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Spunti dal Libro “La Mente che Mente”

Menzogna e verità

Solo le bugie possono essere inventate; non è possibile inventare la verità. La verità esiste già! La verità deve essere scoperta, non inventata. Le menzogne non si possono scoprire, devono essere inventate. La mente si sente a suo agio con le bugie, perché ne diventa l’inventore, “colui che agisce”. E quando la mente diventa colui che agisce, si crea l’ego. Con la verità non devi fare nulla, e poiché non hai nulla da fare, la mente si arresta, e con la mente scompare, evapora anche l’ego.

Le parole e il silenzio

Usare le parole è un gioco pericoloso, perché il significato resterà in chi parla, a voi arriveranno solo le parole; e voi darete loro il vostro significato, le vostre sfumature: non conterranno più la stessa verità che avrebbero dovuto contenere.Invece non è possibile fraintendere il silenzio: questa è la sua bellezza. La demarcazione è radicale: o lo capite, oppure semplicemente non lo capite; non c’è nulla da fraintendere.

No-thing

Quando la mente scompare, quando l’ego scompare, a quel punto cosa resta? Di certo resta qualcosa, ma non è possibile definirlo “qualcosa”, per cui Buddha lo chiama “il nulla” (nothing). Ma, per non fraintenderlo, lascia che ti ricordi questo: ogni volta che egli usa il termine “nulla”, vuol significare “nessun oggetto” (no thing in inglese). Spezza la parola in due, non usarla come un unico termine, inserisci un trattino tra “no” e “thing”, in questo caso saprai con precisione cosa significhi “nothing” (il nulla). La legge suprema non è una cosa. Non è un oggetto che si possa osservare. È la tua interiorità, è soggettività.

Diversi significati di “Dhamma”

  • Indica la “legge suprema”. Si intende la legge che tiene insieme l’intero universo. Un universo così infinito e così vasto, che procede così dolcemente e in modo tanto armonico, è una prova sufficiente che deve esistere un flusso sotterraneo che collega ogni cosa.
  • “giustizia”, “uguaglianza”,”esistenza non gerarchica”. Nell’esistenza non c’è alcuna gerarchia, non c’è nulla di piccolo e nulla di grande. La stella più grande e il più piccolo filo d’erba esistono entrambi su un piano di uguaglianza.
  • “virtù”, “equanimità”. L’esistenza è assolutamente virtuosa. Anche se trovi qualcosa che non riesci a definire virtù… dipende solo da un tuo fraintendimento. Altrimenti, l’esistenza è assolutamente virtuosa. Qualsiasi cosa accada in questa esistenza, accade sempre nel modo giusto. Non accade mai nulla di sbagliato. Forse a te sembra sbagliato perché hai un’idea precisa di cosa sia il giusto, ma quando guardi senza pregiudizio, nulla è sbagliato, tutto è giusto. La nascita è giusta, la morte è giusta. Il bello è giusto, il brutto è giusto.
  • Dhamma può volere significare anche “la tua interiorità”, la soggettività, la tua verità. Ricorda una cosa di estrema importanza, lascia che scenda in profondità nel tuo cuore: la verità non è mai una teoria, non è mai un’ipotesi, è sempre un’esperienza. Pertanto, la mia verità non potrà mai essere la tua verità. Non la possiamo spartire: la verità non si può spartire, né trasferire, non è comunicabile, è inesprimibile. Posso spiegarti come l’ho conseguita, ma non posso dire di cosa si tratti. Il “come” è spiegabile, ma non il “perché”. Si può mostrare la disciplina, non la meta. Ognuno deve arrivarci per suo conto e viene rivelata in estrema solitudine.

L’esistenza dal buco della serratura

Quando noi guardiamo l’esistenza: diciamo che qualcosa è nel futuro, poi diventa presente, e poi se ne va nel passato. Di fatto, il tempo è un’invenzione umana. È sempre qui-e-ora! L’esistenza non conosce passato, né futuro: conosce solo il presente; ma noi siamo seduti dietro al buco di una serratura e guardiamo da lì.
Una persona non c’è, poi compare all’improvviso; poi, così come è apparsa, in un baleno sparisce. In quel caso si deve creare il tempo. Prima di comparire, quella persona era nel futuro; esisteva, ma per te era nel futuro. Poi è apparsa, ora è nel presente… ed è la stessa persona! Poi non sei più in grado di vederla dal tuo piccolo buco della serratura, è diventata passato. Nulla è passato, nulla è futuro: tutto è sempre presente. Ma il nostro modo di percepire il reale è limitatissimo. Questo è la mente: un buco di serratura, ed è un buco piccolissimo. Paragonati alla vastità dell’universo, cosa sono
i nostri occhi, le orecchie, le mani? Cosa possiamo afferrare? Nulla di gran rilievo. E noi ci aggrappiamo disperatamente a quei minuscoli frammenti di verità. Se vedi il Tutto, tutto è come dovrebbe essere.

Comprendere a livello esistenziale, non solo teorico

Questi sutra sono stati redatti come Dhammapada: non devono essere compresi intellettualmente, ma esistenzialmente. Trasformati in una spugna: lascia che vengano assorbiti, lascia che sedimentino in te. Non
startene seduto a criticare, altrimenti ti lascerai sfuggire il Buddha. Non startene seduto a chiacchierare mentalmente, senza fermarti un attimo; non parlottare in te stesso, per decidere se siano veri o falsi: ti lascerai sfuggire il nocciolo della questione! Non preoccuparti se quanto viene detto è giusto o sbagliato.
La prima cosa, la cosa essenziale, è capire di cosa si tratta: cosa dice il Buddha, cosa cerca di esprimere. Ora come ora, non è necessario giudicare. La prima cosa, la vera necessità primaria, è comprendere con esattezza cosa egli intende. E la sua bellezza è questa: se comprendi con esattezza cosa intende, ti convincerai della sua verità, la conoscerai. La verità ha vie proprie per convincere la gente, non le occorrono altre prove.

Il Mondo Illusorio

Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo sorge con i nostri pensieri.
Con i nostri pensieri formiamo il mondo.
Parla o agisci con mente impura e sarai seguito da guai, così come la ruota segue il bue che tira il carro.
Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo sorge con i nostri pensieri.
Con i nostri pensieri formiamo il mondo.
Parla o agisci con mente pura e la felicità ti seguirà come ombra, inamovibile.
“Guarda come mi sfrutta e mi maltratta come mi malmena e mi deruba.”
Vivi con pensieri simili e vivrai nell'odio.
“Guarda come mi sfrutta e mi maltratta, come mi malmena e mi deruba.”
Abbandona questi pensieri, e vivi in amore.
In questo mondo l’odio non ha mai scacciato l’odio.
Solo l’amore scaccia l’odio.
Questa è la legge, antica e inesauribile.
Anche tu sei di passaggio.
Sapendolo, come puoi metterti a discutere?
Facilmente il vento sradica un alberello.
Cerca la felicità nei sensi, indulgi nel cibo e nel sonno, e anche tu verrai sradicato.
Il vento non può divellere una montagna.
La tentazione non può toccare l’uomo risvegliato, forte e umile, che è padrone di se stesso e osserva la legge.
Se i pensieri di un uomo sono oscuri, se egli non si cura delle conseguenze ed è pieno di sotterfugi, come potrà indossare la veste gialla?
Chiunque sia padrone della propria natura, luminoso, chiaro e sincero,
egli può indossare la veste gialla.

I mistici orientali credono che il mondo sia illusorio, ma non intendono il mondo oggettivo fatto di mari, monti e pianure, intendono il mondo che tu crei, che tessi e cuci nella tua mente, della ruota della mente che continua a girare e a intessere. Il “samsara” non ha nulla a che vedere con il mondo esterno. Le indicazioni del Buddha si rivolgono all’essenza più intima del tuo essere, e se non ti aiutasse ad allontanarti dalla trappola della mente, non conosceresti mai il mondo reale: la tua sostanza interiore. Egli afferma che, quando la mente si arresta, non rimane alcun sé: diventi universale, trabocchi oltre i limiti dell’ego, sei puro spazio, non contaminato da nulla. Sei solo uno specchio che non riflette nulla. Se vuoi conoscere veramente chi sei nella realtà devi imparare come arrestare il pensiero. La meditazione non è altro che questo: significa uscire dalla mente, spostarsi dalla mente alla non-mente (anatta, non sé).

Mente e non-mente

Ogni volta che il Buddha usa il termine “mente impura” intende la mente, perché tutta la mente è impura. La mente in quanto tale è impura, e la non-mente è pura. Purezza significa “non-mente”, mentre impurità significa mente. L’infelicità è una conseguenza, è l’ombra della mente illusoria. L’infelicità è un incubo. Soffri solo perché sei addormentato, se non ti svegli, l’incubo persisterà, come la ruota di un carro che segue il bue. L’infelicità è una conseguenza, e così la beatitudine. L’infelicità è una conseguenza dell’essere addormentato, la beatitudine è una conseguenza dell’essere sveglio. La beatitudine può essere conseguita solo da coloro che non la ricercano direttamente. Al contrario, essi cercano consapevolmente. E quando la consapevolezza sopravviene, la beatitudine viene di per sé, simile a un’ombra che segue sempre il corpo, inamovibile.

Odio e Amore, Oscurità e Luce

L’odio esiste col passato e il futuro… l’amore non ha bisogno di passato né di futuro. L’amore esiste nel presente. L’odio ha un riferimento nel passato: ieri qualcuno ti ha fatto un torto, e tu lo porti in te come una ferita, un ricordo; oppure temi che qualcuno ti farà del male domani… una paura, l’ombra di una paura. E ti stai già preparando, ti prepari ad affrontarla. L’odio dimora nel passato e nel futuro. Nel presente non puoi odiare, provaci e sarai assolutamente impotente: siedi in silenzio e odia qualcuno nel presente, senza rapporto col passato o col futuro… non lo puoi fare. Quest’uomo non ti ha fatto nulla e non ti farà nulla… quest’uomo sta semplicemente seduto per i fatti suoi, come puoi odiarlo? Tuttavia, lo puoi amare. L’amore non ha bisogno di alcun riferimento: questa è la bellezza dell’amore e la sua libertà. L’odio è un limite, è una prigionia imposta a te stesso da te stesso. E l’odio crea odio, l’odio provoca odio. Se odi qualcuno, crei odio verso di te nel cuore di quella persona. E il mondo esiste nell’odio, nella distruttività, nella violenza, nella gelosia, nella competitività. Ecco perché abbiamo trasformato questo mondo bellissimo in un inferno… mentre avrebbe potuto diventare un paradiso! Ama, e il mondo torna a essere un paradiso. E il bello dell’amore è che non ha riferimenti. L’amore sorge da te, senza motivo alcuno… è lo sprigionarsi della tua beatitudine, è la condivisione del tuo cuore. E la condivisione è felicità, per questo si condivide. La condivisione è fine a se stessa, non ha altre implicazioni. Ma l’amore che hai conosciuto in passato non è l’amore di cui parla il Buddha: è solo l’altro lato dell’odio, infatti ha un fuoco d’attenzione ben preciso (il sé, l’ego): ieri qualcuno è stato gentile con te, così gentile che ora tu provi per lui un amore immenso. Questo non è amore, è l’altra faccia dell’odio. Oppure, può succedere che qualcuno sarà gentile con te domani: il modo in cui ti sorride, il modo in cui ti parla, il modo in cui ti invita ad andare a casa sua domani… ti sta dimostrando amore; e in te sorge un amore immenso. Perfino i cosiddetti “grandi amanti” continuano a litigare, si aggrediscono, si punzecchiano, sono distruttivi. E la gente pensa che questo sia amore… e Invece, quando non accade nulla – nessuna lotta, nessuna discussione – la gente si sente vuota. Il litigio ti rende importante – la vita sembra avere un significato – qualcosa di orribile, ma perlomeno ha un senso. Il tuo amore non è vero amore: è il suo esatto opposto. è odio mascherato da amore. Il vero amore non ha alcun fuoco d’attenzione, non implica un partner. Non pensa a ieri e non pensa al domani. Il vero amore è uno zampillare spontaneo di gioia all’interno del tuo essere… e la condivisione… e l’irradiarla… senza motivo alcuno, senza altra ragione che non sia la semplice gioia di condividerla. Gli uccelli che cantano al mattino, questo cuculo che chiama in lontananza… senza motivo. Il cuore è così colmo di felicità che si eleva un canto, ecco tutto. Quando io parlo d’amore, parlo di questo amore; ricordalo. E se riesci a entrare nella dimensione di questo amore, sarai immediatamente in paradiso; e inizierai a creare un paradiso qui, sulla Terra. L’amore crea amore, proprio come l’odio crea odio. L’odio non scaccia mai l’odio. L’oscurità non potrà mai scacciare l’oscurità: solo l’amore scaccia l’odio. Solo la luce può scacciare l’oscurità: l’amore è luce, la luce del tuo essere, e l’odio è l’oscurità del tuo essere. Solo l’amore scaccia l’odio, solo la luce disperde l’oscurità. Di per sé, l’oscurità è solo uno stato negativo, in sé non esiste! Come potresti scacciarla? Contro l’oscurità non puoi fare nulla direttamente. Se vuoi fare qualcosa nei suoi confronti, dovrai operare attraverso la luce: introduci la luce e l’oscurità è svanita, togli la luce e appare l’oscurità; ma non puoi portare o togliere l’oscurità direttamente: nei suoi confronti non puoi fare nulla di nulla. I moralisti affermano che si deve lottare contro ciò che è negativo”; viceversa il vero Maestro, quello reale, vi insegna la legge positiva: non lottare contro l’oscurità, semplicemente accendi la luce! Immetti la luce… ma come è possibile immetterla nel proprio essere? Diventa silente, libero da pensieri, all’erta, consapevole, sveglio… in questo modo si introduce la luce nel proprio essere. E nel momento in cui sei attento, consapevole, non si troverà più odio. Prova a odiare qualcuno con consapevolezza… sono esperienze da mettere in pratica, non sono solo parole da comprendere: questi sono esperimenti da provare. Per questo ti dico: “Cerca di capire non solo intellettualmente: diventa uno sperimentatore esistenziale”. Prova a odiare qualcuno coscientemente, e scoprirai che è impossibile. O scompare la consapevolezza e puoi odiare, oppure, se sei consapevole, scompare l’odio: non possono coesistere. È impossibile la loro coesistenza: la luce e l’oscurità non possono esistere insieme, poiché l’oscurità non è altro che assenza di luce.

I 5 sensi e le fondamenta

Buddha dice: ricorda, se dipendi dai sensi, rimarrai fragilissimo, perché i sensi non ti possono dare alcuna forza. Non ti possono dare forza perché non sono in grado di darti fondamenta solide. Sono in un flusso continuo, tutto è mutamento. Dove puoi trovare dimora? Dove puoi fissare le fondamenta? Ora come ora, una donna ti sembra bella, l’istante successivo è un’altra donna. Se ti limiti a decidere attraverso i sensi, rimarrai in una costante agitazione: non puoi scegliere, perché i sensi continuano a mutare le loro opinioni. Buddha dice: non dipendere dai sensi, fondati sulla consapevolezza. La consapevolezza è un’entità nascosta dietro ai sensi. Non è l’occhio che vede… se vai da uno specialista degli occhi, ti dirà che è l’occhio a vedere, ma non è vero: è solo un meccanismo attraverso il quale qualcun altro guarda. L’occhio è solo una finestra, la finestra non è in grado di vedere. L’occhio è solo una finestra, un’apertura. Chi c’è dietro l’occhio? L’orecchio non sente: chi si trova dietro l’orecchio ad ascoltare? Chi è colui che percepisce? Continua a ricercare questo “qualcuno” e troverai fondamenta reali; altrimenti, la tua vita non sarà altro che una foglia secca nel vento. La meditazione ti renderà consapevole, forte e umile. La meditazione ti renderà consapevole, perché ti darà la prima esperienza di te stesso. Tu non sei il corpo, tu non sei la mente: tu sei la pura testimonianza della consapevolezza. E quando questa consapevolezza-testimone viene toccata, accade un grande risveglio: è come se qualcuno, che stava dormendo, venisse scosso e si svegliasse. All’improvviso si ha un grande risveglio interiore. Per la prima volta senti di essere. Per la prima volta percepisci la verità del tuo essere. Di certo questo ti rende forte; non sei più fragile, non sei più un alberello che qualsiasi alito di vento può sradicare. Ora puoi diventare una montagna! Ora puoi avere un fondamento, ora hai radici. Acquisti forza, sei sveglio, e tuttavia diventi umile. Questa forza non porta in te alcun ego. Diventi umile perché diventi consapevole. La stessa anima testimone esiste in chiunque, perfino negli animali, negli uccelli, nelle piante, nelle pietre. Una roccia ha un suo modo di dormire, un albero ha un modo diverso di dormire da un uccello, e così via; ma non si tratta altro che di questo: modi e metodi diversi di sonno, altrimenti – nel centro più intimo di ogni essere – vi è lo stesso testimone. Saperlo ti rende umile, perfino di fronte a una roccia sai di non essere nulla di speciale, perché l’intera esistenza è formata della stessa sostanza chiamata consapevolezza. E se sei sveglio, forte e umile, questo ti darà padronanza su te stesso.

La morte e la Vita

Buddha ha enfatizzato la morte: si tratta di un metodo. Se enfatizzi la morte, aiuta: la gente diventa sempre più consapevole della vita, in contrasto con la morte. E quando insisti con continuità nell’enfatizzare la morte, la gente ne trae un aiuto al risveglio. Si deve svegliare, perché la morte si sta avvicinando. Vi sono solo due sentieri possibili. Uno è questo: enfatizza la morte; e l’altro: enfatizza la vita. Perché questi sono i due soli elementi dell’esistenza! La vita e la morte. Buddha scelse la morte come simbolo. La mia enfasi va alla vita. Ma lo scopo è lo stesso. Io voglio che tu sia così appassionatamente innamorato della vita, che la tua stessa passione per la vita ti renda consapevole, la tua stessa intensità verso la vita ti renda sveglio. E la morte è nel futuro, mentre la vita è adesso. Per cui, se pensi alla morte, penserai al futuro. Se pensi alla morte, sarà un’illazione: vedrai sempre qualcun altro morire, non vedrai mai morire te stesso. Puoi immaginare, puoi ipotizzare, puoi pensare, ma sarà solo un pensiero.La vita non ha bisogno di essere pensata, può essere vissuta. Ti può aiutare meglio della morte a essere meno mentale. La vita esiste in questo preciso istante; non occorre che tu vada al cimitero. Tutto ciò che ti occorre, è essere sveglio, e la vita è ovunque… nei fiori, negli uccelli, nella gente intorno a te, nei bambini che ridono… e in te! E proprio ora! Non occorre che ci pensi, non occorre fare illazioni. Puoi semplicemente chiudere gli occhi e sentirla: puoi sentirne il pulsare, ne puoi sentire la presenza. Ma si possono usare entrambi i metodi: per farti diventare un meditatore si può usare la morte, oppure si può usare la vita.

Una sedia vuota

“Una sedia vuota…”. Certo, solo una sedia vuota può rappresentare un Buddha. Questa sedia è vuota,e quest’uomo che ti parla è vuoto, è uno spazio vuoto che si riversa in te. All’interno non esiste nessuno, solo un silenzio. La verità non può essere espressa a parole, non lo è mai stata, non lo sarà mai. Non può essere espressa a parole; può solo essere mostrata. L’assenza dell’“io” dentro di me può diventarne una prova indiscutibile. Io non sono una persona. La persona è morta molto tempo fa. È una presenza: un’assenza e una presenza. Io sono assente in quanto persona, in quanto individuo; sono presente come veicolo, come passaggio.

Le altre religioni presuppongono un dialogo, una dualità, una entità divina a cui rivolgersi attraverso la preghiera. Il buddhismo non è la religione della preghiera, è la religione della meditazione. E la differenza tra preghiera e meditazione è questa: la preghiera è un dialogo, la meditazione è un silenzio.

La verità che sfugge

Non puoi afferrare la verità – se ci provi, sarà oltremodo remota. Non puoi
possedere la verità – se ci provi ti ritroverai le mani completamente vuote. La verità giunge, non può essere portata. La verità accade, non ci puoi fare nulla; di fatto, colui che agisce è il problema, l’ostacolo, l’impedimento. Colui che agisce è l’ego. E se in qualche modo riesci a impedire a colui che
agisce di interferire, si ripresenta dalla porta sul retro, in
quanto sperimentatore, osservatore, colui che fa esperienza. Ecco perché, quando ne hai la sensazione, va perduta… colui che agisce, ora compare come colui che sente.

Non aver fretta di comprenderla o di sentirla: lascia semplicemente che sia
presente. Non devi far nulla in proposito. Se riesci a restare in uno stato di non-fare, di non-sforzo, di non-ego, comprenderai, sentirai, saprai, sarà tua… la puoi avere solo in maniera indiretta, non direttamente.

Il desiderio stesso di afferrarla è frutto dell’avidità, il desiderio stesso di
afferrarla è frutto della paura. Il desiderio stesso di afferrarla è un desiderio della mente; e allorché la mente entra in causa, la verità esce di scena. Ricorda: dico che ne vieni afferrato, ne sei posseduto,
non che la possiedi. Come puoi possedere un tramonto? Il tramonto ti possiede, ti riempie; ogni angolo del tuo essere straripa, colpito da tanta bellezza. Quindi andate, al mattino presto a vedere il sole che sorge,
sedetevi, nel mezzo della notte, a osservare il cielo colmo di
stelle, andate e sdraiatevi di fianco a un fiume, e ascoltatene il
suono, e quando un giorno la verità arriva non cercare
di fare nulla… non è necessario capire, non occorre osservare, non serve esaminare, non serve analizzare… lascia che sia presente! Siine posseduto! e sii totalmente unito a lei. Quello è il solo modo per conoscerla. Perché, con la sensazione, subentra l’io… e l’io è la distanza fra te e la verità. Più grande è l’io, maggiore è la distanza; più piccolo è l’io, minore è la distanza. Nessun io, nessuna distanza.

Vero o falso

La verità dev’essere scoperta, non inventata. E cosa ti impedisce di scoprirla? Ci sono state dette molte menzogne, ostacoli che continuano a falsificare la verità, che non permettono ai nostri cuori di riflettere ciò che è. La verità non è una conclusione logica. La verità è esistenza, realtà; ma se esiste già come mai non siamo in grado di trovarla? E’ perché fin all’infanzia ci vengono insegnate falsità, pregiudizi, ideologie, religioni, filosofie. Prova semplicemente a guardare dentro di te: qualsiasi cosa sai, ti è stata detta; non è frutto della tua conoscenza, non è autentica non ne sei un testimone, sei solo una vittima delle circostanze. Per puro caso sei nato in India, oppure in Inghilterra. È solo per un caso che nasci in una famiglia hindu oppure cristiana; a causa di questi eventi casuali, la tua natura
essenziale è andata perduta: vieni costretto con la forza a perderla. Se vuoi riconquistarla, dovrai rinascere.Rinascere ovviamente non vuol necessariamente morire fisicamente ma solo lasciar cadere tutto ciò che ti è stato insegnato. Lascia cadere tutto il tuo sapere e diventa innocente come un bambino appena nato.

Fraintendendo il falso per vero e il vero per falso,
ti lasci sfuggire il cuore e ti riempi di desiderio.

La mente non è altro che desiderio. Il cuore non conosce desiderio alcuno. Vi stupirà sentirlo dire, ma è così: tutti i desideri appartengono alla testa. Il cuore vive nel presente; pulsa, palpita, batte nel qui-e-ora. Il cuore conosce solo il presente, per questo è assolutamente puro. Non è inquinato
dai ricordi passati, dal sapere, dall’esperienza, da tutto ciò che vi è stato detto e insegnato. E non sa nulla del futuro, del domani. Per lui, il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. È assolutamente qui, è
immediato. Ma la mente è esattamente l’opposto del cuore: la mente non è mai adesso, non è mai qui. O pensa alle splendide esperienze passate, oppure desidera le stesse splendide esperienze nel futuro. Continua a spostarsi tra il passato e il futuro, non si arresta mai nel presente. È del
tutto inconsapevole del presente. Per la mente, il presente non esiste. Osserva la situazione: il presente è la sola cosa che esista, ma per la mente il presente è la sola cosa che non esiste. La mente è desiderio, e tu continui a riempirti con una quantità sempre maggiore di desideri. Dimenticando
completamente che, dentro di te, esiste un cuore che palpita. I vostri cuori sono comunque nutriti dalla verità, ma voi non siete presenti a quella realtà, avete lasciato vuoto quello spazio: vivete nella testa.

Vedi il falso in quanto falso, il vero in quanto vero.
Guarda nel tuo cuore.
Segui la tua natura.

Buddha afferma che il falso sembra essere vero perché voi siete diventati falsi alla vostra stessa verità, al vostro stesso cuore. Tornate al cuore, allora sarete in grado di conoscere il vero in quanto vero e il falso in quanto falso.
Quello è illuminazione, quello è tornare a casa.

“Vedi il falso in quanto falso il vero in quanto vero”. Quando siete diventati consapevoli di ciò che è falso, all’improvviso diventate coscienti di ciò che è vero. Non vi può essere insegnato ciò che è vero, ma di certo vi può essere insegnato ciò che non è vero. Siete stati condizionati, potete essere decondizionati. La verità non viene insegnata, deve essere scoperta.

“Guarda nel tuo cuore, segui la tua natura”significa fluire con te stesso. Nascosta nelle profondità del tuo essere c’è una piccola voce silente… se diventi silenzioso verrai guidato da lei. Con “natura” Buddha intende il “dhamma”. Così come la natura dell’acqua è scorrere verso il basso, e la
natura del fuoco è elevarsi verso l’alto, allo stesso modo esiste, nascosta dentro di te, una particolare natura. E, se tutti i condizionamenti che ti sono stati imposti dalla società, e che ti hanno avvolto, vengono rimossi, all’improvviso scoprirai la tua natura. Diventare disponibile alla tua natura interiore è ciò che io chiamo meditazione. Ricorda queste due parole. “Carattere” è un’invenzione dei politici e dei preti; è una cospirazione
contro di te. “Consapevolezza” è la tua natura. Certo, un uomo di consapevolezza ha un carattere ben preciso, ma quel carattere è funzionale alla sua consapevolezza.il cosiddetto – uomo di carattere – è ingabbiato. Anche se le circostanze mutano, egli continua a reiterare lo stesso carattere, assomiglia a un pappagallo, è una macchina: non risponde, si limita a reagire. Un uomo di consapevolezza risponde, e le sue risposte sono spontanee. Egli è simile a uno specchio: riflette qualsiasi cosa gli si pari davanti. Da questa spontaneità, da questa consapevolezza, nasce una nuova forma di azione. Quell’azione ti libera. Se ascolti la tua natura, resti libero.

Non riesci a comprendere parole così elementari come “Vai dentro di te”?
So che capisci le parole, ma l’entrare dentro di te è diventata una cosa difficilissima, perché ti è stato insegnato solo a uscire all’esterno, sai solo fare quello. Pensare è uscire all’esterno: non pensare è entrare in se stessi. Pensa, e hai iniziato ad allontanarti da te stesso. Il pensiero è la via che ti porta sempre più lontano da te. Il pensiero è una proiezione. Non pensiero e all’improvviso sei dentro di te. Senza pensiero non puoi uscire all’esterno,
senza desiderio non puoi uscire all’esterno. Per uscire dal tuo essere hai bisogno del combustibile del desiderio e del veicolo del pensiero.
Seduto in silenzio, senza far nulla… neppure pensare, neppure desiderare… e dove sarai? Entrare in se stessi, di fatto, non è un andare dentro di
sé; è semplicemente smettere di uscire all’esterno… e all’improvviso ti ritrovi dentro di te.

“andare” vuole comunque dire “andare all’esterno”: smetti di andare! Smetti di andare da qualsiasi parte! Non puoi stare seduto in silenzio, senza andare da qualche parte? Certo, fisicamente puoi sederti, non è una cosa difficile ma il problema è questo: cosa fai dentro di te? Desideri, pensieri, ricordi, immaginazioni, ogni sorta di proiezione? Arresta anche quelle!
Come arrestarle? Diventa semplicemente indifferente, non badarci. Se anche sono presenti, non prestare loro attenzione. Anche se sono presenti, non dare loro alcuna importanza. Anche se sono presenti, lascia che lo siano. Siedi in silenzio, all’interno del tuo essere, e osserva. Ricorda questa parola: “osservare”, sii un testimone, sii semplicemente attento, presente, all’erta.
E man mano che questo stato di osservazione cresce, diventa più profondo, la stessa energia che si trasformava in desideri e pensieri e ricordi e immaginazione, la stessa energia viene assorbita in questa nuova profondità: la stessa energia è usata da questo scendere in profondità,
all’interno. Allora saprai cosa intendo dire, quando dico: “Vai dentro di te”

Entra in te stesso! E la via è questa: osserva i tuoi pensieri e non identificarti con loro. Resta un semplice testimone, del tutto indifferente, né a favore né contro. Non giudicare, perché qualsiasi giudizio comporta un’identificazione.
Non dire: “Questi pensieri sono sbagliati”, e non dire: “Questi pensieri sono buoni”. Non commentare i tuoi pensieri. Lascia semplicemente che scorrano, come fosse lo scorrere del traffico che vedi stando discosto, sul ciglio della strada: lo osservi distaccato, per nulla coinvolto.
Non importa cosa passi: un autobus, un camion, una bicicletta. Se riesci a osservare il processo dei pensieri che scorrono nella tua mente con lo stesso distacco, con la stessa indifferenza, non è lontano il giorno in cui l’intero
traffico scomparirà… perché quel traffico può esistere solo se tu continui a dargli energia. Se smetti di dargli energia… e osservare è proprio questo: smettere di dargli energia, impedire all’energia di scorrere nel traffico; è la tua energia che fa muovere questi pensieri. Quando la tua energia non
entra in gioco, essi iniziano a cadere; da soli non riescono a stare in piedi.
E quando la strada della mente è assolutamente vuota, sei dentro di te. Questo è ciò che intendo dire quando dico: “Vai dentro di te”. E questo è ciò che intende il Buddha, quando dice: Segui la tua natura.

Una mente priva di riflessione è un ben misero tetto.
La passione, come pioggia, inonda la casa.

Con “riflessione”, Buddha intende semplicemente questo: “riflessione”, nonpensiero; parla di riflesso, nel senso di uno specchio che riflette. Quando ti metti davanti a uno specchio, questi non pensa a te, si limita a rifletterti!
Una mente priva di riflessione è una mente che ha dimenticato come riflettere Sappiamo solo pensare, non sappiamo come riflettere.
Prova a pensare a un bambino: viene al mondo e apre
per la prima volta gli occhi… vede gli alberi, ma non sarà in
grado di dire a se stesso: “Questi sono alberi”. Vede la luce,
ma non sarà in grado di dire a se stesso: “Questa è luce
elettrica”. Vede il rosso di una rosa, ma non sarà in grado di
dire: “Questa è una rosa, e il suo colore è rosso”. Vede ogni
cosa, ma dentro di sé non dirà nulla. Quello è riflettere: egli
sarà semplicemente uno specchio. Una mente che ha dimenticato come riflettere la verità è sempre vittima del desiderio; una vittima della testa, una vittima del futuro, una vittima del costante e continuo aspirare a questo e a quello. E nessun desiderio potrà mai essere appagato. Allorché un desiderio è appagato, la mente ne ha creati dieci altri. Stai attento! Inizia a ripulire il tuo specchio, in modo che tu possa riflettere.

La passione, come pioggia, inonda la casa.
Ma se il tetto è solido, allora puoi ripararti.

Se sai come riflettere la realtà, allora hai un riparo. Sei al sicuro, perché sei parte della verità.

Chiunque segua pensieri impuri soffre in questo mondo e nel prossimo.
In entrambi i mondi egli soffre, e quanto immensamente, allorché vede il male che ha fatto.

Tutti i pensieri sono impuri. Il Buddha parla di “pensieri impuri”, ma intende sempre i pensieri: tutti i pensieri sono impuri, perché un
pensiero presuppone sempre che stai pensando all’altro… è sorto un desiderio. E ogni volta che dice “un pensiero puro”, intende “un nonpensiero”.
Solo un nonpensiero è puro, perché in quel caso sei assolutamente te stesso, solo, senza alcunché che interferisca.

Ma chiunque segua la legge è felice qui ed è felice là.
Egli gioisce in entrambi i mondi, e quanto immensamente,
allorché vede il bene che ha fatto.

In retrospettiva, quando vedi che hai creato un inferno
a te stesso – nessun altro tranne te ne è responsabile: “Sono stato così
sciocco. Nessuno mi ha fatto soffrire. Gli unici responsabili sono i miei pensieri. Viceversa, se segui la tua essenza più intima, la tua natura, sarai al settimo cielo dalla gioia, sia qui che là. Buddha non si interessa molto al “là”. Tuttavia, egli dice: “Se sei felice qui, è inevitabile che tu sia felice là”. Se
gioisci in questo momento, il prossimo gioirai ancor di più, perché il prossimo istante scaturirà da questo.

Se soffri in questo momento, il successivo soffrirai ancor di più, poiché stai imparando le vie della sofferenza, ti stai abituando a soffrire. Creerai una sofferenza maggiore nel’istante successivo, perché stai diventando sempre più efficiente nel creare sofferenza. Non preoccuparti del momento successivo, o della prossima vita, o del prossimo mondo. Rendi questo istante una festa, rendi questo istante un istante di beatitudine, e il
prossimo seguirà, e così la prossima vita, e il prossimo mondo.

Poiché grande è il raccolto in questo mondo, e ancor più grande nel prossimo.
Per quante parole sacre tu legga, per quanto tu ne parli,
quale bene potranno mai farti, se non agisci di conseguenza?

L’azione e solo l’azione può essere d’aiuto: devi coinvolgerti, devi impegnarti! Se qualche verità ti convince, agisci di conseguenza, e agisci immediatamente! Perché la mente è molto astuta, e la più grande astuzia della mente è rimandare. Dice: “Domani…”, e il domani non arriva mai.

Sei tu un pastore che conta le pecore di un altro, senza mai condividere la via?

Nel mondo esterno l’ineguaglianza è la legge; nel mondo esterno tutti sono
diseguali. Qualcuno è più forte di te, qualcuno è più intelligente, qualcuno è più bello, qualcuno ha più talento, qualcuno è un genio… la gente è diversa, e non può essere costretta all’uguaglianza; farlo distruggerebbe l’umanità. E
la gente rimarrà disuguale.
Ma nel mondo interiore, man mano che scendi dentro di te, l’ineguaglianza inizia a scomparire. Nell’essenza più intima dell’essere esiste un’assoluta eguaglianza. All’interno, l’ego scompare, la personalità scompare, esiste solo una pura consapevolezza. E due consapevolezze non sono superiori o
inferiori. Non continuare a contare le pecore altrui; entra in te stesso! Non continuare a leggere i testi sacri; entra in te stesso! Non continuare ad ascoltare le parole degli altri… condividi la via!
Buddha dicevadi non limitarsi ad ascoltare le sue parole. Segui la via, condividi la via!

Leggi il minor numero di parole possibile ed esprimine ancor meno con la voce.
Ma agisci in funzione della legge.

La parola “legge” ha connotazioni sbagliate. È una traduzione di “dhamma”: la legge eterna. “Agisci in funzione della legge” non vuol dire “Agisci
rispettando il codice penale”. “Agisci in funzione della legge” significa: agisci in armonia con la tua natura interiore.

Abbandona le vecchie modalità: passione, inimicizia, follia.
Conosci la verità e trova la pace.
Condividi la via.

Cosa sono le “vecchie modalità”? Sono la via del desiderio, la via dell’odio e la via della stupidità. Quando lasci cadere il passato, per qualche giorno sei
spaesato, disorientato, non sai cosa fare, come agire. Vivrai in un limbo… quel limbo deve essere attraversato. È doloroso… quello è il prezzo che dobbiamo pagare per acquisire il vero. Una volta attraversato quel limbo, quello spazio vuoto… Conosci la verità e trova la pace. Allora si conosce
la verità, e la verità segue la pace come un’ombra.

Numerose religioni

Ogni individuo deve raggiungere Dio a modo suo, ecco perché i Buddha possono solo indicare, possono solo dare spunti. Non possono darvi mappe precise e definite: solo spunti, alcuni accenni. E quegli spunti non
devono essere presi molto seriamente, bensì con estremo senso del gioco. Non dovete diventare fanatici; se lo diventate non siete più religiosi. La varietà è bella, ti permette di scegliere in base al tipo di uomo che tu sei. La religione non è decisa per nascita. Puoi essere nato da genitori hindu, ma se i tuoi genitori ti amano veramente, non ti convertiranno all’induismo. Certo, ti diranno tutto ciò che hanno conosciuto e sperimentato, ma ti lasceranno libero. E ti diranno: “Diventa più attento, più consapevole, più
maturo, e quando sarai cresciuto abbastanza e vorrai decidere, scegli la tua religione”.

Abbiamo bisogno di ogni sorta di linguaggio. L’inglese è necessario per la sua precisione, per la sua accuratezza. Ogni parola ha un significato: senza un linguaggio come questo, la scienza non può svilupparsi.

L’arabo ha una profonda qualità seduttiva, riecheggia quasi con ossessione. Se lo canti, creerà un riverbero nel tuo cuore. Smetti di cantare, e il canto continuerà nel cuore. L’arabo ha in sé quella qualità, perché è una lingua del deserto: tutte le lingue del deserto hanno questa qualità. Quando chiami qualcuno in un deserto, a distanza remota, devi chiamarlo in un certo modo… e nel deserto puoi chiamare le persone da molto lontano; se le chiami con un suono ritmico, giungerà fino a loro. il Corano è un libro da cantare. Non è un libro da studiare: è un libro da danzare, solo in questo caso ne toccherete lo spirito interiore. Non c’è nulla di male nel fatto
che esistano molte religioni. Certo, c’è qualcosa di male nel loro continuare a discutere. Sono diventate fatti politici; insistono nel cercare di
convertire, perché il numero crea potere. Se a me piace una rosa non devi convincermi che dovrebbero piacermi le margherite. Dovresti solo accettare che a me piacciono le rose. La gente ha comprensioni diverse, modi diversi di guardare le cose, interpretazioni diverse. E questa libertà
dev’essere loro concessa…

L’ego

Se dici a qualcuno: “Io sono speciale”, non lo puoi convincere, perché l’altro sa di essere lui quello speciale. l’ego è veleno, puro veleno. Perdi contatto, ti separi dal flusso vitale; non sei più all’interno del flusso dell’esistenza, diventi una roccia nel fiume. l’ego è così infingardo, così astuto che può darti questo nuovo programma: “Sei così speciale che puoi diventare semplicemente un uomo comune, ordinario. Ma nella tua ordinarietà saprai di essere l’uomo ordinario più straordinario che ci sia. le cosiddette persone umili. Dicono: “Sono l’uomo più umile che ci sia”. Ma non lo intendono affatto! Non dire loro: “So che non lo sei”, altrimenti non te lo perdoneranno mai. Si aspettano che tu dica: “Sì, sei l’uomo più umile che io abbia mai visto”, solo così saranno soddisfatte, si sentiranno appagate. È ego che si nasconde dietro all’umiltà… Ricorda questo: qualsiasi cosa pensi di te stesso, pensala di chiunque altro, e l’ego scomparirà. L’ego è l’illusione creata dal pensare a se stessi in un modo e dal pensare agli altri in un altro; si tratta di un doppio pensare: se lasci cadere il doppio pensare, l’ego muore d’acchito.

Sentirsi vicini a Dio ma non sentirlo

di certo porti nella tua mente un’immagine ben precisa di Dio; per questo ti sfugge. E continuerà a sfuggirti, se non lasci cadere quell’immagine. Dio può essere conosciuto solo da coloro che riescono a lasciar cadere qualsiasi idea su Dio. Le idee sono frutto della tua ignoranza, è sono un ostacolo. Lascia cadere qualsiasi idea su Dio e chiediti: “Esiste un qualsiasi luogo in cui
Dio non esiste?”. In quel caso, vedrai qualcosa di incredibilmente straordinario nella semplice ordinarietà delle cose. In questo modo l’uomo si avvicina al divino, e il divino si avvicina all’uomo; l’umano e il divino scompaiono l’uno nell’altro; il mondo e Dio scompaiono l’uno nell’altro. Allora non cerchi più un Dio che è separato, che vive nel settimo paradiso; in quel caso egli vive nel circondario in cui tu vivi, ha il volto del tuo vicino. In quel caso egli è umano, è un animale, è un vegetale, è un minerale… è tutto. Dio non si nasconde alla tua vista, sei tu a tenere gli occhi chiusi a causa di tanti pregiudizi. Dio è fermo, ritto sulla porta, ma tu non lo puoi sentire perché la tua mente è così colma di agitazione, è così piena di pensieri… milioni di pensieri che furoreggiano stordendoti. La tua mente è così rumorosa che non puoi sentire il battito silente alla porta. Sii silente.

Egli osserva

Essere svegli è la via alla vita.
Lo sciocco dorme come se fosse già morto;
ma il Maestro è sveglio e vive per sempre.
Egli osserva.
Egli ha chiarezza.
Come è felice! Perché vede che l’essere svegli è vita.
Come è felice, seguendo il cammino del risveglio.
Con grande perseveranza egli medita, cercando libertà e felicità.
Perciò svegliati, rifletti, osserva.
Lavora con cura e attenzione.
Vivi seguendo il sentiero e la luce crescerà in te.
Osservando e lavorando il Maestro costruisce per sé un’isola che la marea non può sommergere.

Se c’è una cosa da saper dell’essere umano è questa: “egli è addormentato. Anche quando crede di essere sveglio, non lo è”. Non siate così sciocchi da credere che solo aprendo gli occhi siete svegli. L’intero insegnamento di tutti i Buddha può essere contenuto in un’unica parola: svegliati!

Non farai mai alcuno sforzo per svegliarti se credi di esserlo già. Il silenzio è lo spazio in cui ci si sveglia, e la mente rumorosa è lo spazio in cui si resta addormentati. Se la tua mente continua a chiacchierare, sei addormentato… Seduto in silenzio, se la mente scompare affiora la consapevolezza. Il silenzio non è all’esterno e non viene dall’esterno: sorge in te, cresce in te. In caso contrario, ricorda: stai dormendo.

Se hai una mente perdi la consapevolezza. Perciò, l’unico lavoro da fare è questo: come ritrovare la consapevolezza e perdere la mente. Quando hai una mente, perdi la consapevolezza: mente significa sonno, frastuono,
automatismi. Devi eliminare dal tuo sistema tutto ciò che hai raccolto in quanto sapere. È il sapere a tenerti addormentato; pertanto, più una persona è istruita, più è addormentata.

Essere svegli è la via alla vita. 

Sei vivo solo nella misura in cui sei consapevole. La consapevolezza è la differenza tra la vita e la morte. Diventa più attento, e sarai più vivo. La vita è la meta, e la consapevolezza è la metodologia, la tecnica per raggiungerla.

Lo sciocco dorme come se fosse già morto;
ma il Maestro è sveglio e vive per sempre.

Tu agisci nel sonno; ecco perché continui a fare cose che non vuoi fare, che hai deciso di non fare, che sai non essere giuste e a non fare cose che sai essere giuste. Come mai? Perché continui a perderti? E’ perché non sei sveglio. Non sei in grado di vedere! Non sei in grado di sentire! Certo, hai le orecchie per sentire e gli occhi per guardare, ma dentro di te non c’è nessuno in grado di comprendere. La prima cosa che devi lasciar penetrare profondamente nel tuo essere è questa verità: tu sei addormentato.

La psicologia moderna ha scoperto alcune cose estremamente significative; oggi, grazie a Freud possiamo parlare di mente conscia, una cosa fragilissima, la parte più piccola del tuo essere. Dietro la mente conscia vi è la mente subconscia, qualcosa di vago che puoi sentir bisbigliare, ma che non puoi comprendere; è sempre lì, dietro la mente conscia, che fa vibrare le sue corde. In terzo luogo, abbiamo la mente inconscia, che incontri solo nei sogni. Se scendi ancora più in profondità, arriverai all’inconscio collettivo che racchiude l’intero genere umano, e ancora più in profondità arriverai all’inconscio cosmico. L’inconscio cosmico è la natura.

Freud è penetrato negli abissi, ma Sri Aurobindo ha cercato di raggiungere le vette. Al di sopra della nostra mente cosiddetta cosciente, esiste la vera mente cosciente: la si raggiunge solo grazie alla meditazione. Quando alla tua normale mente cosciente aggiungi la meditazione, quando oltre alla normale mente cosciente è presente in te la meditazione, questa mente
diventa la vera mente consapevole. Oltre alla vera mente cosciente, esiste la mente della super-consapevolezza. Quando mediti, hai solo dei barlumi. Certo, si aprono delle finestre, ma ricadi subito indietro, continuamente. Mentre possedere una mente super-consapevole (Samadhi ) significa che hai raggiunto una capacità di percezione cristallina, una consapevolezza totale che ora non puoi più caderne al di sotto. Al di là della mente super-consapevole, si trova il super-conscio collettivo; il super-conscio collettivo, nelle nostre religioni, è conosciuto come “le divinità”. E oltre si
ha la super-consapevolezza cosmica, che va al di là anche delle divinità. Buddha lo chiama Nirvana, ma tu puoi chiamarlo la verità.

Questi sono i nove stati del tuo essere, e tu vivi rannicchiato in un angolino minuscolo: la piccola mente conscia… è come se qualcuno possedesse un palazzo, e si fosse completamente dimenticato di averlo, e vivesse sotto il
porticato… credendo di non avere altro!

Se studi Freud, egli parla di qualcosa al di sotto di te, il che non ti crea alcun imbarazzo: tu sai che sei cosciente e che al di sotto esiste l’inconscio, e l’inconscio collettivo. Ma tutti quegli stati della mente sono al di sotto di te; tu sei in cima, e la cosa ti fa sentire molto bene. Viceversa, se studi Sri Aurobindo, ti sentirai a disagio, perché al di sopra del tuo stato di coscienza esistono altri stati più elevati e l’ego dell’uomo non vuole mai accettare che esista qualcosa di superiore a sé.

Se rimani inconsapevole, addormentato, dovrai morire ancora. Se vuoi
liberarti dalla ruota della nascita e della morte, dovrai conseguire un pieno e assoluto risveglio. Dovrai raggiungere vette di consapevolezza sempre più elevate. E queste cose non devono essere accettate su basi intellettuali: queste cose devono diventare esperienza, queste cose devono diventare esistenziali. Non dovete convincervi da un punto di vista filosofico, perché non porta a nulla, . I veri frutti si hanno solo quando operi in te uno sforzo immane per giungere al risveglio.

Egli osserva.
Egli ha chiarezza.

L’unica cosa che si deve imparare è l’arte dell’osservazione. Guarda! Osserva ogni azione che compi. Osserva ogni pensiero che scorre nella tua mente. Osserva ogni desiderio che prende possesso di te. Osserva anche i
più piccoli gesti – camminare, parlare, mangiare, fare il bagno. Continua a osservare ogni cosa. Lascia che ogni cosa diventi un’occasione per osservare. Mangia lentamente, osservando, ogni boccone deve essere masticato, assaporato. Odora, tocca, senti la brezza e i raggi del sole. Osserva la Luna… e diventa un semplice specchio d’acqua silente che osserva.

Ricorda una cosa: quando ti rendi conto che ti sei dimenticato di osservare, non rammaricartene, non dispiacertene; altrimenti stai di nuovo perdendo tempo. Non sentirti infelice per aver mancato un’altra occasione; non
lasciarti travolgere dal sentirti un peccatore. Non iniziare a condannarti, a biasimarti perché tutto ti sembra essere solo uno spreco di tempo… perché ti senti un caso senza speranza! Non pentirti mai per il passato! Vivi nel momento.

Quando osservi, nasce chiarezza, poiché la chiarezza è frutto dell’osservazione. Più diventi osservatore, più la fretta diminuisce. Diventi più gentile, più aggraziato. Mentre osservi, la tua mente bisbetica
chiacchiera meno: l’energia che si manifestava in chiacchiere, ora si trasforma, diventa osservazione e la mente non avrà più il suo nutrimento. I pensieri inizieranno a farsi più flebili, inizieranno a perdere di spessore e di rilievo… a poco a poco, inizieranno a morire. Man mano che i pensieri moriranno, nascerà la chiarezza. A quel punto, la tua mente diventa uno specchio.

Come è felice! Perché vede che l’essere svegli è vita.
Come è felice, seguendo il cammino del risveglio.
Con grande perseveranza egli medita, cercando libertà e felicità.

Ascolta queste parole molto attentamente: Con grande perseveranza… Se non compi uno sforzo totale per risvegliarti, non accadrà. La consapevolezza genera interiorità, ti rende introverso; ti porta all’interno, sempre più in profondità. E “sempre più in profondità” significa anche “sempre più in alto”: queste due dimensioni crescono di pari passo. Proprio
come cresce un albero: tu lo vedi crescere solo verso l’alto, non vedi le radici che affondano nel suolo. Ma, come prima cosa, le radici devono affondare nel suolo, per permettere all’albero di crescere in altezza. Se un albero vuole raggiungere il cielo, dovrà far affondare le sue radici in
profondità, dovrà raggiungere la massima profondità. L’albero cresce contemporaneamente in entrambe le direzioni.

Ho parlato di nove stati di consapevolezza. I rami della tua consapevolezza andranno verso l’alto: dalla mente conscia a ciò che è veramente alla mente consapevole; da ciò che è veramente consapevole alla super-consapevolezza; dalla super-consapevolezza alla coscienza collettiva; dalla
coscienza collettiva alla coscienza cosmica.
E le tue radici cresceranno dal cosiddetto conscio al subconscio, dal subconscio all’inconscio, dall’inconscio all’inconscio collettivo, dall’inconscio collettivo all’inconscio cosmico.

Tu vivi come se fossi ubriaco, pertanto ti si può perdonare se ricadi
continuamente. Ma non appena te ne rendi conto, non appena arriva un raggio di luce e te ne ricordi, torna a impegnarti con tutte le tue forze… non restare uno sciocco, non restare addormentato, non restare ubriaco. Dovrai liberarti da molti strati di ubriachezza. L’avidità è uno stato di ubriachezza, la mente chiede sempre di più, non smette mai di chiedere. Se corri dietro ai soldi, vorrai averne di più, se corri dietro al successo, vorrai averne di più. Se sei interessato a diventare umile, vorrai più umiltà, perché devi diventare l’uomo più umile del mondo. Non c’è mai fine a questa domanda costante della mente: sempre di più…
La stessa cosa è vera per la rabbia. Non hai mai osservato che, quando sei in
collera, fai cose che normalmente non faresti? Dici cose di cui poi ti penti amaramente? E in seguito non riesci a credere di aver detto simili stupidaggini, di aver potuto dire tali idiozie… Cosa succede quando sei arrabbiato? Sei in uno stato di ubriachezza. Osserva di più, e in te ci sarà meno rabbia, ci sarà meno avidità, ci sarà meno gelosia.

Quando in voi affiora la rabbia, sedetevi nella vostra stanza,
chiudete le porte, e osservatela. Voi conoscete due sole modalità: o siete in collera, diventate violenti, distruttivi, oppure vi reprimete. Non conoscete la terza modalità, quella dei Buddha: non esplodere e non reprimere: osserva. La repressione ti aiuta a diventare una persona socialmente migliore, ma crea dentro di te una ferita, una vera e propria ferita, dentro di te la
follia aumenta a vista d’occhio.

Perciò svegliati, rifletti, osserva.
Lavora con cura e attenzione.
Vivi seguendo il sentiero e la luce crescerà in te.

La luce cresce spontaneamente. Diventa semplicemente più silenzioso, osserva con maggior attenzione, sii più meditativo… e la luce scenderà in te.
Spontaneamente! Non devi andare da nessuna parte.

Osservando e lavorando il Maestro costruisce per sé un’isola che la marea non può sommergere.

Il tuo osservare diventa un’isola che nessuna passione, nessuna cupidigia, nessuna avidità, nessuna rabbia può più dominare.Con quell’isola, per la prima volta diventi un uomo totale, un essere umano. Questo essere umano oggi è assolutamente indispensabile, questo è il nuovo essere umano.

Domande e risposte

Non ci sono risposte, esiste solo la risposta. La mente ha risposte su risposte, ma non ha la risposta. La puoi conoscere, ma non la puoi ridurre a
sapere, non la puoi esprimere verbalmente. È luce che illumina semplicemente la tua interiorità. Non è una risposta a una domanda specifica. È la fine di ogni interrogarsi, non si relaziona affatto a una domanda. Dissolve semplicemente tutte le domande e resta uno stato
privo di qualsiasi interrogativo.

È inevitabile che in te sorgano delle domande, poiché ancora non sono state tagliate le radici. Le radici sono tagliate solo quando sconnetti te stesso dalla mente, quando tutte le identificazioni con la mente sono lasciate cadere, quando sei testimone, che osserva, che guarda, ma che non si identifica con alcunché – buono o cattivo, peccatore o santo, questo o quello – in quella testimonianza, ogni interrogativo si dissolve. Scivola fuori dalla mente! È uno stato di assoluto silenzio, di pace, di non-pensiero. Buddha lo chiama “giusta presenza attenta” – “sammasati”. E dichiara che a quanti sono
pienamente consapevoli, attenti, all’erta, la verità giunge spontaneamente.

Essere in silenzio, significa avere la risposta. Essere in silenzio significa essere privi di domande… La mente è l’unico nemico; non ne esistono altri. Il Diavolo non è qualcuno esterno a te; è la tua mente che continua a tentarti, che continua a ingannarti, a manipolarti, a crearti sempre nuove illusioni. Stai attento, osserva la mente! E nell’osservare, le domande compaiono… non ricevono una risposta. Il Buddha non conosce alcuna risposta… non è che sia arrivato alla conclusione di ogni interrogativo; no, niente affatto! Al contrario, non ha più interrogativi.

Le informazioni le puoi ottenere ovunque, devi disimparare qualsiasi cosa tu abbia imparato finora, devi funzionare da uno stato di non-conoscenza, agire spontaneamente, non in funzione del passato e delle conclusioni a cui sei giunto. E quando sarai silente, senza che alcun sapere rumoreggi all’interno, la tua percezione sarà limpida, non ci sarà più polvere sullo specchio… rifletterai ciò che è. E da quel riflesso, qualsiasi azione insorga è virtuosa.

Disciplina e individualismo

Domanda: “Disciplina e individualismo sono diametralmente opposti?”

Disciplina non significa farsi dominare, ma assumersi le proprie responsabilità. E’ solo attraverso le responsabilità che si cresce. La crescita diviene possibile nell’adempiere in pieno le proprie responsabilità.

L’individualista non è ancora un individuo. L’individualista che crede nell’individualismo è solo un egoista. Ed essere egoisti non equivale a essere un individuo: l’individuo non ha ego alcuno.

Individuo significa indivisibile, indica un essere integro. Tutti hanno l’ego! La cosa straordinaria è l’assenza dell’ego. L’ego è una falsa entità, non ti permette di essere reale, è falso, è un inganno, è un’illusione. Tu non sei separato dall’esistenza, ma l’ego continua a fingere la separazione tra te e l’esistenza.

Per rispondere alla domanda iniziale: “Disciplina e individualismo non sono diametralmente opposti?”. Non lo sono! Un individuo è sempre un essere disciplinato. Una persona priva di disciplina non è un individuo: è solo un caos, è multi-frammentario. Tutti i suoi frammenti funzionano separatamente, in opposizione l’uno con l’altro. Ed è così che la gente vive normalmente: una parte della mente va a sud, un’altra parte va a nord; una parte dice una cosa, l’altra parte dice l’opposto. Una parte dice: “Fai questo”. Un’altra immediatamente replica: “No!”. Qualcosa dice: “Sì”, e
qualcosa subito lo distrugge immediatamente, dicendo: “No”.

Un individuo è un essere che funziona come una totalità. Può accadere solo attraverso una disciplina consapevole. Questo è ciò che Buddha mette in evidenza: perseveranza, sforzo, uno sforzo deliberato e consapevole per crescere. Certo, a volte è doloroso, ma tutto dipende da come lo interpreti: Se veramente vuoi crescere, non è doloroso; è enormemente piacevole. Ogni passo fatto più in profondità nella disciplina procura una gioia sempre più grande, perché ti dona sempre di più un’anima, un essere vero.

Per diventare disciplinato devii sapere che il primo principio della disciplina è la resa. Apparentemente sembra una contraddizione, perché ti hanno insegnato che se ti arrendi non sarai mai più un individuo. Invece è il contrario: se non sei in grado di arrenderti, non sarai affatto un individuo. Solo un individuo può arrendersi. La resa è un fenomeno così grande che solo un uomo di grande volontà riesce a operarla: è la forma più evoluta della volontà. Abbandonare la tua volontà richiederà inevitabilmente una volontà totale. La disciplina è la via per creare
individualità (essere un individuo integro).

Ma ricorda: essere un individuo non vuol dire essere individualista. L’individualismo è un’espressione dell’ego. E le persone che credono nell’individualismo non sono individui.

Liberarsi dal Pattume

Domanda: “Maestro, come faccio a liberarmi da questo pattume?”

Se è pattume, sapendo che si tratta di immondizia, lasciala andare! Ma sembra che tu l’affermi solo per averlo sentito dire da me. In te è diventata una credenza; non è qualcosa che sai tu, non è una tua esperienza… Ti limiti semplicemente a cambiare l’oggetto della tua fede, ma la professione di fede rimane: la stessa mente che crede! Ti dico di lasciar cadere ogni fede e di iniziare a vedere. È una tua comprensione la sensazione che sia pattume? In questo caso non chiederesti come fare per liberartene: nessuno chiede come fare a liberarsi dall’immondizia. Vedere che è immondizia è liberarsene; riconoscere che è immondizia è liberarsene! L’immondizia non si aggrappa a te… tu ti aggrappi a lei! L’immondizia non si preoccupa minimamente di te, se te ne liberi, non protesterà, non dirà una sola parola. Perché qualcuno si aggrappa a qualcosa? Perché in cuor suo continua a credere che sia preziosa.

Domanda: “Perché ho la sensazione che mi manchi qualcosa?”

Perché fin dalla tua infanzia ti è stato insegnato che sei intrinsecamente indegno. Il valore deve essere conseguito, il merito deve essere provato. E il modo migliore per distruggere un bambino è annientare la sua fiducia in se
stesso. Per distruggere la fiducia che il bambino ha in se stesso, gli devi dimostrare che il merito non è un dato di fatto, deve essere conseguito nella vita e lo si può mancare. Se non lavori, se non sei oltremodo ambizioso, se non lotti allora non otterrai. Sei stato condizionato a essere violento, ambizioso, pieno di desideri: avere più soldi, avere più potere, avere più prestigio. Poiché ti è stato detto che, da un punto di vista intrinseco, non hai alcun valore, è sorto questo problema. Ma io affermo che voi siete meritevoli in voi stessi, nascete in quanto Buddha. Siete inconsapevoli della realtà del vostro essere, ma voi siete divinità nascoste.

Avete creduto troppo ai vostri genitori, ai vostri insegnanti e avete
raccolto qualsiasi cosa vi abbiano detto. È immondizia, ma vi siete tirati dietro quel pattume così a lungo che ora lasciarlo cadere d’acchito sembra impossibile. Io vi dico: liberatevene, e siate dei Buddha da questo preciso istante! Non si tratta di realizzare, si tratta solo di essere coscienti, all’erta, svegli… non è affatto qualcosa da conseguire.

E a questo punto, tu mi ascolti… una parte della tua mente dice: “Certo, il Maestro deve aver ragione!”. Quando mi sei vicino, inizi a sentire che è vero. Quando ti allontani, la mente ripiomba in scena e ti sopraffà ed ovviamente, è molto potente, per questo distrugge la tua intelligenza.

L’intelligenza non ha nulla a che vedere con la mente; l’intelligenza ha a che fare col cuore. È una qualità del cuore, mentre l’intelletto è una qualità della mente, è cerebrale. Il tuo intelletto è carico di immondizia, e io sto
cercando di risvegliare la tua intelligenza. L’intera società ha cercato di renderti inconsapevole della tua intelligenza. Essa è contro l’intelligenza: vuole che voi siate mediocri, perché solo le persone mediocri possono essere buoni schiavi. Non vuole che siate intelligenti, ma stupidi, perché
solo gli stupidi possono essere dominati. Intelligenza vuol dire che iniziate
a pensare in prima persona, iniziate a guardarvi intorno con i vostri occhi. Non crederete più ai profeti, ai testi sacri, crederete solo alla vostra esperienza. Esperimenta, medita, fai esperienza… se non diventa una tua comprensione, non servirà a nulla.

Perché ti manca qualcosa? Perché ti è sempre stato ripetuto che devi
trovare qualcosa. E poiché tu non lo trovi, ecco che sorge in te la sensazione che ti manchi qualcosa. E io ti dico che lo possiedi già! Guarda semplicemente dentro di te, e troverai tesori infiniti di gioia, amore, estasi. Se guardi dentro di te, vedrai che non ti manca nulla; ma se continui a cercare all’esterno, ti sentirai sempre più frustrato. Man mano che invecchi, avrai la sensazione che ancora non hai trovato nulla. E l’ironia della storia è che non hai mai perso nulla. È sempre stato dentro di te. Ma non credermi, io non sono qui per creare dei fedeli, sono qui per aiutarti a sperimentare. Nel momento in cui diventa la tua esperienza, ti libera. La verità libera. Certo, la verità libera, ma la verità deve essere vostra. Nessuna verità di qualcun altro potrà mai liberarvi…

Concludendo io non posso aiutarti a liberarti da questa immondizia, posso solo aiutarti a essere più consapevole. E se sei consapevole quella immondizia cadrà da sola. Un giorno, all’improvviso, scoprirai che è scomparsa, che è svanita. Man mano che la consapevolezza acquista profondità, ogni pattume scompare…

L’Inno dell’amore e lo specchio

Amato Maestro, spesso leggo l’“Inno dell’amore”, nel Nuovo Testamento. A me sembra che questo sia esattamente il tuo messaggio.

Il messaggio di tutti i Buddha è sempre lo stesso, perché la verità è una. Milioni di dita possono indicare la stessa Luna.

Se parlo le lingue degli uomini e anche quelle degli angeli, ma non ho amore, sono un metallo che rimbomba, uno strumento che suona a vuoto.
Se ho il dono d’essere profeta e di conoscere tutti i misteri, se possiedo tutta la scienza e anche una fede da smuovere i monti, ma non ho amore, io non sono niente.
Se do ai poveri tutti i miei averi, se offro il mio corpo alle fiamme, ma non ho amore, non mi serve a nulla.

Chi ama è paziente e generoso.
Chi ama non è invidioso, non si vanta e non si gonfia di orgoglio.
Chi ama è rispettoso, non cerca il proprio interesse, non cede alla collera e dimentica i torti.
Chi ama non gode nell'ingiustizia, la verità è la sua gioia.
Chi ama tutto scusa di tutti ha fiducia, tutto sopporta mai perde la  speranza.

L’amore non tramonta mai: cesserà il dono delle lingue, la profezia,  passerà, finirà il dono della scienza.
La scienza è imperfetta, la profezia è limitata, ma verrà ciò che è perfetto ed esse svaniranno.

Quando ero bambino parlavo da bambino, come un bambino pensavo e ragionavo. Da quando sono uomo, ho smesso di agire così.
Ora la nostra visione è confusa, come in un antico specchio; ma un giorno saremo a faccia a faccia dinanzi a Dio.
Ora lo conosco solo in parte, ma un giorno lo conoscerò come lui mi conosce.

Ecco dunque le tre cose che contano: fede, speranza, amore.
Ma più grande di tutte è l’amore. 

Queste sono le qualità essenziali di una persona religiosa. Chiunque abbia detto quelle cose deve essere stato un illuminato. Tuttavia, non continuare a ripeterlo, non limitarti a leggerlo: non è sufficiente. Mettilo in pratica. una preghiera non è qualcosa da leggere, bensì da vivere. Vivila!

Le scritture possono essere comprese solo se, come prima cosa, vengono messe in pratica. La gente fa l’esatto opposto: legge i testi sacri e cerca di comprenderli. Da un punto di vista intellettuale non è difficile capire queste
scritture, sono semplici. Le persone diventano veri esperti, maestri nel ripetere questi testi… e non vanno oltre. La poesia non ti può liberare, a meno che non diventi la tua esperienza personale.

Le tue interpretazioni rifletteranno sempre e soltanto te. Quando guardi in uno specchio, vedrai il tuo volto, vedrai te stesso. Non puoi vedere lo specchio, puoi solo vedere il tuo volto riflesso in lui. Sarai in grado di vedere lo specchio solo quando avrai perso il tuo volto, quando avrai perso la tua testa. Quando sarai diventato un nessuno, allora mettiti di fronte a uno specchio, e vedrai lo specchio e il suo riflettere, ma tu non verrai rispecchiato. Non sarai presente in quello specchio… prima di diventare un’assenza, non serve mettersi di fronte allo specchio. Ed è ciò che la gente continua a fare: legge la Bibbia, il Corano, il Dhammapada… e legge se stessa.

Non puoi capire Gesù, Mosè, Zarathustra… la tua “faccia” interferirà troppo. Non puoi affrontare direttamente i detti dei Buddha. Come prima cosa dovrai entrare in te stesso. “Non importa il nome del Buddha, chiunque le abbia dette era un Buddha!”. E io lo ripeto a te, perché anch’io lo so. Una volta che hai assaporato il vero, lo sai. In qualsiasi forma la verità si presenti, la riconosci immediatamente. Ma come prima cosa, diventane un testimone.

Solo un passo?

Domanda: “Amato Maestro, solo un passo?”

…di fatto, neppure quello… perché non dobbiamo andare da nessuna parte. Dico: “solo un passo” per consolarvi, perché se non ci fosse neppure un passo, sareste troppo perplessi. Riduco tutto al singolo passo, così che vi resti qualcosa da fare, perché voi capite solo il linguaggio del fare. Se dicessi: “Non si deve fare nulla, non si deve fare neppure un singolo passo”, sareste incapaci di dare un senso a ciò che dico. Un singolo passo! Serve solo a farvi capire che nessun agire è essenziale. Per conseguire l’essere, il fare è del tutto inessenziale. Non occorre fare neppure un passo”, perché non ci stiamo muovendo verso l’esterno. I passi sono necessari per muoversi all’esterno, non ne occorrono per entrare dentro di noi.

Fatalisti, esistenzialisti e le qualità dell’uomo nuovo

L’uomo è libero di scegliere. La libertà che l’uomo ha è, al tempo stesso, una
maledizione e una benedizione. Nessun altro essere ha la libertà di scegliere. Le vite di tutti gli altri esseri viventi sono predeterminate, meccaniche, automatiche, e questa è la parte orribile della loro realtà.
L’uomo non è ancora un essere, nel vero senso della parola. È solo un divenire, è sulla strada. Sta ricercando, indaga. Per questo non sa chi egli sia, come può conoscere chi egli sia? Prima che si possa conoscere, deve
accadere l’essere. E l’essere è possibile solo se scegli nel modo giusto, consapevolmente, in piena coscienza.

Quando una persona trova il proprio essere, è un Buddha. Ma il requisito fondamentale è questo: scegli la tua vita con consapevolezza. In ogni caso, devi scegliere. Tu non sei libero di non scegliere: perfino non scegliere diventerà una scelta. Alle moltitudini che si perdono, ciò accade perché non
scelgono, perché si limitano ad aspettare e a sperare che qualcosa accada; e alla fine nulla accade mai.

Nel mondo esistono due scuole di filosofi. Una crede che l’uomo sia nato come essenza, che nasca già pronto, fatto e finito… questa è l’idea dei fatalisti. L’altra crede che l’uomo non sia nato in quanto essenza, ma solo in quanto esistenza. Questa scuola è quella degli esistenzialisti.

Qual è la differenza? L’essenza è predeterminata. Non hai alcuna
possibilità di creare te stesso, sei già fatto. L’esistenza invece non è già presente, è un divenire: devi trovare mezzi e modi per diventare, per essere. La nascita fisica non è la vera nascita; per essere devi prima rinascere un’altra volta. Ovviamente per rinascere non occorre morire fisicamente, devi morire in quanto ego, in quanto personalità; in quanto passato; devi morire in quanto mente, solo quando si muore come mente, si nasce come essere.

Il primo dono della vita avviene attraverso i genitori, il secondo dono dovete darvelo voi stessi. Ci sono tre dimensioni da potere scegliere. Se scegliete una dimensione, conseguirete una particolare integrità, ma
poiché è unidimensionale, non sarà totale. La prima dimensione è quella della scienza, del mondo oggettivo, degli oggetti, delle cose. La seconda dimensione è l’estetica: il mondo della musica, della poesia, della pittura, della scultura, il mondo dell’immaginazione. E la terza dimensione è quella della religione… soggettiva, interiore. Scienza e religione sono polarità opposte: la scienza è estroversa, la religione è introversa. E tra le due si estende il mondo dell’estetica. È il ponte: È scientifica, nel senso che l’arte crea oggetti, ed è religiosa nel senso che, qualsiasi cosa l’arte crei, come
prima cosa viene visualizzata nell’essere interiore di una persona.

Io propongo la quarta via. Il vero uomo sarà simultaneamente tutte e tre le cose: sarà uno scienziato, un artista, e un religioso. E definisco questo quarto uomo “l’uomo spirituale”. Buddha è un Maestro del regno interiore, ma non dà un contributo al mondo, Albert Einstein non contribuisce per nulla riguardo al regno interiore. Il mio sforzo è creare la quarta via: un uomo che riunisca in sé tutte e tre queste dimensioni della vita, che abbia tanta mente logica, quanta ne occorre per essere scientifici, ma che abbia anche tanta poesia, quanta ne occorre per avere senso estetico, e che
abbia anche tanta meditazione e presenza attenta, quanta tutti i Buddha hanno proposto. Il quarto uomo è la speranza del mondo.

Osservare costantemente la mente

Lo sciocco è incurante.
Ma colui che è sovrano della propria vita coltiva con costanza la propria osservazione: è il suo tesoro più prezioso.

Buddha definisce “sciocco” l’uomo, non perché sia ignorante, ma se è inconsapevole, se si comporta inconsapevolmente, se vive nel sonno. Inconsapevolezza = assenza di presenza cosciente. L’essere inconsapevole si muove nella vita come un legno alla deriva, in balia dei venti. Non sa chi è, da dove viene, dove sta andando. Non possiede una ricerca cosciente dell’essere, della verità o della realtà. Si limita a seguire la massa, non ha alcuna idea del perché esiste, per quale scopo, né di cosa fa, e perché lo fa, ma si limita a reprimere il suo dubbio, perché gli crea disagio.

Buddha stesso non è molto colto, né lo è Gesù, né lo è Maometto. Essi sono
semplici, ma la loro semplicità sono tali da aver permesso loro di penetrare l’essenza più intima dell’essere. Sono riusciti a conoscere la propria verità, a raggiungere l’essenza più intima della loro esistenza. Essi sanno, ma non sono colti: la loro sapienza scaturisce da una osservazione attenta e consapevole. La vera sapienza nasce dalla meditazione, dalla presenza attenta, dalla consapevolezza, dall’essere totalmente coscienti, dall’osservazione, dall’essere un testimone.

Se vuoi veramente conoscere, dovrai lasciar cadere tutto il tuo sapere, dovrai tornare a essere simile a un bambino, assolutamente all’erta. Lo sciocco non può stare disoccupato neppure per un solo istante, e questo perché quando non fa nulla, quando è solo, inizia a confrontarsi con se stesso… e la cosa lo terrorizza. Non vuole scendere nell’abisso del proprio essere. Si aggrappa al mondo esterno perché in esso egli è qualcuno. Nel mondo interiore non è nessuno. Prova a osservare la gente! Di fatto è il maggior spettacolo che esista: mettiti sul lato della strada e osserva
semplicemente i passanti. Cosa fanno? Perché lo fanno? Inseguono ombre, inseguono cose di cui non hanno bisogno, si impegnano in sforzi sovrumani per conseguire qualcosa e, una volta raggiuntala, non sanno cosa farsene. E poi osserva te stesso – cosa fai tu? E perché? Stai facendo lo stesso?

L’uomo saggio si muove con determinazione, compie ogni passo in piena coscienza. La sua vita è una costante ricerca del vero. Non è mai dispersivo; rimane all’erta in ogni sua azione… non a causa degli altri; è all’erta perché solo così acquisterà una integrità. Lo sciocco è incurante. Il saggio è attento: attento a se stesso, alla propria vita, e anche agli altri. Si prende cura di
ogni cosa, perché valorizza la propria vita e quella degli altri.

Osserva la gente e osserva te stesso, e ti stupirai di quanto inconsapevoli siamo! Quanto siamo disattenti! Non ascoltiamo cosa viene detto, non vediamo ciò che abbiamo davanti agli occhi. I nostri occhi sono annebbiati, le nostre menti confuse, i nostri esseri non hanno alcuna chiarezza.
Continuiamo a dire cose che non avremmo mai voluto dire, e poi soffriamo a causa loro. Continuiamo a fare cose – perfino mentre le facciamo, non vorremmo farle, eppure continuiamo… una forza inconscia continua a spingerci. A volte decidiamo perfino di non fare una certa cosa, di non dire una certa cosa – ma poi la facciamo, anche se contrasta con la nostra decisione. Non abbiamo alcuna determinazione, non abbiamo alcuna risolutezza, non abbiamo alcuna volontà.

Lo sciocco è incurante.
Ma colui che è sovrano della propria vita coltiva con costanza la propria osservazione: è il suo tesoro più prezioso.

Lo sciocco resta uno schiavo degli istinti, dei desideri inconsci, dei capricci, schiavo della società in cui è nato, schiavo delle mode. Si limita a collezionare gesti imitativi… se il vicino compra una casa in collina, deve comprarla anche lui. Troverà difficoltà a mettere insieme i soldi, forse dovrà prendere del denaro in prestito, gli ci vorranno anni per pagare il debito, ma deve comprarla. Il suo ego è ferito.

L’uomo che osserva diventa padrone della propria vita. Vive in funzione della propria luce, non in base alla vita degli altri. Vive in funzione dei propri bisogni. Se sei saggio, se osservi in piena coscienza, vivrai una vita appagata, semplicissima e attorniato da pochi oggetti. Continuate a
osservare… qualsiasi cosa vi sia necessaria, abbiatela; e qualsiasi cosa non vi sia necessaria, dimenticatevene. Prima di iniziare a desiderare una cosa, pensateci tre volte… e rimarrete sorpresi: su cento cose che desiderate,
novantanove sono assolutamente inutili, servono solo a tenervi occupati, a tenervi lontani da voi stessi; quella è la loro unica funzione. Sono pericolose: ed è a causa di queste cose inutili che sprecherete la vostra vita.

…colui che è sovrano della propria vita coltiva con costanza la propria osservazione…

Vivi osservando attentamente e non verrai intrappolato. Vivi inconsapevolmente e verrai intrappolato a ogni passo; la tua vita diventerà una prigione. E nessuno ne sarà responsabile, a eccezione di te. Il saggio, qualsiasi cosa fa, la fa con piena consapevolezza. Qualsiasi cosa fate voi, la fate praticamente da automi, meccanicamente. Dovrete deautomatizzare voi stessi. E la meditazione non è altro che questo: un processo di
deautomatizzazione.

La luce della consapevolezza che rende preziose le cose, le piccole cose
non sono più piccole, anche un comune sasso sulla spiaggia diventa un diamante. Se invece tocchi un diamante nel tuo stato di inconsapevolezza, si riduce a un sasso. La tua vita avrà tanta profondità e tanto significato, quanta sarà la tua consapevolezza.
Oggi, in tutto il mondo, la gente chiede: “Qual è il significato della vita?”. Ovviamente, il significato è perduto perché avete perso la strada, e quella
strada si chiama consapevolezza… il suo tesoro più prezioso.

Egli non si lascia mai sedurre dal desiderio. Egli medita.

Cosa intende Buddha con “desiderio”? Nella terminologia di Buddha, il desiderio è la mente. Desiderio significa non essere qui e ora, significa spostarsi altrove, indica i mille modi con cui si sfugge dal presente. Come crei il futuro nella tua mente? Desiderando che vuoi fare qualcosa domani devi creare un domani psicologico. Il desiderio ti allontana dal qui e ora, e il qui-e-ora è la sola realtà. Per questo Buddha dice: Egli non si lascia mai sedurre dal desiderio. Non si sposta mai nel futuro, vive nel presente. L’uomo che vive nel futuro, vive una vita falsa. Non vive veramente, finge solo di vivere. Spera di vivere, desidera vivere, ma non vive mai. E il domani non arriva mai… è sempre e solo oggi, è sempre e solo qui e ora, Quell’uomo non sa come vivere qui-e-ora; sa solo fuggire dal qui-e-ora. La via per fuggire è chiamata “desiderio”, “tanha”… questa è la parola che Buddha usa per indicare la fuga dal presente, dal reale all’irreale.
L’uomo che desidera è un escapista. La cosa stranissima è che i meditatori vengono ritenuti escapisti perché si sostiene che si tratta di una fuga dalla
realtà. E’ una assurdità: meditazione significa uscire dal meccanismo desiderio, uscire dai pensieri, dalla mente, rilassarsi nel momento presente. Egli torna a riportare se stesso al presente, continuamente e ripetutamente. In continuazione la mente torna a mettersi in funzione, e sempre egli la riporta al presente. Pian piano, inizia ad accadere: la finestra si schiude, per la prima volta vedi il cielo per ciò che è, per la prima volta senti il vento, la pioggia e il sole nella loro immediatezza, perché tu diventi meditativo. Inizi a toccare la vita. In questo caso, la vita non è più una parola, bensì una realtà tangibile che è appunto qui e ora. La meditazione è uno stato di non-mente è la sola via che può condurti oltre ciò che sei, il solo modo per trascendere se stessi.

Il Buddha chiama la meditazione “Sammasati”, ma nelle lingue occidentali non esiste una traduzione che ne comprenda tutte le sfumature. È stato tradotto come “meditazione”, come “giusta presenza attenta”, come “presenza cosciente”, come “consapevolezza”, come “stato di all’erta”, come
“osservazione cosciente”. “Sammasati” significa: è presente la consapevolezza ma senza un contenuto. Non c’è pensiero, nessun desiderio,
nulla che si agiti dentro di te. Non stai contemplando e neppure sei concentrato su un oggetto in particolare, non stai facendo nulla di nulla. La mente è assolutamente vuota, e tu sei semplicemente presente in quel vuoto. Una sorta di presenza, una presenza pura, senza alcuna meta da
raggiungere… assolutamente rilassato in te stesso, a riposo, a casa. Quello è il significato che Buddha dà alla parola “meditazione”.

Egli non si lascia mai sedurre dal desiderio.
Egli medita.
E nella forza del suo proposito scopre la vera felicità

La beatitudine è vera felicità. Ciò che voi definite felicità è semplice miseria, sotto mentite spoglie. Ciò che definite felicità, non è altro che piacere, svago,
divertimento. È momentaneo, non può essere vero. La verità deve avere una qualità, e cioè il sapore dell’eterno. Se qualcosa è vero, è eterno; se è falso, è momentaneo. La vera felicità si trova solo quando la mente arresta
del tutto le proprie funzioni.

Egli vince il desiderio e dalla torre di saggezza guarda verso il basso con distacco imparziale la folla immersa nell'afflizione.
Egli guarda verso il basso coloro che vivono attaccati al suolo

Allorché si diventa un Buddha – vinto il desiderio, vinta la mente, vinto il tempo, trasceso l’ego – non si è più parte di questa Terra. Si vive ancora sulla Terra, ma l’anima si libra così in alto che, dalle vette assolate del suo essere, il Buddha può vedere la folla disperata che vaga nelle valli oscure della vita muovendosi a tentoni, ubriaca, lottando, persa nell’ambizione, nell’avidità, nella rabbia, nella violenza… un vero e proprio spreco di opportunità immense. Nel suo essere affiora un’immensa compassione..

Passione vuol dire usare l’altro come uno strumento… Usare qualcuno
come uno strumento… significa sfruttarla. Quando inizi a meditare, ti sposti su un secondo livello, il disincanto e l’amore scompare. Per un momento, in quell’intervallo, l’uomo che si sta incamminando verso la Buddhità, diventa assolutamente freddo, privo di qualsiasi passione.
E poi si raggiunge il terzo stadio, cioè quando si è conseguita la beatitudine e l’amore ritorna…

Con presenza cosciente tra gente incosciente, risvegliato mentre gli altri sognano, veloce come un cavallo da corsa egli distanzia la folla.

Un Buddha è risvegliato. Perfino mentre dorme non sogna. Quando il desiderio scompare, scompaiono anche i sogni. I sogni sono desideri tradotti nel linguaggio del sonno. Un Buddha dorme in piena consapevolezza. Noi dormiamo anche quando siamo svegli: egli è
sveglio anche quando dorme.

Con l’osservazione Indra divenne il re degli dei.
Quale meraviglia è l’osservazione, quale follia è dormire.
Il bhikkhu che osserva con attenzione la propria
mente e disdegna la caparbietà dei propri pensieri
distrugge col fuoco della propria coscienza vigile
tutti i vincoli del mondo.

La meditazione è fuoco: arde i tuoi pensieri, i tuoi desideri, i tuoi ricordi; incenerisce il passato e il futuro. Brucia la tua mente e l’ego. Ti sottrae tutto ciò che pensi di essere. È una morte e una rinascita. Rinasci di nuovo. Perdi totalmente la tua identità, e consegui una nuova visione della vita.

La mente è confusione. Pensieri e pensieri… dentro di te, esiste una folla che rumoreggia, una continua lotta fratricida. I pensieri lottano tra
loro, i pensieri vogliono tutti che tu li appaghi. È una gran confusione… ed è ciò che tu definisci “mente”. Ma se sei consapevole che la mente è confusione, e non ti identifichi con la mente, non cadrai mai. La mente diventerà impotente; e poiché tu osserverai incessantemente, le tue energie si allontaneranno dalla mente e non le daranno più alcun nutrimento. E allorché la mente morirà, tu nascerai come non-mente. Quella nascita è l’illuminazione, ti porta per la prima volta nella regione in cui dimora la pace. Altrimenti, rimarrai un inferno, come adesso. Ma se prendi una decisione, se decidi, se scegli la consapevolezza, in questo
preciso istante puoi fare un salto, un balzo dall’inferno al paradiso.

L’inferno non costa nulla. Il paradiso richiede un grande sforzo, perseveranza, determinazione. L’inferno significa che puoi restare inconsapevole, puoi restare così come sei. Il paradiso significa che devi elevarti al di sopra di te stesso, devi trascendere. Devi spostarti dalle valli verso le vette. Osserva, sii consapevole, medita, e un giorno ti troverai su quei picchi assolati. Quella è liberazione, quello è Nirvana… l’arresto dell’ego e la nascita di Dio. Voi tutti avete le qualità per essere divinità. Ascoltate Buddha; e non limitatevi ad ascoltare lui, agite, dedicatevi a una vita di consapevolezza, osservate costantemente.

Estetica, scienza e religione: le tre dimensioni dell’essere.

Con la parola “estetica” qui si intende una qualità del tuo essere, una sensibilità per il sapore delle cose una consapevolezza di tutto quello che sta intorno a noi (non solo oggetti), per esempio si intende anche un silenzio che ascolta questo cuculo che chiama da lontano… è l’essenza più intima dell’esistenza. L’estetica non è altro che un approccio artistico nei confronti della vita, una visione poetica. Significa vedere i colori con tanta totalità che ogni albero diventa un quadro, ogni colore è più intenso, tu non ignori più la luminosità delle cose, resti all’erta e consapevole in questo modo riesci ad accogliere in te l’intera esistenza. E’ questo l’approccio estetico alla vita.

E’ inclusa anche la musica, non solo i colori. Un uomo può esistere in quanto caos, oppure come un cosmo. La musica è il sentiero che conduce dal caos al cosmo. Un uomo può esistere in quanto disordine (caos) o come un sacro silenzio, in cui si ode una musica celestiale che sgorga da se stessa. È presente nel tuo essere; non devi andare da nessuna parte, per sentirla, è la musica del tuo stesso essere, il mormorio della tua stessa esistenza (cosmo). Se non riesci a sentirla, sei sordo. Devi diventare un artista della vita.

Una donna cieca e sorda dovette trovare nuovi modi per sentire la vita. E a volte le disgrazie si rivelano benedizioni. Quella donna toccava l’acqua, e ne sentiva la quiete, il fluire, la vita, la vibrazione. Voi non la sentirete mai, poiché siete in grado di vedere l’acqua. Poiché lei non poteva vederla, poteva solo percepirne la trama… voi potete vedere, e ve la lasciate
sfuggire, non ne sentite la sostanza, la trama interiore. A volte può essere incredibilmente significativo chiudere gli occhi e toccare semplicemente una pietra, Rimarrete sorpresi… preparatevi a una grande meraviglia. Per la prima volta vedrete la trama della pietra, nella dimensione che le è
propria. Poiché quella donna non aveva occhi, né orecchie, possedeva un senso estetico sviluppatissimo. Era un artista della vita.

Un altro esempio a proposito del diventare artisti della vita ce lo rende lo psicologo Jung: egli sosteneva che se eri in grado di dipingere i tuoi incubi te ne liberi più facilmente. Qualsiasi cosa venga fatta affiorare alla sfera cosciente dall’inconscio, implica un liberarsene. Invece per secoli ci è stato detto di reprimere le paure, facevamo l’esatto opposto, affondavamo il cosciente nell’inconscio, poteva sembrare di essercene liberati, ma di
fatto non era così. In realtà, quelle cose sono scese più in profondità dentro di te, sono affondate in te ancor più profondamente. E ti creeranno ancor più preoccupazioni. Adesso ti controlleranno dall’inconscio, e tu non ne sarai neppure consapevole.

Dipingere significa far affiorare i tuoi sogni alla luce. Ho la sensazione che, se a Picasso fosse stato impedito di dipingere, sarebbe impazzito. I suoi quadri lo hanno salvato… ma di certo i suoi quadri hanno la qualità della follia. Se vivi in una stanza in cui su tutte le pareti sono appesi dipinti di Picasso, ci sarà l’enorme pericolo che quei quadri provocheranno la tua follia. Pertanto, puoi evitare le gallerie d’arte, ma non puoi scavalcare la dimensione estetica del tuo essere, altrimenti rimarrai impoverito, qualcosa in te mancherà.

dovete essere degli esteti, ma per avvicinarsi al mondo oggettivo, nel modo giusto, la sola metodologia da usare è la scienza. Se la Bibbia dice che la Terra non è rotonda, ma piatta, non credeteci: siate scientifici. La Bibbia non ha alcun diritto di dire alcunché su una cosa oggettiva; è un libro religioso, ha una propria dimensione… non confondete queste dimensioni.

A causa di questa confusione, è sorto un forte conflitto tra scienza e religione. Non è necessario: la scienza ha un proprio regno, un proprio territorio. Dapprima furono i preti che iniziarono a interferire con la scienza; ora la storia si ripete nell’ordine opposto… adesso gli scienziati cercano di interferire col mondo della religione. Sarebbe altrettanto stupido chiedere a un grande poeta qualcosa sulla tua malattia solo perché è un grande poeta, infatti non andrai da un grande poeta a farti fare una diagnosi, solo perché è famoso! Andrai da un dottore, che potrebbe non essere affatto un poeta. Lo stesso concetto è altrettanto vero a proposito dello scienziato che non ha nessun diritto di dire alcunché sulla sfera interiore dell’essere umano che è una dimensione religiosa.

Nell’antichità tutti i testi sacri contenevano affermazioni non scientifiche, per una ragione ben precisa: all’epoca non esisteva una scienza in quanto fenomeno separato. I testi religiosi erano gli unici disponibili; pertanto, in essi si raccoglieva ogni cosa: qualsiasi sapere veniva raccolto nelle scritture. Ora la scienza ha un proprio mondo.

Per concludere vorrei che voi foste scientifici per ciò che riguarda
il mondo e per ciò che riguarda la realtà interiore, siate religiosi. Tra questi due mondi ne esiste un altro, un mondo crepuscolare, in cui la sfera oggettiva e quella soggettiva si incontrano: è il mondo dell’estetica. In
quel caso, siate un artista, un musicista, un poeta. Adempiendo tutte e tre queste dimensioni, diventerete esseri spirituali; arricchendovi in tutte e tre queste dimensioni, diventerete il quarto uomo, l’uomo spirituale.

Il rilassamento

Il rilassamento totale è il massimo. È il momento in cui si diventa un Buddha. È il momento in cui ci si realizza, ci si illumina, si consegue la consapevolezza. Inizia a rilassarti. Parti dalla circonferenza, è lì che esistiamo, e possiamo iniziare solo dal punto in cui siamo. Rilassa la circonferenza del tuo essere cioè il tuo corpo, rilassa il tuo comportamento, rilassa le tue azioni. Cammina in maniera rilassata, mangia in maniera rilassata, parla in maniera rilassata. Rallenta ogni processo. Non aver
fretta e non essere in furia. Muoviti come se l’intera eternità fosse a tua disposizione.

Tensione significa fretta, paura, dubbio ed un continuo sforzo per essere
sicuri, per essere protetti. Tensione vuol dire prepararsi oggi per il domani, essere timorosi che domani non si sarà in grado di confrontarsi con la
realtà, pertanto ci si prepara. Tensione vuol dire che il passato non è stato veramente vissuto, ma in qualche modo solo scavalcato (parzialmente vissuto); pertanto, ti è rimasto appiccicato, è un postumo, ti circonda, ti tortura, ti perseguita, attira la tua attenzione. Dice: “Cosa ne farai di
me? Sono ancora incompleta… completami!”. Questo succede perché ti sei mosso come un sonnambulo, hai camminato nel sonno. Pertanto il
passato resta in sospeso, e il futuro crea paura. E tra il passato e il futuro è schiacciato il tuo presente, la tua sola realtà.

Dovrai iniziare a rilassarti, partendo dalla circonferenza. Il primo passo è rilassare il corpo. Ricordati di guardare il corpo, osserva se esiste in lui qualche tensione, da qualche parte: rilassale consapevolmente. Vai
semplicemente in quella parte del corpo, e dille con amore: “Rilassati!”.
E ti stupirà, ma se ti avvicini così a qualsiasi parte del corpo, ti ascolta, ti segue: è il tuo corpo! Lascia che esista un dialogo tra te e il tuo corpo. Digli di rilassarsi, e digli: “Non c’è nulla da temere. Non aver paura. Io sono qui per prendermi cura di te – ti puoi rilassare”. Pian piano, imparerai questo trucco, e a quel punto il corpo si rilasserà. Allora fai un altro passo, un po’ più profondo: di’ alla mente di rilassarsi. E se il corpo ascolta, anche la mente ascolta, ma non puoi partire dalla mente – devi iniziare dal
giusto principio, dal corpo.

Se riesci a rilassare il corpo volontariamente, sarai in grado di aiutare la tua mente a rilassarsi volontariamente. Con la mente ci vorrà un po’ di più, ma
accade. Quando la mente è rilassata, inizia a rilassare il tuo cuore, il mondo delle sensazioni e delle emozioni… si tratta di un fenomeno ancor più complesso, ancor più sottile. Ma ora ti starai muovendo con grande fiducia, avrai una profonda fiducia in te stesso. Ora saprai che è possibile. Se è possibile col corpo e se è possibile con la mente, è possibile anche col cuore. E solo allora, solo quando hai superato questi tre passi, puoi fare il quarto. Ora puoi entrare nell’essenza più intima del tuo essere, che si trova oltre il corpo, la mente e il cuore: il centro stesso della tua esistenza. E potrai rilassare anche quella. Quel rilassamento di certo ti dona la gioia più grande che esista, l’estasi per eccellenza, l’accettazione.

Buddha ripeteva sempre: “Camminate molto lentamente, e fate ogni passo
in piena consapevolezza”. Se fai ogni passo con consapevolezza, inevitabilmente camminerai con estrema lentezza e si sprigionerà in te una qualità di consapevolezza nuova. Mangia lentamente e rimarrai sorpreso… insorgerà un profondo rilassamento. Fai ogni cosa molto lentamente… fallo, semplicemente per cambiare vecchi schemi, solo per uscire da vecchie abitudini.

Domandati se sei consapevole di una tensione profonda all’interno del tuo essere e che in realtà forse non sei mai stato rilassato. Questa è la situazione in cui si trova ogni essere umano. È un bene che tu ne sia consapevole: milioni di persone non ne sono consapevoli. Per il semplice fatto che ne sei consapevole si può fare qualcosa. Se non ne fossi consapevole, non si potrebbe fare nulla. La consapevolezza è l’inizio della trasformazione.

Il rilassamento è un fenomeno multidimensionale, ne fanno parte il lasciarsi andare, aver fiducia, arrendersi, amare, accettare, seguire il flusso, unione con l’esistenza, assenza di ego, estasi. Tutte queste iniziano ad accadere se apprendi le vie del rilassamento.

Seduto nella grotta del cuore

Come l’arciere lavora le sue frecce per renderle diritte,
così il Maestro orienta i suoi pensieri fuorvianti.
Come un pesce gettato a secco, si dibatte sulla riva,
tremano e si dibattono i pensieri.
Come potrebbero mai scacciare il desiderio?
Tremano, sono instabili, vagabondano a loro piacimento.
È bene controllarli.
E padroneggiarli porta felicità.
Ma quanto sono sottili, quanto elusivi!
Il compito è acquietarli, e governandoli trovare la felicità.
Con determinazione costante il Maestro doma i suoi pensieri.
Arresta il loro andirivieni.
Seduto nella grotta del cuore, egli trova la libertà.

La libertà è la meta della vita. Con “libertà” si intende la libertà dal tempo, libertà dalla mente, libertà dal desiderio. Nel momento in cui la mente non è più, sei unito all’universo, sei vasto quanto l’universo stesso. La mente è l’ostacolo fra te e la realtà, e a causa di questa barriera, resti confinato in un cella oscura dove non arriva mai una luce, e dove non potrà mai penetrare gioia alcuna.

Buddha dice che “tanha”, il desiderio, è la causa alla radice di ogni nostra miseria, poiché il desiderio crea la mente. Desiderio vuol dire proiettare se stessi nel futuro, chiamare in causa il domani. Metti in gioco il domani, e l’oggi scompare, non lo puoi più vedere. Chiama in causa il domani e dovrai portarti dietro il peso di tutti i tuoi ieri, perché ogni desiderio nasce dal passato, e ogni desiderio è proiettato nel futuro. Tutta la tua mente è composta da passato e futuro; analizza la mente, scomponila, e vedrai
solo due cose: il passato e il futuro. Non vedrai una sola briciola del tuo presente. E il presente è l’unica realtà, la sola esistenza, l’unica danza che esista.

Il presente può essere trovato solo quando la mente si è acquietata completamente. Quando il passato non ti domina più, e il futuro non ti possiede più, quando sei sconnesso dai ricordi e dalle immaginazioni… in quel momento, chi sei? In quel momento non sei nessuno. E nessuno ti può ferire quando non sei nessuno, non puoi essere colpito – mentre l’ego è dispostissimo a ricevere ferite. L’ego è praticamente alla ricerca di ferite,
cerca il modo di essere ferito; esiste attraverso le ferite: l’intera sua esistenza dipende dall’infelicità, dal dolore.
Quando sei un nessuno, non può esistere l’angoscia esiste un profondo silenzio; Il passato è svanito, il futuro è scomparso, cosa potrebbe creare frastuono? E il silenzio che si sente è celestiale, è sacro. Per la prima volta, in quegli spazi di non-mente, diventi consapevole della sostanza di
cui è composta l’esistenza.

Ad eccezione dell’uomo, l’intera esistenza è estatica. Solo l’uomo è uscito da quella sintonia, si è perso. Solo l’uomo può perdersi, perché solo lui possiede una consapevolezza. Infatti, la consapevolezza ha due possibilità:

1) diventare pura consapevolezza. Se potessi semplicemente mettere in disparte la mente, diventeresti consapevole del gioco cosmico. Allora sei solo energia, e l’energia è qui-e-ora, non lascia mai il qui-e-ora.
2) diventare conscio di te stesso. In questo caso cadi, diventi un’entità separata dal mondo. Diventi un’isola, definita, ben delimitata; sei
confinato, perché ogni definizione delimita.

Essere consci di sé diventa un limite; il sé è confinato; mentre la semplice consapevolezza diventa libertà. Lascia cadere il sé, e sii consapevole! Il messaggio è tutto qui: questo è il messaggio di tutti i Buddha di tutte le
epoche, passate, presenti, future. L’essenza del messaggio è semplicissima: lascia cadere il sé, l’ego, la mente, e sii.

L’arte di mettere in disparte la mente racchiude in sé l’intero segreto della religione, poiché, ponendo la mente in disparte ti apri, e a quel punto l’intera bellezza dell’esistenza – che è infinita! – è tua. Il silenzio ti dà l’opportunità di fonderti, di scioglierti, di scomparire, di evaporare. E quando non sei, sei: per la prima volta, esisti. L’uomo è diventato conscio di sé: è qui che si è perso, questo è il suo peccato originale l’uomo mangia il frutto dell’albero della conoscenza. Quando mangi questo frutto, diventi conscio di te stesso.

Buddha nel Dhammapada, ripete due affermazioni. La prima: “Aes dhammo sanantano, questa è la legge suprema della vita”, e cioè che tu scompaia per trovare te stesso. Lasciando cadere il sé, si diventa il Sé supremo. E l’altra è: “Aes dhammo visuddhya, questa è la legge della purezza”, e cioè de-identificati dalla mente, non pensare a te stesso in quanto mente. Non che Buddha sia contro la mente, non che non la voglia usare, in realtà vuole usarla, ma non vuole esserne usato. E, di solito, si
verifica proprio questo: la mente ti sta usando. Sei diventato uno schiavo. Il padrone è diventato schiavo, e lo schiavo è diventato il padrone.

Le vostre società vi hanno insegnato a lottare,perché se non lotti verrai sopraffatto… Il termine usato da Buddha, “tanha”, implica tutti i significati di desiderio, ambizione, realizzazione. Questi sono i nutrimenti della mente. Se continuate a nutrire la mente, vi avvelenate. E la mente si ingigantirà sempre di più. E quando diventate consapevoli di essere voi le cause della vostra infelicità, le cose iniziano a cambiare. Non sosterrete più la vostra miseria, non le darete più nutrimento. E quando diventerete consapevoli di non essere la vostra mente, ma un testimone che la osserva, iniziate a elevarvi al di sopra della mente, non ne siete più impastoiati.

Questi sutra parlano di come diventare padroni della propria mente. Essi contengono la scienza del diventare il Maestro.

Come l’arciere lavora le sue frecce per renderle diritte,
così il Maestro orienta i suoi pensieri fuorvianti.

Sono i vostri pensieri a dirigervi, o siete voi a dirigere i vostri pensieri? Molto dipende da quell’intuizione. Sono loro a muovere le fila della vostra vita, e voi siete solo degli schiavi? Oppure, voi siete il padrone, e potete dire loro di fermarsi, ed essi vi obbediscono… siete in grado di accenderli e spegnerli? La gente non medita mai su questa realtà, perché li umilia tremendamente. Dimostra la loro impotenza: non sono neppure in grado di fermare i pensieri, i propri pensieri.

Una Parabola Tibetana:

Un uomo servì un Maestro per moltissimi anni. Il suo servizio non era puro, in esso c’era una motivazione: voleva strappare al Maestro un segreto. Aveva sentito dire che il Maestro possedeva… il segreto di fare miracoli. L’uomo aspettava questa opportunità. Disse: “Voglio il segreto per fare miracoli”. Il maestro disse: “Il segreto è molto semplice, ma perché non me lo hai detto subito? Eccotelo…”. Prese un pezzo di carta e scrisse un mantra, composto da sole tre righe: “vado ai piedi del Buddha, vado ai piedi della
Comune del Buddha, vado ai piedi del dhamma, la legge suprema”.
E il Maestro disse a quell’uomo: “Prendi con te questo mantra, ripetilo cinque volte, è sufficiente… è un processo molto semplice. Ricordati solo questa condizione: per ripeterlo, fai un bagno, chiudi la porta, siediti in silenzio… e mentre lo ripeti, per favore non ricordarti mai delle scimmie”.
L’uomo commentò: “Che assurdità dici? Perché mai dovrei ricordarmi delle scimmie? Non le ho mai ricordate in tutta la mia vita!”. L’uomo corse a casa, ma si sentì profondamente imbarazzato: già lungo la strada, nella sua testa erano iniziate a comparire delle scimmie. Ne vide di diversi tipi: piccole e grandi, con la bocca nera e con la bocca rossa… Ci provò per tutta la notte… tornò a farsi un bagno, e tornò a raccogliersi; ma invano, fallì miseramente.
Al mattino, andò dal Maestro, gli riportò il mantra e disse: “Tieniti questo mantra. Mi sta facendo impazzire! Non voglio più fare alcun miracolo, ma ti prego, aiutami a liberarmi da tutte queste scimmie!”.

È praticamente impossibile liberarsi da un singolo pensiero! Se te ne vuoi liberare, diventa ancor più difficile; perché quando decidi di liberarti da un pensiero sorge una questione che rende quel momento decisivo: chi è il
padrone? La mente o tu? La mente cercherà in ogni modo di dimostrare la propria signoria. Adesso lo schiavo non può rinunciare a tutti i suoi privilegi tanto facilmente. La mente ti opporrà una strenua resistenza. Tu ora ridi di quel poveretto, ma rimarrai sorpreso: tu sei quell’uomo!

La gente non guarda dentro di sé. Sa che è meglio non guardare dentro di sé, perché è estremamente umiliante. Vedere se stessi come uno schiavo è umiliante. E la mente è stata sul trono così a lungo che si è abituata a essere il padrone, e non lo è!
Sei nato in quanto consapevolezza, non come una mente. La tua essenza più intima è consapevolezza, non la mente. La mente non è altro che un cumulo di pensieri, pattume del passato. Tu sei qualcosa di totalmente diverso
da tutto ciò.
Osservandolo, pian piano ne vedi la distanza. In te sorge un pensiero, osservalo. Osservalo senza giudicare. Non essere né a favore né contro, guardalo semplicemente, proprio come fossi uno specchio che lo riflette. Una cosa diventerà ovvia: si tratta di qualcosa separato da te. Viene e va, e tu permani sempre. Il riflesso nello specchio non è lo specchio. Molti riflessi vanno e vengono, ma lo specchio rimane. Lo specchio è solo la capacità di riflettere. È presente un pensiero – rabbia, avidità, gelosia – è presente un pensiero, un pensiero qualsiasi… non sei tu!

Purtroppo l’intero nostro addestramento, tutto il nostro condizionamento, è fondamentalmente sbagliato. I nostri linguaggi sono fondamentalmente sbagliati, perché ci danno false nozioni. Quando vedi il pensiero della fame sorgere nella tua mente, subito dici: “Ho fame”, ed è una pura e semplice assurdità. La consapevolezza non ha nulla a che vedere con la fame, ciò che accade è questo: il corpo è affamato, tu ne sei consapevole. Ti limiti semplicemente a riflettere la situazione in cui si trova il corpo. Si dovrebbe dire: “Sono consapevole che il mio corpo ha fame, vedo che il mio corpo
ha bisogno di cibo”.

Uno dei più grandi mistici indiani visitò l’America, si chiamava Ram. Egli parlava sempre di sé in terza persona, non usava mai la parola “io”. Si limitava a chiamarsi “Ram”. Diceva: “Ram ha fame. Ram ha sete. Ram ha sonno”. Qualcuno che non aveva familiarità con questo modo di parlare, un giorno chiese: “Chi è questo Ram?”. E di nuovo lui disse: “Questo corpo è
Ram, questa mente è Ram, e io ne sono l’osservatore proprio come lo siete voi. Così come voi vedete questo corpo che corre nudo nel sole mattutino, anch’io lo osservo. Voi lo osservate dall’esterno, io lo osservo dall’interno… siamo tutti osservatori”. Questo è il modo per de identificarsi dalla mente: sii un osservatore!

Come l’arciere lavora le sue frecce per renderle diritte,
così il Maestro orienta i suoi pensieri fuorvianti.

Quando sei diventato un osservatore, quando hai ridotto i tuoi pensieri a
oggetti osservati, il contenuto della mente non è più potente. La mente è il meccanismo più sofisticato dell’intera esistenza, e la mente umana lo è più di qualsiasi altra. È la macchina più evoluta, può essere usata per grandi cose; ma tu devi esserne il padrone, solo allora la puoi usare. Il primo sforzo deve essere simile a quello dell’arciere che lavora le sue frecce, per renderle diritte. Le vostre menti sono in un caos, Osserva quanto sono contraddittori i tuoi pensieri. Una parte dice di sì, l’altra dice immediatamente di no, dire
sì e no nello stesso tempo è uno spreco di energia. Dicendo di sì e di no contemporaneamente, o alternativamente dove potrai mai arrivare? Rimarrai bloccato nello stesso posto. Raddrizza i tuoi pensieri.

“Il Maestro orienta i suoi pensieri fuorvianti”. Non permette ai
pensieri di guidarlo: è lui a dirigerli. A ogni passo del suo viaggio, egli è perfettamente consapevole di dove si trova; Ciò che definite “esseri umani
normali” non sono affatto normali. Certo, sono normalmente pazzi; sono affetti dallo stesso tipo di follia, per questo sono normali. Guardati semplicemente intorno, limitati a osservare la gente, e rimarrai stupito nel vedere lo stato di assoluta follia che viene riconosciuto come normalità.

Come un pesce gettato a secco, si dibatte sulla riva, tremano e si dibattono i pensieri.
Come potrebbero mai scacciare il desiderio?

I pensieri non possono vivere al di fuori dei desideri, così come un pesce non può vivere fuori dal mare. Fondamentalmente i pensieri sono strumenti di uno stato dell’essere che desidera. E noi desideriamo in
continuazione, desideriamo una cosa o l’altra. Non possiamo smettere di pensare, se continuiamo a desiderare. Come prima cosa si deve tagliare il desiderio, la radice in quanto tale. MA cosa c’è da desiderare nella vita? Coloro che hanno compreso, coloro che hanno realizzato la vita, affermano
che nella vita non c’è nulla che valga la pena desiderare. Vivila! Il desiderio ti porta fuori, lontano, è fuorviante, perché ti conduce nel futuro. Dovrai imparare a rilassarti nel momento presente.Non permettere a te stesso di spostarti dal presente.

La mente corre in continuazione da un oggetto all’altro, da una persona all’altra. Hai una moglie, ma la mente insegue le mogli altrui. Hai dei bambini, ma non ti sembrano mai belli come quelli degli altri. L’erba del vicino è sempre più verde… tutti sembrano più felici di te. Poi, ovviamente, fai un deduzione logica: “Essi hanno case più grandi, bambini più belli, una moglie più bella, più soldi, più potere, più prestigio, pertanto anch’io ho bisogno per essere felice”. Poni delle condizioni alla tua felicità. E nel
momento in cui un uomo pone delle condizioni alla sua felicità, è condannato: rimarrà infelice per il resto della sua vita. La felicità non è condizionabile: non occorre nulla per essere felici. Occorre solo essere vivi – e lo sei, tu sei già vivo! Occorre solo essere consapevoli – e tu lo sei già.
Pertanto, i mistici e i Buddha affermano che la beatitudine è la nostra stessa natura. Ma la mente è un corridore e continua a trascinarti al suo seguito…

La mente è sempre in giro che corre. Non si siede mai, non si può sedere, perché le parrebbe di morire, La gente zen dice di sedere semplicemente in silenzio, senza fare nulla. La cosa più difficile al mondo è sedere semplicemente in silenzio senza fare nulla. Se continui a sederti per alcuni
mesi, senza far nulla, molti pensieri si affolleranno nella tua mente,
molte cose accadranno e la mente dirà: “Perché sprechi il tuo tempo? La mente ti darà mille e un argomento, farà tutto ciò che è possibile per spingerti a non stare semplicemente seduto. Ma se persisti, se perseveri, un giorno sorgerà il Sole. Un giorno accade, non ti senti assonnato, la mente si è stancata di te, è stufa di te, ha lasciato cadere l’idea di poterti intrappolare, e semplicemente la fa finita! E tutto è silenzio,

Tremano, sono instabili, vagabondano a loro piacimento.
È bene controllarli.
E padroneggiarli porta felicità.

Osserva, e vedrai la mente tremante, i pensieri che si agitano e si inseguono l’un l’altro, che corrono in tutte le direzioni possibili: logici, illogici, significativi, insignificanti.
Prova, un giorno, a sederti in camera tua, chiudi la porta e inizia a scrivere i pensieri che affiorano in te. Scrivi qualsiasi cosa affiori per quindici minuti,
continua a scrivere, poi leggi, e rimarrai perplesso: sei pazzo o cosa? Ogni
cosa porta a qualsiasi altra, e il tutto è puramente casuale. Se osservi i pensieri, capirai quanto sia vero quello che dice Buddha:”Tremano, sono instabili, vagabondano a loro piacimento…”, non ti ascoltano, hanno una volontà propria e insistono per restare se stessi. Non vogliono essere confusi con altri, che tu interferisca. Se interferisci, resiste, protesta. E questi milioni di pensieri che fluttuano nella tua testa distruggono la tua
individualità, perché tutti rivendicano la propria. Se non vengono controllati, dice Buddha, non ti potrà mai accadere alcuna beatitudine. Rimarrai in un caos, rimarrai immerso nella confusione.

Libertà significa avere il controllo sulla propria mente, sulla tua cosiddetta mente, che non è tua, perché ti è stata data dagli altri, in singoli frammenti, infatti tu, in prima persona, non sai cosa sia giusto e cosa sia sbagliato; giudichi in base a ciò che dicono gli altri. Dovrai diventare più consapevole, più attento, osservare di più. Se osservi con attenzione, rimarrai sorpreso: non hai una mente davvero “tua”: tutto è preso in prestito! Diventi un essere umano solo quando inizi a riflettere sulle cose in prima persona, direttamente. Quando osservi.

Ma quanto sono sottili, quanto elusivi!
Il compito è acquietarli, e governandoli trovare la felicità.

Non è un lavoro semplice. È arduo, perché la mente è oltremodo astuta e i pensieri sono molto sottili. La mente è astutissima, riesce sempre a trovare nuovi modi per restare la stessa vecchia mente di sempre. State attenti! La mente non è un fenomeno semplice, è molto complesso, sottile, estremamente elusivo. Se cercate di afferrarlo, vi troverete in difficoltà. Se lo spingete fuori dalla porta principale, rientrerà dal retro. Se la volete
controllare e reprimere, inizierà a operare dall’inconscio – la qual cosa è ancor più pericolosa – perché anche in quel caso vi controllerà, ma ne sarete del tutto inconsapevoli. Il compito è acquietarli… pertanto, ricordatelo, non si deve reprimerli, non devono essere inseguiti e presi! Il
compito è acquietarli, e governandoli trovare la felicità. È acquietandoli che si governano, non è governandoli che si acquietano.

Come prima cosa dovete acquietarli, come prima cosa dovete fermarli.
E per fermarli, si devono semplicemente osservare in silenzio, senza giudizio, senza dire: “Questo è buono, questo è cattivo”. Nel momento in cui li definisci “buono”, oppure “cattivo”, sei balzato nel pantano.

Sii innocente! Osserva semplicemente, osserva entrambe le cose. Una parte della mente dice: “Uccidi quell’uomo, ti ha insultato!”. Un’altra parte della mente dice: “Questo è male, questo è immorale. Precipiterai nell’inferno, soffrirai nella tua prossima incarnazione, verrai punito!”. Sappi che anche questo secondo pensiero è parte della mente, e non c’è scelta tra due frammenti della stessa mente. Osservali entrambi, goditi entrambe le cose.
Osserva la contraddizione della mente, non identificarti con nessuna delle due parti. Ricorda, l’ego vuole essere identificato con la parte buona, la parte morale. Si sente a meraviglia: “Guardate, io sono contro l’assassinio!

L’uomo veramente libero è libero sia dal bene che dal male. È oltre il bene e oltre il male. È semplice consapevolezza, null’altro che questo. Egli osserva
semplicemente. E se anche tu riesci semplicemente a osservare, senza essere identificato, pian piano vedrai che la tua mente si acquieta, e in quell’acquietarsi sta il tuo potere.

Con determinazione costante il Maestro doma i suoi pensieri.               Arresta il loro andirivieni. 
Seduto nella grotta del cuore, egli trova la libertà.

All’improvviso, quando la mente non esiste più, entrerai nel cuore. Scivoli fuori dalla mente, fuori dalla presa della mente. E a quel punto, il cuore, la grotta del cuore, sarà il tuo palazzo. Ciò è possibile solo se operi con determinazione e costanza nell’acquietare la mente, nell’essere consapevole
della mente, nell’essere assoluta osservazione, senza alcun giudizio e senza alcuna identificazione.

Né passato, né futuro

Dice Buddha: così come l’ombra ti segue, il futuro ti segue. Se il tuo presente è orribile, il futuro sarà un inferno; se il tuo presente è bello, il futuro sarà un paradiso. L’insegnamento è semplicissimo, dritto al punto essenziale: vivi momento per momento, muori al passato, non proiettare alcun futuro godi il silenzio, la gioia, la bellezza di questo momento. E da questo, nascerà quello. Nasce spontaneamente.

Pillole di Buddhismo

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Le quattro nobili Verità

1. Nobile Verità della Sofferenza
2. Nobile Verità dell’Origine della Sofferenza
3. Nobile Verità della Cessazione della Sofferenza
4. Nobile Verità del sentiero che conduce alla Cessazione della Sofferenza

C’é la sofferenza
la nascita è sofferenza, l’invecchiamento è sofferenza, la morte è sofferenza, dolore, lamento, pena e disperazione sono sofferenza, non ottenere ciò che si vuole è sofferenza, in breve, i cinque aggregati affetti dal desiderio sono sofferenza.
I cinque aggregati sono:
Forma (i 5 organi sensoriali più la mente)
Coscienza (consapevolezza sensoriale connessa agli apparati)
Discernimento (identificazione di un oggetto o un fenomeno, etichettatura)
Sentimento (piacevole, spiacevole, neutro)
Volizione (razione che si sviluppa in base al tipo di sentimento che si prova)

È attraverso questi 5 aggregati contaminati dalle illusioni e dal Karma che l’essere sperimenta la sofferenza. Queste ultime non sono separate dagli aggregati e non si trovano al di fuori di noi stessi, tutta l’esperienza della realtà che viviamo passa attraverso gli aggregati, al di fuori di questi non c’è niente.
L’aggregato della forma materiale (rupa) comprende il corpo fisico e le facoltà dei cinque sensi. Quando un oggetto entra nel raggio di un senso e vi è la corrispondente consapevolezza, sensazioni (vedana) sorgono, percezioni (sanna) sorgono, formazioni (sankhara) sorgono, coscienza (vinnana) sorge. Le sensazioni dipendono dal contatto tra l’oggetto e le facoltà dei sensi.
L’aggregato della coscienza, è la consapevolezza di base di un oggetto indispensabile per ogni coscienza.
L’aggregato della percezione, è il fattore responsabile di annotare le qualità delle cose e anche per il riconoscimento e la memoria.
L’aggregato delle sensazioni è l’elemento che sperimentiamo, sia piacevole, doloroso, o neutro.
L’aggregato di formazione, è un termine generico che comprende tutti gli aspetti volitivi, emotivi, e intellettivi della vita mentale. Formazioni volitive (sankhara) ci fanno compiere buone e cattive azioni (fisici / verbali / mentali). Quando compiamo azioni buone o non buone, in realtà sono buoni o non buoni sankhara che motivano l’atto, con desiderio / non desiderio, odio / non odio, illusione / non illusione. Buon kamma conduce a un’esistenza felice, cattivo kamma conduce a un’esistenza dolorosa.

La vera sofferenza si divide in tre categorie
Sofferenza della sofferenza (fisica)
Sofferenza del cambiamento (tutto è soggetto a continui cambiamenti impermanenza evidente e meno evidente in base al tipo di cambiamento in un determinato lasso di tempo)
Sofferenza omnipervasiva (insita nella natura degli aggregati che derivano da cause e condizioni, sono il tramite della nostra sofferenza attuale e i responsabili delle sofferenze future. I quattro tipi di sofferenza che illustrano il modo in cui gli aggregati agiscono come fonte di sofferenza sono nascita, malattia, invecchiamento e morte)

Ci sono le cause della sofferenza
è il desiderio, che porta al rinnovo dell’esistenza, è accompagnata da piacere e lussuria, è il piacere in questo e quello, cioè, desiderio dei piaceri dei sensi, desiderio di essere, e il desiderio di non essere. Per sua caratteristica naturale il desiderio sorge e prospera ovunque trova qualcosa che appare piacevole e delizioso. Prospera attraverso la percezione sbagliata, la percezione dell’oggetto dei sensi come piacevole.
Quando questo esiste, quello viene a esistere, con il sorgere di questo, quello sorge. Quando questo non esiste, quello non è viene a esistere, con la cessazione di questo, quello cessa. Vedi anche i dodici anelli dell’origine interdipendente
Con l’ignoranza come condizione, la formazione mentale (o volizioni) viene a esistere.
Con la formazione (o volizioni) come condizione, la coscienza viene a esistere.
Con la coscienza come condizione, materialità-mentalità/ forma e mente viene a esistere.
Con materialità-mentalità/ forma e mente come condizione, le sei basi vengono a esistere.
Con le sei basi come condizione, contatto viene a esistere.
Con contatto come condizione, le sensazioni vengono a esistere.
Con le sensazioni come condizione, il desiderio viene a esistere.
Con il desiderio come condizione, attaccamento viene a esistere.
Con attaccamento come condizione, l’esistenza (divenire) viene a esistere.
Con l’esistenza (divenire) come condizione, la nascita viene a esistere.
Con la nascita come condizione, l’invecchiamento e la morte, dispiacere, lamento, dolore, afflizione e disperazione vengono a esistere.

In breve: a causa dell’ignoranza (avijja) una persona s’impegna in azioni volitive (kamma), corporei, verbali, mentali. Queste azioni sono la formazione mentale (o volizioni) (sankhara), e maturano in stati di coscienza (vinnana), prima come rinascita della coscienza al momento del concepimento e, in seguito, come stati passivi di coscienza che maturano nel corso di una vita. Con la coscienza sorge materialità-mentalità/ forma e mente (nama-rupa), che è dotato delle sei basi (salayatana) delle percezioni sensoriali, attraverso le quali il contatto (phassa) ha luogo tra la coscienza e il suo oggetto.Il contatto condiziona le sensazioni (vedana), condizionata dalle sensazioni, il desiderio (tanha) sorge, quando il desiderio s’intensifica da luogo all’attaccamento (upadana), che sfocia poi nella sua forma peggiore di brama e appropriazione e che portano al rinnovo dell’esistenza (divenire)(bhava). La nuova esistenza (divenire) comincia con la nascita (jati), che porta all’invecchiamento e alla morte (jarama-rana).

È possibile porre fine alla sofferenza
è il dissolversi, la cessazione, la rinuncia, l’abbandono, il lasciare andare, e il rifiuto del desiderio.
Con il dissolversi e la cessazione dell’ignoranza viene la cessazione della formazione (o volizioni) .
Con la cessazione della formazione (o volizioni) viene la cessazione della coscienza.
Con la cessazione della coscienza viene la cessazione della materialità-mentalità/ forma e mente .
Con la cessazione della materialità-mentalità/ forma e mente viene la cessazione delle sei basi.
Con la cessazione delle sei basi viene la cessazione del contatto.
Con la cessazione del contatto viene la cessazione delle sensazioni.
Con la cessazione delle sensazioni viene la cessazione del desiderio.
Con la cessazione del desiderio viene la cessazione dell’attaccamento.
Con la cessazione dell’attaccamento viene la cessazione dell’esistenza (divenire).
Con la cessazione dell’esistenza(divenire) viene la cessazione della nascita.
Con la cessazione della nascita vengono la cessazione dell’invecchiamento e della morte, dispiacere, lamento, dolore, afflizione e disperazione.

• L’invecchiamento degli esseri nel vario ordine degli esseri, la loro vecchiaia, degradazione dei denti, grigiore dei capelli, rughe della pelle, declino della vita, la debolezza delle facoltà, il passaggio degli esseri nel vario ordine degli esseri, la loro morte, la dissoluzione dei cinque aggregati, l’abbandono del corpo.
La nascita degli esseri nel vario ordine degli esseri, il venire alla luce, la precipitazione in un grembo, generazione, manifestazione degli aggregati, ottenimento delle basi per il contatto.
C’è il divenire
• Ci sono questi quattro tipi di attaccamento: attaccamento ai piaceri sensuali, attaccamento a opinioni, attaccamento a regole e osservanze, e attaccamento a una dottrina del sé.
• Ci sono queste sei classi di desiderio: desiderio di forme, desiderio di suoni, desiderio di odori, desiderio di sapori, desiderio di oggetti tangibili, desiderio di oggetti mentali.
• Ci sono queste sei classi di sensazioni: sensazioni nate dal contatto con gli occhi, sensazioni nate dal contatto con l’orecchio, sensazioni nate dal contatto con il naso, sensazioni nate dal contatto con la lingua, sensazioni nate dal contatto con il corpo, sensazioni nate dal contatto con la mente.
• Ci sono queste sei classi di contatto: contatto con l’occhio, contatto con l’orecchio, contatto con il naso, contatto con la lingua, contatto con il corpo, contatto con la mente.
• Ci sono queste sei basi della percezione : la base dell’occhio, la base dell’orecchio, la base del naso, la base della lingua, la base del corpo, la base della mente.
• ci sono forma e corpo oppure: a) Materialità: i quattro grandi elementi e le forme materiali derivate. b) Mentalità: sensazione, percezione, volizione, contatto, e attenzione.
• Ci sono queste sei classi di coscienza: coscienza dell’occhio, coscienza dell’orecchio, coscienza del naso, coscienza della lingua, coscienza del corpo, coscienza della mente.
• Ci sono questi tre tipi di formazione (o volizioni): formazione fisica, formazione verbale, e formazione mentale.
• Ignoranza a riguardo della sofferenza, l’origine della sofferenza, la cessazione della sofferenza, la via che conduce alla cessazione della sofferenza.

Il sentiero che porta alla liberazione

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Ottuplice sentiero:
moralità o buona condotta
1-Retta Parola
2-Retta Azione
3-Retto Sostentamento
sviluppo mentale
4-Retto Sforzo
5-Retta Consapevolezza
6-Retta Concentrazione
saggezza
7-Retta Visione
8-Retto Pensiero

è questo il Nobile Ottuplice Sentiero, la via che conduce alla cessazione:
Retta Parola: astenersi dal mentire, dal discorso maligno, dalla parola aspra, da discorsi futili.
Retta azione: astenersi dall’uccidere esseri viventi, dal prendere ciò che non è stato offerto, dalla cattiva condotta nei piaceri dei sensi.
Retti mezzi di sussistenza: abbandonare l’errato mezzo sostentamento (occuparsi di armi, esseri viventi, carne, alcool, droghe, e veleni), guadagnarsi da vivere nel modo giusto.
Retto sforzo: risvegliare l’entusiasmo per la non insorgenza degli stati non salutari non ancora sorti; risvegliare l’entusiasmo per l’abbandono degli stati non salutari già sorti; risvegliare l’entusiasmo per l’insorgere degli stati salutari non ancora sorti; risvegliare l’entusiasmo per lo sviluppo degli stati salutari già sorti, fare lo sforzo, accendere l’energia, impiegare la mente, e battersi.
Retta consapevolezza: dimorare contemplando il corpo come corpo, sensazioni come sensazioni, la mente come mente, oggetti mentali come oggetti mentali, pienamente consapevole e attento, dopo aver messo via il desiderio e il malcontento per il mondo.
Retta concentrazione: abbastanza isolato dai piaceri sensuali, appartato da stati non salutari, entra e dimora nel primo jhana, che è accompagnato dal pensiero applicato (vitakka) e dal pensiero sostenuto (vicara), con l’estasi (piti) e il piacere (sukha) nati dall’isolamento. Con il calmare del pensiero applicato e del pensiero sostenuto, entra e dimora nel secondo jhana, che ha fiducia in se stessi e unicità di mente. Con il venir meno anche dell’estasi, egli dimora in equanimità, attento e completamente consapevole, entra e dimora nel terzo jhana. Con l’abbandono del piacere e del dolore, e con la precedente scomparsa di gioia e dispiacere, entra e dimora nel quarto jhana, che non ha né dolore né piacere e la purezza di consapevolezza a causa dell’equanimità.
Retta comprensione: la conoscenza della sofferenza, l’origine della sofferenza, della cessazione della sofferenza, del sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza.
Retta intenzione: l’intenzione di rinuncia, di non malevolenza, di non crudeltà.

L’Ottuplice Sentiero riguarda l’etica, la meditazione e la comprensione. La meditazione ci conduce dove siamo più sensibili, che è proprio dove tendiamo a reagire in modo cieco. Per rispondere con chiarezza all’esperienza, dobbiamo fissare delle linee guida. Il fondamento di queste linee guida è la Retta Comprensione.
La Retta Comprensione è il riconoscimento che quello che facciamo è importante. Non viviamo in un universo predeterminato, le nostre azioni hanno degli effetti (comprendere la legge del Karma). Possiamo essere fonte di beneficio o di sofferenza per noi stessi e per quelli che ci sono vicino. E non si tratta tanto di una obbligazione morale. E’ che se sviluppiamo la chiarezza e la gentilezza, possiamo vivere con una mente chiara e gentile. Se invece manteniamo il pregiudizio e l’indifferenza, diventeremo più limitati e insensibili. Possiamo agire con chiarezza ed essere in pace con noi stessi, oppure possiamo agire in maniera compulsiva, e rimanere intrappolati. Perché la compulsione porta a comportamenti ripetitivi, e alla perdita di ogni autorità. La Retta Comprensione significa riconoscere che l’integrità deve essere il centro della propria vita. E ciò genera una grande forza.
La Retta Intenzione, deriva da questa comprensione della legge di causa ed effetto. Significa far propria l’intenzione di realizzare effetti salutari con il corpo, la parola e la mente, e di evitare gli effetti non salutari. Questo è il fondamento degli insegnamenti sull’azione, o kamma, come è chiamato nel Buddhismo, di cui l’intenzione mentale è l’agente. Siccome le azioni del corpo e della parola procedono dagli stati mentali e dalle emozioni, se riusciamo a mantenere la chiarezza nella nostra mente e nel nostro cuore, possiamo anche agire da una posizione di equilibrio, e siamo in grado di discernere i risultati delle nostre azioni. Questo è il caso della Retta Parola e della Retta Azione. Abbandoniamo gli inganni, rifuggiamo dal prendere ciò che non ci appartiene, evitiamo la violenza, e invece coltiviamo l’onestà e le parole che hanno valore. I Retti Mezzi di Sostentamento consistono nell’evitare determinate attività come il commercio delle armi, la prostituzione, la macellazione degli animali. Più in generale questo fattore riguarda il modo in cui condividiamo la vita gli uni con gli altri. La nostra relazione con gli altri influenza profondamente la nostra mente, e per questo in diverse occasioni il Buddha ha dato grande importanza alla relazione moglie-marito, al modo di essere genitori, a norme di mutuo supporto tra lavoratori e datori di lavoro, così come ai benefici dell’amicizia.
La Retta Comprensione, il Retto Sforzo e la Retta Consapevolezza sono alla base di ogni altro fattore del Sentiero. Facciamo l’esempio della Retta Parola: si inizia con la Retta Comprensione, riconoscendo che il modo in cui si parla influenza gli altri. Possiamo portare qualcosa di valore nella mente di chi ci sta vicino, con un’osservazione appropriata, o possiamo invece rovinargli la giornata. Possiamo rimanere nel disagio e nella sfiducia, o invece risiedere nell’apertura e nella pace della mente. Da qui il Retto Sforzo, che significa l’impegno a guidare le proprie azioni; mentre la Retta Consapevolezza implica l’essere pienamente con quello che facciamo e diciamo, e con le sue conseguenze. E il risultato è che evitiamo la sofferenza e partecipiamo a qualcosa che produce un beneficio immediato. Questo è il processo dell’intero Ottuplice Sentiero.
La consapevolezza e l’ultimo fattore del Sentiero, la Retta Concentrazione, ci conducono nel campo della meditazione, della coltivazione della presenza mentale. Questi fattori sono spesso ciò che colpisce di più nel Buddhismo, perché forniscono un potente mezzo di approfondimento della propria vita interiore, offrendo la possibilità di raggiungere una grande serenità, una grande gioia, e la pace incondizionata che viene chiamata Nibbana. E l’approfondimento inizia e si mantiene con la presenza mentale, che consiste nell’essere semplicemente e puramente presenti a quello che succede.
“Ricordo che non riuscivo a seguire più di uno o due respiri, prima che la mia mente riprendesse a vagare, a fluttuare su un’onda di speculazioni, di ricordi e di analisi. Ogni momento dovevo riportare l’attenzione al respiro, e riuscire a mantenercela per qualche secondo, prima che una nuova marea di pensieri la sommergesse. E del resto questo è più o meno quello che capita normalmente nella meditazione di un principiante. Nonostante questo, quello che mi colpì profondamente era il fatto che stessi osservando la mia mente. E questo, stranamente, portava pace, e mi rassicurava anche: in qualche modo non dovevo comprendere nulla al di là dei miei pensieri, o al di là della mia mente. Era qualcosa che semplicemente succedeva. E allora: se io stavo osservando la mia mente, chi ero io? E di chi era quella mente?” (del venerabile Ajahn Sucitto Da un discorso trasmesso da BBC Radio, il 4 febbraio 2003.)

Il Buddha ha sempre detto che a domande come queste non c’è risposta. Qualsiasi cosa possiamo pensare o dire di essere, è solo un altro evento che passa attraverso la nostra mente. Il punto è che c’è sempre questa presenza mentale, e tutto ciò che la attraversa è in continuo cambiamento, e non è ciò che siamo. Ma più ci centriamo su questa presenza mentale, magari facendovi aiutare da un punto focale, come la sensazione del respiro, più possiamo sentirci stabili, e vedere le cose chiaramente. Possiamo lasciar andare gli impulsi e le sensazioni che sorgono, oppure, come ho imparato più tardi, possiamo focalizzarci su di esse e lasciare che la stabilità della consapevolezza le riduca ad armonia. Che è quello che succede. E’ così: con la pratica possiamo mettere fine alla continua lotta con il nostro corpo e con i nostri stati d’animo, e questa condizione inizia a pervadere il nostro corpo e il nostro stato d’animo, calmando l’uno e l’altro. Prestare attenzione al momento presente è consapevolezza, e il risultato, una stabilità che pervade il corpo e la mente, è la concentrazione, o samadhi. Samadhi non è uno stato che in qualche modo dobbiamo produrre, ma piuttosto una condizione di unità, centrata e piacevole, che sorge come risultato della Retta Comprensione, del Retto Sforzo e della Retta Consapevolezza.
Anche se la pratica della presenza mentale e della concentrazione porta un grande rimedio, in termini di liberazione dal dolore, dalle preoccupazioni e dagli stati d’animo ossessivi, c’è un ulteriore sviluppo: la comprensione che libera il praticante dalla sorgente stessa della sofferenza. Questa comprensione, chiamata visione profonda, ci permette di cogliere la natura effimera di quello che accade, e nello stesso tempo ci mette in contatto con una presenza che è invece stabile e affidabile, e cioè la consapevolezza stessa. Provando tutto ciò, piano piano, si produce inavvertitamente un cambiamento: il nostro centro muove verso la pura consapevolezza. Nella vita di tutti i giorni, partendo da questa consapevolezza, possiamo agire con compassione e con chiarezza, e, nella meditazione, possiamo lasciar placare tutti gli eventi, e stare in una presenza luminosa e senza ostacoli. Questo conduce al Nibbana, il compimento dell’Ottuplice Sentiero. E se si arriva a provarlo, anche per un solo istante, non si è più presi dalla smania o dall’apatia; non c’è frustrazione, non c’è necessità di difendersi, non c’è niente da provare. E’ semplicemente la fine della sofferenza e della tensione.

Sedici attributi delle quattro nobili verità

1)VERITA’ DELLA SOFFERENZA

Le 4 caratteristiche della sofferenza sono:
A) Impermanenza (evidente e impercettibile)
B) Sofferenza (sofferenza della sofferenza, del cambiamento e omni-pervasiva) le illusioni portano a compiere le azioni contaminate per cui tutti i fenomeni e gli aggregati sono della natura della sofferenza
C) Vacuità (assenza di esistenza del sé separato dagli aggregati; essendo questi ultimi impermanenti non è possibile che vi sia un sé immutabile, fisso, innato e che esista indipendentemente dagli aggregati. Questi ultimi sono “contaminati”, hanno la natura della sofferenza e sono prodotti dal Karma e dalle illusioni, quindi sono anche vacui (privi di esistenza indipendente)).
D) Assenza del sé (confutazione di un IO autosufficiente; sia l’Io che i fenomeni sono privi di esistenza indipendente) poiché sono privi di esistenza sono privi di un sé. vedi anche i quattro sigilli

2)VERITA’ DELL’ORIGINAZIONE

Le 4 caratteristiche della verità delle origini della sofferenza sono:
A) Causa sono le illusioni e karma (i tre veleni principali sono avversione-odio, attaccamento e ignoranza che è la causa fondamentale del rimanere nel samsara)
B) Origine poiché tutte le forme di sofferenza originano dal karma e dalle illusioni esse hanno il ruolo di origine
C) Forte produzione perché agiscono come cause per la produzione della sofferenza
D) Condizioni poiché agiscono come condizione che dà luogo a sofferenza sono anche condizioni

3)VERITA’ DELLA CESSAZIONE

Le 4 caratteristiche della verità della cessazione sono:
A) Cessazione assenza di illusione, impossibilità di causare sofferenza porta appunto alla cessazione
B) Pacificazione perché si placa il tormento della sofferenza
C) Eccellenza-beneficio la pacificazione crea il beneficio della felicità
D) Emergenza Definitiva liberazione completa dal samsara

4)VERITA’ DEL SENTIERO DELLA LIBERAZIONE

Le 4 caratteristiche della veritá del sentiero sono:
A) Sentiero vedi ottuplice sentiero la saggezza che realizza direttamente l’assenza del sé è il sentiero
B) Opportunità-conoscitore-consapevolezza tale saggezza implica la liberazione dal samsara
C) Raggiungimento-realizzazione tale saggezza realizza la liberazione
D) Liberazione Finale distruzione della causa della sofferenza

I quattro sigilli

1- Tutti i fenomeni composti sono impermanenti (se non viene riconosciuta l’impermanenza si percepiscono i fenomeni come statici e verso di essi si provoca l’illusione dell’attaccamento che causa sofferenza)
2- Tutti i fenomeni contaminati hanno la natura della sofferenza (la visione erronea che ci siano dei fenomeni che possono recare felicità creano lo sviluppo di un forte attaccamento e quindi sofferenza. Se uniamo a quanto appena detto la non comprensione della vacuità siamo portati a credere che esista un sé o un io per il quale noi abbiamo bisogno di provare piacere o repulsione verso cose piacevoli o spiacevoli).
3- Tutti i fenomeni sono vacui e privi di un sé (non c’è un se o un io separato dagli aggregati o innatamente esistente, così come non vi sono fenomeni dall’esistenza innata (tutto è interdipendente). Vacuità significa che i fenomeni non esistono in maniera indipendente
Il nirvana è pace. (Se non sappiamo che è possibile ottenere la liberazione dalla sofferenza non proveremmo mai a raggiungerla. Se crediamo di trovare la felicità attraverso uno stato momentaneo di pace trovato nei fenomeni impermanenti è un altra idea erronea.

4- perfezionando la visione di vacuità e l’eliminazione della concezione dell’aggrapparsi al sé, automaticamente cessano tutte le altre afflizioni.

I dodici anelli dell’originazione interdipendente

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1-Ignoranza
2-Volizioni/formazioni karmiche
3-Coscienza
4-Nome e forma
5-Percezioni/sestupla sede
6-Contatto
7-Sensazioni
8-Desiderio
9-Attaccamento/Appropriazione
10-Divenire
11-Rinascita
12-Morte

I sei regni di esistenza che prendono il nome dagli esseri che li abitano

Dei (non sperimentano sofferenza ma sono soggetti a una rinascita inferiore quando il loro karma positivo si esaurisce)
Semi-Dei (sono invidiosi degli dei e si sentono superiori agli umani. Anelano per diventare dei e hanno paura di rinascere come uomini)
Uomini (è la rinascita migliore perché è quella che consente di ottenere il nirvana e la liberazione definitiva dalla sofferenza)
Animali (non hanno facoltà intellettive per accumulare con facilità meriti che possano permettere una rinascita superiore)
Spiriti famelici (destinati a soffrire pene indicibili, hanno sete e quando trovano una fonte subito questa si secca, hanno fame ma hanno il collo così lungo che il cibo non raggiunge mai lo stomaco. Sono in questo stato a causa del karma negativo accumulato)
Esseri infernali (si patiscono le peggiori sofferenze ed è molto, molto difficile che ci si possa risollevare da questo regno e guadagnare rinascite superiori)

Allenamento graduale
1. Virtuoso: perfetto in condotta e modo di agire, e vedere la paura nel minimo errore 2. Ritenere i sensi
3. Moderazione nel mangiare
4. Vigile (Samma vayana)
5. Cosciente e in piena consapevolezza (sampajana) 6. Abbandonare i cinque ostacoli (nivarana)
7. I quattro Jhana (samma samadhi)
8. Vipassana (samma sati)
1. retta parola, retta azione, retti mezzi di sostentamento; retta condotta verbale, retta condotta del corpo, retta condotta mentale.
2. Vista, udito, olfatto, gusto, tatto, oggetti mentali. Proteggi l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali. Controlla l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali. Poiché, se lasciati senza protezione l’occhio, orecchio, naso, lingua, corpo, facoltà mentali, stati cattivi non salutari di cupidigia e dolore lo potrebbero invadere, egli pratica la via del controllo.
3. Riflettendo con saggezza, assumiamo del cibo non per divertimento né per intossicazione, non per la bellezza e l’attrattiva fisica, ma solo per la resistenza e sopravvivenza di questo corpo, per porre fine allo sconforto, e di assistere la vita santa.
4. Purificare la mente degli stati ostruttivi, giorno e notte (desiderio, odio, illusione). (Retto sforzo)
5. Agire in piena consapevolezza quando si va avanti e indietro, guardare avanti e guardare lontano, flettere ed estendere le nostre membra; indossare i nostri abiti e portando la veste esteriore e la ciotola, mangiare, bere, consumare cibo, e degustazione, defecare e urinare, camminare, in piedi, seduti, addormentarsi, svegliarsi, parlare e tacere. (Satipattana: contemplazione del corpo come corpo, la piena consapevolezza)
6. Abbandonando cupidigia (kamacchanda) per il mondo, si dimora con una mente libera da cupidigia. Abbandonando la malevolenza e l’odio (byapada), si dimora con la mente libera da malevolenza, compassionevole per il benessere di tutti gli esseri viventi. Abbandonando indolenza e torpore (thina-middha), si rimane liberi da indolenza e torpore, con la percezione di luce. Abbandonando agitazione e rimorso (uddhacca-kukkucca), si dimora senza agitazione, con la mente internamente tranquilla. Abbandonando dubbio (vicikiccha), si dimora, essendo andato oltre ogni dubbio, non perplesso al riguardo degli stati salutari.
7. Retta concentrazione.
8. Retta consapevolezza
Le quattro fondazioni di consapevolezza (retta consapevolezza) sono la base della concentrazione. I quattro tipi di retto sforzo sono le attrezzature della concentrazione. La ripetizione, lo sviluppo, e la coltivazione di questi stessi stati è lo sviluppo della concentrazione in se.

Karma

Tre tipi di azione a seconda del modo di espressione

Fisica
Verbale
Mentale

Tre tipi a seconda della qualità

Virtuosa
Non virtuosa
Neutra

Dieci azioni non virtuose

Azioni fisiche
Uccidere
Rubare
Comportamento sessuale scorretto
Azioni verbali
Mentire
Creare dissenso
Parole scortesi
Pettegolezzi inutili
Azioni mentali
Pensare oggetti di forte attaccamento
Pensare a come ferire gli altri
Dare ascolto a opinioni errate

Dieci azione virtuose

Azioni fisiche
Rinunciare a Uccidere
Rinunciare a Rubare
Rinunciare a Comportamento sessuale scorretto
Azioni verbali
Rinunciare a Mentire
Rinunciare a Creare dissenso
Rinunciare a Parole scortesi
Rinunciare a Pettegolezzi inutili
Azioni mentali
Rinunciare a Pensare oggetti di forte attaccamento
Rinunciare a Pensare a come ferire gli altri
Rinunciare a Dare ascolto a opinioni errate

Le cinque illusioni che non sono visioni (illusioni principali)

Ignoranza
Avversione/odio
Attaccamento/desiderio
Orgoglio
Il dubbio

Le cinque illusioni che sono visioni (che una persona assume in base all’ignoranza e all’attaccamento)

6. Errata visione del sé (considerare il sé come fenomeno indipendente e immutabile)
7. Visione estrema passata e futura (non si crede alle vite passate e future)
8. Errata visione delle 10 azioni non virtuose
9. Considerare la propria visione come la migliore
10. Errata visione del comportamento etico

Le vere origini della sofferenza come causa della vera sofferenza:
Si parte dalla
IGNORANZA dell’assenza del sé delle persone e dei fenomeni
Che porta a sperimentare le
EMOZIONI AFFLITTIVE attaccamento e avversione
In base alle quali compieremo la
AZIONE KARMICA fisica, verbale, mentale
Che causa la
VERA SOFFERENZA sofferenza

Effetti generati dalle azioni

Effetto di massima maturazione
Effetto simile alla causa
Effetto ambientale
Il livello di gravità della azione dipende dall’oggetto verso cui è rivolta e dalla motivazione
Esempio A: rubare cibo e acqua a bambini poveri per prolungare ad essi la fame e la sete
1 rinascere all’inferno
2 soffrire la fame e la sete
3 ambiente arido e poco fertile
Esempio B: rubare del cibo e acqua al supermercato per sfamare i propri figli che soffrono
1 rinascere uomo
2 avere spesso fame e la sete
3 faticare per avere cibo e acqua

Completezza delle azioni:
L’azione deve essere completa perché si abbia il massimo dell’effetto, secondo lo schema seguente:

Intenzione
Preparazione
Esecuzione
Esultanza

Tre tipi o consistenza delle azioni:

Azioni positive (bianche) virtuose
Azioni negative (nere) non virtuose
Azioni miste

Karma che proietta: ci spinge a rinascere in uno particolare dei sei regni. Azioni positive nei tre regni superiori e negative in quelli inferiori.
Karma che completa: é la qualità della vita che sperimenteremo in quel regno di rinascita.
Ci può essere un mix di questi due tipi di karma. Ad esempio karma che proietta positivo ci fa rinascere uomo ricco, karma che completa negativo qualcuno riesce a toglierci questi beni di cui godiamo. Karma che proietta cattivo rinasciamo cane, karma che completa positivo viviamo in una bella casa col giardino, abbiamo cibo e il nostro padrone non ci maltratta.

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Karma

Il Karma fa parte delle leggi universali, una legge conosciuta anche con il nome di “causa-effetto”, proprio perché ad ogni causa corrisponde un effetto, ed ogni azione genera un risultato. Karma è una parola che spesso sentiamo nominare, è entrata nel nostro vocabolario quotidiano, ma sono in tanti a non sapere bene cosa voglia significare, usata per lo più in modo sbagliato, improprio, associata spesso, in modo errato, al proprio destino. La parola Karma deriva dalla radice del verbo sanscrito Kr che significa fare, produrre, agire e assume il significato di “azione“, un’azione spinta dalla volontà, in relazione al principio di causa ed effetto.
Karma e interdipendenza
Il karma è quindi strettamente correlato con il termine “interdipendenza”, ovvero che nulla esiste in modo indipendente, ossia tutto ciò che esiste si relaziona con ciò che c’è intorno. Quindi nel momento in cui noi produciamo un’azione, prendiamo una decisione, o diciamo una parola, tutto ciò non finisce nell’istante, ma il nostro ‘fare’ è come un eco che si propaga nella valle, ha un seguito, un effetto domino. Non c’è nulla che viene fatto e finisce nell’azione stessa, ogni azione va a relazionarsi con altri effetti, e tutto ciò avviene su diversi livelli, inclusi i pensieri. Un’unica parola ha un’influenza incredibile sul mondo esterno, faccio un esempio: io dico una cosa, questa cosa viene ascoltata da una persona e andrà ad influenzare un’azione successiva della stessa persona e quest’azione, a sua volta, scatenerà molteplici altre azioni. Questa è interdipendenza.
Tutto ciò ci porta ad una prima comprensione di cosa sia il karma, in quanto tutte queste nostre azioni non finiscono in loro stesse, e quello che accade è che noi siamo i responsabili delle nostre azioni. Siamo noi i responsabili delle nostre azioni, o se preferite, siamo noi che causiamo i nostri risultati, buoni o cattivi che siano. Ma attenzione qui! Per ogni altra vostra azione quotidiana, dalla più semplice a quella più complessa, di questi innumerevoli fattori che influenzano le nostre azioni, quelli che realmente dipendono da noi, sono veramente pochi. E come possiamo quindi, vivere nell’illusione di poter controllare il futuro? Quanto volte, prima di andare a dormire pensiamo: “Domani vorrei fare questo, vorrei fare quest’altro, ecc”, è chiaro che noi ce la metteremo tutta affinché avvenga ciò che abbiamo progettato, ma non dipende solo da noi, perché come ho già spiegato, viviamo in un mondo in qui tutto è interdipendente, ed è questa una consapevolezza importante da avere.
La legge di causa ed effetto, è comunque una legge coerente. Se piantate un seme di una pianta d’arancio, un giorno non raccoglierete delle mele Questo per spiegarvi che le azioni che noi andremo a compiere, ovvero i risultati, saranno coerenti con le cause che noi stessi abbiamo creato. Intellettualmente, come potete intuire, il karma è semplicissimo da capire, ma non si tratta soltanto di capire, è questo il punto; bisogna crederci nel karma, non con la fede cieca, ma “vedere” che è una legge reale con la quale dobbiamo convivere, e come tutte le regole, quando le conosci bene, impari a muoverti meglio all’interno delle regole stesse; riesci a sfruttarne le potenzialità, la forza, che in questo caso, è quella dell’Universo. Basta pensare che tutto ciò che noi siamo oggi, inteso come fisicamente, emozionalmente, ma anche da un punto di vista sociale e della nostra conoscenza, insomma tutti gli aspetti che comprendono ciò che noi siamo, non è altro che il risultato di ciò che siamo stati ieri, l’altro ieri, quel giorno prima e così via. Il risultato di tutte le scelte che abbiamo intrapreso, le azioni che abbiamo compiuto, le parole che abbiamo detto; sempre nell’interazione con il mondo che c’è intorno a noi ovviamente, perché non dipende tutto unicamente da noi. Ma se oggi siete ciò vi sentite di essere, è solo il risultato di ciò che siete stati finora. Quindi il karma può esserci d’aiuto, perché osservando il presente, possiamo capire quali sono le cause che hanno concorso ad essere ciò che ora siamo. La vita è come un puzzle, tanti pezzi diversi tra loro che creano la nostra immagine. Riconoscendo le cause che hanno portato alla creazione della nostra immagine, riusciamo a capire meglio chi siamo, a capire la nostra vita e quindi anche a prendere della scelte in modo più consapevole per il nostro futuro.

Karma come impronta
Il karma però, agisce anche molto più in profondità, nascosto, quasi invisibile, i cui risultati non si riflettono solo in questa vita. Ogni azione che compiamo lascia un’impronta nella nostra mente molto sottile, e ogni impronta alla fine fa sorgere il proprio effetto. La nostra mente sottile è come una palestra, e compiere azioni è proprio come svolgere degli esercizi. Le azioni virtuose ci “allenano” per la futura felicità, mentre le azioni non virtuose ci “preparano” della futura sofferenza. Se in questa vita facciamo delle azioni a fin di bene, allo stesso modo nelle vite successive avremo maggiore facilità a fare del bene, se invece in questa vita rubiamo, creiamo l’impronta che ci porterà a rubare con maggiore facilità anche nelle prossime. Questo è un passaggio fondamentale, che molti sottovalutano, ma nel nostro presente possiamo decidere con consapevolezza chi e cosa vogliamo essere in una vita successiva, e non lasciarci costruire l’impronta da altri, dal mondo ( o meglio, dal sistema!) che ci circonda. Se volete essere delle persone inondate d’amore, di compassione, di conoscenza, di pazienza; dovete iniziare a crearvi l’abitudine di provare amore e compassione, di aprirvi alla conoscenza e di esercitarvi nella pazienza. In questo modo create la vostra impronta per il vostro futuro, in questa vita e nelle prossime. Allo stesso modo la persona avida di denaro e delle cose materiali, la persona che ha tendenze egoistiche e non ha un briciolo di compassione, è chiaro che non avrà un futuro roseo davanti, perché tendenzialmente e per abitudine sarà portata a commettere gli stessi errori. In sintesi possiamo dire che più facciamo un’azione, più profonda diventa l’impronta nella nostra mente di quell’azione stessa, e in futuro ci verrà più semplice svolgerla. Questo è il karma in quanto impronta, e queste impronte si portano di vita in vita.

Karma come causa e condizione
C’è un aspetto del Karma ancora più sottile, che in pochi riescono a percepire e decifrare, in quanto l’effetto non è immediato e non quindi facilmente riscontrabile con la propria causa. Come ho già detto, ogni azione che compiamo è una causa, ma questa causa è un seme che resta lì e può venire a maturare dopo un lungo periodo di tempo, ovvero nel momento in cui vengono a manifestarsi le ‘condizioni’ necessarie. Quindi è importante sottolineare che ogni azione che compiamo, è in sé una causa per un risultato che andremo a vivere nel futuro, e allo stesso tempo quella stessa azione è una condizione che andrà a far maturare una causa che noi abbiamo creato nel passato. Ogni azione che noi compiamo, è tanto una causa quanto una condizione, ovvero ogni azione che compiamo è una causa, che è come un seme che andiamo a piantare, il risultato (l’effetto) di questa nostra causa lo andremo a vivere nel futuro, quando ci saranno le giuste condizioni par farla maturare. Ma allo stesso tempo quella nostra stessa azione è una condizione per far maturare una causa che abbiamo creato nel nostro passato. Vi faccio un esempio semplice semplice: Mettiamo il caso che siamo coinvolti in una situazione “negativa”, siamo colmi di odio e di rabbia e diamo uno schiaffo ad un nostro collega di lavoro. Quell’azione finisce lì, è già seminata. Nel frattempo ci si avvicina un altro collega che ci fa i complimenti, è contento perché secondo lui quella persona ha avuto la giusta lezione, e a quel punto noi siamo felici e fieri di ciò che abbiamo fatto. Quindi cosa è successo, il fatto che noi abbiamo ricevuto i complimenti da una terza persona, che ci hanno reso felici, è un risultato (un effetto) non di aver dato uno schiaffo, perché lo schiaffo non è altro che una condizione che andrà a scaturire un effetto nel futuro, ma è la maturazione di una causa positiva che noi abbiamo creato nel nostro passato. È probabile che un giorno, mentre cercheremo di svolgere un’azione “positiva”, come quella di separare due amici in rissa tra di loro, ci beccheremo inavvertitamente uno schiaffo da uno dei due, nonostante il nostro intento di aiuto. Quindi anche in questo caso non possiamo dire che da un’azione positiva viene fuori un risultato negativo, perché la nostra azione positiva è comunque un seme che è stato piantato e lo raccoglieremo in futuro, mentre lo schiaffo che ci becchiamo e ci fa star male, non è altro che la maturazione del nostro schiaffo che abbiamo dato al nostro collega tempo fa. In altre parole, si sono venute a creare le condizioni per far maturare quella causa negativa che abbiamo seminato in passato.

I quattro aspetti del Karma
Per noi occidentali e per la nostra cultura, non è proprio semplice credere nel Karma, in quanto il fatto che noi stessi siamo i responsabili della nostra vita (meglio dire delle nostre vite!) è qualcosa che ci suona strano, abituati come siamo ad invocare aiuti “esterni”. Ma credere nel Karma è molto importante, perché ci conferisce la responsabilità delle nostre azioni. Quando si parla di credere e seguire la legge del Karma, ci sono quattro aspetti importanti da rispettare:
Il primo è la certezza delle azioni, ovvero la certezza del Karma, che vuol dire che un’azione positiva porta un risultato positivo, un’azione negativa porta un risultato negativo. Non è possibile che un’azione positiva porti un risultato negativo o viceversa, questa è la certezza del Karma.
Il secondo aspetto del Karma, prevede che noi non possiamo vivere un risultato se prima non creiamo la causa. Quindi, se noi stessi stiamo vivendo una situazione, bella o brutta che sia, è perché noi stessi abbiamo creato le cause per vivere quella situazione. E’ un aspetto fondamentale, perché nel momento che crediamo in questo, smettiamo di puntare il dito addosso agli altri, oppure d’invocare l’aiuto esterno.
Il terzo aspetto del Karma prevede che qualunque azione viene fatta, questa non finirà nel dimenticatoio, non avrà una data di scadenza e non andrà in prescrizione, ma comporterà un effetto, una conseguenza, nel breve o nel lungo termine. Ma è anche vero che qualsiasi azione può essere purificata o eliminata. Se, ad esempio, noi seminiamo un seme positivo grazie ad una nostra azione virtuosa, quel seme può essere cancellato dalla rabbia, dalla violenza che adottiamo successivamente a quella nostra azione positiva. Se viceversa, commettiamo un’azione non virtuosa, possiamo purificarci con azioni d’amore e di solidarietà, per questo esistono metodi precisi per la purificazione delle azioni non virtuose, che noi stessi abbiamo creato nel passato.
Il quarto aspetto riguarda la crescita (aumento) del Karma, vuol dire che quando facciamo un’azione, quell’azione ha una tendenza a crescere, come per inerzia. Precisiamo che nella legge del Karma le azioni vengono divise in due tipi: nascoste ed aperte. Quelle nascoste sono azioni che noi facciamo ma non le raccontiamo agli altri, ovvero ce le teniamo per noi. Come quando diciamo una bugia, questa bugia funziona e per non far svanire il risultato che ci porta questa bugia, non la diciamo a nessuno, tanto più che presto ci dimenticheremo anche noi di averla detta, ci daremo mille giustificazioni che copriranno la nostra “malefatta” non solo agli altri, ma soprattutto a noi stessi. Ma è bene sapere che tutte le azioni svolte in maniera ‘nascosta’, hanno la tendenza a crescere, ovvero aumenta l’effetto che dovremo ‘scontare’ in futuro. A differenza delle azioni aperte, con le quali ci confrontiamo prima con gli altri, per quello che abbiamo detto o combinato, e poi con noi stessi. Questa nostra confessione, questo nostro pentimento, ferma la crescita del Karma. Ma tutto ciò vale anche per le azioni positive, tanto più compiamo un bel gesto e non ci vantiamo di averlo fatto, ma lo teniamo per noi, tanto più grande sarà la ricompensa, perché il Karma cresce, e per dirlo in termini economici, il valore della nostra azione acquista interessi nel tempo. Se invece svolgiamo un’azione positiva a la usiamo per avere dei riconoscimenti, dei ringraziamenti (possibilmente materiali, vero?) tutto ciò ferma la crescita di quell’azione. Quindi ricordatevi che una piccola azione, quando tenuta nascosta, cresce, e porta grandi risultati!

Karma che completa
Ho parlato molto di azioni in questo articolo sulla legge del Karma, ma è anche bene precisare che esistono azioni complete e non. Nel dettaglio e in maniera riassuntiva, un’azione viene definita completa nel momento in cui sono presenta questi quattro fattori: la motivazione, la consapevolezza, compiere l’azione, il compiacimento dell’azione stessa. Se questi fattori sono presenti all’interno di un’azione stessa, allora questa si può dire che è stata svolta in maniera completa. Se ad esempio investo accidentalmente una persona in mezzo alla strada, e le faccio del male, compio soltanto l’azione incidentale, ma vengono a mancare la motivazione, la consapevolezza e il compiacimento. A differenza se invece, investo volontariamente una persona, in maniera consapevole e me ne compiaccio di vederla soffrire per il dolore. Lo stesso vale per un’azione positiva. Bisogna soddisfare tutte e quattro le condizioni, affinché possa intendersi come azione “voluta”. In ogni caso stiamo creando una causa , ma il ‘ricarico’ dell’effetto nel tempo, sarà maggiore se l’azione è realmente voluta, minore se non voluta. Ma è anche vero che la situazione, piacevole o meno, voluta o non voluta, è sempre una conseguenza di una precedente causa creata in passato… non dimentichiamolo!
Una altra visione del concetto di karma che completa é quella che segue:
Karma che proietta: ci spinge a rinascere in uno particolare dei sei regni. Azioni positive nei tre regni superiori e negative in quelli inferiori.
Karma che completa: é la qualità della vita che sperimenteremo in quel regno di rinascita.
Ci può essere un mix di questi due tipi di karma. Ad esempio karma che proietta positivo ci fa rinascere uomo ricco, karma che completa negativo qualcuno riesce a toglierci questi beni di cui godiamo. Karma che proietta cattivo rinasciamo cane, karma che completa positivo viviamo in una bella casa col giardino, abbiamo cibo e il nostro padrone non ci maltratta.

(Anguttara Nikaya 3: 65) Kamma-Vipaka
Qualcuno uccide esseri viventi ed è omicida, sanguinario, fa a botte ed è violento, senza pietà per gli esseri viventi. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, ha una vita breve.
Qualcuno abbandona l’uccisione di esseri viventi, si astiene dall’uccidere esseri viventi, con bastoni e armi messi da parte, gentile e cordiale, egli dimora compassionevole verso tutti gli esseri viventi. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se un’azione non buona provoca una rinascita umana, egli vive a lungo.
Qualcuno ferisce esseri viventi con la mano, con zolle, con un bastone, o con un coltello. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è di salute cagionevole, malato.
Qualcuno non ferisce esseri viventi con la mano, con zolle, con un bastone, o con un coltello. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se un’azione non buona provoca una rinascita umana, è di buona salute, sano.
Qualcuno è di carattere arrabbiato e irritabile, anche quando criticato un po’, si offende, si arrabbia, ostile e pieno di risentimento, e mostra rabbia, odio e amarezza. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è brutto.
Qualcuno non è di carattere arrabbiato e irritabile, anche se molto criticato, non si offende, non si arrabbia, ostile, e risentito, e non mostra rabbia, odio, e amarezza. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è bello.
Qualcuno è invidioso, uno che invidia, ha risentimento e rancore per i guadagni, l’onore, il rispetto, la riverenza, i saluti, e la venerazione ricevuti da altri. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è ininfluente.
Qualcuno non è invidioso, uno che non invidia, non ha risentimento, e rancore per i guadagni, l’onore, il rispetto, la riverenza, i saluti, e la venerazione ricevuti da altri. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è influente.
Qualcuno non dà cibo, bevande, vestiti, carrozze, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore, e lampade ad eremiti o bramini. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è povero.
Qualcuno da cibo, bevande, vestiti, carrozze, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore, e lampade ad eremiti o bramini. Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è ricco.
Qualcuno è ostinato e arrogante, non rende omaggio a colui che deve ricevere omaggio, non si alza per uno alla cui presenza avrebbe dovuto alzarsi, non offre un posto per uno che merita un posto, non fa strada a colui che avrebbe dovuto far strada, e non onora, rispetta, riverisce, e venera. Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, nasce in basso ceto.
Qualcuno non è ostinato e arrogante, rende omaggio a colui che deve ricevere omaggio, si alza per uno alla cui presenza deve alzarsi, offre un posto a chi merita un posto, fa strada a colui che deve far strada, e onora, rispetta, riverisce, e venera. Dopo la morte, riappare in una meta felice, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, nasce in alto ceto.
Qualcuno non visita un eremita o un bramino e chiede: «Venerabile signore, cosa è sano? Che cosa è malsano? Cosa da biasimare? Cosa da approvare? Che cosa dovrebbe essere coltivato? Cosa non dovrebbe essere coltivato? Quale tipo di azione porta danno e sofferenza per un lungo periodo? Quale tipo di azione porta benessere e felicità per un lungo periodo? »Dopo la morte, riappare in uno stato di privazione, in un’infelice destinazione, in perdizione, anche all’inferno. Ma se un’azione positiva provoca una rinascita umana, è stupido.
Qualcuno visita un eremita o un bramino e chiede: «Venerabile signore, cosa è sano? Che cosa è malsano? Cosa da biasimare? Cosa da approvare? Che cosa dovrebbe essere coltivato? Cosa non dovrebbe essere coltivato? Quale tipo di azione porta danno e sofferenza per un lungo periodo? Quale tipo di azione porta il benessere e felicità per un lungo periodo? »Dopo la morte, riappare in una felice destinazione, anche in paradiso. Ma se una cattiva azione provoca una rinascita umana, è saggio.
«Cosa ne pensi? Quando l’avidità, odio e illusione sorgono in un uomo, è per il suo beneficio o danno? «- Per il suo male, venerabile. – «Una persona che è avida, odia e illuso, sopraffatto da avidità, odio e illusione, i suoi pensieri da loro controllate, prenderà vite, prenderà ciò che non è dato, indulgerà in una cattiva condotta sessuale, e racconta bugie, e guiderà anche altri a fare altrettanto. Conducono al suo male e alla sua sofferenza per un lungo periodo? »- Sì, venerabile. – «Cosa ne pensi? Sono queste cose positive o negative? »- negative venerabile. – «da biasimare o approvare? »- biasimare, venerabile. – «Censurate o lodate dai saggi? »- Censurate, venerabile -.«Intraprese e praticate, queste cose portano danni e sofferenza o no? O com’è in questo caso? »- Intraprese e praticate, queste cose portano danno e sofferenza. Così ci appare a noi in questo caso. –

Le radici del buono e del cattivo (kamma)
Cattivo:
Desiderio: piacere, volere, desiderio, tenerezza, affetto, attaccamento, lussuria, cupidigia, brama, passione, auto indulgenza, possessività, l’avarizia.
Odio: avversione, disgusto, repulsione, risentimento, rancore, malumore, vessazione, irritabilità, antagonismo, avversione, rabbia, collera, vendetta.
Illusione: stupidità, ottusità, confusione, ignoranza degli elementi essenziali, pregiudizi, ideologia, dogmatismo, fanatismo, errata comprensione, presunzione.
Buono:
Non desiderio: altruismo, liberalità, generosità, pensieri e azioni di sacrificio e di condivisione, la rinuncia.
Non odio: amorevole gentilezza, compassione, solidarietà, amicizia, perdono, tolleranza.
Non illusione: saggezza, intuizione, conoscenza, comprensione, intelligenza, sagacia, discriminazione, imparzialità, equanimità.

«Tutti gli stati non salutari hanno la loro radice nell’ignoranza, convergono nell’ignoranza, e con l’abolizione dell’ignoranza, tutti gli altri stati non salutari sono aboliti»
Samyutta Nikaya 20: 1

Perfetto in condotta (cattivo e buon kamma)
Sono le 10 azioni non virtuose e gli antidoti

4 tipi di comportamento verbale non in conformità con il Dhamma
• dire menzogne. sincero e credibile
Parlare maliziosamente Concordia
Parlare con asprezza Dolce
Spettegolare Dire ciò che è buono e/o benefico

3 tipi di condotta corporale non in conformità con il Dhamma
• Uccidere esseri viventi. dolce gentile, compassionevole verso tutti gli esseri viventi
• Prendere ciò che non è stato dato. purezza e onestà
• cattiva condotta nel piacere sensuale celibato

3 tipi di comportamento mentale non in conformità con il Dhamma
• brama. non desiderare la ricchezza e la proprietà di altrui
• La malevolenza. Senza cattiveria «che possono essere liberi da odio, afflizione e possano vivere felici»
Errata comprensione. Retta comprensione: «c’è ciò che è dato e ciò che è offerto, c’è frutto e conseguenza delle buone e cattive azioni.

(MN 41.8-10/12-14)
Quando gli altri si rivolgono a voi, il loro discorso può essere detto con una mente di amorevole gentilezza o di odio interiore. Qui, monaci, dovreste allenarvi così: “La nostra mente resterà inalterata, e non diremo parole cattive; dimoreremo compassionati per il loro benessere, con una mente di amorevole gentilezza, senza odio interiore dimoreremo pervadendo quella persona con una mente intrisa di amorevole gentilezza, e iniziando da quella persona, noi dimoreremo pervadendo il mondo intero con una mente intrisa di amorevole gentilezza, abbondante, esaltata, incommensurabile, senza ostilità e senza malevolenza “. È così che dovreste allenarvi monaci.

Vantaggi di astensione dalle cattive azioni
• Astenersi da mentire: stimato, di fiducia e affidato, avere una grande influenza su molti, dolce profumo orale.
• Astenendosi da diffamazione: possedere un corpo fisico, che è indistruttibile e un seguito che non può essere diviso dalle insidie degli altri, essere un amico leale, voluto bene da tutti gli esseri.
• Astenersi da discorso abusivo: caro agli esseri, piacevole, amabile disposizione, purezza di pronuncia, voce chiara, di facile comprensione, melodiosa; voce: distinta, intelligibile, dolce, piacevole, rotonda, compatta, profonda, risonante.
• Astenersi dai colloqui frivoli: è caro, gradevole, stimato e riverito da tutti gli esseri, molta influenza, l’abilità di dare risposte immediate.
• Con l’astensione dall’uccidere: essere innocui a tutti gli esseri, sviluppo dell’amorevole gentilezza che dà undici vantaggi, salute robusta, longevità, felicità.
• Astenersi dal prendere ciò che non è dato: acquisisce ricchezza e possedimenti che sono immuni da molestare, non suscettibile di sospetti da parte di altri, degno di fiducia.
• Con l’astensione da pratiche non casta: modesti, calmi di mente e nel corpo, cari, gradevoli a tutti gli esseri e non detestati da loro, buona reputazione.
• Con l’astensione dalla bramosia: guadagnare tutto ciò che si vuole senza difficoltà, ottenere ricchezze eccellenti, onorati e riveriti da rè e capofamiglia, nessun difetto negli occhi, orecchi, naso, ecc, senza pari.
• Astenendosi da malevolenza: persona piacevole, bella e ammirata da tutti, ispira gli altri.
Respingendo l’errata comprensione: guadagnare buoni compagni, non commettono ciò che è male, con il credo che ognuno è il proprietario delle proprie azioni.

Undici vantaggi dell’amorevole gentilezza
Dormire sonni tranquilli
Svegliarsi felicemente
3. Non aver brutti sogni
4. Caro agli esseri umani
5. Caro agli esseri non umani
6. Protetto dai Deva
7. Fuoco, veleno e armi non possono nuocere
8. Mente facilmente concentrata
9. Radiante carnagione del viso
10. muore pacificamente
11. Rinasce tra i Brahma

La rimozione dei pensieri di distrazione
1. Prestare attenzione a qualche altra cosa collegata con ciò che è sano.
• Desiderio per esseri viventi: contemplare la non attrattività (MN 10.10)
• Desiderio per oggetti inanimati: contemplare l’impermanenza.
• Odio per esseri viventi: contemplare l’amorevole gentilezza.
• Odio per oggetti inanimati: contemplare i quattro elementi (MN 10.12.)
Illusione: vivere sotto un insegnante, studiando il Dhamma, indagare nel significato, ad ascoltare il Dhamma, indagare le cause.

2. Esaminare i pericoli di questi pensieri: «questi sono pensieri malsani, sono riprovevoli, risultano nella sofferenza». «Questo pensiero di desiderio sensuale è sorto in me. Questo porta alla mia afflizione, all’afflizione degli altri, e all’afflizione di entrambi, ostacola la saggezza e causa difficoltà».

3. Prova a dimenticare quei pensieri e non dar loro attenzione.

4. Con attenzione tranquillizzare la formazione del pensiero di quei pensieri. Fermare la causa del pensiero, investigando la causa.

5. Con i denti chiusi e la lingua premuta contro il tetto della sua bocca, dovrebbe battere, costringere, e schiacciare la mente con la mente.
(MN 20)

Le sette buone qualità
• Fede: ricorda il Buddha, Dhamma, Sangha, la propria moralità, la generosità, la fede, l’apprendimento, il sacrificio e la saggezza, con i Deva come testimoni; attributo al Nibbana; non associarsi con le persone di sterile, poca fede, associarsi con amabili uomini di fede, riflessione sul Dhamma che ispira la fede devozionale, e inclinazione a generare la fede in tutta le posizioni.
• Consapevolezza: attenti e consapevoli nei sette movimenti, non associarsi con gente distratta e negligente, associarsi con gente consapevole, e la propensione a generare consapevolezza in tutte le posizioni.
• Vergogna e paura: la riflessione sul pericolo dei demeriti, del regno della miseria, riflessione sul sostenere i tratti dei meriti, non associarsi con persone che sono prive di vergogna morale e senza paura delle malefatte, associarsi con persone che sono dotate di vergogna morale e paura delle malefatte, e l’inclinazione per lo sviluppo di vergogna morale e la paura delle malefatte in tutte le posizioni.
• Apprendimento: sforzo per l’apprendimento, informarsi costantemente, associarsi con chi pratica il buon Dhamma, ricerca della conoscenza senza colpe, la maturità delle facoltà, come la fede, tenersi lontani dalle impurità, non associarsi con l’ignorante, associarsi con l’erudito e inclinazione per estendere la conoscenza in tutte posizioni.
• Energia: la riflessione sul pericolo del regno della miseria, il beneficio dello sforzo strenuo, alla desiderabilità di seguire la via tracciata dai virtuosi, onorare il cibo dedicandosi alla pratica del Dhamma, riflessione sulla nobile eredità del buon Dhamma, alla supremazia del Maestro (Buddha), sul proprio eminente lignaggio come discendente di un Buddha, sulla nobiltà della compassione nel Dhamma; non associarsi con l’indolente, associarsi con il laborioso, e inclinazione per lo sviluppo di energia in tutte le posizioni.
• Saggezza: informarsi sugli aggregati, le basi, gli elementi, ecc. del proprio corpo; purezza degli oggetti sia all’interno sia all’esterno del corpo, tenere in equilibrio fede e saggezza, concentrazione ed energia; eccesso di fede, eccessivo entusiasmo; eccesso di saggezza, scaltrezza; eccesso di energia, irrequietezza; eccesso di concentrazione, noia (mente estenuante); non associarsi con gli stolti, associarsi con i saggi, la riflessione sulla diversità di profonda conoscenza riguardante sottili soggetti, come ad esempio gli aggregati, ecc. e inclinazione per sviluppare saggezza in tutte le posizioni.
Quattro jhana: i primi quattro carana Dhamma iniziano con l’osservanza dei precetti; la parte iniziale della meditazione Samatha e la cincuplice maestria.

Consapevolezza del respiro
Qui un bhikkhu, andato nella foresta o sotto un albero o in una capanna vuota, si siede, dopo aver piegato le gambe a croce, messo il suo corpo eretto, e stabilito la consapevolezza in fronte a lui, continuamente consapevole inspira, consapevole espira.
1. Inspirando lungo, capisce: «sto inspirando lungo», o espirando lungo, capisce: «sto espirando lungo». inspirando breve, capisce: «sto inspirando breve» o espirando breve, capisce: »sto espirando breve. Si allena così: «inspirerò sperimentando tutto il corpo», si allena così: «espirerò sperimentando tutto il corpo», si allena così: «inspirerò tranquillizzando la formazione del corpo», si allena così: «espirerò tranquillizzando la formazione del corpo ».
2. Si allena così: inspirerò sperimentando l’estasi», si allena così: «espirerò sperimentando l’estasi», si allena così: «inspirerò sperimentando il piacere», si allena così: «espirerò sperimentando il piacere », si allena così:» inspirerò sperimentando la formazione mentale”, si allena così: «espirerò sperimentando la formazione mentale, si allena così: «inspirerò tranquillizzando la formazione mentale, si allena così: «espirerò tranquillizzando la formazione mentale».
3. Si allena così: «inspirerò sperimentando la mente», si allena così: «espirerò sperimentando la mente», si allena così: «inspirerò allietando la mente», si allena così: «espirerò allietando la mente”, si allena così: «inspirerò concentrando la mente», si allena così: «espirerò concentrando la mente”, si allena così: «inspirerò liberando la mente”, si allena così: «espirerò liberando la mente».
4. Si allena così: «inspirerò contemplando l’impermanenza», si allena così: «espirerò contemplando l’impermanenza», si allena così: »inspirerò contemplando la dissolvenza”, si allena così: «espirerò contemplando la dissolvenza », si allena così: «inspirerò contemplando la cessazione”, si allena così: «espirerò contemplando la cessazione”, si allena così: «inspirerò contemplando la rinuncia”, si allena così: «espirerò contemplando la rinuncia”.
(MN 118)
Inspiro ed espiro sono formazioni del corpo.
Pensiero applicato e pensiero sostenuto sono formazioni verbali. Percezione e sensazioni sono formazioni mentali.
Adempimento delle quattro fondazioni della consapevolezza
1. Contemplando il corpo come corpo – Primo tetra
2. Contemplando la sensazione come sensazione – Secondo tetra
3. Contemplando la mente come mente – Terzo tetra
4. Contemplando l’oggetto mentale come oggetto mentale – Quarto tetra

Satipatthana
• Atapi – diligente
• Sampajana – sapendo chiaramente
• Sati – attento
• Vineyya abbhijja – domanassa – libero dal desiderio e malcontento
——–
• Ajjhata / bahinddha – interno / esterno: sé stesso o altri, o sé stesso e gli altri
• Samudaya / Vaya – apparire / svanire: apparire o svanire, o apparire e svanire
• Nanamattaya patissatimattaya – pura conoscenza e continua consapevolezza
Anissito ca viharati, na ca kinci loke upadiyati – indipendente, senza attaccamento a qualsiasi cosa al mondo

Kilesa
Di solito tradotto come contaminanti, macchie. Kilesa sono le zanne di avijja e il suo territorio e i suoi strumenti sono i cinque aggregati (khanda). C’è solo un trono su questi cinque khanda e chi è al comando può utilizzare i cinque khanda a loro piacimento. Ci sono due forze che costantemente lottano per questo trono, uno è l’oscurità (avijja), e una è la luce (Dhamma). Nella maggior parte dei casi, le kilesa hanno autorità esclusiva sul trono e solo una volta ogni tanto Dhamma riesce a mettere il suo dito mignolo per dire che anche lui vuole utilizzare questo trono. Quando abbiamo sati, Dhamma è al comando, per esempio ci dice che vogliamo meditare per un’ora, ma dopo pochi secondi le kilesa ci dicono che è sufficiente. Quindi, se ci sediamo a meditare, durante quest’ora, è una lotta costante tra le kilesa e il Dhamma. Se rinunciamo lasciamo il comando alle kilesa. I cinque khandha sono gli strumenti che le kilesa usano, con cui si può creare un cattivo kamma, se Dhamma è presente, userà gli stessi khandha per creare un buon kamma, favorendo sila, samadhi e panna.

I dieci eserciti di Mara
1. Oggetti di sensualità, animati o inanimati, e i contaminanti della sensualità, che è il desiderio di questi oggetti sensuali. Entrambe queste forme di sensualità sono la causa di diventare illusi, quindi di non sapere la verità.
2. Avversione e insoddisfazione, non aver piacere nell’essere un recluso, di apprendere e praticare, nell’isolamento, e in samatha vipassana.
3. La sete e la fame.
4. Stanchezza. Quando oppressi dalla sete e dalla fame alcuni diventano fisicamente e mentalmente deboli, diventano sfiduciati, indolente e infelice. Come la stanchezza s’insidia, non vogliono continuare nell’ascetismo.
5. Pigrizia e torpore. Con nessun progresso nella loro pratica diventano pigri e scoraggiati, si annoiano e cadono in uno stato di sconforto.
6. Paura. Eccessivo sonno, causa della pigrizia, provoca lo stallo nella loro meditazione e ottusità della loro mente. Sopraffatto dal desiderio, diventano deboli e confusi su questo o quello. Come la paura s’insidia, vengono scossi dalla paura e col cuore tremante, confondono una tigre per un orco.
7. Dubbio. Anche se vincono la paura e ritrovano il coraggio attraverso la pratica, non sono sicuri se sono effettivamente sul Sentiero.
8. Arroganza e la superbia. Dopo aver superato il dubbio, hanno un’alta opinione di se.
9. Desiderio e presunzione. Sono soddisfatti ed entusiasti di avere abbondanza di doni, di essere testimoni della diffusione della loro fama in tutti e quattro le direzioni.
10. Lodare se stessi e disprezzare gli altri.
Le dieci perfezioni
1. Generosità: dare senza paura
2. Moralità: la separazione dalla causa della sofferenza e non perdere la facoltà della verità
3. La rinuncia: senza avidità, senza tetto
4. Saggezza: considerare meriti e demeriti, secondo il Dhamma, rifiutare il male e prendere il bene
5. Sforzo, energia: senza abbandonare l’energia, sforzarsi continuamente
6. Pazienza: non arrabbiarsi quando gli altri si lamentano e ti odiano
7. Verità: dichiarare la verità, dimorare nella verità, mantenere la verità
8. Determinazione: non rompere le proprie promesse, ma mantenerle fedelmente 9. Amorevole gentilezza: identificarsi con tutti gli esseri
10. Equanimità: riguardare amici, indifferenti, e nemici allo stesso modo, senza odio e desiderio

Condivisione, Aspirazione, Determinazione
Possano tutti gli esseri ricevere i meriti accumulati da me.
grazie alla bontà che nasce dalla mia pratica, con il potere di quest’azione meritevole, e grazie a quest’atto di condivisione, che tutti i desideri e attaccamenti rapidamente cessino e tutti gli stati mentali dannosi.
Fino a quando non realizzo Nibbana, in ogni tipo di nascita, possa avere una mente retta, possa non associarmi con gli stolti, possa associarmi con i saggi.
Con consapevolezza e saggezza, austerità e vigore, che le forze dell’illusione non possono indebolire la mia decisione.
Il Buddha è il mio rifugio eccellente, insuperabile è la protezione del Dhamma, il Pacceka Buddha è il mio nobile signore, il Sangha è il mio sostegno supremo.
Attraverso il potere supremo di tutti questi, possono tenebre e illusione essere dissipati, per la potenza delle dieci direzioni, posano tenebre e illusione essere dissipate.

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I cinque ostacoli

Brama
Avversione
Accidia
Superbia
Dubbio

I sette fattori del risveglio

Consapevolezza
Raccoglimento (esame dei fenomeni)
Forza
Serenità gioiosa
Calma
Concentrazione
Equanimità

I cinque dyanhi Buddha

Buddha Vairochana insegnamento – pone fine alla visione dualistica (io e gli aggregati, io e gli altri, io e i fenomeni)
Buddha Akshobhya indistruttibilmente sereno – incrollabile fiducia che ci si può liberare dal samsara
Buddha Ratnasambhava budda della generositá – realizza tutti i voti
Buddha Amitabha buddha della compassione – desiderare che gli altri si liberino dalla sofferenza
Buddha Amoghasiddhi buddha della saggezza – unica sua preoccupazione é aiutare gli altri

L’addestramento mentale in sette punti

Preliminari
– inchino (rispetto, umiltà),
– offerta,
– confessione (pentimento),
– rallegrarsi (per le proprie azioni virtuose, degli altri o delle qualità del Buddha),
– invocare alla dottrina,
– chiedere al Buddha di non morire,
– dedicare i meriti accumulati al benessere degli altri
Pratica addestramento
Trasformare circostanze avverse
La pratica integrata
I segni di abilità
Gli impegni
1. Non contraddire l’addestramento mentale che ti sei ripromesso di seguire.
2. Non essere temerario, nella pratica.
3. Non essere parziale: addestrati sempre nei tre punti generali. 9ª7777777€
4. Trasforma il tuo atteggiamento, ma mantieni il tuo comportamento naturale.
5. Non discutere dei difetti altrui.
6. Non preoccuparti degli affari degli altri.
7. Addestrati per contrastare qualsiasi emozione disturbante, pur grande che sia.
8. Abbandona ogni speranza di ricompensa.
9. Evita il cibo malsano.
10. Non farti vincolare da un pregiudizievole senso del dovere.
11. Non fare commenti sarcastici.
12. Non stare in agguato.
13. Non colpire gli altri nel loro punto debole.
14. Non caricare un bue col fardello d’uno yak.
15. Non abusare della pratica.
16. Non voler vincere a tutti i costi.
17. Non trasformare gli dei in demoni.
18. Non percepire la sofferenza altrui come la propria felicità.
I precetti
1. Agisci con una sola intenzione.
2. Tutti gli errori devono essere rettificati in un sol modo.
3. Due sono gli impegni: uno all’inizio ed uno al termine.
4. Affronta con pazienza ogni situazione si presenti, sia positiva che negativa.
5. Proteggi i due punti come se fossero più preziosi della tua stessa vita.
6. Addestrati nei tre livelli di difficoltà,
7. Consegui le tre cause principali.
8. Non lasciar degenerare le tre attitudini.
9. Non separarti mai dai tre possessi.
10. Pratica sempre con sincera imparzialità.
11. Apprezza la pratica globale e d’ampia portata.
12. Addestrati costantemente per far fronte a situazioni difficili.
13. Non fare affidamento su altre condizioni.
14. Impegnati da subito nelle pratiche principali.
15. Non applicare una concezione sbagliata.
16. Non essere discontinuo,
17. Pratica senza battere ciglio,
18. Affidati all’indagine ed all’analisi,
19. Non essere presuntuoso,
20. Non essere irascibile,
21. Non essere instabile.
22. Non aspettarti gratitudine.

Le sei paramita

Generosità
Etica
Pazienza
Vigore
Concentrazione meditativa
Saggezza discriminante

Gli otto dharma mondani

1 Essere compiaciuti per i guadagni
2 Essere dispiaciuti per le perdite
3 Essere compiaciuti quando sperimentiamo piacere
4 Essere dispiaciuti quando sperimentiamo sofferenza
5 Essere compiaciuti per la buona reputazione
6 Essere dispiaciuti per la cattiva reputazione
7 Essere compiaciuti quando riceviamo lodi
8 Essere dispiaciuti quando riceviamo critiche

I tre veleni

Ignoranza
Avversione
Attaccamento

Otto versi x addestrare la mente

1- Con la determinazione di compiere il supremo benessere di tutti gli esseri senzienti,
che supera anche il gioiello che appaga,
imparerò a considerare tutti loro estremamente importanti.

2- Ogni volta che frequenterò gli altri,
imparerò a pensare a me stesso come al più infimo tra tutti
e rispettosamente considererò gli altri superiori
dal profondo del mio cuore.

3- In tutte le azioni imparerò a cercare nella mia mente
e, appena emerge un’emozione perturbatrice
che può danneggiare me e gli altri,
mi impegnerò ad affrontarla e vincerla.

4- Imparerò ad amare gli esseri maligni
e quelli che sono oppressi da forti azioni negative e da sofferenze,
come se avessi trovato un prezioso
tesoro difficile da trovare.

5- Quando gli altri, spinti dall’invidia, mi trattano male
con abusi, calunnie e cose simili,
imparerò a prendere su di me tutte le sconfitte
e a offrire loro la vittoria.

6- Quando colui al quale avevo recato beneficio con grande speranza
mi ferisce con cattiveria, senza ragione,
imparerò a vedere questa persona
come un eccellente guida spirituale.

7- In breve, imparerò a offrire a tutti, senza eccezione
direttamente e indirettamente, tutto l’aiuto e la felicità
e rispettosamente prenderò su di me
tutti i guai e le loro sofferenze.

8- Imparerò a mantenere tutte queste pratiche
incontaminate dagli otto interessi mondani
e, attraverso la comprensione dell’illusorietà dei fenomeni,
possa essere liberato dal sentimento di attaccamento.

I cinque precetti buddisti per i laici

1) Astenersi dall’uccidere, dal far del male o molestare gli altri esseri viventi (animali e insetti compresi), e dal danneggiare le altrui proprietà.
2) Astenersi dal rubare e dal prendere il non dato; i monaci vivono delle offerte dei laici e questi ultimi con il guadagno del lavoro onesto mantengono se stessi, la famiglia e aiutano i bisognosi.
3) Astenersi da una condotta sessuale moralmente irresponsabile; tradire (o pensare di farlo) il proprio partner, guardare gli altri con pensieri libidinosi, avere un abbigliamento indecoroso.
4) Astenersi dal mentire, dall’offendere, dai pettegolezzi e dalle calunnie; evitare il più possibile un giudizio superficile sulle altre persone.
5) Astenersi dall’uso di sostanze inebrianti come l’alcool o droghe che causano danni a se stessi, possono causarne ad altri e che in generale conducono ad un offuscamento mentale che impedirebbe la piena attenzione e consapevolezza dei propri pensieri ed azioni.

15 piccole verità

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Traduco dall’inglese queste piccole frasi che ho letto in un post su FB. Spero vi siano gradite.
D

1- nessuno puó rovinare una tua giornata senza che tu gli permetta di farlo
2- molte persone sono felici nella misura in cui decidono di esserlo
3- gli altri possono fermarti solo temporaneamente mentre solo tu puoi farlo permanentemente
4- qualunque cosa si è disposti a sopportare sarà esattamente quello che avrai
5- il successo nel riuscire in qualcosa si interrompe quando solo quando tu decidi di farlo
6- quando la nave che aspettavi arriva in porto assicurati che poi sarai disposto a scaricarla
7- non avrai mai “tutto insieme”
8- la vita è un viaggio, non una destinazione, perció goditi il viaggio
9- la più grande falsità ideologica è pensare che quando avrai quello che volevi poi sarai felice
10- la migliore via per evitare un problema è risolverlo
11- alla fine quelli che hanno preso perdono e quelli che hanno dato sono i vincitori
12- i momenti preziosi della tua vita non hanno valore se non li condividi con gli altri
13- spesso temiamo le cose che vogliamo il più
14- se prima non parti di certo non arriverai mai
15- tutti sentono quello che dici. Gli amici ascoltano quello che hai da dire, e i migliori amici anche quello che non dici.

40 modi per creare nuove possibilità per migliorare la nostra vita

Tradotto dall’inglese all’italiano e rielaborato da Davide
– via http://www.tinybuddha.com

A volte ti senti bloccato, annoiato, frustrato. Non è che non ti piace la vita che fai, è solo che a volte ci si aspetta che ci sia qualcosa di più. Un maggior senso alle cose che facciamo, più eccitazione, nuove connessioni, nuove avventure, insomma detto in due parole: delle nuove possibilità.

La verità è che queste possibilità sono sempre a portata di mano. Ogni giorno contiene al suo interno infinite opportunità, tutte dettate dalle scelte che si fanno.

Alcune di queste scelte possono sembrare insignificanti quando le facciamo. Capita spesso di pensare: “Sono piccole cose, dopo tutto. Perché non fare come faccio di solito? Perché non lasciare le cose come stanno quando si è a proprio agio?”

Fatelo per avere la possibilità. La possibilità che se fai una anche solo una piccola modifica è possibile impostare la fase di realizzazione di più importanti mutamenti. A volte anche il più piccolo cambiamento di pensiero o azione è in grado di creare una più grande opportunità. Ecco come iniziare:

MODIFICA IL TUA ATTEGGIAMENTO MENTALE

1. Cambia le tue convinzioni su ciò che si può e non si può fare.

2. Cambia le tue idee su come le cose dovrebbero funzionare. A volte, quando si decide a priori come le cose dovrebbero essere si limita la capacità di essere efficace.

3. Coltiva i tuoi interessi. Scrivi in un giornale, in un blog, crea un video, un disegno, fai delle foto, leggi, approfondisci argomenti… insomma fai tutto ciò che ti permette di esplorare ciò che ti eccita di più.

4. Cercare nuove opportunità in una situazione difficile. Rifuggi una mentalità da vittima, e opta invece per un atteggiamento “ok le cose purtroppo stanno così, ma adesso sono anche pronto per un nuovo inizio”.

5. Elimina qualcosa che non ti serve dalla tua vita per fare posto a qualcosa di migliore e nuovo. Non si sa mai che cosa potreste fare entrare quando lasci andare qualcosa.

6. Impegnati in qualcosa che hai sempre detto che avresti fatto, ma che non hai mai iniziato: fai il primo passo in questo momento.

7. Sposta la tua attenzione da qualcosa che non si vuole fare qualcosa che invece si desidera fare. Ciò permette di risparmiare l’energia impiegata nel lamento che potrà essere usata per realizzare il desiderio.

8. Sostituire i pensieri negativi con quelli positivi. Energia positiva per ottenere risultati positivi.

9. Identifica i blocchi che vi impediscono di rompere una cattiva abitudine. Migliorare le proprie abitudini, apre la strada all’eccellenza personale.

10. Perdonate qualcuno per cui provate rancore. La rimozione del blocco vi apre strade che fino ad ora erano chiuse.

USCIRE ALLO SCOPERTO

11. Quando e se possibile vai a piedi al lavoro e aprire gli occhi. È possibile notare qualche iniziativa interessante pubblicizzata, un nuovo ristorante, trovare una palestra a cui iscriversi o un’organizzazione in cui ti piacerebbe fare volontariato.

12. Parlare con qualcuno mentre si aspetta in coda e chiedere per esempio come mai si trovano lì, che lavoro fanno, ecc. ecc…

13. Fare uno sforzo per entrare in contatto con le persone che ci passano a fianco, ad esempio sorridendo o stabilire un contatto visivo per un po’ più di tempo del solito. Essere anche leggermente più cordiali e ben-disposti crea la possibilità di aprire il vostro mondo.

14. Imparare nuove cose (ad esempio inizia a prendere lezioni di chitarra o di karatè).

15. Dire di sì a qualcosa che hai sempre rifiutato, anche di cui hai paura o che ti metta in imbarazzo.

16. Pranzare su una panchina al parco o in un posto nuovo, fare una passeggiata di mezz’ora, senza una meta precisa. Non si sa mai cosa può accadere quando si esce senza uno scopo premeditato.

17. Fare del volontariato presso una qualche associazione.

18. Avviare qualcosa di cui hai sempre pensato che era troppo tardi per farlo: inizia oggi. Non è mai troppo tardi.

19. Fare la spesa vicino casa, da rivenditori locali e coltivatori diretti. Consente di risparmiare denaro, riduce l’inquinamento in quanto il cibo non deve essere trasportato per un lungo tragitto e migliora i rapporti con la comunità della zona.

20. In vacanza organizzatevi all’insegna dell’ avventura per provare nuove attività, oppure un lungo tour per conoscere nuove persone e stili di vita assai diversi dai nostri.

INTERAGISCI CON LE ALTRE PERSONE

21. Offrisi per aiutare qualcun altro. A volte è il modo migliore per aiutare te stesso, e non solo per la calda sensazione che si prova. Non si sa mai quello che si puó imparare durante il processo.

22. Organizza il car-pool per andare e tornare dal luogo di lavoro. Questo ti dà la possibilità di conoscere meglio i colleghi, aiuta a socializzare, ed è anche possibile che faccia bene alla tua carriera.

23. Complimentarsi con uno sconosciuto per qualcosa che ha fatto. A tutti piace essere apprezzati, ed è un ottimo modo per iniziare una conversazione.

24. Scatta foto di cose che trovi interessanti e che altre persone potrebbero non notare. Quando fai qualcosa del genere, la gente sarà curiosa e ti chiederà quello che stai facendo.

25. Fai qualcosa che ti piace fare da solo. Vai a un museo, o leggere un libro nel parco. Tu sei più accessibile quando non sei avvolto in una folla, rendendo più facile per le nuove persone ad avvicinarsi voi.

26. Indossare un interessante T-shirt, o qualcosa di divertente o nostalgico. Probabilmente non passerà un giorno intero senza che qualcuno ti noti, in questo modo inizierai una indossava una conversazione con una persona nuova!

27. Convincere uno dei vostri amici a frequentare una nuova cerchia di persone.

28. Portare il pranzo in quantità tale da poterlo condividere con altre persone sul posto di lavoro

29. Prestare attenzione al linguaggio del corpo e alle espressioni di altre persone in modo da poter offrire assistenza quando sembrano averne bisogno.

30. Aiutare qualcun altro uscire dal suo status-quo.

SUL POSTO DI LAVORO

31. Arriva mezz’ora prima o esci 30 minuti dopo. Potrai fare di più, impressionare il capo, ed aprire a nuove opportunità di crescita, soprattutto se anche i tuoi colleghi si comportano così.

32. Parlare in una riunione, anche se non ti senti sicuro o sei imbarazzato. Le idee possono prendere forma solo se le esponi.

33. Organizza riunioni di lavoro all’aria aperta. Le persone lavorano e si impegnano di più in luoghi diversi dal solito ufficio. In particolare se è anche una bella giornata di sole.

34. Tenere una riunione in piedi. Questo probabilmente la renderà più breve ed efficace. Si guadagna tempo per lavorare su qualcos’altro.

35. Creare un biglietto da visita che parla di ciò che veramente conta per te.

36. Impara una nuova lingua. Con più persone si comunica meglio è; in particolare per il tipo di lavoro che prevede di viaggiare molto.

37. Se non lavori nel tuo settore preferito allora puoi fare volontariato all’interno di esso. Questo ti permette di raggiungere lo scopo, e anche se non hai il lavoro, di acquisire esperienza e conoscere qualcuno dell’ambiente che ti noti.

38. Trova un mentore.

39. Partecipa ad un evento o una conferenza nel vostro settore. Raccogli almeno 10 biglietti da visita e poi scambia delle opinioni sul meeting via e-mail il giorno successivo.

40. Consideriamo uno di questi modi creativi per trasformare situazioni quotidiane in opportunità.

Ci sono un sacco di informazioni, più di quante possano essere affrontare in una sola volta. Esaminiamole ed applichiamoci poco per volta, insistendo sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Anche un solo piccolo cambiamento può provocare un effetto a catena in ogni area della tua vita.

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