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La pace in Azione – di Tich Nhat Han

Iimagenspirando mi calmo, espirando sorrido.Inspirare e comunicare all’altro essere induce in se stessi e nell’altro immediata felicità.

– inspirare consapevolmente e dire: “cara/caro sono qui per te” (significa che per amare dovete essere presenti).

– inspirare consapevolmente e dire: “cara/caro so che sei qui e sono felice (amare significa riconoscere la presenza dell’altra persona).

Retta visione

Verità convenzionale e verità ultima sono diverse ma non contraddittorie.

La prima è utile da un punto di vista pratico (nome delle cose, il padre è il padre e il sole è il sole, A può essere solo A e non può essere B), ma non è abbastanza e a volte occorre andare a fondo per arrivare alla verità ultima: si pensi al sotto e sopra, se c’è un sotto deve esserci anche un sopra, non si può tenere solo il sotto e buttare via il sopra. Per altri ciò che alcuni intendono come sopra è il sotto, ciò che per me è vicino per altri è lontano, la mia sinistra è la destra di altri, ecc. ecc., insomma è il principio di identità delle cose, di utilità pratica ma comunque non abbastanza.

Ora prendiamo per esempio un fiore: un fiore è un fiore, non è la terra, la pioggia o il sole, ma se si osserva in profondità il fiore si vede che esso esiste ed è fatto da tutti elementi che non sono fiore. Se noi togliamo la terra, il sole o la pioggia, il fiore non esiste. La A è fatta solo di elementi non A (quindi A = B+C+D…).

La prima nobile verità è che c’è la sofferenza (la sofferenza è solo sofferenza non è felicità e viceversa) e la terza nobile verità dice che c’è la cessazione della sofferenza. La seconda nobile verità dice che ci sono le cause della sofferenza e la quarta dice che ci sono le cause della felicità (cammino per). Questa è la maniera convenzionale per la realtà che dice che la sofferenza è diversa dalla felicità e il cammino che porta alla sofferenza è diverso dal cammino che porta alla felicità. Quando osserviamo in profondità vediamo che c’è una connessione in tutto questo e allora le differenze cominciano ad assottigliarsi. La realtà convenzionale è diversa dalla realtà ultima, ma se volete toccare la realtà ultima dovete conoscere la convenzionale. Quando arrivate alla realtà ultima allora vedete come non ci sia più discriminazione tra le quattro nobili verità (se gettate il convenzionale non avete modo di toccare l’ultimo).

Nel suo primo insegnamento il Budda ha illustrato le quattro nobili verità mentre nel sutra del cuore vediamo che egli dice che non c’è sofferenza, non c’è il cammino che porta alla cessazione; c’è contraddizione? Il fatto è le quattro nobili verità sono convenzionali, pratiche ed utili, ma non sono abbastanza. Per le persone abituate alla visione dualistica questa può essere l’unica verità possibile, ma sono come in trappola della loro mente dualistica, dogmatica e non possono arrivare alla verità ultima (felicità/sofferenza, bello/brutto, ecc. ecc.). Ad una tale persona con una mente dualistica può sembrare strano sentirsi dire che non c’è felicità, non c’è sofferenza, non c’è loto, non c’è il fango, ma la verità è che se non c’è il fango non c’è nemmeno il loto, se non c’è sofferenza non può esserci felicità.

Supponiamo che qualcuno con una visione integralista cristiana dica che l’uomo è solo un peccatore, che egli non può salvare se stesso, non importa quello che fa nella sua vita, egli ha bisogno che qualcun’altro lo salvi (Gesù). Se sei intrappolato nella visione dualistica tu vedi te stesso solo come te stesso e gesù solo come gesù. Il mio maestro mi insegnò anni fa come ci si inchina davanti ad un buddha. Mi disse: “Quando vedi un buddha non dovresti immediatamente chinarti ma fare prima una breve meditazione per far si che il tuo inchino abbia effetto per entrare in comunicazione con lui” e mi insegnò alcuni versi per aiutarmi a fare questa meditazione. I versi sono: “Colui che si inchina e colui che riceve l’inchino sono per natura vuoti di esistenza intrinseca. Il buddha è fatto solo di elementi non buddha ed io sono fatto di elementi non me. Caro buddha io so che tu sei fatto di tanti elementi non buddha ed uno di questi elementi sono io e so che quando vedo te io vedo anche me e so anche che quando vedo me stesso vedo anche te”.

Se rimani intrappolato nella visione dualistica e non vedi che il buddha è anche te e tu sei anche il buddha, allora non è possibile alcuna sorta di comunicazione e l’inchino non è significativo. Se non vedi la natura di interessere tra te e il buddha non c’è comunicazione, e allo stesso modo vale con gesù, la distinzione tra peccatore e salvatore va vista secondo la natura dell’interessere. Senza questa visione di comprensione speciale, di comunione, di comunicazione non è possibile non solo comunicare tra te e il buddha o tra te e gesù ma anche tra te e il fiore, le nuvole o l’intero cosmo.

Questo è il motivo per cui i 5 addestramenti alla consapevolezza (*1) che abbiamo presentato ieri è un tipo di etica basato sulla comprensione dell’interessere. Bisogna praticare i 5 addestramenti in un modo non dogmatico. Toccando la natura dei 5 addestramenti tocchiamo la natura dell’interessere e superiamo ogni tipo di discriminazione. La retta visione è la base degli altri insegnamenti del cammino.

Ottuplice sentiero
Prima di tutto abbiamo la retta visione che è la comprensione dell’interessere. La retta visione si ottiene attraverso la pratica di retta consapevolezza e retta concentrazione. Con la comprensione della retta visione otteniamo la compassione che è la capacità di produrre retti pensieri che hanno il potere di guarire così come potremo produrre anche retta azione e retta parola. Dobbiamo addestrare a vedere noi stessi come i pensieri e le azioni che compiamo ogni giorno quindi se per esempio produciamo pensieri di compassione avremo una buona qualità di vita. Questo è possibile solo quando avremo ottenuto una retta visione che è libera da ogni separazione o discriminazione.

Così la comprensione dell’interessere ci aiuta a rimuovere tutti i pensieri di separazione e discriminazione che sono il fondamento della rabbia, gelosia, paura. Tutte i pensieri dovrebbero essere basate sulla retta visione, sulla non discriminazione e sulla non dualità, e lo stesso vale per la retta parola e retta azione perché anche tutto quello che noi facciamo e diciamo ha il potere di guarire noi stessi e la società.

I due elementi mancanti sono il retto sostentamento e retta diligenza. La nostra coscienza è fatta di molti strati, almeno due strati. Sotto c’è la coscienza deposito che è la memoria di tutta la nostra esperienza di vita. Sopra c’è la coscienza mentale. Nella coscienza deposito c’è molta energia, sono presenti tutti i semi dei vari stati d’animo (formazioni mentali) (paura, rabbia, desiderio, illusione, concentrazione, consapevolezza, compassione, ecc). Questi semi possono essere più o meno potenti a seconda del nostro modo di vivere. Ad esempio quando il seme della rabbia dorme noi abbiamo una buona vita, ma quando qualcuno arriva e dicendo o facendo qualcosa tocca questo seme questo può salire di livello, manifestarsi nella coscienza mentale e diventando una formazione mentale, ci sono 51 categorie di formazioni mentali. Ogni volta che una formazione mentale sorge dovremo essere in grado di riconoscerla e dire: ”Buon giorno formazione mentale, mi prenderò cura di te!”. Non dobbiamo sopprimerla se è spiacevole e non dobbiamo attaccarci se è piacevole. Questa è la pratica del riconoscimento e la pratica della diligenza è possibile quando siamo in grado di riconoscere la natura delle numerose formazioni mentali che si manifestano.

Il primo aspetto della pratica della diligenza e di non dare opportunità ai semi negativi dentro di noi di sorgere. Se permettete che vengano innaffiati e arrivino in superficie voi soffrirete, se soffrirete voi farete soffrire anche i vostri vicini, dobbiamo astenerci dal consumare le cose (riviste, film programmi TV, comportamenti) che toccano e annaffiano questi semi negativi. Non dobbiamo vietare ai figli di non fare quello o questo, ma dovremmo spiegare loro che la diligenza è la pratica della felicità. Dobbiamo praticare anche insieme agli altri, alla propria compagna/o. Non annaffiamo i semi negativi, ne quelli nostri ne quelli della altra persona.

Il secondo aspetto è che quando si manifesta un seme negativo bisogna fare del nostro meglio per chiedergli di tornare indietro, non tentare di sopprimere, ma salutarlo e invitarlo a tornare indietro. Se esso rimane in voi a lungo farà molto danno. Se stai con il seme in superficie non sarai una persona piacevole con la quale stare. Più il seme sta in superficie più esso fa le radici anche in profondità. Se hai un partner arrabbiata che magari 10 anni fa non lo era è perché in tutti questi anni sono stati annaffiati i semi negativi, e dovresti comprendere che in qualche modo anche tu hai contribuito a questo. Ecco perché dobbiamo imparare a non annaffiare i semi e invitare il seme a tornare da dove è venuto il più presto possibile. Il Buddha propose di invitare un seme positivo per rimpiazzare quello negativo. Inspirando lasciare il seme della gentilezza amorevole venire in superficie e il seme della rabbia di conseguenza tornerà giù. Fate qualcosa per aiutare l’altro a cambiare il seme quando vedete che è sotto l’effetto di un seme negativo.

Il terzo aspetto è quello di dare le opportunità ai buoni semi di venire in superficie. Non è difficile invitare il seme della consapevolezza, di gioia, di concentrazione di pace a venire in superficie. Invitate le energie positive a sorgere e così potrete guarire voi stessi e il mondo. Invitate anche quello degli altri così se loro sono felici lo sarete anche voi.

Il quarto aspetto è quello di mantenere più a lungo possibile una buona formazione mentale in superficie quando essa si manifesta. Aiutate il partner a fare altrettanto, di qualcosa, fai qualcosa quando vedi che è in difficoltà. Con la pratica della retta diligenza potete trasformare la vostra relazione in brevissimo tempo. E’ facile, è piacevole e ha un grande effetto.

La parola amorevole e l’ascolto profondo

La pratica della retta parola è anche il quarto addestramento alla consapevolezza e va di pari passo alla pratica dell’ascolto profondo. La pratica della parola amorevole aiuta a riconciliare un rapporto in brevissimo tempo (anche 1 ora).

Durante i ritiri all’inizio impariamo a lasciare le tensioni ed entriamo in contatto con gli elementi rinfrescanti e di guarigione in noi e attorno a noi, poi impariamo a guardare la sofferenza dentro di noi e una volta compresa la sofferenza sviluppiamo la compassione verso di noi e cominciamo a soffrire un poco di meno. In questo modo anche quando guarderemo l’altra persona facilmente comprenderemo la sofferenza in essa e potremo provare compassione, e questa è la pratica della prima e seconda nobile verità. Quando vedete la sofferenza dell’altro voi iniziate a non soffrire più perché avendo sviluppato la compassione amorevole, non lo criticate più, non lo giudicate, non lo odiate più, non avete desiderio di punirlo ma solo di fare qualcosa o dire qualcosa per aiutarla a soffrire di meno e questo significa appunto che la compassione è nata nel vostro cuore. A qual punto potete praticare l’ascolto profondo e la parola amorevole. Poi, sempre durante il ritiro dopo avere praticato un po’ si inizia la riconciliazione e si applica la parola amorevole di cui questo è un esempio “Caro/a so che hai sofferto molto negli ultimi tempi, non sono stato in grado di aiutarti a soffrire di meno, al contrario ho agito e reagito in modo tale da fari soffrire di più. Non avevo mai avuto intenzione di farti soffrire, è solo che non ho capito la tua sofferenza per cui se tu non mi aiuti a comprendere e a condividere con me la tua sofferenza, chi mi aiuta?”. A questo punto praticate l’ascolto amorevole (compassionevole) è la pratica che da a chi parla l’opportunità di svuotare il cuore. Mentre ascoltate inspirate ed espirate consapevolmente e ascoltate la persona mantenendo ferma la compassione, con l’unico scopo di farla soffrire di meno. Se avete ferma la compassione qualsiasi cosa che l’altro potrebbe dire non vi ferirà e non vi toccherà perché appunto sarete protetti dalla compassione. Mentre la persona si svuota ci sarà rabbia, irritazione critica verso di voi, ma anche errate visione. Non dovete interrompere mai la persona altrimenti irritate di più l’altra persona, ricordare che voi avete il solo scopo di ascoltare per farla soffrire di meno. Magari qualche giorno dopo potete tentare di correggere qualche sua percezione, ma non in quel momento! Questa è una pratica benefica e porta guarigione.

Il miracolo della riconciliazione accade sempre nei nostri ritiri e voi avete la compassione allo stesso modo di Avalokitesvara, voi siete Avalokitesvara, il Buddha della compassione. E non hai bisogno di essere buddhista per fare questo. Nei nostri ritiri la maggior parte delle persone non sono buddiste.
Note: 

(*1) La base degli addestramenti è la presenza mentale. Essi proteggono la nostra libertà e rendono bella la vita. Usati come linee guida per la nostra vita quotidiana sono la base per la felicità di individui, coppie, famiglie e società.
Il Primo Addestramento alla Consapevolezza: Rispetto per la Vita
Consapevole della sofferenza causata dalla distruzione della vita, mi impegno a coltivare la visione profonda dell’interessere e la compassione e a imparare modi di proteggere la vita di persone, animali, piante e minerali. Sono determinato(a) a non uccidere, a non lasciare che altri uccidano e a non dare il mio sostegno ad alcun atto di uccisione nel mondo, nei miei pensieri o nel mio modo di vivere. Riconoscendo che le azioni dannose nascono dalla rabbia, dalla paura, dall’avidità e dall’intolleranza, le quali a loro volta derivano da un modo di pensare dualistico e discriminante, coltiverò l’apertura, la non discriminazione e il non attaccamento alle opinioni per trasformare la violenza, il fanatismo e il dogmatismo in me stesso(a) e nel mondo.

Il Secondo Addestramento alla Consapevolezza: Vera Felicità
Consapevole della sofferenza causata dallo sfruttamento, dall’ingiustizia sociale, dal furto e dall’oppressione, mi impegno a praticare la generosità nel mio modo di pensare, di parlare e di agire. Sono determinato(a) a non rubare e a non appropriarmi di nulla che possa appartenere ad altri; condividerò tempo, energia e risorse materiali con chi è in stato di bisogno. Praticherò l’osservazione profonda per riconoscere che la felicità e la sofferenza degli altri non sono separate dalla mia stessa felicità e sofferenza; che è impossibile essere davvero felici senza comprensione e compassione e che rincorrere ricchezza, fama, potere e piaceri dei sensi può portare molta sofferenza e disperazione. Sono consapevole che la felicità dipende dal mio atteggiamento mentale e non da condizioni esterne; so che per vivere felicemente nel momento presente mi basta ricordare di avere già condizioni più che sufficienti per essere felice. Mi impegno a praticare il Retto Sostentamento per contribuire a ridurre la sofferenza degli esseri viventi sulla Terra e a invertire il processo di riscaldamento globale del pianeta.

Il Terzo Addestramento alla Consapevolezza: Vero Amore
Consapevole della sofferenza causata da una condotta sessuale scorretta, mi impegno a coltivare in me il senso di responsabilità e a imparare modi di proteggere la sicurezza e l’integrità di individui, coppie, famiglie e società. Sapendo che il desiderio sessuale non è amore e che l’attività sessuale motivata dalla brama è sempre dannosa per me stesso(a) e per gli altri, sono determinato(a) a non intraprendere relazioni sessuali prive di vero amore e di un impegno profondo e duraturo di cui renderò partecipi la mia famiglia e gli amici. Farò tutto ciò che è in mio potere per proteggere i bambini dagli abusi sessuali e per prevenire la rottura di coppie e famiglie a seguito di un comportamento sessuale scorretto. 
Riconoscendo che corpo e mente sono una cosa sola, mi impegno a imparare modi appropriati di prendermi cura della mia energia sessuale e a coltivare la gentilezza amorevole, la compassione, la gioia e l’inclusività – i quattro elementi fondamentali del vero amore – per la maggiore felicità mia e degli altri. Sappiamo che se pratichiamo il vero amore la nostra esistenza avrà una meravigliosa continuazione nel futuro.

Il Quarto Addestramento alla Consapevolezza: Parola amorevole e ascolto profondo
Consapevole della sofferenza causata dal parlare senza attenzione e dall’incapacità di ascoltare gli altri, mi impegno a coltivare la parola amorevole e l’ascolto compassionevole allo scopo di alleviare la sofferenza e promuovere la riconciliazione e la pace in me stesso(a) e fra gli altri – persone, gruppi etnici e religiosi e nazioni. Sapendo che le parole possono essere fonte di felicità o sofferenza, mi impegno a parlare in modo veritiero, usando parole che ispirino fiducia, gioia e speranza. Quando in me si manifesta la rabbia, sono determinato(a) a non parlare. Praticherò la respirazione consapevole e la meditazione camminata per riconoscere la mia rabbia e osservarla in profondità. So che le radici della rabbia possono essere trovate nelle mie percezioni erronee e nella mancata comprensione della sofferenza in me stesso(a) e nell’altra persona. Parlerò e ascolterò in un modo che possa aiutare me stesso(a) e l’altra persona a trasformare la sofferenza e a trovare una via d’uscita dalle situazioni difficili.
Sono determinato(a) a non diffondere notizie di cui non sono sicuro(a) e a non pronunciare parole che possano causare divisione o discordia. Praticherò la Retta Diligenza per alimentare la mia capacità di comprensione, amore, gioia e inclusività, e trasformare gradualmente la rabbia, la violenza e la paura che giacciono nel profondo della mia coscienza.

Il Quinto Addestramento alla Consapevolezza: Nutrimento e guarigione 
Consapevole della sofferenza causata da un consumo disattento mi impegno a coltivare una buona salute sia fisica che mentale per me stesso(a), la mia famiglia e la società, praticando la consapevolezza nel mangiare, nel bere e nei consumi in genere. Praticherò l’osservazione profonda del mio modo di assumere i Quattro Tipi di Nutrimento, ossia cibo commestibile, impressioni dei sensi, volizione e coscienza. Sono determinato(a) a non giocare d’azzardo, a non assumere alcolici, droghe o altre sostanze o stimoli che contengano tossine, come certi siti internet, videogiochi, programmi televisivi, film, riviste, libri e conversazioni. Coltiverò la pratica di tornare al momento presente per stare in contatto con gli elementi rasserenanti, risananti e nutrienti che si trovano in me stesso(a) e intorno a me, senza lasciare che rimpianti o dispiaceri mi trascinino di nuovo nel passato né che ansie, paure o avidità mi distolgano dal momento presente. 
Sono determinato(a) a non cercare di coprire la solitudine, l’ansia o altra sofferenza con acquisti e consumi compulsivi. Alla luce della contemplazione dell’interessere, orienterò le mie scelte di consumatore in modo da proteggere la pace, la gioia e il benessere nel mio corpo e nella mia coscienza, come nel corpo e nella coscienza collettivi della mia famiglia, della società e della Terra.

Storiella un pó Zen sulle Paramita

Questa storiella è una mia creazione, non nego di avere tratto spunto da altre che ho letto, ma è originale, ed è anche la prima che scrivo. Desidero renderla pubblica perchè spero che come aiuta me a ricordare i vari passaggi della Pratica delle sei Virtù, così possa aiutare tutti voi.
Seguono tre paragrafi, il prino è la storia vera e propria, il secondo spiega brevemente le Paramita ed il terzo si occupa di chiarire le analogie tra la storia e il suo significato.
Spero vi sia gradita, grazie per avermi letto.
Davide.

Oggi il mio Maestro mi ha detto: “Entra in quella stanza buia, in fondo troverai una scatola al cui interno si trova una statuetta del Buddha. Rompi la scatola, prendi pure il prezioso contenuto ma fai attenzione: la stanza è piena di individui che con ogni mezzo cercheranno di opporsi al tuo intento. Ora vá e poi torna qui da me”.
Allora presi una candela per illuminare la stanza e senza arrabbiarmi o farmi distrarre da quelli che mi si opponevano sono arrivato davanti alla scatola. Sferrai un colpo forte e deciso con il martello che avevo preso con me, riuscii a rompere la scatola, presi la preziosa statuetta del Buddha e subito la donai alle stesse persone che fino a poco prima mi si opponevano.
Quando uscii dalla stanza il mio maestro mi guardò e sorrise, accennando gentilmente con il capo in segno di approvazione.

Significato della Pratica delle Sei Virtù Trascendenti o delle Sei Paramita.
Esse sono: Generosità, Moralità (etica), Pazienza, Forza (impegno entusiastico), Meditazione (concentrazione stabile), Saggezza.
La radice della sofferenza è l’ignoranza. Per sconfiggere l’ignoranza occorre realizzare la saggezza che è la comprensione della vacuità ed è l’antidoto contro l’ignoranza (il primo dei cosiddetti “tre veleni radice”). Per realizzare la vacuità ci vuole la meditazione, per meditare senza “distrazioni” bisogna rispettare la morale che é il comportamento corretto consistente nell’abbandonare i “10 atti negativi” (Uccisione, Furto, Scorretta condotta sessuale, Menzogna, Calunnia/maldicenza, Offesa/ingiuria, Chiacchere inutili, Bramosia, Cattiveria/malignità, Opinioni errate), permettendoci di non essere “distratti”, essere maggiormente concentrati sul concetto di vacuità e quindi comprendere la vera natura dei fenomeni. Per essere moralmente corretti occorre forte impegno entusiastico che significa proseguire con fermezza, costanza e fiducia nel rispetto dell’etica, anche rallegrandoci quando riusciamo in questo intento. La pazienza è l’antidoto della rabbia e dell’odio (secondo dei tre veleni radice), e significa anche sopportare le difficoltà e lo sforzo di comprendere il Dharma. La generosità è l’antidoto dell’attaccamento (terzo dei tre veleni radice) ed è necessaria anche perché la motivazione che ci spinge a raggiungere l’illuminazione deve essere esclusivamente quella di ottenerla per il bene di tutti gli esseri senzienti.

La statua del Buddha è il dono dell’illuminazione da raggiungere, mentre la scatola che la contiene è l’ignoranza che la offusca. Il martello rappresenta la saggezza cioè la potente arma che elimina l’ignoranza, e la mano che lo impugna è la morale che permette la meditazione senza distrazioni per realizzare tale saggezza. Così come il braccio guida la mano, allo stesso modo l’impegno entusiastico sostiene la morale. La pazienza è stata praticata per non avere perso la calma davanti agli ostacoli presenti nella stanza e la generosità è rappresentata dal donare a chi ci aveva ostacolato la statuetta del Buddha che è stata conquistata.

Studio di due brevi affermazioni di Maestri Zen sulla meditazione

Una frase del Maestro Dogen (ZA-ZEN) dice “Coloro che fanno dell’illusione un grande risveglio queste sono le persone della via, coloro che fanno del risveglio una grande illusione questa sono le persone del mondo”. Chi riesce a tradurre psicologicamente le forme materiali del mondo che tanto sono capaci di attrarci creando le illusioni, illumina l’originaria sfera psichica da cui queste forme originano. Chi si attacca alla buddhità come risveglio personale crea una illusione.
La prima parte della frase vuol dire che Il Buddha realizzò che anche l’illusione fa parte dell’illuminazione. L’illuminazione non è qualcosa di ben definito ma risveglia l’archetipo del Buddha che è anteriore alla coscienza; questo archetipo può essere considerato come una mente originaria pura e non contaminata contenuta fin dall’inizio all’interno di ogni singolo essere umano e che in età adulta assume la forma del Sé tendendo a sviluppare una propria vita autonoma e a creare una forma di attaccamento ad esso che è l’origine delle illusioni. Il Buddha ha risvegliato la mente originaria, è libero dalle illusioni, per questo si dice cha ha la mente illuminata. La seconda parte della frase invece ci spiega che molte persone che meditano, che studiano i testi, che fanno continuamente congetture sull’illuminazione credendo di sapere bene che cos’è e che pensano sempre a raggiungerla in realtà creano una grossa illusione frutto del loro attaccamento all’illuminazione stessa.
Un’altra frase di un Maestro cinese è: “Gli esseri senzienti ignorano di essere dei Buddha potenziali, mentre un Buddha non vede la differenza tra sé stesso e gli altri esseri”. Ognuno di noi è diverso dagli altri, ma in profondità, nella mente originaria, fonte della consapevolezza pura e incontaminata, tutti siamo lo stesso essere. Da un punto superficiale ognuno di noi ha un ego (il Sè autonomo di cui sopra) ma da un punto di vista più profondo siamo tutti uno, abbiamo tutti la stessa mente originaria pura e incontaminata. Il Buddha sa che gli esseri senzienti hanno la mente contaminata e ci dice che la via per essere liberi dall’illusione e dalla sofferenza è quella di realizzare il non attaccamento all’Io. E’ per questo che Buddha divenne l’immagine del compimento del Sé.
In questo senso la meditazione è la consapevolezza di cogliere qualcosa che è già dentro di noi, ma soprattutto all’inizio non deve essere presa in maniera seria, rigida ma con semplicità, calma, quiete, anche con un po’ di ironia. Quel qualcosa che si va a cogliere è appunto il compimento del Sé, la serena libertà dalla contaminazione dall’attaccamento da tutte le creazioni egoistiche.
Per meditare non è richiesto sforzo ma impegno, alla base c’è la disciplina quotidiana e la fiducia nel maestro. L’impegno è la volontà di manifestare l’idea di volere meditare un po’ ogni giorno, lo sforzo prevede la presenza di un Io, di un ego che strumentalizza la pratica e quindi la meditazione diventa una pratica quotidiana come le altre. C’è il rischio di pensare che siccome ho scelto di meditare allora devo farlo, cioè mi sforzo. Il risultato è quello di restare fermi al punto di partenza proprio perché non si riesce ad uscire dalla dimensione dello sforzo. In questa situazione la pratica della meditazione potrebbe condurre all’irritabilità o a fare diventare scontrosi, al contrario devono creare armonia con gli altri e con se stessi. La meditazione deve essere una pratica naturale, all’inizio c’è un po’ di sforzo ma presto scompare. Deve essere come un ruscello che scorre naturalmente verso il mare: all’inizio scorre lento e man mano che si ingrossa scorre con più facilità.