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Il Karma

Da: Sua Santità Dalai Lama, La via della liberazione, pp. 55/62

Il karma deve essere inteso un po’ allo stesso modo in cui i fisici intendono che per ogni azione c’è una reazione uguale e opposta. Come nella fisica, quale forma assumerà quella reazione non è sempre predicibile, ma talvolta possiamo predire la reazione e possiamo fare qualcosa per mitigarne i risultati. Le nostre vite future sono determinate dalle nostre azioni presenti oltre che da quelle del nostro passato immediato e delle nostre vite passate. La pratica del Dharma mira a mitigare i risultati delle nostre azioni karmiche e a prevenire ogni ulteriore inquinamento da parte di pensieri e azioni negativi. Tali pensieri e azioni negativi ci condurrebbero altrimenti a una rinascita di tremenda sofferenza. Prima o poi moriremo, e quindi prima o poi dovremo rinascere. I regni dell’esistenza in cui possiamo rinascere sono limitati a due, i favorevoli e gli sfavorevoli. Dove rinasceremo dipende dal karma.

Il karma è creato da un agente, una persona, un essere vivente. Gli esseri viventi non sono nient’altro che il sé, attribuito tramite la continuità della coscienza. La natura della coscienza è luminosità e chiarità. Essa è un’agente del sapere, il quale è preceduto da un primitivo momento di coscienza, che ne è la causa. Se arriviamo a capire che la continuità della coscienza non può esaurirsi nello spazio di una sola vita, ci accorgeremo che la possibilità della vita dopo la morte ha una base logica. Se non siamo convinti della continuità della coscienza, sappiamo almeno che non esistono prove sperimentali che possano confutare la teoria della vita dopo la morte. 

Ci sono molti casi di genitori che hanno due figli, cresciuti allo stesso modo, nella stessa società, nello stesso ambiente culturale,eppure uno ha più successo dell’altro. Comprendiamo allora che tali differenze sono conseguenza di differenze nelle nostre azioni karmíche passate.

La morte non è nient’altro che la separazione della coscienza dal corpo fisico. Se non si accetta questo fenomeno chiamato coscienza, credo che sia anche molto difficile spiegare esattamente che cosa sia la vita. Quando la coscienza è connessa al corpo e il loro rapporto continua, noi chiamiamo ciò vita, e quando la coscienza termina il proprio rapporto con un particolare corpo, chiamiamo ciò morte. Sebbene i nostri corpi siano un aggregato di componenti chimici e fisici, una forma di agente sottile di pura luminosità costituisce la vita degli esseri viventi. Poiché esso non è fisico, non possiamo misurarlo, ma ciò non significa che non esista. 

Secondo la spiegazione buddhista, si dice che la coscienza è non ostacolante e non fisica, ed è dalle azioni di tale coscienza che tutte le emozioni, le illusioni e gli errori umani hanno origine. Tuttavia, è anche grazie alla natura inerente di tale coscienza che si possono eliminare tutti questi errori e illusioni e produrre pace e felicità durevoli. 

Sappiamo dalla nostra stessa esperienza che la coscienza o mente è soggetta a cambiamento, e ciò implica che essa è dipendente da cause e condizioni che la cambiano, la trasformano e l’influenzano: le condizioni e le circostanze delle nostre vite. La coscienza, per potersi produrre, deve avere una causa sostanziale simile alla natura della coscienza stessa. Senza un momento antecedente di coscienza non ci può essere alcuna coscienza. Dovremmo quindi essere in grado di tracciare a ritroso nel tempo la sequenza causale dei momenti di coscienza. Le scritture buddhiste parlano di centinaia di miliardi di sistemi di mondi, numeri infiniti di sistemi di mondi, e della coscienza che esiste per tutto il tempo interminato. Io credo che esistano altri mondi. Anche la moderna cosmologia dice che ci sono molti tipi diversi di sistemi di mondi. Anche se la vita non è stata osservata su altri pianeti, sarebbe illogico concludere che la vita è possibile soltanto su questo pianeta, che dipende da questo sistema solare, e non su altri tipi di pianeti. Le scritture buddhiste menzionano la presenza di vita in altri sistemi di mondi oltre che in differenti tipi di sistemi solari e in un numero infinito di universi.

Ora, se si chiede agli scienziati come ha avuto origine l’uníverso, essi hanno molte risposte diverse da dare. Ma se si chiede loro perché l’evoluzione ha avuto luogo, allora non hanno alcuna risposta. In genere non la spiegano come creazione di Dio poiché sono osservatori oggettivi che tendono a credere soltanto all’universo materiale. Alcuni dicono che è accaduta per caso. Questa posizione è in sé illogica, poiché se c’è qualcosa che esiste per caso, tanto vale dire che le cose non hanno alcuna causa. Ma vediamo dalla vita quotidiana che ogni cosa ha una causa: le nuvole causano la pioggia, il vento sparge attorno i semi e ne nascono nuove piante. Niente esiste senza ragione. Se l’evoluzione ha una causa, allora ci sono due spiegazioni possibili. Potete accettare che l’universo sia stato creato da Dio, nel qual caso si pongono molte contraddizioni, come per esempio la necessità che la sofferenza e il male siano stati anch’essi creati da Dio. L’altra opzione è invece spiegare che ci sono numeri infiniti di esseri senzienti i cui potenziali karmici hanno creato collettivamente questo universo come proprio ambiente. L’universo che abitiamo è creato dai nostri propri desideri e azioni. Ecco perché siamo qui. E questo, almeno, è logico.

Desiderio e azione 

Sunto della lezione del Lama Palin al Centro studi tibetani Mandala di Milano

Immagine da www.dreamstime.com

  

Il desiderio in sé non genera le tendenze karmiche, ciò che crea Karma è l’attaccamento.

Il Buddismo è basato sul modo di compiere azioni di corpo, parola e mente. La vita è fatta di esperienze che si susseguono una dopo l’altra. Il “sommovimento” è quella agitazione la cui forza spinge l’esecuzione di una azione che noi compiamo nell’atto di vivere una esperienza. Quando l’esperienza è unica si può dire che effettivamente è una esperienza quando si ripete una seconda volta può essere considerata un verifica, quando si ripete continuamente diventa tendenza, che è indisgiungibile dalla agitazione, sommovimento. 

Questa agitazione/sommovimento è quello che si prova appena prima di prendere una scelta che comporta o meno l’esecuzione di un determinato comportamento (azione). Si chiama attaccamento.

Attaccamento è la forza che spinge alla ripetizione di una azione che quindi crea una tendenza. La tendenza è ciò che definiamo Karma.

Le quattro nobili verità vengono così rilette in base a quanto appena detto:

1-nel cuore degli uomini c’è sofferenza

2-la sofferenza è causata dall’attaccamento

3-l’attaccamento può essere eliminato eliminando di conseguenza anche la sofferenza. In questo modo cessa il nostro atteggiamento mentale verso l’esperienza che perde quindi il suo peso determinante.

4-il modo di eliminare l’attaccamento è un comportamento equilibrato (ottuplice sentiero: Retta visione, intenzione (pensiero), parola, azione, sussistenza, sforzo, presenza mentale e concentrazione), una via di mezzo, vivere le esperienze senza attaccamento. E’ vero che ogni azione inizia da un desiderio ma una volta fatta esperienza, se vediamo che essa genera confusione a causa dell’attaccamento causando quindi negatività e sofferenza dovremo essere in grado di eliminarlo. E’ il modo con cui viviamo le esperienze che deve cambiare, non farsi prendere troppo, non fasi influenzare dal giudizio, dalla discriminazione, dall’attaccamento. L’atteggiamento corretto è l’imperturbabilità nei confronti delle cose, stare con le cose senza farsi catturare, senza attaccamento.

Senza equilibrio (mentale) in preda all’agitazione andiamo in confusione e diventiamo preda dell’ignoranza. Ignoranza intesa come non capire la vera natura delle cose e soprattutto di non capire quale azione è dannosa, sia per noi che per gli altri.
Se siamo attaccati agli obbiettivi sperimenteremo sofferenza. Inoltre questa confusione ci porta alla incapacità di affrontare un cambiamento, non siamo in grado di reagire o decidere perché siamo in confusione, non siamo sereni, non abbiamo chiarezza delle idee.
Per liberarsi dall’attaccamento pensiamo all’impermanenza : tutto ciò che nasce muore, niente dura tutto cambia. Liberiamoci dalla tendenza a vedere le cose in termini di orgoglio “IO” o di possesso “MIO”, fattori questi che creano complicazioni. Sviluppare altruismo (amore), compassione, equanimità, gioire per la altrui felicità (sono i quattro pilastri): in queste condizioni l’ego non ha spazio per crescere.
Come abbiamo detto all’inizio la vita è fatta di esperienze che si susseguono una dopo l’altra, senza esperienza non c’è vita, quindi non dobbiamo pensare che per evitare l’attaccamento non dobbiamo fare esperienza; l’importante è viverle senza attaccamento, con atteggiamento equilibrato (giusta misura, moderazione, (in una parola vivere saggiamente). La saggezza la acquisiamo con la esperienza, esperienze cha vanno vissute nella maniera corretta, così come indicato nelle quattro nobili verità.

I consigli dei Lama

fonte:http://www.buddismonapoli.it/

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Trovo interessanti come spunti per la meditazione alcuni dei pensieri dei Lama, quindi ve li riporto

Geshe Neysurpa disse: “Dato che non raggiungerai la buddhità concependo gli altri come tuoi avversari, devi renderti conto che tutti gli esseri viventi sono tue madri e tuoi padri. Dato che non raggiungerai la buddhità facendo distinzione tra le caratteristiche qualitative, devi renderti conto che la vacuità è nella natura di tutti gli esseri viventi.”

Geshe Langri Tangpa disse:

“Poiché una persona non può giudicarne un’altra in modo veritiero, non criticare nessuno.

Poiché tutti gli insegnamenti del Buddha sono efficaci, non discriminare tra essi dicendo che alcuni sono buoni ed altri cattivi. Poiché non puoi guidare gli altri finché non hai ottenuto tu stesso stabilità, sforzati e medita in isolamento.”

Geshe Sarba disse: “Poiché le donne per gli uomini e viceversa sono la radice delle passioni che incatenano, non dipendere da loro. Poiché il vino è la radice delle passioni che incatenano, non berlo. Poiché l’accumulo di beni è la radice delle passioni che incatenano, abbandona gli attaccamenti materiali.”

Geshe Chayulpa disse: “Mantieni pura la pratica morale, perché è il fondamento del sentiero della liberazione e dell’illuminazione. Pratica la bodhicitta, perché è la forza vitale di quel sentiero. Sforzati sempre di accumulare merito e saggezza, perché sono gli scalini su quel sentiero.”

Geshe Chayulpa disse anche: “L’oggetto e il soggetto sono come il legno di sandalo e la sua fragranza. Apparenza e vacuità sono come le nuvole ed il cielo. Vacuità e pensieri abituali sono come l’oceano e le sue onde.”

Geshe Tolungpa disse:

“Non assumere come veramente esistenti le apparenze che sono solo designazioni attribuite. Non attaccarti ai fenomeni impermanenti, non affliggerti per la distruzione di cose talmente illusorie. Non indebolire la tua opposizione alle passioni che incatenano ed ai desideri.

Non seguire le otto preoccupazioni terrene. Non unirti a cattive compagnie. Non avere grande nostalgia dei tuoi parenti. Non indebolire il tuo rispetto e la tua fede nel lama e nei Tre Gioielli. Non essere fortemente attaccato al corpo e ai piaceri. Non elogiare attività, guadagno e fama. Non indebolire la tua meditazione risoluta. Non diminuire la compassione che aiuta gli altri in modo disinteressato.”

Geshe Nambarpa disse: “

Senza controllare i tuoi desideri, non ridurrai il tuo attaccamento alle cose

, sbarazzati di ciò che possiedi come se svuotassi una sputacchiera.”

Geshe Chimbupa, quando gli fu chiesto un precetto da parte di un yogi, disse: “Le apparenze sono illusorie, non prenderle per veramente esistenti. I cinque aggregati sono carne e sangue, non prenderli per ‘mio’. La proprietà sono accumulate per effetto dei karma precedenti, non fare così tanti sforzi per procurarti delle cose. Segui questo precetto ora non dire ‘Lo farò in futuro’.

Geshe Shabogaypa disse: “Nel presente hai ottenuto una vita umana con tempo a disposizione ed opportunità ed hai trovato un maestro spirituale. In questo periodo hai incontrato l’insegnamento Mahayana. Ora devi prepararti per le vite future e dirigere i tuoi passi verso la liberazione e la buddhità. “Per preparare te stesso per le vite future, devi disprezzare ciò che riguarda questa vita, abbandonando le dieci azioni non virtuose e adottando le dieci azioni virtuose. Per ottenere la liberazione, devi distogliere la tua mente da tutto ciò che è samsara. Per dirigere i tuoi passi verso la buddhità onnisciente, devi praticare la bodhicitta. ..
“Per dare origine a questi comportamenti, devi accumulare merito. Se non accumuli merito, non puoi capire l’insegnamento. Benché tu possa capire qualcosa, non verrà assimilato, mentre anche la poca comprensione che hai sarà diminuita e non sarà utile. Inoltre, è pér il fatto che in passato non hai accumulato merito e invece hai accumulato il suo opposto che hai vagato nel samsara. Persino in questa vita, è per il fatto che non hai accumulato merito e non hai abbandonato le azioni non virtuose che le cose non vanno bene come desideri. Quindi, la radice di tutti gli insegnamenti è accumulare merito e sradicare gli errori.”

Geshe Shabogaypa disse anche: “Siccome i desideri di questa vita causano tutta la miseria di questa e delle vite future, non dobbiamo cercare l’appagamento dei nostri desideri. Quando cerchiamo di appagare i nostri desideri, non siamo felici. Diventiamo insicuri della direzione della nostra vita ed emergono subito errata parola, errata mente ed errate azioni. “Quindi, dobbiamo rinunciare ai nostri molti desideri. Quando siamo capaci di fare ciò, stabiliamo l’inizio della felicità e della soddisfazione. Il miglior segnale della felicità in questa e nelle prossime vite è non desiderare o accumulare assolutamente niente. Quando non desideriamo il guadagno, abbiamo il guadagno più grande. Quando non desideriamo la reputazione, abbiamo la reputazione migliore. Quando non desideriamo la fama, abbiamo la fama più grande. Quando non desideriamo compagnia, abbiamo la compagnia migliore. “Ma quando indulgiamo nei desideri di questa vita, sminuiamo noi stessi e ci rendiamo completamente miserabili. Portiamo biasimo a noi stessi in questa vita e una rinascita in stadi più bassi nelle vite future. “Perciò, quando, non desiderando la nostra propria felicità, limitiamo le nostre critiche nei confronti degli altri, umiliamo noi stessi, limitiamo i nostri desideri ed evitiamo tutte le azioni che non sono religiose, otterremo dunque l’illuminazione in futuro.
“In breve, stiamo sempre ad incominciare quello che non è necessario incominciare, a realizzare quello che non è necessario realizzare, a fare quello che non è necessario fare. Benché diciamo tutto questo, se non allontaniamo realmente i desideri di questa vita, non c’è modo di trovare felicità ora o nelle vite future. Se ci allontaniamo da tutti i desideri, non abbiamo affatto bisogno di cercare la felicità.”

Geshe Shabogaypa disse in seguito: “Se non controlli te stesso, non desiderare di controllare gli altri. Se non comprendi te stesso, non desiderare di insegnare agli altri. Uno che ha grande fede evita di agire in modo sbagliato. Uno che trova appagamento nella vacuità non si aggrappa all’ego. Uno che ha grande saggezza conosce la differenza tra Dharma e non Dharma. Uno che è saggio comprende il Dharma. Uno che si preoccupa persino del più lieve peccato si preoccupa anche di quelli più grandi. Uno di animo benevolo ha smesso di fare del male. Uno incapace di vivere da solo deve essere capace di andare d’accordo c’on gli altri. Uno che desidera essere santo non deve lasciare che la sua pazienza si indebolisca. Uno che ora distribuisce molti doni non deve dare di meno quando ha minori risorse. Uno che è degradato non dà elevati insegnamenti. Uno che ha un buon maestro non agisce negativamente. Uno che è felice di imparare il Dharma è anche felice di praticarlo. Uno che vive in isolamento non si unisce agli altri. Uno che cerca la bontà ha pochi desideri. Uno che desidera ottenere la liberazione non è spinto verso le otto preoccupazioni comuni.

Infine, Geshe Shaboyapa rimproverò se stesso: “Tu vecchio pazzo – desideri alti insegnamenti, benché la tua natura sia bassa. Tu ciarlatano – desideri migliorare gli altri, ma non migliori te stesso. Tu impostore – agisci come se il Dharma fosse destinato solo agli altri perché lo seguano e non a te stesso. Tu confusionario – hai ordinato agli altri di agire correttamente, ma tu stesso agisci scorrettamente. Tu indolente fannullone – ogni ascesa precede una più grande caduta. Tu politicante – fai estese promesse, ma limitata realizzazione. Tu canaglia – cerchi le passioni che incatenano e allo stesso tempo pretendi di applicare le contromisure. Tu codardo – hai paura che gli altri vedano le tue colpe e speri che vedano solo le tue buone qualità. “Tu sei affezionato ai tuoi parenti invece di coltivare gli amici spirituali. Sei avvinto da passioni che incatenano invece di coltivare i loro antidoti. Lasci la pratica per le vite future invece di coltivarla in questa vita. Sei legato a quelli che ti aiutano piuttosto che coltivare quelli che ti fanno del male. “Tu idiota – fai del male agli altri, non rendendoti conto che fai del male a te stesso. Non comprendi che aiutare gli altri è aiutare te stesso. Non vedi che la miseria e il male che vengono a te sono utili per praticare il Dharma. Non vedi che il desiderio e la felicità non contribuiscono alla pratica del Dharma. “Tu dici agli altri che praticare il Dharma è molto importante, eppure tu stesso non segui l’insegnamento. Disprezzi gli altri che sono immorali, eppure non trattieni te stesso dall’agire male. Vedi i più piccoli difetti negli altri, eppure non noti i grandi difetti in te stesso. Smetti subito di aiutare gli altri quando non ricevi niente in cambio. Non sopporti di vedere gli altri maestri ricevere rispetto. Sei servile con quelli in posizione elevata mentre sei sprezzante con quelli al di sotto di te. Discorsi sulle vite future non sono piacevoli alle tue orecchie. Agisci in modo santo e sdegnoso quando vieni corretto dagli altri. Vuoi che gli altri vedano le tue virtù e sei contento quando non vedono le tue colpe. Sei soddisfatto da una bella facciata benché l’interno non sia così bello. “Ti piace che ti vengano date delle cose. Non cercando la felicità dentro di te, la cerchi all’esterno. Avendo fatto voto di studiare l’insegnamento del Buddha, invece studi gli eventi del mondo comune. Benché tu sia d’accordo con i consigli dei bodhisattva, le tue azioni ti stanno preparando per l’inferno. Benché tu abbia dedicato il tuo corpo, appagamento e attività virtuose del passato, presente, , e futuro per il beneficio di tutti gli esseri viventi, rifiuti di abbandonare il tuo ego. Ti piacciono gli amici immorali, dimenticando che ti portano alla rovina. Non ti rendi conto che la collera di un amico spirituale è utile. “Non ‘sprecare tempo in discussioni inutili. Non costruire castelli in aria, aumentando le tue brame. Non trarre piacere da attività pericolose. Non fare molte cose che assurdamente ostacolano le azio<stroneeg>ni virtuose.” Provando rimorso, si rimproverò in questo modo.