto.

A) Se il principio cosciente riconosce la Chiara Luce, viene assorbito nel corpo di beatitudine; in caso contrario prosegue il suo cammino verso gli stati inferiori nel Bardo. La Chiara Luce Primordiale (Luce Madre) rappresenta la nostra vera natura, la Coscienza del Sé che pervade tutte le coscienze di cui la coscienza individuata è un riflesso (Luce figlio).
Da notare che la Chiara Luce è l’unica Realtà fra tutte le visioni sperimentate negli stati intermedi.
Se nell’incontro (Luce Madre – Luce figlio) riconosciamo di essere un riflesso della Luce Madre, ossia se riconosciamo che la nostra coscienza è la stessa Chiara Luce Primordiale, otteniamo all’istante la realizzazione della nostra vera natura nel piano causale, e non abbiamo la necessità di sperimentare gli altri stati del Bardo. Infatti riconoscere che noi stessi (principio cosciente) siamo la Coscienza Universale, equivale a riunire l’oggetto con il soggetto e quindi trovarsi nello stato di non-dualità.
Per ottenere questa liberazione il Testo ripete in continuazione che «è necessario rimanere costante-mente nello stato di consapevolezza che è al di là del concetto dualistico di soggetto ed oggetto».

B) Se non riconosciamo di essere un riflesso della Chiara Luce Primordiale, allora, «dopo circa la durata di un pasto» si manifesta la «Chiara Luce Secondaria», un po’ meno brillante della prima. Se non riusciamo ancora a riconoscerci come un suo riflesso, perdiamo temporaneamente coscienza per poi svegliarci in uno stato di coscienza più basso (il Sambhogakaya).

Ci si potrebbe chiedere perché tutti gli esseri, perfino quelli con basso livello di consapevolezza, incontrano la Chiara Luce, e perché, pur essendo noi stessi Chiara Luce, non ci riconosciamo in essa.
Se la consapevolezza è oscurata dai semi karmici essa è meno luminosa, più opaca per cui non la riconosciamo e non riusciamo a fonderci con essa. In altre parole, se non siamo in sintonia con la Chiara Luce, pur essendo noi un suo riflesso, non riusciamo a riconoscerla, ci sentiamo estranei al suo livello, e siamo spinti a cercare il nostro livello di consapevolezza, quello al quale siamo più abituati; questo desiderio crea una dualità che ci allontana dallo stato di non-dualità della Chiara Luce.

Il bardo dello stato dopo la morte (Chonyid bardo) o Bardo dell’esperienza della Realtà.

Scendendo dal Chikai bardo entriamo nello stato di consapevolezza chiamato Sambhogakaya, e prendiamo anche un corpo mentale superiore. Il corpo mentale superiore è il veicolo dell’intuizione, della conoscenza, del puro intelletto. In questo piano torna il concetto di spazio e di tempo e quindi del principio di causalità, e il principio cosciente sperimenta la sola conoscenza dei dati proiettati dalla sua mente (esperienza soggettiva).
Da questo momento appariranno le visioni Karmiche per sette più sette giorni, abbiamo visioni di luci sfolgoranti, suoni e raggi di luce che percepiamo come divinità pacifiche e contemporaneamente a queste abbiamo visioni di luci, suoni e raggi di luce di minore intensità, quasi opachi che percepiamo come divinità furiose.
La liberazione avviene se il defunto riconoscerà le Luci di una delle delle divinità Pacificatrici (giorni 1-7) o di una di quelle Furiose (giorni 8-14) quando esse sorgeranno su di loro e capiranno appunto di trovarsi nel Bardo.
Viene ora riportato l’ordine con cui queste Divinità si presentano al confronto faccia a faccia con il defunto. Viene indicata per prima la causa del loro apparire, poi il nome della Divinità, quindi del metodo che dobbiamo usare come antidoto alle nostre visioni errate, il colore della luce che emanano e l’elemento correlato.
Le divinità Pacificatrici sono
1 giorno: Ignoranza (che porta al cattivo karma) – Vairochana (pelle bianca) Saggezza della realtà. – non aggrapparsi, non essere debole – Luce blu- elemento Acqua e Vento
2 giorno: Odio che fa fare Cattive azioni – Akhsobhya (pelle blu) saggezza dello specchio – accrescere amore, evitare odio – Luce bianca- elemento acqua
3 giorno: Brama (anche violenta) – Ratnasmbaba saggezza della giustizia – mantenere spirito remissivo, essere umile credere nella luce bianca della saggezza – Luce gialla- elemento terra
4 giorno: Egoismo & Attaccamento – Amithabba Saggezza del discernimento – abbandonare attaccamento, mantenere la intelligenza in uno stato remissivo – luce rossa- elemento fuoco
5 giorno: Invidia – Amoghasiddhi Saggezza onnipotente – meditare sull’invidia con imparzialità (senza repulsione ne attaccamento) – Luce verde- elemento aria e vento
6 giorno: predisposizioni karmiche pesanti e mancanza di attrazione verso la luce della saggezza – arrivano tutte insieme le divinità precedenti e i loro accompagnatori (in totale 42 entità benevole) ad aiutarci a riconoscere la luce
7 giorno: ad accogliere il defunto arrivano:
– le 5 divinità detentrici della conoscenza
– il sentiero del mondo delle bestie della passione oscura e dell’ignoranza
In questo stadio il defunto potrebbe avere paura della radiosità brillante dei 5 colori emanata dalle 5 divinità e a causa della influenza delle illusioni e propensioni (abitudini insane protratte nel tempo) è attirato dalla luce opaca che viene dal mondo delle bestie. Per liberarsi basta riconoscere in tutte queste divinità la loro vera natura non avendo paura di esse e riconoscendo le divinità come il prodotto del proprio intelletto.
Dall’ottavo al quattordicesimo giorno sorgono le divinità furiose che sono le stesse divinità purificatrici viste precedentemente, solo mutate di aspetto. Siccome sono mutate di aspetto è difficile riconoscerle, ma basta solo che il defunto appena appena riesce a riconoscerle, allora la liberazione potrà avvenire anche in questa parte. Questo perché al momento di provare paura la mente è concentrata e senza distrazioni, per cui ha maggiori capacità di riconoscere quel minimo spiraglio in modo da non si reagire scappando ma arrivando ad intuire la vera natura anche delle divinità furiose.
Naturalmente in vita il defunto deve avere conosciuto gli insegnamenti del Bardo per potere riconoscere le divinità durante il loro sorgere in questo stadio del bardo.
Infatti questa parte sul confronto faccia a faccia con le divinità furiose è utile a coloro che in vita o non hanno mai seguito gli insegnamenti o sono dotati di un infinito potenziale negativo di Karma. Essi possono raggiungere lo stato di Buddhità solo ascoltando le preghiere di questo libro, possono raggiungere l’illuminazione all’istante!
Le divinità Furiose sono:
Giorno 8: Buddha-Heruka è in realtà Budda Vairochana, ha tre teste sei mani, quattro piedi, nove occhi, marrone di colore con capelli giallo rossi. Teschi, teste umane. Stanno in piedi con una gamba piegata e l’altra dritta. Emanano radiose fiamme di saggezza.
Giorno 9: Vajra-heruka è di colore blu ha tre teste sei mani, quattro piedi piantati per terra. In realta si tratta di Akhsobhya (Vajrasattva)
Giorno 10: Ratna-heruka è di colore giallo ha tre teste sei mani, quattro piedi ben piantati a terra ed è avvolto dalle fiamme. In realtà è Ratnasambhava
Giorno 11: Padma-heruka è di colore nero-rosso ha tre teste sei mani, quattro piedi ben piantati in realtà è Buddha amithabha
Giorno 12: Karma -herua ha tre teste sei mani, quattro piedi ben piantati, in realtà è Buddha amoghasiddi
Giorno 13: se avere udito il confronto faccia faccia con le divinità furiose o si è scappati per la paura, non avendo riconosciuto in esse le proprie divinità tutelare e compreso che sono prodotti del proprio intelletto allora sorgono nella mente del defunto le 8 divinità furiose karimas e htmanmenmas
Giorno 14: 30 divinità furiose + 28 possenti dee emanate sempre dalle divinità furiose, anche esse prodotte del proprio intelletto ora brillano radiose su di te
‘Le divinità pacificatrici originano dal vuoto del Dharma-Khaya riconoscile.
Le divinità furiose dalla radiosità del Dharma-Khaya riconoscile. Se le riconosci e non hai paura sei libero dal Samsara’
L’utilizzo delle varie Divinità è una sorta di simbologia utilizzata per descrivere qualità di mente, parola e corpo degli esseri che dopo morti le sperimentano a livello della coscienza attraverso le sopracitate visioni Karmiche. Essi realizzano attraverso la meditazione che le visioni che sorgono e le luci che vedono, al pari di quello che rappresentano le esperienze del Samsara sono in realtà creazioni della mente, proiezioni mentali prive di una esistenza intrinseca e che hanno la caratteristica della vacuità. Meditando quindi gli esseri hanno come obbiettivo quello di non farsi attrarre (attaccamento) e nemmeno fuggire (avversione) da quello che rappresentano le Luci delle divinità, ma di realizzare la vera natura dei fenomeni liberandosi dal ciclo infinito delle rinascite.

Perché appaiono e cosa rappresentano le visioni che percepiamo come divinità pacifiche ed irate?
Le istruzioni riportano che le luci, i colori e i suoni che percepiamo derivano dalla dissoluzione progressiva dell’energia karmica dei cinque “elementi sottili” che formano il nostro corpo; questi elementi (Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Etere) mano a mano che si dissolvono rilasciano la loro energia sotto forma, appunto, di luci sfolgoranti, colori e suoni che, combinandosi fra loro, formano delle figure che riempiono tutto lo spazio e che il principio cosciente percepisce e sperimenta come divinità pacifiche ed irate così intensamente da provare paura e terrore.
Queste energie rappresentano il nostro karma, gli insegnamenti indicano quale luce colorata e quale suono corrisponde all’elemento che si dissolve. Le luci sfolgoranti di saggezza sono accompagnate da altre luci più opache, che rappresentano le nostre tendenze inconsce accumulate attraverso ira, avidità, ignoranza, desiderio, invidia, orgoglio. Sembra che il riconoscimento delle visioni dipenda soltanto dalla pratica di aver vissuto tale stato di coscienza durante la vita. Se la nostra coscienza considera reali le percezioni esterne dei nostri sensi, relative soprattutto alla vista e all’udito, non riusciremo mai a comprendere che le visioni sono nostre proiezioni e sono interne a noi.
L’insegnamento è basato quindi sul diventare consapevoli che le manifestazioni non sono qualcosa di separato da noi, non dobbiamo considerarle visioni esterne e reagire con la paura ricadendo così nell’illusione. Dobbiamo essere consapevoli che solo riconoscendole come energie proiettate dalla nostra coscienza possiamo ottenere la liberazione.
Così, quando appaiono le divinità bevitrici di sangue, con corpi enormi e membra tozze, grandi come tutto lo spazio, sicuramente si prova paura. Ma non appena si ascolta questa istruzione sulla loro vera natura, si comprende che esse sono una propria manifestazione, oppure la divinità verso la quale si è devoti:
«Non aver timore, ma riconosci qualunque cosa ti appaia, per quanto terrificante, come una tua manifestazione. Riconoscila come il tuo stesso splendore naturale, chiara luce. Se lo riconosci in questo modo, senza dubbio sei liberato proprio ora. La cosiddetta illuminazione istantanea accade proprio in questo momento. Ricorda!»
Noi vediamo queste Visioni a seconda delle nostre tendenze karmiche; se riusciamo a comprendere che le divinità sono energie della nostra coscienza, dobbiamo cercare di fonderci con esse, riconoscerle come nostre proiezioni con cui identificarci; con il riconoscimento, i semi karmici perdono la loro energia venendo a mancare le condizioni adatte per essere portati a maturazione; se invece, a causa dei nostri condizionamenti karmici, percepiamo le luci opache come entità della manifestazione saremo attratti da esse e saremo spinti verso la rinascita; secondo le istruzioni non dobbiamo seguirle, dobbiamo vincere la paura ed unirci alle brillanti luci della nostra coscienza.
“Perciò qualunque suono, luce o raggio tu percepisca non può nuocerti: tu non hai nulla che possa perire. È sufficiente renderti conto che questi fenomeni sono una tua manifestazione naturale. Sappi che questo è lo stato intermedio… Non temerle, sono manifestazioni della tua coscienza, delle tue tendenze karmiche, non possono farti del male, non sono forme materiali, sono simboli karmici che raccontano la tua vita. Riconoscile come forme simboliche della tua coscienza, mantieni la tua consapevolezza completamente distaccata, riconoscile e identificati con esse
Dunque non provare desiderio verso quelle esperienze; non provare neppure timore. Rimani rilassato nello stato privo di giudizi. In questo stato, tutti i corpi divini e i raggi luminosi svaniranno in te stesso, cosicché realizzerai l’illuminazione”
E’ necessario ricordare che nel Bardo non c’è niente di reale, se non la Chiara Luce.
Le istruzioni spiegano che se prendiamo consapevolezza che le luci sfolgoranti che ci incutono terrore sono soltanto nostre proiezioni, allora ci libereremo dal terrore e potremo identificarci con esse. Ad esempio: se abbiamo paura di un serpente che poi riconosciamo come corda, ci siamo liberati dalla paura perché ci siamo resi conto che quello che credevamo un serpente è in realtà una corda. Il riconoscimento ci ha liberati dalla paura. Così avviene con il riconoscimento della non-realtà delle nostre proiezioni delle luci sfolgoranti.
Il Bardo-Thodol oltre a descrivere le varie visioni insegna che per riconoscerle quali proiezioni dell’energia della nostra coscienza è necessario:
– Rimanere nella grande equanimità della non-azione, in cui non c’è né attaccamento né avversione, né vicino né lontano;
– rimanere nello stato naturale di grande equanimità, senza giudicare e senza reagire in un modo impulsivo: la Via della liberazione naturale;
– riconoscere le luci, con devozione ed amore, quali manifestazioni del nostro Maestro, offrendogli preghiere e mantra.
In ogni caso, prosegue il Testo, anche se non abbiamo devozione e non recitiamo i mantra, ma riconosciamo le visioni come proiettate da noi stessi, otterremo la liberazione.

Le divinità irate proiettate dal nostro principio cosciente dall’ottavo al quattordicesimo giorno sono l’altro aspetto delle divinità pacifiche e rappresentano il percorso che dobbiamo fare per ottenere la liberazione; il loro aspetto terribile serve per risvegliarci a comprendere la natura illusoria del Bardo. Se per il terrore o la impreparazione non riusciamo a riconoscere le proiezioni quali visioni illusorie, allora scendiamo verso il bardo del divenire che conduce alla rinascita.

Il bardo del divenire che conduce alla rinascita (Sidpa Bardo) o Bardo della Rinascita
Questo stadio è suddiviso in due parti, una detta del Mondo dell’aldilà e una seconda parte detta del Processo della rinascita. Nel Sidpa Bardo sorge il cosiddetto “corpo del Bardo” dotato di tutte le facoltà dei sensi, ha delle caratteristiche sovrannaturali e possiede ampi poteri di percezione propri di questo tipo particolare di coscienza. Nella prima parte alcuni degli esseri avranno la possibilità di liberarsi solo grazie ai confronti faccia a faccia (o richiami). Il “Corpo del Bardo” diventa dello stesso colore della luce relativa al regno in cui deve avvenire la rinascita per opera del Karma: Bianco opaco Deva; verde opaco Asura; giallo opaco uomini; azzurro opaco bestie; rosso opaco Preta; grigio opaco inferno. Qualsiasi sia il colore che brilla adesso occorre meditare su di essa e considerare che sia in realtà una luce illusoria, quindi la mente non deve cadere nell’errore di considerarla reale, ottenendo l’effetto della rinascita in quel luogo. Meditando e rimanendo nella vacuità si può evitare la rinascita e raggiungere la liberazione.
Nella seconda parte gli esseri appartenenti a un livello sempre più basso di consapevolezza avranno delle visioni dei luoghi di rinascita e si libereranno impedendo l’accesso all’utero, altri ancora non si libereranno, ma essendo costretti a rinascere sarà almeno possibile per loro scegliere il luogo (e quindi il tipo) di rinascita.

Prima parte – il mondo dell’aldilà

Questo stadio del Bardo ha una durata variabile da una settimana fino a quarantanove giorni. Durante il Sidpa bardo, chiamato anche “bardo karmico del divenire”, il principio cosciente aggiunge ai corpi già presi anche il corpo mentale inferiore (stato di coscienza del Nirmàanakaya) cioè entra nel piano della mente ordinaria con il pensiero logico, analitico, creativo, immaginativo; in esso si riattivano tutti i semi karmici (le nostre tendenze abituali) e tutto ciò che sperimentiamo dipende esclusivamente dalla potenza del karma accumulato nelle vite precedenti.
Il corpo mentale, senza la protezione del corpo fisico, è dotato di chiarezza, di illimitata mobilità, di sensibilità e di una rudimentale chiaroveggenza che lo rendono molto vulnerabile alle visioni, ma lo rendono anche molto ricettivo alle istruzioni. Siamo mossi da tutti i concetti che ci hanno dominato durante la vita (venti karmici); ma questi poteri sono però di natura karmica, non dobbiamo desiderarli. Le istruzioni insegnano che dobbiamo bloccarli prima di diventare vittime della loro energia.
Senza l’inerzia del corpo fisico, con i pensieri che diventano subito reali, sperimentiamo l’aldilà come ce l’hanno insegnato le nostre credenze religiose. In questo bardo sperimentiamo visioni e suoni strani e paurosi che dipendono dalla dissoluzione dei quattro elementi che formano gli aggregati del corpo fisico. Il Testo non riporta il quinto elemento, l’etere (a differenza di prima), perché in esso permane il principio cosciente.
Il nostro vagare nel Bardo è come un incubo, crediamo di avere un corpo e di esistere realmente, udiamo forti rumori, cerchiamo di fuggire, ma di fronte a noi si aprono delle voragini. Il vento del karma ci sospinge incessantemente, siamo presi dal desiderio di avere un corpo, ed il non poterlo avere ci causa dolore. Sembra che per purificarci sperimentiamo le sofferenze di cui siamo stati diretti o indiretti responsabili.
In questo stadio abbiamo l’esperienza del “giudizio” che consiste nella revisione di ogni azione karmica della vita appena trascorsa; essa, come ogni esperienza nel Bardo, avviene nella nostra coscienza; non c’è nessuno che ci giudica, siamo noi stessi sia il giudice che l’imputato. Se nel passare in rassegna le esperienze karmiche della vita appena trascorsa saremo capaci di riconoscere gli errori commessi, comprenderne il significato profondo osservandoli senza emozioni, senza rimorsi, senza sensi di colpa o rimpianti, riusciremo a purificare il nostro karma; in caso contrario le emozioni negative diventeranno legami che ci spingeranno verso la rinascita. Purtroppo la paura genera reazioni di odio e di aggressività che ci impediscono di rimanere nello stato di equanimità necessario per non identificarci con le energie delle esperienze passate; una tale identificazione ci preclude la piena comprensione del significato di ogni nostra azione.
Qui, il Lama cerca di rinfrancare il morente spiegandogli che ormai ha lasciato tutto e lo esorta a considerare parenti, amici, proprietà, ecc. come oggetti percepiti in sogno e a non essere attaccato a loro.
«Se provi attaccamento non puoi conseguire la libertà dal terrore delle visioni. Devi fare ogni sforzo per rimanere libero dalla paura».
Le istruzioni spiegano che il corpo mentale è fatto di tendenze abituali ed esortano ancora una volta il defunto a non avere paura perché le visioni terribili sono sue proiezioni e sono illusorie e non si può avere paura di visioni illusorie. Perciò, per allontanare la paura e le altre emozioni negative, è importante rimanere nello stato inalterato di equanimità (non agire, non desiderare); e se per varie ragioni non ci riusciamo, il Lama ci invita a meditare sul nostro Maestro fino ad identificarci con esso:
«Medita a lungo sul tuo Maestro con il quale ti sei identificato. Visualizzalo come una visione illusoria e priva di sostanza: questo è il “puro corpo magico”. Quindi la visualizzazione del Maestro svanisce a partire dai contorni verso il centro. Rimani nella condizione non concettuale della chiarezza e del vuoto. Di nuovo medita sul Maestro. Poi medita sulla chiara luce. Alterna così le meditazioni. Successivamente anche l’immagine del cuore del Maestro che simboleggia la consapevolezza svanisce a partire dai contorni. Ovunque arrivi lo spazio, lì c’è anche la consapevolezza. Ovunque ci sia la consapevolezza, lì c’è il corpo della realtà (dharmakaya). Rimani tranquillo nello stato non elaborato del corpo della realtà, privo del senso dell’io. In questo stato bloccherai il processo della rinascita e otterrai la liberazione».
Le istruzioni esortano il defunto a ricordare una qualsiasi pratica spirituale, lo incoraggiano ad abbandonare ogni tipo di attaccamento a persone e cose, nonché ad allontanare sentimenti di ira, di ostilità, e in generale i pensieri negativi, perché la potenza di queste energie viene percepita come una visione terribile e il defunto, potrebbe perdere il necessario stato di calma.
Se il principio cosciente, anche con le istruzioni ricevute, non riesce a riconoscere la sua vera natura, allora le istruzioni ricordano: «Pensa che tutta l’esistenza è la tua propria coscienza e che la coscienza è vacuità, perché svincolata dalla nascita e dalla cessazione».

Seconda parte – la rinascita

Se non riusciamo ad ottenere la liberazione neanche con le precedenti istruzioni, allora dal nostro karma veniamo condizionati a prendere un corpo in uno dei sei mondi dell’esistenza samsarica e vedremo ancor più sfolgorante la luce del mondo verso il quale il karma ci spingerà ad andare. Per chiudere le porte della rinascita, il Testo riporta che qualunque sia la visione o luce che appare, non dobbiamo seguirla o desiderarla, ma dobbiamo vederla come l’apparizione del nostro Maestro a cui chiedere le benedizioni per non cadere nei mondi infelici.

Per chiudere le porte Abbiamo due scelte A) impedire l’ingresso o B) chiudere le porte (5 metodi).

A – Per impedire l’ingresso occorre meditare sulla divinità tutelare, sul Compassionevole o sul Dalai lama e comprendere come tutto sia illusorio, come la luna riflessa nell’acqua che sembra reale ma in realtà non esistente nella pozza. Poi lascia andare anche l’oggetto della tua meditazione e medita senza forma-pensiero sulla Chiara Luce. Con questa magia molto potente si evita di entrare nel ventre.

B
Metodo 1
Abbandonare l’invidia e ricordarsi del tuo maestro, di coloro che ti hanno dato gli insegnamenti o che ti hanno dato il permesso per accedere ai testi sacri, medita sul bene che ti hanno fatto e prosegui in continuità con le loro buone azioni.
Metodo 2
Quando vedrai maschi e femmine accoppiarsi trattieniti dall’andare in mezzo a loro. Considera come padre-madre il guru e la madre divina, abbi fiducia e fede in loro, medita su di loro e prega
Metodo 3
Per sottrarsi all’attaccamento o repulsione. 4 tipi di rinascita, uovo, utero, trasferimento ed umido. Dei 4 utero e uovo sono simili. Al momento in cui lo sperma e l,ovulo si incontrano se l’essere percepisce che rinascerà maschio prova attrazione per la madre e repulsione per il padre, e viceversa. Bisogna meditare sul guru Padre-Madre, meditare pensando che non si deve più essere preda di attaccamento o avversione e non essere gelosi né verso la madre né verso il padre, questo chiude le porte dell’utero
Metodo 4
Insegnamento del falso e dell’illusorio. Consapevolezza dell’irrealtà. Attraverso a meditazione realizziamo che tutto è illusorio e prodotto dalla nostra mente, allora perché essere attratti o provare paura? Se non si capisce questo si naviga nel samsara, al contrario se la consapevolezza dell’irrealtà rimane impressa profondamente nella mente si chiudono e porte dell’utero.
Metodo 5
Meditazione sulla chiara luce.
Tutte le sostanze sono parte della mia coscienza. Meditando così lasciamo la mente nello stato del non-creato, il più possibile immodificata, naturale, rilassata, chiara.

Sono stati forniti numerosi metodi per la chiusura dell’utero, è impossibile che nessuno di essi non funzioni e questo perché 1- la coscienza nello stato di Bardo ha poteri sovrannaturali, 2- perché le facoltà mentali nello,stato di Bardo sono perfette 3-perché se si ha continuamente terrore si ascolta qualsiasi cosa che possa impedire la paura di sorgere, 4- perché nel Bardo essendo la mente senza sostegno è molto facile da attirare, ecco perché ripetere incessantemente il Grande bardo Thodol per 49 giorni è importantissimo e fornisce numerosi confronti faccia a faccia e richiami in modo che se un metodo non va bene magari quello successivo viene ascoltato e raggiunge lo scopo.

Se, per mancanza della abitudine alle azione pie, per causa del cattivo Karma dovuto al compimento di azioni empie, di impreparazione o di mancanza di abitudine alla concentrazione senza distrazioni non siamo riusciti a seguire le istruzioni, allora ci sentiremo attratti verso la rinascita, e vagheremo fino alle soglie dell’utero; in questo vagare avremo esperienze di suoni terrificanti che sembra rappresentino le tendenze della nostra vita precedente.
Il Testo riporta che se siamo attratti dalla rinascita attraverso la lettura del Bardo c’è almeno la possibilità di scegliere il luogo della rinascita ed è importante scegliere almeno la vita umana (un utero umano) che ci possa permettere di avere le condizioni di accumulare karma positivo e quindi migliori per ottenere la liberazione; dobbiamo però fare molta attenzione e rimanere sempre nella condizione di non-attaccamento, senza repulsione, senza simpatia o antipatia, e osservare con distacco ciò che accade.
Anche in questo stadio del bardo si hanno delle visioni dette “Visioni premonitrici” dei diversi regni e continenti, in ognuno dei quali vivono determinate categorie di esseri umani (i primi 4 continenti) o divinità o spiriti affamati o animali ( i restanti 5 regni).
se abbiamo delle visioni di Cigni da oriente nonostante la calma e felicità che sembra esserci in questo regno la porta è da evitare perché non c’è il Dharma.
se abbiamo delle visioni di Case grandi e belle provenienti da sud entrare qui se si proprio si deve, questo è il regno degli esseri umani comuni;
se abbiamo delle visioni di cavalli da occidente nonostante l’abbondanza e ricchezza che sembra esserci in questo regno questa porta è da evitare perché non c’è il Dharma.
se abbiamo delle visioni di branchi o greggi di grossi quadrupedi attorno a un lago e con degli alberi a nord, nonostante la vita sia in questo regno sia lunga, evitare anche questa porta perché non c’è il Dharma.
Se si deve rinascere come Deva si vedranno templi preziosi: entrare! È il mondo delle divinità.
Se si deve rinascere come Asura si vedranno foreste magnifiche e cerchi di fuoco, evitare! Qui ci sono i deva cacciati dai paradisi sempre in lotta tra loro per riconquistare ciò che hanno perso.
Se si deve rinascere come Preta pianure desolate, caverne basse, radure e foreste enormi. Qui si soffrirà la fame e la sete, evitare! Sono simili agli umani e hanno il collo lungo e gli arti piccoli.
Se si deve rinascere come Bestia (animale) si vedranno caverne e buchi profondi, evitare!
Se si deve rinascere nell’inferno si udranno suoni come lamenti, strade nere, case nere, case bianche, voragini profonde e ci si sentirà irresistibilmente attratti. Evitare con tutta la forza di essere attratti!
Riconosciamo tutti questi regni!
Invocare divinità protettrici (Heruka Supremo, Vajra-pani)che con le loro onde benefiche e grazia scacciano le furie tormentatrici.

Quindi ci sono 2 possibili modi di rinascere:
A) sovrannaturale mediante il trasferimento nel regno paradisiaco di Buddha : il trasferimento avviene direttamente mediante il pensiero o meditazione riconoscere la coscienza come il “sé stesso”, provando pena per non essersi ancora liberarsi dalla palude del samsara, e desiderare con vigore e fervore di rinascere nel regno di Buddha Amithabba o Maitreya
B) in un utero umano: tornando nel mondo degli uomini. Siccome sappiamo riconoscere i regni entro i quali stiamo per nascere cerchiamo di non cedere all’insistenza delle furie che ci costringono in un determinato ingresso e nemmeno di scegliere il primo disponibile o facilmente accessibile. Ecco come scegliere una buona utero: non bisogna lasciarsi attrarre ne ripudiare alcune luci o visioni descritte poco sopra, in quanto per opera del cattivo karma è anche possibile che alcuni uteri che sembrano buoni sono cattivi e viceversa. Vincere la repulsione e l’attrazione è la magia più potente, poi la nostra coscienza dirigerà il voto verso le porte con le luci bianche dei deva o gialle degli esseri umani.

Conclusioni

La morte è un argomento che interessa tutti anche se nella maggior parte dei casi preferiamo non parlarne e renderla un tabù come se, non parlandone, essa non esistesse.
La Tradizione Tibetana, da cui deriva il Bardo-Thodrol, è completamente diversa dalla nostra, specialmente nello scopo della vita; nella prima, lo scopo è di prepararsi per uscire dal ciclo delle rinascite e delle morti, dalla ‘Ruota della vita’, ed ottenere la liberazione in vita o nello stato intermedio; in pratica, cercare la Realtà dell’Essere entro noi stessi. Nella seconda, lo scopo è generalmente di alimentare la nostra individualità, il nostro ego, accumulando ricchezze, poteri e gratificazioni di ogni genere, ossia illudendoci di trovare la Realtà nei piaceri, fuori da noi stessi.

Ci si potrebbe chiedere perché la recita del Bardo Thodol è infallibile. Ecco perché: al momento della morte tutte le divinità pacificatrici e furiose accoglieranno il defunto. La lettura del Bardo muterà la percezione mentale della coscienza del defunto che saprà riconoscere queste entità, non si farà attrarre né fuggirà da esse ed utilizzando il potere sovrannaturale della coscienza (che nel Bardo è in grado di apprendere direttamente e istantaneamente) sarà in grado trarre il massimo beneficio della lettura e sarà liberato.
Le parole e i significati devono essere compresi ed assimilati. Se l’essere è in grado di riconoscere l’avvicinarsi del momento della morte dovrebbe recitarla da sé se ne ha la forza, oppure farsela leggere da un parente o da un amico che devono imprimerlo con energia. Se così avviene non vi sono dubbi sulla liberazione. Questo Insegnamento libera coloro che hanno un pessimo Karma attraverso il Sentiero Segreto. Attraverso queste Istruzioni si giunge allo stato di Buddha. E’ detto che anche se i tre Buddha del passato, presente e futuro cercassero, non troverebbero una dottrina superiore a questa. Così è completata la Dottrina del Bardo chiamata il Bardo Thodol, che libera gli esseri incarnati.
Qui finisce il libro tibetano dei morti.

Che cosa è il potere sovrannaturale della coscienza? La risposta è che, ora, la nostra mente è avvolta in una rete, la rete del “vento del karma”. Anche il “vento del karma” è avvolto in una rete, la rete del corpo fisico. Il risultato è che noi non abbiamo indipendenza né libertà. Ma quando il corpo si divide in coscienza e materia, nell’intervallo che precede il nuovo avviluppo nel corpo successivo, la mente, e insieme la sua produzione magica, è priva di un concreto sostegno materiale. Finché ne è priva, siamo indipendenti e possiamo riconoscere la natura della nostra mente. Il potere di ottenere la stabilità semplicemente riconoscendo la natura della mente è come una lampada che, in un solo istante, può dissipare le tenebre di interi eoni. Se nel bardo riusciamo a riconoscere la natura della mente nello stesso modo in cui la riconosciamo quando vi veniamo introdotti dal maestro, non c’è il minimo dubbio che otterremo l’illuminazione. Ecco perché, da questo preciso momento in avanti, dobbiamo sviluppare familiarità con la natura della mente attraverso la pratica.
In altre parole, per ottenere la liberazione è necessario avere familiarità con gli stadi del Bardo oppure, ed è veramente quello che conta, avere un certo grado di consapevolezza, vale a dire avere l’esperienza della vera natura della nostra mente.

Riassunto finale:
– il nostro principio cosciente, dopo il distacco dal corpo fisico fino all’apparizione della Chiara Luce Primaria, percorre, più o meno brevemente, la “via del ritorno”, si interiorizza; passa infatti dal corpo fisico al corpo causale;
– continuando il percorso, dopo la scomparsa della Chiara Luce Secondaria, il principio cosciente inizia la “via della discesa”, si esteriorizza, prendendo in successione il corpo buddhico, quello mentale, fino ad entrare nel corpo fisico;
– la “via del ritorno” deve essere preparata in questa vita; è necessario raggiungere la consapevolezza qui ed ora, quella maturità coscienziale che ci permetta di sperimentare e riconoscere la Chiara Luce, oppure di riconoscere le visioni delle divinità nel Chonyid bardo, oppure, in ultima analisi, ottenere la rinascita in un luogo adatto alla liberazione. Alla morte, se non si comprende che tutto è un sogno, abbiamo due possibilità: la liberazione oppure la rinascita. Il Bardo non prevede premi o castighi, ma soltanto la liberazione o la rinascita, e la scelta dipende solo da noi stessi.
– l’esperienza della morte è principalmente un fenomeno interiore, quindi il vero problema non è conoscere il ‘Thodrol’, cosa relativamente facile, ma è la capacità di rimanere nello stato di “consapevolezza” o di “equanimità”, oppure, almeno di “distacco”, cioè non reagire emotivamente alle visioni; vivere lo stato di “pura consapevolezza” è il punto essenziale dell’esperienza;
– se in nessuno degli stati intermedi siamo riusciti ad ottenere la liberazione, ci ritroviamo al punto di partenza; iniziamo così una nuova esistenza, condizionati dal karma a prendere un corpo;
– nel Bardo, a eccezione del Dharmakaya, nessuna visione è reale; sperimentiamo soltanto fenomeni illusori, percepiti in forma simbolica, della nostra energia karmica.
Da tutto ciò possiamo trarre il più vero e profondo insegnamento: nel Bardo sperimentiamo un sogno, non c’è nessuno che muore: la morte non è reale; esiste solo per i nostri involucri, non per la nostra vera natura.

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