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La natura del samsara e la possibilità della liberazione

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Alcuni pensano che il samsara sia un posto, ma il samsara non è un luogo. Il samsara si riferisce a una persona che ha la mente e il corpo intrappolati e sottoposti alla sofferenza causate dalle emozioni afflittive e dal karma. Dunque la liberazione dal samsara comprende l’essere liberi dalle emozioni afflittive e dal karma (negativo). Il samsara è il nostro stesso stato psicofisico degli aggregati controllati dalle emozioni afflittive e dal karma. Tutte le emozioni afflittive e il karma negativo sono causate dall’ignoranza radice che è l’attaccamento al sè (repulsione da ciò che non ci piace attrazione da ciò che ci piace – visione dualistica). La saggezza che realizza la vacuità è l’antidoto all’ignoranza dell’attaccamento al sè, e siccome questo è la radice del samsara, la stessa saggezza porta alla liberazione dalla sofferenza.

Esempio 1)
Realtà: c’è un incendio sulla montagna

Ragionamento inferenziale: un uomo vede del fumo su una montagna e arguisce che c’è un incendio.

Percezione diretta della realtà: un uomo prende l’elicottero e vede le fiamme sulla montagna.

Esempio 2)

Realtà: é possibile la liberazione dalla sofferenza

Ragionamento inferenziale: il sé è vuoto di esistenza intrinseca (o meglio è vuoto di esistenza indipendente dalle cause e condizioni che lo hanno creato, è una mera imputazione, una etichetta), quindi l’attaccamento al sé non ha ragione di esistere, e visto che é l’attaccamento che porta alla sofferenza abbiamo dimostrato inferenzialmente il succo del discorso

Ragionamento più diretto: la saggezza che distrugge l’ignoranza dell’attaccamento al sé porta alla cessazione della sofferenza. Questo tipo di saggezza che comprende la vacuità è l’antidoto al samsara.

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Originazione Interdipendente

Desidero dedicare questo post al Ven.Geshe Tharchin che è l’autore del Blog dal quale ho tratto questo post. clicca qui per il link diretto al blog

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Questi 12 anelli o legami causali formano una catena circolare che si estende sulle vite passate, presenti e future. Ci sono diversi modi di presentare questo ciclo.

Uno dei diversi modi di spiegare lo schema é affermare che si sperimentano i primi 6 anelli in una vita e gli altri 6 nella vita successiva, ognuno dei 12 fattori è allo stesso tempo condizionato e condizionante : quindi sono tutti relativi ed interdipendenti e non c’è nulla di assoluto o indipendente. Da questo deriva che non esiste una “causa prima”.

1. ignoranza
2. formazioni karmiche/azioni/volizioni
3. coscienza
4. Sete/desiderio
5. Attaccamento/Brama/Appropriazione/cupidigia
6. divenire/esistenza

7. rinascita
8. nome e forma (organismo psico-fisico)
9. i 6 organi sensoriali/percezioni
10. contatto
11. sensazioni
12. vecchiaia e morte.

A) Vita precedente
1) Nella vita precedente all’attuale eravamo sotto l’influenza dell’ignoranza, che è il 1° anello della catena. Essa consiste nell’incapacità di vedere le cose così come realmente sono, cioè di riconoscere che la natura della realtà è la vacuità di esistenza intrinseca ; questa incapacità sorge quando attribuiamo ai fenomeni un’esistenza separata (perché ci sfugge la loro natura interdipendente). Si tratta quindi di una visione che si basa su un falso concetto del sé, al quale erroneamente attribuiamo concretezza ed indipendenza e sulla cui base formiamo i nostri concetti di io e mio : il che porta al sorgere di ogni altro difetto mentale – cioè sia dell’attaccamento a noi stessi e a ciò che ci piace, sia della repulsione a ciò che sembra danneggiare questo io.
2) Dato che eravamo in preda all’ignoranza, i nostri impulsi o motivazioni o intenzioni (consce e inconsce) ci hanno spinto a compiere delle azioni (karma) – fisiche, verbali e mentali – negative : le nostre scelte sono state condizionate e limitate nella sfera dell’io-mio, cosicchè abbiamo costretto la nostra azione (volizione) a un’incessante dinamica di attrazione-repulsione. Queste motivazioni sono dette “formazioni karmiche, che sono il 2° anello.
Le due componenti dell’Origine interdipendente incluse nel gruppo delle azioni sono volizione e divenire. La volizione si riferisce alle impressioni o abitudini che abbiamo formato nel flusso dei momenti di coscienza, o nel continuum cosciente. Queste impressioni sono formate da azioni ripetute. Possiamo illustrarlo con un esempio preso dalla geologia. Sappiamo che un fiume forma il suo letto attraverso un processo continuo di erosione. Quando cadono le piogge sulle alture, l’acqua si raccoglie in rivoli che gradualmente formano un alveo che poi aumenta in un ruscello. Infine quando il letto del ruscello diventa più profondo e largo attraverso l’apporto continuo di altra acqua, il ruscello diventa un fiume con sponde ben definite e un corso ben tracciato.
Allo stesso modo, le nostre azioni diventano abitudini. Queste abitudini diventano parte della nostra personalità e le portiamo da una vita all’altra sotto forma di ciò che chiamiamo volizioni, formazioni mentali o energie dell’abitudine. Le nostre azioni in questa vita sono condizionate dalle abitudini che abbiamo formato nel corso di innumerevoli vite precedenti.
Per ritornare all’analogia dell’alveo del fiume e dell’acqua, potremmo paragonare le formazioni mentali all’alveo, mentre le azioni che compiamo in questa vita sono l’acqua che scorre nell’alveo scavato e creato da azioni precedenti. Le azioni che compiamo in questa vita sono rappresentate dalla componente indicata come “divenire”. Quindi abbiamo le abitudini sviluppate nel corso di innumerevoli vite combinate con le nuove azioni compiute in questa vita e queste due insieme hanno come risultato rinascita e sofferenza.
3) Le azioni negative suddette, a loro volta, hanno prodotto delle “tracce karmiche” (o semi dell’istinto karmico) che sono state impresse nella nostra “coscienza” o, meglio, in quella parte di essa che è detta “causale”. Ciò significa che dal momento in cui abbiamo compiuto l’azione, sulla nostra corrente di coscienza si è depositata un’energia o potenzialità che corrisponde al karma compiuto : la coscienza che fa da contenitore a queste impronte karmiche è il 3° anello.
Così, se un giorno abbiamo detto una bugia, la nostra mente ne è stata impregnata al punto che questa impronta è diventata una forza tale da condizionarci in modo da essere all’indomani predisposti a ripetere la menzogna e dopodomani ancora di più ; predisposizione che per la forza dell’abitudine è cresciuta ulteriormente.
4) Questi semi karmici per dare il loro frutto o risultato – ossia per potersi sviluppare in un futuro stato dell’esistenza (l’attuale) – han dovuto incontrare certe condizioni che li hanno attivati, resi operanti e portati a maturazione : è il 4 ° anello, denominato sete/desiderio. Si tratta della funzione mentale che – difronte alle sensazioni – reagisce operando una discriminazione che ci porta a ricercare ed inseguire quelle piacevoli e a sfuggire quelle spiacevoli : è il desiderio
− di non essere separati da un oggetto che giudichiamo attraente;
− di essere separati da oggetti che riteniamo dolorosi o che ci incutono paura, mentre resteremo indifferenti, annoiati od indolenti verso le sensazioni neutre.
Per comprendere meglio usiamo una analogia con un seme piantato in un campo che forma un germoglio. Si parte dall’ignoranza, l’azione è il seme, la coscienza é il terreno in cui è piantato, l’attaccamento è l’acqua, senza la quale il seme non germoglierebbe nemmeno.
5) Nel corso dell’esistenza (precedente all’attuale) quel desiderio iniziale è poi fortemente aumentato, trasformandosi in attaccamento una vera e propria forma di “appropriazione/bramosia/cupidigia”, un aggrapparsi al desiderio : si tratta di una forza, anche conosciuta come “Karma che proietta”, che ci trascina nelle sue spire e che ci fa rimanere invischiati nei contenuti dell’esperienza senza riuscire a vederne l’autentica natura. Questa brama insaziabile – che è il 5° anello – era sorta in particolare quando quell’esistenza stava per finire : allora abbiamo provato una grande insicurezza e paura di morire, per cui è sorto uno specifico e più intenso ed esasperato desiderio per il corpo e per i beni che stavamo per abbandonare e quindi per un nuovo corpo (l’attuale).
Quando una persona é in punto di morte viene meno la consapevolezza grossolana dei sensi fisici e tutta l’esistenza si affievolisce in quella che viene detta coscienza mentale. Essa non percepisce più il corpo è solo questa coscienza che esiste ancora; in questo momento sorgono in essa alcune forme di attaccamento sotto forma di apparizioni inerenti al tipo di rinascita verso cui é destinata (visione degli esseri che popolano i 6regni (dei, semi dei, umani, animali, spiriti famelici ed esseri infernali).
6) In tale maniera avevamo messo in moto il “divenire o esistenza”, cioè la forza dei semi karmici che fa in modo che esista un’altra vita (ad esempio l’attuale vita umana) : il divenire è la potenzialità e la propensione a rinascere (come uomo), facendo assumere a quell’essere uno stato di bar-do nel quale oltre ai tipi di rinascita si possono avere in questo anello visioni anche del luogo dove si rinascerà. In breve, quando siamo vicini alla morte l’attaccamento porta a maturazione il karma accumulato, il quale determina la qualità del frutto. Questo “divenire” è il 6° anello.

B) Vita attuale
7) Esiste un periodo intermedio tra la morte e la vita di una persona denominata Bardo. In questo stadio la persona possiede una sua forma corrispondente a quella del tipo di essere che rinascerà (uomo, dio, semi-dio, animale , essere insaziabile, essere infernale) ma questa forma non é reale, fatta di materia grezza, non reagisce con la materia grezza e può andare ovunque. Sebbene l’essere Bardo abbia una forma solo la forma umana reale é considerata l’anello della rinascita. Pensiamo alle onde radio che trasmettono musica, esse quando viaggiano non sono vera musica, la diventano quando sono trasformate in suono dai ricevitori e trasmesse dagli altoparlanti. Allo stesso modo possiamo considerare la rinascita di essere umano: una particolare forza karmica spinge la coscienza in un determinato posto e da questo incontro nasce una persona.
Distinzione tra rinascita e trasmigrazione: il buddhismo non crede a una entità durevole o sostanza che trasmigra. Non crede in un sé che rinasce, o meglio, non é il sé che rinasce.
Per esempio quando quando una biglia ne colpisce un’altra esse sono da considerare due entitá distinte della stessa specie ma è anche vero che c’è una sorta di continuità rappresentata dall’energia e dalla direzione della prima biglia che si comunica alla seconda. La prima biglia causa il movimento della seconda in una certa direzione e con una certa velocità, non è la stessa biglia che si muove eppure c’è continuità; la continuità di causa ed effetto.
Perciò c’è rinascita ma non trasmigrazione. Esiste la responsabilità morale ma non un sé permanente e indipendente. Esiste la continuità di causa ed effetto ma non la permanenza.
Cessato il bardo, alle 6 cause precedenti segue immediatamente il concepimento nel grembo materno, ossia la nostra vita presente. Infatti, durante l’accoppiamento dei nostri genitori, la coscienza del futuro essere raggiunge l’unione del seme paterno con l’ovulo materno, per cui si ha la “rinascita” in uno dei 6 regni samsarici – che è il 7° anello.
8) la coscienza “sottile” entra in relazione con gli elementi che formeranno il corpo. Successivamente si ha la formazione di un essere umano, cioè di un organismo psico-fisico, che è detto “nome e forma” ed è l’8° anello. Esso è l’insieme dei 5 aggregati e precisamente : “nome” sono i 4 aggregati non fisici (coscienza, percezione, sensazione, volizione) e “forma” è l’aggregato del corpo materiale. Questa nostra personalità non è affatto un nucleo solido ed indipendente come ci appare, perché mente e corpo sono entrambi il prodotto di cause e condizioni. Ma noi non ci accorgiamo di ciò e su questo prodotto condizionato siamo soliti apporre l’etichetta “io”.
9) La coscienza si fa sempre meno sottile ma non esiste ancora la consapevolezza dei sensi
Quando l’embrione si sviluppa al punto che si formano le 6 “basi della conoscenza”, ossia i “6 organi dei sensi”, si ha il 9° anello : sono gli organi sensoriali della vista (occhi), dell’udito (orecchie), dell’olfatto (naso), del gusto (lingua), del tatto (pelle del corpo) e del pensiero (mente). La mente ha il compito di percepire i fenomeni mentali (ad es. i ricordi) e di registrare ed analizzare le informazioni ricevute dal mondo esterno – ossia i dati dei 5 sensi fisici – e di trasformarli in percezioni. Essa comprende la coscienza visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, tattile e mentale, ossia i 6 campi (interattivi) di sensazioni.
10) crescita della consapevolezza sensoriale, contatto e percezione
Senza i sensi non ci sarebbe alcun rapporto tra l’atto percettivo e il contenuto percepito, ossia il “contatto”. Esso consiste nell’incontro dell’organo di senso (occhio, orecchio, naso, lingua, pelle del corpo, mente) col relativo oggetto (forme, suoni, odori, sapori, cose tangibili, pensieri) e la rispettiva coscienza (visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, tattile, mentale). Si tratta cioè di un evento che è determinato dal convergere di 3 fattori : l’oggetto, la facoltà propria di ogni senso, la coscienza di ogni senso : ad es., l’occhio (che è l’organo visivo, ossia il luogo in cui risiede il senso della vista o capacità di vedere) porta una forma (che è l’oggetto visivo) a contatto con la coscienza visiva. Il contatto è il 10° anello.
11) affermazione della coscienza grossolana, matura la sensazione
Le “sensazioni” sono un effetto del contatto visivo, uditivo, olfattivo, gustativo, tattile o mentale. In base alla soddisfazione, all’insoddisfazione o all’indifferenza che provocano, sono classificate in “piacevoli, spiacevoli o neutre”. In altre parole, la sensazione è la funzione mentale che – legata agli organi di senso – sperimenta il proprio oggetto, che può essere il piacere, la sofferenza o l’indifferenza. E’ questo l’11° anello.
12) “vecchiaia e morte”. Vecchiaia è il decadimento del corpo e il deterioramento dei sensi ; essa inizia nell’attimo immediatamente successivo a quello della nascita. La naturale fine della vecchiaia è la morte – che è il momento in cui il continuum mentale di un individuo si stacca definitivamente dal corpo e quindi il decomporsi, dissolversi ed estinguersi del corpo, il separarsi degli elementi, il putrefarsi del cadavere.
Dalla morte si ritorna alla rinascita, che produce nuovamente la vecchiaia e la morte ; e così via, in un ciclo senza fine.

In base a quanto abbiamo detto fino ad ora sappiamo che nella vita precedente abbiamo completato i primi sei anelli ed attualmente siamo impegnati a completare gli altri 6 che vedranno il loro finale completamento nella vita seguente. Queste “due vite” costituiscono la successione dei dodici anelli.
Noi possiamo spezzare questo ciclo : se infatti abbiamo sufficiente controllo sulla nostra mente e non abbiamo coltivato attaccamenti od avversioni, possiamo rinascere in una Terra Pura – senza essere costretti dal karma ad assumere un altro corpo contaminato.
A questo punto conviene completare l’argomento accennando a due questioni di notevole importanza :
a) Originazione Interdipendente e Vacuità :
il rapporto tra l’Originazione Interdipendente e la Vacuità può sintetizzarsi come segue : le cose accadono per via dell’Originazione Interdipendente basata su cause e condizioni, perciò esse sono vuote di esistenza intrinseca ; e poiché sono vuote di esistenza intrinseca, esse nascono interdipendentemente : se ogni cosa non fosse insostanziale (Vacuità), l’interdipendenza sarebbe impossibile.
b) Il libero arbitrio:
la questione del libero arbitrio (libera volontà), secondo l’Originazione Interdipendente non sorge e non può sorgere. Se infatti la totalità dell’esistenza è relativa, condizionata ed interdipendente, come può – da sola – la volontà essere libera ? La volontà – che come ogni altra formazione mentale è inclusa negli aggregati mentali – è condizionata. La pretesa ‘libertà’ è essa stessa, in questo mondo, condizionata e relativa, non è assolutamente libera. Quindi esiste un ‘libero arbitrio’ condizionato e relativo, ma non incondizionato ed assoluto. Se per ‘libero arbitrio’ s’intende una volontà indipendente da condizioni o dal rapporto causa-effetto, allora non esiste. La volontà, o una qualsiasi altra cosa, non può apparire senza condizioni, al difuori della legge di causa ed effetto, dal momento che la totalità dell’esistenza è condizionata, relativa e sottoposta a quella legge.
Pertanto, la libertà che oggi godiamo è limitata, analogamente a quella che resta in una partita a scacchi già avviata, in cui l’attuale possibilità di muovere le nostre pedine dipende ed è condizionata dalle mosse che abbiamo fatto liberamente e volontariamente all’inizio.

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Un altro modo di schematizzare il processo dell’originazione interdipendente é questo:

1-Ignoranza
2-Karma
3-Coscienza
4-Nome e forma
5-Percezioni
6-Contatto
7-Sensazioni
8-Desiderio
9-Attaccamento
10-Divenire
11-Rinascita
12-Morte

ripartendo dall’inizio: prima c’è l’ignoranza che determina l’azione karmica e quindi la coscienza. L’ignoranza crea azioni karmiche che lasciano impronte nella coscienza. Questi tre anelli insieme dirigono il destino della persona, la sua futura rinascita.
La coscienza ha due momenti differenti: il primo quando riceve l’impronta karmica e il secondo quando questa matura. La sua maturazione avviene con l’entrare della mente nella vita successiva, cioè con il sorgere di nome e forma, con la formazione dei cinque aggregati, (quarto anello).
Ne consegue il nascere delle percezioni sensoriali, quindi da un livello sottile si passa ad uno più grossolano, all’origine dei sensi, (quinto anello).
I cinque aggregati si sviluppano ulteriormente nella percezione del mondo esterno e i sensi, oltre a percepire l’oggetto esteriore, entrano in connessione con la coscienza e si verifica il contatto, (sesto anello).
Avvenuto il contatto, sorgono le differenti sensazioni – piacevole, spiacevole e neutrale – che intensificano progressivamente la loro potenzialità, sono come un bambino che all’inizio risponde blandamente agli stimoli, crescendo intensifica enormemente le reazioni emotive incrementando progressivamente il proprio coinvolgimento. Ciò determina inevitabilmente la discriminazione tra le sensazioni ed è questo il terreno in cui germoglia l’attaccamento. Quindi il settimo anello è la sensazione e l’ottavo l’attaccamento all’oggetto attraente che dà la sensazione piacevole. L’attaccamento intensificandosi diventa volontà ad afferrare, appropriazione, bramosia, avidità, (nono anello).

Ogni azione è condizionata da questa sete: si impiega la giornata in ufficio per poter possedere ciò che piace, si passeggia per lo stesso motivo, anche le azioni apparentemente positive sono corrotte da questo intento. Perché si è costantemente stanchi? Perché il continuo processo di afferrare, di appropriarsi, è inesauribile, faticoso, richiede sempre maggiore energia.
Dall’attaccamento sorge la bramosia della sensazione piacevole, che si presenta in quattro aspetti diversi:
1. la bramosia dell’oggetto dei sensi;
2. la bramosia della visione filosofica;
3. la bramosia della moralità, attaccamento allo sforzo, alla sofferenza;
4. la bramosia dell’idea del sé.
Dalla bramosia nasce e si evolve il Samsara, si definisce l’entrare in esistenza sulla base dei cinque aggregati.
Per esempio consideriamo il secondo aspetto: “afferro il mio modo di pensare di vedere perché questo mi gratifica, è piacevole; afferro questa filosofia perché è buona e mi procura felicità” Ma l’afferrare una visione della vita, per quanto buona possa essere, è negativo. Anche l’attaccamento al Buddha, al Cristo, al Dalai Lama, o allo stesso Dio, è un afferrare e come tale negativo, si trasforma in mente fanatica e il fanatismo è l’opposto della liberazione, non porta al Nirvana, è causa di Samsara.
L’attaccamento alla filosofia, all’etica, a un codice morale, allo sforzo, alla sofferenza, all’io o sé, è un errore nella sua stessa essenza.
Non è l’oggetto dell’attaccamento in discussione, l’oggetto può essere il più puro e sacro, può essere buono o cattivo, questo è assolutamente ininfluente, l’errore è nell’attaccamento in sé, nella bramosia.
Tutta la nostra vita è un contatto da cui scaturiscono le sensazioni che determinano l’attaccamento il quale, a sua volta, diviene bramosia articolata nelle quattro tipologie che sono causa di Samsara in cui si svolge tutta la nostra esistenza e che saranno determinanti nella definizione della prossima rinascita, del prossimo ciclo samsarico.

Riassumendo: Nome e Forma (4*anello) sono il primo stadio della nascita, poi si sviluppa lo stadio della percezione dei sensi e, quando i cinque aggregati sono percepibili si è a livello delle sensazioni sensoriali (5° anello). Dall’incontro dell’oggetto dei sensi con i sensi che lo percepiscono, congiuntamente alla coscienza immediatamente precedente, si ha il contatto (6° anello). Dal contatto sorge la sensazione (7° anello), che può produrre un effetto di diverso tipo: piacevole, spiacevole e neutro, le differenti sensazioni danno origine al desiderio, avversione e stato neutrale. Una sensazione piacevole sarà causa del sorgere di desiderio e una sensazione spiacevole del sorgere di avversione (8* anello) poi il desiderio diventa attaccamento e quando l’attaccamento cresce diventa appropriazione (9* anello).
Il decimo anello è il divenire, l’esistere dovuto all’afferrare che causa i cinque aggregati. Il divenire è il livello del karma che entra in maturazione a causa dell’attaccamento e della bramosia.
Il secondo anello è l’azione che pianta il seme karmico, il decimo anello è quel seme che, fertilizzato da attaccamento e bramosia, matura in quel karma. Quindi, l’aspetto che germoglia dal secondo anello è il divenire (decimo anello) che porta alla rinascita, (undicesimo anello). Il karma maturato dal quarto anello, Nome e Forma, determina il tipo di rinascita. Poiché dalla nascita derivano necessariamente morte e vecchiaia e si ha il dodicesimo anello.

Se la radice del samsara è nel secondo anello, delle formazioni karmiche, il saggio non produce azioni karmiche perché ne osserva l’interdipendenza. La distinzione tra saggio e ignorante indica proprio questa capacità di vedere, o meno, il sorgere dipendente dei fenomeni, l’interdipendenza.
Il saggio che ha una chiara idea di come si costruisce il samsara attraverso i dodici anelli, ha anche una chiara visione di come esso possa cessare, sempre attraverso i dodici anelli, semplicemente invertendone i fattori:
meditare sull’interdipendenza porta alla cessazione dell’ignoranza;
col cessare dell’ignoranza cessano le formazioni karmiche;
col cessare delle formazioni karmiche cessa la coscienza determinata da esse;
cessando la coscienza determinata dalle formazioni karmiche cessano nome e forma, gli aggregati;
cessando gli aggregati cessano le percezioni basate sugli stessi;
cessando le percezioni cessa il contatto;
cessando il contatto cessa la sensazione;
cessando la sensazione cessa l’attaccamento;
cessando l’attaccamento cessa l’afferrare, la bramosia;
cessando la bramosia cessa il divenire, il maturare delle cause irrigate da bramosia e attaccamento;
cessando il divenire, l’entrare in esistenza sulla base del karma, cessa la rinascita;
cessando la rinascita cessano vecchiaia e morte e quindi tutte le sofferenze del samsara.>>