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Jon Kabat-Zinn at Google camp

La meditazione ha un effetto sulla mente che può essere paragonata all’effetto che il musicista ottiene quando accorda gli strumenti prima di usarli. Tutto quello che la scienza ha scoperto è frutto della mente, la quasi totalità delle idee che hanno contribuito al progresso scientifico sono interlacciate tra loro, a volte queste idee sono il frutto di una intuizione, a volte della creatività, io la chiamo consapevolezza. E’ porre attenzione, come quando sei a scuola, stai guardando fuori dalla finestra e l’insegnante ti dice “Stai attento!”. Tu lo recepisci come un obbligazione, una forzatura, una cosa che magari non vuoi fare, ma da un punto di vista della tradizione della meditazione possiamo affermare che l’intera società soffre di un deficit dell’attenzione non riconosce che tutto quello che c’è da fare è essere presenti mentalmente, e questo succede a causa delle giornate impegnative al lavoro, a casa, mentre guidi la macchina, ecc.ecc. La consapevolezza invece è sempre disponibile e senza fare fatica in ogni momento della nostra vita indipendentemente da quello che stai facendo. Il che è diverso dall’affermare “accidenti devo trovare un po’ di tempo per meditare”. Questo è come idealizzare il concetto che la consapevolezza si acquisisce solo durante la meditazione, che solo quando si medita si diventa migliori, che si può affrontare qualsiasi problema perché saremo in grado di arrivare direttamente alla soluzione senza fatica. Invece meditare vuol dire ‘non fare’, veramente! Vuol dire non fare altro che stare attenti solo al momento presente, senza dovere pensare al passato o al futuro, è come un atto di amore verso noi stessi, un atto di sanità, giusto il fermarsi e lasciare andare tutto il resto, come una palla da tennis che ricade sul campo di terra battuta. Una volta ad Harvard qualcuno che passa il tempo a studiare, a parlare con gli altri, a concentrarsi su problemi e trovare soluzioni mi ha detto: ”… ma come sei noioso, perché devo iniziare a meditare adesso? se adesso mi mettessi a meditare sarebbe come se perdessi la mente!”. Bene, io gli ho risposto che se adesso iniziasse a meditare ritroverebbe la sua mente, invece!

Ora vorrei fare un po’ di pratica meditativa e con voi lasciarmi ‘cadere in questo momento’. Non so cosa è esattamente ma so che succederà qualcosa di interessante, vivetela come un avventura in cui cercate di ritrovarvi dove adesso esattamente siete, non pensate di dovere afferrare qualche concetto e non aggrappatevi all’idea di dovere per forza portare a casa un risultato. L’ironia della cosa è che la risposta la sapete già. La risposta è “voi siete qui, ora!”. Ma attenzione: voi siete sempre qui , ma non c’è un luogo.

Voglio parlavi prima però della mente originaria. La mente originaria è quella che avete all’inizio e che poi coltivate momento per momento, fino a creare quello che siete voi ora, il vostro ‘Io’. Dall’inizio della storia dell’uomo tantissimi filosofi hanno tentato di rispondere alla domanda chi sono io? E il risultato è che fino ad adesso nessuno lo sa! Non sapete nemmeno con chi dormite di fianco alla notte, anche se è vostra moglie! Tu delle altre persone vedi solo la proiezione che la tua mente crea . Quando dici a una persona ti amo è una cosa che riguarda te. Quando poi mi racconti che un bel giorno tua moglie se ne è andata, io ti chiedo come mai e tu mi rispondi “ non lo so, ha preso e se ne è andata” io allora ti dico “Oh! Era questo il tuo primo sintomo?”. Il primo sintomo della tua mancanza di consapevolezza. Per come conduciamo la nostra vita, attraverso le nostre relazioni interpersonali, le nostre sensazioni visive, tattili ecc. ecc. comunque è difficile non avere i sintomi della mancanza di consapevolezza, infatti più o meno spesso ci capita che ci sia qualcosa dentro di noi che ci dice “Hei! Sveglia!”. E’ infatti attraverso i sensi che noi abbiamo la percezione della realtà che ci circonda e quel qualcosa che ci richiama alla attenzione è la nostra mente. E’ in aggiunta, se non il più importante, dei cinque sensi che siamo abituati a conoscere. Il buddismo infatti include anche la mente nei sensi perché tu puoi vedere e sentire ma senza la mente che elabora sarebbe come vedere senza vedere e sentire senza sentire.

Noi abbiamo solo un momento in cui vivere, il futuro è un concetto al massimo solo prevedibile ma non certo, il passato fa parte della nostra memoria ed è immodificabile, così l’unico momento in cui dobbiamo vivere è ORA! Se vi chiedo di dirmi quale è il momento più importante della vostra vita mi potete tante cose, tipo la nascita di vostro figlio, il giorno del matrimonio, il giorno della laurea, ma in realtà il momento più importante della vostra vita è questo, è questo momento qui, ora! Se vi chiedo di dirmi dove è la vostra mente adesso una risposta può rimandare al cervello ma mi dispiace, il cervello e la mente possono non essere la stessa cosa. Cosa sappiamo allora? Sappiamo che abbiamo un corpo, che stiamo parlando e che siamo qui, ora. Quello che vi chiedo di fare ora è di cercare di trattenere questo momento con consapevolezza attivando i vostri propriocettori. I propriocettori sono gli strumenti del sistema nervoso che ci permettono per esempio di sapere che le mani sono sopra la testa anche se siete ad occhi chiusi e non potete vederle, che vi fanno percepire la sensazione di essere seduti su una sedia anche se non vedete il vostro di dietro, che stiamo respirando anche se non ce ne rendiamo conto …. se respirare fosse un atto da compiere volontariamente mi sa che non saremo qui ora …. ma almeno sei piedi sotto terra!.

Così adesso vi chiedo di sentire il vostro stesso respiro e di riempirvi con esso, senza forzare in nessun modo, sedendo in posizione eretta, senza pensare al respiro ma solo sentirlo approcciando a tutto questo in maniera gentile, semplicemente lasciati cadere in questo sentire, se volete chiudete gli occhi ma non è necessario. Ed ora navigate le sensazioni che il respiro provoca quando si muove attraverso il corpo, momento per momento per momento,e se qualcosa viene alla vostra attenzione, un rumore, un pensiero non sopprimetelo ma con gentilezza tornate a porre l’attenzione sul respiro, dove si dirige, in qualsiasi parte del corpo, ma non tentate di commentarlo. Se vi capita di accorgervi di vagare col pensiero alle vostra lista di cose da fare, alle vostre preoccupazioni, al fatto che vi piace quello che state facendo adesso, non giudicatevi, non vergognatevi, non pensate di avere qualcosa che non va perché non riuscite a concentrarvi sul respiro. E’normale, questo è il modo di funzionare della nostra mente, non pensate di essere dei cattivi meditatori. La consapevolezza è come essere sprofondati 10 metri sotto il livello dell’acqua e tentare di risalire in superficie senza agitarvi troppo per non sprecare energie, allo stesso modo quando vi accorgete di vagare col pensiero potete entrare in contatto con la consapevolezza rivolgendo nuovamente e con gentilezza la attenzione al respiro. Così si entra in contato con la consapevolezza, fare l’esercizio di tornare al respiro serve ad acquisire consapevolezza; non è un esercizio sul respiro, ma sulla consapevolezza! Porre attenzione al respiro con consapevolezza è un esercizio di profonda compassione per il cuore e la mente, per me è superiore a quello che noi definiamo comunemente con ‘pensiero’. Sentite sempre il vostro respiro, qui e ora, momento per momento , questa consapevolezza è sempre con voi se volete, disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su sette, qualsiasi cosa stiate facendo. La pratica della meditazione sta facendo per te più di quello che fai tu per te stesso quando stai meditando.

Se trovate che la meditazione guidata o il sentire la mia voce non sia utile per la vostra meditazione, trovate voi stessi il modo che più vi sia congeniale per entrare in relazione con il momento presente, con il ‘qui ed ora’. Ogni sensazione che provate nel corpo quando respirate lasciatela essere quella che è, potete sentire respirare la vostra pelle attraverso inpori o sentire che essa semplicemente racchiuda il corpo, ma anche qualsiasi altra cosa, lasciatela essere quella che è. E’ consapevolezza. Il respiro ovviamente è parte di questa. Lasciate anche che essa includa i suoni, quello che vedete, anche i pensieri e le sensazioni ad essi collegati, osservare che vanno vengono, piacevoli, spiacevoli, neutrali, intensi, deboli. Lasciate che la vostra consapevolezza prenda tutto questo fluire di sensazioni che provate respirando senza trattenere o rigettare niente, senza giudicare questa esperienza, solo restate nella scelta di essere consapevoli, nella consapevolezza in se stessa, momento per momento così come siete seduti, respirando. Lascia che la consapevolezza entri a fare parte di come sei tu adesso, non limitarti a rinforzare il concetto del tuo ‘Io’ pensando solo a chi sei, come sei o dove vai. E ricordati che dovunque tu vada ci sei già.

Ora vi invito ad aprire i vostri occhi se li avete tenuti chiusi ma a mantenendo la stessa qualità di attenzione che avete raggiunto adesso. Potete benissimo mantenere il livello di consapevolezza anche se vi stiracchiate o se vi voltate. Possiamo formalmente chiudere la sessione di meditazione facendo suonare le campane, ma attenzione, sentite il suono non le campane! Ho detto formalmente chiudere la sessione ma fate attenzione che il vostro respiro continua, le vostre sensazioni anche, anche i vostri sensi di propriocezione, capite che la vita che vivete è la reale pratica di meditazione? La cosa bella è come si combinano la parte formale e la parte nella vita reale della pratica della meditazione: anche per poco tempo ma per tutti i giorni accordate il vostro strumento per eseguire una straordinaria sinfonia!

Provate e vedete cosa succede. Non vi capita mai di essere a un meeting e di pensare “ ma di che cosa si sta parlando qui?”. Sarebbe un ottima idea quella di proporre di accordare lo strumento prima dell’inizio di ogni meeting . L’istruzione è sedete e guardate
chi avete intorno, non c’è bisogno nemmeno di meditare, semplicemente per 5 minuti siate consapevoli di dove vi trovate. Sarà un meeting differente perché molta più gente sarà più consapevole di dove si trova, ci sarà una maggiore disponibilità al confronto costruttivo, al dialogo, non si avranno discussioni, e ognuno avrà maggiore possibilità di fare emergere una sua caratteristica che può essere la più utile in merito all’obbiettivo che si è proposto di raggiungere la riunione.

Seguono una serie di interventi del pubblico, una persona afferma che quando medita fa il commentario e Jon continua dicendo che meditare è come fare la tua mente vuota , non è fare il commentario tipo sto respirando, sto meditando ora mi sono distratto, torno al respiro ….. la consapevolezza è come scoppiare una bolla di sapone con il dito è liberatorio, puff ! Ti libera dal pensare a quello che stai facendo, ti fa essere consapevole di quello che accade in questo preciso momento, solo osserva la tua mente, non pensare. Se mediti senza consapevolezza vedi i tuoi pensieri e questo non è un problema della meditazione, ma dell’Io che pretende di essere meditato. Non mi aspetto che tu afferri subito il concetto ma visto che mentre mediti fai il commentario ti sei mai chiesto chi è che sta meditando, chi è questo Io? Puoi rispondere col tuo nome, l’età ma, le tue credenze, con la tua storia, ma fare questo è come auto-limitarti perché tu sei infinitamente più grande di colui che pensi di essere. Perciò solo osserva la tua mente, momento per momento, qui ed ora, con consapevolezza.

Per concludere vedete se riuscite a mettere un po’ di attenzione nella vostra vita, non ha niente a che fare con te, con me, con la meditazione, col buddismo ma a ha a che fare solo con il sedersi qui con gentilezza compassione, è riconoscere chi veramente sei e la bellezza che c’è in te. Così bevete nel respiro verrà il tempo che il te stesso busserà alla tua porta, che si farà vedere al tuo specchio, che ti sorriderà siedi qui, mangia, amerai di nuovo questo straniero che era te stesso. Dagli vino, pane, dagli il cuore allo straniero che ti ha amato tutta la vita e che fino ad adesso hai ignorato sostituendolo con un altro. Tira vie le fotografie, elimina la tua stessa immagine dallo specchio siedi, dai un pugno alla tuo vissuto.

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Jon Kabat-Zinn – Mindfulness (meditazione di consapevolezza)

Conferenza a San Diego durante un congresso per psicologi

…Noi siamo bravissimi ad addormentarci, lo facciamo ogni notte e per la maggior parte del giorno quando siamo in modalità “pilota automatico” e non siamo consapevoli. ‘Risvegliarsi’ è una sfida che in qualche modo richiede di coltivare una dose di intimità, infatti c’è una definizione di mindfulness che la descrive proprio come il coltivare l’intimità di noi stessi, si tratta di connettersi dentro noi stessi e capire veramente chi siamo.
A proposito di connettività, noi viviamo in un era in cui la tecnologia ci permette di essere connessi 24 ore su 24, anche quando non siamo a casa o al lavoro grazie all’uso dei telefonini più moderni. Ma avete mai avuto la sensazione di non essere connessi con voi stessi? Magari dovremo pure pagare la telefonata per auto-chiamarci…ehi ci sei? È un metodo zen chiedersi: ‘ci sei? sei qui?’ È anche interessante chiedersi chi sta facendo la domanda e chi risponde, oppure cosa significa quando usiamo il pronome personale IO, ME, MIO. Sapete, esiste un livello base dove operiamo nel mondo senza prestare troppa attenzione a chi siamo. Molti di noi si tengono alla larga dal farsi queste domande perché fare un quadro della situazione per rispondere comporta un lavoro molto costoso e inoltre se iniziamo a chiederci chi siamo potrebbe diventare pericoloso in quanto non si riuscirebbe facilmente a trovare una risposta accettabile.
Mai avuto la sensazione di stare da una parte e invece dovevate essere altrove, o volevate essere qui ma dovevate andare là? Capita anche a voi di usare l’espressione: ‘ho un paio di idee riguardo a quella cosa’ e vi accorgete poi che solitamente esse sono in conflitto l’una con l’altra? Vi siete mai sentiti in conflitto con voi stessi? E iniziate a vedere dal tono dei miei commenti che non sto parlando di pazienti psicotici. Chi è psicologo e lavora nel campo? oh vedo che ci sono anche altre persone qui (oltre agli psicologi). Bene perché questa è una lezione con pari opportunità, mindfulness è una pratica equa, non importa chi sei o cosa fai, se hai un corpo e una mente questo basta! Certo, potrebbe essere difficile e quindi voglio dire subito che mindfulness opera sì una riduzione dello stress, ma diciamolo: è stressante da fare! È una cosa difficile da fare essere noi stessi quando non sappiamo bene chi siamo.
Ora se istantaneamente guardate alla vostra vita con cuore aperto e compassione vi viene in mente un momento di ‘abdicazione’? Potete sentirlo? È qualcosa di profondo in voi stessi, quando mollate tutto, nei momenti in cui vi sentite a pezzi e divisi tra questo o quello, volere questo o quello, avere paura di questo o quello ed essere travolti dal dualismo, dal dilemma. Il pericolo e la bellezza della pratica mindfulness è che ti re introduce a te stesso.
Per esempio pensiamo a Emily Dickinson che come sapete era molto ferita sentimentalmente e voleva difendersi, essere impenetrabile come una fortezza e poi ha capito e disse: ‘se io stessa sono me stessa (cioè in quel momento soffriva ma non era capace di accettare quello stato d’animo) come posso avere pace se non boicottando la mia coscienza?’ Che poi è quello che facciamo tutti molte volte neghiamo anche a noi stessi, sopprimiamo, non prestiamo attenzione a cosa realmente proviamo, io lo chiamo intrattenimento, diversivo, deviamo l’attenzione come un fiume che devia dal suo corso, lo facciamo sempre…potete verificarlo diventando consapevoli se volete. Accogliete l’invito, vedete quante volte nel giorno deviamo abdicando il me da me stesso. Potete sentire il modo in cui questo gesto è un tradimento? Come potete lasciare andare questo stato di sofferenza se non lo accettate e lo comprendete, cioè se non provate una amorevole compassione verso voi stessi e accorgervi quindi di avere la possibilità di porre fine a tutto questo? Il meccanismo di autodifesa è quasi automatico, segue il desiderio di non soffrire mai più, capita a tutti noi di metterlo in atto ma senza accorgersi che soffriamo perché lo facciamo senza esserne consapevoli.
Scappare dal dolore e dallo sconforto andando verso il piacere è una costruzione della mente, così se riusciamo ad esaminare con attenzione momento per momento il processo mentale per capire come la mente appiccica etichette piace-non piace usando la mindfulness come una specie di microscopio e senza giudicare (noi stessi o la situazione togliendo l’etichetta piace-non piace) acquisiamo sempre maggiore consapevolezza e questo è incredibilmente arricchente, ti restituisce una vita, ti libera! Ecco perché nella tradizione buddista la mindfulness è spesso detta ‘il cuore della tradizione Buddista’, ma non è Buddismo e non ha a che fare con il Buddismo più di quanto la legge di gravità abbia a che fare con gli inglesi perché Newton era inglese. Se ci sono elementi universali che hanno a che fare con l’attenzione e consapevolezza, da dove vengono questi concetti non è molto importante, importante è il valore che hanno e quel valore è ottenuto da test, test che possiamo fare su di noi.
Ed ecco un altro poema di Derek Walcott, un poeta dell’isola di Santa Lucia, africano di origine e Nobel della letteratura, professore di molte università. Questa poesia è chiamata ‘amore dopo amore’. Ascoltate attentamente tenendo presente la frase precedente della Dickinson:
‘Tempo verrà in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato alla tua porta nel tuo proprio specchio.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io, offri vino. Offri pane.
Rendi il cuore a se stesso, allo straniero che ti ha amato per tutta la vita,
che hai ignorato per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tirai fuori le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua (falsa) immagine.
Siediti.’
Penso che quanto descritto nella poesia possa accadere ad ognuno di noi e se non avete idea di che cosa io stia parlando allora fate attenzione: volete chiedermi da qualsiasi prospettiva includendo quelle scientifica come sono sicuro che possa accadere?
Tutta la strumentazione scientifica è una estensione dei sensi. Se vuoi sapere cosa successe indietro nel tempo quando accadde il Big Bang cosa fai? Costruisci giganteschi telescopi, li punti al cielo e li ascolti, ma non stiamo ascoltando con le nostre orecchie i grandi telescopi sono estensioni delle nostre orecchie, ricettori di onde che non potremmo captare e così tutti gli strumenti come spettro-fotometri, bilance, telescopi e microscopi sono tutte estensioni dei sensi. Quanti sensi abbiamo? Nei libri si dice 5, i buddisti direbbero 6: vedere, odorare, assaporare, toccare e ascoltare, poi c’è quello che chiamano sapere o mente.
Senza l’aspetto della mente che è conoscenza diretta non sapremmo cosa stiamo provando attraverso i sensi. Allora cosa intendiamo per mente? È una domanda molto interessante scientificamente e ci sono aspetti della mente che possiamo iniziare a controllare e misurare utilizzando diversi strumenti come degli scanner non invasivi, stiamo iniziando a fare studi molto interessanti sulla meditazione usando la risonanza magnetica e altre cose, non ho tempo per parlarne ora ma molti tipi di studi si stanno facendo per tentare di dare una risposta. Quello che dico è che i buddisti hanno sempre considerato la mente, quell’elemento di conoscenza concettuale di essere, come un altro senso.
Andando oltre consideriamo anche il senso della propriocezione che è un senso strabiliante che ci dice dove il corpo si trova nel tempo e nello spazio in ogni momento: io so dove è la mano (ad esempio se la metto dietro la testa) anche se non la vedo. Se qualcosa non funzionasse ai miei propriocettori non mi accorgerei di dove è il corpo e magari non riuscirei a stare in piedi qui dovrei usare altri percorsi neurali per essere sicuro che i miei muscoli siano a posto. Tutti noi sappiamo da che direzione siamo arrivati prima di trovarci qui senza quasi pensarci e sappiamo anche dove troveremo la nostra auto senza troppo pensarci, ma prendiamo tutto questo come scontato. Localmente danni agli organi che hanno come risultato la perdita della propriocezione possono ingannare la mente, e di questo se ne parla nel libro ‘l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello’, quindi pensate che c’è un senso che non sappiamo nemmeno di avere ma che diamo per scontato e che ha a che fare con la mente.
La mindfulness ci evita di rimanere bloccati in un ‘essere indaffarati’ infinito rischiando di non inquadrare quello che veramente è importante e cioè il momento presente. È l’unico momento in cui possiamo analizzare i nostri pensieri (la mente), le nostre azioni e parole usando consapevolezza ed attenzione.
Mai avuto l’esperienza di avere qualcosa davanti di fronte ai vostri occhi che ignorate completamente fino a che non la vedete e poi dite: perché non la ho vista?!’ E del sentire?mai avuto l’esperienza di essere sicuri di avere sentito qualcosa che in realtà non è mai stato detto? Oppure qualcuno vi ha mai detto: tu non mi ascolti mai? Succede più agli uomini che alle donne di sentirsi dire cose come ‘tu non mi ascolti veramente!’; a volte te la prendi me è semplicemente la percezione delle persone che spinge a sentire solo quello che vogliamo sentire. E inventiamo quello che non sentiamo come l’esperienza di essere in una festa con molto rumore con la gente che parla e qualcuno dice il tuo nome in fondo alla stanza e chissà come tu riesci a sentirlo! Parlano di me! Se il sentore dentro te è positivo pensi: Fantastico! Oppure: ‘Oh-oh chissà cosa stanno dicendo di me’ se è negativo.
Il punto è che la pratica meditativa è veramente tornare ai nostri sensi, letteralmente possiamo veramente coltivare intimità con noi stessi con la realtà circostante e a non prendere tutto quanto per scontato.
Per spiegare meglio il concetto di attenzione e consapevolezza proviamo l’esperimento del concentrarsi sul nostro respiro. Sono pronto a scommettere che in questa stanza tutti stanno respirando ma a meno che abbiate un brutto raffreddore o stiate soffocando non prestate attenzione al vostro respiro che invece è un universo incredibilmente ricco e ognuno di noi può portare piena consapevolezza alla sensazione che il respiro provoca nell’entrare o uscire dal nostro corpo. Non c’è bisogno di molti insegnamenti: è qui ed ora e possiamo avere consapevolezza del respiro. Avete provato? Potete sentirlo? Ora il difficile è mantenere la consapevolezza del respiro perché ancora una volta la mente crea un questo e un quello, oppure dopo un po’ pensate: ‘ho capito ora mostra qualcosa di più interessante per quanto tempo devo mantenere questa cosa del sentire il mio respiro…’ Vero? Questo é un piccolo esperimento che potete provare ma se l’avete già fatto e almeno per cinque minuti vi sarete distratti dal respiro almeno 100 volte. Non è quindi così facile focalizzare la nostra mente su qualcosa, e come abbiamo visto nemmeno sul respiro che in se stesso non ha nessuna virtù a parte quella ovvia di fornire ossigeno alle cellule e mantenerci in vita. La prossima volta che il respiro diventa molto noioso con un dito premette la narice destra e con l’altro dito chiudete l’altra narice poi premete le labbra chiuse e aspettate a vedere quanto impiega il prossimo respiro per diventare molto interessante! Noi siamo abituati a prendere le cose fondamentali per scontate. Provate questo esperimento: sedete per 10 minuti cercando di seguire il vostro respiro vedendo cosa accade alla mente e provando a registrare quello che accade ogni volta che divagate coi pensieri e poi tornate al respiro. È semplice come istruzione stare attenti sul respiro, ma non bisogna arrabbiarsi se non riuscite e non dite di cose come ‘questo è impossibile ho già divagato molte volte non sarò mai un buon meditatore!’. Questo è solo un esercizio per stare concentrati sul respiro e se qualche pensiero affiora allora va bene ugualmente perché la mindfulness è consapevolezza non giudicante.
Ora vediamo un esempio per capire i processi mentali che abbiamo quando proviamo attaccamento ad un idea (o agli oggetti materiali) e dei pronomi personali che si usano per definire ciò che è mio o tuo.Quanti di voi si possono definire meditatori? Descriversi come meditatori è solo una frase, il problema di pensare di esserlo implica che tutti gli altri sono dei non meditatori. IO sono un meditatore TU non lo sei. La cosa veramente importante è capire che il problema è l’attaccamento all’idea e l’uso dei pronomi mio e tuo che si appiccicano ovunque. La MIA pratica meditativa. IO Divento più felice se medito. Il problema non sta nella meditazione in sé ma nel pronome che lo lega ad una proprietà. è come se fosse imperativo identificarci con qualcosa che pensiamo sia virtuoso e bello.
Altro esempio di causa dello stress è quello in cui potreste essere genitori e non vedere i vostri figli forse perché siete semplicemente troppo occupati e non siete mai a casa o magari quando siete a casa non siete veramente a casa perché pensate ancora al lavoro o dovete leggere delle mail del vostro capo.
Ecco, vorrei adesso farvi notare come la tecnologia oggi faccia sempre più parte delle nostre vite, siamo sempre interconnessi, non ne sto parlando male… però pensiamo alle email per esempio: quanti hanno ricevuto mail nell’ultima mezzora, e quante per ciascuno? Quanti hanno pensato di non potere vivere senza le mail? Se il computer o il telefonino si bloccano anche solo per mezz’ora impazziamo. Nessuno di voi si è trovato in questa situazione? È una malattia e poi è frustrante il fatto di dovere rispondere a tutta questa gente e il numero di contatti cresce e i messaggi sono sempre considerati importanti e solo tu puoi rispondere! Dopo un po’ non hai più tempo nemmeno per te stesso perché impieghi il tempo a rispondere! E questo non vale solo per le emails, è vero per tutto e in un certo senso noi abbiamo cose da fare fin dal momento in cui ci svegliamo al mattino.
Quanti di voi hanno una lista di cose da fare? Quanti di voi scrivono una lista di cose da fare? (in pochi alzano la mano, jon ripete la domanda e molti adesso la alzano e poi continua dicendo:) ‘incredibile, non siamo nemmeno capace di dire la verità a noi stessi, vi rendete conto? Non vi sentite intrappolati da queste liste?’
Quante volte vi siete svegliati ed era già ora si andare al lavoro? Eravate in ritardo e siete corsi in bagno, fatto colazione veloce e corsi in macchina per raggiungere in fretta il posto di lavoro. In realtà parte di questo modo di comportarci è guidato dalla paura, paura di quello che avrebbero detto i colleghi, di non riuscire a fare tutto il lavoro che c’era da fare. E dentro di voi pensate di avere la certezza di non riuscire a farcela. Ecco un altro compitino a casa da fare in bagno. La prossima volta che sei sotto la doccia sii consapevole del fatto che sei veramente sotto la doccia! Senti la sensazione dell’acqua sulla pelle, vivi il momento della doccia, non fare delle azioni solo perché vanno fatte ed in maniera automatica. Quello che è veramente importante, come abbiamo già detto è imparare a vivere momento per momento, a fare quello che devi fare ma non fare come se fosse qualcun altro a dirti di farlo. Non fare i ‘compiti’ x qualcun altro. Agisci con consapevolezza. È come quando siamo connessi con il mondo digitale, con questi nuovi telefonini, sempre a controllare i social-network, se ci siamo persi qualcosa, qualche email. Ecco, la prossima volta che siete al telefono e trovi che la tua mente voglia controllare le email o inviarle fermati un attimo a respirare, non dico di non farlo o che è male tutta questa tecnologia, la cosa importante è che quello che stai facendo lo fai con consapevolezza, dobbiamo infatti vivere con il corpo e con la mente, la mente punta al corpo e il corpo alla mente, è incredibilmente potente questo fatto. Non viviamo solo dal collo in giù. Come un burattino tirato dai fili.
Avete ma avuto un maestro che vi insegni la consapevolezza e l’attenzione? Come sarebbe se noi considerassimo la consapevolezza come qualcosa di scontato? Male! Noi dobbiamo coltivare la consapevolezza come quando ad esempio coltiviamo la attenzione sl respiro: la mente percepisce, il corpo prova sensazioni, le rimanda alla mente, questa ogni tanto divaga, noi riportiamo l’attenzione sul respiro, ecco l’esercizio del coltivare la consapevolezza. È come essere presenti ed accorgersi dell’acqua sulla pelle quando ti fai la doccia. È questo il compito, non serve un maestro e il vantaggio che comporta non deve essere interpretato solo come un rimedio magari contro lo stress, ma è un addestramento avanzato nell’arte di vivere. Se ci pensiamo un po cos’altro non sono la medicina e la scienza medica se non dei training per migliorare la vita dei pazienti? Pensiamo alla mente come qualcosa che deve essere concentrata sul qui, sul momento presente e sul corpo. Ora mi fermo e prima di rispondere alle domande devo dire che ho molto apprezzato la vostra attenzione e posso percepire che mi avete ascoltato, non solo sentito. Se qualcosa vi ha toccato in qualsiasi modo il mio consiglio sarebbe quello di coltivare e annaffiare quel seme, dovete capire che il fatto di volere coltivare non viene da me, sta venendo da dentro di voi! Infatti nessuno ha ascoltato questa conferenza per caso, ci deve essere stato un motivo per il quale ciascuno di voi è venuto qui e io non ho la faccia da seme! Qualsiasi fosse la ragione ha radici profonde dentro di voi perché non é un caso se venite a sentire della mindfulness. Onorate e nutrite quel seme con la meditazione, lo stare seduti a respirare aiuta a vivere la vostra vita con consapevolezza momento per momento e imparerete che siete meglio di quello che pensavate. Grazie ragazzi!

domanda-1) Perché è così faticoso essere in uno stato d’animo così confortevole e senza sforzo?
risposta: è perché siamo stati condizionati a vivere secondo certi schemi mentali e abitudini corporee che ci hanno rubato il corpo e concentrato nei pensieri. Questa é una storiella breve di James Joyce: …Mr Duffy viveva a pochi passi dal suo corpo…ecco la risposta!
domanda-2) Pensa sia importante x i medici fidarsi dell’istinto e c’è una connessione con la mindfulness?
risposta: Si. L’istinto. è percepire qualcosa attraverso i sensi e avere il pensiero che sorge spontaneamente che non è però proprio un pensiero nel senso stretto del termine. Usiamo l’istinto in modo diverso del pensiero. A volte capita che nonostante si conoscano tutti i fattori necessari che definiscano una determinata situazione, se non c’è la connessione (o l’istinto) si lascia perdere il discorso e si rinuncia a capire; ma poi poco dopo e tutto ad un tratto la risposta arriva in un secondo, inaspettata, quello é l’istinto! Puoi anche considerarlo come un altro senso, devi onorarlo ma fidarti é una altra cosa! Devi fare attenzione ai segnali del tuo istinto; ogni scienziato sa che deve stare attento all’influenza delle sue credenze sul risultato. La mindfulness coltiva la capacità di distinguere e non giudicare: il distinguere sente, odora, tocca, vede tutte le diverse gradazioni di bianco e nero, zero o uno, questo e quello mentre il giudizio tende a cadere nel: ecco è quello! A volte può essere che sia così (è veramente quello o questo) ma a volte il processo ti può imbrogliare e allora una voce in te dice guarda ancora guarda meglio sotto l’apparenza magari sembra così, anche questa voce è un intuizione dobbiamo fidarci ma più che altro onorarla, riconoscerla.