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In cosa credono i buddisti

In cosa credono i buddisti?
Traduzione e rielaborazione di Davide.
Via www.buddhacommunity.org
La risposta è che i buddisti credono in un sacco di cose, ma in realtà non credono. Questo è un modo molto succinto di riassumere la relativa mancanza di importanza che gli insegnamenti buddisti danno alle credenze dottrinali. La fede esiste, ma è considerata di importanza relativamente minore sulla strada verso l’illuminazione. La pura fede (credo, dogmi e concetti metafisici) puó favorire un sacco di punti di vista oggetti di speculazione e manipolazioni, che non sono visti con molto favore nel Buddismo per tante buone ragioni.

Se ci attacchiamo ciecamente e fortemente a questi punti di vista (al credo) si può finire per perseguitare gli altri in possesso di credenze diverse. Vi è abbondanza di testimonianze storiche e attuali per questo. Se si crede ciecamente che la vita spirituale è tutto, ci si identifica e ci si aggrappa alla fede, la nostra apertura alla vita si blocca e ristagna. Non possiamo più svilupparci. La nostra volontà e capacità di stare con il momento presente, di esaminare in modo veritiero e consapevole la nostra esperienza è sottoposta al giudizio e all’opinione basata sul credo (imposto). Non possiamo trovare risposte dentro di noi e scoprire la verità delle cose così come realmente sono per noi.

Quando ci si avvicina al buddismo, di solito il primo pensiero che abbiamo è “trovo questo modo di pensare interessante” e quando si comincia con la pratica buddista si è abbastanza fiduciosi per iniziare la meditazione. Gradualmente si svilupperà anche la fiducia negli insegnamenti quando la nostra pratica comincerà a dare i suoi frutti.

La pratica quindi è l’impegno e lo sforzo di osservare i risultati ottenuti attraverso la meditazione, accrescendo con il tempo la fiducia in ciò che stiamo facendo. Non vi è alcuna necessità di accettare la dottrina sul modo in cui il mondo è cominciato, di esseri soprannaturali (angeli e demoni) oppure della necessità di eseguire certi rituali. Alcune di queste cose le si ritrovano anche nel buddismo, ma non sono fondamentali per la pratica buddista. Il Buddismo è coltivare le qualità mentali che portano beneficio per noi e per gli altri. Così pratiche che sviluppano la compassione, la generosità, l’intelligenza, la saggezza e la virtù sono incoraggiate.

Una affermazione su ciò che i buddisti credono potrebbe quindi essere: “è bene coltivare le qualità umane di saggezza, compassione, generosità, virtù e intelligenza. L’illuminazione è l’aspirazione più utile”.

Una breve descrizione di ciò che è il buddismo potrebbe essere: ‘la ricerca seria della vera felicità per se stessi e gli altri’.

La fede nel buddismo tradizionale è più simile alla fiducia acquisita attraverso la meditazione e quindi all’elaborazione delle esperienze personali volte a coltivare le azioni virtuose (di cui sopra) piuttosto che ad una convinzione intellettuale in concetti teorici che non possono essere dimostrati. E’ la sensazione che sviluppiamo quando realizziamo dentro di noi che il modo in cui agiamo porta beneficio a noi e agli altri. Inizialmente possiamo prendere degli insegnamenti su quali sono i corretti modi di agire, ma solo quando proviamo a metterli in pratica realizziamo se funzionano oppure no.

Il Buddismo non afferma di avere il monopolio esclusivo della verità (Dhamma). Il ‘Dhamma’ la cui traduzione letterale significa ‘come stanno realmente le cose’ è una legge naturale che è a disposizione di tutti e non richiede l’appartenenza ad un gruppo particolare di persone o di credere in un dogma specifico. Tuttavia, il buddismo offre degli insegnamenti ed indica un percorso mirato, completo, diretto ed efficace per l’illuminazione spirituale. Esso offre un insegnamento per ‘quelle persone con della polvere negli occhi che deve essere spazzata via per permettere loro di vedere come realmente sono le cose’.

Come tutte le fedi, il buddismo ha le sue scritture. Il Tipitaka (o Canone Pali) è una grande collezione di discorsi, insegnamenti e commenti, che sono altamente considerati da coloro che seguono il sentiero buddhista. Essi non sono, tuttavia, considerati come dottrine ‘sacre’ e cui bisogna ciecamente credere per essere salvati. Il Tipitaka potrebbe essere meglio visto come in libro di ricette etiche, psicologiche e filosofiche che ci consentano di vivere una vita più felice.

Il Canone Pali inoltre, non è identificato in alcun modo con un immaginario Dio creatore. Una dottrina del genere, basata sulla parola di un Dio può facilmente diventare una forma di idolatria, e nel peggiore dei casi la giustificazione per l’intolleranza e la violenza contro coloro che non credono.

Tutti i libri sono creazioni condizionate e soggetti a potenziali errori ed imperfezioni. Anche le scritture buddiste quindi vengono usate correttamente allorchè stimolano consapevolezza, virtù e conoscenza e quindi portano a stati aperti e ricettivi della mente piuttosto che a punti di vista ottusamente chiusi.

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