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Il Karma

Da: Sua Santità Dalai Lama, La via della liberazione, pp. 55/62

Il karma deve essere inteso un po’ allo stesso modo in cui i fisici intendono che per ogni azione c’è una reazione uguale e opposta. Come nella fisica, quale forma assumerà quella reazione non è sempre predicibile, ma talvolta possiamo predire la reazione e possiamo fare qualcosa per mitigarne i risultati. Le nostre vite future sono determinate dalle nostre azioni presenti oltre che da quelle del nostro passato immediato e delle nostre vite passate. La pratica del Dharma mira a mitigare i risultati delle nostre azioni karmiche e a prevenire ogni ulteriore inquinamento da parte di pensieri e azioni negativi. Tali pensieri e azioni negativi ci condurrebbero altrimenti a una rinascita di tremenda sofferenza. Prima o poi moriremo, e quindi prima o poi dovremo rinascere. I regni dell’esistenza in cui possiamo rinascere sono limitati a due, i favorevoli e gli sfavorevoli. Dove rinasceremo dipende dal karma.

Il karma è creato da un agente, una persona, un essere vivente. Gli esseri viventi non sono nient’altro che il sé, attribuito tramite la continuità della coscienza. La natura della coscienza è luminosità e chiarità. Essa è un’agente del sapere, il quale è preceduto da un primitivo momento di coscienza, che ne è la causa. Se arriviamo a capire che la continuità della coscienza non può esaurirsi nello spazio di una sola vita, ci accorgeremo che la possibilità della vita dopo la morte ha una base logica. Se non siamo convinti della continuità della coscienza, sappiamo almeno che non esistono prove sperimentali che possano confutare la teoria della vita dopo la morte. 

Ci sono molti casi di genitori che hanno due figli, cresciuti allo stesso modo, nella stessa società, nello stesso ambiente culturale,eppure uno ha più successo dell’altro. Comprendiamo allora che tali differenze sono conseguenza di differenze nelle nostre azioni karmíche passate.

La morte non è nient’altro che la separazione della coscienza dal corpo fisico. Se non si accetta questo fenomeno chiamato coscienza, credo che sia anche molto difficile spiegare esattamente che cosa sia la vita. Quando la coscienza è connessa al corpo e il loro rapporto continua, noi chiamiamo ciò vita, e quando la coscienza termina il proprio rapporto con un particolare corpo, chiamiamo ciò morte. Sebbene i nostri corpi siano un aggregato di componenti chimici e fisici, una forma di agente sottile di pura luminosità costituisce la vita degli esseri viventi. Poiché esso non è fisico, non possiamo misurarlo, ma ciò non significa che non esista. 

Secondo la spiegazione buddhista, si dice che la coscienza è non ostacolante e non fisica, ed è dalle azioni di tale coscienza che tutte le emozioni, le illusioni e gli errori umani hanno origine. Tuttavia, è anche grazie alla natura inerente di tale coscienza che si possono eliminare tutti questi errori e illusioni e produrre pace e felicità durevoli. 

Sappiamo dalla nostra stessa esperienza che la coscienza o mente è soggetta a cambiamento, e ciò implica che essa è dipendente da cause e condizioni che la cambiano, la trasformano e l’influenzano: le condizioni e le circostanze delle nostre vite. La coscienza, per potersi produrre, deve avere una causa sostanziale simile alla natura della coscienza stessa. Senza un momento antecedente di coscienza non ci può essere alcuna coscienza. Dovremmo quindi essere in grado di tracciare a ritroso nel tempo la sequenza causale dei momenti di coscienza. Le scritture buddhiste parlano di centinaia di miliardi di sistemi di mondi, numeri infiniti di sistemi di mondi, e della coscienza che esiste per tutto il tempo interminato. Io credo che esistano altri mondi. Anche la moderna cosmologia dice che ci sono molti tipi diversi di sistemi di mondi. Anche se la vita non è stata osservata su altri pianeti, sarebbe illogico concludere che la vita è possibile soltanto su questo pianeta, che dipende da questo sistema solare, e non su altri tipi di pianeti. Le scritture buddhiste menzionano la presenza di vita in altri sistemi di mondi oltre che in differenti tipi di sistemi solari e in un numero infinito di universi.

Ora, se si chiede agli scienziati come ha avuto origine l’uníverso, essi hanno molte risposte diverse da dare. Ma se si chiede loro perché l’evoluzione ha avuto luogo, allora non hanno alcuna risposta. In genere non la spiegano come creazione di Dio poiché sono osservatori oggettivi che tendono a credere soltanto all’universo materiale. Alcuni dicono che è accaduta per caso. Questa posizione è in sé illogica, poiché se c’è qualcosa che esiste per caso, tanto vale dire che le cose non hanno alcuna causa. Ma vediamo dalla vita quotidiana che ogni cosa ha una causa: le nuvole causano la pioggia, il vento sparge attorno i semi e ne nascono nuove piante. Niente esiste senza ragione. Se l’evoluzione ha una causa, allora ci sono due spiegazioni possibili. Potete accettare che l’universo sia stato creato da Dio, nel qual caso si pongono molte contraddizioni, come per esempio la necessità che la sofferenza e il male siano stati anch’essi creati da Dio. L’altra opzione è invece spiegare che ci sono numeri infiniti di esseri senzienti i cui potenziali karmici hanno creato collettivamente questo universo come proprio ambiente. L’universo che abitiamo è creato dai nostri propri desideri e azioni. Ecco perché siamo qui. E questo, almeno, è logico.

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Pillole di Buddhismo

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Le quattro nobili Verità

1. Nobile Verità della Sofferenza
2. Nobile Verità dell’Origine della Sofferenza
3. Nobile Verità della Cessazione della Sofferenza
4. Nobile Verità del sentiero che conduce alla Cessazione della Sofferenza

C’é la sofferenza
la nascita è sofferenza, l’invecchiamento è sofferenza, la morte è sofferenza, dolore, lamento, pena e disperazione sono sofferenza, non ottenere ciò che si vuole è sofferenza, in breve, i cinque aggregati affetti dal desiderio sono sofferenza.
I cinque aggregati sono:
Forma (i 5 organi sensoriali più la mente)
Coscienza (consapevolezza sensoriale connessa agli apparati)
Discernimento (identificazione di un oggetto o un fenomeno, etichettatura)
Sentimento (piacevole, spiacevole, neutro)
Volizione (razione che si sviluppa in base al tipo di sentimento che si prova)

È attraverso questi 5 aggregati contaminati dalle illusioni e dal Karma che l’essere sperimenta la sofferenza. Queste ultime non sono separate dagli aggregati e non si trovano al di fuori di noi stessi, tutta l’esperienza della realtà che viviamo passa attraverso gli aggregati, al di fuori di questi non c’è niente.
L’aggregato della forma materiale (rupa) comprende il corpo fisico e le facoltà dei cinque sensi. Quando un oggetto entra nel raggio di un senso e vi è la corrispondente consapevolezza, sensazioni (vedana) sorgono, percezioni (sanna) sorgono, formazioni (sankhara) sorgono, coscienza (vinnana) sorge. Le sensazioni dipendono dal contatto tra l’oggetto e le facoltà dei sensi.
L’aggregato della coscienza, è la consapevolezza di base di un oggetto indispensabile per ogni coscienza.
L’aggregato della percezione, è il fattore responsabile di annotare le qualità delle cose e anche per il riconoscimento e la memoria.
L’aggregato delle sensazioni è l’elemento che sperimentiamo, sia piacevole, doloroso, o neutro.
L’aggregato di formazione, è un termine generico che comprende tutti gli aspetti volitivi, emotivi, e intellettivi della vita mentale. Formazioni volitive (sankhara) ci fanno compiere buone e cattive azioni (fisici / verbali / mentali). Quando compiamo azioni buone o non buone, in realtà sono buoni o non buoni sankhara che motivano l’atto, con desiderio / non desiderio, odio / non odio, illusione / non illusione. Buon kamma conduce a un’esistenza felice, cattivo kamma conduce a un’esistenza dolorosa.

La vera sofferenza si divide in tre categorie
Sofferenza della sofferenza (fisica)
Sofferenza del cambiamento (tutto è soggetto a continui cambiamenti impermanenza evidente e meno evidente in base al tipo di cambiamento in un determinato lasso di tempo)
Sofferenza omnipervasiva (insita nella natura degli aggregati che derivano da cause e condizioni, sono il tramite della nostra sofferenza attuale e i responsabili delle sofferenze future. I quattro tipi di sofferenza che illustrano il modo in cui gli aggregati agiscono come fonte di sofferenza sono nascita, malattia, invecchiamento e morte)

Ci sono le cause della sofferenza
è il desiderio, che porta al rinnovo dell’esistenza, è accompagnata da piacere e lussuria, è il piacere in questo e quello, cioè, desiderio dei piaceri dei sensi, desiderio di essere, e il desiderio di non essere. Per sua caratteristica naturale il desiderio sorge e prospera ovunque trova qualcosa che appare piacevole e delizioso. Prospera attraverso la percezione sbagliata, la percezione dell’oggetto dei sensi come piacevole.
Quando questo esiste, quello viene a esistere, con il sorgere di questo, quello sorge. Quando questo non esiste, quello non è viene a esistere, con la cessazione di questo, quello cessa. Vedi anche i dodici anelli dell’origine interdipendente
Con l’ignoranza come condizione, la formazione mentale (o volizioni) viene a esistere.
Con la formazione (o volizioni) come condizione, la coscienza viene a esistere.
Con la coscienza come condizione, materialità-mentalità/ forma e mente viene a esistere.
Con materialità-mentalità/ forma e mente come condizione, le sei basi vengono a esistere.
Con le sei basi come condizione, contatto viene a esistere.
Con contatto come condizione, le sensazioni vengono a esistere.
Con le sensazioni come condizione, il desiderio viene a esistere.
Con il desiderio come condizione, attaccamento viene a esistere.
Con attaccamento come condizione, l’esistenza (divenire) viene a esistere.
Con l’esistenza (divenire) come condizione, la nascita viene a esistere.
Con la nascita come condizione, l’invecchiamento e la morte, dispiacere, lamento, dolore, afflizione e disperazione vengono a esistere.

In breve: a causa dell’ignoranza (avijja) una persona s’impegna in azioni volitive (kamma), corporei, verbali, mentali. Queste azioni sono la formazione mentale (o volizioni) (sankhara), e maturano in stati di coscienza (vinnana), prima come rinascita della coscienza al momento del concepimento e, in seguito, come stati passivi di coscienza che maturano nel corso di una vita. Con la coscienza sorge materialità-mentalità/ forma e mente (nama-rupa), che è dotato delle sei basi (salayatana) delle percezioni sensoriali, attraverso le quali il contatto (phassa) ha luogo tra la coscienza e il suo oggetto.Il contatto condiziona le sensazioni (vedana), condizionata dalle sensazioni, il desiderio (tanha) sorge, quando il desiderio s’intensifica da luogo all’attaccamento (upadana), che sfocia poi nella sua forma peggiore di brama e appropriazione e che portano al rinnovo dell’esistenza (divenire)(bhava). La nuova esistenza (divenire) comincia con la nascita (jati), che porta all’invecchiamento e alla morte (jarama-rana).

È possibile porre fine alla sofferenza
è il dissolversi, la cessazione, la rinuncia, l’abbandono, il lasciare andare, e il rifiuto del desiderio.
Con il dissolversi e la cessazione dell’ignoranza viene la cessazione della formazione (o volizioni) .
Con la cessazione della formazione (o volizioni) viene la cessazione della coscienza.
Con la cessazione della coscienza viene la cessazione della materialità-mentalità/ forma e mente .
Con la cessazione della materialità-mentalità/ forma e mente viene la cessazione delle sei basi.
Con la cessazione delle sei basi viene la cessazione del contatto.
Con la cessazione del contatto viene la cessazione delle sensazioni.
Con la cessazione delle sensazioni viene la cessazione del desiderio.
Con la cessazione del desiderio viene la cessazione dell’attaccamento.
Con la cessazione dell’attaccamento viene la cessazione dell’esistenza (divenire).
Con la cessazione dell’esistenza(divenire) viene la cessazione della nascita.
Con la cessazione della nascita vengono la cessazione dell’invecchiamento e della morte, dispiacere, lamento, dolore, afflizione e disperazione.

• L’invecchiamento degli esseri nel vario ordine degli esseri, la loro vecchiaia, degradazione dei denti, grigiore dei capelli, rughe della pelle, declino della vita, la debolezza delle facoltà, il passaggio degli esseri nel vario ordine degli esseri, la loro morte, la dissoluzione dei cinque aggregati, l’abbandono del corpo.
La nascita degli esseri nel vario ordine degli esseri, il venire alla luce, la precipitazione in un grembo, generazione, manifestazione degli aggregati, ottenimento delle basi per il contatto.
C’è il divenire
• Ci sono questi quattro tipi di attaccamento: attaccamento ai piaceri sensuali, attaccamento a opinioni, attaccamento a regole e osservanze, e attaccamento a una dottrina del sé.
• Ci sono queste sei classi di desiderio: desiderio di forme, desiderio di suoni, desiderio di odori, desiderio di sapori, desiderio di oggetti tangibili, desiderio di oggetti mentali.
• Ci sono queste sei classi di sensazioni: sensazioni nate dal contatto con gli occhi, sensazioni nate dal contatto con l’orecchio, sensazioni nate dal contatto con il naso, sensazioni nate dal contatto con la lingua, sensazioni nate dal contatto con il corpo, sensazioni nate dal contatto con la mente.
• Ci sono queste sei classi di contatto: contatto con l’occhio, contatto con l’orecchio, contatto con il naso, contatto con la lingua, contatto con il corpo, contatto con la mente.
• Ci sono queste sei basi della percezione : la base dell’occhio, la base dell’orecchio, la base del naso, la base della lingua, la base del corpo, la base della mente.
• ci sono forma e corpo oppure: a) Materialità: i quattro grandi elementi e le forme materiali derivate. b) Mentalità: sensazione, percezione, volizione, contatto, e attenzione.
• Ci sono queste sei classi di coscienza: coscienza dell’occhio, coscienza dell’orecchio, coscienza del naso, coscienza della lingua, coscienza del corpo, coscienza della mente.
• Ci sono questi tre tipi di formazione (o volizioni): formazione fisica, formazione verbale, e formazione mentale.
• Ignoranza a riguardo della sofferenza, l’origine della sofferenza, la cessazione della sofferenza, la via che conduce alla cessazione della sofferenza.

Il sentiero che porta alla liberazione

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Ottuplice sentiero:
moralità o buona condotta
1-Retta Parola
2-Retta Azione
3-Retto Sostentamento
sviluppo mentale
4-Retto Sforzo
5-Retta Consapevolezza
6-Retta Concentrazione
saggezza
7-Retta Visione
8-Retto Pensiero

è questo il Nobile Ottuplice Sentiero, la via che conduce alla cessazione:
Retta Parola: astenersi dal mentire, dal discorso maligno, dalla parola aspra, da discorsi futili.
Retta azione: astenersi dall’uccidere esseri viventi, dal prendere ciò che non è stato offerto, dalla cattiva condotta nei piaceri dei sensi.
Retti mezzi di sussistenza: abbandonare l’errato mezzo sostentamento (occuparsi di armi, esseri viventi, carne, alcool, droghe, e veleni), guadagnarsi da vivere nel modo giusto.
Retto sforzo: risvegliare l’entusiasmo per la non insorgenza degli stati non salutari non ancora sorti; risvegliare l’entusiasmo per l’abbandono degli stati non salutari già sorti; risvegliare l’entusiasmo per l’insorgere degli stati salutari non ancora sorti; risvegliare l’entusiasmo per lo sviluppo degli stati salutari già sorti, fare lo sforzo, accendere l’energia, impiegare la mente, e battersi.
Retta consapevolezza: dimorare contemplando il corpo come corpo, sensazioni come sensazioni, la mente come mente, oggetti mentali come oggetti mentali, pienamente consapevole e attento, dopo aver messo via il desiderio e il malcontento per il mondo.
Retta concentrazione: abbastanza isolato dai piaceri sensuali, appartato da stati non salutari, entra e dimora nel primo jhana, che è accompagnato dal pensiero applicato (vitakka) e dal pensiero sostenuto (vicara), con l’estasi (piti) e il piacere (sukha) nati dall’isolamento. Con il calmare del pensiero applicato e del pensiero sostenuto, entra e dimora nel secondo jhana, che ha fiducia in se stessi e unicità di mente. Con il venir meno anche dell’estasi, egli dimora in equanimità, attento e completamente consapevole, entra e dimora nel terzo jhana. Con l’abbandono del piacere e del dolore, e con la precedente scomparsa di gioia e dispiacere, entra e dimora nel quarto jhana, che non ha né dolore né piacere e la purezza di consapevolezza a causa dell’equanimità.
Retta comprensione: la conoscenza della sofferenza, l’origine della sofferenza, della cessazione della sofferenza, del sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza.
Retta intenzione: l’intenzione di rinuncia, di non malevolenza, di non crudeltà.

L’Ottuplice Sentiero riguarda l’etica, la meditazione e la comprensione. La meditazione ci conduce dove siamo più sensibili, che è proprio dove tendiamo a reagire in modo cieco. Per rispondere con chiarezza all’esperienza, dobbiamo fissare delle linee guida. Il fondamento di queste linee guida è la Retta Comprensione.
La Retta Comprensione è il riconoscimento che quello che facciamo è importante. Non viviamo in un universo predeterminato, le nostre azioni hanno degli effetti (comprendere la legge del Karma). Possiamo essere fonte di beneficio o di sofferenza per noi stessi e per quelli che ci sono vicino. E non si tratta tanto di una obbligazione morale. E’ che se sviluppiamo la chiarezza e la gentilezza, possiamo vivere con una mente chiara e gentile. Se invece manteniamo il pregiudizio e l’indifferenza, diventeremo più limitati e insensibili. Possiamo agire con chiarezza ed essere in pace con noi stessi, oppure possiamo agire in maniera compulsiva, e rimanere intrappolati. Perché la compulsione porta a comportamenti ripetitivi, e alla perdita di ogni autorità. La Retta Comprensione significa riconoscere che l’integrità deve essere il centro della propria vita. E ciò genera una grande forza.
La Retta Intenzione, deriva da questa comprensione della legge di causa ed effetto. Significa far propria l’intenzione di realizzare effetti salutari con il corpo, la parola e la mente, e di evitare gli effetti non salutari. Questo è il fondamento degli insegnamenti sull’azione, o kamma, come è chiamato nel Buddhismo, di cui l’intenzione mentale è l’agente. Siccome le azioni del corpo e della parola procedono dagli stati mentali e dalle emozioni, se riusciamo a mantenere la chiarezza nella nostra mente e nel nostro cuore, possiamo anche agire da una posizione di equilibrio, e siamo in grado di discernere i risultati delle nostre azioni. Questo è il caso della Retta Parola e della Retta Azione. Abbandoniamo gli inganni, rifuggiamo dal prendere ciò che non ci appartiene, evitiamo la violenza, e invece coltiviamo l’onestà e le parole che hanno valore. I Retti Mezzi di Sostentamento consistono nell’evitare determinate attività come il commercio delle armi, la prostituzione, la macellazione degli animali. Più in generale questo fattore riguarda il modo in cui condividiamo la vita gli uni con gli altri. La nostra relazione con gli altri influenza profondamente la nostra mente, e per questo in diverse occasioni il Buddha ha dato grande importanza alla relazione moglie-marito, al modo di essere genitori, a norme di mutuo supporto tra lavoratori e datori di lavoro, così come ai benefici dell’amicizia.
La Retta Comprensione, il Retto Sforzo e la Retta Consapevolezza sono alla base di ogni altro fattore del Sentiero. Facciamo l’esempio della Retta Parola: si inizia con la Retta Comprensione, riconoscendo che il modo in cui si parla influenza gli altri. Possiamo portare qualcosa di valore nella mente di chi ci sta vicino, con un’osservazione appropriata, o possiamo invece rovinargli la giornata. Possiamo rimanere nel disagio e nella sfiducia, o invece risiedere nell’apertura e nella pace della mente. Da qui il Retto Sforzo, che significa l’impegno a guidare le proprie azioni; mentre la Retta Consapevolezza implica l’essere pienamente con quello che facciamo e diciamo, e con le sue conseguenze. E il risultato è che evitiamo la sofferenza e partecipiamo a qualcosa che produce un beneficio immediato. Questo è il processo dell’intero Ottuplice Sentiero.
La consapevolezza e l’ultimo fattore del Sentiero, la Retta Concentrazione, ci conducono nel campo della meditazione, della coltivazione della presenza mentale. Questi fattori sono spesso ciò che colpisce di più nel Buddhismo, perché forniscono un potente mezzo di approfondimento della propria vita interiore, offrendo la possibilità di raggiungere una grande serenità, una grande gioia, e la pace incondizionata che viene chiamata Nibbana. E l’approfondimento inizia e si mantiene con la presenza mentale, che consiste nell’essere semplicemente e puramente presenti a quello che succede.
“Ricordo che non riuscivo a seguire più di uno o due respiri, prima che la mia mente riprendesse a vagare, a fluttuare su un’onda di speculazioni, di ricordi e di analisi. Ogni momento dovevo riportare l’attenzione al respiro, e riuscire a mantenercela per qualche secondo, prima che una nuova marea di pensieri la sommergesse. E del resto questo è più o meno quello che capita normalmente nella meditazione di un principiante. Nonostante questo, quello che mi colpì profondamente era il fatto che stessi osservando la mia mente. E questo, stranamente, portava pace, e mi rassicurava anche: in qualche modo non dovevo comprendere nulla al di là dei miei pensieri, o al di là della mia mente. Era qualcosa che semplicemente succedeva. E allora: se io stavo osservando la mia mente, chi ero io? E di chi era quella mente?” (del venerabile Ajahn Sucitto Da un discorso trasmesso da BBC Radio, il 4 febbraio 2003.)

Il Buddha ha sempre detto che a domande come queste non c’è risposta. Qualsiasi cosa possiamo pensare o dire di essere, è solo un altro evento che passa attraverso la nostra mente. Il punto è che c’è sempre questa presenza mentale, e tutto ciò che la attraversa è in continuo cambiamento, e non è ciò che siamo. Ma più ci centriamo su questa presenza mentale, magari facendovi aiutare da un punto focale, come la sensazione del respiro, più possiamo sentirci stabili, e vedere le cose chiaramente. Possiamo lasciar andare gli impulsi e le sensazioni che sorgono, oppure, come ho imparato più tardi, possiamo focalizzarci su di esse e lasciare che la stabilità della consapevolezza le riduca ad armonia. Che è quello che succede. E’ così: con la pratica possiamo mettere fine alla continua lotta con il nostro corpo e con i nostri stati d’animo, e questa condizione inizia a pervadere il nostro corpo e il nostro stato d’animo, calmando l’uno e l’altro. Prestare attenzione al momento presente è consapevolezza, e il risultato, una stabilità che pervade il corpo e la mente, è la concentrazione, o samadhi. Samadhi non è uno stato che in qualche modo dobbiamo produrre, ma piuttosto una condizione di unità, centrata e piacevole, che sorge come risultato della Retta Comprensione, del Retto Sforzo e della Retta Consapevolezza.
Anche se la pratica della presenza mentale e della concentrazione porta un grande rimedio, in termini di liberazione dal dolore, dalle preoccupazioni e dagli stati d’animo ossessivi, c’è un ulteriore sviluppo: la comprensione che libera il praticante dalla sorgente stessa della sofferenza. Questa comprensione, chiamata visione profonda, ci permette di cogliere la natura effimera di quello che accade, e nello stesso tempo ci mette in contatto con una presenza che è invece stabile e affidabile, e cioè la consapevolezza stessa. Provando tutto ciò, piano piano, si produce inavvertitamente un cambiamento: il nostro centro muove verso la pura consapevolezza. Nella vita di tutti i giorni, partendo da questa consapevolezza, possiamo agire con compassione e con chiarezza, e, nella meditazione, possiamo lasciar placare tutti gli eventi, e stare in una presenza luminosa e senza ostacoli. Questo conduce al Nibbana, il compimento dell’Ottuplice Sentiero. E se si arriva a provarlo, anche per un solo istante, non si è più presi dalla smania o dall’apatia; non c’è frustrazione, non c’è necessità di difendersi, non c’è niente da provare. E’ semplicemente la fine della sofferenza e della tensione.

Sedici attributi delle quattro nobili verità

1)VERITA’ DELLA SOFFERENZA

Le 4 caratteristiche della sofferenza sono:
A) Impermanenza (evidente e impercettibile)
B) Sofferenza (sofferenza della sofferenza, del cambiamento e omni-pervasiva) le illusioni portano a compiere le azioni contaminate per cui tutti i fenomeni e gli aggregati sono della natura della sofferenza
C) Vacuità (assenza di esistenza del sé separato dagli aggregati; essendo questi ultimi impermanenti non è possibile che vi sia un sé immutabile, fisso, innato e che esista indipendentemente dagli aggregati. Questi ultimi sono “contaminati”, hanno la natura della sofferenza e sono prodotti dal Karma e dalle illusioni, quindi sono anche vacui (privi di esistenza indipendente)).
D) Assenza del sé (confutazione di un IO autosufficiente; sia l’Io che i fenomeni sono privi di esistenza indipendente) poiché sono privi di esistenza sono privi di un sé. vedi anche i quattro sigilli

2)VERITA’ DELL’ORIGINAZIONE

Le 4 caratteristiche della verità delle origini della sofferenza sono:
A) Causa sono le illusioni e karma (i tre veleni principali sono avversione-odio, attaccamento e ignoranza che è la causa fondamentale del rimanere nel samsara)
B) Origine poiché tutte le forme di sofferenza originano dal karma e dalle illusioni esse hanno il ruolo di origine
C) Forte produzione perché agiscono come cause per la produzione della sofferenza
D) Condizioni poiché agiscono come condizione che dà luogo a sofferenza sono anche condizioni

3)VERITA’ DELLA CESSAZIONE

Le 4 caratteristiche della verità della cessazione sono:
A) Cessazione assenza di illusione, impossibilità di causare sofferenza porta appunto alla cessazione
B) Pacificazione perché si placa il tormento della sofferenza
C) Eccellenza-beneficio la pacificazione crea il beneficio della felicità
D) Emergenza Definitiva liberazione completa dal samsara

4)VERITA’ DEL SENTIERO DELLA LIBERAZIONE

Le 4 caratteristiche della veritá del sentiero sono:
A) Sentiero vedi ottuplice sentiero la saggezza che realizza direttamente l’assenza del sé è il sentiero
B) Opportunità-conoscitore-consapevolezza tale saggezza implica la liberazione dal samsara
C) Raggiungimento-realizzazione tale saggezza realizza la liberazione
D) Liberazione Finale distruzione della causa della sofferenza

I quattro sigilli

1- Tutti i fenomeni composti sono impermanenti (se non viene riconosciuta l’impermanenza si percepiscono i fenomeni come statici e verso di essi si provoca l’illusione dell’attaccamento che causa sofferenza)
2- Tutti i fenomeni contaminati hanno la natura della sofferenza (la visione erronea che ci siano dei fenomeni che possono recare felicità creano lo sviluppo di un forte attaccamento e quindi sofferenza. Se uniamo a quanto appena detto la non comprensione della vacuità siamo portati a credere che esista un sé o un io per il quale noi abbiamo bisogno di provare piacere o repulsione verso cose piacevoli o spiacevoli).
3- Tutti i fenomeni sono vacui e privi di un sé (non c’è un se o un io separato dagli aggregati o innatamente esistente, così come non vi sono fenomeni dall’esistenza innata (tutto è interdipendente). Vacuità significa che i fenomeni non esistono in maniera indipendente
Il nirvana è pace. (Se non sappiamo che è possibile ottenere la liberazione dalla sofferenza non proveremmo mai a raggiungerla. Se crediamo di trovare la felicità attraverso uno stato momentaneo di pace trovato nei fenomeni impermanenti è un altra idea erronea.

4- perfezionando la visione di vacuità e l’eliminazione della concezione dell’aggrapparsi al sé, automaticamente cessano tutte le altre afflizioni.

I dodici anelli dell’originazione interdipendente

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1-Ignoranza
2-Volizioni/formazioni karmiche
3-Coscienza
4-Nome e forma
5-Percezioni/sestupla sede
6-Contatto
7-Sensazioni
8-Desiderio
9-Attaccamento/Appropriazione
10-Divenire
11-Rinascita
12-Morte

I sei regni di esistenza che prendono il nome dagli esseri che li abitano

Dei (non sperimentano sofferenza ma sono soggetti a una rinascita inferiore quando il loro karma positivo si esaurisce)
Semi-Dei (sono invidiosi degli dei e si sentono superiori agli umani. Anelano per diventare dei e hanno paura di rinascere come uomini)
Uomini (è la rinascita migliore perché è quella che consente di ottenere il nirvana e la liberazione definitiva dalla sofferenza)
Animali (non hanno facoltà intellettive per accumulare con facilità meriti che possano permettere una rinascita superiore)
Spiriti famelici (destinati a soffrire pene indicibili, hanno sete e quando trovano una fonte subito questa si secca, hanno fame ma hanno il collo così lungo che il cibo non raggiunge mai lo stomaco. Sono in questo stato a causa del karma negativo accumulato)
Esseri infernali (si patiscono le peggiori sofferenze ed è molto, molto difficile che ci si possa risollevare da questo regno e guadagnare rinascite superiori)

Allenamento graduale
1. Virtuoso: perfetto in condotta e modo di agire, e vedere la paura nel minimo errore 2. Ritenere i sensi
3. Moderazione nel mangiare
4. Vigile (Samma vayana)
5. Cosciente e in piena consapevolezza (sampajana) 6. Abbandonare i cinque ostacoli (nivarana)
7. I quattro Jhana (samma samadhi)
8. Vipassana (samma sati)
1. retta parola, retta azione, retti mezzi di sostentamento; retta condotta verbale, retta condotta del corpo, retta condotta mentale.
2. Vista, udito, olfatto, gusto, tatto, oggetti mentali. Proteggi l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali. Controlla l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali. Poiché, se lasciati senza protezione l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali, stati cattivi non salutari di cupidigia e dolore lo potrebbero invadere, egli pratica la via del controllo.
3. Riflettendo con saggezza, assumiamo del cibo non per divertimento né per intossicazione, non per la bellezza e l’attrattiva fisica, ma solo per la resistenza e sopravvivenza di questo corpo, per porre fine allo sconforto, e di assistere la vita santa.
4. Purificare la mente degli stati ostruttivi, giorno e notte (desiderio, odio, illusione). (Retto sforzo)
5. Agire in piena consapevolezza quando si va avanti e indietro, guardare avanti e guardare lontano, flettere ed estendere le nostre membra; indossare i nostri abiti e portando la veste esteriore e la ciotola, mangiare, bere, consumare cibo, e degustazione, defecare e urinare, camminare, in piedi, seduti, addormentarsi, svegliarsi, parlare e tacere. (Satipattana: contemplazione del corpo come corpo, la piena consapevolezza)
6. Abbandonando cupidigia (kamacchanda) per il mondo, si dimora con una mente libera da cupidigia. Abbandonando la malevolenza e l’odio (byapada), si dimora con la mente libera da malevolenza, compassionevole per il benessere di tutti gli esseri viventi. Abbandonando indolenza e torpore (thina-middha), si rimane liberi da indolenza e torpore, con la percezione di luce. Abbandonando agitazione e rimorso (uddhacca-kukkucca), si dimora senza agitazione, con la mente internamente tranquilla. Abbandonando dubbio (vicikiccha), si dimora, essendo andato oltre ogni dubbio, non perplesso al riguardo degli stati salutari.
7. Retta concentrazione.
8. Retta consapevolezza
Le quattro fondazioni di consapevolezza (retta consapevolezza) sono la base della concentrazione. I quattro tipi di retto sforzo sono le attrezzature della concentrazione. La ripetizione, lo sviluppo, e la coltivazione di questi stessi stati è lo sviluppo della concentrazione in se.

Karma

Tre tipi di azione a seconda del modo di espressione

Fisica
Verbale
Mentale

Tre tipi a seconda della qualità

Virtuosa
Non virtuosa
Neutra

Dieci azioni non virtuose

Azioni fisiche
Uccidere
Rubare
Comportamento sessuale scorretto
Azioni verbali
Mentire
Creare dissenso
Parole scortesi
Pettegolezzi inutili
Azioni mentali
Pensare oggetti di forte attaccamento
Pensare a come ferire gli altri
Dare ascolto a opinioni errate

Dieci azione virtuose

Azioni fisiche
Rinunciare a Uccidere
Rinunciare a Rubare
Rinunciare a Comportamento sessuale scorretto
Azioni verbali
Rinunciare a Mentire
Rinunciare a Creare dissenso
Rinunciare a Parole scortesi
Rinunciare a Pettegolezzi inutili
Azioni mentali
Rinunciare a Pensare oggetti di forte attaccamento
Rinunciare a Pensare a come ferire gli altri
Rinunciare a Dare ascolto a opinioni errate

Le cinque illusioni che non sono visioni (illusioni principali)

Ignoranza
Avversione/odio
Attaccamento/desiderio
Orgoglio
Il dubbio

Le cinque illusioni che sono visioni (che una persona assume in base all’ignoranza e all’attaccamento)

6. Errata visione del sé (considerare il sé come fenomeno indipendente e immutabile)
7. Visione estrema passata e futura (non si crede alle vite passate e future)
8. Errata visione delle 10 azioni non virtuose
9. Considerare la propria visione come la migliore
10. Errata visione del comportamento etico

Le vere origini della sofferenza come causa della vera sofferenza:
Si parte dalla
IGNORANZA dell’assenza del sé delle persone e dei fenomeni
Che porta a sperimentare le
EMOZIONI AFFLITTIVE attaccamento e avversione
In base alle quali compieremo la
AZIONE KARMICA fisica, verbale, mentale
Che causa la
VERA SOFFERENZA sofferenza

Effetti generati dalle azioni

Effetto di massima maturazione
Effetto simile alla causa
Effetto ambientale
Il livello di gravità della azione dipende dall’oggetto verso cui è rivolta e dalla motivazione
Esempio A: rubare cibo e acqua a bambini poveri per prolungare ad essi la fame e la sete
1 rinascere all’inferno
2 soffrire la fame e la sete
3 ambiente arido e poco fertile
Esempio B: rubare del cibo e acqua al supermercato per sfamare i propri figli che soffrono
1 rinascere uomo
2 avere spesso fame e la sete
3 faticare per avere cibo e acqua

Completezza delle azioni:
L’azione deve essere completa perché si abbia il massimo dell’effetto, secondo lo schema seguente:

Intenzione
Preparazione
Esecuzione
Esultanza

Tre tipi o consistenza delle azioni:

Azioni positive (bianche) virtuose
Azioni negative (nere) non virtuose
Azioni miste

Karma che proietta: ci spinge a rinascere in uno particolare dei sei regni. Azioni positive nei tre regni superiori e negative in quelli inferiori.
Karma che completa: é la qualità della vita che sperimenteremo in quel regno di rinascita.
Ci può essere un mix di questi due tipi di karma. Ad esempio karma che proietta positivo ci fa rinascere uomo ricco, karma che completa negativo qualcuno riesce a toglierci questi beni di cui godiamo. Karma che proietta cattivo rinasciamo cane, karma che completa positivo viviamo in una bella casa col giardino, abbiamo cibo e il nostro padrone non ci maltratta.

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Karma

Il Karma fa parte delle leggi universali, una legge conosciuta anche con il nome di “causa-effetto”, proprio perché ad ogni causa corrisponde un effetto, ed ogni azione genera un risultato. Karma è una parola che spesso sentiamo nominare, è entrata nel nostro vocabolario quotidiano, ma sono in tanti a non sapere bene cosa voglia significare, usata per lo più in modo sbagliato, improprio, associata spesso, in modo errato, al proprio destino. La parola Karma deriva dalla radice del verbo sanscrito Kr che significa fare, produrre, agire e assume il significato di “azione“, un’azione spinta dalla volontà, in relazione al principio di causa ed effetto.
Karma e interdipendenza
Il karma è quindi strettamente correlato con il termine “interdipendenza”, ovvero che nulla esiste in modo indipendente, ossia tutto ciò che esiste si relaziona con ciò che c’è intorno. Quindi nel momento in cui noi produciamo un’azione, prendiamo una decisione, o diciamo una parola, tutto ciò non finisce nell’istante, ma il nostro ‘fare’ è come un eco che si propaga nella valle, ha un seguito, un effetto domino. Non c’è nulla che viene fatto e finisce nell’azione stessa, ogni azione va a relazionarsi con altri effetti, e tutto ciò avviene su diversi livelli, inclusi i pensieri. Un’unica parola ha un’influenza incredibile sul mondo esterno, faccio un esempio: io dico una cosa, questa cosa viene ascoltata da una persona e andrà ad influenzare un’azione successiva della stessa persona e quest’azione, a sua volta, scatenerà molteplici altre azioni. Questa è interdipendenza.
Tutto ciò ci porta ad una prima comprensione di cosa sia il karma, in quanto tutte queste nostre azioni non finiscono in loro stesse, e quello che accade è che noi siamo i responsabili delle nostre azioni. Siamo noi i responsabili delle nostre azioni, o se preferite, siamo noi che causiamo i nostri risultati, buoni o cattivi che siano. Ma attenzione qui! Per ogni altra vostra azione quotidiana, dalla più semplice a quella più complessa, di questi innumerevoli fattori che influenzano le nostre azioni, quelli che realmente dipendono da noi, sono veramente pochi. E come possiamo quindi, vivere nell’illusione di poter controllare il futuro? Quanto volte, prima di andare a dormire pensiamo: “Domani vorrei fare questo, vorrei fare quest’altro, ecc”, è chiaro che noi ce la metteremo tutta affinché avvenga ciò che abbiamo progettato, ma non dipende solo da noi, perché come ho già spiegato, viviamo in un mondo in qui tutto è interdipendente, ed è questa una consapevolezza importante da avere.
La legge di causa ed effetto, è comunque una legge coerente. Se piantate un seme di una pianta d’arancio, un giorno non raccoglierete delle mele Questo per spiegarvi che le azioni che noi andremo a compiere, ovvero i risultati, saranno coerenti con le cause che noi stessi abbiamo creato. Intellettualmente, come potete intuire, il karma è semplicissimo da capire, ma non si tratta soltanto di capire, è questo il punto; bisogna crederci nel karma, non con la fede cieca, ma “vedere” che è una legge reale con la quale dobbiamo convivere, e come tutte le regole, quando le conosci bene, impari a muoverti meglio all’interno delle regole stesse; riesci a sfruttarne le potenzialità, la forza, che in questo caso, è quella dell’Universo. Basta pensare che tutto ciò che noi siamo oggi, inteso come fisicamente, emozionalmente, ma anche da un punto di vista sociale e della nostra conoscenza, insomma tutti gli aspetti che comprendono ciò che noi siamo, non è altro che il risultato di ciò che siamo stati ieri, l’altro ieri, quel giorno prima e così via. Il risultato di tutte le scelte che abbiamo intrapreso, le azioni che abbiamo compiuto, le parole che abbiamo detto; sempre nell’interazione con il mondo che c’è intorno a noi ovviamente, perché non dipende tutto unicamente da noi. Ma se oggi siete ciò vi sentite di essere, è solo il risultato di ciò che siete stati finora. Quindi il karma può esserci d’aiuto, perché osservando il presente, possiamo capire quali sono le cause che hanno concorso ad essere ciò che ora siamo. La vita è come un puzzle, tanti pezzi diversi tra loro che creano la nostra immagine. Riconoscendo le cause che hanno portato alla creazione della nostra immagine, riusciamo a capire meglio chi siamo, a capire la nostra vita e quindi anche a prendere della scelte in modo più consapevole per il nostro futuro.

Karma come impronta
Il karma però, agisce anche molto più in profondità, nascosto, quasi invisibile, i cui risultati non si riflettono solo in questa vita. Ogni azione che compiamo lascia un’impronta nella nostra mente molto sottile, e ogni impronta alla fine fa sorgere il proprio effetto. La nostra mente sottile è come una palestra, e compiere azioni è proprio come svolgere degli esercizi. Le azioni virtuose ci “allenano” per la futura felicità, mentre le azioni non virtuose ci “preparano” della futura sofferenza. Se in questa vita facciamo delle azioni a fin di bene, allo stesso modo nelle vite successive avremo maggiore facilità a fare del bene, se invece in questa vita rubiamo, creiamo l’impronta che ci porterà a rubare con maggiore facilità anche nelle prossime. Questo è un passaggio fondamentale, che molti sottovalutano, ma nel nostro presente possiamo decidere con consapevolezza chi e cosa vogliamo essere in una vita successiva, e non lasciarci costruire l’impronta da altri, dal mondo ( o meglio, dal sistema!) che ci circonda. Se volete essere delle persone inondate d’amore, di compassione, di conoscenza, di pazienza; dovete iniziare a crearvi l’abitudine di provare amore e compassione, di aprirvi alla conoscenza e di esercitarvi nella pazienza. In questo modo create la vostra impronta per il vostro futuro, in questa vita e nelle prossime. Allo stesso modo la persona avida di denaro e delle cose materiali, la persona che ha tendenze egoistiche e non ha un briciolo di compassione, è chiaro che non avrà un futuro roseo davanti, perché tendenzialmente e per abitudine sarà portata a commettere gli stessi errori. In sintesi possiamo dire che più facciamo un’azione, più profonda diventa l’impronta nella nostra mente di quell’azione stessa, e in futuro ci verrà più semplice svolgerla. Questo è il karma in quanto impronta, e queste impronte si portano di vita in vita.

Karma come causa e condizione
C’è un aspetto del Karma ancora più sottile, che in pochi riescono a percepire e decifrare, in quanto l’effetto non è immediato e non quindi facilmente riscontrabile con la propria causa. Come ho già detto, ogni azione che compiamo è una causa, ma questa causa è un seme che resta lì e può venire a maturare dopo un lungo periodo di tempo, ovvero nel momento in cui vengono a manifestarsi le ‘condizioni’ necessarie. Quindi è importante sottolineare che ogni azione che compiamo, è in sé una causa per un risultato che andremo a vivere nel futuro, e allo stesso tempo quella stessa azione è una condizione che andrà a far maturare una causa che noi abbiamo creato nel passato. Ogni azione che noi compiamo, è tanto una causa quanto una condizione, ovvero ogni azione che compiamo è una causa, che è come un seme che andiamo a piantare, il risultato (l’effetto) di questa nostra causa lo andremo a vivere nel futuro, quando ci saranno le giuste condizioni par farla maturare. Ma allo stesso tempo quella nostra stessa azione è una condizione per far maturare una causa che abbiamo creato nel nostro passato. Vi faccio un esempio semplice semplice: Mettiamo il caso che siamo coinvolti in una situazione “negativa”, siamo colmi di odio e di rabbia e diamo uno schiaffo ad un nostro collega di lavoro. Quell’azione finisce lì, è già seminata. Nel frattempo ci si avvicina un altro collega che ci fa i complimenti, è contento perché secondo lui quella persona ha avuto la giusta lezione, e a quel punto noi siamo felici e fieri di ciò che abbiamo fatto. Quindi cosa è successo, il fatto che noi abbiamo ricevuto i complimenti da una terza persona, che ci hanno reso felici, è un risultato (un effetto) non di aver dato uno schiaffo, perché lo schiaffo non è altro che una condizione che andrà a scaturire un effetto nel futuro, ma è la maturazione di una causa positiva che noi abbiamo creato nel nostro passato. È probabile che un giorno, mentre cercheremo di svolgere un’azione “positiva”, come quella di separare due amici in rissa tra di loro, ci beccheremo inavvertitamente uno schiaffo da uno dei due, nonostante il nostro intento di aiuto. Quindi anche in questo caso non possiamo dire che da un’azione positiva viene fuori un risultato negativo, perché la nostra azione positiva è comunque un seme che è stato piantato e lo raccoglieremo in futuro, mentre lo schiaffo che ci becchiamo e ci fa star male, non è altro che la maturazione del nostro schiaffo che abbiamo dato al nostro collega tempo fa. In altre parole, si sono venute a creare le condizioni per far maturare quella causa negativa che abbiamo seminato in passato.

I quattro aspetti del Karma
Per noi occidentali e per la nostra cultura, non è proprio semplice credere nel Karma, in quanto il fatto che noi stessi siamo i responsabili della nostra vita (meglio dire delle nostre vite!) è qualcosa che ci suona strano, abituati come siamo ad invocare aiuti “esterni”. Ma credere nel Karma è molto importante, perché ci conferisce la responsabilità delle nostre azioni. Quando si parla di credere e seguire la legge del Karma, ci sono quattro aspetti importanti da rispettare:
Il primo è la certezza delle azioni, ovvero la certezza del Karma, che vuol dire che un’azione positiva porta un risultato positivo, un’azione negativa porta un risultato negativo. Non è possibile che un’azione positiva porti un risultato negativo o viceversa, questa è la certezza del Karma.
Il secondo aspetto del Karma, prevede che noi non possiamo vivere un risultato se prima non creiamo la causa. Quindi, se noi stessi stiamo vivendo una situazione, bella o brutta che sia, è perché noi stessi abbiamo creato le cause per vivere quella situazione. E’ un aspetto fondamentale, perché nel momento che crediamo in questo, smettiamo di puntare il dito addosso agli altri, oppure d’invocare l’aiuto esterno.
Il terzo aspetto del Karma prevede che qualunque azione viene fatta, questa non finirà nel dimenticatoio, non avrà una data di scadenza e non andrà in prescrizione, ma comporterà un effetto, una conseguenza, nel breve o nel lungo termine. Ma è anche vero che qualsiasi azione può essere purificata o eliminata. Se, ad esempio, noi seminiamo un seme positivo grazie ad una nostra azione virtuosa, quel seme può essere cancellato dalla rabbia, dalla violenza che adottiamo successivamente a quella nostra azione positiva. Se viceversa, commettiamo un’azione non virtuosa, possiamo purificarci con azioni d’amore e di solidarietà, per questo esistono metodi precisi per la purificazione delle azioni non virtuose, che noi stessi abbiamo creato nel passato.
Il quarto aspetto riguarda la crescita (aumento) del Karma, vuol dire che quando facciamo un’azione, quell’azione ha una tendenza a crescere, come per inerzia. Precisiamo che nella legge del Karma le azioni vengono divise in due tipi: nascoste ed aperte. Quelle nascoste sono azioni che noi facciamo ma non le raccontiamo agli altri, ovvero ce le teniamo per noi. Come quando diciamo una bugia, questa bugia funziona e per non far svanire il risultato che ci porta questa bugia, non la diciamo a nessuno, tanto più che presto ci dimenticheremo anche noi di averla detta, ci daremo mille giustificazioni che copriranno la nostra “malefatta” non solo agli altri, ma soprattutto a noi stessi. Ma è bene sapere che tutte le azioni svolte in maniera ‘nascosta’, hanno la tendenza a crescere, ovvero aumenta l’effetto che dovremo ‘scontare’ in futuro. A differenza delle azioni aperte, con le quali ci confrontiamo prima con gli altri, per quello che abbiamo detto o combinato, e poi con noi stessi. Questa nostra confessione, questo nostro pentimento, ferma la crescita del Karma. Ma tutto ciò vale anche per le azioni positive, tanto più compiamo un bel gesto e non ci vantiamo di averlo fatto, ma lo teniamo per noi, tanto più grande sarà la ricompensa, perché il Karma cresce, e per dirlo in termini economici, il valore della nostra azione acquista interessi nel tempo. Se invece svolgiamo un’azione positiva a la usiamo per avere dei riconoscimenti, dei ringraziamenti (possibilmente materiali, vero?) tutto ciò ferma la crescita di quell’azione. Quindi ricordatevi che una piccola azione, quando tenuta nascosta, cresce, e porta grandi risultati!

Karma che completa
Ho parlato molto di azioni in questo articolo sulla legge del Karma, ma è anche bene precisare che esistono azioni complete e non. Nel dettaglio e in maniera riassuntiva, un’azione viene definita completa nel momento in cui sono presenta questi quattro fattori: la motivazione, la consapevolezza, compiere l’azione, il compiacimento dell’azione stessa. Se questi fattori sono presenti all’interno di un’azione stessa, allora questa si può dire che è stata svolta in maniera completa. Se ad esempio investo accidentalmente una persona in mezzo alla strada, e le faccio del male, compio soltanto l’azione incidentale, ma vengono a mancare la motivazione, la consapevolezza e il compiacimento. A differenza se invece, investo volontariamente una persona, in maniera consapevole e me ne compiaccio di vederla soffrire per il dolore. Lo stesso vale per un’azione positiva. Bisogna soddisfare tutte e quattro le condizioni, affinché possa intendersi come azione “voluta”. In ogni caso stiamo creando una causa , ma il ‘ricarico’ dell’effetto nel tempo, sarà maggiore se l’azione è realmente voluta, minore se non voluta. Ma è anche vero che la situazione, piacevole o meno, voluta o non voluta, è sempre una conseguenza di una precedente causa creata in passato… non dimentichiamolo!
Una altra visione del concetto di karma che completa é quella che segue:
Karma che proietta: ci spinge a rinascere in uno particolare dei sei regni. Azioni positive nei tre regni superiori e negative in quelli inferiori.
Karma che completa: é la qualità della vita che sperimenteremo in quel regno di rinascita.
Ci può essere un mix di questi due tipi di karma. Ad esempio karma che proietta positivo ci fa rinascere uomo ricco, karma che completa negativo qualcuno riesce a toglierci questi beni di cui godiamo. Karma che proietta cattivo rinasciamo cane, karma che completa positivo viviamo in una bella casa col giardino, abbiamo cibo e il nostro padrone non ci maltratta.

(Anguttara Nikaya 3: 65) Kamma-Vipaka
Qualcuno uccide esseri viventi ed è omicida, sanguinario, fa a botte ed è violento, senza pietà per gli esseri viventi. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, ha una vita breve.
Qualcuno abbandona l’uccisione di esseri viventi, si astiene dall’uccidere esseri viventi, con bastoni e armi messi da parte, gentile e cordiale, egli dimora compassionevole verso tutti gli esseri viventi. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se un’azione non buona provoca una rinascita umana, egli vive a lungo.
Qualcuno ferisce esseri viventi con la mano, con zolle, con un bastone, o con un coltello. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è di salute cagionevole, malato.
Qualcuno non ferisce esseri viventi con la mano, con zolle, con un bastone, o con un coltello. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se un’azione non buona provoca una rinascita umana, è di buona salute, sano.
Qualcuno è di carattere arrabbiato e irritabile, anche quando criticato un po’, si offende, si arrabbia, ostile e pieno di risentimento, e mostra rabbia, odio e amarezza. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è brutto.
Qualcuno non è di carattere arrabbiato e irritabile, anche se molto criticato, non si offende, non si arrabbia, ostile, e risentito, e non mostra rabbia, odio, e amarezza. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è bello.
Qualcuno è invidioso, uno che invidia, ha risentimento e rancore per i guadagni, l’onore, il rispetto, la riverenza, i saluti, e la venerazione ricevuti da altri. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è ininfluente.
Qualcuno non è invidioso, uno che non invidia, non ha risentimento, e rancore per i guadagni, l’onore, il rispetto, la riverenza, i saluti, e la venerazione ricevuti da altri. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è influente.
Qualcuno non dà cibo, bevande, vestiti, carrozze, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore, e lampade ad eremiti o bramini. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è povero.
Qualcuno da cibo, bevande, vestiti, carrozze, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore, e lampade ad eremiti o bramini. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è ricco.
Qualcuno è ostinato e arrogante, non rende omaggio a colui che deve ricevere omaggio, non si alza per uno alla cui presenza avrebbe dovuto alzarsi, non offre un posto per uno che merita un posto, non fa strada a colui che avrebbe dovuto far strada, e non onora, rispetta, riverisce, e venera. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, nasce in basso ceto.
Qualcuno non è ostinato e arrogante, rende omaggio a colui che deve ricevere omaggio, si alza per uno alla cui presenza deve alzarsi, offre un posto a chi merita un posto, fa strada a colui che deve far strada, e onora, rispetta, riverisce, e venera. Dopo la morte, riappare in una meta felice, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, nasce in alto ceto.
Qualcuno non visita un eremita o un bramino e chiede: «Venerabile signore, cosa è sano? Che cosa è malsano? Cosa da biasimare? Cosa da approvare? Che cosa dovrebbe essere coltivato? Cosa non dovrebbe essere coltivato? Quale tipo di azione porta danno e sofferenza per un lungo periodo? Quale tipo di azione porta benessere e felicità per un lungo periodo? »Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è stupido.
Qualcuno visita un eremita o un bramino e chiede: «Venerabile signore, cosa è sano? Che cosa è malsano? Cosa da biasimare? Cosa da approvare? Che cosa dovrebbe essere coltivato? Cosa non dovrebbe essere coltivato? Quale tipo di azione porta danno e sofferenza per un lungo periodo? Quale tipo di azione porta il benessere e felicità per un lungo periodo? »Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è saggio.
«Cosa ne pensi? Quando l’avidità, odio e illusione sorgono in un uomo, è per il suo beneficio o danno? «- Per il suo male, venerabile. – «Una persona che è avida, odia e illuso, sopraffatto da avidità, odio e illusione, i suoi pensieri da loro controllate, prenderà vite, prenderà ciò che non è dato, indulgerà in una cattiva condotta sessuale, e racconta bugie, e guiderà anche altri a fare altrettanto. Conducono al suo male e alla sua sofferenza per un lungo periodo? »- Sì, venerabile. – «Cosa ne pensi? Sono queste cose positive o negative? »- negative venerabile. – «da biasimare o approvare? »- biasimare, venerabile. – «Censurate o lodate dai saggi? »- Censurate, venerabile -.«Intraprese e praticate, queste cose portano danni e sofferenza o no? O com’è in questo caso? »- Intraprese e praticate, queste cose portano danno e sofferenza. Così ci appare a noi in questo caso. –

Le radici del buono e del cattivo (kamma)
Cattivo:
Desiderio: piacere, volere, desiderio, tenerezza, affetto, attaccamento, lussuria, cupidigia, brama, passione, auto indulgenza, possessività, l’avarizia.
Odio: avversione, disgusto, repulsione, risentimento, rancore, malumore, vessazione, irritabilità, antagonismo, avversione, rabbia, collera, vendetta.
Illusione: stupidità, ottusità, confusione, ignoranza degli elementi essenziali, pregiudizi, ideologia, dogmatismo, fanatismo, errata comprensione, presunzione.
Buono:
Non desiderio: altruismo, liberalità, generosità, pensieri e azioni di sacrificio e di condivisione, la rinuncia.
Non odio: amorevole gentilezza, compassione, solidarietà, amicizia, perdono, tolleranza.
Non illusione: saggezza, intuizione, conoscenza, comprensione, intelligenza, sagacia, discriminazione, imparzialità, equanimità.

«Tutti gli stati non salutari hanno la loro radice nell’ignoranza, convergono nell’ignoranza, e con l’abolizione dell’ignoranza, tutti gli altri stati non salutari sono aboliti»
Samyutta Nikaya 20: 1

Perfetto in condotta (cattivo e buon kamma)
Sono le 10 azioni non virtuose e gli antidoti

4 tipi di comportamento verbale non in conformità con il Dhamma
• dire menzogne. sincero e credibile
Parlare maliziosamente Concordia
Parlare con asprezza Dolce
Spettegolare Dire ciò che è buono e/o benefico

3 tipi di condotta corporale non in conformità con il Dhamma
• Uccidere esseri viventi. dolce gentile, compassionevole verso tutti gli esseri viventi
• Prendere ciò che non è stato dato. purezza e onestà
• cattiva condotta nel piacere sensuale celibato

3 tipi di comportamento mentale non in conformità con il Dhamma
• brama. non desiderare la ricchezza e la proprietà di altrui
• La malevolenza. Senza cattiveria «che possono essere liberi da odio, afflizione e possano vivere felici»
Errata comprensione. Retta comprensione: «c’è ciò che è dato e ciò che è offerto, c’è frutto e conseguenza delle buone e cattive azioni.

(MN 41.8-10/12-14)
Quando gli altri si rivolgono a voi, il loro discorso può essere detto con una mente di amorevole gentilezza o di odio interiore. Qui, monaci, dovreste allenarvi così: “La nostra mente resterà inalterata, e non diremo parole cattive; dimoreremo compassionati per il loro benessere, con una mente di amorevole gentilezza, senza odio interiore dimoreremo pervadendo quella persona con una mente intrisa di amorevole gentilezza, e iniziando da quella persona, noi dimoreremo pervadendo il mondo intero con una mente intrisa di amorevole gentilezza, abbondante, esaltata, incommensurabile, senza ostilità e senza malevolenza “. È così che dovreste allenarvi monaci.

Vantaggi di astensione dalle cattive azioni
• Astenersi da mentire: stimato, di fiducia e affidato, avere una grande influenza su molti, dolce profumo orale.
• Astenendosi da diffamazione: possedere un corpo fisico, che è indistruttibile e un seguito che non può essere diviso dalle insidie degli altri, essere un amico leale, voluto bene da tutti gli esseri.
• Astenersi da discorso abusivo: caro agli esseri, piacevole, amabile disposizione, purezza di pronuncia, voce chiara, di facile comprensione, melodiosa; voce: distinta, intelligibile, dolce, piacevole, rotonda, compatta, profonda, risonante.
• Astenersi dai colloqui frivoli: è caro, gradevole, stimato e riverito da tutti gli esseri, molta influenza, l’abilità di dare risposte immediate.
• Con l’astensione dall’uccidere: essere innocui a tutti gli esseri, sviluppo dell’amorevole gentilezza che dà undici vantaggi, salute robusta, longevità, felicità.
• Astenersi dal prendere ciò che non è dato: acquisisce ricchezza e possedimenti che sono immuni da molestare, non suscettibile di sospetti da parte di altri, degno di fiducia.
• Con l’astensione da pratiche non casta: modesti, calmi di mente e nel corpo, cari, gradevoli a tutti gli esseri e non detestati da loro, buona reputazione.
• Con l’astensione dalla bramosia: guadagnare tutto ciò che si vuole senza difficoltà, ottenere ricchezze eccellenti, onorati e riveriti da rè e capofamiglia, nessun difetto negli occhi, orecchi, naso, ecc, senza pari.
• Astenendosi da malevolenza: persona piacevole, bella e ammirata da tutti, ispira gli altri.
Respingendo l’errata comprensione: guadagnare buoni compagni, non commettono ciò che è male, con il credo che ognuno è il proprietario delle proprie azioni.

Undici vantaggi dell’amorevole gentilezza
Dormire sonni tranquilli
Svegliarsi felicemente
3. Non aver brutti sogni
4. Caro agli esseri umani
5. Caro agli esseri non umani
6. Protetto dai Deva
7. Fuoco, veleno e armi non possono nuocere
8. Mente facilmente concentrata
9. Radiante carnagione del viso
10. muore pacificamente
11. Rinasce tra i Brahma

La rimozione dei pensieri di distrazione
1. Prestare attenzione a qualche altra cosa collegata con ciò che è sano.
• Desiderio per esseri viventi: contemplare la non attrattività (MN 10.10)
• Desiderio per oggetti inanimati: contemplare l’impermanenza.
• Odio per esseri viventi: contemplare l’amorevole gentilezza.
• Odio per oggetti inanimati: contemplare i quattro elementi (MN 10.12.)
Illusione: vivere sotto un insegnante, studiando il Dhamma, indagare nel significato, ad ascoltare il Dhamma, indagare le cause.

2. Esaminare i pericoli di questi pensieri: «questi sono pensieri malsani, sono riprovevoli, risultano nella sofferenza». «Questo pensiero di desiderio sensuale è sorto in me. Questo porta alla mia afflizione, all’afflizione degli altri, e all’afflizione di entrambi, ostacola la saggezza e causa difficoltà».

3. Prova a dimenticare quei pensieri e non dar loro attenzione.

4. Con attenzione tranquillizzare la formazione del pensiero di quei pensieri. Fermare la causa del pensiero, investigando la causa.

5. Con i denti chiusi e la lingua premuta contro il tetto della sua bocca, dovrebbe battere, costringere, e schiacciare la mente con la mente.
(MN 20)

Le sette buone qualità
• Fede: ricorda il Buddha, Dhamma, Sangha, la propria moralità, la generosità, la fede, l’apprendimento, il sacrificio e la saggezza, con i Deva come testimoni; attributo al Nibbana; non associarsi con le persone di sterile, poca fede, associarsi con amabili uomini di fede, riflessione sul Dhamma che ispira la fede devozionale, e inclinazione a generare la fede in tutta le posizioni.
• Consapevolezza: attenti e consapevoli nei sette movimenti, non associarsi con gente distratta e negligente, associarsi con gente consapevole, e la propensione a generare consapevolezza in tutte le posizioni.
• Vergogna e paura: la riflessione sul pericolo dei demeriti, del regno della miseria, riflessione sul sostenere i tratti dei meriti, non associarsi con persone che sono prive di vergogna morale e senza paura delle malefatte, associarsi con persone che sono dotate di vergogna morale e paura delle malefatte, e l’inclinazione per lo sviluppo di vergogna morale e la paura delle malefatte in tutte le posizioni.
• Apprendimento: sforzo per l’apprendimento, informarsi costantemente, associarsi con chi pratica il buon Dhamma, ricerca della conoscenza senza colpe, la maturità delle facoltà, come la fede, tenersi lontani dalle impurità, non associarsi con l’ignorante, associarsi con l’erudito e inclinazione per estendere la conoscenza in tutte posizioni.
• Energia: la riflessione sul pericolo del regno della miseria, il beneficio dello sforzo strenuo, alla desiderabilità di seguire la via tracciata dai virtuosi, onorare il cibo dedicandosi alla pratica del Dhamma, riflessione sulla nobile eredità del buon Dhamma, alla supremazia del Maestro (Buddha), sul proprio eminente lignaggio come discendente di un Buddha, sulla nobiltà della compassione nel Dhamma; non associarsi con l’indolente, associarsi con il laborioso, e inclinazione per lo sviluppo di energia in tutte le posizioni.
• Saggezza: informarsi sugli aggregati, le basi, gli elementi, ecc. del proprio corpo; purezza degli oggetti sia all’interno sia all’esterno del corpo, tenere in equilibrio fede e saggezza, concentrazione ed energia; eccesso di fede, eccessivo entusiasmo; eccesso di saggezza, scaltrezza; eccesso di energia, irrequietezza; eccesso di concentrazione, noia (mente estenuante); non associarsi con gli stolti, associarsi con i saggi, la riflessione sulla diversità di profonda conoscenza riguardante sottili soggetti, come ad esempio gli aggregati, ecc. e inclinazione per sviluppare saggezza in tutte le posizioni.
Quattro jhana: i primi quattro carana Dhamma iniziano con l’osservanza dei precetti; la parte iniziale della meditazione Samatha e la cincuplice maestria.

Consapevolezza del respiro
Qui un bhikkhu, andato nella foresta o sotto un albero o in una capanna vuota, si siede, dopo aver piegato le gambe a croce, messo il suo corpo eretto, e stabilito la consapevolezza in fronte a lui, continuamente consapevole inspira, consapevole espira.
1. Inspirando lungo, capisce: «sto inspirando lungo», o espirando lungo, capisce: «sto espirando lungo». inspirando breve, capisce: «sto inspirando breve» o espirando breve, capisce: »sto espirando breve. Si allena così: «inspirerò sperimentando tutto il corpo», si allena così: «espirerò sperimentando tutto il corpo», si allena così: «inspirerò tranquillizzando la formazione del corpo», si allena così: «espirerò tranquillizzando la formazione del corpo ».
2. Si allena così: inspirerò sperimentando l’estasi», si allena così: «espirerò sperimentando l’estasi», si allena così: «inspirerò sperimentando il piacere», si allena così: «espirerò sperimentando il piacere », si allena così:» inspirerò sperimentando la formazione mentale”, si allena così: «espirerò sperimentando la formazione mentale, si allena così: «inspirerò tranquillizzando la formazione mentale, si allena così: «espirerò tranquillizzando la formazione mentale».
3. Si allena così: «inspirerò sperimentando la mente», si allena così: «espirerò sperimentando la mente», si allena così: «inspirerò allietando la mente», si allena così: «espirerò allietando la mente”, si allena così: «inspirerò concentrando la mente», si allena così: «espirerò concentrando la mente”, si allena così: «inspirerò liberando la mente”, si allena così: «espirerò liberando la mente».
4. Si allena così: «inspirerò contemplando l’impermanenza», si allena così: «espirerò contemplando l’impermanenza», si allena così: »inspirerò contemplando la dissolvenza”, si allena così: «espirerò contemplando la dissolvenza », si allena così: «inspirerò contemplando la cessazione”, si allena così: «espirerò contemplando la cessazione”, si allena così: «inspirerò contemplando la rinuncia”, si allena così: «espirerò contemplando la rinuncia”.
(MN 118)
Inspiro ed espiro sono formazioni del corpo.
Pensiero applicato e pensiero sostenuto sono formazioni verbali. Percezione e sensazioni sono formazioni mentali.
Adempimento delle quattro fondazioni della consapevolezza
1. Contemplando il corpo come corpo – Primo tetra
2. Contemplando la sensazione come sensazione – Secondo tetra
3. Contemplando la mente come mente – Terzo tetra
4. Contemplando l’oggetto mentale come oggetto mentale – Quarto tetra

Satipatthana
• Atapi – diligente
• Sampajana – sapendo chiaramente
• Sati – attento
• Vineyya abbhijja – domanassa – libero dal desiderio e malcontento
——–
• Ajjhata / bahinddha – interno / esterno: sé stesso o altri, o sé stesso e gli altri
• Samudaya / Vaya – apparire / svanire: apparire o svanire, o apparire e svanire
• Nanamattaya patissatimattaya – pura conoscenza e continua consapevolezza
Anissito ca viharati, na ca kinci loke upadiyati – indipendente, senza attaccamento a qualsiasi cosa al mondo

Kilesa
Di solito tradotto come contaminanti, macchie. Kilesa sono le zanne di avijja e il suo territorio e i suoi strumenti sono i cinque aggregati (khanda). C’è solo un trono su questi cinque khanda e chi è al comando può utilizzare i cinque khanda a loro piacimento. Ci sono due forze che costantemente lottano per questo trono, uno è l’oscurità (avijja), e una è la luce (Dhamma). Nella maggior parte dei casi, le kilesa hanno autorità esclusiva sul trono e solo una volta ogni tanto Dhamma riesce a mettere il suo dito mignolo per dire che anche lui vuole utilizzare questo trono. Quando abbiamo sati, Dhamma è al comando, per esempio ci dice che vogliamo meditare per un’ora, ma dopo pochi secondi le kilesa ci dicono che è sufficiente. Quindi, se ci sediamo a meditare, durante quest’ora, è una lotta costante tra le kilesa e il Dhamma. Se rinunciamo lasciamo il comando alle kilesa. I cinque khandha sono gli strumenti che le kilesa usano, con cui si può creare un cattivo kamma, se Dhamma è presente, userà gli stessi khandha per creare un buon kamma, favorendo sila, samadhi e panna.

I dieci eserciti di Mara
1. Oggetti di sensualità, animati o inanimati, e i contaminanti della sensualità, che è il desiderio di questi oggetti sensuali. Entrambe queste forme di sensualità sono la causa di diventare illusi, quindi di non sapere la verità.
2. Avversione e insoddisfazione, non aver piacere nell’essere un recluso, di apprendere e praticare, nell’isolamento, e in samatha vipassana.
3. La sete e la fame.
4. Stanchezza. Quando oppressi dalla sete e dalla fame alcuni diventano fisicamente e mentalmente deboli, diventano sfiduciati, indolente e infelice. Come la stanchezza s’insidia, non vogliono continuare nell’ascetismo.
5. Pigrizia e torpore. Con nessun progresso nella loro pratica diventano pigri e scoraggiati, si annoiano e cadono in uno stato di sconforto.
6. Paura. Eccessivo sonno, causa della pigrizia, provoca lo stallo nella loro meditazione e ottusità della loro mente. Sopraffatto dal desiderio, diventano deboli e confusi su questo o quello. Come la paura s’insidia, vengono scossi dalla paura e col cuore tremante, confondono una tigre per un orco.
7. Dubbio. Anche se vincono la paura e ritrovano il coraggio attraverso la pratica, non sono sicuri se sono effettivamente sul Sentiero.
8. Arroganza e la superbia. Dopo aver superato il dubbio, hanno un’alta opinione di se.
9. Desiderio e presunzione. Sono soddisfatti ed entusiasti di avere abbondanza di doni, di essere testimoni della diffusione della loro fama in tutti e quattro le direzioni.
10. Lodare se stessi e disprezzare gli altri.
Le dieci perfezioni
1. Generosità: dare senza paura
2. Moralità: la separazione dalla causa della sofferenza e non perdere la facoltà della verità
3. La rinuncia: senza avidità, senza tetto
4. Saggezza: considerare meriti e demeriti, secondo il Dhamma, rifiutare il male e prendere il bene
5. Sforzo, energia: senza abbandonare l’energia, sforzarsi continuamente
6. Pazienza: non arrabbiarsi quando gli altri si lamentano e ti odiano
7. Verità: dichiarare la verità, dimorare nella verità, mantenere la verità
8. Determinazione: non rompere le proprie promesse, ma mantenerle fedelmente 9. Amorevole gentilezza: identificarsi con tutti gli esseri
10. Equanimità: riguardare amici, indifferenti, e nemici allo stesso modo, senza odio e desiderio

Condivisione, Aspirazione, Determinazione
Possano tutti gli esseri ricevere i meriti accumulati da me.
grazie alla bontà che nasce dalla mia pratica, con il potere di quest’azione meritevole, e grazie a quest’atto di condivisione, che tutti i desideri e attaccamenti rapidamente cessino e tutti gli stati mentali dannosi.
Fino a quando non realizzo Nibbana, in ogni tipo di nascita, possa avere una mente retta, possa non associarmi con gli stolti, possa associarmi con i saggi.
Con consapevolezza e saggezza, austerità e vigore, che le forze dell’illusione non possono indebolire la mia decisione.
Il Buddha è il mio rifugio eccellente, insuperabile è la protezione del Dhamma, il Pacceka Buddha è il mio nobile signore, il Sangha è il mio sostegno supremo.
Attraverso il potere supremo di tutti questi, possono tenebre e illusione essere dissipati, per la potenza delle dieci direzioni, posano tenebre e illusione essere dissipate.

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I cinque ostacoli

Brama
Avversione
Accidia
Superbia
Dubbio

I sette fattori del risveglio

Consapevolezza
Raccoglimento (esame dei fenomeni)
Forza
Serenità gioiosa
Calma
Concentrazione
Equanimità

I cinque dyanhi Buddha

Buddha Vairochana insegnamento – pone fine alla visione dualistica (io e gli aggregati, io e gli altri, io e i fenomeni)
Buddha Akshobhya indistruttibilmente sereno – incrollabile fiducia che ci si può liberare dal samsara
Buddha Ratnasambhava budda della generositá – realizza tutti i voti
Buddha Amitabha buddha della compassione – desiderare che gli altri si liberino dalla sofferenza
Buddha Amoghasiddhi buddha della saggezza – unica sua preoccupazione é aiutare gli altri

L’addestramento mentale in sette punti

Preliminari
– inchino (rispetto, umiltà),
– offerta,
– confessione (pentimento),
– rallegrarsi (per le proprie azioni virtuose, degli altri o delle qualità del Buddha),
– invocare alla dottrina,
– chiedere al Buddha di non morire,
– dedicare i meriti accumulati al benessere degli altri
Pratica addestramento
Trasformare circostanze avverse
La pratica integrata
I segni di abilità
Gli impegni
1. Non contraddire l’addestramento mentale che ti sei ripromesso di seguire.
2. Non essere temerario, nella pratica.
3. Non essere parziale: addestrati sempre nei tre punti generali. 9ª7777777€
4. Trasforma il tuo atteggiamento, ma mantieni il tuo comportamento naturale.
5. Non discutere dei difetti altrui.
6. Non preoccuparti degli affari degli altri.
7. Addestrati per contrastare qualsiasi emozione disturbante, pur grande che sia.
8. Abbandona ogni speranza di ricompensa.
9. Evita il cibo malsano.
10. Non farti vincolare da un pregiudizievole senso del dovere.
11. Non fare commenti sarcastici.
12. Non stare in agguato.
13. Non colpire gli altri nel loro punto debole.
14. Non caricare un bue col fardello d’uno yak.
15. Non abusare della pratica.
16. Non voler vincere a tutti i costi.
17. Non trasformare gli dei in demoni.
18. Non percepire la sofferenza altrui come la propria felicità.
I precetti
1. Agisci con una sola intenzione.
2. Tutti gli errori devono essere rettificati in un sol modo.
3. Due sono gli impegni: uno all’inizio ed uno al termine.
4. Affronta con pazienza ogni situazione si presenti, sia positiva che negativa.
5. Proteggi i due punti come se fossero più preziosi della tua stessa vita.
6. Addestrati nei tre livelli di difficoltà,
7. Consegui le tre cause principali.
8. Non lasciar degenerare le tre attitudini.
9. Non separarti mai dai tre possessi.
10. Pratica sempre con sincera imparzialità.
11. Apprezza la pratica globale e d’ampia portata.
12. Addestrati costantemente per far fronte a situazioni difficili.
13. Non fare affidamento su altre condizioni.
14. Impegnati da subito nelle pratiche principali.
15. Non applicare una concezione sbagliata.
16. Non essere discontinuo,
17. Pratica senza battere ciglio,
18. Affidati all’indagine ed all’analisi,
19. Non essere presuntuoso,
20. Non essere irascibile,
21. Non essere instabile.
22. Non aspettarti gratitudine.

Le sei paramita

Generosità
Etica
Pazienza
Vigore
Concentrazione meditativa
Saggezza discriminante

Gli otto dharma mondani

1 Essere compiaciuti per i guadagni
2 Essere dispiaciuti per le perdite
3 Essere compiaciuti quando sperimentiamo piacere
4 Essere dispiaciuti quando sperimentiamo sofferenza
5 Essere compiaciuti per la buona reputazione
6 Essere dispiaciuti per la cattiva reputazione
7 Essere compiaciuti quando riceviamo lodi
8 Essere dispiaciuti quando riceviamo critiche

I tre veleni

Ignoranza
Avversione
Attaccamento

Otto versi x addestrare la mente

1- Con la determinazione di compiere il supremo benessere di tutti gli esseri senzienti,
che supera anche il gioiello che appaga,
imparerò a considerare tutti loro estremamente importanti.

2- Ogni volta che frequenterò gli altri,
imparerò a pensare a me stesso come al più infimo tra tutti
e rispettosamente considererò gli altri superiori
dal profondo del mio cuore.

3- In tutte le azioni imparerò a cercare nella mia mente
e, appena emerge un’emozione perturbatrice
che può danneggiare me e gli altri,
mi impegnerò ad affrontarla e vincerla.

4- Imparerò ad amare gli esseri maligni
e quelli che sono oppressi da forti azioni negative e da sofferenze,
come se avessi trovato un prezioso
tesoro difficile da trovare.

5- Quando gli altri, spinti dall’invidia, mi trattano male
con abusi, calunnie e cose simili,
imparerò a prendere su di me tutte le sconfitte
e a offrire loro la vittoria.

6- Quando colui al quale avevo recato beneficio con grande speranza
mi ferisce con cattiveria, senza ragione,
imparerò a vedere questa persona
come un eccellente guida spirituale.

7- In breve, imparerò a offrire a tutti, senza eccezione
direttamente e indirettamente, tutto l’aiuto e la felicità
e rispettosamente prenderò su di me
tutti i guai e le loro sofferenze.

8- Imparerò a mantenere tutte queste pratiche
incontaminate dagli otto interessi mondani
e, attraverso la comprensione dell’illusorietà dei fenomeni,
possa essere liberato dal sentimento di attaccamento.

I cinque precetti buddisti per i laici

1) Astenersi dall’uccidere, dal far del male o molestare gli altri esseri viventi (animali e insetti compresi), e dal danneggiare le altrui proprietà.
2) Astenersi dal rubare e dal prendere il non dato; i monaci vivono delle offerte dei laici e questi ultimi con il guadagno del lavoro onesto mantengono se stessi, la famiglia e aiutano i bisognosi.
3) Astenersi da una condotta sessuale moralmente irresponsabile; tradire (o pensare di farlo) il proprio partner, guardare gli altri con pensieri libidinosi, avere un abbigliamento indecoroso.
4) Astenersi dal mentire, dall’offendere, dai pettegolezzi e dalle calunnie; evitare il più possibile un giudizio superficile sulle altre persone.
5) Astenersi dall’uso di sostanze inebrianti come l’alcool o droghe che causano danni a se stessi, possono causarne ad altri e che in generale conducono ad un offuscamento mentale che impedirebbe la piena attenzione e consapevolezza dei propri pensieri ed azioni.

Il karma e le quattro nobili verità – Alexander Berzin

Fonte originale:

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Alexander Berzin
Berlino, Germania, 28 Marzo 2001

Traduzione italiana a cura di Francesca Paoletti

Questa sera parleremo del karma. Questo è un argomento centrale nel Buddhismo. Possiamo vederne l’importanza osservando come esso si inserisce nel contesto delle quattro nobili verità, i quattro fatti visti come veri da qualsiasi essere altamente realizzato. Queste quattro verità sono ciò che Buddha ha insegnato come struttura di base dei suoi insegnamenti.

Il primo fatto della vita è che la vita è difficile e piena di problemi. Quali sono questi problemi? Sono fondamentalmente le sensazioni di diversi livelli di felicità e infelicità che abbiamo ad ogni istante. Questo è il vero problema.

A volte abbiamo esperienze di sofferenza grossolana, infelicità e dolore, che sono ovviamente un problema. Invece altre volte sperimentiamo felicità, ma è fugace, non dura. Questa felicità fugace ha un sacco di problemi; è chiamata felicità contaminata, contaminata dalla confusione. Quello che significa è questo: non soltanto non dura, ma non ci dà neppure soddisfazione. Abbiamo la felicità di mangiare un buon pasto ed essere sazi, ma non dura, non elimina per sempre il problema dell’avere fame. Inoltre, più mangiamo in un singolo pasto, più dovremmo essere felici; ma non è così. Se mangiamo troppo, ci sentiamo male. Inoltre non c’è alcuna certezza riguardo a quello che verrà dopo la nostra felicità, una volta che sia finita. Possiamo essere felici per qualcos’altro oppure essere infelici o semplicemente neutri. Non possiamo avere alcuna sicurezza da questa felicità fugace e dunque essa è un problema. Possiamo goderci questa felicità fugace per quel che è, ma non è qualcosa che può veramente risolvere tutti i nostri problemi. Vogliamo sempre di più e ancora di più.

Il terzo tipo di vero problema è l’esperienza in cui abbiamo una sensazione neutra. Andiamo a dormire e ci sentiamo più o meno neutri, non succede molto. Ma, di nuovo, questo non risolve nessuno dei nostri problemi; non possiamo restare addormentati per sempre.

Una di queste sensazioni – di felicità, di infelicità oppure neutra- accompagnerà ogni singolo istante della nostra esistenza samsarica. Questo è quello che Buddha ha descritto come il vero problema; non è soltanto il fatto che non riesco a trovare un lavoro. È molto importante realizzare che stiamo parlando di ogni singolo istante, non soltanto a volte.

Tutte queste esperienze problematiche della vita nascono da una causa. Di fondo, la causa di queste esperienze problematiche è il karma e le emozioni disturbanti e gli atteggiamenti disturbanti. Lasciamo stare così. I veri problemi sono il maturare del karma e le vere cause sono il karma; dunque il vero arresto è il vero arresto del karma e delle emozioni disturbanti, e il vero sentiero o mente-sentiero è la comprensione che porterà a questo vero arresto. Quindi, il karma è un tema molto centrale negli insegnamenti buddhisti e perciò è molto importante capire che cosa sia.

La definizione di karma
Se andiamo a vedere la definizione di karma, troviamo che esso è definito in maniera diversa nei diversi sistemi buddhisti, come quasi tutte le altre cose nel Buddhismo. Restiamo per ora con la versione più semplice, secondo cui il karma è un impulso mentale (sems-pa). È lo stimolo mentale che ci porta nella direzione di una particolare esperienza. Il karma non è l’azione stessa. Spesso le persone si confondono, pensando che si riferisca alle azioni, specialmente dato che alcuni traduttori traducono karma come “azione.” Non è affatto l’azione; karma è l’impulso ad agire.

Questo impulso che ci spingerà ad agire è un fattore mentale ed è sempre accompagnato da altri tre fattori mentali. Il primo è l’atto di discernimento (‘ du-shes), normalmente tradotto come “riconoscimento.” Distinguiamo un oggetto all’interno di un campo sensoriale: questa persona invece che quella persona, questo oggetto invece che quello. Dobbiamo distinguere l’oggetto verso cui si rivolge la nostra azione. Il secondo è l’intenzione (‘ dun-pa), che è anche la finalità: cosa intendiamo fare? Intendiamo ferire questa persona oppure aiutarla. E poi il terzo è l’emozione che l’accompagna. Può essere un’emozione disturbante, come la rabbia, oppure un’emozione positiva, come l’amore. Vogliamo ferirli perché siamo arrabbiati oppure aiutarli perché proviamo amore nei loro confronti. L’impulso che ci porta a commettere l’azione è il karma.

Il significato buddhista della parola “motivazione”
Un’altra parola in questo contesto che a volte ci crea confusione qui in Occidente è “motivazione” (kun-slong). Nel nostro uso occidentale del termine, normalmente si riferisce all’emozione a monte di qualcosa. Diciamo che siamo motivati da rabbia o da amore. Tuttavia, quando sentiamo la parola motivazione in un contesto buddhista, questa è la traduzione di una parola che non significa motivazione nel senso occidentale del termine. L’intenzione o la finalità è l’aspetto principale di una motivazione dal punto di vista buddhista mentre l’emozione che la supporta è secondaria. Probabilmente più che con “motivazione,” sarebbe meglio tradurre questa parola con “struttura mentale motivante.”

Per esempio, all’inizio di ogni insegnamento, quando sentiamo dire “riaffermate la vostra motivazione,” significa prima di tutto riaffermare la finalità, cioè il nostro scopo: perché siamo qui? Lo scopo è di imparare qualcosa che ci aiuterà ad andare in una direzione sicura di rifugio oppure a raggiungere l’illuminazione per poter beneficiare gli altri in maniera più completa. Questo è quello che rafforziamo o riaffermiamo. L’emozione che accompagna questa finalità sarebbe la compassione e l’amore per tutti gli esseri, ma questa non è l’enfasi principale nel rafforzare la nostra motivazione. Ovviamente dobbiamo anche riaffermare il nostro amore e la nostra compassione, cioè, dal nostro punto di vista occidentale, l’emozione che motiva quello che stiamo facendo. Ma il Buddhismo si riferisce ad una struttura mentale molto più ampia.

È utile differenziare tutti i fattori mentali che vengono discussi perché così possiamo aggiustarli se c’è qualcosa che non va con ciascuno di loro. Se non facciamo queste distinzioni, allora è molto difficile sapere come correggere o aggiustare il nostro stato mentale.

Karma fisico, verbale e mentale
Dunque abbiamo un impulso o karma. Quando parliamo di karma fisico, verbale o mentale, è l’impulso a fare qualcosa, a dire qualcosa o a pensare qualcosa. Quest’ultimo generalmente non ci porta a pensare a qualcosa solamente per un istante, ma a pensare a qualcosa per un periodo di tempo, per esempio il pensare a come vendicarci su qualcuno, l’escogitare un piano. Quando parliamo delle nostre azioni fisiche e verbali, queste generalmente iniziano con degli impulsi mentali, un karma mentale. L’impulso di fare qualcosa viene per primo. Come “Penso che andrò a chiamare qualcuno,” questo è un impulso mentale. Ha le sue emozioni che lo accompagnano, la sua finalità e così via e il suo riconoscimento dell’oggetto. Quindi il vero karma fisico o verbale è l’impulso con cui iniziamo a compiere un’azione, nonché l’impulso che ad ogni momento viene ad alimentare l’azione fino a che non sia stata completata. Questo è il karma fisico e verbale.

Ovviamente i fattori mentali che accompagnano il karma possono cambiare rispetto alla loro modalità iniziale. Per esempio, avevamo pensato che avremmo parlato con un nostro amico, ma poi la figlia ha alzato il telefono e noi abbiamo pensato che fosse la madre e abbiamo iniziato a parlare. Oppure inizialmente l’emozione era l’amore, ma poi nel mezzo di una conversazione ci arrabbiamo con l’altra persona. Avevamo l’intenzione di dire qualcosa di gentile oppure di dire qualcosa di brutto a quelle persone e mentre stavamo parlando con loro ci siamo distratti e lo abbiamo dimenticato. Tutte queste cose sono variabili che cambiano e il karma è soltanto l’impulso di fare una cosa, come l’impulso di parlare. Ovviamente l’impulso non capita per conto proprio – accade insieme a tutti questi fattori – ma nessuno di questi è l’azione in sé. L’azione in sé è qualcos’altro.

L’azione stessa è quello che io chiamo “una forza karmica positiva” (bsod-nams) oppure “una forza karmica negativa” (sdig-pa). In genere questi termini vengono tradotti come “merito” oppure “peccato.” Si riferiscono all’azione stessa, che agisce come una forza karmica. Quando essa è finita, c’è uno strascico karmico, che continua all’interno del nostro continuum mentale – potenziali karmici, tendenze, abitudini costanti e così via. Questi sono astratti. Non entrerò nel merito della discussione dei vari tipi di strascichi perché è troppo complessa. Ma quando le emozioni disturbanti e gli atteggiamenti disturbanti li attivano, questi strascichi karmici maturano in varie conseguenze nella nostra esperienza momento per momento.

La maturazione degli strascichi karmici
Che cosa produce la maturazione degli strascichi karmici?

Prima di tutto, gli strascichi karmici maturano in forma di problemi reali – sensazioni di felicità, infelicità o sensazioni neutre. Possiamo fare oggi la stessa cosa che abbiamo fatto ieri, ma ieri eravamo felici nel farla mentre oggi ne siamo infelici. Questo è la maturazione del karma. In questo contesto, sto usando il termine “strascichi karmici” in una maniera molto ampia.

Inoltre, quello che matura è l’esperienza degli aggregati della nostra rinascita e dell’ambiente in cui siamo nati e in cui ci troviamo – quindi il tipo di corpo che abbiamo, la mente che abbiamo, la nostra intelligenza o mancanza di intelligenza e così via – e in questa rinascita, l’esperienza di diversi momenti di felicità o infelicità.

Poi c’è anche l’aver voglia di fare ad ogni istante qualcosa di simile ad una cosa fatta in precedenza. “Mi va di chiamare qualcuno; mi va di urlarti in faccia.” “Cosa ti va di fare?” “Mi va di grattarmi la testa.” Questo è la maturazione del karma: quello che ci va di fare. Dall’aver voglia di fare qualcosa può venire l’impulso di farla. Aver voglia di fare qualcosa (‘ dod-pa) e l’impulso di fare quella cosa sono due cose differenti.

Quello che matura è anche l’esperienza di una situazione simile a qualcosa che abbiamo fatto in passato, sperimentando di persona le stesse cose che abbiamo fatto noi. Urliamo continuamente in faccia agli altri e ora sperimentiamo persone che urlano a noi, oppure siamo sempre gentili con gli altri e ora sperimentiamo persone che sono gentili con noi.

Tutte queste cose vanno su e giù, ciascuna ad una velocità diversa. Questo significa che cose diverse maturano in momenti diversi, si mischiano tra di loro in maniera diversa e noi non sappiamo mai quale sarà la prossima. Non sappiamo mai se saremo felici o infelici nel prossimo istante e non sappiamo cosa avremo voglia di fare tra cinque minuti. Queste cose cambiano in continuazione. Qualcuno mi chiama al telefono e mi vuole vendere qualcosa oppure… Chissà cosa sta per succedere? A volte queste cose sono belle e a volte sono molto sgradevoli. Va su e giù tutto il tempo e non abbiamo idea di cosa sta per arrivare – questa è l’incertezza. Non vi pare orribile? E non solo questo, ma a un livello ancora più grossolano, anche le nostre rinascite vanno su e giù.

Dal punto di vista Mahayana, c’è qualcosa di diverso che matura come risultato del karma: ad ogni singolo istante, produciamo e sperimentiamo costantemente quello che io chiamo la “percezione a periscopio.” Possiamo vedere soltanto una piccola parte di quello che sta succedendo e delle sue cause. Anche questo è un risultato del karma. Non abbiamo idea del perché certe cose ci succedono o quali saranno i risultati delle nostre azioni, quindi abbiamo questa visione molto limitata come dentro a un tunnel. Anche questo è un risultato del karma. Ci rende “esseri limitati,” esseri con menti limitate, al contrario dei Buddha onniscienti.

Tutta questa maturazione del karma è la prima nobile verità, veri problemi. Penso che ora possiamo apprezzare un po’ meglio quello che Buddha intendeva dire con il primo fatto della vita, veri problemi: è la maturazione del karma. Quello che è terribile è che siamo talmente pieni di confusione che causiamo la maturazione del karma e causiamo altri impulsi che sorgeranno e prolungheranno questo ciclo. Questo è descritto dai dodici anelli del sorgere dipendente.

È importante ricordare che la discussione sul karma include quegli impulsi che ci portano non soltanto ad un comportamento distruttivo, ma anche ad un comportamento costruttivo mescolato a confusione nonché ad un comportamento non meglio specificato mescolato a confusione. Un’azione costruttiva mescolata alla confusione sarebbe una cosa del tipo: “Voglio aiutarti perché voglio piacerti e voglio che tu sia gentile con me.” Oppure “Voglio aiutarti perché sento che c’è bisogno di me, e questo mi fa sentire importante ed utile.” Oppure potrebbe essere l’impulso a fare qualcosa di non meglio specificato, cioè né costruttivo né distruttivo, per esempio girare continuamente i pollici oppure tamburellare sul tavolo o far su e giù con un ginocchio o qualcosa del genere. È mescolato alla confusione. Siamo ingenui perché non comprendiamo veramente che questa cosa è fastidiosa per altre persone oppure ci fa apparire in maniera ridicola.

Parlare di karma significa parlare di tutti questi tipi di comportamento e degli impulsi da cui provengono.

Le quattro leggi generali del karma
Ci sono quattro leggi generali del karma.

La prima è la certezza dei risultati. Questa frase è formulata in maniera molto speciale. Se sperimentiamo infelicità, è certo che questa è la maturazione di un nostro precedente comportamento distruttivo. Ma non significa che se commettiamo azioni distruttive, è certo che esse matureranno in forma di infelicità. Perché? Perché possiamo purificare il karma negativo. Se questa legge fosse stata formulata nel secondo modo, suggerirebbe che è impossibile purificare il karma. Se sperimentiamo infelicità, possiamo stare certi che è maturata da un comportamento distruttivo; se sperimentiamo felicità, possiamo stare certi che è maturata da un comportamento costruttivo. Questa correlazione tra comportamento e sensazione di un certo livello di felicità e infelicità è molto importante da comprendere. Non stiamo dicendo che se agisci distruttivamente, questo produce infelicità.

Andiamo a vedere le molte varianti di questa correlazione tra sensazioni ed azioni. Non stiamo parlando della felicità o dell’infelicità che le nostre azioni causano ad altri; di questo non c’è certezza. Per esempio, recentemente ho dato il mio computer in riparazione ad un negozio ed è stato rubato dal negozio. Io ero molto contento perché quel computer si rompeva in continuazione e ora potrò ricevere i soldi della sua assicurazione e comprarne uno nuovo. Il furto non mi ha causato infelicità. Questa legge del karma parla dell’esperienza di felicità o infelicità della persona che ha commesso l’azione.

Inoltre non è neanche certo il modo in cui ci sentiremo mentre compiamo una certa azione; non è necessariamente connesso con l’azione. Potremmo astenerci dal commettere un atto sessuale improprio, per esempio avere una relazione sessuale con il partner di qualcun altro, e facendo ciò essere molto infelici. Non è neanche affatto certo come ci sentiremo immediatamente dopo aver compiuto l’azione: “Stavo aiutando qualcuno, poi se ne sono andati a casa e mi sono sentito depresso.” E infine, come abbiamo detto, non è neanche certo che queste sensazioni matureranno più tardi, perché possiamo purificarci dalle conseguenze karmiche delle nostre azioni. L’unica cosa certa è che se sperimentiamo queste sensazioni, non importa quando questo avviene, esse sono il risultato di una qualche azione distruttiva o costruttiva commessa in precedenza. Se ci sentiamo infelici mentre ci asteniamo dal commettere adulterio, questo è la maturazione di qualche altra azione distruttiva precedente.

C’è bisogno che dica qualcosa, poiché qualcuno potrebbe avere poca chiarezza a questo proposito, su cos’è un’azione costruttiva? Astenerci dall’uccidere è una delle dieci azioni costruttive. Non ho in mente di andarmene in giro ad uccidere persone, quindi il fatto che non uccido delle persone non è l’azione costruttiva dell’astenersi dall’uccidere persone. L’azione costruttiva sarebbe se ci fosse una zanzara che vola intorno alla mia testa e io ho voglia di ucciderla, ma poi penso alle conseguenze che questo avrebbe e non lo faccio. A quel punto, l’astenermi dall’uccidere è l’azione costruttiva del non uccidere. Quando parliamo di questo tipo di comportamento costruttivo di astenerci dalle azioni distruttive, è inteso in senso molto attivo; non è soltanto “Beh, io non uccido mai nessuno, quindi potrei anche prendere il voto del non uccidere.” Questo non è abbastanza forte. Certamente prendere un voto è sempre benefico, ma la vera azione costruttiva è l’astenerci da un’azione distruttiva quando abbiamo voglia di farla e astenerci perché ne comprendiamo le conseguenze. Ovviamente ci sono anche azioni costruttive dell’aiutare qualcuno oppure dare qualcosa a qualcuno. Questo è un altro tipo.

La seconda legge del karma è l’aumento dei risultati: da una piccola azione possono derivare risultati molto grandi. Diciamo qualcosa di cattivo al nostro partner e più lasciamo che il tempo passi senza cercare di risolvere il problema e maggiore è il risentimento. Conosciamo tutti queste situazioni dalla nostra esperienza personale.

La terza legge è che se non abbiamo commesso un certo tipo di azione, non ne sperimenteremo i risultati. Molte persone muoiono in un incidente aereo, ma alcune sopravvivono. Perché? Non hanno commesso la causa del morire in quell’incidente, e quindi non ne sperimentano i risultati. Se ci siamo veramente purificati completamente da tutto il nostro karma, allora non ci sarà più nulla da temere. Anche se andiamo in un luogo pericoloso, pieno di ladri e così via, non verremo derubati perché ci siamo purificati della causa karmica di venire derubati. Nessuno poteva ferire il Buddha, per esempio.

La quarta legge è: se abbiamo commesso un’azione, lo strascico karmico nel nostro continuum mentale non se ne andrà da solo; non invecchierà fino al punto di non maturare più. Alla fine, a un certo punto, a meno che non lo abbiamo purificato, maturerà. Ci potrà mettere milioni di anni, ma maturerà a meno che non lo eliminiamo purificandolo.

Queste sono le leggi generali del karma. Inoltre, un’azione può dare molti risultati in molte vite. L’esempio usato nei testi è qualcuno che dice ad un bodhisattva che è una scimmia e rinasce come scimmia cinquecento volte. Non importa se riusciamo a metterci in relazione con questo esempio oppure no; il punto è che non è così lineare, tutta questa storia. Un’azione può avere molti risultati in molte vite e molte azioni messe insieme possono creare un unico risultato. Questo esempio è utile se ci fa pensare due volte prima di chiamare “maiali” i poliziotti.

I quattro fattori necessari affinché i risultati karmici siano al loro massimo
Quando parliamo di un’azione karmica, affinché ci sia pienezza dei risultati, quattro fattori devono essere completi. Se uno qualsiasi di questi fattori è mancante, il risultato non sarà altrettanto forte. Ma questo non vuol dire che non ci saranno risultati.

Prima di tutto c’è una base. Ci deve essere una base, un essere o un oggetto verso cui l’atto è rivolto. Pensiamo che qualcuno è in bagno da troppo tempo e iniziamo a urlare nei loro confronti, ma poi viene fuori che non c’era nessuno dentro. Questo non è altrettanto forte come se ci fosse davvero qualcuno lì dentro. Deve esserci qualcuno che sente che stiamo urlando, lo comprende ed è convinto che facciamo sul serio. Se la persona è sorda oppure ha la radio accesa e non può sentirci, allora non è così forte.

Il secondo fattore che deve essere completo è l’impulso, ovvero il karma stesso, e gli altri fattori che accompagnano l’impulso. Quindi ci deve essere un corretto riconoscimento dell’oggetto. Per esempio, pensavo di aver preso il mio ombrello, ma mi sono sbagliato e ho preso per sbaglio il tuo ombrello. Se lo facciamo per sbaglio, allora il risultato è molto più debole che se scegliamo l’ombrello migliore e ce lo prendiamo. Ma, anche se lo abbiamo preso per sbaglio, è pur sempre un’azione distruttiva: semplicemente non è un’azione distruttiva così tanto forte. Il secondo componente al seguito è l’intenzione. Se non c’è l’intenzione, è come se stessimo ballando con qualcuno e non avessimo intenzione di pestarle il piede, però lo facciamo. Questo è molto meno pesante che se lo facessimo intenzionalmente. Poi il terzo componente è che ci deve essere un’emozione disturbante, nel caso in cui stiamo parlando di un’azione distruttiva. Se uccidiamo una zanzara che sta ronzando intorno alla testa del nostro bambino piccolo e non lo facciamo perché odiamo la zanzara ma perché proviamo amore per il nostro bambino e lo vogliamo proteggere, questo è molto diverso dall’uccidere il moscerino perché lo odiamo. Tutto questo per quanto riguarda il secondo fattore, l’impulso.

Il terzo fattore è l’azione. Dobbiamo averla effettivamente compiuta. Se stavo pensando di urlarti in faccia, ma poi in quel momento qualcuno è entrato in casa oppure il telefono ha suonato e alla fine non ho effettivamente fatto quello che avevo in mente di fare, non è così grave come farlo a tutti gli effetti. Se ho solamente sognato di ucciderti, non l’ho fatto veramente nella vita reale. Nonostante questa uccisione nel sogno sia un’azione distruttiva che potrebbe essere accompagnata da molta rabbia e così via e nel sogno potremmo anche uccidere quella persona del tutto intenzionalmente, tuttavia non è altrettanto pesante quanto l’effettivo uccidere quella persona perché non c’è nessuna azione coinvolta.

Poi ci deve essere un finale. Questo è il quarto fattore. Se spariamo a qualcuno con l’intenzione di ucciderlo ma lo manchiamo e lo colpiamo solo ad un braccio, la nostra azione non ha raggiunto la conclusione desiderata, quindi non è altrettanto pesante. Se avevamo veramente l’intenzione di ferire qualcuno con quello che abbiamo detto, ma questo non li ha feriti affatto, perché non ci hanno creduto o per qualsiasi altro motivo, non è altrettanto pesante come se avesse realmente ferito l’altra persona. La stessa cosa vale se abbiamo mentito e l’altra persona non ci ha creduto. Possiamo vedere che i risultati delle nostre azioni sono veramente molto complessi, ci sono molti fattori differenti coinvolti.

Partecipante: vale la stessa cosa per le azioni positive?

Alex: sì. Per esempio, volevo aiutarti e invece ho aiutato qualcun altro. Non avevo veramente intenzione di aiutarti, ma quello che ho fatto ti ha comunque aiutato, oppure ho fatto qualcosa per aiutarti e invece non ti è stato di nessun aiuto. Questo capita spesso. Facciamo un buon pasto per qualcuno per far loro un piacere ma il cibo va loro di traverso e devono andare all’ospedale. Oppure lo hanno detestato; per loro aveva un sapore terribile. Tutte queste cose ci sono anche con le azioni costruttive.

Karma proiettante e karma completante
Un’altra divisione del karma è quello che viene chiamato il “karma proiettante e il karma completante.”

Il karma proiettante (‘ phen-byed-kyi las) è un impulso che ci proietterà in una vita futura. Per essere più specifici, è un impulso a fare qualcosa che è così forte che il suo strascico karmico ci può proiettare in una vita futura. Può plasmare il tipo di rinascita che prendiamo, per esempio come cane oppure come essere umano. Questo è quando l’impulso è accompagnato da un’intenzione molto forte e da un’emozione accompagnante molto forte. Se effettivamente agiamo sulla base di questo impulso ed esso raggiunge il finale inteso, può plasmare il tipo di rinascita che prenderemo. Questo viene chiamato “karma proiettante.”

Il karma completante (rdzogs-byed-kyi las) è quando l’intenzione o la motivazione e l’emozione accompagnante non sono così forti. Questo darà luogo alle circostanze che completano la rinascita in questo particolare tipo di rinascita, per esempio se siamo un rognoso cane randagio nelle strade dell’India oppure un barboncino nella casa di una persona occidentale ricca. Ci sono quattro possibilità: ci può essere un karma proiettante positivo e un karma completante negativo, karma sia proiettante che completante negativo, e così via.

Karma messo in atto e karma accumulato
Poi c’è un’altra divisione, che è davvero molto interessante, cioè il karma “messo in atto” e “accumulato.”

Il karma messo in atto (byas-pa’i las) si riferisce a qualsiasi impulso karmico fisico o verbale che ci ha effettivamente portati a commettere un atto fisico o verbale, sia che sia stato spronato (bsam-pa), nel senso di essere stato potenziato o causato dai nostri pensieri impulsivi, o da un’attenta riflessione a priori, oppure no. Il karma accumulato (bsags-pa’i las) si riferisce a qualsiasi impulso karmico che è stato spronato, nel senso di essere stato potenziato oppure causato dai nostri pensieri impulsivi o da un’attenta riflessione a priori, sia che ci abbia effettivamente portato a commettere un atto fisico o verbale oppure no. Se il karma accumulato non conduce ad un atto fisico o verbale, il karma accumulato è karma mentale – un impulso mentale a dire o fare qualcosa, basato su un precedente processo di riflessione.

Da questa distinzione, possiamo vedere che ci sono quattro possibilità. Per esempio, ho pianificato di farti del male o di aiutarti, ma poi non l’ho fatto; non ho pianificato di aiutarti, ma l’ho fatto; ho pianificato di farlo e l’ho effettivamente fatto; oppure non l’ho pianificato e non l’ho fatto.

È solo con azioni che abbiamo pianificato di fare e che poi effettivamente commettiamo che c’è la certezza del fatto che sperimenteremo i risultati.

Ora, molto spesso le persone fraintendono questa classificazione e pensano che ci sono alcune azioni che non producono con certezza alcun risultato e altre azioni per le quali è certo che ci saranno dei risultati. Questa non è la distinzione da fare in questo caso, anche se è vero che se purifichiamo i nostri continua mentali dagli strascichi karmici derivanti da azioni distruttive, non dobbiamo necessariamente sperimentare i loro risultati. Ma quando parliamo della certezza dei risultati in questo contesto, stiamo parlando in primo luogo della certezza di quando essi matureranno. Per azioni che pianifichiamo ma poi non compiamo, non c’è certezza di quando esse matureranno. Potrebbero maturare in qualsiasi momento – in questa vita, nella prossima vita o in qualsiasi altra vita dopo di questa. Se non crediamo alle vite future, come è il caso di molti occidentali, è importante sapere quali azioni matureranno in questa vita. Tenete presente che queste devono essere pianificate ed effettivamente commesse.

Azioni karmiche i cui risultati matureranno in questa vita
In generale, ci sono quattro tipi di azione karmica, sia distruttive che costruttive, che portano a dei risultati la cui maturazione inizia in questa stessa vita. Questa maturazione, tuttavia, può anche continuare in vite future.

Il primo paio sono le azioni distruttive che hanno luogo a causa di estremo attaccamento al nostro corpo, ai nostri possedimenti materiali, o alla vita, e le azioni costruttive che derivano da un estremo disinteresse per qualsiasi di questi tre. Per esempio, sono talmente attaccato alla mia macchina, e tu mi sei appena venuto addosso, che vado a cercare la tua macchina e la sfascio con una mazza da baseball. Oppure ci potrebbe essere il caso in cui sono talmente attaccato al non ammalarmi che mi rifiuto di aiutare qualcuno che ha una malattia contagiosa. D’altro canto, potrei essere talmente distaccato dal mio corpo che mi precipito in un edificio in fiamme per salvare un bambino che vi era rimasto intrappolato dentro.

Il secondo paio sono azioni distruttive indotte da pensieri molto estremi di astio verso chiunque, come per esempio torturare un nemico prigioniero, oppure un’azione costruttiva indotta da pensieri estremi di altruismo e di amore, come per esempio, accudire un soldato nemico ferito.

Il terzo paio include azioni distruttive che sono indotte da un desiderio molto forte di nuocere al Buddha, al Dharma o al Sangha, ai maestri spirituali e così via, per esempio distruggendo un monastero ed uccidendo i monaci. Questo paio include anche azioni costruttive indotte da un’estrema fiducia nelle qualità dei Tre Gioielli e dei maestri spirituali, per esempio costruire uno stupa oppure fare una donazione, per una pubblicazione di Dharma oppure per costruire un centro buddhista.

Il quarto paio sono azioni distruttive basate su una totale mancanza di gratitudine e di rispetto e che sono rivolte verso qualcuno che ci ha aiutato molto, come per esempio i nostri genitori o i nostri maestri, oppure azioni costruttive rivolte verso di loro e basate sul desiderio di ripagare la loro gentilezza. Per esempio, non prenderci cura dei nostri genitori qualora essi fossero vecchi e malati oppure aiutare i nostri maestri spirituali con i loro progetti. Ma bisogna ricordarsi che è necessario veramente pensare ad impegnarci in queste azioni e non soltanto compierle spontaneamente oppure essere costretti a farle.

Fattori che influenzano la forza della maturazione del karma
Gli strascichi karmici delle nostre azioni possono maturare in forma di qualcosa di forte o pesante oppure in forma di qualcosa di leggero e banale. Quindi come ultimo aspetto voglio discutere i vari fattori che influenzano la forza dei risultati che maturano sia dal karma positivo che dal karma negativo. È una lista piuttosto lunga.

Il primo fattore è la natura dell’azione o del fenomeno coinvolto. Questo si intende in termini di sofferenza o felicità causata in generale all’altra persona. Uccidere qualcuno è più pesante che rubare la loro macchina; salvare la vita di qualcuno è più potente che dare loro dei soldi.

Il secondo fattore è la forza dell’emozione, disturbante o positiva, che accompagna l’impulso. Fare del male a qualcuno con odio veramente grande è molto più forte che fare loro del male con solo un po’ di rabbia. Per risparmiare tempo, darò esempi per tutto il resto della lista soprattutto relativamente ad azioni distruttive, ma potete dedurre da soli esempi che valgano anche per le azioni costruttive.

Il terzo fattore è la spinta propulsiva distorta, in altre parole, se è presente o meno un atteggiamento antagonistico e distorto che accompagni la nostra azione e se pensiamo o meno che non ci sia niente di male nel compierla, che anzi sia una cosa buona da fare. Per esempio, andiamo in guerra per uccidere chiunque appartenga ad un certo gruppo etnico e pensiamo che questo sia perfettamente giusto e chiunque pensi che sia una cosa sbagliata è stupido. Questo è un atteggiamento antagonistico e distorto. Oppure che sia del tutto giusto uccidere animali perché sono stati creati per il nostro uso. Se c’è questo tipo di atteggiamento, è pesante.

Il quarto fattore è l’azione in sé. Questo va inteso in termini della quantità di sofferenza causata alla vittima nel momento in cui l’azione viene compiuta. Strappare le ali ad una mosca è molto più pesante che ucciderla con uno scacciamosche.

Il prossimo è la base verso cui l’azione è diretta. Questo varia a seconda dell’entità del beneficio che noi o altri abbiamo ricevuto da quell’essere in passato, o che ne riceviamo nel presente o riceveremo in futuro, e a seconda delle buone qualità dell’essere. Queste buone qualità includono lo scopo che l’essere ha raggiunto o verso cui è rivolto. Per esempio, uccidere un monaco o una monaca è più pesante che uccidere una persona laica per via del loro scopo e delle loro qualità. Oppure assassinare Mahatma Gandhi è più pesante che giustiziare un criminale oppure macellare una gallina.

Il prossimo è lo stato o le realizzazioni dell’essere verso cui l’azione è diretta. È più pesante se la vittima è qualcuno che ha appena concluso un ritiro. Se facciamo del male a qualcuno che sta male, rispetto a qualcuno che è in salute, allora è più pesante.

Il prossimo è il livello di considerazione, la quantità di rispetto che abbiamo nei confronti dell’essere. Fare del male a qualcuno per cui abbiamo rispetto è una cosa diversa dal fare del male a qualcuno che non conosciamo. Ho molto rispetto per il mio maestro spirituale, quindi mentirgli è più pesante che mentire ad uno sconosciuto per cui non ho alcun rispetto particolare.

Poi c’è la condizione di sostegno. È più pesante uccidere se abbiamo preso un voto di non togliere la vita ad un altro essere piuttosto che se non abbiamo preso alcun voto.

Il prossimo è la frequenza o l’abitudine. Se abbiamo fatto una certa azione molte volte in passato, è più pesante. Se abbiamo cacciato tutta la nostra vita, è più pesante che sparare ad un cervo una volta sola.

Poi c’è il numero di persone coinvolte nell’azione commessa. Se siamo parte di un’intera banda che picchia qualcuno, è più pesante che se lo facciamo da soli. Viceversa, fare una puja con un grande gruppo di persone è un’azione positiva più forte che se la facciamo da soli in camera nostra. Ecco perché i tibetani amano fare le puja in gruppi grandi.

Poi c’è il seguito, a seconda che ripetiamo l’azione in futuro oppure no.

L’ultimo fattore è la presenza o l’assenza di forze opponenti. In altre parole, se facciamo qualcosa di distruttivo, a seconda che l’abbiamo controbilanciata con molte cose costruttive oppure no, o se in passato abbiamo fatto qualcosa di costruttivo, a seconda che sia controbilanciata da molte cose distruttive oppure no.

Nonostante questa sembri una lista molto lunga, e forse un po’ noiosa da studiare, essa indica alcuni punti che sono molto utili se dobbiamo compiere qualcosa di negativo o di positivo e vogliamo sapere come renderla rispettivamente più debole oppure più forte. Se dobbiamo fare qualcosa di distruttivo, come per esempio suffumicare la nostra casa per via degli scarafaggi o qualcosa del genere, possiamo cercare di farlo senza odio, non farlo troppo spesso e farlo senza invitare tutti i nostri amici a venire a fare una festa ammazza-scarafaggi pensando che sia un gran divertimento. Al contrario, se stiamo facendo qualcosa di positivo, è molto bene invitare i nostri amici ad unirsi a noi e farlo con un forte senso positivo e farlo spesso, come per esempio fare una puja a casa.

In questo modo questi fattori ci danno un’indicazione di come influenzare i risultati delle nostre azioni anche mentre stiamo ancora agendo in maniera compulsiva e in uno stato di confusione. Se vogliamo aiutare altri, possiamo iniziare ad aiutare le persone che sono state più gentili con noi, per esempio i nostri genitori. Se dobbiamo fare del male o deludere qualcuno, per esempio quando non abbiamo tempo di chiamare tutte le persone che dobbiamo chiamare, cerchiamo di non deludere qualcuno che è stato molto gentile con noi, come i nostri genitori. Questo non è soltanto una lista, ma qualcosa con cui dobbiamo lavorare nella nostra vita di tutti giorni mentre interagiamo con gli altri.

L’assenza o la presenza di forze opponenti
L’ultimo punto nella lista, l’assenza o la presenza di forze opponenti, è particolarmente importante. Questo è dove inizia la discussione della purificazione del karma, che non illustrerò in dettaglio questa sera. Vorrei tuttavia menzionare un paio di aspetti importanti.

Un’azione distruttiva è molto pesante se non la consideriamo come un errore e se non consideriamo che essa avrà conseguenze negative. L’opposto di ciò è l’ammettere apertamente che è stato uno sbaglio e che era sconveniente. Anche se non pensavamo che ci fosse nulla di male nel momento in cui l’abbiamo commessa, se successivamente ammettiamo che è stato uno sbaglio, questo inizierà a purificarne le conseguenze e perlomeno le renderà meno pesanti.

Un’azione distruttiva è anche molto pesante se l’abbiamo compiuta con gioia, non abbiamo alcun rimorso e siamo deliziati dall’averla compiuta. Per contrastarla, c’è il rammarico.

Il prossimo fattore che rende un’azione pesante è se non abbiamo il desiderio o l’intenzione di smettere di ripeterla. Come quando pensiamo: “Continuerò ad ascoltare la mia musica ad alto volume a tutte le ore della notte. Non mi interessa se i miei vicini restano svegli.” L’opposto di ciò è il pensiero: “Cercherò di non ripetere quest’azione.”

L’ultimo è non pensare di riparare il danno. Quello che si oppone a ciò è applicare le azioni costruttive contrastanti.

Questo è come si compongono i quattro poteri opponenti che sono così importanti da applicare nella meditazione di Vajrasattva o in qualsiasi altra forma di purificazione. Ognuno è raccomandato per uno scopo specifico.

Abbiamo bisogno di aggiungere un’altra cosa a questo discorso sull’assenza o sulla presenza di forze opponenti. Un’altra cosa che rende un’azione pesante è se facciamo qualcosa senza alcun senso di autodignità morale o senza alcun interesse per come la nostra azione possa riflettersi su altri. Non ci importa niente del nostro onore personale e non ci importa niente neanche di cosa la gente penserà delle nostre famiglie, dei nostri maestri, dei nostri compatrioti e così via. L’opposto di ciò è affermare la nostra direzione sicura e bodhicitta con un senso di autodignità e interesse per come le nostre azioni si riflettono sugli altri: “Sto facendo qualcosa di positivo nella mia vita.” Un esempio potrebbe essere un tedesco che va da qualche parte e fa molto rumore creando ogni sorta di disturbo, senza preoccuparsi di quello che altri penseranno dei tedeschi a causa di questo.

Penso che per questa sera basti così. Se qualcuno ha delle domande, chiedete pure.

Domande
Partecipante: Hai detto che nessuno può fare del male a Buddha, ma a Buddha fu servito del cibo avariato che è stato causa della sua morte e Gesù è stato crocifisso. Come può accadere? Inoltre ho sentito che una nazione o società che uccide un Buddha si carica di una tale negatività che più tardi questa società verrà distrutta.

Alex: Beh, prima di tutto nel Buddhismo ci sono molte spiegazioni riguardo agli avvenimenti nella vita di Buddha. Ma se andiamo a vedere la spiegazione Mahayana, allora quando a Buddha fu servito cibo avariato e lui ne morì, egli permise che ciò avvenisse. Non è capitato incontrollabilmente come la maturazione di un qualche karma negativo. Il Buddha ha permesso che capitasse per insegnare ai suoi discepoli l’impermanenza.

Inoltre, in termini del karma dell’uccidere un Buddha, c’è una differenza da fare tra il karma che verrà sperimentato da un singolo individuo e il karma che verrà sperimentato da tutti. Questo dipende a seconda che le azioni siano state compiute da una persona, da un gruppo di persone o da tutti. L’esempio che viene sempre dato è Bodhgaya. Il grande stupa del Buddha che si trova lì è stato distrutto molte volte – quindi l’azione karmica non era veramente uccidere un Buddha, ma distruggere una rappresentazione di Buddha. Come risultato karmico, Bodhgaya è nella zona più povera dell’India, piena di mendicanti, lebbrosi deformi e zanzare. Questo viene dato come ragione del fatto che tutti i mendicanti deformi si riuniscono in questa zona; è a causa di quest’azione collettiva. C’erano molte persone coinvolte nella distruzione dello stupa e quindi molti esseri sperimentano insieme il risultato di quest’azione – questi mendicanti, lebbrosi e così via.

Partecipante: Con l’attuale epidemia dell’afta epizootica, le autorità hanno deciso di eliminare tutto il bestiame. Poiché sono un membro della società in cui questo sta accadendo, quest’uccisione di tutto il bestiame sarebbe un’azione di gruppo, no? Dovrò sperimentare i risultati karmici collettivi di quest’azione di gruppo oppure no? E come potrei evitarlo?

Alex: Prima di tutto, ricordati la quarta legge del karma: se non abbiamo commesso un’azione, non ne sperimentiamo il risultato. Se non abbiamo ucciso gli animali, non siamo coinvolti nell’azione karmica. Le varie persone che stanno effettivamente compiendo l’uccisione sono coloro che sono davvero coinvolti nell’azione karmica.

Tuttavia, c’è un punto che riguarda il gioire delle azioni altrui. Se gioiamo nelle azioni costruttive di altri, accumuliamo forza karmica positiva, mentre se gioiamo nelle azioni distruttive degli altri, accumuliamo forza karmica negativa. Quindi se pensiamo veramente che questa eliminazione del bestiame sia una cosa fantastica da fare, è un discorso. Ma se pensiamo che sia una cosa terribile che essi vengano uccisi e proviamo grande compassione e così via, questo è un modo di pensare positivo.

Tuttavia, dobbiamo fare attenzione a non accompagnare tutto questo con l’ingenuità: questi animali, questo bestiame, sarebbero stati comunque uccisi per la loro carne e quindi è soltanto una questione di quando verranno uccisi. Avere compassione per loro solo perché vengono uccisi a causa di questa epidemia, ma non avere interesse se vengono uccisi per la loro carne è ingenuo. Il fatto che riflettiamo con compassione in questo caso è un’azione costruttiva, ma è accompagnata dall’emozione disturbante dell’ingenuità. Quindi dobbiamo sempre analizzare con attenzione tutti i nostri pensieri e le nostre azioni.

Dedica
Concludiamo con una dedica. Vediamo quanto sia importante comprendere i vari fattori del karma perché, nonostante sia complesso – è la cosa più complessa nel Buddhismo – più lo comprendiamo e più possiamo iniziare ad influenzare e a plasmare il nostro comportamento e la pesantezza delle sue conseguenze. Come in questo esempio, possiamo cercare di sviluppare compassione in generale per il bestiame, non solo perché hanno una malattia.

Possa qualsiasi forza positiva che abbiamo accumulato in questo modo crescere sempre più forte, e possa qualsiasi comprensione che abbiamo ottenuto diventare sempre più profonda, in modo che a poco a poco possiamo iniziare ad indebolire gli effetti del nostro karma fino ad eliminarlo completamente, per poter essere di aiuto a tutti nel miglior modo possibile.>

Le 10 azioni non virtuose & il Karma

Ho elaborato questo post prendendo spunto da questo sito , da questo altro e facendo un riassunto di un insegnamento video trovato su Youtube.
Lo dedico a tutti voi con il desiderio che vi possa essere di aiuto a capire la legge del Karma e il comportamento corretto da tenere per accumulare azioni meritorie.
Davide

Introduzione

Karma è una parola sanscrita che significa “azione”.
La fisica ci dice che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
La legge del karma è appunto la legge di causa ed effetto: dall’azione è
inevitabilmente provocata una reazione, che è direttame proporzionale alla prima.
Le azioni (compiute col corpo, con la parola o con la mente) possono essere
buone o cattive. Dalle buone derivano conseguenze felici, da quelle cattive
provengono reazioni dolorose.
L’azione è la causa, poi quando si verificano le condizione darà i suoi risultati, in questa vita o in quella seguente, in stati di esistenza sempre diversi a seconda dei meriti o dei demeriti acquisiti (cioè, in qualità di uomini, di animali, deva, asura, esseri infernali o preta).
Ogni risultato sarà a sua volta come una causa che – maturando quando se ne verificano le condizioni darà luogo a un nuovo risultato. in altre parole è destinato a diventare causa, che contiene a sua volta il seme di un ulteriore divenire: così, la nostra attuale forma umana è un effetto del karma, effetto che ci permette di seguire una condotta virtuosa o non-virtuosa, cosicchè ogni individuo a sua volta crea di continuo il proprio karma buono o cattivo. Gli stessi esseri dunque non sono altro che anelli temporanei in una lunga concatenazione di cause ed effetti, nella quale nessun anello è indipendente dagli altri. Esempio: io oggi dò un pugno a uno (causa), in futuro a mia volta qualcuno lo da a me (effetto); in questo istante il mio Karma è maturato, ma quello che ha dato il pugno a me a sua volta ha creato una nuova causa. La stessa situazione che per me è un effetto x un altro è una causa.

Karma ed etica

La causalità karmica è lo sfondo teorico dell’etica Buddista. Tale concezione crea infatti rassegnazione (anziché ribellione) in chi soffre, in quanto lo rende consapevole del fatto che attraverso il proprio dolore egli sta espiando un debito anticamente contratto ; e induce chi è felice a continuare ad agire bene per meritare la propria stessa felicità.
Se la casa prende fuoco o la moglie si ammala, questi sono risultati del karma e devono essere accettati (“spirito di rassegnazione”) in quanto intrinsecamente giusti e quindi senza provare risentimento (che sarebbe inutile) ; ma allo stesso tempo ci si deve servire di quelle risorse che (anch’esse grazie al proprio karma) sono a portata di mano, come ad es. la presenza dell’acqua o del medico : trattenersi infatti dal compiere l’azione ragionevole e possibile di spegnere l’incendio o di chiamare il medico (“mancanza d’iniziativa”) vorrebbe dire basarsi su un risultato prematuramente giudicato in maniera pessimistica e quindi sforzare la dottrina del karma.
Poiché il karma è essenzialmente intenzione, la moralità è l’inizio della meditazione. Imparare a disciplinare la mente è così il punto di partenza del cammino spirituale.
I princìpi della moralità sono condensati in una lista di 10 azioni. Le 10 azioni immorali sono l’uccisione, il furto, la sessualità sconveniente (e queste sono le 3 azioni del corpo), la menzogna, l’offesa, la calunnia e il parlare a vanvera (e queste formano le 4 azioni della parola), la bramosia, la malevolenza e le opinioni errate (e queste costituiscono le 3 azioni della mente).
Le 10 azioni virtuose sono invece l’astensione da tutte quelle sopraindicate, più le appropriate sostituzioni positive.
Le ricompense karmiche si producono nel corso della stessa vita, in quella immediatamente successiva oppure in un più lontano futuro.

I vari tipi di karma

a) un primo tipo è il “karma proiettante” :
questo karma è la forza che ci spinge nei diversi stati di esistenza, cioè è l’unica
forza che determina il regno (umano, infernale, ecc.) in cui si rinascerà.
Questo karma può essere virtuoso o positivo o “bianco”, e allora è detto ‘merito’. Deriva dall’astenersi dalle 10 azioni negative che abbiamo visto e dal compiere le corrispondenti azioni opposte. Esso conduce alla rinascita nel regno dei deva (Dei), in quello degli Asura (semi-dei vittime di passioni; vivono nel mondo degli dei come gli animali in quello degli uomini) o in quello umano.
Il karma proiettante non-virtuoso o negativo o “nero” deriva invece dal commettere le 10 azioni nocive e conduce alla rinascita nel regno degli inferni, dei Preta (condannati a vivere in sembianze semi-umane inseguendo desideri basilari sempre inappagati. Vengono generalmente raffigurati con grandi ventri e bocche piccole, o con gole “sottili”, così da rappresentare la loro impossibilità di soddisfare la fame e la sete. Vengono descritti alternativamente come affamati, ma condannati a vedere trasformare il cibo, una volta posto in bocca, in tizzoni ardenti) o degli animali.
Infine il karma proiettante può essere invariabile o neutro : questo è il karma né virtuoso né non-virtuoso prodotto da azioni come lo scopare una stanza o il cucinare o come il fare l’elemosina senza avere l’intenzione di compiere un’azione virtuosa o il fare meditazione senza alcun buon movente. Esso conduce alla rinascita come deva.

b) il karma può poi essere completante:
Esso è la forza che (una volta che il karma proiettante ci ha fatto rinascere in un determinato regno) provoca la qualità degli esseri e delle loro condizioni di vita. Ad es., la condizione di un gatto che sia nutrito e trattato bene è il risultato di un karma proiettante cattivo (rinascita nel regno animale) e di un karma completante buono. La condizione invece di un uomo che soffra di continue malattie è dovuta al fatto che egli ha un karma proiettante buono e un karma completante cattivo.

Gli aspetti e i frutti (risultati) delle azioni

Ci sono 4 aspetti per ogni azione :
A) Base (l’oggetto necessario per il compiersi della azione),
B) Pensiero. E’suddiviso in due parti: 1- fattore mentale: pensare di compiere l’azione, pensiero che è sempre legato e spinto dai tre veleni principali (rabbia, attaccamento, ignoranza) e 2-motivazione;
C) applicazione (esecuzione dell’azione)
D) conclusione. così l’azione è completa.
Inoltre se ci rallegriamo o siamo soddisfatti di avere fatto una azione negativa si peggiora il karma accumulato. Se gioiamo per quello che è stato fatto da altri verso altri è come avere compiuto l’azione noi stessi.
Ci sono 4 tipi di risultati:
E) frutto di maturazione – luogo della rinascita
F) frutto (risultato) simile alla causa come esperienza – siamo vittima dello stesso tipo di azioni che abbiamo creato. Vittime del nostro stesso Karma.
G) frutto (risultato) simile alla causa come azione – tendenza a ripetere la azione nociva anche nella successiva rinascita.
H) frutto ambientale – condizioni del luogo della rinascita

L’effetto più pericoloso in tutte le azioni è quello “simile alla causa come azione”, ossia la propensione a ripetere le azioni che abbiamo già fatto in passato. Esse ci risultano sempre più facili, perché abbiamo familiarità in questo. E’ il risultato più pericoloso perché, pur non causando sofferenza immediata a chi compie l’azione, pone le basi per un aumento delle sofferenze future in quanto non riusciremo mai a liberarci dal ciclo delle rinascite e quindi dalla sofferenza.
Astenersi da tali azioni non virtuose, seguendo la legge di causa-effetto, porta alla tranquillità e alla concentrazione (a prescindere dal proprio credo religioso o filosofia personale).
Quando avremo compreso quali sono le azioni da non compiere e quale è il giusto comportamento morale da tenere è bene condividere queste esperienze e conoscenze, per il bene di tutti gli altri esseri.

Azioni non virtuose legate al corpo

Uccidere (o fare del male)

a) ci deve essere un essere vivente da uccidere o verso il quale fare del male, non può essere un oggetto inanimato (tipo un sasso)
b) fattore mentale: pensare di uccidere una persona per odio, rabbia o ignoranza (il fattore mentale preponderante qui è l’odio) Motivazione: desiderio di uccidere.
c) mentre si compie l’azione.
d) quando la persona muore.
e) Il colpevole di un’uccisione rinascerà di norma all’inferno
f) Corpo piccolo, gracile e soggetto a tante malattie, vita molto breve, possibilità di essere ucciso, o vedere uccisi dei familiari.
g) tendenza ad uccidere. Questo è il più grave frutto perché avendo ancora la tendenza ad uccidere saremo destinati per sempre a rinascite sempre peggiori.
h) luogo con scarsità di cibo, acqua e medicine inefficaci a curare le nostre malattie.

Inoltre:
se pago una persona per uccidere una terza è la stessa cosa, anche se non la compio materialmente, anzi è doppia.
se sono un generale che dico ad un soldato di andare in battaglia se il soldato uccide mille persone io accumulo 1000 volte più Karma negativo.
Anche la medicina per l’aborto va considerata una vera e propria uccisione.

Rubare

a) oggetto da rubare, qualcosa che appartiene a qualcun altro.
b) Fattore mentale: in preda all’avidità pensiamo di non potere fare a meno dell’oggetto e vogliamo appropriarcene Motivazione: desiderio di rubare
c) mentre rubiamo, l’atto del rubare
d) pensare “ho! adesso è mia” cioè soddisfazione
e) Un ladro rinascerà di solito tra i Preta.
f) essere derubati, poche risorse
g) tendenza a rubare
h) terra povera, pochi frutti, in condizioni di vita non agiate, poveri affamati e assetati

Inoltre: anche se non fai biglietto su autobus, se non restituisci qualcosa che ti hanno prestato è come rubare.

Condotta sessuale scorretta

a) L’oggetto sono altre persone ma anche momenti o luoghi impropri x un atto sessuale sono una condotta scorretta. Provare desiderio sessuale verso una donna o un uomo impegnato/a, una persona dell’altro sesso di età sproporzionata (scadendo in una condotta pedofila), pensare ad altra donna mentre fai l’amore con tua moglie o in un luogo sbagliato. L’unica via è l’organo genitale; usare altri orifizi sono condotta scorretta. Può esserci anche violenza se il veleno mentale principale è l’odio.
b) Fattore mentale: legato alla lussuria (bramosia/desiderio). Motivazione: desiderio di fare sesso
c) incontro tra organi sessuali
d) orgasmo
e) Di solito il colpevole rinascerà tra i Preta.
f) avere una moglie che ci tradisce, amici che ci tradiscono essere oggetto di attenzioni sessuali, essere usati
g) tendenza ad essere lussuriosi/ continuare a tenere una condotta scorretta
h) rinascita in un luogo con terra sporca e acqua sporca

Azioni non virtuose legate alla parola

Menzogna (mentire)

A) L’azione del mentire è legata ai nostri sensi ad esempio dire di avere visto/sentito/toccato/gustato qualcosa che non abbiamo visto/sentito/toccato/gustato, e viceversa. Per la mente conoscere quello che in realtà non conosciamo e viceversa l’oggetto è un altro essere umano perché egli può capire (se è un insetto non capisce) ed essere quindi ingannato
B) Fattore mentale: è legato sempre ai tre veleni rabbia, desiderio e ignoranza Motivazione: è il desiderio di prendere in giro una persona.
C) È l’atto di dire bugie o fare gesti (ad esempio con la testa)
D) Quando la persona ascolta la bugia si completa il Karma

Il Maestro chiede :”Se incontriamo una persona per strada che ne vuole uccidere una terza e sapete dov’è cosa fate dite la verità o una bugia?” Il maestro dice che non bisogna mentire perché non dobbiamo compiere una azione negativa per il nostro Karma, è una cosa che non riguarda noi. Il comportamento giusto da tenere è quello di distrarre il malintenzionato.

e) Di solito il bugiardo rinascerà come animale.
f) ci capiterà che nessuno ci crederà e non saremo credibili agli occhi degli altri
g) tendenza a dire ancora bugie
h) essere circondati da esseri che ci ingannano

Provocare Discordia (calunnia)

a) amici che separiamo con le nostre parole o nemici che fomentiamo ad essere ancora più distanti
b) Fattore mentale: pensare di volere creare discordia (mossi dall’odio/avversione) motivazione è il desiderio di creare discordia
c) non importa dire bugie o verità si può raggiungere lo scopo sia con una verità che con una bugia. Se sappiamo che dire una verità aumenta la discordia e non lo vogliamo dovremmo invece di mentire sarebbe meglio cercare di aiutare a superare la discordia.
d) quando le persone si dividono
e) Il calunniatore di norma rinascerà all’inferno.
f) esperienza di non avere molti amici o sul lavoro pochi collaboratori che non si fideranno di noi
g) continuare a seminare zizzania anche nella nuova vita
h) rinasceremo in un luogo instabile o scomodo dove non potere costruire una casa

Dire parole malevole (offendere)

Consiste di solito nell’offendere i sentimenti di un’altra persona: ad es., rinfacciandone i difetti. L’ingiuria può essere vera o falsa, giusta o ingiusta, diretta o indiretta. Vi rientra anche il sarcasmo e il prendere in giro con l’intenzione di offendere qualcuno. Usare un linguaggio aspro od offensivo non significa solamente adoperare parolacce, ma anche parole normali dicendole in un modo o in un momento che fanno male e feriscono

a) può essere uno qualsiasi degli esseri senzienti è l’oggetto della nostra azione
b) fattore mentale (mosso dall’odio/avversione) è l’intenzione di dire parole malevole, la motivazione è il desiderio di dire tali parole
c) applicazione: è il momento in cui si dicono le parole offensive
d) conclusione: è quando la persona a cui è diretta la parola la ascolta così si completa l’azione karmica. Se per esempio dico “il tempo è brutto non è una azione completa” perchè “il tempo non sente”
e) rinascite inferiori! Il colpevole rinascerà di regola all’inferno
f) saremo vittime della malevolenza delle altre persone
g) tendenza a dire parole offensive
h) posto inospitale

Parlare a vanvera, dire cose senza senso)

A) Oggetto del parlar vano è un’altra persona o semplicemente parlare di noi stessi
B) fattore mentale (contaminato dall’ignoranza) e la motivazione è il desiderio di parlare a vanvera di abbandonarsi consapevolmente a chiacchiere futili, sciocche
C) Il compimento dell’azione avviene quando si dà inizio a pettegolezzi
D) quando ho parlato e vengono ascoltate da altri
E) Di regola il colpevole rinascerà come animale.
F) Saremo vittime delle calunnie e chiacchiere delle altre persone
G) tendenza a continuare a parlare a vanvera
H) Luoghi con raccolto scarso

Azioni non virtuose legate alla mente:

Bramosia

E’ l’eccessivo attaccamento o desiderio smodato di possedere un oggetto
appartenente ad altri e l’intenzione di ottenerlo.

A) Esistenza di oggetti attraenti
B) L’intenzione dunque consiste nel nutrire desideri e speranze di possedere i beni altrui Il difetto mentale prevalente è l’avidità : che sorge, ad es., quando si entra in un supermercato, dove si vedono esposti oggetti attraenti.
C) L’esecuzione consiste nel progettare, cioè nello stabilire un piano per impadronirsi di quel bene.Questo bene può essere una cosa che già ci appartiene ma che noi vogliamo in misura migliore o maggiore (ad es., la ricchezza) per noi stessi o per la nostra famiglia; può appartenere ad altri (si tratta di bramare le cose o i meriti altrui) oppure può non appartenere ad alcuno, come un bel fiore o i pesci del mare, dei quali nessuno è proprietario.
D) L’azione negativa è completa appena i piani per impadronirsi dei beni sono pronti e non si prova alcun sentimento di vergogna difronte a noi stessi o alcuna paura di biasimo altrui.
E) Di solito il colpevole rinascerà tra i Preta.
F) Gli altri saranno invidiosi e brameranno per ciò che abbiamo
G) Continuare ad essere bramosi

Mente malevola (volere male agli altri)

Essa consiste in pensieri nocivi, cioè nell’intenzione di far del male a qualsiasi essere vivente o di danneggiare qualsiasi oggetto fisico, nel volere che gli altri stiano male. È’ una mente che ha una componente di bellicosità, un’attitudine malevola rispetto a un altro.

A) L’oggetto dell’azione è un essere diverso da se stessi.
B) Fattore mentale: avversione, odio, astio, antipatia, paura, rancore. Motivazione: nuocere o distruggere gli altri.
C) Pianificare una azione malevola, attuarla
D) L’atto è completo quando il fatto di nuocere o distruggere ci appare come una cosa giusta e ben fatta e non ci interessa più la benevolenza o la compassione.
E) Quando il colpevole rinascerà, di norma si troverà all’inferno
F) Saremo vittime della altrui malevolenza
G) Continuare a sviluppare intenzioni maligne

Visione errata (negare la vacuità, l’interdipendenza, il Buddha, ecc. ecc.)

Consiste nel sostenere uno o più punti di vista erronei, cioè contrari al Dharma, e nel rifiutarsi ostinatamente di abbandonarli. Visione errata è sostenere la realtà di qualcosa che non esiste e la non esistenza di qualcosa che esiste. E’ visione errata negare cose che esistono, come la legge di causa-effetto (dell’effetto del karma), l’esistenza di un ciclo di rinascite, le 4 nobili verità. È diversa dalla mente di dubbio.

A) Esistenza del Dharma, del Buddha, della legge del Karma
B) Fattore mentale:ignoranza motivazione: un’opposizione cosciente – ad es. alla legge di causa ed effetto, ritenendo che non esiste alcun atto buono o cattivo e che nessuno di essi porta ad alcuna conseguenza karmica.
C) negare ripetutamente che atti buoni e cattivi arrechino risultati rispettivamente positivi e negativi, e quindi è la negazione del karma e perciò dell’esistenza delle vite passate oppure negare che si possa raggiungere l’illuminazione
D) Quando si è convinti della non-esistenza sia del bene sia del male insieme con la non-esistenza dei loro frutti e si è quindi completamente immersi nelle opinioni errate senza avere alcuna opinione retta che le contrasti, vi è il completamento dell’azione negativa.
E) Rinascita come animale
F) Saremo vittime della nostra stessa ignoranza
G) perseverare a rimanere nell’ignoranza senza comprendere la Dottrina

La pratica della pazienza, spunti personali

Partiamo da un esempio: viene una persona che ci fa del male con un bastone.

Allo stesso modo del bastone che non ha una propria volontà, la persona stessa non ha una propria volontà perché in quel momento è controllata dalla rabbia, è questo il pensiero che dobbiamo generare. Il nemico non è la persona ma è l’afflizione di cui lui è preda, in questo caso la rabbia o l’odio, è quello il vero nemico.

Affinché noi possiamo diventare esseri realizzati bisogna praticare la pazienza e pensare che noi possiamo aspirare a una rinascita verso un regno superiore e poi alla realizzazione vera e propria, quindi questi nemici esterni sono da considerare preziosi, sono lo strumento della nostra pratica, dobbiamo ringraziarli! Non dobbiamo pensare che questi nemici esterni non possano essere oggetto della nostra pazienza.

Bisogna pensare che se una persona ci fa del male è una conseguenza di una azione che abbiamo fatto in precedenza e che quindi è una nostra responsabilità. Non dobbiamo quindi rivolgere rabbia verso la persona che ci fa del male, ma pensare che quella persona stessa facendoci del male si costringerà a una rinascita nel regno della sofferenza e quindi in un certo senso siamo noi a nuocere a quella persona!

Il meccanismo è che siccome noi abbiamo del Karma negativo in questo momento siamo nella condizione della maturazione dei frutti di quel determinato Karma, ma allo stesso tempo siamo anche la causa per cui questa persona soffrirà. Una azione è allo stesso tempo causa e condizione!

Se ci domandiamo qual è la causa che costringe questa persona  a rinascere nel regno della sofferenza cosa rispondiamo? La risposta corretta è noi stessi (nello specifico il nostro Karma negativo accumulato).

Se la persona che ci fa del male compie questa azione negativa rinasce nel regno della sofferenza, proiettando la cosa su noi stessi noi dovremmo pensare che anche noi  possiamo rinascere in quel regno di sofferenza. Questo perché è una conseguenza di una azione negativa che abbiamo compiuto precedentemente o in una vita passata. Dobbiamo comprendere che quando una persona viene a farci del male in realtà siamo noi stessi siamo la causa di ciò e anche del motivo per cui questa persona rinascerà nel regno della sofferenza. Se precedentemente (o nella vita passata) noi non avessimo accumulato del karma negativo, non avremmo avuto questo nemico esterno, esso non sarebbe venuto a farci del male e quindi nemmeno il nemico sarebbe costretto a una rinascita nella sofferenza, ecco perché attraverso la pratica della pazienza faremo del bene a noi stessi e agli altri, sarà di beneficio a noi stessi e agli altri.

Questo è il metodo della pratica della pazienza, meditiamo su questo. Evitiamo di accumulare del Karma negativo. Se pensiamo solo a noi stessi e non pratichiamo la pazienza avremo lo stesso risultato della persona che ci fa del male. E’ come una catena, io faccio azioni negative, uno arriva e mi fa del male, mi arrabbio, accumulo del karma negativo, tutti e due avremo delle rinascite sofferenti  e così via all’infinito. Se invece io pratico la pazienza  interrompo la catena, non accumulo più Karma negativo, nessuno verrà in futuro a farmi del male quindi nessuno rinascerà nel regno della sofferenza. Fantastico!

Per come siamo abituati a vivere al giorno d’oggi, sempre di fretta e indaffarati, se qualcuno va piano in macchina davanti a noi e il semaforo diventa rosso per colpa sua, noi suoniamo il clacson innervositi, quando invece qualcuno ci suona il clacson noi immediatamente lo mandiamo a quel paese, magari anche accompagnando la frase con un bel gesto adatto. Dico immediatamente perché quasi ci viene naturale, provate a pensarci … magari è vi è successo proprio stamattina mentre andavate al lavoro oppure ieri … è l’abitudine che ci fa reagire così. All’inizio praticare la pazienza è molto difficile perché dobbiamo sradicare questa concezione fissa in noi da tempo, ed occorre molto impegno. All’inizio non ve ne rendete conto, poi pian piano vi accorgete di quello che fate e pensate “accidenti mi è successo di nuovo di perdere la pazienza!” fino a che non vi verrà naturale praticare la pazienza.

Il momento giusto per praticare la pazienza è quando sentiamo che dentro di noi stiamo per esplodere, fermiamo l’attimo e meditiamo sui benefici che può dare la pratica. Se non ci arrabbiamo adesso nessuno in futuro ci farà del male per il Karma che si potrebbe creare per quanto ci sta accadendo, noi accumuliamo meriti, proseguiamo nella nostra realizzazione,  né noi né il nostro “nemico” soffriremo e tutti ne trarremmo un gran beneficio.

Inoltre la pratica della pazienza e il generare compassione sono collegati, perché la persona che compie atti negativi non è libera ma è in schiava delle afflizioni negative ed è destinata a soffrire per questo. Non dobbiamo quindi reagire con avversione di fronte a certe situazioni, ma al contrario meditare la pazienza e generare compassione desiderando che la persona sia libera dalle afflizioni che lo controllano. Quando si ha compassione infatti non si può provare rabbia.

Potremo essere arrabbiati perché soffriamo di certe malattie, ma anche qui dobbiamo meditare che è sempre a causa del nostro Karma passato che in questa vita sperimentiamo la sofferenza della malattia. Quindi anche qui pazienza, se ci arrabbiamo o generiamo emozioni negative non solo quasto non aiuta a guarire, ma dovremo soffrire oltre che per la malattia anche per il Karma che si accumula se dovessimo arrabbiarci. Di qualsiasi entità o gravità sia la malattia di cui soffriamo non dobbiamo continuamente focalizzarci su di essa. Se la malattia di cui soffriamo è inguaribile perché arrabbiarci? Se invece esiste una cura dobbiamo prendere le medicine.

Un altro modo di praticare la pazienza quando per esempio una persona ci insulta o parla male di noi è meditare come segue: queste sono soltanto parole la nostra mente non ha un corpo fisico, perché arrabbiarci pensando che le parole possano colpirla? Perché arrabbiarci se sono solo parole? Forse perché vanno a colpire il nostro orgoglio? Forse perché abbiamo paura del giudizio delle altre persone? Anche queste due sono due afflizioni  di cui liberarsi, esse ci fanno reagire allo stesso modo di coloro che sparlano su noi, ci fanno sentire arrabbiati e potremo avere anche voglia di vendicarci … che brutte reazioni …, causano Karma negativo, soffriamo due volte: una adesso perché parlano male di noi e una in futuro a causa del Karma che andremo a creare se reagiamo con avversione e non pratichiamo la pazienza.

Il Karma, nuovi studi

Ho ascoltato, scaricandolo da internet, questo insegnamento del Lama Michel Rinpoche, che ringrazio per avermi aiutato a comprendere meglio non solo questo argomento ma molti altri ancora. Ho iniziato a trascrivere i concetti che mi arrivavano e adesso desidero condividerli con voi che mi leggete perché penso che se siete interessati all’argomento saranno di aiuto anche ai vostri studi e al vostro cammino.
Davide

Karma in tibetano vuol dire ‘azione’. Il Karma è una legge che si applica a tutti gli esseri senzienti, cioè quelli dotati di mente. Quando si parla di Karma bisogna prendere in considerazione diversi livelli di analisi, alcuni ad un livello più ‘grossolano’ (generale) ed altri ad un livello più sottile (profondo).

Ad un livello più grossolano si considera la legge di causa ed effetto o dell’interdipendenza: ogni azione che facciamo porta ad un risultato, nulla esiste in maniera indipendente da quello che lo circonda, cioè tutto quello che esiste è in relazione con tutto il resto. Quando io penso, dico una parola o compio un azione, tutto finisce qui o continua? Continua. Ad esempio io dico ‘Andrea è in gamba’ parlando con uno sull’autobus e un tipo di nome Giovanni mi ascolta. Dopo 5 anni lo stesso Andrea va a fare un colloquio di lavoro presso Antonio (un amico di Giovanni) ed Antonio al bar, parlando con Giovanni dice: ‘sai oggi è venuto da me a fare un colloquio tale Andrea ma non so decidere su di lui’. Allora tu, memore di quanto ascoltato 5 anni prima, affermi che Andrea è in gamba e così Giovanni lo ha assunto. In questo caso è stata compiuta un azione in conseguenza di un legame che si è creato 5 anni prima tra quello che io ho detto e che Giovanni che ha ascoltato e Andrea che ha fatto il colloquio da Antonio. Incredibile!
La parola Karma può assumere significati diversi a seconda del contesto della frase in cui si utilizza. Quando io penso a qualcosa, dico una frase o compio una azione sto creando del Karma. Non abbiamo scelta di non creare Karma, qualunque cosa si pensi, si dica o si faccia avrà delle conseguenze. Anche il ‘non fare’ è ‘fare’! Anche il non prendere una decisione è una scelta (es.: cosa faccio vado o non vado? mah poi vediamo). Dal momento che tutto quello che pensiamo, diciamo o facciamo creerà un risultato (avrà delle conseguenze), noi diventiamo responsabili delle nostre azioni.

Sempre ad un livello più grossolano si dice che il compimento di una azione porta ad un risultato diretto, come ad esempio il fatto di ritrovarsi qui a leggere questi pensieri sul Karma: se l’autore non avesse deciso di trascrivere quello che comprendeva ascoltando l’insegnamento sul Karma di quel Lama che è venuto a vivere in Italia perché invitato da amici che gli hanno chiesto di venirli a trovare perché avevano bisogno di aiuto per fondare un centro Buddista ecc. ecc., voi adesso non li leggereste. Da qui si può arrivare a capire che è impossibile controllare il presente e il futuro, perché la condizione in cui noi ci troviamo ora è dipesa da innumerevoli altri fattori ed azioni compiute in passato tutte intrecciate tra loro. Ora proviamo sempre a pensare quanti sono i fattori nostri personali che ci hanno portato a leggere questo post: sono pochissimi! Ad esempio, per quello che mi riguarda ho scelto solo di leggerlo, ma questo è dipeso dal fatto che qualcuno lo ha scritto, un altro l’ha messo su internet ed io lo ho visto sul telefono o mentre ero in viaggio di lavoro… Come possiamo allora vivere nell’illusione di potere controllare il futuro? Potrei anche dire domani vado in Alaska, io ci metto tutta la mia buona volontà ma la riuscita non dipende solo da me, essa dipende da tantissimi altri fattori interdipendenti tra di loro e questa è una consapevolezza importante (ad es.: non ci deve essere sciopero dei voli, il tassista deve portarmi all’aeroporto in tempo quindi niente incidenti stradali, la sveglia deve funzionare quindi deve essere stata costruita da qualcuno in modo che non presenti difetti e non si deve essere distratto al momento di montare un pezzo perché un suo collega ha fatto una battuta…). Questo ci deve fare comprendere che tutto ciò che facciamo ha un influenza enorme sulla nostra vita e anche su quella dei altri. Certo non si può nemmeno decidere di non fare nulla per il solo scopo di toglierci di dosso la responsabilità delle proprie azioni, infatti anche non fare nulla è una scelta; è impossibile sottrarsi dall’agire.
La legge del Karma – del principio di azione reazione – dell’interdipendenza – di causa ed effetto è una legge naturale, universale e se si comprende che effettivamente fa parte della realtà di come avvengono le cose nella vita di tutti i giorni sarà più facile muovercisi all’interno. Quello che siamo noi oggi come persona, la gente che ci circonda, lo status sociale, è il risultato di tutte le decisioni che abbiamo preso e le azioni che abbiamo fatto, ed ovviamente tutto è in relazione (interdipendenza) con il mondo che ci circonda. Ad esempio io lavoro in un posto che mi piace ed il mio capo è sempre stato giusto con me. Poi succede che la moglie lo tradisce e lui diventa nervoso, frustrato e tratta male i sui dipendenti. Questa nuova situazione non dipende certo da me, ma comunque è sempre il risultato della scelta che ho fatto io di lavorare in quel posto; ecco in che altro modo bisogna considerare l’interdipendenza con il mondo circostante.
Osservare il presente e analizzare tutte le variabili per arrivare a capire perché il presente è così come è aiuta a scoprire le cause che ci hanno portato ad essere così come siamo diventati ora e a prendere delle scelte più consapevoli per il nostro futuro.
L’importante é anche avere la consapevolezza nella vita che non sono libero dagli effetti che creo con le mie azioni, perché queste avranno sempre e comunque delle conseguenze. Per esempio se reagisco con rabbia e fisicamente mi sento teso, mi arrabbio oggi, domani e poi un altro giorno questa rabbia e tensione nel corpo si accumulano sempre di più fino a che il fisico non dice basta e reagisce ammalandosi.

Ad un livello più profondo, parlando di Karma intendiamo che ad ogni azione si crea una causa e quando ci saranno le condizioni questa (causa) creerà il risultato. Ogni azione è come un seme o un impronta, sono due aspetti del Karma. È come un seme che viene piantato, quando ci saranno il sole e l’acqua nascerà la pianta. È come un impronta, più volte faccio quella azione più facile sarà per me ripetere quella azione perché è più profonda nella mia mente l’impronta di quella azione stessa. Quello che si dice nel Buddismo è che questa impronta la portiamo sempre dietro nella nostra vita, ma anche in quella futura. Si pensi ai bambini quando diciamo che ‘é portato per la matematica’ o che fin da piccolo dimostra attitudini per la musica: è la sua mente che ha quell’impronta. Le abitudini più profonde della nostra vita sono quelle più facili da ripetere sia in questa stessa stessa vita che in quella futura. Nell’ambito della stessa vita se io per un periodo ero abituato a fumare e adesso non fumo più, capita che anche dopo 30 anni sarà più facile per me riprendere a farlo perché l’impronta c’è, è lì, basta un attimo ritrovarla. Ecco perché noi dobbiamo creare l’impronta che vogliamo per noi, sia che crediamo in un continuum mentale dopo la morte sia che non lo crediamo. E qual’è il modo per farlo? È agendo ora e subito! Ricordiamoci che noi siamo liberi di scegliere in ogni istante. Posso scegliere che cosa dire ed in che modo ascoltare (non cosa ascoltare ma in che modo ascoltare) cosa voglio pensare, in che modo vedere, in che modo giudicare, che decisione prendo, che azione compio, sono libero di scegliere tutto questo ma è comunque una libertà limitata nel senso che è interdipendente da tutto quello che ho fatto fino ad ora, e cioè
bisogna avere prima creato (generato) le cause per potere compiere una azione. Un esempio può essere quello di entrare in una concessionaria e comprare una Ferrari; prima devo avere messo da parte i soldi!
Tutti sono liberi di potere fare quello che vogliono ma sono responsabili delle conseguenze delle proprie azioni. Il libero arbitrio esiste all’interno delle condizioni che noi abbiamo creato e dell’interdipendenza con il resto del mondo.
Torniamo adesso all’aspetto del Karma come seme: ogni azione è come un seme che viene piantato, quando ci saranno il sole e l’acqua nascerà la pianta, vuol dire che ogni azione per produrre gli effetti deve avere determinate condizioni. Ogni singola azione è in se una causa per un risultato che andremo a vivere nel futuro ed allo stesso tempo, quella stessa azione è una condizione che andrà a fare maturare una causa abbiamo creato nel passato. Costantemente noi creiamo cause che produrranno effetti nel futuro ed allo stesso tempo creiamo condizioni per fare si che si producano gli effetti (nel presente) di una azione che abbiamo fatto in passato.
Ad esempio io dò un pugno ad una persona e qualcuno per il fatto che io lo abbia picchiato viene mi dice bravo e mi da pure dei soldi, quindi mi sento felice. Il pugno che ho dato è una condizione che ha fatto maturare una causa (positiva) del passato perché ho ricevuto dei soldi, ma allo stesso tempo è una causa (azione negativa) che avrà le sue conseguenze (effetto negativo) nel futuro.
Esempio contrario: io vado a separare due che litigano con la buona motivazione di fare si che non si faccia o del male ma quei due si coalizzano per picchiarmi e poi riprendo o a litigare lo stesso. L’azione (positiva) di separare è una condizione che ha fatto maturare una causa (negativa) creata nel passato perchè sono stato picchiato, ma allo stesso tempo è una causa di una conseguenza (positiva) che vivrò nel futuro.
Tutto questo ci deve portare a concludere che quando parliamo di Karma non dobbiamo assolutamente cercare di capire che cosa viene da che cosa e che cosa sarà un qualche cosa perché non avremo una risposta corrispondente alla realtà pensare ‘ah!, Mi è successo questo perché ho fatto quello’. Il Buddha stesso ha detto che una delle cose più difficili da comprendere è l’interdipendenza tra tutte le cose. Quello che possiamo affermare è che noi stessi in passato abbiamo fatto delle azioni che hanno creato le condizioni in cui siamo ora, che le nostre azioni nel presente sono le condizioni che le hanno fatte maturare e allo stesso tempo sono anche le cause delle condizioni che vivremo nel futuro, in modo interdipendente da tutto il resto.
La legge dell’interdipendenza è coerente (se pianto semi di fragole raccoglierò fragole): il risultato di una azione è coerente con le cause che lo hanno determinato e non esiste un effetto senza che precedentemente non ne siano state create le cause.
Una persona dice che quando va in automobile guida molto veloce e che nonostante abbia già fatto 3 incidenti mortali continuerà a guidare veloce perché é convinto di non avere il Karma per morire in un incidente stradale. Ma che ne sa lui delle cause che ha creato in passato? Di certo quello che dovrebbe fare é che non deve continuare a creare condizioni.
A volte succede anche che in un incidente la persona con la cintura slacciata e seduta davanti rimane illesa, mentre qualcun altro magari solo per la semplice ferita di un piccolo ferretto che sporge da qualche parte si ferisce in maniera molto grave. Questo ci deve fare capire che anche quando si è in mezzo alle condizioni ma non sono state create le cause, l’effetto non ci sarà. È lo stesso che accade anche quando più persone si ritrovano nella medesima situazione (ad esempio in galera): a qualcuno succede una cosa e a qualcun altro qualche altra cosa, in base alle cause create in passato.
Chi crede nel Karma é responsabile delle proprie azioni profondamente. Ci sono 4 aspetti da considerare quando si dice che si crede nel Karma:
1-la certezza: azione positiva risultato positivo, azione negativa risultato negativo, azione neutra risultato neutro.
2- non posso vivere un risultato senza averne creato le cause; dal momento che credo in questo punto smetto di puntare il dito addosso agli altri. Capita a volte di dire ‘ah! guarda quello cosa mi ha fatto, è colpa sua se mi è successo questo…’, invece no! Noi siamo gli unici responsabili del risultato ottenuto; ciò non toglie comunque la responsabilità del gesto che mi è stato fatto, ma sarà parte del Karma dell’altra persona, non mio!
3- qualunque azione compiuta non ha una data di scadenza, quando ci saranno le condizioni si avrà il risultato collegato ad essa, a meno che non ci sia la purificazione per le azioni non virtuose commesse e non si cancellino delle azioni virtuose ad esempio un gesto di amore con la rabbia. Purificazione vuol dire eliminare una causa prima ancora di avere gli effetti che essa porta. La purificazione prevede che in primis ci si penta per quello che si è fatto e per pentimento vuol dire che interiormente devo sviluppare un attitudine opposta a quella del gesto compiuto. Attenzione qui: il pentimento è diverso dal senso di colpa, se in conseguenza di un gesto si crea una situazione reale di sofferenza che va a completare l’azione o mi ritrovo a pensare che cattivo sono stato e provo dispiacere (e quindi soffro in conseguenza dell’azione), questi sono già gli effetti, in quel momento sto vivendo il risultato del gesto, non è purificazione. Quindi pentimento, impegno a non ripetere più l’azione e fare qualcosa per purificarlo prima che arrivino gli effetti (ad es.: ieri al lavoro sono stato scortese con qualcuno allora oggi sarò 100 volte più cortese non solo con lui ma con tutti) .
4- la crescita del Karma: nell’ambito di questo quarto aspetto del Karma le azioni sono divise in due tipi: nascoste ed aperte. Una azione piccola e nascosta può portare a grandi risultati, sia essa buona che cattiva. Le azioni ‘nascoste’ sono non visibili agli altri (rubare qualcosa senza essere mai scoperti) sono quelle che crescono perché poi io ci penso e ci ripenso, trovo mille giustificazioni per il gesto e alla fine col passare del tempo mi posso anche dimenticare di averlo fatto. Ma lo ho fatto. Al contrario le azioni ‘aperte’ che sono visibili agli altri oppure quelle che ho compiute io ma che in seguito ho confessato ad altri (o almeno a me stesso) apertamente impediscono al Karma dell’azione di crescere perché esso si ferma nel preciso istante in cui si é compiuta l’azione. Una azione nascosta positiva aiuta anche a fare crescere il Karma di quella stessa azione!

Una azione per essere ‘completa’ ha bisogno di certe condizioni. Una scuola di pensiero Buddista afferma che l’azione é unicamente nella mente: quello che conta in una azione é la motivazione. La motivazione da la direzione all’azione; la cosa importante é il perché la facciamo (motivazione) e il modo interiore in cui la facciamo (consapevolezza). Ad esempio io in maniera gentile ti faccio un dono ma la mio scopo scopo é quello di ottenere da te qualcosa in cambio, questa non é una azione virtuosa, ma è negativa. Quindi quello che va a determinare se una azione è positiva o negativa è la motivazione. Una azione per essere completa ha bisogno di motivazione, consapevolezza, compimento e compiacimento. Vado a caccia di cervi, perché voglio ucciderne uno (motivo), vedo il movimento in un cespuglio e realizzo che è un cervo (consapevolezza), sparo (azione), vado a verificare che sia un cervo e dico va che bravo (compiacimento) c’é l’ho fatta! Ma se per caso dietro al cespuglio ci fosse stato un uomo? La mia azione alla fine sarebbe stata quella di avere ucciso un uomo, ma questa azione non é completa perché manca della motivazione, della consapevolezza c’era l’azione ma non c’era il compiacimento. Non è completa ma comunque si é sempre ucciso un uomo quindi il Karma negativo è stato creato, sarebbe stato più forte il Karma negativo se avessi veramente voluto uccidere un uomo perché sarei stato motivato consapevole e avrei pure gioito, l’azione era cioè completa. Se consideriamo l’azione composta da queste 4 parti e per esempio ci accorgiamo di avere un motivo per fare una azione negativa si può benissimo fermarsi lì, se mi accorgo che la sto per fare posso benissimo ancora fermarmi e a non concludere l’azione vera e propria fino in fondo, se vedo che la frittata è fatta almeno posso non gioire… questo può aiutare a cercare di fermare Karma negativo e a cercare di compiere azioni virtuose.
Come ci si accorge del Karma? Si vive il risultato del Karma tramite le sensazioni. Sensazione piacevole è il risultato di una azione virtuosa che ha portato Karma positivo, e viceversa. Una sensazione di sofferenza è quando proviamo qualcosa che non ci piace, che desideriamo finisca subito e che non torni più. Il Karma si manifesta a noi tramite le sensazioni che ciascuno di noi prova. Non c’é un valore assoluto, la stessa sensazione può essere piacevole per uno e spiacevole per un altro.

Azioni positive, negative e neutre: quali sono esattamente?
La definizione filosofica è banalmente questa: una azione positiva è quella che porta risultati positivi, negativa se li porta negativi e neutra se i risultati sono neutri. Grazie ma come faccio a sapere prima di compierla se una azione é positiva o negativa?
Tutte le azioni che vengono fatte con l’intenzione di desiderare sofferenza nell’altro sono azioni negative. Ad esempio le azioni fatte con avversione, rabbia, invidia, gelosia, attaccamento, desiderio, egoismo, io prevalente oppure fatte con le emozioni negative. Per sapere quali sono le emozioni negative basta chiedere al corpo, se ci sentiamo tesi quella che si prova è un emozione negativa e se ci sentiamo rilassati e in pace allora è un sentimento positivo.
Esempio importante: capita a chi è genitore a volte di dovere rimproverare il figlio dando anche qualche pacca sul sedere oppure uno strattone vigoroso per evitare che si faccia male sul serio magari cadendo dallo scivolo però facendogli male lo stesso seppure in maniera lieve. La mia azione è positiva perché la motivazione, consapevolezza azione e compiacimento non sono fatte per provocare sofferenza ma per fargli capire qualcosa oppure per impedire di farsi più male di quanto gli ne ho procurato, anche se l’azione è stata violenta e da mio figlio è stata percepita come sofferenza. Andando oltre possiamo anche affermare che io ho creato le condizioni per la sua sofferenza ma è stato egli stesso a crearne le sue cause. Quindi non c’é una indicazione precisa tipo fai sempre così che il tuo Karma sarà positivo ma la vera indicazione é seguire il cuore e quello che noi sentiamo che è giusto fare, quindi serve amore, compassione ma anche saggezza; quante volte capita infatti di pensare di fare il bene di una persona invece per l’altro è peggio? In questo ultimo caso la mia azione è da considerare ‘mista’ perché la motivazione era buona ma l’effetto é stato negativo. Comunque dipende anche se la mia azione ha avuto degli effetti diretti, dalla interdipendenza con le altre cose, e bisogna valutare bene caso per caso, non é sempre così facile capire, ad ogni modo all’interno delle difficoltà del capire come agisce il Karma, ci sono delle cose che abbiamo spiegato e che sono chiare e sono queste indicazioni che vanno seguite. In generale vale quello che abbiamo detto prima cioè che le azioni fatte con avversione, rabbia, invidia, gelosia, attaccamento, desiderio, egoismo, io prevalente oppure fatte con le emozioni negative sono negative e quelle fatte con amore, compassione, generosità, umiltà, con l’intenzione di aiutare gli altri, essere di beneficio ecc. ecc. sono azioni positive.
Le azioni neutre sono quelle che vengono fatte senza una motivazione specifica, tipo camminare per andare da un punto A ad un punto B, certo che se io sto camminando per andare ad aiutare uno allora l’azione è positiva ed è negativa se vado per fare del male.

Eutanasia e Buddismo: a favore se l’attaccare un corpo ad una macchina è accanimento terapeutico nel senso che quella persona senza la macchina sarebbe già morta. Contro se si toglie la vita prima che il processo di morte sia iniziato, anche se per e evitare la sofferenza del malato. La malattia è la maturazione di un Karma negativo creato in passato perciò deve arrivare ad esaurire il ciclo per permettere al malato di liberarsi di quel Karma e rinascere più leggero. Se io artificialmente interrompo quel processo il malato non ha ancora esaurito il Karma negativo che li ha portato ad ammalarsi. Ovviamente il ciclo si può anche concludere con la guarigione dalla malattia (molto meglio!) per cui è necessario curarsi con le medicine se si è malati e risolvere un problema quando si ha un problema.

Bisogna essere consapevoli che tutte le azioni che si compiono porteranno dei risultati ed essere consapevoli vuol dire stare attenti a quello che si pensa, si dice e si fa, cercando di agire sempre con delle buone motivazioni per creare Karma positivo. Vuole anche dire che devo smettere di incolpare gli altri per quello che mi succede perché é tutto frutto delle azioni che ho fatto io in passato e quindi se c’é un colpevole per qualche cosa quello sono io. Ovviamente non deve esserci neanche il senso di colpa perché é un sentimento che non porta a niente, inutile, non serve a nessuno e sopratutto nemmeno a me stesso che sto li ad autocommiserarmi e basta. Se si é compiuta una azione non virtuosa che ha causato sofferenza é solo per ignoranza. Ignoranza del non avere la consapevolezza di essere responsabili delle proprie azioni e dei risultati che esse porteranno. Per eliminare il senso di colpa dobbiamo essere compassionevoli sopratutto con noi stessi. Bisogna ammettere di avere sbagliato, capire dove si é sbagliato, impegnarsi per migliorare e a non rifare più lo stesso errore. Un altra cosa importante è familiarizzare la nostra mente con ‘so’ (So è l’aspetto positivo, cioè tutte le energie e le qualità positive da incrementare) e reagire in modo positivo anche davanti a situazioni negative, usare amore, compassione, perdono, benevolenza così anche quando saremo di fronte alla morte riusciremo a sviluppare sensazioni buone piuttosto che a provare sensazioni brutte e così sarà più facile avere una rinascita migliore perché quello che va a definire la rinascita è lo stato interiore di quando si muore infatti quello che passa tra una vita e l’altra è la nostra attitudine mentale e se si muore creando Karma positivo è più facile che arrivi all’inizio della vita nuova un effetto positivo a completamento dell’ultima azione della vita precedente.

Buddismo per i papà e le mamme

L’insegnamento del Buddha a riguardo dell’educazione dei figli è chiaro:
aiuta i tuoi figli a diventare generosi, compassionevoli, virtuosi, responsabili, ed autosufficienti.
Non c’è bisogno di insegnare il Buddismo ai nostri bambini, ma è necessario dare loro le sole conoscenze di base per trovare la vera felicità e per fargli comprendere la filosofia buddista; sarà poi una loro scelta quella di abbracciare il buddismo oppure no.
La cosa più importante da fare è aiutarli a capire che ad ogni loro azione corrisponde una conseguenza e quindi di vivere ogni singolo momento del presente come un’opportunità unica per decidere come pensare, parlare ed agire. Ognuna di queste azioni determinerà la loro felicità o infelicità non solo per il presente ma anche per il futuro. Questo è la base della della legge del Karma o principio di causa ed effetto.

Davide