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Om Ah Hum Vajra Guru Padma Siddhi Hum

Fonti originali: http://blog.libero.it/DAOYIN/12029990.html & http://www.kheper.net/topics/Buddhism/dhyanibuddhas.html

scritta om ah hum

Oṃ Āḥ Hūṃ è il mantra di Padmasambhava o della saggezza infinita. Om Ah Hum sono le sillabe sublimi, l’essenza dei principi di corpo, parola e mente illuminati, OM è il perfetto splendore e la ricchezza del sambhoghakaya, AH è la totale immutabile perfezione del dharmakaya, il corpo manifesto di assoluta Realtà, HUM perfeziona la presenza di Guru Padmasambhava come nirmanakaya, il corpo manifesto di emanazione.
Altra interpretaione simile indica in OM il suono primordiale dell’univero, principio universale dell’illuminazione, AH evocazione, richiamo e HUM manifestazione dell’illuminazione nella persona, ovvero le tre energie fondamentali della manifestazione.

Nel buddhismo la via per la salvezza spirituale non è vista come un viaggio astratto ma piuttosto è stressato il concetto che l’ottenimento della illuminazione passa attraverso una profonda trasformazione della nostra mente e del nostro essere. Ma come dare origine a questa trasformazione? La risposta risiede negli intrinseci tratti negativi che tengono la nostra spiritualità imprigionata e insoddisfatta. Questi stessi intrinsechi tratti negativi ma sopratutto l’energia che in essi è presente, se imprigionata nutre i nostri veleni e delusioni, se invece viene liberata, scorrendo fluida rafforza ed illumina la nostra mente.

Nella sua tipica inclinazione di classificazione e categorizzazione il buddhismo vajrayana divide le delusioni negative che assillano e contaminano la forma umana in cinque categorie che sono: l’odio, l’orgoglio, l’attaccamento, la gelosia e l’ignoranza. Questi veleni sono la somma di tutti i fattori che ci allontanano dal l’illuminazione. Ma la speranza risiede nel fatto che la mente umana possiede il potenziale per trasformare questi tratti negativi in attributi positivi. Nei supremi momenti di ispirazione creativa queste emozioni trasformate sono visualizzate come cinque bei differenti splendenti Buddhas, ciascuno di un colore diverso, seduti sul loro trono di loto, sopra un cuscino di sole e di luna, sorretti ognuno dal proprio animale simbolo, in posizione di meditazione (in sanscrito appunto Dhyana), che compiono ciascuno il proprio gesto (mudra) e con in mano il proprio simbolo. Essi sono atti a simboleggiare la loro vittoria concettuale sulle emozioni che oscurano le nostre menti. Essi sono figli dello stesso padre spirituale vajrasattva, ma pur essendo tali e avendo quindi una origine comune rappresentano ciascuno un differente stato spirituale.
Le energie fondamentali e onnipresenti, sia quelle fisiche che operano nell’universo, sia quelle strettamente connesse con la nostra mente individuale, vengono simbolizzate dai 5 Dhyani buddha: Aksobhya, Ratnasambhava, Amitabha, Amoghasiddhi e Vairocana (Vajra, Guru, Padma, Siddhi, Hum).

Vajra indica la famiglia mistica del Diamante, l’emozione negativa della RABBIA, il dhyani Buddha Akshobia, l’Acqua, il colore blu, l’EST.

aksobhya

Akshobya si ritiene sia in grado di trasformare il veleno della rabbia in una saggezza detta “simile allo specchio”. Questo tipo di saggezza ci permette di vedere le cose così come sono in maniera imparziale e non pregiudiziosa. Sia che si tratti di una rosa rossa o un coltello insanguinato lo specchio restituisce l’immagine fedele alla realtà di come sono le cose. Esso non discrimina il rosso del petalo della rosa dal rosso del sangue sulla lama del coltello inducendo in noi un sentimento che può essere quello di sentirci attratti dalla rosa e ripugnati dal coltello. Lo specchio si mantiene indisturbato e non turbato dalle circostanze che possono esserci favorevoli o sfavorevoli. Il colore di Akshbya è blu che si collega da vicino al simbolismo dello specchio così come è il colore dell’acqua che è in grado di riflettere le immagini come un specchio.
L’emblema è il Vajra che in sanscrito vuol dire duro e potente, in tibetano significa anche la indistruttibile durezza e brillantezza del diamante simboleggiante quindi anche l’immutabile e indistruttibile stato della illuminazione. Anche il gesto di toccare la terra con il palmo della mano rivolto all’interno rappresenta il significato di indistruttible e motivato dal fatto che la terra è simbolo di solidità. L’animale che sorregge il trono è l’elefante, anche esso simbolo di solidità, sopratutto quando appoggia la zampa sulla terra con passo sicuro e deciso, la stessa sicurezza e determinazione che ha un Buddha nell’affrontare le difficoltà che ostacolano l’illuminazione

Guru indica la famiglia del Gioiello (Ratna), l’emozione negativa dell’ORGOGLIO, il dhyani Buddha Ratnasambhava, la Terra, il colore giallo, il SUD.

ratna

Ratnasambhava trasforma l’energia negativa dell’orgoglio nella energia positiva della equanimità. Sviluppando questa saggezza si arriva a vedere come non ci sia nessuno più o meno meritevole di una altra, non lasciando spazio all’orgoglio di sorgere.
Il suo gesto gesto di donare con la mano destra che, appoggiata sul corrispondente ginocchio, tocca la terra col palmo rovesciato all’esterno. Questa posizione del palmo indica una comunicazione con gli altri, nel senso che Ratnasambhava è estroverso e rivolto verso gli esseri, dei quali condivide gioie e dolori e ai quali si dona nell’amore e nella compassione. Il suo simbolo è il gioiello ed è associato alla ricchezza, egli dona la ricchezza in modo indiscriminato ed indipendente dalla condizione sociale del soggetto a cui è rivolta la donazione. Meditare su questa saggezza ci porta a sviluppare solidarietà verso tutto il genere umano. La saggezza della equanimità ci porta anche ad accettare con maggiore serenità e nella corretta prospettiva le otto esperienze divise in quttro coppie: guadagno-perdita, fama-disgrazie, orgoglio-vergogna, dolore-piacere. Dobbiamo sapere che se un giorno proviamo piacere, in futuro proveremo anche dolore; questa è l’espressione sporituale della legge di newton del principio di conservazione dell’energia e che ogni azione dell’universo ha una sua reazione che è uguale e contraria.
Il colore è giallo come il colore della terra, la terra è talmente generosa da distribuire continuamente le sue ricchezze agli uomini, senza nemmeno chiedere niente in cambio. Allo stesso modo la radiosità di Ratnasmbhava fa dissolvere i confini tra il sè e gli altri, insegnandoci di condividere tutto con gli altri, non bisogna nemmeno possedere il senso del dare perchè esso implicherebbe l’esistenza di percepire mentalmente che c’è uno che da e uno che riceve, creando così la dualità che invece Ratnasmbhava vuole aiutarci a dissolvere. Il suo animale è il cavallo che trasporta su di sè le sofferenze degli esseri con pieno vigore (forza). È anche il simbolo del viaggio spirituale.

Padma indica la famiglia del Loto, l’emozione negativa della PASSIONE CIECA, il dhyani Buddha Amithabha, il Fuoco, il colore rosso, l’OVEST.

padma

Il colore è il rosso, colore dell’amore, della passione, dell’energia emozionale. La sua direzione è occidente, dove il sole tramonta, dopo una giornata dura la sera arriva e diventa più probabile un approccio con le altre persone, finalmente libere dai rigidi impegni quotidiani. Tutto diviene più gioviale e gentile, anche puro, così come la suprema energia della natura che allo stesso modo diventa accessibilee aperta a tutti. Il simbolo è il loto, anche esso espressione di gentilezza, purezza e accessibilità. Il suo simbolo è il fiore di loto (padma) completamente sbocciato, simbolo della meditazione creativa e dell’accettazione di ogni situazione. Esso cresce dal fango verso l’abbagliante luce del sole e quando sboccia, i suoi petali sono incontaminati e puri. L’animale è il pavone che si dice in grado di trasformare i veleni che mangia nei magnifici colori che assume il piumaggio. Questo a livello spirituale umano deve farci meditare sul fatto che qualsiasi emozione distruttiva può essere trasformata in qualità positiva ed illuminata. La sua posizione cioè il gesto della meditazione, nel quale ambedue le mani riposano in grembo, la destra sopra la sinistra, con i palmi aperti. Questa posizione dei palmi aperti verso l’alto indica la ricettività verso le qualità e le forze esterne dell’universo ed è anche simbolo di raccoglimento e massima concentrazione gli permette di portarsi ad elevati livelli di concentrazione meditativa. Questo rappresenta l’archetipo della infinita saggezza che permette di trasformare le nostre passioni ed attaccamenti in una saggezza discriminante, in grado di comprendere che tutto e tutti siamo fatti dello stesso primitivo substrato. Contemplando così saremo abili a realizzare che tutti gli oggetti a cui noi aspiriamo e verso i quali sviluppiamo attaccamento non sono separati da noi (infatti siamo noi ad attribuirgli un vaore o giudizio) sono essi tanto parte di noi così come noi lo siamo di loro. (Tutto nasce, cresce e poi passa. Tutto passa, niente rimane. Gli oggetti a cui noi diamo importanza acquistano più o meno valore a seconda del nostro atteggiamento verso di essi. Un orologio non avrebbe motivo di esistere se nessuno guarda che ora è. Così non dobbiamo sviluppare attaccamento per un oggetto, in questo modo non dovremo soffrire se non lo possediamo o di perderlo se ce lo abbiamo).

Siddhi indica la famiglia del Doppio Vajra. l’emozione negativa dell’INVIDIA, il dhyani Buddha Amogasiddhi, il Vento, il colore verde, il NORD.

siddhi

Il suo emblema è il doppio Vajra (visva-vajra), simbolo del magico potere spirituale (siddhi) di un Buddha, ossia dell’abilità di compiere ogni azione perfettamente e con la volontà libera da ogni tendenza egoistica. Il suo gesto è del coraggio o della rassicurazione o fiducia: Amoghasiddhi concede benedizioni a tutti gli esseri con la mano destra dal palmo aperto verso l’esterno, alzata all’altezza delle spalle esprime rassicurazione; egli ci invita a non avere paura e significa anche protezione. Il suo corpo è verde, colore della pace e della tranquillità della natura che calma l’ansia. Il suo animale è il san-san, una specie di garuda che suona due cembali mentre trasporta Amoghasiddhi: il san-san è una creatura di forma umana (maschile o femminile) nella parte superiore, con piedi ed ali da uccello; il garuda ha invece testa, zampe ed ali d’aquila, corpo da uccello e braccia umane; ed è nemico acerrimo dei serpenti (che simboleggiano le emozioni velenose e che vengono divorati da esso). Con una visione simile a quella delle aquile siddhi è in grado di vedere da lontano le delusione che affliggono gli esseri. Associato alla energia egli è il signore del karma e come buddha della azione egli rappresenta praticamente il raggiungimento degli obbiettivi come risultato dell’uso della saggezza somma di tutti gli altri buddha. Egli è il buddha di tutte le azioni concluse con successo, compreso quella dell’acquisizione della saggezza di trasformare la gelosia verso gli altri con il successo della azione. Amoghasiddhi modifica il fallimento umano negativo della gelosia in saggezza positiva di realizzazione. La gelosia è un sentimento umano positivo in quanto alimenta la nostra ambizione e ci spinge a realizzare obiettivi di una elevata spritualità. La sua negatività deriva dal fatto che è quasi sempre accompagnato da un amaro risentimento verso cui é rivolta la nostra invidia. Quando siamo in grado di scongiurare questa sensazione associata di risentimento, e realizzare al tempo stesso che l’oggetto della nostra gelosia è un mezzo ci spinge ad ottenere risultati più alti, avremmo il letto il messaggio di Amoghasiddhi con successo .

Infine Hūṃ indica la famiglia della Ruota del Dharma, l’emozione negativa dell’IGNORANZA, il dhiani Buddha Vairochana, lo Spazio, il colore bianco, il CENTRO.

vairochana

Il suo gesto è di mettere in movimento la ruota del Dharma, cioè l’insegnamento della dottrina. Le mani sono all’altezza del cuore e le dita in posizione di predicazione (mano destra col palmo rivolto all’esterno; quella sinistra rivolta all’interno, col pollice che tocca l’indice).
Vairocana raffigura quindi il promotore ed ispiratore spirituale (l’opposto di chi è ottuso, indolente e depresso);
Vairochana significa brillante e luminoso sole, da cui egli è anche chiamato l’illuminatore. Il suo gesto è quello di mettere in moto la ruota della dottrina. È una idealizzazione della figura centrale del buddha come maestro, senza il quale non esisterebbe il buddhismo e non si conoscerebbe la via per la liberazione dalla sofferenza. Egli è la somma di tutte le qualità degli altri dhyani buddha e il suo colore bianco è la risultante della somma degli altri colori. L’animale è il leone che quando ruggisce sovrasta tutte le altre voci, così come Buddha ha fatto con il suo primo insegnamento quando ha spiegato le quattro nobili verità ai primi discepoli. Il leone è anche il simbolo dell’agire senza esitazione. Gli 8 leoni che sorreggono il trono su cui è seduta una divinità, rappresentano gli 8 poteri della mente di Buddha (l’impavidità e la vittoria su tutti i poteri biasimevoli) e quindi la supremazia buddhica Meditare su vairochana trasforma la delusione della ignoranza nella saggezza del dharma. Quando il buddha mise in moto la ruota della dottrina illuminò come il sole il cuore degli uomini fino ad allora oscurati dall’ignoranza. Il suo simbolo è il dharmachakra, la ruota del Dharma a 8 raggi (emblema del Nobile Ottuplice Sentiero).

…Le suddette divinità simboleggiano tutti gli immaginabili aspetti frammentari dell’unica realtà universale: e sono quindi mezzi o espedienti opportuni – nella fase creativa della meditazione – per guidare gli esseri senzienti dal particolare all’universale, dai molti all’Uno. Infatti, i Cinque Buddha Celestiali o Trascendenti (e le rispettive Famiglie) personificano le varie manifestazioni dell’energia che sperimentiamo come emozioni, qualità, ambiente, modo di vita, azioni ed eventi (che sono tutti effetti dell’energia). Ogni aspetto del mondo fenomenico, tutti gli esseri, i luoghi, i grandi elementi costitutivi dell’universo, gli skandha (aggregati psico-fisici), i sapori, le funzioni fisiologiche, i 5 tipi di difetti mentali (klesha), possiedono una caratteristica (qualità) predominante che li collega, li associa e li coordina misticamente a ciascuno dei 5 Dhyanibuddha, che ne sono l’espressione: ne deriva che tutti questi fattori sono elevati al livello di valori universali e di simboli cosmici e spirituali. Attraverso questa coordinazione di tutti gli aspetti dell’universo nasce la coscienza di una dimensione superiore…

I cinque Dhyani buddha rappresentano i tipi base della personalità degli uomini, ognuno di essi rappresenta la qualità negativa così come la qualità positiva quando avviene la trasformazione della stessa afflizione, manifestando così la gloriosa saggezza. Questa è una ampia di dimostrazione del buddhismo vajrayana che insegna a non sopprimere la nostra qualità negativa, dice di lavorarci sopra fino a che la natura illusoria non viene compresa e realizzata, diventando un aspetto di una saggezza inerente ad essa.
Le prime tre sillabe del mantra di rappresentano quindi la creazione ed il processo che “induce” nell’essere umano l’unificazione alla possibilità di accedere all’illuminazione (Bodhi) attraverso il seme di Vajradhara (entitá primordiale da cui originano i 5 dhyani buddha).
Le altre 5 sillabe quindi disegnano un maṇḍala, inteso come rappresentazione dell’Universo dell’esperienza fenomenica (inteso come universo dell’esperienza umana della percezione della realtà, è uno stato mentale):

La rappresentazione simbolica del mantra rende lo schema più chiaro:

mandala
Le tre figure in alto (sotto il sole e la luna) sono le tre potenze, o le “Tre Porte”:
Om mente (primordiale)
Ah parola
Hum corpo
Poi ai 4 punti cardinali abbiamo: 
Vajra  l’acqua (rabbia) ad Est:
Guru  la Terra (orgoglio) a Sud
Padma il Fuoco (Passione) ad Ovest:
Siddhi  il Vento (Invidia) a Nord:
Hum lo Spazio (Ignoranza) al centro del mandala

La pratica del mantra:

Prima di iniziare la recitazione del mantra si dovrebbe procedere all’evocazione che consiste nel produrre dinanzi a se, mediante la visualizzazione, l’immagine della “Divinità ispiratrice”.
Poi  si immagina il proprio corpo identico a quello della forma divina visualizzata. Anche qui si deve intendere non la forma fisica ma piuttosto si deve produrre uno stato mentale che si rifà alla qualità dello stato mentale della divinità evocata. Ovviamente la visualizzazione rafforza lo stato mentale! Poi si pronunciano (a voce alta, bofonchiando o solo recitando mentalmente) le sillabe Oṃ, Āḥ, Hūṃ alla fronte, alla gola , al cuore fin quando “non accade qualcosa”, una sensazione di energia “morbida” che ci avvolge, una luce che ci penetra ecc. ecc. Questo è ‘ l’jñānasattva, l’essenza della conoscenza: la divinità evocata è penetrata in noi e ci dà modo di verificare l’identità tra noi e la divinità evocata. 
A questo punto  si può cominciare la recitazione del mantra, 108 volte, ad esempio come viene suggerito solitamente, facendo attenzione ai “luoghi” del corpo in cui risuonano le varie sillabe.

Link al video YOUTUBE del mantra cantato: http://youtu.be/bE8-mL_HR8A

SPIEGAZIONE DEI BENEFICI E DEI VANTAGGI DEL VAJRA GURU MANTRA
Dal grande terton Karma Lingpa (14th secolo) – IL COMMENTARIO SILLABA PER SILLABA

Fonte originale: http://www.sangye.it/altro/?p=1343

Il Vajra Guru Mantra, è il mantra associato a Guru Rinpoche, noto anche come Padmasambhava. Questo testo è la traduzione di un tema che spiega il Vajra Guru Mantra. Fu originariamente nascosto durante il tempo di Padmasambhava in Tibet e poi riscoperto da Karma Lingpa (14th secolo ) che lo trascrisse su risme di fogli d’oro. Esso è conosciuto come “Il commentario sillaba per sillaba. La spiegazione dei benefici e dei vantaggi del Vajra Guru Mantra”. Inizia con un’invocazione e prosegue con un dialogo tra Yeshe Tsogyal, la consorte spirituale di Padmasambhava e Padmasambhava stesso.
E così inizia Yeshe Tsogyal: …quali tipi di benefici e vantaggi ci saranno per coloro che faranno affidamento esclusivamente sulla pratica del Vajra Guru Mantra? Ti chiedo di riferire questo per il bene degli individui che, in futuro, non saranno in grado di percepirlo e per cui va a loro spiegato.
Il grande maestro rispose:
… Se questo mantra è recitato un centinaio di volte al giorno, solo un centinaio di volte al giorno, senza interruzione, si diventerà attraenti per gli altri e senza sforzo si otterrà cibo e ricchezza e le necessità della vita.
Se un individuo recita quotidianamente mille o diecimila volte il mantra, diventerà molto carismatico ed eserciterà un’influenza positiva sulle persone e guadagnerà, senza impedimenti, la forza delle benedizioni e del potere spirituale.
Se lo si ripete un centinaio di migliaia o milioni di volte, in modo regolare, si sarà capaci di dare un incommensurabile beneficio agli esseri, proprio come si vorrebbe.
Se si recita il mantra tre o sette milioni di volte, non si è mai separati dai Buddha dei tre tempi e si diventa inseparabili da me. Tutti gli dei e demoni di esistenza ci assisteranno e offriranno le loro lodi.
Solo gli esseri eccellenti otterranno il corpo di arcobaleno, e il livello finale di conseguimento in questa vita. Ad un livello più mediocre, al momento della morte, gli aspetti madre e figlio della radiosa luminosità si incontreranno. Come minimo le persone vedranno il mio volto nello stato di bardo e tutte le apparenze dello stato di bardo si libereranno nel proprio terreno in modo che queste persone rinasceranno nel continente di Ngayab e da quel punto di osservazione saranno in grado di realizzare un incommensurabile quantità di benefici per gli esseri. Così rispose il Guru a Yeshe Tsogyal.
Yeshe Tsogyal disse:
Oh grande maestro, è molto gentile da parte tua avere parlato dei vasti e incommensurabili vantaggi dell’energia spirituale di questo mantra. Per il beneficio futuro degli esseri senzienti, tuttavia, sarebbe di enorme giovamento una spiegazione dettagliata e così ti chiedo di parlare, in modo succinto, delle differenti sillabe di questo mantra.
Il grande maestro rispose:
O figlia di buona famiglia, il Vajra Guru Mantra, non è solo il mio mantra essenziale è l’essenza o forza vitale di tutte le divinità delle quattro classi di tantra , di tutti i nove yanas, e di tutte le 84000 collezioni degli insegnamenti di dharma. L’essenza di tutti i Buddha dei tre tempi, tutti i guru, yidam, daka e dakini, protettori del dharma, ecc., l’essenza di tutti questi è contenuta e si completa in questo mantra. Come fare, mi puoi chiedere, questo lavoro? Qual è la ragione per cui tutti gli esseri completino questo mantra? Ascolta bene e tienilo a mente. Leggi e rileggi. Scrivi e insegnalo e mostralo, per i benefici degli esseri senzienti.

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM AH HUNG sono le sillabe sublimi, l’essenza dei principi di corpo, parola e mente illuminati
VAJRA è l’essenza sublime dell’indistruttibile famiglia
GURU è la sublime essenza della famiglia del gioiello
PEMA è la sublime essenza della famiglia del loto
SIDDHI è la sublime essenza della famiglia dell’azione
HUNG è la sublime essenza della famiglia trascendente

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM è il perfetto splendore e la ricchezza del sambhoghakaya
AH è la totale immutabile perfezione del dharmakaya, il corpo manifesto di assoluta Realtà
HUNG perfeziona la presenza di Guru Padmasambhava come nirmanakaya, il corpo manifesto di emanazione
VAJRA perfeziona tutte le divinità heruka dei mandala
GURU si riferisce alla radice e alla trasmissione dei guru e ai detentori della consapevolezza intrinseca
PEMA perfeziona l’unione di daka e dakini
SIDDHI è la forza vitale di tutte le ricche divinità e dei custodi degli insegnamenti terma
HUNG è la forza vitale dei dharmapala, le divinità di protezione

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM AH HUNG sono le forze vitali delle tre classi di tantra
VAJRA è la forza vitale della disciplina monastica e della classe degli insegnamenti dei sutra
GURU è la forza vitale dell’abhidharma e del kriya yoga, il primo livello di tantra
PEMA è la forza vitale del charya yoga, la seconda classe di tantra e lo yoga tantra, la terza classe di tantra
SIDDHI è la forza vitale delle classi di insegnamento del mahayoga e anuyoga
HUNG è la forza vitale dell’ati yoga, la Grande Perfezione Naturale (Dzogchen)

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM AH HUNG purifica le oscurazioni che derivano dai tre veleni mentali: desiderio/attaccamento, avversione, ignoranza
VAJRA purifica le oscurazioni che derivano dalla rabbia
GURU purifica le oscurazioni che derivano dall’orgoglio
PEMA purifica le oscurazioni che derivano dal desiderio/attaccamento
SIDDHI purifica le oscurazioni che derivano dall’invidia/gelosia
HUNG in modo generale, purifica le oscurazioni che derivano da tutte le afflizioni emotive

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
Attraverso OM AH HUNG si raggiungono i tre kayas
Attaverso VAJRA si realizza la consapevolezza incontaminata simile allo specchio
Attraverso GURU si realizza la consapevolezza incontaminata dell’ equità
Attraverso PEMA si realizza la consapevolezza incontaminata del discernimento
Attraverso SIDDHI si realizza la consapevolezza incontaminata di tutte le saggezze
Attraverso HUNG si realizza la consapevolezza incontaminata della base spaziale

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
Attraverso OM AH HUNG dei, demoni e uomini sono sottomessi
Attraverso VAJRA si guadagna potenza sulle forze malefiche di certi dei e demoni
Attraverso GURU si ottiene il controllo sulle forze malefiche del Signore della Morte e dei demoni cannibali
Attraverso PEMA si ottiene il controllo sulle influenze maligne degli elementi acqua e vento
Attraverso SIDDHI si ottiene il controllo sulle influenze maligne delle forze non umane e degli spiriti che portano danno ed esercitano un potere negativo sulla vita
Attraverso HUNG si ottiene il controllo sulle influenze maligne delle configurazioni planetarie e degli spiriti di terra

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM AH HUNG realizza le sei virtù spirituali
VAJRA realizza le attività di pacificazione
GURU realizza le attività di arricchimento
PEMA realizza le attività magnetizzanti
SIDDHI realizza le attività illuminate in generale
HUNG realizza l’attività irata dell’illuminazione

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM AH HUNG allontana tutte le imprecazioni e maledizioni
VAJRA allontana le conseguenze negative della rottura di un samaya con le divinità di consapevolezza intatta
GURU allontana le influenze negative delle otto classi di dei e demoni nel samsara
PEMA allontana le influenze negative dei naga e degli spiriti della terra
HUNG allontana le influenze negative delle divinità,dei demoni, degli umani e delle divinità samsariche

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM AH HUNG sconfigge l’esercito dei cinque veleni mentali
VAJRA sconfigge la rabbia
GURU sconfigge l’orgoglio
PEMA sconfigge desiderio/attaccamento
SIDDHI sconfigge l’invidia e la gelosia
HUNG sconfigge gli eserciti degli dei, demoni e degli umani

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM AH HUNG porta alle realizzazioni spirituali o siddhi
VAJRA porta alle siddhi di pace e alle divinità irate
GURU porta alle siddhi dei detentori della consapevolezza e al lignaggio guru
PEMA porta alle siddhi delle daka, delle dakini e dei protettori del dharma
SIDDHI porta alle siddhi supreme e mondane
HUNG porta alle siddhi che realizzano ciò che si desidera

OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG
OM AH HUNG trasferisce la coscienza ai puri reami di esperienza
VAJRA trasferisce la coscienza al puro reame dell’est della Gioia Manifesta
GURU trasferisce la coscienza al puro reame del sud di Gloria e Splendore
PEMA trasferisce la coscienza al puro reame occidentale della Grande Benedizione
SIDDHI trasferisce la coscienza al puro reame del nord delle Eccellenti Azioni
HUNG trasferisce la coscienza al puro reame centrale Incrollabile
Se la forma fisica potesse dimostrare i benefici anche di una sola recitazione di OM AH HUNG VAJRA GURU PEMA SIDDHI HUNG, tutta la terra non sarebbe sufficiente a contenere il merito. Tutti gli esseri senzienti che vedono, sentono o ricordano questo mantra si stabiliranno definitivamente nei ranghi maschili e femminili dei detentori di consapevolezza.
Nel caso in cui queste parole di verità del Vajra Guru Mantra non portino agli esseri senzienti ciò che desiderano ottenere come ho promesso, allora io Pema Jungne, sto veramente ingannando gli esseri senzienti.
Ma io non ti ho ingannata, così tu dovresti praticare secondo le mie istruzioni.
Anche se non sei in grado di recitare il mantra per qualsiasi motivo, lo dovresti porre sulla cima della bandiera di vittoria, così quando il vento la tocca, e quel vento tocca gli esseri senzienti, li libererà, senza dubbio. In alternativa si può scrivere sull’argilla o intagliare nella pietra. In questo modo si proteggerà il sentiero su cui queste sillabe sono poste e si proteggerà quella regione dagli effetti maligni. Puoi anche scrivere questo mantra con inchiostro d’oro su carta blu scuro e indossarlo come amuleto. Quando morirai, se questo amuleto verrà bruciato con il tuo corpo, si vedrà l’arcobaleno e la tua coscienza verrà trasferita ai reami della Suprema Beatitudine. I benefici nello scriverlo, leggerlo o recitarlo sfidano ogni preciso termine di paragone. Dopo avere stabilito queste cose, per il beneficio futuro degli esseri senzienti, io nasconderò questo Tesoro. Possa trovarlo in futuro chi ha buon karma

Approfondimento sui cinque Dhyani Buddha

Fonte: http://www.sangye.it/altro/?p=2888

Gli stati o aspetti o modalità attraverso cui si attua e si svolge la buddhità, cioè i modi d’essere della condizione di un Buddha (le sue qualità di mente, parola e corpo) – che con termine sanscrito vengono detti “kaya” – sono principalmente tre, anche se qualche scuola menziona anche Suabibikkakaya (corpo di essenzialità) che contiene le potenzialità (corpo totipotente) e dal quale originano gli altri tre corpi:
–il Dharmakaya (corpo di Dharma o di verità), la mente non ostacolata di un Buddha qual essa è nella sua essenza e corrisponde alla vacuità della illuminazione ;
–il Sambhogakaya (corpo di fruizione o di godimento), l’aspetto di un Buddha che si manifesta agli aryabodhisattva (cioè a quegli esseri spiritualmente avanzati, che hanno l’esperienza diretta ed intuitiva della “vacuità di esistenza intrinseca”);
–il Nirmanakaya (corpo di emanazione), l’aspetto di un Buddha visibile agli esseri ordinari, la buddhità com’è vista dalle persone comuni.

Qui si dice “corpi” di un Buddha e non del o di Buddha (che è un riferimento al Buddha Storico Sakyamuni) con l’intenzione di fare riferimento alla qualità pura della buddità presente in ciascuno degli esseri illuminati (i Buddha), in tutti gli esseri che stanno facendo il percorso (parzialmente confusi ma che hanno la fede intesa come fiducia sul fatto che ci esista la possibilità che ci si possa liberare) o che non hanno nemmeno iniziato (totalmente oscurati e confusi dall’ignoranza).
Da qui anche il riferimento ai 6 regni di esistenza (anime dannate, spiriti famelici, animali, uomini, semidei e dei)  che devono essere intesi come stati mentali e non come luoghi fisici.

Per quanto riguarda in particolare il Dharmakaya, che è senza forma né attributi, esso può essere considerato:
1) da un punto di vista oggettivo: la dimensione dell’assoluto e dell’infinito, è la realtà assoluta o Vacuità, l’indefinito colmo di infinite potenzialità, la fertile ed incondizionata totalità e potenzialità da cui tutte le cose emergono, l’immutabile presupposto e ragione di ciò che muta e diviene, l’assoluto anteriore ad ogni processo dicotomico
2) da un punto di vista soggettivo: è l’adibuddha (Vajrasattva, Vajradhara o Samantabhadra, a seconda delle diverse Scuole), che simboleggia l’essenza mentale di tutti i Buddha, ossia la loro immutabile coscienza assoluta che – libera da ogni difetto – rimane assorbita nella meditazione sulla diretta percezione della Vacuità e contemporaneamente conosce ogni tipo di fenomeni.
Dunque, dal punto di vista della Vacuità, la realtà ultima ed universale di tutte le cose è una sola (l’Uno) poiché essa si identifica con la natura (o principio spirituale) della buddhità ovvero il Dharmakaya. Ma nel suo aspetto non-vuoto, l’universo è plurale, le forze cosmiche e la mente dell’individuo appaiono differenziate come un raggio di luce che passa attraverso un prisma. L’Uno si differenzia nel tutto attraverso fasci elementari di forze, ossia l’infinita varietà dell’universo ha origine da forze primordiali o potenzialità elementari, che sono la matrice di tutto ciò che è e sarà. Tali energie fondamentali e onnipresenti, sia quelle fisiche che operano nell’universo, sia quelle strettamente connesse con la nostra mente individuale, vengono simbolizzate da 5 Buddha Sambhogakaya, che sono i 5 Dhyani buddha o Tathagata o Jina: Vairocana, Aksobhya, Ratnasambhava, Amitabha e Amoghasiddhi.
E’ poi importante precisare che a livello sambhogakaya ogni Dhyanibuddha non esiste da solo, ma è connesso ed associato ad altre divinità, che gli corrispondono sotto altri aspetti dell’Illuminazione. Ogni Dhyani buddha è così capo di una “famiglia”, cioè di un gruppo costituito da tutti i Buddha e da tutte le divinità che in senso figurato si dice che derivano e promanano da lui sotto forma di emanazioni: la dea (Prajña) che ne costituisce la controparte femminile, i rispettivi Bodhisattva maschili e femminili, il corrispondente Manusibuddha (‘Buddha umano’), la Dakini relativa.

I nomi delle 5 Famiglie di Buddha sono i seguenti:
1) Vajra (diamante): simboleggia l’indistruttibilità ed incrollabilità della mente dell’Illuminazione simile alla Vacuità. Ne è rappresentante Aksobhya;
2) Ratna (gioiello): simboleggia il dono dei Tre Gioielli coi quali il Buddha dona la propria persona, la propria dottrina (Dharma) e la propria comunità (Sangha). Ne è rappresentante Ratnasambhava;
3) Padma (Loto): simboleggia lo sviluppo della meditazione. Ne è esponente Amitabha;
4) Karma (attività operante): simboleggia la realizzazione del sapere mediante la compassione e l’amore per il prossimo. Ne è rappresentante Amoghasiddhi;
5) Buddha (o Tathagata): simboleggia la presenza potenziale delle 4 qualità precedenti, cioè la loro sintesi. Ne è a capo Vairochana.
Le suddette divinità simboleggiano tutti gli immaginabili aspetti frammentari dell’unica realtà universale: e sono quindi mezzi o espedienti opportuni – nella fase creativa della meditazione – per guidare gli esseri senzienti dal particolare all’universale, dai molti all’Uno. Infatti, i Cinque Buddha Celestiali o Trascendenti (e le rispettive Famiglie) personificano le varie manifestazioni dell’energia che sperimentiamo come emozioni, qualità, ambiente, modo di vita, azioni ed eventi (che sono tutti effetti dell’energia). Ogni aspetto del mondo fenomenico, ogni cosa, tutti gli esseri, i luoghi, i paesaggi, i grandi elementi costitutivi dell’universo (mahabhuta), gli skandha (aggregati psico-fisici), i sapori, le funzioni fisiologiche, i 5 tipi di difetti mentali (klesha), le direzioni dello spazio, le stagioni, le parti del giorno, i vari tipi di offerte simboliche, i suoni, le lettere dell’alfabeto, ecc. possiedono una caratteristica (qualità) predominante che li collega, li associa e li coordina misticamente a ciascuno dei 5 Dhyanibuddha, che ne sono l’espressione: ne deriva che tutti questi fattori sono elevati al livello di valori universali e di simboli cosmici e spirituali. Attraverso questa coordinazione di tutti gli aspetti dell’universo nasce la coscienza di una dimensione superiore.

I COLORI.
I colori fondamentali sono il bianco, il blu, il giallo, il rosso e il verde. Essi sono così strettamente collegati alle direzioni spaziali che perdono tutte le proprietà materiali e non rappresentano la natura qual è vista dall’occhio, ma le visioni di una realtà superiore e la conoscenza che ne deriva : sono quindi simboli che indicano il carattere, le qualità ed il luogo che ogni figura dell’iconografia del Mahayana occupa nel sistema spirituale e cosmico di cui fa parte.

LE DIREZIONI.
Le principali direzioni dello spazio infinito sono il centro, l’est, il sud, l’ovest e il nord. I 5 Tathagata sono disposti a croce, cioè 4 sono raggruppati intorno a un quinto. Questa disposizione quinaria dei Tathagata segna i 4 punti cardinali rotanti attorno a un quinto punto o centro che li condiziona, così svolgendo intorno a sé la successione spazio/temporale: essi quindi rappresentano l’emanazione o espansione da un punto extraspaziale, lo zenit onnipresente ed onnipervadente in cui tutto si svolge e diviene e che tutto condiziona (è il processo dall’uno ai molti). Il quinto punto è il punto estremo capace di una rappresentazione visibile; fuori, al disopra, è il sesto punto, l’Adibuddha, l’Uno. Questa struttura è detta «mandala».
Ma il mandala non è un diagramma solo dal punto di vista fisico e cosmico: nel mandala vi è una corrispondenza fisica cosmica con la struttura spirituale della personalità dell’uomo, cioè il mandala è il punto d’incontro tra macrocosmo e microcosmo, ossia rende comprensibile il fenomeno macrocosmico secondo le (e in base alle) immagini della struttura spirituale e viceversa. Infatti, in senso psicologico, ciascuno di noi è un centro di potenzialità incondizionata, un campo di
energie (mandala), che è in relazione con gli altri e col mondo che ci circonda. Ogni essere è parte del nostro mandala e noi siamo parte di quello degli altri: attorno a noi gravitano altre persone che – anche se non le conosciamo – rivestono un ruolo nella nostra vita. Mandala è la nostra esperienza, sensazione o consapevolezza di trovarci a vivere nel mondo, cioè di trovarci in relazione ai vari aspetti del mondo: elementi, stagioni, momenti della giornata, punti cardinali, colori, ecc. Questi mandala o campi d’energia dell’esistenza fenomenica sono di 5 tipi e sono le condizioni, le circostanze, le situazioni, le personalità, le tendenze e le forze interagenti che costituiscono le nostre relazioni con gli altri.

GLI SKANDHA.
Poiché tutto ciò che esiste è manifestazione della buddhità, ogni cosa o fenomeno esistente nel mondo viene associato e collegato ad una delle 5 Famiglie. Anche la personalità umana, nelle sue 5 componenti psico-fisiche (skandha), è collegata alle 5 Famiglie. Infatti, l’individuo non è altro che una combinazione di 5 gruppi di funzioni interconnesse:
1. rupa-skandha: gruppo della forma o corporeità (comprendente il corpo, gli oggetti sensoriali, l’idea della materia): nello skandha fisico della forma rientra sia il nostro corpo grossolano che quello sottile (composto di chakra, nadi, ecc.) ;
2. vedana-skandha: gruppo delle sensazioni (di piacere e dolore fisico, di gioia e dolore mentale, di indifferenza ed equanimità);
3. samjña-skandha: gruppo delle percezioni (comprende la facoltà della discriminazione riflessiva [o discorsiva] e quella intuitiva);
4. samskara-skandha: gruppo delle strutture mentali (forze o tendenze formative della volontà, che sono il principio attivo della coscienza, il carattere dell’individuo, cioè le conseguenze karmiche causate dalla volizione cosciente) ;
5. vijñana-skandha: gruppo della coscienza (che comprende, combina e coordina tutte le precedenti funzioni).
Ora, ciascun Dhyani buddha simboleggia – a livello microcosmico – uno dei 5 skandha o costituenti psicofisici coi quali percepiamo tutte le contingenze che ci collegano al mondo esteriore: i 5 Tathagata sono cioè il modello grafico dei 5 skandha, per cui Essi sono degli esseri la cui azione si manifesta nell’uomo attraverso questi skandha. Data l’identificazione fra i 5 skandha e la natura dei Dhyani buddha, ne deriva che ciascuno di questi ultimi è una frazione dell’intera personalità umana.

I KLESHA.
Ogni skandha può essere fonte di errore o di salvezza. Per la persona comune, nella vita ordinaria e samsarica, i 5 skandha sono affetti dai klesha o forze (qualità) negative che operano dentro l’uomo: ignoranza, orgoglio, odio, invidia ed attaccamento. In altre parole, in ogni uomo i 5 skandha sono attualmente presenti in forma oscurata, difettosa e distorta e producono tutte le creazioni mentali che costituiscono i concetti sia di ciò che è astratto e psichico sia di quanto è fisico e concreto nell’universo. Infatti ogni skandha – a livello samsarico e dualistico – ha una propria qualità negativa (klesha), ossia i 5 skandha sono la base dei 5 klesha. Ma tutto ciò è mera apparenza, perché la Mente in se stessa (cioè la vera natura o essenza della nostra mente) – essendo in realtà priva di sostanza individuale, cioè essendo vuota – non può essere affetta dal dualismo, per cui i 5 klesha vengono tramutati e sublimati nelle 5 jñana (saggezze trascendentali o saggezze dei buddha). La mente nella sua essenza, cioè in se stessa, è intrinsecamente vuota o buddhica (è di natura nirvanica); ogni cosa-che-esiste procede da essa ed è quindi creata dalla mente, e pertanto è altrettanto vuota. Siamo invece noi che percepiamo ciò-che-esiste come non-vuoto ed imperfetto (di natura samsarica), ma ciò non è dovuto alla ‘natura buddhica’, bensì all’azione di avidya (ignoranza). Non è la ‘natura buddhica’ che crea l’illusione (dalla quale deriva l’aspetto samsarico), perché l’universo vuoto è una creazione buddhica; ma sono le nostre menti che creano il non-vuoto, perché utilizziamo un’energia che – benché creata dal vuoto – è oscurata da avidya e quindi impiegata impropriamente.
In tal modo, i 5 skandha diventano la base delle 5 saggezze o – meglio – dei 5 tipi della saggezza pura che comporta l’Illuminazione: saggezza dell’infinita potenzialità, saggezza simile a specchio, saggezza dell’uguaglianza, saggezza discriminante, saggezza che tutto realizza.
L’obiettivo ultimo della via tantrica è quello di purificare i 5 skandha, liberandoli dalle forze negative dei 5 klesha: il che avviene trasformando i klesha nei positivi aspetti delle corrispondenti saggezze. Infatti, l’Illuminazione può stabilirsi in noi soltanto attraverso una completa trasformazione della nostra personalità, ossia attraverso una purificazione degli skandha (arsayaparavrtti) in uno stato di universalità, smaterializzando la dura crosta del nostro io individuale. Con un’intensa pratica di meditazione sulla reale natura dei Dhyanibuddha, possiamo ottenere le loro saggezze, che rimpiazzano i klesa. In tal caso, i klesha e gli skandha (che ne sono affetti) non sono più delle tendenze all’autolimitazione ed all’attaccamento egocentrico, ma al contrario sono proprio i fattori che rendono possibile la realizzazione della libertà e dell’Illuminazione, cioè sono strumenti di liberazione. Pertanto, ogni stato negativo della mente ha le proprietà di un aspetto del nostro stato illuminato (cioè naturalmente libero, aperto e privo di condizionamenti), anche se ora non ce ne rendiamo conto.
Ora, ritornando al simbolismo delle 5 Famiglie di Buddha, si comprende come – a livello psicologico – ciascuna di esse indica un tipo fondamentale ed onnipresente dell’energia della nostra mente, ossia simboleggia una nostra caratteristica fondamentale e la sua potenzialità – che può essere negativa (klesha) o che può divenire positiva, trascendentale, illuminata (jñana) : ne consegue che di ogni Famiglia vi può essere sia una versione (o aspetto) confusa e samsarica sia una versione positiva ed illuminata. La prima è quella del nostro normale e samsarico modo di percepire e maneggiare il mondo; la seconda è l’aspetto sotto cui i klesha si
manifestano nel Sambhogakaya: qui essi non sono più un fastidio, ma forniscono un’enorme capacità per entrare in rapporto con l’universo.
Ogni Famiglia di Buddha ha questi due aspetti contrapposti: è saggezza originaria o primordiale (jñana) ed illusione od emozione (klesha). Abbiamo così la Famiglia dell’odio, quella dell’orgoglio, dell’attaccamento, dell’invidia, dell’ignoranza. Si tratta di 5 tipi di energie che costituiscono un quadro psicologico di noi stessi. Non sono considerate energie cattive o (cercando d’essere qualcosa d’altro) da abbandonare, bensì dobbiamo entrare in rapporto con esse e viverle propriamente: sono l’unico potenziale che abbiamo e che dobbiamo cercare di trasformare nelle 5 saggezze corrispondenti.

LE SAGGEZZE.
Dunque, principio fondamentale è che le emozioni (odio, orgoglio, ecc.) contengono sia purezza che impurità :
a) inizialmente, le emozioni arrivano spontaneamente: l’emozione pura, l’originario lampo dell’esperienza istantanea, può essere chiamata “saggezza” (jñana). In questo primissimo momento dell’esperienza noi proviamo le emozioni propriamente e fino in fondo, senza distorsioni o preconcetti : il primo impulso è considerato purezza, la vera esperienza diretta ed intuitiva della realtà nel suo senso più totale.
La pura consapevolezza è una percezione o comprensione (immediata, acuta, totale, viva ed autentica) che esiste in un primissimo momento, prima che sorgano gli schemi mentali che elaboriamo per giudicare e discriminare la nostra particolare versione della realtà, ossia la concettualizzazione soggettiva (“io vedo, io tocco, io sento”). Si è liberi da tutti i preconcetti e da ogni attesa, “si è e basta”, si vive nel presente senza preoccuparsi dei ricordi del passato o delle speranze del futuro. Nello stato di pura consapevolezza – senza giudizi, concetti o interpretazioni restrittivi – tutto è bellezza ed assume intrinsecamente senso e valore : ogni atto del corpo e della mente diventa una manifestazione ed un’espressione dell’energia universale, che è di per se stessa bella e lieta.
La condizione naturale della mente è questa saggezza (consapevolezza) originaria e primordiale della natura della realtà, ossia dell’inseparabilità di apparenza e vacuità (i due livelli di verità). Tale consapevolezza ha 5 aspetti o funzioni, noti come “i 5 tipi di consapevolezza (saggezza) originaria o primordiale”;
b) poi – a livello samsarico, grossolano ed ordinario (cioè quando non si è consapevoli di questi 5 aspetti e li soffochiamo attaccandoci all’esistenza quotidiana) – interpretiamo quelle spontanee emozioni a nostro vantaggio, le contaminiamo con l’egotismo, cerchiamo di controllarle, cioè cominciamo ad inorgoglirci delle nostre emozioni ed a mascherare quella vera, spontanea e diretta esperienza della realtà con ogni genere di interpretazioni nel tentativo di possedere quelle emozioni. In altre parole: quando abbiamo il primo contatto con un oggetto attraverso i sensi, abbiamo di esso una “sensazione” iniziale o intuitiva, ma di solito poi lo giudichiamo subito, lo cataloghiamo e nascondiamo ciò che esso è con ciò che vogliamo che sia. Questo è il nostro normale schema di concettualizzazione;
c) in questo modo le emozioni diventano confuse ed impure, diventano ordinaria passione, aggressività ed ignoranza, e ne siamo turbati.
Così, i 5 skandha sono affetti dai 5 klesha che, per ogni Famiglia, sono :
1. Famiglia Vajra : odio-rabbia
2. Famiglia Ratna(guru) : orgoglio
3. Famiglia Padma : attaccamento-passione
4. Famiglia Karma(siddhi) : invidia-gelosia
5. Famiglia Buddha(hum) : ignoranza.
Tali nevrotiche coperture dell’esperienza diretta non distruggono però quell’originaria purezza – che è la natura vajra (inerentemente e fondamentalmente pura ed incontaminabile). Anzi, questi klesha dovrebbero invece essere utilizzati come carburante o come fertilizzante per scoprire la natura della mente: infatti, nel momento in cui li lasciamo bruciare da se stessi rimanendo semplicemente consapevoli di essi (senza agire o reagire), sorgerà all’interno un reale stato di chiarezza e conoscenza. Come il ghiaccio si dissolve nella sua natura (l’acqua), così i klesha si possono disgelare nella corrispondente ‘saggezza originaria’. Pertanto :
1.) se non reagiamo all’odio, possiamo trasformarlo nella “saggezza simile allo specchio”, perché comprendiamo con precisione e lucidità, senza distorsioni, la vera natura della realtà: vedendo il carattere illusorio e vuoto di tutte le cose fenomeniche, non le crediamo più oggetti reali e come tali degne di avversione.
Sperimentiamo così la nostra avversione come una chiarezza mentale che rivela come è solo una nostra emozione ad introdurre una separazione rigida ed antagonista dove in realtà non ce ne sono.
E lo skandha della forma, invece di essere limitato al corpo fisico, comprende la totalità dell’universo e riconosce tutte le cose secondo la loro natura come fattori della Vacuità. Questa saggezza è personificata da Aksobhya: egli rappresenta lo skandha della forma di tutti i Buddha ;
2.) l’orgoglio può trasformarsi nell’intuizione che la natura del Buddha e quella di tutti gli esseri e di ogni cosa è identica, cioè nella saggezza dell’uguaglianza: vedendo che tutte le cose – nella loro vera natura (che è la Vacuità) – sono essenzialmente uguali (cioè, riconoscendo la grande unità della vita), non ci poniamo più su un piedistallo che crea un dislivello tra noi e gli altri, sopravvalutandoci come migliori e superiori.
E il nostro skandha della sensazione, invece di essere connesso con l’ego ed interessato soltanto al proprio benessere, diventa onnicomprensiva solidarietà con
tutti gli esseri viventi, cosicché l’amore viene liberato dalla possessività e la compassione dalla compiacenza. Questa saggezza è personificata da Ratnasambhava: egli rappresenta lo skandha della sensazione di tutti i Buddha;
3.) l’attaccamento può divenire la saggezza discriminante, cioè la capacità di distinguere analiticamente le singole caratteristiche di tutte le cose, senza però perder di vista le loro più ampie correlazioni generali ed universali, ossia non isolatamente ma nella loro giusta prospettiva. Ogni differenziazione viene vista su uno sfondo di unità e in rapporto con tutte le concrete situazioni della vita: sia il soggetto (l’uomo) che l’oggetto perdono la loro realtà indipendente e – vedendo la natura individuale delle cose come Vacuità – non selezioniamo più alcuni oggetti classificandoli come maggiormente desiderabili di altri, oppure non teniamo più per noi ciò che possediamo senza condividerlo con le altre persone. Sperimentiamo così il nostro attaccamento (o “amore” accentrato su un bisogno, in cerca di gratificazione) come una chiarezza mentale che considera qualsiasi cosa o persona reciprocamente necessarie le une alle altre, e non l’una a servizio (o possesso) esclusivo dell’altra.
E lo skandha della percezione non riguarda più discriminazioni intellettuali o concettuali, ma si trasforma nella spontaneità della visione interiore e del discernimento spirituale nella pratica della meditazione. Questa saggezza è personificata da Amitabha: egli rappresenta lo skandha della percezione di tutti i Buddha ;
4.) la gelosia può tramutarsi nella saggezza dell’agire perfetto ed efficiente, cioè nella capacità di riconoscere in modo spontaneo e disinteressato tutte le maniere possibili di affrontare le situazioni ed automaticamente d’imboccare la direzione giusta, cosicchè l’azione realizza il suo scopo al momento esatto e fino in fondo: si
tratta della consapevolezza di raggiungere o realizzare ciò che deve essere fatto o
che vale da un punto di vista esistenziale. E ciò avviene quando non proviamo più
sospetto od intolleranza per ciò che hanno ottenuto gli altri e quando non vediamo
più ogni situazione come un qualcosa con cui si deve competere per non essere tagliati fuori.
E lo skandha della volizione – che normalmente ha alla sua base motivi egocentrici ed è creatore del karma – si trasforma in altruismo, in attività non più motivata dai kleæa e quindi libera dal karma, in azione non condizionata dall’ego, ma fluida e spontanea, non individualizzata e disinteressata. Questa saggezza è personificata da Amoghasiddhi: egli rappresenta lo skandha della volizione di tutti i Buddha ;
5.) l’ignoranza che deliberatamente ignora si trasforma nella saggezza del Dharmadhõtu (cioè, dell’assolutezza che tutto pervade o della natura vuota di tutte le cose) quando smettiamo d’interpretare la realtà mediante i nostri concetti e di crearci giudizi di percezione, i quali ci impongono delle limitazioni dettate da interessi pratici. Allora, la ristretta coscienza individuale, circoscritta all’io, diventa uno stato di totale e completa apertura della mente, che può accogliere ogni cosa nella sua onnipervadente spaziosità : è la conoscenza della Vacuità o suprema realtà, che è priva (come lo spazio) di ogni carattere ed attributo. Così la nostra ottusità non è più una reazione che si focalizza in modo selettivo ed unilaterale su un solo aspetto della realtà e ignora volutamente tutto il resto, ma viene sperimentata come un’intelligenza penetrante, vivace ed onnicomprensiva, che comporta un’abilità a reagire alle situazioni.
E lo skandha della coscienza non è più quello che normalmente è: una facoltà limitata e meramente coordinatrice della mente umana ordinaria (attraverso la quale siamo consapevoli degli oggetti passati e presenti, del tempo e delle possibilità future, e di noi stessi in quanto individui in una corrente di eventi e di condizioni mutevoli). Invece, in un Buddha quel principio si trasforma nelle consapevolezza di una superiore dimensione di realtà, la legge (Dharma) che governa tutti i fenomeni della vita in tutto l’universo. Questa saggezza è personificata da Vairocana : egli rappresenta lo skandha della coscienza di tutti i Buddha.
Dunque, la forza negativa non va soppressa, ma riconosciuta in una visione comprensiva che la trasformi nella corrispondente qualità positiva associata con la conoscenza. Infatti, nel tantrismo il nostro corpo, la mente ed il “mondo oggettivo” sono tutte manifestazioni della divina buddhità : samsara è nirvana, ogni uomo e donna sono un dio e una dea, il nostro ambiente è una dimora divina di infinita bellezza, gli stessi klesha sono espressioni di 5 Buddha (i quali ne rappresentano le rispettive sublimazioni). Quando vedremo che la natura dei vari klesha è la stessa delle 5 saggezze originarie o jñana (cioè, una volta che la mente sarà purificata con la coltivazione dello sviluppo mentale), vedremo noi stessi come dèi : ciò significa vedere la coincidenza di spiritualità e materialità, di trascendenza ed immanenza, di essenza ed apparenza.

LA NATURA DI BUDDHA.
Gradatamente, con la pratica del Dharma, i nostri fattori mentali negativi vengono rimossi : quando sono totalmente eliminati, la nostra mente diventa illuminata. Con la buddhità, la mente diventa perfetta ed onnisciente. La buddhità pertanto è conoscenza di saggezza e – propriamente – quel particolare tipo o livello di coscienza di chi è andato aldilà del dualismo ed ha raggiunto uno stato pieno di gioia che dura per sempre.
Ogni creatura che viva in un mondo qualsiasi, dovrà alla fine raggiungere la vera libertà spirituale dello stato nirvanico. Quando l’uomo, schiavo del fascio ipnotico delle apparenze (maya), sogna sogni che crede reali e fino a che non si sveglia dall’illusione dell’io e del mondo, non arriva a comprendere che il nirvana (che non è un luogo, bensì una condizione mentale, uno stato di coscienza) è qui e adesso e dovunque, inerente in tutte le cose.
Se in effetti la natura profonda dei Buddha si identifica con la realtà ultima ed universale, tutti gli esseri – partecipando di quest’ultima – possiedono in se stessi il germe del loro futuro stato di Buddha (Tathõgatagarbha = germe di Tathõgata), cioè della loro liberazione ; e pertanto tutti gli esseri – guidati dall’immensa compassione dei bodhisattva e dall’infinita saggezza espressa negli insegnamenti dei Buddha – sono destinati alla salvezza. La potenzialità di divenire Buddha risiede in ogni essere vivente e perciò i risvegliati sono milioni. Questa attitudine costituzionale, insita nell’individuo come fosse un seme, va coltivata con preghiere e meditazioni appropriate. La relazione che intercorre tra lo stato normale di coscienza e quello più elevato, sublimato, è paragonabile al rapporto che intercorre tra un comune pezzo di carbone ed il diamante : non si può immaginare un maggior contrasto, e tuttavia entrambi sono fatti della stessa sostanza chimica, cioè il carbonio. Ciò indica simbolicamente l’unità fondamentale di tutte le sostanze e la facoltà di trasformazione insita in esse.
La ‘natura di Buddha’, che è nostra fin dal tempo dei tempi, è simile al sole che emerge dalle nuvole che l’offuscavano, oppure ad uno specchio appannato che – se strofinato – riacquista l’originaria purezza e lucentezza. Analogamente, dobbiamo abbandonare ogni pensiero discorsivo ed ogni discriminazione, praticare le paramita e gli altri metodi del Sentiero ed in tal modo otterremo la Medesimezza.
In altri termini, la buddhità è la realizzazione (cioè la comprensione e la consapevolezza) della Mente-in-sé : questa comprensione ha una forza immanente di crescere, perché la mente è come la prima fase della luna che – pur essendo luna – non è capace di illuminare completamente come la luna piena, ma ha la potenzialità di diventare tale.
Dunque, ogni essere ha sempre avuto ed ha in sé la capacità potenziale per divenire un Buddha. Innumerevoli furono quelli che realizzarono tale condizione nel passato ed altri ancora la raggiungeranno nel futuro. Il loro numero e quello dei bodhisattva è pertanto infinito, come infinito è il numero degli esseri in una pluralità
di mondi nello spazio infinito.
Quando un individuo raggiunge la buddhità, simultaneamente realizza i 5 Dhyanibuddha dentro di sé: lo stato di Buddha e i 5 Dhyanibuddha sono inseparabili. Ottenendo la buddhità, i nostri 5 skandha si trasformano purificandosi completamente e diventano (e sono chiamati) i 5 Dhyanibuddha. Ogni Dhyanibuddha rappresenta quindi l’avvenuta sublimazione di ciascuno skandha: i Dhyanibuddha sono la purezza dei 5 skandha ottenuta al momento dell’Illuminazione. Gli skandha diventano in effetti i 5 Dhyanibuddha, non è che siano soltanto simboleggiati da questi ultimi. Qualsiasi Buddha ha i suoi skandha che sono i 5 Dhyanibuddha ; ciò non significa però che una persona – raggiungendo l’Illuminazione – diventi 5 Buddha, perché i Dhyanibuddha sono i 5 aspetti di un Buddha. I Dhyanibuddha non sono dei Buddha che quando otteniamo l’Illuminazione – vengano a noi da chissà dove; perché in realtà è il mio skandha della forma che diventa (e quindi è) esso stesso un Dhyanibuddha, quello della sensazione che diventa esso stesso un Dhyõnibuddha, ecc. Raggiungendo l’Illuminazione, diveniamo un completo mandala dei 5 Dhyanibuddha, dove non siamo più separati gli uni dagli altri, ma entriamo in comunione con tutti i Buddha e con gli altri: diventiamo molti pur essendo uno. Infatti all’interno della natura fondamentale di un Buddha (cioè, all’interno della sua pura coscienza) vi sono 5 diverse specificazioni, ossia 5 forme specifiche di conoscenza: la saggezza simile allo specchio, ecc. La realtà è indifferenziata ed omogenea, ma diviene oggetto di esperienza (cioè, si manifesta e si specifica) attraverso questi fondamentali tipi di conoscenza.
Quando le energie che nel samsara ci appaiono come veleni o contaminazioni (klesha), vengono riconosciute – alla luce della realtà – nella loro vera essenza e natura, i 5 skandha dello stato mentale confuso e non-illuminato vengono trasmutati nelle corrispondenti forme (o aspetti) trascendenti e purificate, e diventano antidoti e fattori d’illuminazione. I 5 skandha hanno infatti l’attitudine e la potenzialità di trasformarsi in positività. L’energia è la forza motrice dell’emozione e del pensiero nello stato confuso (samsarico), e della compassione e della saggezza nello stato illuminato (o stato di risveglio della mente). I 5 Tathagata pertanto simboleggiano, esprimono e personificano le 5 qualità fondamentali e trascendenti dell’energia della “natura di Buddha”, cioè le 5 saggezze della coscienza completamente risvegliata (ossia, del Dharmakaya) : o, meglio, i 5 aspetti principali della saggezza pura ed assoluta del Dharmakõya (o principio spirituale soggiacente alla buddhità).
Si può pertanto dire che – fra tutti i miliardi di Buddha – i 5 Tathõgata sono quelli che hanno un’inerenza diretta con l’uomo: quando la mente di quest’ultimo raggiunge l’Illuminazione,
a] i 5 skandha (aspetto soggettivo) vengono visti come della natura dei 5 Tathagata (yab). I 5 skandha si rivelano ed appaiono nella forma dei 5 Tathõgata: questi rappresentano la trasformazione della nostra esperienza impura (il nostro ordinario modo d’essere) in un modo d’essere purificato o liberato ; meglio : i 5 Tathõgata sono i 5 skandha nella loro natura buddhica, originariamente pura;
b] i 5 elementi (aspetto oggettivo) vengono visti come della natura delle 5 Consorti o Partner (yum), di cui prendono la forma. Esse pertanto non sono altro che i 5 elementi nella loro purezza originaria; o – che è lo stesso – la condizione pura dei 5 elementi si manifesta come le 5 Yum. Così i 5 Dhyanibuddha sono le trasformazioni di colui che sperimenta (polo soggettivo), le loro 5 Consorti sono le trasformazioni di ciò che viene sperimentato (polo oggettivo). I 5 Buddha rappresentano la chiarezza della nostra mente; le 5 Consorti rappresentano la vacuità della mente, la non esistenza reale di tutte queste cose. Chiarezza e vacuità sono intimamente collegate (yab-yum), non c’è una senza l’altra.
c] i 5 klesha (aspetto emotivo) vengono visti come della natura delle 5 saggezze trascendenti.
Skandha, elementi e klesha sono i fattori da purificare (cioè da trasformare spiritualmente). Dhyanibuddha, Consorti e saggezze trascendenti sono il risultato di
quella trasformazione.
A corollario di tale risultato, si ottengono poi :
– la rivitalizzazione dei rlun e la guarigione delle malattie;
– le capacità (che sono l’esatto opposto dei klesha) ;
– gli aspetti di Buddha (sacri: corpo, parola, mente, qualità ed azione) ;
– i poteri, consistenti nelle seguenti attività a beneficio degli esseri senzienti:
1. la “pacificazione”: è il purificare, il placare uno squilibrio psicologico (l’ira, l’aggressività, ecc.) o una malattia fisica, è l’appianare le situazioni difficili;
2. l’ “arricchimento”: è l’accrescimento (o incremento, sviluppo od espansione) della ricchezza, dell’intelligenza, del merito, della salute fisica, della durata della vita e altri vantaggi samsarici di grande valore. I suoi effetti sono la prosperità e un senso di sicurezza, ottimismo, forza e fiducia;
3. la “stabilità”: è la funzione di rendere fissa, durevole o permanente una situazione;
4. il “controllo”: è la funzione che arresta l’emotività e il raziocinio inutili ; è l’essere attraentemente maestosi e potenti in modo da avere autorità e influenza su ogni tipo di essere e controllo delle situazioni ; è l’azione dell’affascinare e del conquistare, del soggiogare;
5. l’ “azione irata o feroce”, cioè la “distruzione” : è la funzione aggressiva che elimina il concetto di realtà oggettiva, distrugge le nostre rigide convenzioni, sradica il nostro orgoglio e persino annienta il nostro io uccidendolo – dimodochè il nostro ordinario modo d’essere ne venga radicalmente mutato.
E’ la dispersione energica delle perturbazioni samsariche, la sottomissione violenta delle forze negative, l’annientamento della confusione e degli ostacoli (anche al Dharma).

Graficamente, tutte le relazioni coi Dhyanibuddha che sono state esposte nelle pagine precedenti possono essere schematizzate nel diagramma riportato qui di seguito; con l’avvertenza peraltro che le voci enunciate in tale prospetto possono avere anche una diversa sistemazione a seconda delle varie Scuole.

tabella

Akshobhya

AKSHOBHYA

fonte:www.sangye.it

Akshobhya è il sovrano della famiglia Vajra che rappresenta la saggezza trascendentale profonda che tutto riflette chiaramente e senza giudizio critico. Egli ha vinto i veleni dell’aggressione e dell’odio.

Akshobhya, il cui nome Tibetano è MIKYUPA, siede in vajrasana, (la posizione del loto, che conferisce al meditante una fermezza adamantina) atteggiato nel gesto della testimonianza: tocca la terra, come fece Gautama Buddha, per invocare la terra ad essere testimone della verità delle sue parole. Questo gesto rappresenta la vittoria di Shakyamuni sui demoni di Mara (simboleggiante l’illusione e la morte).

 

Akshobhya è il Buddha supremo della saggezza speculare o riflessa in uno specchio, svela il concetto che ogni divinità non è altro che una proiezione di noi stessi e delle nostre mete ideali. Akshobhya trasforma il difetto mentale della rabbia nella chiarezza della saggezza riflessa in uno specchio. Con questa sapienza, noi vediamo le cose come sono, in modo imparziale e senza distorsione.
Uno specchio che riflette le cose così come sono. Lo specchio che ti mostra la realtà vera delle cose. Anche il colore blu di Akshobhya è strettamente legato al simbolismo dello specchio. Il blu è il colore delle acque, e l’acqua ha la capacità di agire come uno specchio chiaro.

Akshobhya è l’incarnazione della conoscenza come lo specchio. La conoscenza di ciò che è reale, e di ciò che è illusione (che è un mero
riflesso della realtà effettiva). Lo specchio è la mente stessa: chiara come il cielo, vuota e luminosa. È il bagliore che illumina le tenebre dell’ignoranza, che esprime nitidezza attraverso la confusione.
La famiglia Vajra, a cui appartiene Akshobhya, è associata con l’elemento acqua. È per questo che i due colori del Vajra sono blu o bianco.
Bianco luminoso come il sole che riflette l’acqua, e blu, come le profondità dell’oceano. Anche se la superficie del mare è agitata da onde
che si infrangono, le profondità rimangono inalterate, imperturbabili.
E anche se l’acqua può sembrare eterea e senza peso, in verità è molto pesante. L’acqua scorre nel luogo più basso e si deposita lì.
Scolpisce la roccia solida, ma con calma, senza violenza. Quando è gelata, il ghiaccio è duro, forte e chiaro come l’intelletto, ma per raggiungere il suo completo potenziale, deve essere anche fluida e flessibile come un fiume che scorre. Queste sono tutte le qualità essenziali di Akshobhya.
Molti esseri tantrici irati sono rappresentati di colore blu perché incarnano l’energia trasmutata di odio e di aggressione in saggezza ed illuminazione

Il mantra quotidiano del Buddha Akshobhya è questo (trovate il mantra in tibetano, poi solo la pronuncia del tibetano in italiano per chi lo volesse cantare e di seguito trovate anche il significato del mantra stesso):

NAMO RATNA TRAYAYA
OM KAMKANI KAMKANI
ROTSANI ROTSANI TROTANI TROTANI
TRASANI TRASANI TRATIHANA TRATIHANA
SARWA KARMA PARAM PARAM ME
SARWA SATO NENTSA SOHA

namo rana taiaia

om

gangane, gangane

rozane, rozane

suzane, suzane

trasane, trasane,

tratehana, tratehana

sarwa karma param para ne me

sarwa satu nanza soha.

“Fino a che lo spazio esisterà e fino a quando vi saranno esseri viventi,
fino ad allora possa io continuare a essere per vincere la miseria del mondo.”

 

Mantra di Vajrasattva

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Per purificarci dalle nostre negatività, cioè per neutralizzare il nostro karma negativo, è necessario l’intervento di un certo numero di forze o poteri diversi :
1. un sentimento di profondo e sincero pentimento e rimorso per l’azione negativa compiuta, da confessare al Buddha o al Shangha, cioè il riconoscimento di non aver agito secondo una giusta moralità e il dispiacere (il rammaricarsi) nel renderci conto degli effetti negativi di quell’azione;
2. l’applicazione di antidoti (o rimedi) per neutralizzare il karma negativo accumulato col corpo, con la parola e con la mente, cioè rispettivamente facendo prostrazioni, recitando sutra, preghiere e mantra, leggendo testi sacri (specialmente il Prajñõpõramitõ sutra), eseguendo (o facendo eseguire a nostre spese) pitture o statue sacre, stupa, atti d’offerta, meditando su bodhicitta, sul Rifugio e sulla Vacuità dell’azione negativa commessa, di chi l’ha compiuta e della vittima;
3. la rinuncia a compiere infuturo azioni negative, cioè la sincera determinazione (o proposito) di non agire mai più (o almeno per un certo periodo) in modo sbagliato ;
4. la presa di Rifugio e la generazione di Bodhicitta: cioè la fede nel Buddha, Dharma e Shangha (a cui ci si affida), rivolgendo sempre il pensiero all’Illuminazione per il beneficio degli esseri senzienti (bodhicitta).
Tra le varie pratiche di purificazione la migliore è la meditazione di Vajrasattva, che è la divinità che personifica il potere di tutti i buddha di purificare la nostra mente dagli ostacoli creati dal karma negativo (compresa la rottura dei voti tantrici).

Rito di purificazione delle azioni karmiche negative

1- Rilassarsi e concentrarsi sul respiro

2- Passare in rassegna tutte le azioni negative passate per le quali si chiede la purificazione

3- Visualizzare Guru Buddha inseparabile dalle altre divinità sacre

4- Chiedere a Guru Buddha di purificarci dalle azioni negative

5- Recitare la preghiera alla divinità

OM VAJRASATTVA SAMAYA
MANU PALAYA
VAJRASATTVA TENOPA
TISHTA DRIDHO ME BAWA
SUTO KAYO ME BAWA
SUPO KAYO ME BAWA
ANURAKTO ME BAWA
SARWA SIDDHI ME PRAYATSA
SARVA KARMA SUTSA ME
TSIT TAM SHRIYAM KURU HUNG
HA HA HA HA HO BHAGAVAN
SARWA TATHAGATA VAJRA MAME MUTSA
VAJRA BAWA MAHA SAMAYA SATTVA AH HUNG PHE

Il suo significato è il seguente :

«OM! Vajrasattva, mantieni la (tua) promessa!
Vajrasattva, che io sia sorretto da te !
Rimani fermamente con me,
sii soddisfatto di me,
sii compiaciuto di me,
sii amorevole con me !
Concedimi tutte le realizzazioni,
rendi positive le mie azioni,
rendi più chiara la (mia) mente, HUM!
HA HA HA HA HOÈ!
Benedetto, diamante di tutti i Tathagata, non abbandonarmi!
Natura adamantina,
Essere della grande promessa!
AH, HUM, PHAT!5»

OM = Simbolo degli indistruttibili corpo, parola e mente dei buddha, premesso all’intero mantra quale espressione di buon augurio.
Promessa = Promessa assunta nei confronti di tutti gli esseri senzienti quando Vajrasattva aveva fatto il voto di bodhicitta per diventare un buddha per il beneficio altrui.
HUM= Simbolo dell’indistruttibile mente dei buddha e quindi anche di quella di Vajrasattva.
HA HA HA HA HOÈ= Simboli dei 5 tipi della saggezza trascendentale : saggezza del Dharmadhõtu, simile allo specchio, discriminante, dell’uguaglianza, che tutto realizza.
TATHAGATA= “Tu che personifichi la natura adamantina di tutti i buddha”
AH= è il simbolo dell’indistruttibile parola dei buddha e quindi anche di quella di Vajrasattva.
PHAT= indica l’auspicio che ogni difetto mentale ed ogni negatività esterna vengano distrutti dalla natura adamantina.

6- Visualizzare che Guru Buddha accetta di purificarci

7- Visualizzare che Guru Buddha ci sta sempre vicino aiutandoci a non commettere più tali azioni negative

8- Dedica finale dei meriti accumulati per avere portato a termine il rito

Per altre preghiere e mantra visitare il sito www.kunpen.it