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Presentazione del Buddhismo

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fonte originale da centronirvana.it

Il Buddha era un Saggio illuminato che conosceva a fondo il mondo ed ogni natura intrinseca degli esseri del mondo. Sapientemente il Buddha selezionò i sermoni idonei alla comprensione dei suoi ascoltatori, in modo che essi avessero potuto ottenere il massimo beneficio. Generalmente, tutti gli insegnamenti del Buddha possono essere classificati in due tipi: con il linguaggio ordinario e con il linguaggio del Dharma.
Il linguaggio ordinario si basa su cose fisiche e sulle esperienze accessibili a persone ordinarie comuni. Essendo basato sul fisico, piuttosto che sullo spirituale, esso serve solo per discutere sulle situazioni mondane e le cose del mondo fisico. Quindi, esso serve solo per le cose tangibili percepite nelle normali circostanze di tutti i giorni.
Per contro, il linguaggio del Dharma ha a che fare con il mondo mentale, con il mondo non-tangibile, non-fisico. Così, per essere in grado di comprendere e parlare di questo linguaggio del Dharma, si deve avere acquisito la comprensione del mondo mentale. Di conseguenza, solo le persone che hanno visto la Verità, cioè il Dharma, parlano il linguaggio del Dharma, il linguaggio del mondo mentale non-materiale, che è al di là del mondo fisico e materiale.
Il punto è che se adesso conosciamo solo il linguaggio quotidiano e ordinario, noi non siamo in grado di comprendere il vero Dharma quando lo ascoltiamo. Perciò, se non si conosce il linguaggio del Dharma, allora non possiamo capire il Dharma, la Verità ultramondana che può veramente liberarci dalla sofferenza e insoddisfazione (dukkha). 
E’ quindi sempre essenziale saper interpretare l’insegnamento del Buddha in termini di linguaggio del Dharma, cosippure in termini di linguaggio ordinario. Dovrebbero essere considerati entrambi i significati. Si prenda nota dei seguenti passaggi:
“La persona saggia e attenta ha familiarità con entrambi i modi di parlare: il significato visto dalla gente comune e il significato che essi non possono capire. Colui che è in grado di esprimersi nei vari modi di parlare è una persona saggia”.
Esempio di alcune parole nel Buddismo.
BUDDHA – Come saprete, il termine “Buddha” nel linguaggio comune si riferisce alla storica persona che si illuminò, cioè Gotama Buddha. Si riferisce ad un uomo fisico in carne e ossa, che è nato in India più di duemila anni fa, morì e fu cremato. Questo è il significato della parola “Buddha” nel linguaggio ordinario. In termini di linguaggio del Dharma, tuttavia, il termine “Buddha” si riferisce alla Verità che il Buddha storico realizzò e insegnò, vale a dire lo stesso Dharma.
Il Buddha disse: “Colui che vede il Dharma vede il Tathagata. (un termine che Buddha spesso usò per riferirsi a se stesso), Colui che vede il Tathagata vede il Dharma. Colui che non vede il Dharma, anche se si aggrappa alla veste del Tathagata, non può dire di aver visto il Tathagata”.
Ora, il Dharma è qualcosa di intangibile. Non è qualcosa di fisico, non è certo carne e ossa. Quindi, nel linguaggio del Dharma, il Buddha è lo stesso ed identico alla Verità (il Dharma) in virtù della quale divenne il Buddha, e chiunque veda quella Verità può dire di aver visto il vero Buddha. Vedere solo il suo corpo fisico non sarebbe affatto come vedere il vero Buddha e non porterebbe alcun vantaggio reale.
La seconda parola da considerare è “Dharma” (Dhamma, in Pali). Al livello infantile del comune linguaggio quotidiano, il termine è inteso come realmente riferito ai libri che contengono le Scritture, cioè il “Dharma” che è nei libri. Oppure, può essere inteso come riferito ai discorsi usati nell’esporre l’insegnamento. Nell’originale linguaggio Pali, il termine “Dhamma” è stato utilizzato per riferirsi a tutta una serie di cose interessate e riguardanti quello che va a formare ciò che noi chiamiamo Natura.
A tal riguardo, il termine “Dharma” comprende:
1.   La Natura stessa;
2.   La Legge della Natura;
3.   Il dovere di ogni essere umano ad agire in conformità con la Legge della Natura;
4.   I benefici che derivano da questo agire secondo la Legge della Natura.
Nel linguaggio comune, la parola “Sangha” si riferisce alla comunità di monaci che indossano l’abito giallo e vagano da un posto all’altro. Questo è il Sangha come viene inteso nel linguaggio corrente, il linguaggio delle persone non-illuminate, quelle che non hanno ancora visto la verità. Nel linguaggio del Dharma, la parola “Sangha” si riferisce ancora una volta alla Verità, al Dharma stesso. Essa si riferisce alle qualità più elevate che esistono nella mente di un monaco. Ci sono alcune elevate qualità mentali che fanno di un uomo un monaco. La totalità di queste elevate qualità è ciò che viene  chiamato ‘il Sangha’.
Ci sono due livelli di Retta Comprensione:
1) L’idea che l’elemosina e le offerte non sono inutili; che vi è il frutto e il risultato, sia delle buone che delle cattive azioni; che ci sono cose come questa vita, e la vita successiva; che nel mondo ci sono monaci e preti, che sono perfetti e senza macchia, che possono spiegare questa vita e la vita successiva, e di cui essi hanno compreso lo scopo: questa è chiamata “Retta Comprensione Mondana”, che produce frutti mondani e porta buoni risultati.
2) Ma, tutto ciò che possa esservi di saggezza, di penetrazione, di retta comprensione, congiunta con l’“Ottuplice Sentiero”, la mente che si è allontanata dal mondo e congiunta con il Sentiero, questa è chiamata “Retta Comprensione Ultramondana” che non è del mondo, ma è ultramonadano ed è unita al Sentiero.
Potremo vedere che il più alto livello di Retta Comprensione non è riferito al ‘sé’, o a termini più convenzionali. Esso si riferisce alla saggezza di Colui che percorre la retta Via, cioè l’Illuminato. Come abbiamo visto, il Buddismo rifiuta in ogni caso il “sé” e insiste sul fatto che ogni cosa in questo mondo o universo è ‘priva-di-un-sé’. La parola “non-sé” significa infatti nessun senso di animale, persona, io, tu, suo, sua o una qualsiasi cosa costante. Tutto funziona come una corrente di cambiamento. Il Buddha realizzò la verità della natura con la pura mente. La sua saggezza potè penetrare attraverso ogni cosa al livello più profondo. Così l’immagine di una cosa permanente, vista e percepita con un occhio normale, non poteva più attrarlo. Egli vide la corrente del cambiamento. Nel Buddismo, la natura può essere suddivisa in 6 tipologie, cioè “dhatu”, o elementi. (Attenzione: qui la definizione di ‘elementi’ non è la stessa che si trova nella scienza.) ‘Dhatu’ significa gli elementi della natura che hanno le proprie individuali ed uniche caratteristiche.
I primi quattro elementi sono terra, acqua, fuoco ed aria, ed il quinto è la mente, cioè l’elemento della coscienza. Il sesto elemento è “il vuoto”, l’elemento della vacuità. Ogni elemento ha il suo carattere individuale. (Attenzione: la definizione del vuoto qui non significa il ‘nulla’ o niente).
Tutti gli elementi si aggregano insieme per un certo periodo di tempo e poi cambiano o si modificano degradandosi dal loro stato originale in dipendenza delle loro cause ed effetto. Quando molti elementi si aggregano insieme, essi formano una nuova figura di un sé. Così, “il sé” immaginato nella propria percezione in realtà non esiste. E’ solo la memoria e l’ignoranza che fa sì che la mente lo afferri come un vero e proprio “sé”.
Dalla conoscenza della scienza, gli scienziati credono che il corpo sia fatto di sostanze composte, mentre la mente sarebbe la sua energia. Essi accettano che questa vita sia ‘priva-di-un-sé’ come disse il Buddha. Quando si muore, tutto torna all’universo. La vita assolutamente finisce. Questa opinione è vicina al Buddismo, ma non lo raggiunge. Una tale visione tende a far essere l’uomo privo del suo più alto potenziale e fa sì che la sua vita passi via. Il Buddha scoprì la profonda e complicata relazione esistente tra gli elementi naturali che influenzano la vita umana.
Il Buddha ha rilevato che la mente ha caratteristiche più specifiche di quanto si pensi e che non è una semplice energia. E’ un elemento individuale, gli elementi di coscienza. La mente può indurre a crearsi nuova sostanza fisica e quindi formare un nuovo corpo fino a quando vi è ignoranza e karma all’interno di sé stessi. Quest’elemento nasce e muore ogni momento all’istante. Tuttavia, esso può trasferire perfettamente la sua proprietà al nuovo elemento. Proprio come l’albero genera i frutti con i semi all’interno. Quando i frutti maturano e cadono a terra, il seme dentro di essi cresce fino a diventare un nuovo albero con caratteristiche uguali al genitore. L’ignoranza e il karma funzionano come geni ereditari da una generazione all’altra. Inoltre, la mente ha una vita molto breve, ma a noi appare come se non passasse mai. Questo accade a causa del suo stato di essere un ‘continuum’ senza interruzione.
Per lo più, la mente nella nuova vita dimentica tutto della vita passata. Molte persone  sembrano essere non molto interessate alle loro vite passate ed alla vita successiva. Tuttavia, questo elemento di coscienza non sorge nello stato puro. Esso si porta dietro sia l’ignoranza che il karma. E genera una persona che non si preoccupa della sua vita passata né della prossima vita; così essa dovrà ancora soffrire nella sua vita presente a causa dell’ignoranza e del karma. Il karma inizia a determinare la vita umana fin dallo stadio di feto e continua a farlo fino a quando uno muore. Un uomo è fortunato se la sua vita è determinata da un buon karma, diversamente non lo sarà, se non avrà un buon karma. Possiamo dire che l’inizio della nostra attuale vita in realtà è interamente determinato dal karma della passata vita precedente.
Uno può pensare di non curarsene quando nella nuova vita non si ricorda la vecchia vita. Sì, nessuno se ne cura, ma non dimenticate che perfino voi non riconoscete la vita passata; la sofferenza è sempre sofferenza. E’ la sensazione che in nessuna vita si vorrebbe avere. La sofferenza danneggia qualunque vita, indipendentemente da chi uno è. Si possono avere dubbi circa la saggezza del Buddha. Si può credere o meno, e ognuno ha il diritto di rifiutare, ma la verità è sempre la verità. La verità non impedisce a qualcuno di non credere o di non aver fede. Gli scienziati non sono ancora in grado di inventare uno strumento che sia idoneo a studiare i complessi comportamenti della mente. Al giorno d’oggi, sembra che noi si abbia molte più conoscenze circa il mondo rispetto al passato, ma però abbiamo ancora assai poca conoscenza della mente e dei suoi comportamenti.
Benché da qualche parte si possano trovare dicerie sulla storia delle vite passate e vite future del Buddha, in realtà, il Buddha dette assai poca importanza a esse…. Egli dette molta più importanza a questa vita presente, poiché gli umani possono creare nuovo karma che è più potente di quello passato. Questo nuovo e più potente karma può cambiare totalmente la vostra vita. Quindi, finché si accumula un potente buon karma in questa vita, non dovrete preoccuparvi né di questa vita e né della vita successiva. Tuttavia, la meta più alta del Buddismo non è certo l’accumulazione di buon karma, per avere una nuova vita perfetta. No, decisamente no. Il Buddha ha evidenziato che per quanto buona sia una nuova vita, essa porterà più o meno ancora alla sofferenza, poiché non è permanente. Quindi la soluzione migliore è uscire da questo ciclo infinito di nascita e morte, ovvero dal “samsara”.
Come descritto più sopra, vediamo che i principali problemi della vita sono l’ignoranza e il karma accumulati nella mente. Il Buddha realizzò la Via eccellente per pulire tutte queste macchie indesiderate. Egli scoprì che vi è un elemento puro che gli umani non avevano mai conosciuto prima, e lo chiamò il ‘Nirvana’. Non appena realizzò il Nirvana, egli seppe anche che il suo infinito ciclo di nascite e morti era stato sradicato. Nirvana non è né un paradiso né una vita eterna. Nirvana è un elemento unico e irripetibile ed ha caratteristiche individuali. Ed appare subito non appena l’ignoranza viene eliminata. Proprio come quando arriva la luce luminosa, immediatamente il buio non c’è più. Così si può raggiungere e sperimentare il Nirvana in questa stessa vita, non dopo la morte. 
Come eliminare l’ignoranza in questa stessa vita?
Anche se uno legge tutte le scritture del Buddismo e comprende tutte le parole, non è così facile illuminarsi o raggiungere il Nirvana, fino a che non ha realizzato e compreso la verità da se stesso. L’ignoranza è profondamente impiantata nella nostra mente e controlla costantemente tutti i nostri sentimenti e attitudini, ogni giorno ed ogni notte. Si può vedere che, anche se si accetta che in questa vita non c’è un ‘sé’, ogni volta che si sperimenta un oggetto attraverso le basi dei sei sensi, si tende ancora a creare il ‘sé’ in modo automatico e ci si attacca ad esso. Per esempio, quando appare il ‘vedere’, c’è anche un “io” che subito appare, uno ‘sente’ che sta vedendo, sentendo, … odorando, gustando, toccando, pensando, ecc. C’è un “io” per ogni cosa e per tutto. Un tale “io” creato dall’ignoranza è il “sé” che non esiste in modo reale. Il Buddha perfettamente spiegò il significato di dhukka, o sofferenza, nelle sue ‘Quattro Nobili Verità’, nel modo come segue:
    “Vi è la sofferenza: la nascita è sofferenza, la vecchiaia è sofferenza, la malattia è sofferenza, la morte è sofferenza; il dolore, il lamento, angoscia, ansia e disperazione sono sofferenza, l’unione con ciò che è spiacevole è sofferenza, la separazione da ciò che ci piace è sofferenza, il non ottenere ciò che si desidera è sofferenza; in breve, tutti i cinque aggregati ed  il nostro attaccarci ad essi, tutto è soggetto a sofferenza”.
(** I cinque aggregati comprendono: la forma o il corpo, la sensazione, la percezione, le formazioni mentali, e la coscienza o mente.)
Con il significato di Dhukka  si può vedere, in breve, che i cinque aggregati soggetti ad attaccamento, significa l’aggrapparsi al “sé” che è stato creato dall’ignoranza. Perciò, dove c’è un “sé”, lì vi è sofferenza. Se avete imparato il Buddismo, non potete perdervi questo discorso: “Le Quattro Basi della Consapevolezza – Satipatthâna Sutta (MN 10)”. (Potete leggere tutti i dettagli in questi link in italiano e in inglese: link 1 in inglese, link 2 in inglese, ). “Le Quattro Basi della Consapevolezza”, nel Buddhismo è considerata come la pratica standard per poter raggiungere il Nirvana. La parte principale di questo discorso, in breve è: “Monaci, questo è l’unico e solo metodo per la purificazione degli esseri, per il superamento del dolore e del lamento, per l’estinzione della sofferenza e dell’ansia, per percorrere la Via della Verità, per la realizzazione di Nibbana: e cioè, le Quattro Basi per la Stabilizzazione della Consapevolezza. Perché ‘quattro’ Osservando il corpo nel corpo, le sensazioni nelle sensazioni, la mente nella mente e i contenuti mentali nei contenuti mentali, dopo aver rimosso brama e avversione nei confronti del mondo [della mente e della materia], egli dimora ardente con la consapevolezza e con la costante profonda comprensione dell’impermanenza.
Il Buddha sottolineò che l’oggetto di apprendimento è proprio per la conoscenza ed il richiamo (è il non-‘sé’); uno vive indipendente e non si aggrappa più al nulla al mondo.
In questo paragrafo introduttivo, il Buddha ripete una fondamentale formula verbale che ci ricorda che noi dobbiamo continuamente osservare “il corpo nel corpo”, o “le sensazioni nelle sensazioni”, o “la mente nella mente”, o anche “i contenuti mentali nei contenuti mentali”. Sebbene queste costruzioni verbali possano sembrare insolite, esse si riferiscono al fatto che questa osservazione deve essere direttamente esperienziale, piuttosto che farle solo con il pensiero, l’immaginazione o la contemplazione dell’oggetto. 
Questo paragrafo, in ciascuna ripetizione, fa concentrare la nostra attenzione sul fatto essenziale che, non importa se si sta osservando il corpo, le sensazioni, la mente o i contenuti mentali, si deve capire la caratteristica fondamentale del sorgere e svanire. Questa comprensione dell’impermanenza conduce poi direttamente al distacco totale dal mondo della mente e della materia, e ci porta al Nibbana (Nirvana, Liberazione).
Quando avrete finito di leggere il discorso circa “I Quattro Fondamenti (o Basi) della Consapevolezza”, potreste avere un sacco di domande nella vostra mente, perché vi sembrerà di avere un sacco di attività da fare. Di fatto, il mio consiglio è che il metodo non è complicato come si pensa. Il Buddha voleva che gli studenti fossero consapevoli di ogni oggetto, o in ogni situazione che fosse apparsa ad essi, così egli dovette offrire vari tipi di oggetti di apprendimento per i vari studenti, al fine di ricordare loro di non perdere la consapevolezza nella loro vita quotidiana. Tutto ciò che le vostre basi dei sei sensi possono sperimentare, come colori, suoni, odori, sapori, i vari oggetti tangibili (freddo, calore, morbidezza, durezza, ecc), tutti i pensieri, ogni tipo di sensazioni, ogni tipo di movimenti, tutti i tipi di stati mentali e i loro contenuti, tutti i tipi di coscienza, tutti questi dovrebbero essere oggetto di apprendimento per lo sviluppo della nostra consapevolezza…
La cosa che si dovrebbe fare è osservare le caratteristiche di non-sé, o impermanenti, di ogni oggetto che vi arriva così com’è. E non preoccuparsi per un oggetto passato, non aspettarsi un oggetto che non è ancora apparso, e non bisogna concentrarsi tutto il tempo sui vecchi oggetti, ma solo realizzarli e lasciarli andare. In effetti, un nuovo oggetto appare a voi in ogni momento, da quando vi svegliate fino a quando andate a dormire, attraverso i vostri occhi, orecchie, naso, lingua, superficie del corpo e mente. Continuate a osservare le caratteristiche del nuovo oggetto che arriva, realizzatelo e lasciatelo andare, e così via. Dovete fare molta di questa pratica, il più possibile che potete. L’oggetto che apparirà alla vostra percezione diventerà sempre più profondo. Dopo una certa pratica, potrete vedere le caratteristiche di non-sé o impermanenza, in modo chiaro e quindi la vostra saggezza sorgerà. Se non smetterete mai la pratica, ma anzi continuando a praticare con costanza, dovreste raggiungere la perfetta saggezza e alla fine l’ignoranza sarà completamente sbiadita e spazzata via.
Come detto sopra, possiamo vedere che per eliminare l’ignoranza abbiamo bisogno di avere il potere della consapevolezza e saggezza. E dobbiamo coltivarle ogni giorno, per quanto ci è possibile. A poco a poco, la saggezza sostituirà l’ignoranza. C’è da dire che il mantenere la memoria della verità (che è il ‘non-sé’) quando sperimentiamo l’oggetto è il modo per spazzare via l’ignoranza. E’ semplice, ma richiede tempo e molto sforzo. Ogni individuo può sviluppare la consapevolezza nella sua vita quotidiana. Non c’è un solo momento che la consapevolezza non possa penetrare. Dovete solo cercare di non fuggire, di non abbandonare mai questo modo di pratica del Dharma. Godetevi la vita con la Consapevolezza e la Retta Comprensione. Possano tutti gli esseri avere gli occhi del Dharma e raggiungere il Nirvana in questa stessa vita ….

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I consigli dei Lama

fonte:http://www.buddismonapoli.it/

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Trovo interessanti come spunti per la meditazione alcuni dei pensieri dei Lama, quindi ve li riporto

Geshe Neysurpa disse: “Dato che non raggiungerai la buddhità concependo gli altri come tuoi avversari, devi renderti conto che tutti gli esseri viventi sono tue madri e tuoi padri. Dato che non raggiungerai la buddhità facendo distinzione tra le caratteristiche qualitative, devi renderti conto che la vacuità è nella natura di tutti gli esseri viventi.”

Geshe Langri Tangpa disse:

“Poiché una persona non può giudicarne un’altra in modo veritiero, non criticare nessuno.

Poiché tutti gli insegnamenti del Buddha sono efficaci, non discriminare tra essi dicendo che alcuni sono buoni ed altri cattivi. Poiché non puoi guidare gli altri finché non hai ottenuto tu stesso stabilità, sforzati e medita in isolamento.”

Geshe Sarba disse: “Poiché le donne per gli uomini e viceversa sono la radice delle passioni che incatenano, non dipendere da loro. Poiché il vino è la radice delle passioni che incatenano, non berlo. Poiché l’accumulo di beni è la radice delle passioni che incatenano, abbandona gli attaccamenti materiali.”

Geshe Chayulpa disse: “Mantieni pura la pratica morale, perché è il fondamento del sentiero della liberazione e dell’illuminazione. Pratica la bodhicitta, perché è la forza vitale di quel sentiero. Sforzati sempre di accumulare merito e saggezza, perché sono gli scalini su quel sentiero.”

Geshe Chayulpa disse anche: “L’oggetto e il soggetto sono come il legno di sandalo e la sua fragranza. Apparenza e vacuità sono come le nuvole ed il cielo. Vacuità e pensieri abituali sono come l’oceano e le sue onde.”

Geshe Tolungpa disse:

“Non assumere come veramente esistenti le apparenze che sono solo designazioni attribuite. Non attaccarti ai fenomeni impermanenti, non affliggerti per la distruzione di cose talmente illusorie. Non indebolire la tua opposizione alle passioni che incatenano ed ai desideri.

Non seguire le otto preoccupazioni terrene. Non unirti a cattive compagnie. Non avere grande nostalgia dei tuoi parenti. Non indebolire il tuo rispetto e la tua fede nel lama e nei Tre Gioielli. Non essere fortemente attaccato al corpo e ai piaceri. Non elogiare attività, guadagno e fama. Non indebolire la tua meditazione risoluta. Non diminuire la compassione che aiuta gli altri in modo disinteressato.”

Geshe Nambarpa disse: “

Senza controllare i tuoi desideri, non ridurrai il tuo attaccamento alle cose

, sbarazzati di ciò che possiedi come se svuotassi una sputacchiera.”

Geshe Chimbupa, quando gli fu chiesto un precetto da parte di un yogi, disse: “Le apparenze sono illusorie, non prenderle per veramente esistenti. I cinque aggregati sono carne e sangue, non prenderli per ‘mio’. La proprietà sono accumulate per effetto dei karma precedenti, non fare così tanti sforzi per procurarti delle cose. Segui questo precetto ora non dire ‘Lo farò in futuro’.

Geshe Shabogaypa disse: “Nel presente hai ottenuto una vita umana con tempo a disposizione ed opportunità ed hai trovato un maestro spirituale. In questo periodo hai incontrato l’insegnamento Mahayana. Ora devi prepararti per le vite future e dirigere i tuoi passi verso la liberazione e la buddhità. “Per preparare te stesso per le vite future, devi disprezzare ciò che riguarda questa vita, abbandonando le dieci azioni non virtuose e adottando le dieci azioni virtuose. Per ottenere la liberazione, devi distogliere la tua mente da tutto ciò che è samsara. Per dirigere i tuoi passi verso la buddhità onnisciente, devi praticare la bodhicitta. ..
“Per dare origine a questi comportamenti, devi accumulare merito. Se non accumuli merito, non puoi capire l’insegnamento. Benché tu possa capire qualcosa, non verrà assimilato, mentre anche la poca comprensione che hai sarà diminuita e non sarà utile. Inoltre, è pér il fatto che in passato non hai accumulato merito e invece hai accumulato il suo opposto che hai vagato nel samsara. Persino in questa vita, è per il fatto che non hai accumulato merito e non hai abbandonato le azioni non virtuose che le cose non vanno bene come desideri. Quindi, la radice di tutti gli insegnamenti è accumulare merito e sradicare gli errori.”

Geshe Shabogaypa disse anche: “Siccome i desideri di questa vita causano tutta la miseria di questa e delle vite future, non dobbiamo cercare l’appagamento dei nostri desideri. Quando cerchiamo di appagare i nostri desideri, non siamo felici. Diventiamo insicuri della direzione della nostra vita ed emergono subito errata parola, errata mente ed errate azioni. “Quindi, dobbiamo rinunciare ai nostri molti desideri. Quando siamo capaci di fare ciò, stabiliamo l’inizio della felicità e della soddisfazione. Il miglior segnale della felicità in questa e nelle prossime vite è non desiderare o accumulare assolutamente niente. Quando non desideriamo il guadagno, abbiamo il guadagno più grande. Quando non desideriamo la reputazione, abbiamo la reputazione migliore. Quando non desideriamo la fama, abbiamo la fama più grande. Quando non desideriamo compagnia, abbiamo la compagnia migliore. “Ma quando indulgiamo nei desideri di questa vita, sminuiamo noi stessi e ci rendiamo completamente miserabili. Portiamo biasimo a noi stessi in questa vita e una rinascita in stadi più bassi nelle vite future. “Perciò, quando, non desiderando la nostra propria felicità, limitiamo le nostre critiche nei confronti degli altri, umiliamo noi stessi, limitiamo i nostri desideri ed evitiamo tutte le azioni che non sono religiose, otterremo dunque l’illuminazione in futuro.
“In breve, stiamo sempre ad incominciare quello che non è necessario incominciare, a realizzare quello che non è necessario realizzare, a fare quello che non è necessario fare. Benché diciamo tutto questo, se non allontaniamo realmente i desideri di questa vita, non c’è modo di trovare felicità ora o nelle vite future. Se ci allontaniamo da tutti i desideri, non abbiamo affatto bisogno di cercare la felicità.”

Geshe Shabogaypa disse in seguito: “Se non controlli te stesso, non desiderare di controllare gli altri. Se non comprendi te stesso, non desiderare di insegnare agli altri. Uno che ha grande fede evita di agire in modo sbagliato. Uno che trova appagamento nella vacuità non si aggrappa all’ego. Uno che ha grande saggezza conosce la differenza tra Dharma e non Dharma. Uno che è saggio comprende il Dharma. Uno che si preoccupa persino del più lieve peccato si preoccupa anche di quelli più grandi. Uno di animo benevolo ha smesso di fare del male. Uno incapace di vivere da solo deve essere capace di andare d’accordo c’on gli altri. Uno che desidera essere santo non deve lasciare che la sua pazienza si indebolisca. Uno che ora distribuisce molti doni non deve dare di meno quando ha minori risorse. Uno che è degradato non dà elevati insegnamenti. Uno che ha un buon maestro non agisce negativamente. Uno che è felice di imparare il Dharma è anche felice di praticarlo. Uno che vive in isolamento non si unisce agli altri. Uno che cerca la bontà ha pochi desideri. Uno che desidera ottenere la liberazione non è spinto verso le otto preoccupazioni comuni.

Infine, Geshe Shaboyapa rimproverò se stesso: “Tu vecchio pazzo – desideri alti insegnamenti, benché la tua natura sia bassa. Tu ciarlatano – desideri migliorare gli altri, ma non migliori te stesso. Tu impostore – agisci come se il Dharma fosse destinato solo agli altri perché lo seguano e non a te stesso. Tu confusionario – hai ordinato agli altri di agire correttamente, ma tu stesso agisci scorrettamente. Tu indolente fannullone – ogni ascesa precede una più grande caduta. Tu politicante – fai estese promesse, ma limitata realizzazione. Tu canaglia – cerchi le passioni che incatenano e allo stesso tempo pretendi di applicare le contromisure. Tu codardo – hai paura che gli altri vedano le tue colpe e speri che vedano solo le tue buone qualità. “Tu sei affezionato ai tuoi parenti invece di coltivare gli amici spirituali. Sei avvinto da passioni che incatenano invece di coltivare i loro antidoti. Lasci la pratica per le vite future invece di coltivarla in questa vita. Sei legato a quelli che ti aiutano piuttosto che coltivare quelli che ti fanno del male. “Tu idiota – fai del male agli altri, non rendendoti conto che fai del male a te stesso. Non comprendi che aiutare gli altri è aiutare te stesso. Non vedi che la miseria e il male che vengono a te sono utili per praticare il Dharma. Non vedi che il desiderio e la felicità non contribuiscono alla pratica del Dharma. “Tu dici agli altri che praticare il Dharma è molto importante, eppure tu stesso non segui l’insegnamento. Disprezzi gli altri che sono immorali, eppure non trattieni te stesso dall’agire male. Vedi i più piccoli difetti negli altri, eppure non noti i grandi difetti in te stesso. Smetti subito di aiutare gli altri quando non ricevi niente in cambio. Non sopporti di vedere gli altri maestri ricevere rispetto. Sei servile con quelli in posizione elevata mentre sei sprezzante con quelli al di sotto di te. Discorsi sulle vite future non sono piacevoli alle tue orecchie. Agisci in modo santo e sdegnoso quando vieni corretto dagli altri. Vuoi che gli altri vedano le tue virtù e sei contento quando non vedono le tue colpe. Sei soddisfatto da una bella facciata benché l’interno non sia così bello. “Ti piace che ti vengano date delle cose. Non cercando la felicità dentro di te, la cerchi all’esterno. Avendo fatto voto di studiare l’insegnamento del Buddha, invece studi gli eventi del mondo comune. Benché tu sia d’accordo con i consigli dei bodhisattva, le tue azioni ti stanno preparando per l’inferno. Benché tu abbia dedicato il tuo corpo, appagamento e attività virtuose del passato, presente, , e futuro per il beneficio di tutti gli esseri viventi, rifiuti di abbandonare il tuo ego. Ti piacciono gli amici immorali, dimenticando che ti portano alla rovina. Non ti rendi conto che la collera di un amico spirituale è utile. “Non ‘sprecare tempo in discussioni inutili. Non costruire castelli in aria, aumentando le tue brame. Non trarre piacere da attività pericolose. Non fare molte cose che assurdamente ostacolano le azio<stroneeg>ni virtuose.” Provando rimorso, si rimproverò in questo modo.