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I quattro pilastri del sapere – Majjhima Nikaya 10

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fonte originale canonepali.it

Introduzione
1- Osservazione del corpo
sezione sulla respirazione
sezione sulla impermanenza
sezione sulla postura
sezione sulla ripugnanza
sezione sugli elementi base
sezione sulla fine del corpo
2- Osservazione delle sensazioni
3- Osservazione della mente
4- Osservazione dei contenuti mentali
sezione sui 5 ostacoli
sezione sugli aggregati
sezione sui 6 sensi
sezione sui 7 fattori del risveglio
sezione sulle 4 nobili verità
Risultati della pratica

Il Sublime si rivolse ai monaci: “La diritta via, monaci, che conduce alla purificazione degli esseri, al superamento del dolore e della miseria, alla distruzione della sofferenza e della pena, al conseguimento di ciò che è giusto, alla realizzazione dell’estinzione, è data dai quattro pilastri del sapere. Ecco che un monaco vigila presso il corpo sul corpo, instancabile, con chiara mente, sapiente, dopo aver superato le brame e le cure del mondo (ardente, chiaramente, comprendendo, avendo superato la cupidigia e le afflizioni del mondo) (in questo insegnamento il termine ‘mente’ si deve intendere come unità dello stato mentale di durata momentanea. Tutti i singoli momenti formano il continuum mentale. L’oggetto o fattore mentale è il contenuto di ogni singola unità); allo stesso modo vigila presso le sensazioni sulle sensazioni; presso l’animo sull’animo; presso i fenomeni sui fenomeni (con la ripetizione corpo sul corpo, ecc. ecc. si vuole insistere presso il meditante sull’importanza di stare coscienti se nell’attenzione sostenuta verso un singolo oggetto scelto per la meditazione, se ci si è tenuti saldi oppure se si è scivolati verso un altro oggetto di contemplazione (per esempio verso i sentimenti)).
E come lo fa? Un monaco si reca all’interno della foresta, o sotto un grande albero, o in un vuoto eremo, si siede con le gambe incrociate, il corpo diritto, e si esercita nel sapere. (Sezione sulla respirazione) Cosciente egli inspira, cosciente espira. Se inspira profondamente egli lo sa; se inspira brevemente, egli ne è consapevole. “Voglio inspirare sentendo tutto il corpo”, “Voglio espirare sentendo tutto il corpo”, “Voglio inspirare calmando questa combinazione corporea”, “Voglio espirare calmando questa combinazione corporea”; così egli si esercita.
(Sezione sulla impermanenza) Così egli vigila presso il corpo interno sul corpo, presso il corpo esterno sul corpo, di dentro e di fuori egli vigila presso il corpo sul corpo. Egli osserva come il corpo si forma, come esso trapassa; osserva come il corpo si forma e come trapassa. “Ecco com’è il corpo”: tale sapere diviene il suo sostegno perché esso serve alla comprensione, alla riflessione; ed egli vive indipendente e non desidera nulla dal mondo. (Sezione sulla postura) E ancora: il monaco, quando cammina, sa che lo sta facendo; lo stesso quando è fermo; così pure quando è seduto e quando giace; egli sa in quale posizione si trova, qualsiasi essa sia. E ancora: il monaco è chiaramente consapevole nel venire e nell’andare; nel guardare e nel distogliere lo sguardo; nel chinarsi e nel sollevarsi; nel portare l’abito e la scodella dell’elemosina; nel mangiare e nel bere; nel masticare e gustare; nel liberarsi dalle feci e dall’urina; nel camminare o nello stare seduto; nell’addormentarsi e nel risvegliarsi, nel parlare e nel tacere.
E inoltre: (sezione sulla ripugnanza) il monaco esamina questo corpo dalla cima della testa alle piante dei piedi, la pelle che lo ricopre e come esso è ripieno di varie impurità: “Questo corpo ha capelli, peli, ha unghie e denti, pelle e carne, tendini, ossa e midollo, reni, cuore e fegato, diaframma, milza, polmoni, stomaco, intestini, mucose e feci, ha bile, secrezioni, marciume, sangue, sudore, linfa, lacrime, siero, saliva, muco, liquido articolare, urina. (Sezione sugli elementi base) Questo corpo ha la specie ‘terra’ parti del corpo solide, ha la specie ‘acqua’ (tutti i liquidi), la specie ‘fuoco'(digestione) e la specie ‘aria'(organi cavi).
(Sezione sulla osservazione del destino del corpo) E inoltre ancora, monaci: come se il monaco avendo visto un corpo che giace al cimitero, un giorno, due o tre giorni dopo la morte, gonfio, illividito, divenuto putrefatto, avendo visto uno scheletro privo di carne, tenuto assieme dai tendini; e più tardi ancora solo le ossa, senza i tendini, sparse qua e là; qua un osso della mano, là un osso del piede, una tibia, un femore, il bacino, delle vertebre, il cranio, oppure le ossa rotte, divenute polvere, concludesse: “Tutto ciò accadrà anche a me”. Così egli vigila sul corpo interno, vigila sul corpo esterno, vigila sul corpo interno ed esterno.
Ma come vigila un monaco sulle sensazioni? Un monaco, quando prova una sensazione piacevole, ne è consapevole; lo stesso quando prova una sensazione dolorosa o una sensazione né piacevole né dolorosa. Così egli vigila sulle sensazioni, osserva come la sensazione si forma, come passa, e come si forma e passa. “Ecco cos’è la sensazione”: tale sapere diviene il suo sostegno perché gli serve per conoscere, per riflettere; ed egli vive indipendente e senza brama del mondo.
Ma come vigila un monaco presso l’animo e sull’animo (qui animo assume significato di mente) ? Un monaco conosce l’ animo bramoso e l’animo non bramoso, quello astioso e quello non astioso, l’ animo che erra e quello senza errore, quello raccolto e quello che non lo è, l’animo distratto, l’animo tendente all’alto sentire e quello tendente al basso sentire, l’animo nobile, quello volgare, l’animo tranquillo, quello inquieto, l’animo redento e l’animo vincolato; e di tutti si rende conto. Egli osserva come l’animo si forma, come trapassa, come si forma e trapassa. “Ecco com’è l’animo”: tale sapere diviene il suo sostegno perché esso serve alla conoscenza, alla riflessione; ed egli vive indipendente e senza brama del mondo.
Ma come vigila un monaco presso i fenomeni sui fenomeni? (Sezione sui 5 ostacoli)Un monaco osserva sui fenomeni il manifestarsi dei cinque ostacoli (nîvarana): osserva quando la brama (kâmacchanda) è in lui e quando non lo è; osserva quando in lui vi è avversione (vyâpâda); quando vi è accidia (thîna-middha); quando vi è superbia ( o agitazione-ansia = uddhacca-kukkucca); quando vi è dubbio (vicikicchâ), e quando essi non vi sono. E per ognuno dei cinque ostacoli osserva come comincia a svilupparsi; osserva come quando divenuto evidente viene rinnegato, e osserva quando gli ostacoli, rinnegati, non compaiono più nell’avvenire. “Ecco i fenomeni”: tale sapere diviene il suo sostegno perché esso serve alla conoscenza, alla riflessione; ed egli vive indipendente e senza brama del mondo.
Ma come vigila un monaco presso i fenomeni sul manifestarsi dei cinque tronchi dell’attaccamento? (i 5 ostacoli descritti sopra).( sezione sui 5 aggregati) Un monaco dice a se stesso: “Così è la forma (rûpa), così è la sensazione (vedanâ), così è la percezione (saññâ), così sono le distinzioni (sankhâra), così è la coscienza (viññâna) ; così esse hanno origine, così esse si dissolvono.
E inoltre il monaco vigila presso i fenomeni sul manifestarsi dei sei regni interni-esterni (sal-âyatana). (Sezione sulla sfera dei 6 sensi) Come? Un monaco conosce l’occhio e conosce le forme; conosce l’orecchio e conosce i suoni; conosce il naso e conosce gli odori; conosce la lingua e conosce i sapori; conosce il corpo e conosce i contatti; conosce il pensiero e conosce le idee. Conosce come essi si combinano e cosa ne risulta; conosce quando la combinazione avviene, quando essa cessa, e quando la cessata combinazione non si verifica più nell’avvenire.
E inoltre il monaco vigila presso i fenomeni sul manifestarsi dei sette fattori di risveglio (sambojjhanga)(sezione sui fattori di risveglio). Come? Un monaco s’accorge quando sono in lui la consapevolezza (sati), il raccoglimento (l’esame dei fenomeni = dhammavicaya), la forza (viriya), la serenità gioiosa (pîti), la calma (passaddhi), la concentrazione (samâdhi), l’equanimità (upekkhâ). Conosce quando i sette fattori di risveglio si destano, quando divenuti desti si sciolgono.
E inoltre ancora un monaco vigila presso i fenomeni sul manifestarsi delle quattro nobili verità. (Sezione sulle nobili verità)Come? Un monaco comprende secondo verità “Questo è il dolore”, “Questa è l’origine del dolore”, “Questo è l’annientamento del dolore”, “Questa è la via che conduce all’annientamento del dolore”.
(Sezione sui risultati della pratica) Chi, monaci, sa così sostenere questi quattro pilastri del sapere può aspettarsi queste due possibilità: sicurezza durante la vita o non ritorno dopo la morte.
“La diritta via che conduce alla purificazione degli esseri, al superamento del dolore e della miseria, alla distruzione della sofferenza e della pena, al conseguimento di ciò che è giusto, alla realizzazione dell’estinzione, è data dai quattro pilastri del sapere”: se questo è stato detto lo è stato di proposito.”

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La retta conoscenza – Majjhima Nikaya 9

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fonte originale canonepali.it

In questo prezioso insegnamento si mette in evidenza il collegamento che esiste tra l’origine interdipendente, le 4 nobili verità e i cinque aggregati.

Fino a che punto una persona ha la retta conoscenza, la sua conoscenza è giusta, il suo amore alla dottrina provato ed egli appartiene a questa dottrina?

Se conosce ciò che è dannoso e ne conosce la radice, egli ha retta conoscenza, la sua conoscenza è giusta, il suo amore per la dottrina è provato, egli appartiene a questa nobile dottrina. Ma cos’è dannoso, cos’è la radice del dannoso, cos’è salutare e qual è la radice del salutare? Uccidere è dannoso e tutte queste altre cose sono dannose: rubare, darsi a stravizi, mentire, dire male, parlare aspramente, ciarlare, bramare, infuriarsi, avere falsa conoscenza.
La radice di ciò che è dannoso poi sono la brama, l’avversione e l’errore.
E cosa è salutare? Astenersi da tutte le cose dannose. E qual è la radice del salutare? Mancanza di brama, di avversione e di errore è la radice del salutare.
Quindi se una persona conosce ciò che è dannoso e ciò che ne è la radice, ciò che è salutare e ciò che è la radice del salutare, se ha completamente rinnegata l’agitazione del bramare, schiantata l’agitazione dell’Io, se ha perduta l’ignoranza e acquistata la sapienza, allora egli già in questa vita mette fine al dolore.”

Ma vi è anche un altro modo per raggiungere tutto ciò?

Certamente. Se si conosce il dolore, l’origine del dolore, l’annientamento del dolore e la via che conduce a ciò.
Ma cos’è il dolore, qual è la sua origine, cos’è il suo annientamento, e cosa la via che porta all’annientamento del dolore? Nascita è dolore, vecchiaia è dolore, lo è la malattia, lo è il morire e così pure sono dolore i guai, l ‘afflizione, la pena, lo strazio, la disperazione, non ottenere ciò che si desidera; in breve sono tutte cose che riguardano l’attaccamento alla vita. E qual è l’origine del dolore? E’ questa sete di vivere, che produce nuova esistenza, alimentata dalla soddisfazione che si nutre qua e là; è l’attaccamento al sesso, l’attaccamento all’esistenza e al benessere. E l’annientamento del dolore? E’ il completo, totale annientamento, allontanamento, respingimento; è la soppressione, il rinnegamento di questa sete di vivere. Ma qual è la via che porta all’annientamento del dolore? E’ questo nobile ottuplice sentiero, cioè: retti conoscenza, intenzione, parola, azione, vita, sforzo, sapere, raccoglimento.
Se ora uno conosce tutto ciò, e più non ha brama, più non ha repulsione, ed ha schiantato il turbamento dell’Io, se, perduta l’ignoranza, ha acquistato la sapienza, allora egli già in questa vita mette fine al dolore.”

Ma vi è forse anche un altro modo?

Vengono ora spiegati con un approccio simile a quelli visti in questo post (https://buddism.wordpress.com/2014/04/10/originazione-interdipendente/) i dodici anelli dell’esistenza interdipendente.

“Certo. Se si conosce vecchiaia e morte,(jarâ-marana), e la loro origine; se ne conosce l’annientamento e la via che a ciò conduce. Ma cosa sono la vecchiaia e la morte, qual è il loro annientamento e qual è la via che lo consente? Vecchiaia è per ognuno il consumarsi del corpo, il divenire fragili, grigi, pieni di rughe, il decadere delle forze, l’appassire dei sensi. E la morte? E’ il disfarsi, il dissolversi, il decomporsi, il tramontare, l’estinguersi di ciascun essere, il separarsi degli elementi, il putrefarsi del cadavere. La nascita (jâti) determina l’origine della vecchiaia e della morte, l’annientamento della nascita prova il loro annientamento. E la via che porta a ciò è il nobile ottuplice sentiero.

Ma cos’è la nascita, la sua origine, il suo annientamento e la via che porta al suo annientamento? Nascita, formazione, germinazione, concepimento di ciascun corpo in ogni essere, l’aggregarsi degli elementi, l’entrare in contatto col mondo esterno: questo è la nascita. Il divenire/esistenza (bhava) determina l’origine della nascita, il suo annientamento produce l’annientamento dell’altra. E la via che porta a ciò è il nobile sentiero ottopartito.

Ma cos’è il divenire / esistenza (si intende come divenire/esistenza l’agente karmico che determina una nuova nascita), qual è la sua origine, qual è il suo annientamento e quale la via che conduce a ciò? Vi sono tre specie di esistenza: esistenza sessuale, esistenza formale ed esistenza senza forma. L’attaccamento alla vita (upâdâna) determina l’origine dell’esistenza, e il suo annientamento provoca l’annientamento dell’altra. E la via che conduce a ciò è il nobile sentiero ottuplice.

Ma cos’è l’attaccamento alla vita, da cosa è originato, cos’è il suo annientamento, e qual è la via che provoca il suo annientamento? Ci sono quattro specie di attaccamento alla vita: attaccamento alla sessualità, alla multiscienza (i Veda), all’ascesi come scopo a se stessa, l’attaccamento al perdurare personale. Il desiderio / sete di vivere (tanhâ) determina l’attaccamento alla vita, e il suo annientamento determina l’annientarsi dell’attaccamento alla vita. E la via che conduce a ciò è il nobile ottuplice sentiero.

Ma cos’è la desiderio / sete di vivere, (si può anche intendere come desiderio sensuale. Non è, come qualcuno potrebbe pensare, il desiderio sessuale. È la cupidigia, diretta a tutto ciò che è oggetto dei nostri sensi: ciò che ci è piacevole agli occhi, alle orecchie, al tatto, ecc. È cioè la brama: brama dei sensi, brama per il potere, brama per la posizione sociale, per la ricchezza, …)
qual è la sua origine e la sua distruzione, e quale la via da percorrere? Vi sono sei specie di sete di vivere: sete delle forme, dei suoni, degli odori, dei sapori, dei contatti e delle cose. La sensazione (vedanâ) determina l’origine della sete di vivere, il suo annientamento ne determina l’annientamento, e la via che vi conduce è il nobile ottuplice sentiero.

Ma che è la sensazione, da cosa origina, cosa la distrugge e qual è la via che lo consente? Vi sono sei specie di sensazioni: sensazioni prodotte da contatto visivo, uditivo, olfattivo, gustativo, tattile, intellettivo. Il contatto (phassa) determina l’origine della sensazione, il suo annientamento determina quello della sensazione. E la via che conduce a ciò è il nobile sentiero ottuplice.

Ma cos’è il contatto, da che è originato, cosa lo annienta e qual è la via per annientarlo? Vi sono sei specie di contatti: quelli legati ai rispettivi sei sensi compreso quello mentale. La percezione / sestupla sede (salâyâtâna) determina l’origine del contatto, e il suo annientamento annienta il contatto. E la via per annientarla è il nobile sentiero ottuplice.

Ma cos’è la percezione / sestupla sede, cosa la origina, cosa l’annienta e quale via conduce a ciò? Vi sono sei sedi dei sensi compresa la sede del senso del pensiero, attraverso i quali prendiamo contatto con la realtà. Il nome e forma (nâma-rûpa) / immagine e concetto determinano l’origine delle sei sedi dei sensi, la sua distruzione conduce alla loro distruzione, e la via che conduce a ciò è l’ottuplice sentiero.

Ma cos’è nome e forma / immagine e concetto, cosa ne è l’origine, cosa produce il suo annullamento e con quale via lo si ottiene? Per concetto si intende la sensazione, la percezione, la comprensione e la riflessione. Le quattro materie principali e ciò che esiste come forma di esse è ciò che si chiama immagine. La coscienza (viññana) determina l’origine di immagine e concetto, il suo annientamento ne determina l’annientamento. E la via che conduce a ciò è l’ottuplice sentiero.

Ma cos’è la coscienza, qual è la sua origine, cosa l’annienta e quale via porta a ciò? Vi sono sei specie di coscienza che coinvolgono i sei sensi compreso quello mentale. Le volizioni / distinzioni che predispongono (samkhâra) determinano l’origine della coscienza, il loro annientamento annienta la coscienza. E la via che conduce a ciò è il sentiero ottuplice.

Ma cosa sono le volizioni / distinzioni (letteralmente samkhara è tradotto come ‘Tendenze della mente’. Sono le formazioni mentali è una visione approfondita della traduzione della parola karma che di solito è tradotta come ‘azione’ ma in realtà è molto di più, in breve penso che le azioni che compiamo in una determinata situazione lascino una impronta nella coscienza; successivamente, se ci ritroviamo nella stessa situazione avremo la tendenza a comportarci nella stessa maniera), qual è la loro origine, come annientarle e qual è la via per farlo? Vi sono tre specie di distinzioni: quella fisica, quella verbale e quella spirituale. L’ignoranza (avijjâ) è ciò che determina l’origine delle distinzioni, il suo annientamento le annienta, e la via che permette ciò è il nobile ottuplice sentiero.

Ma cos’è l’ignoranza, cosa la origina, cosa la distrugge, e quale via lo consente? Non conoscere il dolore (dukkha), non conoscerne l’origine, non conoscere come annientarlo, e non conoscere la via che lo permette; ciò, fratelli, si chiama ignoranza. La mania (âsava letteralmente i veleni mentali) determina l’ origine dell’ignoranza, il suo annientamento ne determina l’annientamento. E la via che conduce a ciò è il nobile ottuplice sentiero.

Ma cos’è la mania / veleni mentali / appropriazioni /volontà di afferrare / brama (L’attaccamento intensificandosi diventa mania, volontà ad afferrare, appropriazione, bramosia, avidità che sono alla base della ignoranza. Qui invece troviamo che il divenire origina dall’attaccamento che a sua volta origina dal desiderio. In questo insegnamento il desiderio e l’attaccamento sono ben distinti: il desiderio di vivere determina l’attaccamento alla vita quindi al divenire.
Per completezza una altra cosa da notare è che i 5 aggregati attraverso i quali si arriva all’idea dell’IO sono anch’essi contenuti dentro i dodici anelli e sono: il contatto, la coscienza, la percezione, la sensazione e la volizione.
Andando oltre, se volessimo dividere i dodici anelli interdipendenti tra vita attuale e vita passata dobbiamo dire che la vita attuale comprende rinascita, nome e forma, percezione, contatto, sensazioni e morte, mentre la vita precedente comprendeva ignoranza, volizioni, coscienza, desiderio, attaccamento e divenire …… a cui seguirà nuovamente la rinascita e il ciclo si chiude), qual è l’origine della mania, cos’è l’annientamento della mania, qual è la via che porta all’annientamento della mania?
Vi sono tre specie di mania: mania di desiderio (kâma-âsava), mania d’esistenza (bhava-âsava), mania d’ignoranza (avijjâ-âsava). L’origine dell’ignoranza determina l’origine della mania, l’annientamento dell’ignoranza determina l’annientamento della mania. Ma la via che conduce all’annientamento della mania è il nobile ottuplice sentiero, cioè: retta parola, retta azione, retta vita, retto sforzo, retto sapere, retto raccoglimento.

Se ora una persona conosce ognuno dei precedenti dodici anelli dell’esistenza interdipendente, così la loro origine, così il loro annientamento, così la via che conduce al loro annientamento, e ha completamente rinnegata l’agitazione del bramare, fugata l’agitazione del respingere, schiantata l’agitazione dell’Io; se ha perduta l’ignoranza, acquistata la sapienza, allora egli già in questa vita mette fine al dolore. Pertanto costui ha la retta conoscenza, la sua conoscenza è giusta, il suo amore alla dottrina provato, egli appartiene a questa nobile dottrina.”