Blog Archives

Pillole di Buddhismo

20140512-091123.jpg

Le quattro nobili Verità

1. Nobile Verità della Sofferenza
2. Nobile Verità dell’Origine della Sofferenza
3. Nobile Verità della Cessazione della Sofferenza
4. Nobile Verità del sentiero che conduce alla Cessazione della Sofferenza

C’é la sofferenza
la nascita è sofferenza, l’invecchiamento è sofferenza, la morte è sofferenza, dolore, lamento, pena e disperazione sono sofferenza, non ottenere ciò che si vuole è sofferenza, in breve, i cinque aggregati affetti dal desiderio sono sofferenza.
I cinque aggregati sono:
Forma (i 5 organi sensoriali più la mente)
Coscienza (consapevolezza sensoriale connessa agli apparati)
Discernimento (identificazione di un oggetto o un fenomeno, etichettatura)
Sentimento (piacevole, spiacevole, neutro)
Volizione (razione che si sviluppa in base al tipo di sentimento che si prova)

È attraverso questi 5 aggregati contaminati dalle illusioni e dal Karma che l’essere sperimenta la sofferenza. Queste ultime non sono separate dagli aggregati e non si trovano al di fuori di noi stessi, tutta l’esperienza della realtà che viviamo passa attraverso gli aggregati, al di fuori di questi non c’è niente.
L’aggregato della forma materiale (rupa) comprende il corpo fisico e le facoltà dei cinque sensi. Quando un oggetto entra nel raggio di un senso e vi è la corrispondente consapevolezza, sensazioni (vedana) sorgono, percezioni (sanna) sorgono, formazioni (sankhara) sorgono, coscienza (vinnana) sorge. Le sensazioni dipendono dal contatto tra l’oggetto e le facoltà dei sensi.
L’aggregato della coscienza, è la consapevolezza di base di un oggetto indispensabile per ogni coscienza.
L’aggregato della percezione, è il fattore responsabile di annotare le qualità delle cose e anche per il riconoscimento e la memoria.
L’aggregato delle sensazioni è l’elemento che sperimentiamo, sia piacevole, doloroso, o neutro.
L’aggregato di formazione, è un termine generico che comprende tutti gli aspetti volitivi, emotivi, e intellettivi della vita mentale. Formazioni volitive (sankhara) ci fanno compiere buone e cattive azioni (fisici / verbali / mentali). Quando compiamo azioni buone o non buone, in realtà sono buoni o non buoni sankhara che motivano l’atto, con desiderio / non desiderio, odio / non odio, illusione / non illusione. Buon kamma conduce a un’esistenza felice, cattivo kamma conduce a un’esistenza dolorosa.

La vera sofferenza si divide in tre categorie
Sofferenza della sofferenza (fisica)
Sofferenza del cambiamento (tutto è soggetto a continui cambiamenti impermanenza evidente e meno evidente in base al tipo di cambiamento in un determinato lasso di tempo)
Sofferenza omnipervasiva (insita nella natura degli aggregati che derivano da cause e condizioni, sono il tramite della nostra sofferenza attuale e i responsabili delle sofferenze future. I quattro tipi di sofferenza che illustrano il modo in cui gli aggregati agiscono come fonte di sofferenza sono nascita, malattia, invecchiamento e morte)

Ci sono le cause della sofferenza
è il desiderio, che porta al rinnovo dell’esistenza, è accompagnata da piacere e lussuria, è il piacere in questo e quello, cioè, desiderio dei piaceri dei sensi, desiderio di essere, e il desiderio di non essere. Per sua caratteristica naturale il desiderio sorge e prospera ovunque trova qualcosa che appare piacevole e delizioso. Prospera attraverso la percezione sbagliata, la percezione dell’oggetto dei sensi come piacevole.
Quando questo esiste, quello viene a esistere, con il sorgere di questo, quello sorge. Quando questo non esiste, quello non è viene a esistere, con la cessazione di questo, quello cessa. Vedi anche i dodici anelli dell’origine interdipendente
Con l’ignoranza come condizione, la formazione mentale (o volizioni) viene a esistere.
Con la formazione (o volizioni) come condizione, la coscienza viene a esistere.
Con la coscienza come condizione, materialità-mentalità/ forma e mente viene a esistere.
Con materialità-mentalità/ forma e mente come condizione, le sei basi vengono a esistere.
Con le sei basi come condizione, contatto viene a esistere.
Con contatto come condizione, le sensazioni vengono a esistere.
Con le sensazioni come condizione, il desiderio viene a esistere.
Con il desiderio come condizione, attaccamento viene a esistere.
Con attaccamento come condizione, l’esistenza (divenire) viene a esistere.
Con l’esistenza (divenire) come condizione, la nascita viene a esistere.
Con la nascita come condizione, l’invecchiamento e la morte, dispiacere, lamento, dolore, afflizione e disperazione vengono a esistere.

In breve: a causa dell’ignoranza (avijja) una persona s’impegna in azioni volitive (kamma), corporei, verbali, mentali. Queste azioni sono la formazione mentale (o volizioni) (sankhara), e maturano in stati di coscienza (vinnana), prima come rinascita della coscienza al momento del concepimento e, in seguito, come stati passivi di coscienza che maturano nel corso di una vita. Con la coscienza sorge materialità-mentalità/ forma e mente (nama-rupa), che è dotato delle sei basi (salayatana) delle percezioni sensoriali, attraverso le quali il contatto (phassa) ha luogo tra la coscienza e il suo oggetto.Il contatto condiziona le sensazioni (vedana), condizionata dalle sensazioni, il desiderio (tanha) sorge, quando il desiderio s’intensifica da luogo all’attaccamento (upadana), che sfocia poi nella sua forma peggiore di brama e appropriazione e che portano al rinnovo dell’esistenza (divenire)(bhava). La nuova esistenza (divenire) comincia con la nascita (jati), che porta all’invecchiamento e alla morte (jarama-rana).

È possibile porre fine alla sofferenza
è il dissolversi, la cessazione, la rinuncia, l’abbandono, il lasciare andare, e il rifiuto del desiderio.
Con il dissolversi e la cessazione dell’ignoranza viene la cessazione della formazione (o volizioni) .
Con la cessazione della formazione (o volizioni) viene la cessazione della coscienza.
Con la cessazione della coscienza viene la cessazione della materialità-mentalità/ forma e mente .
Con la cessazione della materialità-mentalità/ forma e mente viene la cessazione delle sei basi.
Con la cessazione delle sei basi viene la cessazione del contatto.
Con la cessazione del contatto viene la cessazione delle sensazioni.
Con la cessazione delle sensazioni viene la cessazione del desiderio.
Con la cessazione del desiderio viene la cessazione dell’attaccamento.
Con la cessazione dell’attaccamento viene la cessazione dell’esistenza (divenire).
Con la cessazione dell’esistenza(divenire) viene la cessazione della nascita.
Con la cessazione della nascita vengono la cessazione dell’invecchiamento e della morte, dispiacere, lamento, dolore, afflizione e disperazione.

• L’invecchiamento degli esseri nel vario ordine degli esseri, la loro vecchiaia, degradazione dei denti, grigiore dei capelli, rughe della pelle, declino della vita, la debolezza delle facoltà, il passaggio degli esseri nel vario ordine degli esseri, la loro morte, la dissoluzione dei cinque aggregati, l’abbandono del corpo.
La nascita degli esseri nel vario ordine degli esseri, il venire alla luce, la precipitazione in un grembo, generazione, manifestazione degli aggregati, ottenimento delle basi per il contatto.
C’è il divenire
• Ci sono questi quattro tipi di attaccamento: attaccamento ai piaceri sensuali, attaccamento a opinioni, attaccamento a regole e osservanze, e attaccamento a una dottrina del sé.
• Ci sono queste sei classi di desiderio: desiderio di forme, desiderio di suoni, desiderio di odori, desiderio di sapori, desiderio di oggetti tangibili, desiderio di oggetti mentali.
• Ci sono queste sei classi di sensazioni: sensazioni nate dal contatto con gli occhi, sensazioni nate dal contatto con l’orecchio, sensazioni nate dal contatto con il naso, sensazioni nate dal contatto con la lingua, sensazioni nate dal contatto con il corpo, sensazioni nate dal contatto con la mente.
• Ci sono queste sei classi di contatto: contatto con l’occhio, contatto con l’orecchio, contatto con il naso, contatto con la lingua, contatto con il corpo, contatto con la mente.
• Ci sono queste sei basi della percezione : la base dell’occhio, la base dell’orecchio, la base del naso, la base della lingua, la base del corpo, la base della mente.
• ci sono forma e corpo oppure: a) Materialità: i quattro grandi elementi e le forme materiali derivate. b) Mentalità: sensazione, percezione, volizione, contatto, e attenzione.
• Ci sono queste sei classi di coscienza: coscienza dell’occhio, coscienza dell’orecchio, coscienza del naso, coscienza della lingua, coscienza del corpo, coscienza della mente.
• Ci sono questi tre tipi di formazione (o volizioni): formazione fisica, formazione verbale, e formazione mentale.
• Ignoranza a riguardo della sofferenza, l’origine della sofferenza, la cessazione della sofferenza, la via che conduce alla cessazione della sofferenza.

Il sentiero che porta alla liberazione

20140501-203309.jpg
Ottuplice sentiero:
moralità o buona condotta
1-Retta Parola
2-Retta Azione
3-Retto Sostentamento
sviluppo mentale
4-Retto Sforzo
5-Retta Consapevolezza
6-Retta Concentrazione
saggezza
7-Retta Visione
8-Retto Pensiero

è questo il Nobile Ottuplice Sentiero, la via che conduce alla cessazione:
Retta Parola: astenersi dal mentire, dal discorso maligno, dalla parola aspra, da discorsi futili.
Retta azione: astenersi dall’uccidere esseri viventi, dal prendere ciò che non è stato offerto, dalla cattiva condotta nei piaceri dei sensi.
Retti mezzi di sussistenza: abbandonare l’errato mezzo sostentamento (occuparsi di armi, esseri viventi, carne, alcool, droghe, e veleni), guadagnarsi da vivere nel modo giusto.
Retto sforzo: risvegliare l’entusiasmo per la non insorgenza degli stati non salutari non ancora sorti; risvegliare l’entusiasmo per l’abbandono degli stati non salutari già sorti; risvegliare l’entusiasmo per l’insorgere degli stati salutari non ancora sorti; risvegliare l’entusiasmo per lo sviluppo degli stati salutari già sorti, fare lo sforzo, accendere l’energia, impiegare la mente, e battersi.
Retta consapevolezza: dimorare contemplando il corpo come corpo, sensazioni come sensazioni, la mente come mente, oggetti mentali come oggetti mentali, pienamente consapevole e attento, dopo aver messo via il desiderio e il malcontento per il mondo.
Retta concentrazione: abbastanza isolato dai piaceri sensuali, appartato da stati non salutari, entra e dimora nel primo jhana, che è accompagnato dal pensiero applicato (vitakka) e dal pensiero sostenuto (vicara), con l’estasi (piti) e il piacere (sukha) nati dall’isolamento. Con il calmare del pensiero applicato e del pensiero sostenuto, entra e dimora nel secondo jhana, che ha fiducia in se stessi e unicità di mente. Con il venir meno anche dell’estasi, egli dimora in equanimità, attento e completamente consapevole, entra e dimora nel terzo jhana. Con l’abbandono del piacere e del dolore, e con la precedente scomparsa di gioia e dispiacere, entra e dimora nel quarto jhana, che non ha né dolore né piacere e la purezza di consapevolezza a causa dell’equanimità.
Retta comprensione: la conoscenza della sofferenza, l’origine della sofferenza, della cessazione della sofferenza, del sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza.
Retta intenzione: l’intenzione di rinuncia, di non malevolenza, di non crudeltà.

L’Ottuplice Sentiero riguarda l’etica, la meditazione e la comprensione. La meditazione ci conduce dove siamo più sensibili, che è proprio dove tendiamo a reagire in modo cieco. Per rispondere con chiarezza all’esperienza, dobbiamo fissare delle linee guida. Il fondamento di queste linee guida è la Retta Comprensione.
La Retta Comprensione è il riconoscimento che quello che facciamo è importante. Non viviamo in un universo predeterminato, le nostre azioni hanno degli effetti (comprendere la legge del Karma). Possiamo essere fonte di beneficio o di sofferenza per noi stessi e per quelli che ci sono vicino. E non si tratta tanto di una obbligazione morale. E’ che se sviluppiamo la chiarezza e la gentilezza, possiamo vivere con una mente chiara e gentile. Se invece manteniamo il pregiudizio e l’indifferenza, diventeremo più limitati e insensibili. Possiamo agire con chiarezza ed essere in pace con noi stessi, oppure possiamo agire in maniera compulsiva, e rimanere intrappolati. Perché la compulsione porta a comportamenti ripetitivi, e alla perdita di ogni autorità. La Retta Comprensione significa riconoscere che l’integrità deve essere il centro della propria vita. E ciò genera una grande forza.
La Retta Intenzione, deriva da questa comprensione della legge di causa ed effetto. Significa far propria l’intenzione di realizzare effetti salutari con il corpo, la parola e la mente, e di evitare gli effetti non salutari. Questo è il fondamento degli insegnamenti sull’azione, o kamma, come è chiamato nel Buddhismo, di cui l’intenzione mentale è l’agente. Siccome le azioni del corpo e della parola procedono dagli stati mentali e dalle emozioni, se riusciamo a mantenere la chiarezza nella nostra mente e nel nostro cuore, possiamo anche agire da una posizione di equilibrio, e siamo in grado di discernere i risultati delle nostre azioni. Questo è il caso della Retta Parola e della Retta Azione. Abbandoniamo gli inganni, rifuggiamo dal prendere ciò che non ci appartiene, evitiamo la violenza, e invece coltiviamo l’onestà e le parole che hanno valore. I Retti Mezzi di Sostentamento consistono nell’evitare determinate attività come il commercio delle armi, la prostituzione, la macellazione degli animali. Più in generale questo fattore riguarda il modo in cui condividiamo la vita gli uni con gli altri. La nostra relazione con gli altri influenza profondamente la nostra mente, e per questo in diverse occasioni il Buddha ha dato grande importanza alla relazione moglie-marito, al modo di essere genitori, a norme di mutuo supporto tra lavoratori e datori di lavoro, così come ai benefici dell’amicizia.
La Retta Comprensione, il Retto Sforzo e la Retta Consapevolezza sono alla base di ogni altro fattore del Sentiero. Facciamo l’esempio della Retta Parola: si inizia con la Retta Comprensione, riconoscendo che il modo in cui si parla influenza gli altri. Possiamo portare qualcosa di valore nella mente di chi ci sta vicino, con un’osservazione appropriata, o possiamo invece rovinargli la giornata. Possiamo rimanere nel disagio e nella sfiducia, o invece risiedere nell’apertura e nella pace della mente. Da qui il Retto Sforzo, che significa l’impegno a guidare le proprie azioni; mentre la Retta Consapevolezza implica l’essere pienamente con quello che facciamo e diciamo, e con le sue conseguenze. E il risultato è che evitiamo la sofferenza e partecipiamo a qualcosa che produce un beneficio immediato. Questo è il processo dell’intero Ottuplice Sentiero.
La consapevolezza e l’ultimo fattore del Sentiero, la Retta Concentrazione, ci conducono nel campo della meditazione, della coltivazione della presenza mentale. Questi fattori sono spesso ciò che colpisce di più nel Buddhismo, perché forniscono un potente mezzo di approfondimento della propria vita interiore, offrendo la possibilità di raggiungere una grande serenità, una grande gioia, e la pace incondizionata che viene chiamata Nibbana. E l’approfondimento inizia e si mantiene con la presenza mentale, che consiste nell’essere semplicemente e puramente presenti a quello che succede.
“Ricordo che non riuscivo a seguire più di uno o due respiri, prima che la mia mente riprendesse a vagare, a fluttuare su un’onda di speculazioni, di ricordi e di analisi. Ogni momento dovevo riportare l’attenzione al respiro, e riuscire a mantenercela per qualche secondo, prima che una nuova marea di pensieri la sommergesse. E del resto questo è più o meno quello che capita normalmente nella meditazione di un principiante. Nonostante questo, quello che mi colpì profondamente era il fatto che stessi osservando la mia mente. E questo, stranamente, portava pace, e mi rassicurava anche: in qualche modo non dovevo comprendere nulla al di là dei miei pensieri, o al di là della mia mente. Era qualcosa che semplicemente succedeva. E allora: se io stavo osservando la mia mente, chi ero io? E di chi era quella mente?” (del venerabile Ajahn Sucitto Da un discorso trasmesso da BBC Radio, il 4 febbraio 2003.)

Il Buddha ha sempre detto che a domande come queste non c’è risposta. Qualsiasi cosa possiamo pensare o dire di essere, è solo un altro evento che passa attraverso la nostra mente. Il punto è che c’è sempre questa presenza mentale, e tutto ciò che la attraversa è in continuo cambiamento, e non è ciò che siamo. Ma più ci centriamo su questa presenza mentale, magari facendovi aiutare da un punto focale, come la sensazione del respiro, più possiamo sentirci stabili, e vedere le cose chiaramente. Possiamo lasciar andare gli impulsi e le sensazioni che sorgono, oppure, come ho imparato più tardi, possiamo focalizzarci su di esse e lasciare che la stabilità della consapevolezza le riduca ad armonia. Che è quello che succede. E’ così: con la pratica possiamo mettere fine alla continua lotta con il nostro corpo e con i nostri stati d’animo, e questa condizione inizia a pervadere il nostro corpo e il nostro stato d’animo, calmando l’uno e l’altro. Prestare attenzione al momento presente è consapevolezza, e il risultato, una stabilità che pervade il corpo e la mente, è la concentrazione, o samadhi. Samadhi non è uno stato che in qualche modo dobbiamo produrre, ma piuttosto una condizione di unità, centrata e piacevole, che sorge come risultato della Retta Comprensione, del Retto Sforzo e della Retta Consapevolezza.
Anche se la pratica della presenza mentale e della concentrazione porta un grande rimedio, in termini di liberazione dal dolore, dalle preoccupazioni e dagli stati d’animo ossessivi, c’è un ulteriore sviluppo: la comprensione che libera il praticante dalla sorgente stessa della sofferenza. Questa comprensione, chiamata visione profonda, ci permette di cogliere la natura effimera di quello che accade, e nello stesso tempo ci mette in contatto con una presenza che è invece stabile e affidabile, e cioè la consapevolezza stessa. Provando tutto ciò, piano piano, si produce inavvertitamente un cambiamento: il nostro centro muove verso la pura consapevolezza. Nella vita di tutti i giorni, partendo da questa consapevolezza, possiamo agire con compassione e con chiarezza, e, nella meditazione, possiamo lasciar placare tutti gli eventi, e stare in una presenza luminosa e senza ostacoli. Questo conduce al Nibbana, il compimento dell’Ottuplice Sentiero. E se si arriva a provarlo, anche per un solo istante, non si è più presi dalla smania o dall’apatia; non c’è frustrazione, non c’è necessità di difendersi, non c’è niente da provare. E’ semplicemente la fine della sofferenza e della tensione.

Sedici attributi delle quattro nobili verità

1)VERITA’ DELLA SOFFERENZA

Le 4 caratteristiche della sofferenza sono:
A) Impermanenza (evidente e impercettibile)
B) Sofferenza (sofferenza della sofferenza, del cambiamento e omni-pervasiva) le illusioni portano a compiere le azioni contaminate per cui tutti i fenomeni e gli aggregati sono della natura della sofferenza
C) Vacuità (assenza di esistenza del sé separato dagli aggregati; essendo questi ultimi impermanenti non è possibile che vi sia un sé immutabile, fisso, innato e che esista indipendentemente dagli aggregati. Questi ultimi sono “contaminati”, hanno la natura della sofferenza e sono prodotti dal Karma e dalle illusioni, quindi sono anche vacui (privi di esistenza indipendente)).
D) Assenza del sé (confutazione di un IO autosufficiente; sia l’Io che i fenomeni sono privi di esistenza indipendente) poiché sono privi di esistenza sono privi di un sé. vedi anche i quattro sigilli

2)VERITA’ DELL’ORIGINAZIONE

Le 4 caratteristiche della verità delle origini della sofferenza sono:
A) Causa sono le illusioni e karma (i tre veleni principali sono avversione-odio, attaccamento e ignoranza che è la causa fondamentale del rimanere nel samsara)
B) Origine poiché tutte le forme di sofferenza originano dal karma e dalle illusioni esse hanno il ruolo di origine
C) Forte produzione perché agiscono come cause per la produzione della sofferenza
D) Condizioni poiché agiscono come condizione che dà luogo a sofferenza sono anche condizioni

3)VERITA’ DELLA CESSAZIONE

Le 4 caratteristiche della verità della cessazione sono:
A) Cessazione assenza di illusione, impossibilità di causare sofferenza porta appunto alla cessazione
B) Pacificazione perché si placa il tormento della sofferenza
C) Eccellenza-beneficio la pacificazione crea il beneficio della felicità
D) Emergenza Definitiva liberazione completa dal samsara

4)VERITA’ DEL SENTIERO DELLA LIBERAZIONE

Le 4 caratteristiche della veritá del sentiero sono:
A) Sentiero vedi ottuplice sentiero la saggezza che realizza direttamente l’assenza del sé è il sentiero
B) Opportunità-conoscitore-consapevolezza tale saggezza implica la liberazione dal samsara
C) Raggiungimento-realizzazione tale saggezza realizza la liberazione
D) Liberazione Finale distruzione della causa della sofferenza

I quattro sigilli

1- Tutti i fenomeni composti sono impermanenti (se non viene riconosciuta l’impermanenza si percepiscono i fenomeni come statici e verso di essi si provoca l’illusione dell’attaccamento che causa sofferenza)
2- Tutti i fenomeni contaminati hanno la natura della sofferenza (la visione erronea che ci siano dei fenomeni che possono recare felicità creano lo sviluppo di un forte attaccamento e quindi sofferenza. Se uniamo a quanto appena detto la non comprensione della vacuità siamo portati a credere che esista un sé o un io per il quale noi abbiamo bisogno di provare piacere o repulsione verso cose piacevoli o spiacevoli).
3- Tutti i fenomeni sono vacui e privi di un sé (non c’è un se o un io separato dagli aggregati o innatamente esistente, così come non vi sono fenomeni dall’esistenza innata (tutto è interdipendente). Vacuità significa che i fenomeni non esistono in maniera indipendente
Il nirvana è pace. (Se non sappiamo che è possibile ottenere la liberazione dalla sofferenza non proveremmo mai a raggiungerla. Se crediamo di trovare la felicità attraverso uno stato momentaneo di pace trovato nei fenomeni impermanenti è un altra idea erronea.

4- perfezionando la visione di vacuità e l’eliminazione della concezione dell’aggrapparsi al sé, automaticamente cessano tutte le altre afflizioni.

I dodici anelli dell’originazione interdipendente

20140501-203628.jpg
1-Ignoranza
2-Volizioni/formazioni karmiche
3-Coscienza
4-Nome e forma
5-Percezioni/sestupla sede
6-Contatto
7-Sensazioni
8-Desiderio
9-Attaccamento/Appropriazione
10-Divenire
11-Rinascita
12-Morte

I sei regni di esistenza che prendono il nome dagli esseri che li abitano

Dei (non sperimentano sofferenza ma sono soggetti a una rinascita inferiore quando il loro karma positivo si esaurisce)
Semi-Dei (sono invidiosi degli dei e si sentono superiori agli umani. Anelano per diventare dei e hanno paura di rinascere come uomini)
Uomini (è la rinascita migliore perché è quella che consente di ottenere il nirvana e la liberazione definitiva dalla sofferenza)
Animali (non hanno facoltà intellettive per accumulare con facilità meriti che possano permettere una rinascita superiore)
Spiriti famelici (destinati a soffrire pene indicibili, hanno sete e quando trovano una fonte subito questa si secca, hanno fame ma hanno il collo così lungo che il cibo non raggiunge mai lo stomaco. Sono in questo stato a causa del karma negativo accumulato)
Esseri infernali (si patiscono le peggiori sofferenze ed è molto, molto difficile che ci si possa risollevare da questo regno e guadagnare rinascite superiori)

Allenamento graduale
1. Virtuoso: perfetto in condotta e modo di agire, e vedere la paura nel minimo errore 2. Ritenere i sensi
3. Moderazione nel mangiare
4. Vigile (Samma vayana)
5. Cosciente e in piena consapevolezza (sampajana) 6. Abbandonare i cinque ostacoli (nivarana)
7. I quattro Jhana (samma samadhi)
8. Vipassana (samma sati)
1. retta parola, retta azione, retti mezzi di sostentamento; retta condotta verbale, retta condotta del corpo, retta condotta mentale.
2. Vista, udito, olfatto, gusto, tatto, oggetti mentali. Proteggi l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali. Controlla l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali. Poiché, se lasciati senza protezione l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali, stati cattivi non salutari di cupidigia e dolore lo potrebbero invadere, egli pratica la via del controllo.
3. Riflettendo con saggezza, assumiamo del cibo non per divertimento né per intossicazione, non per la bellezza e l’attrattiva fisica, ma solo per la resistenza e sopravvivenza di questo corpo, per porre fine allo sconforto, e di assistere la vita santa.
4. Purificare la mente degli stati ostruttivi, giorno e notte (desiderio, odio, illusione). (Retto sforzo)
5. Agire in piena consapevolezza quando si va avanti e indietro, guardare avanti e guardare lontano, flettere ed estendere le nostre membra; indossare i nostri abiti e portando la veste esteriore e la ciotola, mangiare, bere, consumare cibo, e degustazione, defecare e urinare, camminare, in piedi, seduti, addormentarsi, svegliarsi, parlare e tacere. (Satipattana: contemplazione del corpo come corpo, la piena consapevolezza)
6. Abbandonando cupidigia (kamacchanda) per il mondo, si dimora con una mente libera da cupidigia. Abbandonando la malevolenza e l’odio (byapada), si dimora con la mente libera da malevolenza, compassionevole per il benessere di tutti gli esseri viventi. Abbandonando indolenza e torpore (thina-middha), si rimane liberi da indolenza e torpore, con la percezione di luce. Abbandonando agitazione e rimorso (uddhacca-kukkucca), si dimora senza agitazione, con la mente internamente tranquilla. Abbandonando dubbio (vicikiccha), si dimora, essendo andato oltre ogni dubbio, non perplesso al riguardo degli stati salutari.
7. Retta concentrazione.
8. Retta consapevolezza
Le quattro fondazioni di consapevolezza (retta consapevolezza) sono la base della concentrazione. I quattro tipi di retto sforzo sono le attrezzature della concentrazione. La ripetizione, lo sviluppo, e la coltivazione di questi stessi stati è lo sviluppo della concentrazione in se.

Karma

Tre tipi di azione a seconda del modo di espressione

Fisica
Verbale
Mentale

Tre tipi a seconda della qualità

Virtuosa
Non virtuosa
Neutra

Dieci azioni non virtuose

Azioni fisiche
Uccidere
Rubare
Comportamento sessuale scorretto
Azioni verbali
Mentire
Creare dissenso
Parole scortesi
Pettegolezzi inutili
Azioni mentali
Pensare oggetti di forte attaccamento
Pensare a come ferire gli altri
Dare ascolto a opinioni errate

Dieci azione virtuose

Azioni fisiche
Rinunciare a Uccidere
Rinunciare a Rubare
Rinunciare a Comportamento sessuale scorretto
Azioni verbali
Rinunciare a Mentire
Rinunciare a Creare dissenso
Rinunciare a Parole scortesi
Rinunciare a Pettegolezzi inutili
Azioni mentali
Rinunciare a Pensare oggetti di forte attaccamento
Rinunciare a Pensare a come ferire gli altri
Rinunciare a Dare ascolto a opinioni errate

Le cinque illusioni che non sono visioni (illusioni principali)

Ignoranza
Avversione/odio
Attaccamento/desiderio
Orgoglio
Il dubbio

Le cinque illusioni che sono visioni (che una persona assume in base all’ignoranza e all’attaccamento)

6. Errata visione del sé (considerare il sé come fenomeno indipendente e immutabile)
7. Visione estrema passata e futura (non si crede alle vite passate e future)
8. Errata visione delle 10 azioni non virtuose
9. Considerare la propria visione come la migliore
10. Errata visione del comportamento etico

Le vere origini della sofferenza come causa della vera sofferenza:
Si parte dalla
IGNORANZA dell’assenza del sé delle persone e dei fenomeni
Che porta a sperimentare le
EMOZIONI AFFLITTIVE attaccamento e avversione
In base alle quali compieremo la
AZIONE KARMICA fisica, verbale, mentale
Che causa la
VERA SOFFERENZA sofferenza

Effetti generati dalle azioni

Effetto di massima maturazione
Effetto simile alla causa
Effetto ambientale
Il livello di gravità della azione dipende dall’oggetto verso cui è rivolta e dalla motivazione
Esempio A: rubare cibo e acqua a bambini poveri per prolungare ad essi la fame e la sete
1 rinascere all’inferno
2 soffrire la fame e la sete
3 ambiente arido e poco fertile
Esempio B: rubare del cibo e acqua al supermercato per sfamare i propri figli che soffrono
1 rinascere uomo
2 avere spesso fame e la sete
3 faticare per avere cibo e acqua

Completezza delle azioni:
L’azione deve essere completa perché si abbia il massimo dell’effetto, secondo lo schema seguente:

Intenzione
Preparazione
Esecuzione
Esultanza

Tre tipi o consistenza delle azioni:

Azioni positive (bianche) virtuose
Azioni negative (nere) non virtuose
Azioni miste

Karma che proietta: ci spinge a rinascere in uno particolare dei sei regni. Azioni positive nei tre regni superiori e negative in quelli inferiori.
Karma che completa: é la qualità della vita che sperimenteremo in quel regno di rinascita.
Ci può essere un mix di questi due tipi di karma. Ad esempio karma che proietta positivo ci fa rinascere uomo ricco, karma che completa negativo qualcuno riesce a toglierci questi beni di cui godiamo. Karma che proietta cattivo rinasciamo cane, karma che completa positivo viviamo in una bella casa col giardino, abbiamo cibo e il nostro padrone non ci maltratta.

———————–

Karma

Il Karma fa parte delle leggi universali, una legge conosciuta anche con il nome di “causa-effetto”, proprio perché ad ogni causa corrisponde un effetto, ed ogni azione genera un risultato. Karma è una parola che spesso sentiamo nominare, è entrata nel nostro vocabolario quotidiano, ma sono in tanti a non sapere bene cosa voglia significare, usata per lo più in modo sbagliato, improprio, associata spesso, in modo errato, al proprio destino. La parola Karma deriva dalla radice del verbo sanscrito Kr che significa fare, produrre, agire e assume il significato di “azione“, un’azione spinta dalla volontà, in relazione al principio di causa ed effetto.
Karma e interdipendenza
Il karma è quindi strettamente correlato con il termine “interdipendenza”, ovvero che nulla esiste in modo indipendente, ossia tutto ciò che esiste si relaziona con ciò che c’è intorno. Quindi nel momento in cui noi produciamo un’azione, prendiamo una decisione, o diciamo una parola, tutto ciò non finisce nell’istante, ma il nostro ‘fare’ è come un eco che si propaga nella valle, ha un seguito, un effetto domino. Non c’è nulla che viene fatto e finisce nell’azione stessa, ogni azione va a relazionarsi con altri effetti, e tutto ciò avviene su diversi livelli, inclusi i pensieri. Un’unica parola ha un’influenza incredibile sul mondo esterno, faccio un esempio: io dico una cosa, questa cosa viene ascoltata da una persona e andrà ad influenzare un’azione successiva della stessa persona e quest’azione, a sua volta, scatenerà molteplici altre azioni. Questa è interdipendenza.
Tutto ciò ci porta ad una prima comprensione di cosa sia il karma, in quanto tutte queste nostre azioni non finiscono in loro stesse, e quello che accade è che noi siamo i responsabili delle nostre azioni. Siamo noi i responsabili delle nostre azioni, o se preferite, siamo noi che causiamo i nostri risultati, buoni o cattivi che siano. Ma attenzione qui! Per ogni altra vostra azione quotidiana, dalla più semplice a quella più complessa, di questi innumerevoli fattori che influenzano le nostre azioni, quelli che realmente dipendono da noi, sono veramente pochi. E come possiamo quindi, vivere nell’illusione di poter controllare il futuro? Quanto volte, prima di andare a dormire pensiamo: “Domani vorrei fare questo, vorrei fare quest’altro, ecc”, è chiaro che noi ce la metteremo tutta affinché avvenga ciò che abbiamo progettato, ma non dipende solo da noi, perché come ho già spiegato, viviamo in un mondo in qui tutto è interdipendente, ed è questa una consapevolezza importante da avere.
La legge di causa ed effetto, è comunque una legge coerente. Se piantate un seme di una pianta d’arancio, un giorno non raccoglierete delle mele Questo per spiegarvi che le azioni che noi andremo a compiere, ovvero i risultati, saranno coerenti con le cause che noi stessi abbiamo creato. Intellettualmente, come potete intuire, il karma è semplicissimo da capire, ma non si tratta soltanto di capire, è questo il punto; bisogna crederci nel karma, non con la fede cieca, ma “vedere” che è una legge reale con la quale dobbiamo convivere, e come tutte le regole, quando le conosci bene, impari a muoverti meglio all’interno delle regole stesse; riesci a sfruttarne le potenzialità, la forza, che in questo caso, è quella dell’Universo. Basta pensare che tutto ciò che noi siamo oggi, inteso come fisicamente, emozionalmente, ma anche da un punto di vista sociale e della nostra conoscenza, insomma tutti gli aspetti che comprendono ciò che noi siamo, non è altro che il risultato di ciò che siamo stati ieri, l’altro ieri, quel giorno prima e così via. Il risultato di tutte le scelte che abbiamo intrapreso, le azioni che abbiamo compiuto, le parole che abbiamo detto; sempre nell’interazione con il mondo che c’è intorno a noi ovviamente, perché non dipende tutto unicamente da noi. Ma se oggi siete ciò vi sentite di essere, è solo il risultato di ciò che siete stati finora. Quindi il karma può esserci d’aiuto, perché osservando il presente, possiamo capire quali sono le cause che hanno concorso ad essere ciò che ora siamo. La vita è come un puzzle, tanti pezzi diversi tra loro che creano la nostra immagine. Riconoscendo le cause che hanno portato alla creazione della nostra immagine, riusciamo a capire meglio chi siamo, a capire la nostra vita e quindi anche a prendere della scelte in modo più consapevole per il nostro futuro.

Karma come impronta
Il karma però, agisce anche molto più in profondità, nascosto, quasi invisibile, i cui risultati non si riflettono solo in questa vita. Ogni azione che compiamo lascia un’impronta nella nostra mente molto sottile, e ogni impronta alla fine fa sorgere il proprio effetto. La nostra mente sottile è come una palestra, e compiere azioni è proprio come svolgere degli esercizi. Le azioni virtuose ci “allenano” per la futura felicità, mentre le azioni non virtuose ci “preparano” della futura sofferenza. Se in questa vita facciamo delle azioni a fin di bene, allo stesso modo nelle vite successive avremo maggiore facilità a fare del bene, se invece in questa vita rubiamo, creiamo l’impronta che ci porterà a rubare con maggiore facilità anche nelle prossime. Questo è un passaggio fondamentale, che molti sottovalutano, ma nel nostro presente possiamo decidere con consapevolezza chi e cosa vogliamo essere in una vita successiva, e non lasciarci costruire l’impronta da altri, dal mondo ( o meglio, dal sistema!) che ci circonda. Se volete essere delle persone inondate d’amore, di compassione, di conoscenza, di pazienza; dovete iniziare a crearvi l’abitudine di provare amore e compassione, di aprirvi alla conoscenza e di esercitarvi nella pazienza. In questo modo create la vostra impronta per il vostro futuro, in questa vita e nelle prossime. Allo stesso modo la persona avida di denaro e delle cose materiali, la persona che ha tendenze egoistiche e non ha un briciolo di compassione, è chiaro che non avrà un futuro roseo davanti, perché tendenzialmente e per abitudine sarà portata a commettere gli stessi errori. In sintesi possiamo dire che più facciamo un’azione, più profonda diventa l’impronta nella nostra mente di quell’azione stessa, e in futuro ci verrà più semplice svolgerla. Questo è il karma in quanto impronta, e queste impronte si portano di vita in vita.

Karma come causa e condizione
C’è un aspetto del Karma ancora più sottile, che in pochi riescono a percepire e decifrare, in quanto l’effetto non è immediato e non quindi facilmente riscontrabile con la propria causa. Come ho già detto, ogni azione che compiamo è una causa, ma questa causa è un seme che resta lì e può venire a maturare dopo un lungo periodo di tempo, ovvero nel momento in cui vengono a manifestarsi le ‘condizioni’ necessarie. Quindi è importante sottolineare che ogni azione che compiamo, è in sé una causa per un risultato che andremo a vivere nel futuro, e allo stesso tempo quella stessa azione è una condizione che andrà a far maturare una causa che noi abbiamo creato nel passato. Ogni azione che noi compiamo, è tanto una causa quanto una condizione, ovvero ogni azione che compiamo è una causa, che è come un seme che andiamo a piantare, il risultato (l’effetto) di questa nostra causa lo andremo a vivere nel futuro, quando ci saranno le giuste condizioni par farla maturare. Ma allo stesso tempo quella nostra stessa azione è una condizione per far maturare una causa che abbiamo creato nel nostro passato. Vi faccio un esempio semplice semplice: Mettiamo il caso che siamo coinvolti in una situazione “negativa”, siamo colmi di odio e di rabbia e diamo uno schiaffo ad un nostro collega di lavoro. Quell’azione finisce lì, è già seminata. Nel frattempo ci si avvicina un altro collega che ci fa i complimenti, è contento perché secondo lui quella persona ha avuto la giusta lezione, e a quel punto noi siamo felici e fieri di ciò che abbiamo fatto. Quindi cosa è successo, il fatto che noi abbiamo ricevuto i complimenti da una terza persona, che ci hanno reso felici, è un risultato (un effetto) non di aver dato uno schiaffo, perché lo schiaffo non è altro che una condizione che andrà a scaturire un effetto nel futuro, ma è la maturazione di una causa positiva che noi abbiamo creato nel nostro passato. È probabile che un giorno, mentre cercheremo di svolgere un’azione “positiva”, come quella di separare due amici in rissa tra di loro, ci beccheremo inavvertitamente uno schiaffo da uno dei due, nonostante il nostro intento di aiuto. Quindi anche in questo caso non possiamo dire che da un’azione positiva viene fuori un risultato negativo, perché la nostra azione positiva è comunque un seme che è stato piantato e lo raccoglieremo in futuro, mentre lo schiaffo che ci becchiamo e ci fa star male, non è altro che la maturazione del nostro schiaffo che abbiamo dato al nostro collega tempo fa. In altre parole, si sono venute a creare le condizioni per far maturare quella causa negativa che abbiamo seminato in passato.

I quattro aspetti del Karma
Per noi occidentali e per la nostra cultura, non è proprio semplice credere nel Karma, in quanto il fatto che noi stessi siamo i responsabili della nostra vita (meglio dire delle nostre vite!) è qualcosa che ci suona strano, abituati come siamo ad invocare aiuti “esterni”. Ma credere nel Karma è molto importante, perché ci conferisce la responsabilità delle nostre azioni. Quando si parla di credere e seguire la legge del Karma, ci sono quattro aspetti importanti da rispettare:
Il primo è la certezza delle azioni, ovvero la certezza del Karma, che vuol dire che un’azione positiva porta un risultato positivo, un’azione negativa porta un risultato negativo. Non è possibile che un’azione positiva porti un risultato negativo o viceversa, questa è la certezza del Karma.
Il secondo aspetto del Karma, prevede che noi non possiamo vivere un risultato se prima non creiamo la causa. Quindi, se noi stessi stiamo vivendo una situazione, bella o brutta che sia, è perché noi stessi abbiamo creato le cause per vivere quella situazione. E’ un aspetto fondamentale, perché nel momento che crediamo in questo, smettiamo di puntare il dito addosso agli altri, oppure d’invocare l’aiuto esterno.
Il terzo aspetto del Karma prevede che qualunque azione viene fatta, questa non finirà nel dimenticatoio, non avrà una data di scadenza e non andrà in prescrizione, ma comporterà un effetto, una conseguenza, nel breve o nel lungo termine. Ma è anche vero che qualsiasi azione può essere purificata o eliminata. Se, ad esempio, noi seminiamo un seme positivo grazie ad una nostra azione virtuosa, quel seme può essere cancellato dalla rabbia, dalla violenza che adottiamo successivamente a quella nostra azione positiva. Se viceversa, commettiamo un’azione non virtuosa, possiamo purificarci con azioni d’amore e di solidarietà, per questo esistono metodi precisi per la purificazione delle azioni non virtuose, che noi stessi abbiamo creato nel passato.
Il quarto aspetto riguarda la crescita (aumento) del Karma, vuol dire che quando facciamo un’azione, quell’azione ha una tendenza a crescere, come per inerzia. Precisiamo che nella legge del Karma le azioni vengono divise in due tipi: nascoste ed aperte. Quelle nascoste sono azioni che noi facciamo ma non le raccontiamo agli altri, ovvero ce le teniamo per noi. Come quando diciamo una bugia, questa bugia funziona e per non far svanire il risultato che ci porta questa bugia, non la diciamo a nessuno, tanto più che presto ci dimenticheremo anche noi di averla detta, ci daremo mille giustificazioni che copriranno la nostra “malefatta” non solo agli altri, ma soprattutto a noi stessi. Ma è bene sapere che tutte le azioni svolte in maniera ‘nascosta’, hanno la tendenza a crescere, ovvero aumenta l’effetto che dovremo ‘scontare’ in futuro. A differenza delle azioni aperte, con le quali ci confrontiamo prima con gli altri, per quello che abbiamo detto o combinato, e poi con noi stessi. Questa nostra confessione, questo nostro pentimento, ferma la crescita del Karma. Ma tutto ciò vale anche per le azioni positive, tanto più compiamo un bel gesto e non ci vantiamo di averlo fatto, ma lo teniamo per noi, tanto più grande sarà la ricompensa, perché il Karma cresce, e per dirlo in termini economici, il valore della nostra azione acquista interessi nel tempo. Se invece svolgiamo un’azione positiva a la usiamo per avere dei riconoscimenti, dei ringraziamenti (possibilmente materiali, vero?) tutto ciò ferma la crescita di quell’azione. Quindi ricordatevi che una piccola azione, quando tenuta nascosta, cresce, e porta grandi risultati!

Karma che completa
Ho parlato molto di azioni in questo articolo sulla legge del Karma, ma è anche bene precisare che esistono azioni complete e non. Nel dettaglio e in maniera riassuntiva, un’azione viene definita completa nel momento in cui sono presenta questi quattro fattori: la motivazione, la consapevolezza, compiere l’azione, il compiacimento dell’azione stessa. Se questi fattori sono presenti all’interno di un’azione stessa, allora questa si può dire che è stata svolta in maniera completa. Se ad esempio investo accidentalmente una persona in mezzo alla strada, e le faccio del male, compio soltanto l’azione incidentale, ma vengono a mancare la motivazione, la consapevolezza e il compiacimento. A differenza se invece, investo volontariamente una persona, in maniera consapevole e me ne compiaccio di vederla soffrire per il dolore. Lo stesso vale per un’azione positiva. Bisogna soddisfare tutte e quattro le condizioni, affinché possa intendersi come azione “voluta”. In ogni caso stiamo creando una causa , ma il ‘ricarico’ dell’effetto nel tempo, sarà maggiore se l’azione è realmente voluta, minore se non voluta. Ma è anche vero che la situazione, piacevole o meno, voluta o non voluta, è sempre una conseguenza di una precedente causa creata in passato… non dimentichiamolo!
Una altra visione del concetto di karma che completa é quella che segue:
Karma che proietta: ci spinge a rinascere in uno particolare dei sei regni. Azioni positive nei tre regni superiori e negative in quelli inferiori.
Karma che completa: é la qualità della vita che sperimenteremo in quel regno di rinascita.
Ci può essere un mix di questi due tipi di karma. Ad esempio karma che proietta positivo ci fa rinascere uomo ricco, karma che completa negativo qualcuno riesce a toglierci questi beni di cui godiamo. Karma che proietta cattivo rinasciamo cane, karma che completa positivo viviamo in una bella casa col giardino, abbiamo cibo e il nostro padrone non ci maltratta.

(Anguttara Nikaya 3: 65) Kamma-Vipaka
Qualcuno uccide esseri viventi ed è omicida, sanguinario, fa a botte ed è violento, senza pietà per gli esseri viventi. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, ha una vita breve.
Qualcuno abbandona l’uccisione di esseri viventi, si astiene dall’uccidere esseri viventi, con bastoni e armi messi da parte, gentile e cordiale, egli dimora compassionevole verso tutti gli esseri viventi. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se un’azione non buona provoca una rinascita umana, egli vive a lungo.
Qualcuno ferisce esseri viventi con la mano, con zolle, con un bastone, o con un coltello. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è di salute cagionevole, malato.
Qualcuno non ferisce esseri viventi con la mano, con zolle, con un bastone, o con un coltello. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se un’azione non buona provoca una rinascita umana, è di buona salute, sano.
Qualcuno è di carattere arrabbiato e irritabile, anche quando criticato un po’, si offende, si arrabbia, ostile e pieno di risentimento, e mostra rabbia, odio e amarezza. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è brutto.
Qualcuno non è di carattere arrabbiato e irritabile, anche se molto criticato, non si offende, non si arrabbia, ostile, e risentito, e non mostra rabbia, odio, e amarezza. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è bello.
Qualcuno è invidioso, uno che invidia, ha risentimento e rancore per i guadagni, l’onore, il rispetto, la riverenza, i saluti, e la venerazione ricevuti da altri. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è ininfluente.
Qualcuno non è invidioso, uno che non invidia, non ha risentimento, e rancore per i guadagni, l’onore, il rispetto, la riverenza, i saluti, e la venerazione ricevuti da altri. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è influente.
Qualcuno non dà cibo, bevande, vestiti, carrozze, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore, e lampade ad eremiti o bramini. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è povero.
Qualcuno da cibo, bevande, vestiti, carrozze, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore, e lampade ad eremiti o bramini. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è ricco.
Qualcuno è ostinato e arrogante, non rende omaggio a colui che deve ricevere omaggio, non si alza per uno alla cui presenza avrebbe dovuto alzarsi, non offre un posto per uno che merita un posto, non fa strada a colui che avrebbe dovuto far strada, e non onora, rispetta, riverisce, e venera. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, nasce in basso ceto.
Qualcuno non è ostinato e arrogante, rende omaggio a colui che deve ricevere omaggio, si alza per uno alla cui presenza deve alzarsi, offre un posto a chi merita un posto, fa strada a colui che deve far strada, e onora, rispetta, riverisce, e venera. Dopo la morte, riappare in una meta felice, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, nasce in alto ceto.
Qualcuno non visita un eremita o un bramino e chiede: «Venerabile signore, cosa è sano? Che cosa è malsano? Cosa da biasimare? Cosa da approvare? Che cosa dovrebbe essere coltivato? Cosa non dovrebbe essere coltivato? Quale tipo di azione porta danno e sofferenza per un lungo periodo? Quale tipo di azione porta benessere e felicità per un lungo periodo? »Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è stupido.
Qualcuno visita un eremita o un bramino e chiede: «Venerabile signore, cosa è sano? Che cosa è malsano? Cosa da biasimare? Cosa da approvare? Che cosa dovrebbe essere coltivato? Cosa non dovrebbe essere coltivato? Quale tipo di azione porta danno e sofferenza per un lungo periodo? Quale tipo di azione porta il benessere e felicità per un lungo periodo? »Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è saggio.
«Cosa ne pensi? Quando l’avidità, odio e illusione sorgono in un uomo, è per il suo beneficio o danno? «- Per il suo male, venerabile. – «Una persona che è avida, odia e illuso, sopraffatto da avidità, odio e illusione, i suoi pensieri da loro controllate, prenderà vite, prenderà ciò che non è dato, indulgerà in una cattiva condotta sessuale, e racconta bugie, e guiderà anche altri a fare altrettanto. Conducono al suo male e alla sua sofferenza per un lungo periodo? »- Sì, venerabile. – «Cosa ne pensi? Sono queste cose positive o negative? »- negative venerabile. – «da biasimare o approvare? »- biasimare, venerabile. – «Censurate o lodate dai saggi? »- Censurate, venerabile -.«Intraprese e praticate, queste cose portano danni e sofferenza o no? O com’è in questo caso? »- Intraprese e praticate, queste cose portano danno e sofferenza. Così ci appare a noi in questo caso. –

Le radici del buono e del cattivo (kamma)
Cattivo:
Desiderio: piacere, volere, desiderio, tenerezza, affetto, attaccamento, lussuria, cupidigia, brama, passione, auto indulgenza, possessività, l’avarizia.
Odio: avversione, disgusto, repulsione, risentimento, rancore, malumore, vessazione, irritabilità, antagonismo, avversione, rabbia, collera, vendetta.
Illusione: stupidità, ottusità, confusione, ignoranza degli elementi essenziali, pregiudizi, ideologia, dogmatismo, fanatismo, errata comprensione, presunzione.
Buono:
Non desiderio: altruismo, liberalità, generosità, pensieri e azioni di sacrificio e di condivisione, la rinuncia.
Non odio: amorevole gentilezza, compassione, solidarietà, amicizia, perdono, tolleranza.
Non illusione: saggezza, intuizione, conoscenza, comprensione, intelligenza, sagacia, discriminazione, imparzialità, equanimità.

«Tutti gli stati non salutari hanno la loro radice nell’ignoranza, convergono nell’ignoranza, e con l’abolizione dell’ignoranza, tutti gli altri stati non salutari sono aboliti»
Samyutta Nikaya 20: 1

Perfetto in condotta (cattivo e buon kamma)
Sono le 10 azioni non virtuose e gli antidoti

4 tipi di comportamento verbale non in conformità con il Dhamma
• dire menzogne. sincero e credibile
Parlare maliziosamente Concordia
Parlare con asprezza Dolce
Spettegolare Dire ciò che è buono e/o benefico

3 tipi di condotta corporale non in conformità con il Dhamma
• Uccidere esseri viventi. dolce gentile, compassionevole verso tutti gli esseri viventi
• Prendere ciò che non è stato dato. purezza e onestà
• cattiva condotta nel piacere sensuale celibato

3 tipi di comportamento mentale non in conformità con il Dhamma
• brama. non desiderare la ricchezza e la proprietà di altrui
• La malevolenza. Senza cattiveria «che possono essere liberi da odio, afflizione e possano vivere felici»
Errata comprensione. Retta comprensione: «c’è ciò che è dato e ciò che è offerto, c’è frutto e conseguenza delle buone e cattive azioni.

(MN 41.8-10/12-14)
Quando gli altri si rivolgono a voi, il loro discorso può essere detto con una mente di amorevole gentilezza o di odio interiore. Qui, monaci, dovreste allenarvi così: “La nostra mente resterà inalterata, e non diremo parole cattive; dimoreremo compassionati per il loro benessere, con una mente di amorevole gentilezza, senza odio interiore dimoreremo pervadendo quella persona con una mente intrisa di amorevole gentilezza, e iniziando da quella persona, noi dimoreremo pervadendo il mondo intero con una mente intrisa di amorevole gentilezza, abbondante, esaltata, incommensurabile, senza ostilità e senza malevolenza “. È così che dovreste allenarvi monaci.

Vantaggi di astensione dalle cattive azioni
• Astenersi da mentire: stimato, di fiducia e affidato, avere una grande influenza su molti, dolce profumo orale.
• Astenendosi da diffamazione: possedere un corpo fisico, che è indistruttibile e un seguito che non può essere diviso dalle insidie degli altri, essere un amico leale, voluto bene da tutti gli esseri.
• Astenersi da discorso abusivo: caro agli esseri, piacevole, amabile disposizione, purezza di pronuncia, voce chiara, di facile comprensione, melodiosa; voce: distinta, intelligibile, dolce, piacevole, rotonda, compatta, profonda, risonante.
• Astenersi dai colloqui frivoli: è caro, gradevole, stimato e riverito da tutti gli esseri, molta influenza, l’abilità di dare risposte immediate.
• Con l’astensione dall’uccidere: essere innocui a tutti gli esseri, sviluppo dell’amorevole gentilezza che dà undici vantaggi, salute robusta, longevità, felicità.
• Astenersi dal prendere ciò che non è dato: acquisisce ricchezza e possedimenti che sono immuni da molestare, non suscettibile di sospetti da parte di altri, degno di fiducia.
• Con l’astensione da pratiche non casta: modesti, calmi di mente e nel corpo, cari, gradevoli a tutti gli esseri e non detestati da loro, buona reputazione.
• Con l’astensione dalla bramosia: guadagnare tutto ciò che si vuole senza difficoltà, ottenere ricchezze eccellenti, onorati e riveriti da rè e capofamiglia, nessun difetto negli occhi, orecchi, naso, ecc, senza pari.
• Astenendosi da malevolenza: persona piacevole, bella e ammirata da tutti, ispira gli altri.
Respingendo l’errata comprensione: guadagnare buoni compagni, non commettono ciò che è male, con il credo che ognuno è il proprietario delle proprie azioni.

Undici vantaggi dell’amorevole gentilezza
Dormire sonni tranquilli
Svegliarsi felicemente
3. Non aver brutti sogni
4. Caro agli esseri umani
5. Caro agli esseri non umani
6. Protetto dai Deva
7. Fuoco, veleno e armi non possono nuocere
8. Mente facilmente concentrata
9. Radiante carnagione del viso
10. muore pacificamente
11. Rinasce tra i Brahma

La rimozione dei pensieri di distrazione
1. Prestare attenzione a qualche altra cosa collegata con ciò che è sano.
• Desiderio per esseri viventi: contemplare la non attrattività (MN 10.10)
• Desiderio per oggetti inanimati: contemplare l’impermanenza.
• Odio per esseri viventi: contemplare l’amorevole gentilezza.
• Odio per oggetti inanimati: contemplare i quattro elementi (MN 10.12.)
Illusione: vivere sotto un insegnante, studiando il Dhamma, indagare nel significato, ad ascoltare il Dhamma, indagare le cause.

2. Esaminare i pericoli di questi pensieri: «questi sono pensieri malsani, sono riprovevoli, risultano nella sofferenza». «Questo pensiero di desiderio sensuale è sorto in me. Questo porta alla mia afflizione, all’afflizione degli altri, e all’afflizione di entrambi, ostacola la saggezza e causa difficoltà».

3. Prova a dimenticare quei pensieri e non dar loro attenzione.

4. Con attenzione tranquillizzare la formazione del pensiero di quei pensieri. Fermare la causa del pensiero, investigando la causa.

5. Con i denti chiusi e la lingua premuta contro il tetto della sua bocca, dovrebbe battere, costringere, e schiacciare la mente con la mente.
(MN 20)

Le sette buone qualità
• Fede: ricorda il Buddha, Dhamma, Sangha, la propria moralità, la generosità, la fede, l’apprendimento, il sacrificio e la saggezza, con i Deva come testimoni; attributo al Nibbana; non associarsi con le persone di sterile, poca fede, associarsi con amabili uomini di fede, riflessione sul Dhamma che ispira la fede devozionale, e inclinazione a generare la fede in tutta le posizioni.
• Consapevolezza: attenti e consapevoli nei sette movimenti, non associarsi con gente distratta e negligente, associarsi con gente consapevole, e la propensione a generare consapevolezza in tutte le posizioni.
• Vergogna e paura: la riflessione sul pericolo dei demeriti, del regno della miseria, riflessione sul sostenere i tratti dei meriti, non associarsi con persone che sono prive di vergogna morale e senza paura delle malefatte, associarsi con persone che sono dotate di vergogna morale e paura delle malefatte, e l’inclinazione per lo sviluppo di vergogna morale e la paura delle malefatte in tutte le posizioni.
• Apprendimento: sforzo per l’apprendimento, informarsi costantemente, associarsi con chi pratica il buon Dhamma, ricerca della conoscenza senza colpe, la maturità delle facoltà, come la fede, tenersi lontani dalle impurità, non associarsi con l’ignorante, associarsi con l’erudito e inclinazione per estendere la conoscenza in tutte posizioni.
• Energia: la riflessione sul pericolo del regno della miseria, il beneficio dello sforzo strenuo, alla desiderabilità di seguire la via tracciata dai virtuosi, onorare il cibo dedicandosi alla pratica del Dhamma, riflessione sulla nobile eredità del buon Dhamma, alla supremazia del Maestro (Buddha), sul proprio eminente lignaggio come discendente di un Buddha, sulla nobiltà della compassione nel Dhamma; non associarsi con l’indolente, associarsi con il laborioso, e inclinazione per lo sviluppo di energia in tutte le posizioni.
• Saggezza: informarsi sugli aggregati, le basi, gli elementi, ecc. del proprio corpo; purezza degli oggetti sia all’interno sia all’esterno del corpo, tenere in equilibrio fede e saggezza, concentrazione ed energia; eccesso di fede, eccessivo entusiasmo; eccesso di saggezza, scaltrezza; eccesso di energia, irrequietezza; eccesso di concentrazione, noia (mente estenuante); non associarsi con gli stolti, associarsi con i saggi, la riflessione sulla diversità di profonda conoscenza riguardante sottili soggetti, come ad esempio gli aggregati, ecc. e inclinazione per sviluppare saggezza in tutte le posizioni.
Quattro jhana: i primi quattro carana Dhamma iniziano con l’osservanza dei precetti; la parte iniziale della meditazione Samatha e la cincuplice maestria.

Consapevolezza del respiro
Qui un bhikkhu, andato nella foresta o sotto un albero o in una capanna vuota, si siede, dopo aver piegato le gambe a croce, messo il suo corpo eretto, e stabilito la consapevolezza in fronte a lui, continuamente consapevole inspira, consapevole espira.
1. Inspirando lungo, capisce: «sto inspirando lungo», o espirando lungo, capisce: «sto espirando lungo». inspirando breve, capisce: «sto inspirando breve» o espirando breve, capisce: »sto espirando breve. Si allena così: «inspirerò sperimentando tutto il corpo», si allena così: «espirerò sperimentando tutto il corpo», si allena così: «inspirerò tranquillizzando la formazione del corpo», si allena così: «espirerò tranquillizzando la formazione del corpo ».
2. Si allena così: inspirerò sperimentando l’estasi», si allena così: «espirerò sperimentando l’estasi», si allena così: «inspirerò sperimentando il piacere», si allena così: «espirerò sperimentando il piacere », si allena così:» inspirerò sperimentando la formazione mentale”, si allena così: «espirerò sperimentando la formazione mentale, si allena così: «inspirerò tranquillizzando la formazione mentale, si allena così: «espirerò tranquillizzando la formazione mentale».
3. Si allena così: «inspirerò sperimentando la mente», si allena così: «espirerò sperimentando la mente», si allena così: «inspirerò allietando la mente», si allena così: «espirerò allietando la mente”, si allena così: «inspirerò concentrando la mente», si allena così: «espirerò concentrando la mente”, si allena così: «inspirerò liberando la mente”, si allena così: «espirerò liberando la mente».
4. Si allena così: «inspirerò contemplando l’impermanenza», si allena così: «espirerò contemplando l’impermanenza», si allena così: »inspirerò contemplando la dissolvenza”, si allena così: «espirerò contemplando la dissolvenza », si allena così: «inspirerò contemplando la cessazione”, si allena così: «espirerò contemplando la cessazione”, si allena così: «inspirerò contemplando la rinuncia”, si allena così: «espirerò contemplando la rinuncia”.
(MN 118)
Inspiro ed espiro sono formazioni del corpo.
Pensiero applicato e pensiero sostenuto sono formazioni verbali. Percezione e sensazioni sono formazioni mentali.
Adempimento delle quattro fondazioni della consapevolezza
1. Contemplando il corpo come corpo – Primo tetra
2. Contemplando la sensazione come sensazione – Secondo tetra
3. Contemplando la mente come mente – Terzo tetra
4. Contemplando l’oggetto mentale come oggetto mentale – Quarto tetra

Satipatthana
• Atapi – diligente
• Sampajana – sapendo chiaramente
• Sati – attento
• Vineyya abbhijja – domanassa – libero dal desiderio e malcontento
——–
• Ajjhata / bahinddha – interno / esterno: sé stesso o altri, o sé stesso e gli altri
• Samudaya / Vaya – apparire / svanire: apparire o svanire, o apparire e svanire
• Nanamattaya patissatimattaya – pura conoscenza e continua consapevolezza
Anissito ca viharati, na ca kinci loke upadiyati – indipendente, senza attaccamento a qualsiasi cosa al mondo

Kilesa
Di solito tradotto come contaminanti, macchie. Kilesa sono le zanne di avijja e il suo territorio e i suoi strumenti sono i cinque aggregati (khanda). C’è solo un trono su questi cinque khanda e chi è al comando può utilizzare i cinque khanda a loro piacimento. Ci sono due forze che costantemente lottano per questo trono, uno è l’oscurità (avijja), e una è la luce (Dhamma). Nella maggior parte dei casi, le kilesa hanno autorità esclusiva sul trono e solo una volta ogni tanto Dhamma riesce a mettere il suo dito mignolo per dire che anche lui vuole utilizzare questo trono. Quando abbiamo sati, Dhamma è al comando, per esempio ci dice che vogliamo meditare per un’ora, ma dopo pochi secondi le kilesa ci dicono che è sufficiente. Quindi, se ci sediamo a meditare, durante quest’ora, è una lotta costante tra le kilesa e il Dhamma. Se rinunciamo lasciamo il comando alle kilesa. I cinque khandha sono gli strumenti che le kilesa usano, con cui si può creare un cattivo kamma, se Dhamma è presente, userà gli stessi khandha per creare un buon kamma, favorendo sila, samadhi e panna.

I dieci eserciti di Mara
1. Oggetti di sensualità, animati o inanimati, e i contaminanti della sensualità, che è il desiderio di questi oggetti sensuali. Entrambe queste forme di sensualità sono la causa di diventare illusi, quindi di non sapere la verità.
2. Avversione e insoddisfazione, non aver piacere nell’essere un recluso, di apprendere e praticare, nell’isolamento, e in samatha vipassana.
3. La sete e la fame.
4. Stanchezza. Quando oppressi dalla sete e dalla fame alcuni diventano fisicamente e mentalmente deboli, diventano sfiduciati, indolente e infelice. Come la stanchezza s’insidia, non vogliono continuare nell’ascetismo.
5. Pigrizia e torpore. Con nessun progresso nella loro pratica diventano pigri e scoraggiati, si annoiano e cadono in uno stato di sconforto.
6. Paura. Eccessivo sonno, causa della pigrizia, provoca lo stallo nella loro meditazione e ottusità della loro mente. Sopraffatto dal desiderio, diventano deboli e confusi su questo o quello. Come la paura s’insidia, vengono scossi dalla paura e col cuore tremante, confondono una tigre per un orco.
7. Dubbio. Anche se vincono la paura e ritrovano il coraggio attraverso la pratica, non sono sicuri se sono effettivamente sul Sentiero.
8. Arroganza e la superbia. Dopo aver superato il dubbio, hanno un’alta opinione di se.
9. Desiderio e presunzione. Sono soddisfatti ed entusiasti di avere abbondanza di doni, di essere testimoni della diffusione della loro fama in tutti e quattro le direzioni.
10. Lodare se stessi e disprezzare gli altri.
Le dieci perfezioni
1. Generosità: dare senza paura
2. Moralità: la separazione dalla causa della sofferenza e non perdere la facoltà della verità
3. La rinuncia: senza avidità, senza tetto
4. Saggezza: considerare meriti e demeriti, secondo il Dhamma, rifiutare il male e prendere il bene
5. Sforzo, energia: senza abbandonare l’energia, sforzarsi continuamente
6. Pazienza: non arrabbiarsi quando gli altri si lamentano e ti odiano
7. Verità: dichiarare la verità, dimorare nella verità, mantenere la verità
8. Determinazione: non rompere le proprie promesse, ma mantenerle fedelmente 9. Amorevole gentilezza: identificarsi con tutti gli esseri
10. Equanimità: riguardare amici, indifferenti, e nemici allo stesso modo, senza odio e desiderio

Condivisione, Aspirazione, Determinazione
Possano tutti gli esseri ricevere i meriti accumulati da me.
grazie alla bontà che nasce dalla mia pratica, con il potere di quest’azione meritevole, e grazie a quest’atto di condivisione, che tutti i desideri e attaccamenti rapidamente cessino e tutti gli stati mentali dannosi.
Fino a quando non realizzo Nibbana, in ogni tipo di nascita, possa avere una mente retta, possa non associarmi con gli stolti, possa associarmi con i saggi.
Con consapevolezza e saggezza, austerità e vigore, che le forze dell’illusione non possono indebolire la mia decisione.
Il Buddha è il mio rifugio eccellente, insuperabile è la protezione del Dhamma, il Pacceka Buddha è il mio nobile signore, il Sangha è il mio sostegno supremo.
Attraverso il potere supremo di tutti questi, possono tenebre e illusione essere dissipati, per la potenza delle dieci direzioni, posano tenebre e illusione essere dissipate.

—————————————————————–

I cinque ostacoli

Brama
Avversione
Accidia
Superbia
Dubbio

I sette fattori del risveglio

Consapevolezza
Raccoglimento (esame dei fenomeni)
Forza
Serenità gioiosa
Calma
Concentrazione
Equanimità

I cinque dyanhi Buddha

Buddha Vairochana insegnamento – pone fine alla visione dualistica (io e gli aggregati, io e gli altri, io e i fenomeni)
Buddha Akshobhya indistruttibilmente sereno – incrollabile fiducia che ci si può liberare dal samsara
Buddha Ratnasambhava budda della generositá – realizza tutti i voti
Buddha Amitabha buddha della compassione – desiderare che gli altri si liberino dalla sofferenza
Buddha Amoghasiddhi buddha della saggezza – unica sua preoccupazione é aiutare gli altri

L’addestramento mentale in sette punti

Preliminari
– inchino (rispetto, umiltà),
– offerta,
– confessione (pentimento),
– rallegrarsi (per le proprie azioni virtuose, degli altri o delle qualità del Buddha),
– invocare alla dottrina,
– chiedere al Buddha di non morire,
– dedicare i meriti accumulati al benessere degli altri
Pratica addestramento
Trasformare circostanze avverse
La pratica integrata
I segni di abilità
Gli impegni
1. Non contraddire l’addestramento mentale che ti sei ripromesso di seguire.
2. Non essere temerario, nella pratica.
3. Non essere parziale: addestrati sempre nei tre punti generali. 9ª7777777€
4. Trasforma il tuo atteggiamento, ma mantieni il tuo comportamento naturale.
5. Non discutere dei difetti altrui.
6. Non preoccuparti degli affari degli altri.
7. Addestrati per contrastare qualsiasi emozione disturbante, pur grande che sia.
8. Abbandona ogni speranza di ricompensa.
9. Evita il cibo malsano.
10. Non farti vincolare da un pregiudizievole senso del dovere.
11. Non fare commenti sarcastici.
12. Non stare in agguato.
13. Non colpire gli altri nel loro punto debole.
14. Non caricare un bue col fardello d’uno yak.
15. Non abusare della pratica.
16. Non voler vincere a tutti i costi.
17. Non trasformare gli dei in demoni.
18. Non percepire la sofferenza altrui come la propria felicità.
I precetti
1. Agisci con una sola intenzione.
2. Tutti gli errori devono essere rettificati in un sol modo.
3. Due sono gli impegni: uno all’inizio ed uno al termine.
4. Affronta con pazienza ogni situazione si presenti, sia positiva che negativa.
5. Proteggi i due punti come se fossero più preziosi della tua stessa vita.
6. Addestrati nei tre livelli di difficoltà,
7. Consegui le tre cause principali.
8. Non lasciar degenerare le tre attitudini.
9. Non separarti mai dai tre possessi.
10. Pratica sempre con sincera imparzialità.
11. Apprezza la pratica globale e d’ampia portata.
12. Addestrati costantemente per far fronte a situazioni difficili.
13. Non fare affidamento su altre condizioni.
14. Impegnati da subito nelle pratiche principali.
15. Non applicare una concezione sbagliata.
16. Non essere discontinuo,
17. Pratica senza battere ciglio,
18. Affidati all’indagine ed all’analisi,
19. Non essere presuntuoso,
20. Non essere irascibile,
21. Non essere instabile.
22. Non aspettarti gratitudine.

Le sei paramita

Generosità
Etica
Pazienza
Vigore
Concentrazione meditativa
Saggezza discriminante

Gli otto dharma mondani

1 Essere compiaciuti per i guadagni
2 Essere dispiaciuti per le perdite
3 Essere compiaciuti quando sperimentiamo piacere
4 Essere dispiaciuti quando sperimentiamo sofferenza
5 Essere compiaciuti per la buona reputazione
6 Essere dispiaciuti per la cattiva reputazione
7 Essere compiaciuti quando riceviamo lodi
8 Essere dispiaciuti quando riceviamo critiche

I tre veleni

Ignoranza
Avversione
Attaccamento

Otto versi x addestrare la mente

1- Con la determinazione di compiere il supremo benessere di tutti gli esseri senzienti,
che supera anche il gioiello che appaga,
imparerò a considerare tutti loro estremamente importanti.

2- Ogni volta che frequenterò gli altri,
imparerò a pensare a me stesso come al più infimo tra tutti
e rispettosamente considererò gli altri superiori
dal profondo del mio cuore.

3- In tutte le azioni imparerò a cercare nella mia mente
e, appena emerge un’emozione perturbatrice
che può danneggiare me e gli altri,
mi impegnerò ad affrontarla e vincerla.

4- Imparerò ad amare gli esseri maligni
e quelli che sono oppressi da forti azioni negative e da sofferenze,
come se avessi trovato un prezioso
tesoro difficile da trovare.

5- Quando gli altri, spinti dall’invidia, mi trattano male
con abusi, calunnie e cose simili,
imparerò a prendere su di me tutte le sconfitte
e a offrire loro la vittoria.

6- Quando colui al quale avevo recato beneficio con grande speranza
mi ferisce con cattiveria, senza ragione,
imparerò a vedere questa persona
come un eccellente guida spirituale.

7- In breve, imparerò a offrire a tutti, senza eccezione
direttamente e indirettamente, tutto l’aiuto e la felicità
e rispettosamente prenderò su di me
tutti i guai e le loro sofferenze.

8- Imparerò a mantenere tutte queste pratiche
incontaminate dagli otto interessi mondani
e, attraverso la comprensione dell’illusorietà dei fenomeni,
possa essere liberato dal sentimento di attaccamento.

I cinque precetti buddisti per i laici

1) Astenersi dall’uccidere, dal far del male o molestare gli altri esseri viventi (animali e insetti compresi), e dal danneggiare le altrui proprietà.
2) Astenersi dal rubare e dal prendere il non dato; i monaci vivono delle offerte dei laici e questi ultimi con il guadagno del lavoro onesto mantengono se stessi, la famiglia e aiutano i bisognosi.
3) Astenersi da una condotta sessuale moralmente irresponsabile; tradire (o pensare di farlo) il proprio partner, guardare gli altri con pensieri libidinosi, avere un abbigliamento indecoroso.
4) Astenersi dal mentire, dall’offendere, dai pettegolezzi e dalle calunnie; evitare il più possibile un giudizio superficile sulle altre persone.
5) Astenersi dall’uso di sostanze inebrianti come l’alcool o droghe che causano danni a se stessi, possono causarne ad altri e che in generale conducono ad un offuscamento mentale che impedirebbe la piena attenzione e consapevolezza dei propri pensieri ed azioni.

Advertisements