Meditazione, Jung e filosofia

I contenuti di questa pagina sono stati tratti da un corso di meditazione che ho trovato su YOUTUBE –premi qui per il link diretto– e che io semplicemente ho voluto riportare per iscritto al fine di fissare meglio nella mente alcuni dei concetti presentati in video.
Come avrete modo di capire leggendo questa pagina esisto numerosi tipi di meditazione, quella a cui fa riferimento il maestro che ha fatto i video è un tipo di meditazione basata su tre livelli principali: il corpo, le emozioni e la mente. Egli afferma che si tratta di un tipo di meditazione profonda, che coniuga alcuni aspetti della tradizione orientale adattati al mondo occidentale. Alcuni aspetti teorici della pratica vengono presi in prestito da Jung, almeno all’inizio per poi essere abbandonati e passare ad un tipo di meditazione che ha più a che fare con la meditazione zen. Il tipo di meditazione proposto fa uso anche dell’energia dei sogni e dei simboli che li costituiscono, insomma secondo il mio modesto parere anche se è diversa dalla meditazione basata solamente sul respiro o da quella che si pratica meditando sul vuoto o sull’impermanza dei fenomeni, esistono spunti interessanti e consigli pratici che vi raccomando di leggere. Scoprirete anche che il maestro non si definisce un ‘buono’ e si arrabbia spesso anche durante la presentazione di alcuni concetti, ma non per questo bisogna giudicarlo male o partire dal presupposto che tutti i maestri di meditazione sono delle persone calme, dei ‘Buddha’, sono esseri umani e come noi stanno percorrendo la Via, solo che sono avanti a noi. per questo siate umili, leggete e poi giudicate, secondo me c’è molto di valido in questo video-corso di 14 puntate che vi riporto per iscritto.
Ciao,
Davide

Sommario:
1.La meditazione, il livello fisico
2.La sfera emozionale (parte prima)
3.La sfera emozionale (parte seconda)
4.Il livello mentale
5.Le distrazioni (parte prima)
6.Le distrazioni (parte seconda)
7.La consapevolezza (parte prima)
8.La consapevolezza (parte seconda)
9.Concentrazione e consapevolezza
10.Energia psichica
11.Sogni e meditazione (parte prima)
12.Sogni e meditazione (parte seconda)
13.Meditazione e buonismo
14.Ipnosi e meditazione

1) La meditazione – il livello fisico
La meditazione è il nostro cammino che si fonda su due aspetti, meditazione e sogni. Le regole d’oro per iniziare a meditare sono tre: la pratica, la pratica e la pratica. Non può esistere la meditazione senza la pratica. Si possono frequentare corsi, leggere libri, documentari ma se non si pratica tutto questo non serve a nulla. La meditazione richiede la pratica, non si può apprendere senza di essa perché si tratta di una esperienza diretta, non è teorica, non si può descrivere a parole. La meditazione richiede tempo, energia, determinazione, fermezza e disciplina che è importante come la pratica, bisogna comprendere che all’inizio non basta praticare ma bisogna anche essere disciplinati, bisogna praticare la meditazione almeno 20′ al giorno, ecco la disciplina.
Perché meditare? Perché dedicare parte della nostra giornata alla meditazione? É perché siamo esseri umani e bisogna rendersi conto che come il nostro corpo deve nutrirsi per vivere così la nostra anima possiamo dire che richiede la meditazione. L’anima non muore con il corpo ma senza la meditazione, senza coltivare questo noi stessi tutti i giorni ci sarà sì una specie morte dell’anima perché non ci sarà il contatto profondo con noi stessi. Dante disse “fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza” e la base della nostra vita è proprio questa seguire la conoscenza di noi stessi, come siamo veramente, scoprire la relazione con il nostro IO più profondo, altrimenti vivremo in un insoddisfazione costante cercare la felicità nelle cose materiale non è la via, non porta soddisfazione. La vera uscita dall’insoddisfazione passa per la via della vera conoscenza di noi stessi. L’insoddisfazione è diffuso e comune negli esseri umani, basta accendere il telegiornale e ci si accorgerà che quello che muove l’essere umano è proprio l’insoddisfazione che porta a commettere nefandezze e provocare sofferenza agli altri. Allora c’è una proiezione nel futuro e si pensa per esempio “se solo avessi il nuovo modello di telefonino sarei la persona più felice al mondo” poi compri il telefonino ma l’insoddisfazione resta (perché già pensi agli accessori che potresti comprare) anche solo come una sorta di rumore di fondo ma che comunque se una persona è onesta ammette di avere sempre con se e che è la responsabile della generazione di desiderio e attaccamento continuo.
Il Buddha comprese proprio che l’essenza della vita è la sofferenza Sembra una visione pessimistica della vita detto così, in realtà è la descrizione più vera. Qualcuno potrebbe anche dire che ci sono molti momenti felici ma non è proprio vero. Se esaminiamo a fondo gli istanti in cui ci sentiamo felici noi ci renderemo conto che c’è sempre una tensione sottile determinata sempre da questo sottofondo di insoddisfazione omnipervasiva, sotterranea, inconscia e quel momento in cui siamo felici finirà. Sembra avvilente tutto ciò se visto però solo con la nostra mente ordinaria che opera attraverso livelli ripetitivi, quella che crede che la felicità si raggiunge esaudendo i propri desideri, che non vuole separarsi dalle cose piacevoli e tenta di fuggire da quelle spiacevoli. Esiste però un modo diverso di guardare la realtà e di approcciarsi con le cose e questo è il modo che si sviluppa con la meditazione: più meditiamo più conosciamo noi stessi, più conosciamo noi stessi più vediamo le cose in maniera diversa, e più questo sottofondo di sofferenza e insoddisfazione si attenuerà, fino a non darci più fastidio, a non contaminarci più e nel caso dell’illuminato di essere eliminato del tutto. Ecco, la felicità e la pace che sono due cose fondamentali nella esistenza dell’essere umano, è quello che in realtà tutti noi cerchiamo spesso però cercandole nei luoghi sbagliati se non si conosce a fondo se stessi. La meditazione significa dunque conoscere noi stessi e ci porterà un cambiamento, a una grande trasformazione perché ci porterà a vedere esattamente come siamo e ci farà rendere conto che quella convinzione che abbiamo di conoscerci, di ragionare con la nostra testa è tutto finto, non è così. Solo quando cominceremo a vedere come realmente siamo attraverso lo sviluppo della consapevolezza meditativa, solo allora cominceranno ad avvenire dei cambiamenti in maniera spontanea, non ci si dovrà sforzare di essere distaccati da una cosa perché il distacco avverrà spontaneamente. Concludendo questa introduzione dunque gli aspetti fondamentali per iniziare a meditare sono: 1) la pratica e cioè l’esperienza diretta 2) la disciplina e cioè imporsi di meditare almeno 20 minuti al giorno. La disciplina porterà alla quotidianità della esperienza, poi arriveranno i cambiamenti e gli effetti della meditazione.

2) La sfera emozionale (parte prima)
Esistono numerosi tipi di yoga diversi, ognuno dei quali ha delle sotto diramazioni e ne esistono così tanti perché sono tanti i differenti tipi di personalità dell’essere umano. Yoga e meditazione sono la stessa cosa, origina dal sanscrito che vuol dire unione e quello che lega è l’essere umano con la parte più profonda di se. Ogni tipo di yoga ha una sua funzione ed è rivolta ad un tipo umano.
Per quello che ci riguarda il nostro tipo di meditazione si fonda su tre livelli diversi di consapevolezza: il piano fisico, emozionale e mentale; il fine comune anche a tutti gli altri tipi di meditazione è quello della profonda conoscenza di noi stessi.
Il piano fisico verrà abbandonato molto presto, il piano emozionale sarà approfondito sopratutto nei sogni mentre la maggior parte del lavoro che faremo sarà sul piano mentale, la comprensione delle dinamiche mentali, il superamento delle suggestioni della mente e lo svelamento del continuo chiacchiericcio mentale della nostra mente ordinaria. Sono tre livelli interdipendenti tra loro e nessuno di essi può essere scisso dagli altri due. Per esempio uno ci da uno spintone da dietro: percepiamo la spinta sul piano fisico, proviamo paura o sul piano mentale e ci arrovelliamo il cervello per capire perché mai quel tipo ci ha spinto (senza contare gli insulti, e i sentimenti negativi -rabbia- che sicuramente proviamo contro di essa).
La nostra meditazione parte dal livello fisico, noi occidentali siamo abituati al livello fisico e alla concretezza e quindi faremo una sorta di preparazione proprio fisica, faremo una specie di training autogeno e impareremo a stare seduti in posizione di meditazione con la schiena dritta senza che il nostro corpo ne soffra, all’inizio si fa fatica a tenere la posizione, poi con la pratica riusciremo a stare almeno 20 minuti in posizione senza provare dolore fisico e fatica mentale. Praticamente in posizione di meditazione ci si concentra sulle singole diverse parti del corpo passandole in rassegna una per una e le si rilassa. Fondamentale l’uso del timer che serve a rilassarsi perché se no la mente si chiede chissà quanto manca alla fine, quanto ho meditato, ecc. ecc.
Una volta superato il primo livello fisico si può iniziare con la sfera emozionale, che è un livello superiore ed è strettamente collegato con il respiro. Quando noi ci emozioniamo quello che succede è che aumenta il battito, i respiri, quando abbiamo un incubo ci svegliamo perché il cuore batte forte, quando siamo calmi il respiro rallenta, in meditazione profonda anche rallenta, tutto è legato al respiro. Dal punto di vista pratico quello che si fa è contare i respiri da uno a dieci concentrandosi sul respiro, l’espirazione o su tutti e due insieme ed appena ci rendiamo conto di esserci distratti e di stare contando solo meccanicamente si torna con l’attenzione al respiro. Tutto quello che noi svilupperemo nella meditazione può essere riassunto in solo tre parole: osserva il respiro. Attraverso la semplice osservazione del respiro automaticamente scattano una serie di meccanismi che portano automaticamente alla realizzazione degli stati di coscienza più elevati, all’illuminazione. La sfera emozionale è anche importante perché sara il livello dominante nei sogni.

3) La sfera emozionale (parte seconda)
Abbiamo detto in precedenza che i livelli di pratica della meditazione sono tre: corpo, emozioni e mente e anche che sono interdipendenti , cioè l’uno influisce anche sugli altri. Nel livello fisico la parte dominante è il corpo, ci si concentra sul rilassamento muscolare delle parti del corpo, se il corpo è rilassato il respiro rallenta e la mente si calma.
Nel livello emozionale la parte dominante sono le emozioni e abbiamo visto anche che il respiro è strettamente collegato con le emozioni. Importante è la posizione e soprattutto la schiena che deve essere dritta, anche se meditiamo sdraiati usare un tappetino perché sul materasso non può essere dritta. Se si medita sdraiati meditare ad occhi aperti può combattere la sonnolenza. Abbiamo anche visto che esistono vari tipi di yoga e di meditazione che si devono adattare, cucire addosso alla personalità del praticante, ci sarà chi deve lavorare di più sul piano fisico, alcuni su quello mentale e altri ancora sull’emozionale, infatti alcuni tipi di Yoga prevedono una meditazione non basata sul respiro ma per esempio sulla recitazione dei mantra, per altri ancora non è importante la posizione ecc. ecc. Comunque per tutti i i diversi tipi di Yoga l’atteggiamento deve essere lo stesso, se per esempio si sta meditando recitando il mantra ‘Om Mani Padme Hum’ e arriva la distrazione dopo averne preso atto si riporta l’attenzione al mantra. Un vantaggio dello Yoga con i mantra è che lo si può recitare anche in auto mentre guidi, puoi mettere su un cd coi monaci e cantare con loro, usare una catena per meditazioni (Mala) per sgranare i pallini, il movimento del dito anche esso aiuta la concentrazione. Tutto serve per acquisire concentrazione e consapevolezza.
La sequenza della pratica della meditazione prevede che il piano fisico è iniziale e riguarda il corpo, poi c’è il piano emozionale cioè la fase di meditazione profonda che prevede il conteggio dei respiri e poi si passerà dopo un po’ di tempo, quando si vedrà che non si hanno più problemi a meditare in queste due prime fasi, al piano mentale, del superconscio e del vuoto, l’essenza del nostro cammino di meditazione.

4) Il livello mentale
Non giudicare l’esperienza, non farne un dramma se abbiamo degli insuccessi e non esaltarsi per i successi. Il distacco ci vuole, unito alla disciplina e alla pratica, bisogna faticare, la conoscenza non è per tutti; è difficile pensare con la propria testa. La nostra mente ordinaria pensa con la testa dei nostri genitori, degli amici, degli insegnanti, del maestro… per pensare con la propria testa occorrono anni di impegno e di dedizione alla pratica e alla disciplina ed ecco che piano piano si arriverà alla corretta visione della realtà.
Occorre molto studio e pratica ma se si vuole, riassumendo molto, per arrivare alla corretta visione basta osservare il pensiero. Solo che è difficile farlo, sopratutto per noi occidentali. La pratica che vediamo qui prende spunto dall’oriente e viene adattata al pensiero occidentale.
Ma dove guardare per iniziare? La prima grande scoperta che si fa grazie alla meditazione (e alla recitazione dei mantra) è quella di scoprire che non abbiamo la minima padronanza sulle dinamiche della nostra mente, siamo dei suoi schiavi, possiamo influire di pochissimo sui nostri oggetti mentali. Allora quello che faremo è sviluppare la consapevolezza, esercitando la consapevolezza direttamente diventeremo coscienti di cosa siamo al di sotto dell’immagine dell’IO, del nostro falso ego, quello che ci fa sentire dei padre eterni e invece non siamo nessuno, che ci fa sentire superiori agli altri, che ci da sempre ragione, che solo noi siamo nel giusto.
Per la prima volta attraverso la meditazione cominceremo a svegliarci (Buddha vuol dire il risvegliato) ed è un vero e proprio cammino di risveglio perché solitamente viviamo nel sonno, ma siccome dormono tutti sembra una cosa normale invece è una follia collettiva! E quando si avanza ci si rende conto di parlare per la prima volta con persone sane di mente che vivono con noi in un manicomio, dove la follia è la norma. Non dovete credere a questa ultima affermazione dovete sperimentarla direttamente! Dovete essere seri nella disciplina, seguire le indicazioni, tutti i giorni meditare almeno 20′. Solo in questo modo per la prima volta ci accorgeremo che cosa accade dentro di noi e intorno a noi, di avere vissuto anni e anni nel sonno e ci verrà da dire a noi stessi: ma come è possibile che ero schiavo della mia mente e invece credevo di essere libero!
Ed ecco la pratica, la pratica progressiva dove si osservano le esperienze o i pensieri nello stesso momento del loro apparire, ed è questa l’altra cosa sconvolgente che scopriremo e che non avevamo mai sperimentato il momento presente, infatti ci renderemo conto che sperimentavamo solo le proiezioni mentali ancorate al passato o al futuro. Basta con i credere, dobbiamo sperimentare, imparare a conoscere la qualità di una vita più profonda, più vera senza accettare le spiegazioni di qualcun altro. lo stesso Buddha indicò la via ma disse non dovete credermi, io vi sto raccontando solo quello che ho sperimentato, fatelo anche voi, sperimentate su voi stessi.
A questo punto la vita assumerà una incredibile ricchezza che non si può descrivere, bisogna fare esperienza, intender non lo può chi non lo prova, questo modo speciale di guardare la vita.

5) Le distrazioni (parte prima)
Quella che si descrive qui è una tecnica per affrontare le distrazioni durante la meditazione. Siamo seduti a meditare con la schiena dritta, occhi chiusi, corpo immobile, attenzione diretta al respiro e conteggio degli atti respiratori. Ecco che arriva la distrazione. Come bisogna affrontarla? Bisogna riportare l’attenzione sul respiro e riprendere il conteggio. L’approccio con cui affrontarle è questo, non bisogna rimanerne intrappolati. La mente tenderà a vagare in continuazione, essa tende ad opporsi alla meditazione aumentando il suo ‘chiacchiericcio’, a proporre le sue fantasie e noi dobbiamo accettare questo processo naturale. La mente sa che la piena consapevolezza significa la sua morte e reagisce di conseguenza, non vuole morire. Dunque quando al nostra mente divaga dall’oggetto della sua meditazione cosa bisogna fare? Semplicemente osservare questa distrazione con consapevolezza cioè osservarla ed accettarla. L’accettazione è importante perché il nostro cammino deve essere inclusivo (e la vita in generale) e prevedere dei momenti di alti e bassi, e noi dobbiamo accettare anche i bassi. Anche nei periodi inconcludenti o poco produttivi, quando al nostra mente è arida questi momenti vanno integrati (inclusi) in tutto il contesto della vita, non dobbiamo limitarci a combattere contro questa aridità ma accettare che ci sia questo periodo un po così, altrimenti se ci arrabbiamo con noi stessi la mente prende forza da questa agitazione e le cose peggiorano, aumenta il tempo del periodo arido e inoltre arriva anche la depressione.
Tornando strettamente alla pratica della meditazione: abbiamo detto che arriva la distrazione che ci distoglie dall’attenzione del respiro. Cosa fare adesso? Noi dobbiamo spostare per un attimo la nostra attenzione dal respiro alla stessa distrazione, osservare che tipo di distrazione è, quanto è forte e quanto dura. All’inizio questo processo può sembrare macchinoso, occorrerà anche pensare a quello che bisogna fare, ma dopo un po di meditazioni si acquisisce un certo automatismo, tutto sembrerà più naturale, non richiederà la formulazione del pensiero e durerà per pochi secondi. Tutto ciò che distoglie l’attenzione dal respiro è da considerare una distrazione, può essere un pensiero, una sensazione, un rumore, un odore ecc. ecc… che non dobbiamo tentare né di reprimere né di scacciare, ma semplicemente accettare. Immaginate di avere uno schedario, arriva la distrazione, ne prendete visione per un attimo, la chiudete in una cartellina e la riponete nello schedario. Quelli mostrati sono esercizi di consapevolezza per affrontare le distrazioni, all’inizio bisognerà pensare di farli ma poi tutto sarà più naturale e vedrete che sarà così automatico che non dovremo più nemmeno pensare di farli.
Un altro atteggiamento importante da prendere in considerazione è il rifiuto della condanna, il rifiuto del senso di colpa che è sempre in agguato. E non vale solo per la meditazione ma anche per l’organizzazione della nostra disciplina. Non dobbiamo condannarci, dobbiamo solo prendere atto che ci siamo distratti, muovere per un attimo la concentrazione dal respiro alla distrazione, vedere di che tipo è, quanto è forte, quanto è durata e tornare con la consapevolezza sul respiro (rimetterla nello schedario). Non dobbiamo farci trascinare dal pensiero perché basta un attimo e la mente comincia di nuovo a saltellare e creare nuove distrazioni, non bisogna lottare contro i pensieri distrattivi, non dobbiamo consumare energie in questa lotta, è uno spreco di energie che non serve a nulla perché tutta questa energia impiegata per resistere ad un pensiero renderà più forte questo pensiero; più si cerca di cacciare via dalla mente un pensiero più questo prende corpo acquisendo energia dal nostro stesso atto di volerlo impedire o cacciare, è quindi una battaglia persa in partenza. Osservare la distrazione in modo consapevole,guardarli con distacco, questo è l’unico modo per affrontare le distrazioni e idem i periodi di aridità o quando non riusciamo a meditare, bisogna accettare tutto questo, è l’unico modo per accorciare i tempi di durata del periodo distruttivo.

6) Le distrazioni (parte seconda)
Abbiamo visto che la consapevolezza dissolve le distrazioni che sorgono durante la meditazione. La consapevolezza è l’aspetto più importante della meditazione, è quello che dobbiamo coltivare tutti i giorni, dunque non dobbiamo opporci alla distrazione ma solo esserne consapevoli.
La meditazione Vipassana è basata tutta sulla consapevolezza del respiro, anche se il vero scopo della meditazione non è solo quello di rimanere concentrati sul respiro o raggiungere una calma costante, ma bensì quello di raggiungere l’illuminazione (una consapevolezza senza interruzione).
I principali ostacoli alla consapevolezza sono il torpore che durante la meditazione fa rallentare i processi mentali e fa assopire anche la consapevolezza, quindi il torpore è proprio il contrario della consapevolezza. Se poi si piomba nel sonno la consapevolezza non solo si affievolisce ma addirittura lascia spazio alle fantasie dei sogni. Per trattare il torpore bisogna agire come per affrontare tutte le altre distrazioni, ma è importantissimo essere consapevoli del torpore subito appena appare, altrimenti ci si addormenta addirittura. Una altro ostacolo è l’agitazione mentale cioè il rifiuto della mente allo stabilizzarsi perché essa sa che la consapevolezza e la meditazione sono la sua morte e si ribella cominciando a saltellare come una scimmia che salta di ramo in ramo. Anche qui importante essere consapevoli all’apparire della agitazione e poi riportare l’attenzione al respiro. Una altra insidia sono gli stati mentali positivi, perché è facile riconosce e trattare gli stati negativi, ma quelli positivi sono subdoli perché se sono sensazioni piacevoli la mente si oppone alla loro interruzione. Vengono considerati anche essi delle distrazioni perché prevedono l’attaccamento ad essi da parte della mente. Dobbiamo fare molta attenzione perché dobbiamo praticare il distacco anche da questi stati positivi. Il distacco non deve essere però inteso come il semplice divieto e respingere o sopprimere il provare piacere o trovarsi in situazioni positive, ma ciò da cui dobbiamo distaccarci è solo l’attaccamento a questi fenomeni, dobbiamo imparare ad essere consapevoli di tutto, degli stati negativi così come degli stati positivi, prenderne atto, accettarli, comprendere che essi sorgono, esistono per poco e poi se ne vanno, sono (impermanenti), ed essendo tali prima o poi finiranno e quindi non dobbiamo desiderare che non finiscano mai e sentirci irritati o depressi quando ci accorgiamo che finiscono.
Tutti questi stati mentali, come anche il respiro hanno tre momenti principali, l’inizio, l’esistenza e la fine (nascita, sviluppo e fine), con la meditazione sul respiro impariamo a distinguere questi stadi; nel respiro è racchiuso il segreto dell’universo che è quello dell’impermanenza, cioè che tutto è in continua trasformazione, è vuoto di una esistenza intrinseca, indipendente da tutto ciò che lo circonda. La consapevolezza della impermanenza delle cose ci farà fare l’esperienza di qualcosa che è immutato (ci fa comprendere come sorgono gli stati mentali nel nostro inconscio) e qui bisogna fare molta attenzione perché noi ci accorgiamo di questi stati solo quando essi hanno invaso completamente la coscienza invece piano piano noi dobbiamo cogliere il sorgere degli stati mentali. Essi sorgono nell’inconscio e poi emergono nella coscienza, quindi l’intercettazione al loro sorgere deve avvenire nell’inconscio e lo possiamo fare espandendo la nostra consapevolezza fino a lì, nell’inconscio. È nella meditazione che si sviluppa la consapevolezza della sfera cosciente, la quale si si dilata ed arriva fino all’inconscio e penetrandolo piano piano ne comprende i misteri. Quello che accade durante la pratica quindi è che si percepisce un movimento all’interno dell’inconscio che è il sorgere degli stati mentali. Ecco perché bisogna esercitarsi tutti i giorni a praticare la meditazione, è indispensabile per arrivare a uno stato di calma profonda che unita alla concentrazione ci permetta di penetrare e aumentare la consapevolezza della sfera dell’inconscio. La pratica e la disciplina quotidiana prima o poi ci permetterà di fare una esperienza diretta di tutto quello sopra descritto, la consapevolezza del sorgere degli stati mentali nell’inconscio si realizza direttamente, non é frutto della teoria, ma solo della pratica, studiare ma non praticare non serve a raggiungere questo scopo. Con la disciplina quotidiana alla meditazione, sviluppando la concentrazione si arriverà al rallentamento del sorgere degli stati mentali mentre la consapevolezza ci consentirà di vedere questi stati mentali che appaiono nell’inconscio uno alla volta, ed è lì che dovrà dissolverli, non quando questi hanno già invaso la sfera cosciente.

7) La consapevolezza (parte prima)
Relativamente a quanto detto fino ad ora l’importante è sottolineare che noi non dobbiamo stare seduti in meditazione alla ricerca di cose di cui essere consapevoli. L’atteggiamento corretto è quello di mantenere la consapevolezza sul respiro, questo è il nostro riferimento poi arriva la distrazione ed allontana l’attenzione dall’oggetto della meditazione e noi non dobbiamo opporci a questo dobbiamo lasciare che la nostra attenzione abbia un rapporto ‘fluido’ con la distrazione, lasciare scorrere e vedremo che semplicemente il fatto di prendere atto della distrazione senza attaccarci e senza giudicarla farà evaporare la distrazione. Ma come si fa a meditare se per esempio tuo figlio si trova nella stanza di fianco a suonare heavy-metal? Dovete lasciare scorrere, non dovete attaccarvi al rumore. Il silenzio è interno, è una condizione interiore. Se c’è silenzio interiore tutto quello che c’è fuori può essere qualsiasi cosa ma l’importante è vedere che tutto scorre, è fluido, e che non ci si deve attaccare a nulla.
Dunque non dobbiamo andare alla ricerca di esperienze fisiche o mentali, ma solo porre attenzione al respiro e lasciare che le sensazioni vengano da noi, non dobbiamo essere noi che le andiamo a cercare (ad esempio la pace, la calma). Anche dopo anni di pratica capiterà di distrarci, li non bisogna reagire in modo negativo, è normale, dobbiamo solo accorgerci che siamo stati vittima di una distrazione e già solo questo è un esercizio di consapevolezza pura, dobbiamo osservare e lasciare scorrere.
La consapevolezza cresce attraverso all’esercizio della consapevolezza, non c’è altro mezzo, è come un muscolo e va allenato tutti i giorni, piano piano si rinforza e cresce. Dobbiamo praticare la meditazione tutti i giorni, ci vuole disciplina. Senza pratica e disciplina non serve a niente meditare.
Se ci accorgiamo di essere troppo critici con noi stessi per il fatto di distrarci o di non essere consapevoli durante la meditazione dobbiamo sempre mirare al distacco, osservare con la mente nuda e la nostra meditazione profonda ci farà capire che questa consapevolezza si può applicare agli aspetti più svariati della vita, anche a quelli sgradevoli e trasformare questi aspetti in pura consapevolezza e conoscenza di se. Bisogna assumere lo stesso atteggiamento di distacco sia dalle esperienze negative che positive. Tutto è fonte di esercizio di consapevolezza.
Adesso vediamo che cosa è questa consapevolezza, tentiamo di descriverla a partire da un esempio. Noi tutti parliamo e le parole sono suoni simbolici che vengono prodotti dalla mente al fine di descrivere la realtà, sono dei simboli sonori. Non è possibile descrivere con le parole un esperienza metafisica, ma si può arrivare, attraverso le parole ad esprimere la realtà come un pensiero ‘simbolico’. Attenzione qui perché la consapevolezza non è incatenata alla logica del pensiero simbolico che si traduce in un esperienza simbolica sonora che è la parola. Le parole vengono prodotte dai livelli simbolici della mente, la consapevolezza è pre-simbolica, è un processo sottile ed estremamente reale ed è quella che da origine alle parole. Appena siamo consapevoli di qualcosa abbiamo una sorta di lampo che non ha nulla a che fare con i concetti e le parole, prima di trasformare questo qualcosa in un concetto o di identificare qualcosa c’è un fugace istanze di coscienza pura dell’oggetto e questa è la nostra esperienza di consapevolezza. Noi si vive interamente di questi continui flash di consapevolezza senza rendercene conto, vivendo nella totale inconsapevolezza di questo meccanismo perché siamo vittime di un costante processo di formazione dei pensieri.
Riassumendo dunque le parole vengono prodotte dai livelli simbolici della mente, descrivono la realtà che ha a che fare con il pensiero simbolico e la consapevolezza è pre-simbolica, non è attaccata alla logica, è distaccata da questo processo logico di formazione dei pensieri e parole; è colei che osserva questo processo, ma non è il processo. Questo lampo che identifica un oggetto prima ancora che venga formato un concetto o delle parole, quell’istante è il momento di consapevolezza e questo è l’aspetto che si coltiva con la meditazione quotidiana, con la pratica e la disciplina, la consapevolezza in genere è un momento che dura una frazione di secondo, è l’attimo prima di oggettivare una situazione (ad esempio se abbiamo davanti un computer la consapevolezza dura quel breve attimo in cui mettiamo a fuoco il computer, appena prima di pensare “ah, quello è il computer”).

8) La consapevolezza (parte seconda)
Ordinariamente i flash di consapevolezza sono così veloci da non essere percepiti, perché noi siamo abituati a tutto un altro meccanismo che prevede, appena siamo consapevoli di qualche cosa, di mettere in moto i pensieri e la mente che etichetta, che giudica in continuazione, che esprime opinioni… questo ci fa perdere il contatto con la consapevolezza che è un osservazione non giudicante.
Dal punto di vista pratico accade che appena vediamo un oggetto parte la concatenazione dei pensieri collegati all’oggetto; la meditazione aiuta a cogliere quel primo fugace momento di consapevolezza prima della messa in moto del cervello e lo prolunga. La consapevolezza viene allungata, diventa un esperienza profonda in grado di cambiare la nostra percezione della realtà e della visione dell’universo, però arrivare a questo richiede una pratica regolare.
La consapevolezza è la capacità di osservare senza giudicare e di non fare intervenire quell’incessante lavorio mentale, bisogna abituarci a vedere le cose senza giudicare, senza condannare, solo osservare consapevolmente. A tutto ciò che ci circonda nella nostra vita quotidiana può essere applicato l’esercizio della consapevolezza. La consapevolezza percepisce, non è risucchiata dalla mente e dalle emozioni positive e ne negative, e questo è importante perché noi dobbiamo essere distaccati sia dalle une che dalle altre, dobbiamo fare come se guardassimo un film. La consapevolezza osserva, guarda, registra le esperienze ma senza stare li a classificarle, paragonarle, non cataloga, non giudica, non etichetta.
La consapevolezza non può avvenire se non nel momento presente, qui ed ora mentre la mente è risucchiata nel passato o proiettata nel futuro, quindi essere consapevoli significa vivere il presente, attuare una vigilanza non egoistica che avviene sempre senza nessun riferimento all’Io. Per esempio noi vediamo una rosa: se facciamo riferimento all’io pensiamo subito “a me piace questa rosa, mi piace più questa di quell’altra, vorrei possedere questa rosa, vorrei regalarla…” invece la consapevolezza è quella che osserva: “la rosa”, vuol dire solo notare che c’è la rosa, non mentalizza neanche. Questo osservare tutti i fenomeni con distacco, come un osservatore esterno diventerà un abitus mentale una forma mentis, un modo di essere, una modalità di noi stessi.
La consapevolezza è inclusiva e non esclusiva, quindi integrando i fenomeni il distacco avverrà spontaneamente con l’accrescimento di consapevolezza ed armonia interiore e non richiederà sforzo o verrà imposta come per esempio accade nelle religioni monoteistiche dove si danno i comandamenti e s indica che cosa devi o devi fare. Lo stesso Socrate disse: “Se conosci bene non puoi agire in maniera errata”.
La consapevolezza è sempre rivolta all’interno, alla psiche, all’anima certo si amplifica e si espande anche all’esterno ma l’esterno è li, invece il campo di osservazione è interno.
Proviamo a pensare al dolore, tendenzialmente non lo si vuole, facciamo di tutto per evitarlo, come facciamo a farlo andare via, io non vorrei provare quel dolore li…. La consapevolezza invece prende atto che c’è un dolore, punto, non aggiunge nessun concetto di io. Dunque la consapevolezza è un osservazione non giudicante, è proprio la capacità che abbiamo di osservare senza criticare, sviluppando questa abilità avremo la possibilità di osservare le cose senza condannarle, senza mettere in atto il lavorio mentale, semplicemente osservare e dicevamo che diventerà abituale anche fuori dalla meditazione e senza sforzo, a forza di praticare questa consapevolezza in meditazione ad occhi chiusi cercando di distaccarsi dal processo mentale diventerà
Una modalità dell’essere e sentiremo il distacco dalle cose, ma questo non avverrà tramite un atto di volontà o di forza da parte nostra, lo sarà perché noi siamo avremo sviluppato la capacità naturale di esserlo, saremo così la consapevolezza sarà sempre più parte di noi e sarà una conseguenza del livello di coscienza più evoluto che abbiamo raggiunto. L’atteggiamento deve essere quindi quello di stare ad osservare il mondo esterno senza pensare a come potrebbe essere o come sarà in futuro o a come dovrebbero andare o non andare le cose.
La consapevolezza riporta l’attenzione all’oggetto della nostra meditazione, ad esempio il respiro, se stiamo meditando e arriva la distrazione l’atto di consapevolezza ci riporta al presente, all’oggetto della meditazione, e questo avviene senza un dialogo interno, senza doverlo pensare perché la consapevolezza ricordiamolo non è pensare, attraverso la meditazione diventa parte di noi stessi ed è una modalità di percezione della realtà esterna e di rapportarci con gli altri, vede le cose così come sono qui ed ora, senza aggiungere o togliere nulla, la mente invece distorce.
La consapevolezza è un modo di osservazione della realtà ed è universale fa parte di tutti noi, tutti gli uomini che la sviluppano avranno un cambiamento spontaneo nella modalità di percezione della realtà, usciranno da questa patologia collettiva, da questo incessante lavoricchio mentale che sballotta tutti a destra e sinistra, senza il potere di controllo su questo processo, siamo tutti vittime inconsapevoli di questa patologia. La consapevolezza è l’unico strumento che consente a tutti (ecco perché universale) di vedere l’impermanenza delle cose, perché a furia di vedere le cose che nascono crescono e poi cessano durante la meditazione, questa modalità si trasferisce a tutto il mondo anche esterno e il distacco (dalla mente ordinaria o follia ordinaria) avviene grazie alla comprensione che tutto è impermanente e quindi a niente vale la pena legarsi, attaccarsi.
Ecco la consapevolezza è tutto ciò.

9) Concentrazione e consapevolezza
La meditazione è un equilibrio tra concentrazione e consapevolezza, il bilanciamento tra le due determina la qualità della meditazione. La concentrazione è la capacità della mente di indirizzare il pensiero e a focalizzarsi in un unico punto, prevede anche un certo ‘sforzo’ per riuscire nell’intento e si sviluppa attraverso la forza di volontà. La consapevolezza invece seleziona l’oggetto dell’attenzione. Se anche solo uno dei due fattori è debole la meditazione diventa distratta. Attraverso la pratica si arriva a comprendere che è necessario che questi due fattori devono essere in equilibrio tra di loro.
La concentrazione è forzata a puntare su un oggetto, la consapevolezza è il fattore dell’osservazione, è libera, comprende senza giudicare. Una puntualizzazione occorre fare: la concentrazione può avere un aspetto negativo, in quanto se ci si fissa su un sentimento negativo tipo l’odio questo va a rafforzare l’ego (l’Io), mentre uno può anche essere consapevole dell’odio ma senza alimentare l’ego. La consapevolezza può guardare a diversi oggetti sia fisici che astratti (emozionali), dedicando ad essi lo stesso livello di attenzione. Durante la meditazione la consapevolezza fluisce osservando i vari cambiamenti che avvengono nella mente senza richiedere forza di volontà, mentre per rimanere concentrati questa forza di volontà è necessaria. Un’altra differenza è che la concentrazione è esclusiva cioè prende in considerazione un singolo oggetto, si sforza a rimanere fisso su quello ed ignora il resto, la consapevolezza invece è inclusiva, può rendersi conto di più oggetti contemporaneamente dei quali può essere consapevole ed accetta tutto ciò che c’è.
Durante la meditazione questi due aspetti viaggiano di pari passo, per svilupparli è necessaria la pratica. La consapevolezza è colei che dirige il potere della concentrazione e questa fornisce il potere con il quale la consapevolezza penetra negli strati profondi della mente. Una visione profonda prevede una cooperazione tra consapevolezza e concentrazione con diversi equilibri a seconda dei livelli della pratica; se uno è all’inizio gli occorrerà più concentrazione per impedire alla mente di vagare, poi quando con la pratica lo sforzo per la concentrazione diminuisce, allora emerge la consapevolezza. Tutto deve essere comunque coltivato e sviluppato con la pratica, man mano che si pratica questi due fattori automaticamente tenderanno a bilanciarsi e si migliorerà la qualità della meditazione. Ecco, questi due fattori sono alla base della meditazione, per cui ricordate le tre regole d’oro: la pratica, la pratica e la pratica. Buona meditazione.
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Attenzione, consapevolezza e compassione

Attenzione è quando ci concentriamo su unico oggetto senza distrazioni. È assodato che la concentrazione è utile se dobbiamo studiare e in altre occasioni, ma è poco utile per ciò che concerne lo sviluppo spirituale. La concentrazione implica il concetto di dualità ci sono io e l’oggetto della attenzione, io sono colui che concentra l’attenzione.
La consapevolezza si concentra invece su tutto ciò che gli sta attorno, si concentra su tutto quello di cui si può essere consapevoli, è una visione di insieme, ampia. Nella consapevolezza è molto facile uscire dal concetto limitante della dualità che è intrinseco all’attenzione. Essere consapevoli vuol dire essere vigili, essere coscienti e non essendo implicata in un concetto di dualismo la attenzione non lascia traccia, nel senso che non riferendosi all’IO ( l’IO che entra in rapporto con un oggetto) non mette in moto la mente compulsiva che ci porta a fare vagare la mente che quindi entra nell’ordinario modo di attribuire alle cose un esistenza intrinseca. Chi medita da un po di tempo riesce a vedere come si formano questi pensieri e come la nostra mente continua a creare, a vagare, se meditando raggiungiamo un certo livello di consapevolezza non siamo quindi preda del dualismo e della mente compulsiva. Invece nella concentrazione si produce questa mente compulsiva in quanto siamo concentrati (proiettatati) si un oggetto che ci interessa e al quale di solito finiamo per attaccarci o a porre su di esso una sorta di giudizio. La consapevolezza è come uno specchio che riflette e basta, la attenzione è una pellicola fotografica sulla quale si imprimono gli oggetti.
La consapevolezza è la coscienza del presente, è tutto ciò che viene percepito in un determinato momento, istante per istante, ed essendo non duale comprende quello che c’è dentro e fuori di noi, quando ci concentriamo invece c’è l’elemento duale cioè ci siamo noi e l’oggetto. Attraverso la consapevolezza c’è questa perdita del “due”, dell’ego forte che divide l’IO da tutto il resto dell’universo, e ci permette di evitare le tensioni, di essere più distesi, non che noi si mediti solo per trovare la calma, ma meditiamo per svegliarci, comunque è indubbio che la consapevolezza allenta le tensioni ed è in qualche modo curativa. In qualche modo con la consapevolezza si riesce ad assorbire tutto ciò che ci circonda osservando gli oggetti e lasciando però tutto così come è, lasciando essere, senza giudizio, attaccamento, desiderio perché come abbiamo visto non è duale ed annulla l’IO. Con la pratica e la disciplina quotidiana nella meditazione si acquisisce consapevolezza senza sforzo e il superamento dell’IO, perché come abbiamo visto la attenzione implica uno sforzo, c’è dualità, c’è un senso dell’IO forte (perché è l’IO che si concentra).
Esempio un oggetto può essere allo stesso tempo tempo oggetto di attenzione o di consapevolezza, tutto dipende dal nostro atteggiamento interiore. Se tu sei consapevole dell’oggetto lo lasci così come è, non te ne vuoi appropriare e non lo giudichi, se invece sei concentrato il discorso è opposto, verso di esso c’è tensione, sviluppi tutti sensi dell’attaccamento e l’IO è il protagonista di tutto.
Ancora si può dire che la attenzione proietta verso l’esterno è una forza centrifuga, la consapevolezza non è nemmeno diretta verso l’interno, ma addirittura fa perdere i confini tra esterno e interno perché affievolisce il concetto dell’ego. Nella consapevolezza lasciamo la realtà così come è, ogni oggetto, ogni persona è quello che è non vogliamo cambiare nulla, andiamo al di là del gusto personale.
Torno a ripetere che comunque l’unico modo di acquisire consapevolezza è praticare la meditazione, praticare con disciplina, per aspirare a diventare consapevoli senza sforzo. Portare avanti la disciplina senza aspettarci dei risultati, all’inizio può essere difficile, ma nel tempo ce ne accorgeremo della differenza, percepiremo i distacco dalla mente ordinaria separata che porta l’io ad appropriarsi degli oggetti. Nella consapevolezza lasciamo le cose libere di essere come sono, e questo stato d’animo è legato anche al discorso della compassione. Lo sviluppo della compassione infatti prevede di fare delle cose in maniera disinteressata, senza tornaconto personale, e lo sviluppo della compassione è sintomo del nostro avanzamento, perché più si è avanzati spiritualmente e meno siamo legati al nostro IO e al nostro interesse. È questo il vero amore che nasce dal distacco che si sviluppa nella meditazione che ti consente di lasciare le cose e le persone siano ciò che sono, in pratica ad essere più coscienti (Il percorso è meditazione, consapevolezza, distacco e compassione). Questa coscienza non ci spingerà più in periferia, ma al centro del nostro essere, la’ dove siamo uno insieme a tutto l’universo.

10) L’energia psichica
Facciamo un piccolo esperimento per capire cos’è l’inconscio e cos’è la coscienza. Adesso dirò una frase che porterà alla vostra attenzione degli oggetti che per voi sono inconsci. La frase è questa: “Avvertite il contatto tra le vostre gambe e la sedia sulla quale siete seduti.”. Ecco adesso state avvertendo questo contatto. Perché? Perché abbiamo riportato questo senso tattile alla vostra coscienza, fino a un minuto fa questa sensazione era inconscia e adesso invece potete avvertirla.
Che cos’è il processo di individuazione. È quel processo che permette al nostro IO individuale di avvicinarsi al SE un po’ alla volta. L’io individuale sono le nostre esperienze le nostre sensazioni e poi c’è il SE che è invece una esperienza sovra-individuale e la realizzazione della nostra avita avviene se noi siamo consapevoli del nostro SE, che va oltre l’esperienza individuale.
L’energia psichica è una forza impersonale che sta in tutti noi, questa forza prende forma ad esempio attraverso i sogni e i simboli. I nostri sogni sono fatti di simboli (per esempio il gatto che mangia la pappa e poi va sul divano i simboli sono il gatto, la pappa, il divano). Quindi la nostra energia psichica tende a manifestarsi nella nostra psiche sotto forma di simboli. È una delle manifestazioni di questa energia. I sogni sono questa nostra energia psichica che fa pressione sulla nostra psiche per diventare cosciente. Dunque la sfera della coscienza coscienza è da concepire come un vero organo psichico (si ricordi quando abbiamo fatto l’esperimento della sensazione tattile tra le gambe e la sedia su cui si è seduti). Attraverso la coscienza noi possiamo diventare consapevoli dei simboli, dei sogni, e possiamo interpretare i simboli, tradurli ed agire di conseguenza, ma perché questo? Perché la nostra energia psichica che è impersonale ha però una influenza sulla nostra persona, sulla nostra individualità. Quando questa tua energia impersonale si traduce attraverso i simboli nei tuoi sogni questa energia è diretta a te al tuo modo di agire, essa fa parte di una dimensione dove non esiste il passato presente futuro e il tuo corretto agire per trovare la tua armonia nella tua vita è già contenuto nell’energia psichica.
Quindi semplificando molto l’energia psichica a-temporale (che quindi può proiettarsi nel futuro) sa che cosa ti serve per lo sviluppo della tua armonia e tenta di darti dei messaggi attraverso i simboli e i sogni, per dirigerti verso il SE, farti uscire dal tuo IO individuale. Dunque la coscienza è da concepire come un organo mediante la quale diventiamo coscienti di questi simboli e sogni e quando noi agiremo in conseguenza della indicazione di un simbolo o sogno noi indirizzeremo la nostra vita verso l’armonia, la pace, la realizzazione. L’energia psichica muove i contenuti dell’inconscio (che sono inconsapevoli) verso la coscienza (cioè la consapevolezza). I contenuti sono fatti proprio da questa energia psichica che si accumula e prende forma attraverso i simboli e si manifesta nei sogni. Attenzione perché questa energia psichica se non indirizzata correttamente può provocare delle vere e proprie patologie fisiche, se noi seguiamo gli impulsi che vengono dai simboli andiamo verso l’armonia, se non li seguiamo o li indirizziamo male arrivano le patologie. Jung vede l’inconscio non come un serbatoio ricolmo di contenuti inadeguati, di esperienze represse (visione di Froid) ma vede l’inconscio come la madre di tutte le energie in cui si attuano tutti i processi di trasformazione creativa che consentono all’individuo di trascendere i limiti del proprio IO e di arricchire la propria personalità con quella consapevolezza che ci permette il corretto agire, l’azione armonica attraverso la quale conosceremo meglio la realtà che ci circonda e ci relazioneremo meglio con questa realtà con gli altri.

11) Sogni e meditazione (prima parte)
La relazione tra i sogni e la meditazione. La meditazione profonda è strettamente legata con il ricordo del sogno e in alcuni casi con la sua interpretazione ed è quello che la distingue dalla meditazione Vipassana e dalla meditazione Zen.
Le persone pensano di sognare solo di notte, mentre dormono, ma non è così. Anche da svegli noi facciamo dei sogni solo che durante il sonno li percepiamo più facilmente perché non svolgiamo nessuna attività che invece mentre siamo svegli ci impedisce di farceli percepire, distinguere bene perché sono nascosti dalle attività quotidiane. Ecco, questa produzione di simboli (i sogni) è la attività della mente che continua in termini diversi di giorno e di notte, di notte siamo più addormentati e di giorno lo siamo di meno. Ecco perché Buddha è il risvegliato, perché si è risvegliato dalla attività onirica interiore, la,continua produzione di sogni che non è altro che la attività mentale che nei testi sacri viene chiamato MAYA, il velo delle illusioni. Ecco che risvegliandoci, quando la coscienza smette di sognare c’è l’illuminazione.
Quando stiamo ‘dormendo’ non siamo coscienti di noi stessi perché se noi ci identifichiamo con questa proiezione mentale non riusciamo a capire chi siamo realmente, conosciamo solo il mondo oggettivo ma non quello soggettivo. Questo tipo di ignoranza è sonno, uscire da questa ignoranza è il Risveglio, la Buddhità.
Noi non siamo realmente nel mondo perché anche il cosiddetto mondo oggettivo in realtà è la realtà esterna al corpo filtrata da questa incessante dimensione onirica e ognuno vive nel suo mondo dei sogni. Il mondo come siamo abituati a pensarlo lo si può chiamare mondo “geografico”, il posto dove viviamo, ma psicologicamente ci sono tanti mondi quante sono le persone sulla terra, perché ognuna ha la sua mente che filtra il mondo “geografico” e crea il suo personale mondo dei sogni. Ogni mente è un mondo a se’.
Quando la nostra attività onirica scompare ecco che scompare il nostro mondo personale, ma attenzione quando questo avviene dobbiamo essere preparati a sopportare una nuova realtà, altrimenti si rischiano squilibri, non armonia.
Perché siamo convinti che quella che noi pensiamo sia realtà è effettivamente la realtà? Perché quando ci svegliamo al mattino pensiamo che fino a qualche minuto prima eravamo sprofondati nel sonno e invece ora siamo svegli? Perché il nostro atteggiamento è sempre stato pensare che tutto ciò è reale ed è così radicato dentro di noi che lo diamo per scontato. Ma anche quando di notte la nostra realtà oggettiva e il mondo geografico non ci sono ed entriamo nella dimensione onirica, anche quella esperienza ci sembra anche quella reale. A quanti di voi è successo di avere un incubo che sembra così reale e diventa così intollerabile da farci svegliare. Cosa accade un attimo prima di svegliarci dal sonno? Accade che noi ci rendiamo conto di avere avuto un incubo e diciamo “no, no, meno male io stavo sognando!”. Ecco quell’attimo in cui ci rendiamo conto di stare sognando è un barlume di consapevolezza, la stabilizzazione di quel barlume di consapevolezza è l’illuminazione. Tutto il giorno, tutta la vita si pensa che tutto sia reale, così come accade mentre stiamo sognando, si pensa che il sogno sia reale. Quello che distingue lo yoga dalla psicologia è che quest’ultima afferma che la realtà oggettiva sia reale, invece lo yoga afferma che noi viviamo in una intensità onirica continua ma di diversa entità a seconda che si stia dormendo oppure no, è solo una questione di intensità. Ed ecco l’esperienza e la tecnica del sogno lucido che solo quelli che seguiranno il mio corso analizzeranno, ma solo quando inizieremo ad essere più coscienti nella realtà e saremo anche più coscienti nei sogni e viceversa, lo faremo.
Il sogno lucido è essere consapevoli che si sta sognando di notte.
La meditazione crea una diversa attitudine, essere presenti a se stessi. Lo vediamo anche quando meditiamo non siamo ne addormentati ne totalmente attivi in modo ordinario, infatti viviamo questa attività onirica continua prodotta dalla mente e vediamo quanto poco controllo abbiamo su di essa, è questa attività che solo di notte diventa sogno e ci sembra reale, questa attività avviene senza che ce ne rendiamo conto e pensiamo di essere svegli di giorno e viviamo quella realtà filtrata da questa attività continua. Più siamo consapevoli dell’osservatore, più diventeremo coscienti della nostra attività onirica, diurna e notturna, e accade un bel giorno l’esperienza del risveglio totale, lo capiremo e ce ne accorgeremo, basta essere svegli un minuto e la nostra vita cambia, tutto apparirà chiaro perché cambia la nostra percezione della realtà.

12) Sogni e meditazione (seconda parte)
Il contesto dei sogni nella nostra attività di meditazione profonda.
Abbiamo parlato dei sogni, del loro rapporto con l’inconscio, che sono fatti di simboli, che questi simboli hanno un ruolo nello sviluppo della consapevolezza e anche che hanno una potenza che non bisogna sottovalutare in quanto se non bene interpretata può creare squilibri piuttosto che portare all’armonia. Abbiamo detto che è importante e quasi fondamentale che ci sia un maestro che guidi il processo del lavoro sui sogni e i simboli che si fa in questo tipo di meditazione profonda.
Quello che non abbiamo ancora detto è se questi sogni e i simboli vanno interpretati. Ebbene non sempre. Nel corso di meditazione che sto presentandovi c’è una fase che prevede il lavoro coi sogni. Spesso può capitare che non si riesca a dare un significato ai sogni ma questo non è un male, i simboli dei sogni vanno lasciati agire perché essi contengono una forza che sarà ben diretta e utile solo quando il praticante sarà maturo per essa, e per esserlo è necessario lasciare agire i simboli e i sogni. Ora tento di fare un po’ di chiarezza in questo discorso. Nella nostra vita ordinaria quotidiana organizziamo la nostra razionalità attraverso il principio di non contraddizione che consiste nel principio che se un bicchiere è pieno non può essere allo stesso tempo vuoto, se un libro è aperto non può essere allo stesso tempo chiuso. Una cosa è una cosa e non può essere allo stesso tempo un’altra, ma non sempre funziona o è applicabile, per esempio un bastone si usa per sorreggersi ma può anche essere usato come arma e bastonare in testa un’altra persona fino a ucciderla, quindi il bastone non è una cosa sola. Poi c’è il principio di causalità, quello di causa ed effetto, dò un pugno contro il muro (causa) e mi spacco la mano (effetto). Questi sono concetti che noi consideriamo reali, sui quali basiamo la nostra vita, il nostro modo di agire e di intendere le cose, ma nel mondo dei sogni questi concetti possono essere ribaltati, possiamo vedere prima l’effetto e poi la causa, possiamo essere noi stessi che parliamo e pensiamo ma siamo nel corpo di un animale, oppure possiamo essere del sesso opposto al nostro, anche la identità è invertita, io posso essere in salotto a vedere la tv e il momento dopo essere in una caverna nell’età della pietra. Non ci sono le regole della ragione, non esiste il principio di non contraddizione, non esiste nemmeno quello di causalità e di identità e neppure una coerente dimensione spazio-temporale. Tutto è mescolato, attenzione alla parola mescolato! Questo è importante perché questa dimensione di mescolanza è il sottosuolo della nostra esistenza e personalità, è lo scenario dove si svolge questa esistenza sommersa che solo un poco alle volte emerge senza che ce ne rendiamo conto e che è la nostra dimensione inconscia.Tutte le antiche culture identificavano questa mescolanza e caos come qualcosa che aveva a che fare con Dio, con la terribilità di Dio. La separazione invece è la modalità con la quale l’essere umano riesce a sopportare il divino (la stessa etimologia delle parole sacerdote e tempio vogliono significare separazione, ritagliato). Nella mescolanza l’irrompere del divino può distruggere, è appunto terribile! E questa terribilità la ritroviamo nel nostro inconscio per Jung e per noi l’inconscio non è il serbatoio di residui delle nostre sensazioni, esperienze sensoriali, ma è qualcosa di immenso, è Dio stesso, lo stesso Jung disse “…chiamatelo Dio, o inconscio collettivo…”, ecco l’identificazione tra Dio e l’inconscio collettivo e noi coi nostri sogni veniamo a contatto con questa dimensione. Arriviamo al succo del discorso, allora per Froid il simbolo è un segno (sogni un campanile è il fallo, sogni una grotta è la vagina) e quindi c’è una corrispondenza tra ciò che sogno e il significato di riferimento. Per Jung invece no, il simbolo (sim ballium) per lui è qualcosa che riunisce, che mette insieme gli opposti, ed ecco la mescolanza, il simbolo di Jung è una mescolanza terribile, la sintesi degli opposti e questa sintesi è forza e questa forza viene dispersa se il simbolo è interpretato, ecco perché bisogna lasciare agire i simboli in noi stessi in un modo differente da quello che sia la loro interpretazione perché interpretazione vuol dire razionalità, razionalità vuol dire uscire dalla mescolanza, uscire dalla mescolanza uscire dalla potenza di Dio ed entrare in una coerenza che è strettamente umana, il vero artista è sempre in contatto con Dio. Questa forza agisce nel processo di individuazione che è l’espressione della nostra potenzialità. Ma come si fa ad esprimerla? Anche attraverso l’uso dei sogni e dei simboli, che non vanno necessariamente interpretati ma bensì lasciati agire in quanto forza nella loro terribilità. Il maestro fornisce i metodi per sognare di più, per diventare coscienti dei sogni, per usare bene i sogni ma non necessariamente li interpreta, a questo serve il maestro, per non venire annientati dalla terribilità divina. Se facciamo da soli può capitare che il contatto anche breve col divino ci causi squilibri vedi gli esempi di Niche e di Icaro.

13) Meditazione e buonismo
Rapporto tra meditazione e buonismo.
Il tipo di meditazione che vi presento non ha nulla a che vedere con il normale immaginario del meditante calmo, al tramonto, col sorriso e imperturbabile, con le musiche dolci e le banalità raccontate con voce calma, se volete queste cose cercatelo su altri video, non qui su questo canale. Piuttosto a che fare con l’onestà e la schiettezza è la via dell’autenticità, se c’è da arrabbiarsi mi arrabbio! Qui non trovate il Buddha calmo o il Gesù buono, che tra l’altro, come racconta anche il vangelo furiosamente sfascia le bancarelle dei mercanti nel tempio. Gli stessi apostoli giravano armati (vedi Pietro che nel bosco degli ulivi taglia un orecchio ad una guardia e poi Gesù la riattacca). La meditazione, per come la vedo io, è calarsi nella realtà, è coerenza, non c’entra niente con il buonismo e la spiritualità salottiera.
Io non sono un buono e sempre secondo me la rabbia non necessariamente è negativa ma lo diventa solo se è repressa, se manifestata in momenti e luoghi dove non c’entra niente. La rabbia è un energia, è un emozione e come tutte le emozioni può creare dei blocchi se non utilizzata correttamente, ma anche l’amore è così. Per esempio l’amore per una donna, se non corrisposto può causare dei blocchi e delle conseguenze.
La meditazione allora, il conoscere se stessi è la gestione e la comprensione di questa energia, la consapevolezza di ciò che accade, senza pregiudizi e comportamenti prefissati prima devo fare così, essere buono, sorridere sempre.

14) Ipnosi e meditazione
La meditazione non può essere considerata come una sorta di auto-ipnosi? NO! È esattamente l’opposto! L’ipnosi è mancanza di consapevolezza assenza di coscienza mentre la meditazione è espansione della coscienza e maggiore consapevolezza.
Da quando nasciamo la società ci ipnotizza, ci suggestiona, tutto l’intero processo educativo e di civilizzazione non è altro che una profondi ipnosi da parte di una società che esiste all’esterno e vuole che tu rimanga rivolto sempre verso l’esterno ed è per quello che ti propone dei finti valori come il denaro, il potere, il prestigio, in questo modo le tue energie continuano a rivolgersi e dirigersi verso l’esterno. Dobbiamo renderci conto che viviamo ipnotizzati e che dobbiamo attivare un processo di de-ipnotizzzione e de-condizionamento.
Siamo abituati a fare funzionare la mente in continuazione e questa è una anomalia e la mente può vivere solo nel passato e nel futuro. Provate a chiudere gli occhi per alcuni secondi e vedere dove vi porta, avrete sicuramente un ricordo o un interrogativo per il futuro, quasi mai sarete nel momento presente. La mente non può vivere nel presente, solo la consapevolezza può vivere nel presente. Il passato è la nostra memoria, il futuro sono le nostre aspettative e noi fin dalla nascita siamo abituati a vivere nel passato e nel futuro, mai nel presente.
Per iniziare a vivere nel presente dobbiamo iniziare un cammino di introspezione e trovare un maestro che ci indichi la via. Poi quando sai che esiste la via devi percorrere la strada che è il processo di de-condizionamento e fare la tua personale esperienza, nessuno può descriverti la verità, solo tu la realizzerai attraverso l’esperienza diretta. È come entrare in un paese sconosciuto e chiedere la via per la gelateria, te la dicono, entri in gelateria, vedi i gusti dei gelati, li ordini ma solo quando li avrai assaggiati conoscerai il loro vero sapore, nessuno potrà farlo al posto tuo.
La via è dentro di te non è fuori, non sono quei valori a cui ti hanno abituato. Devi andare verso il nucleo del tuo centro, dove tutti i pensieri spariscono e rimane solo pura consapevolezza e quella consapevolezza è la meditazione. Come l’occhio del ciclone che attorno a se ha tutto che si muove vorticosamente ma al centro è calmo. Noi siamo un piccolo corpo che contiene tutti i misteri dell’universo, siamo un microcosmo ed entrando ed individuando quel centro, gustando quella consapevolezza che non è altro che l’immersione totale nel momento presente entriamo in quella coscienza intuitiva che ci permette di entrare nel nostro se’ e sperimentarlo direttamente.

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