Lam Rim ChenMo, traduzione italiana – a cura di Davide

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(Immagine dal sito http://www.samantabhadra.org)

Ho letto in inglese e ho umilmente tradotto meglio che potevo questo bellissimo testo di Lama Tzong Kapa a proposito del cammino per raggiungere l’illuminazione, affinchè anche coloro che non conoscono bene l’inglese (come me del resto!) possano trarne beneficio. Dedico il mio lavoro agli innumerevoli Buddha passati, presenti e futuri.
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I have read and I humbly translated into Italian language as best I could this beautiful text of Lama Tzong Kapa about the path to enlightenment, so that even those who do not know English well (like me after all!) Can benefit from it. I dedicate my work to the countless Buddhas of the past, present and future
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Lam Rim ChenMo

The foundation of all good qualities is the kind and venerable guru;
Correct devotion to him is the root of the Path
By clearly seeing this and applying great effort
Please bless me to rely upon him with great respect.

Il fondamento di tutte le buone qualità è ciò che si ritrova in un venerabile guru;
Una corretta devozione per lui è la radice del Sentiero
Avendo chiaramente compreso questo e applicando grande sforzo
Mi conceda il Buddha la benedizione a fare affidamento sul maestro con grande rispetto.

In che modo la devozione verso un guru diventa il fondamento di tutte le nostre buone qualità?
La devozione (corretta) ha due vie principali, del pensiero e della azione.

Corretta devozione attraverso il pensiero si raggiunge il giorno in cui si ha la convinzione che il Guru sia un Buddha nonostante le sue manifestazioni esteriori e comportamenti (o parole) verso di noi che all’inizio possiamo non capire ma che possono benissimo essere usati per insegnarci la dottrina.

L’ultima riga del verso richiede benedizioni dei Buddha per raggiungere questo spontaneo, incrollabile convinzione eterno che Guru è Buddha in qualsiasi circostanza. Senza questa convinzione, non vi è alcun fondamento, radice per l’illuminazione.

Corretta devozione attraverso l’azione significa fare offerte non solo materiali, ma anche di servizio agli altri e dedicarsi alla propria pratica del Dharma. Ogni forma di servizio utile agli esseri senzienti, come ad esempio il volontario in ospizio, magari condividendo il Dharma e fornendo ispirazione per gli altri, è un’offerta anche al Guru.

La devozione suprema attraverso l’azione è quello di praticare a fondo il consiglio del guru, come gli aspetti principali del sentiero (rinuncia, bodhicitta, saggezza che realizza la vacuità) e vivere una vita moralmente etica.

Understanding that precious freedom of this rebirth is found only once,
Is greatly meaningful and is difficult to find again,
Please bless me to generate the mind that unceasingly, day and night, takes its essence.

Capire che la preziosa libertà di questa rinascita (come essere umani che seguono il Dharma) è unica,
È molto significativo ed è difficile da trovare di nuovo,
Mi conceda il Buddha la benedizione per generare la mente che incessantemente, giorno e notte, prenda consapevolezza di questo.

Una preziosa rinascita umana è quella in cui:
– si è liberi da una scorretta visione (non credere alla esistenza della tripla gemma, alla legge del Karma, al ciclo delle infinite rinascite); anche se non abbiamo ancora raggiunto la realizzazione spirituale del nirvana, noi abbiamo la fede e la convinzione che se pratichiamo la virtù, siamo in grado di raggiungerlo. Non tutti gli esseri umani hanno questa visione.
Ci sono tre tipi di esseri: quelli dotati di una piccola capacità (shravaka), quelli dotati di medià capacità (pratyeka) e quelli di grande capacità (mahayanici).

– Si è liberi di non essere rinati come animali (che non hanno intelletto e quindi non possono guadagnate meriti),
– non siamo rinati come esseri infernali (indicibili sofferenze che non permettono alla mente di concentrarsi su cose che non siano la sofferenza che si sta provando
– non siamo rinati come spiriti affamati (preta), la causa della rinascita nel regno dei preta sono le azioni miserrime, riluttanza nel non aiutare gli altri. I corpi dei preta sono grossi ma il loro regno è piccolo e qunidi vivono stipati, hanno colli così lunghi che ora che bevono o mangiano il cibo impiega così tanto tempo ad arrivare allo stomaco che essi hanno sempre fame oppure sete. Quando scopriamo di avere una grave malattia noi dovremmo rigioire per questo. noi preghiamo sempre che ci venga data la opportunitá di fare una buona pratica spirituale, di prendere la sifferenza degli altri su di sè e dare ad essi gioia e virtù. Sebbene la malattia porti sconforto, aveno noi ottenuto una trasformaziine mentale compassionevole, quando sarà il momento di trapassate potremo gidere di buone rinascite e saremo abili ad aiutare gli altri. la prayica del Tong (dare) Len (prendere) si basa su questo.

– Non siamo nati in un tempo in cui non era conosciuta la dottrina del Buddha o essa non era accessibile,
– non siamo rinati come dei o semi dei (è la condizione in cui noi abbiamo compiuto azioni positive ma non seguendo il dharma per cui abbiamo accumulato karma positivo che è destinato ad esaurirsi e a farci quindi nuovamente sperimentare sofferenza).

Per ottenere la preziosa rinascita umana, si ha la necessità di creare 3 cause e cioè (1) moralità o etica evitando le 10 non-virtù (2) impegnarsi nella pratica delle sei perfezioni (3) avere l’aspirazione di ottenere la preziosa rinascita umana.

Le 10 non virtù:
3 del corpo – uccidere, rubare, cattiva condotta sessuale
4 di parola – mentire, linguaggio aspro, divisioni, pettegolezzi
3 della mente – bramosia, malevolenza, scorretta visione

Le 6 Perfezioni sono la morale, la generosità, la pazienza, la perseveranza gioiosa, la concentrazione e la saggezza che realizza la vacuità e impegnarsi anche nei 3 addestramenti superiori della moralità, concentrazione e saggezza. Come si può vedere da quanto sia difficile evitare 10 non-virtù, la probabilità di ottenere un’altra rinascita umana è altamente improbabile, per questo la preziosa rinascita umana porta il potenziale di Buddha.

Quindi, come si fa a estrarre l’essenza di questa preziosa rinascita umana?
• Come minimo, raggiungere il percorso dell’essere di piccola capacità che è di purificare le cause di rinascita nei tre regni inferiori; di puntare a un’altra preziosa rinascita umana di essere in grado di impegnarsi nella pratica del rifugio;
• Ancora meglio, raggiungere il percorso dell’essere capacità media che è di rinunciare samsara e di impegnarsi nei 3 addestramenti superiori della morale, della concentrazione e della saggezza, allo scopo di raggiungere il nirvana;
• La cosa migliore è quello di seguire il percorso della più alta della capacità dell’essere che è di impegnarsi nella rinuncia sia per sé stessi che per tutti gli altri esseri, di coltivare bodhicitta e di praticare le 6 Perfezioni per realizzare la Buddhità.
Il versetto si conclude con una preghiera al Buddha per avere una conoscenza costante degli insegnamenti e l’ispirazione nel nostro cuore, giorno e notte, per praticare alla perfezione.

This life is as impermanent as a water bubble
Remember how quickly it decays and death comes
After death, just like a shadow follows the body
The results of black and white karma follow.

Questa vita è impermanente come una bolla d’acqua
Ricordate quanto essa velocemente decade e come la morte arriva
Dopo la morte, proprio come l’ombra segue il corpo
I risultati del karma bianco e nero seguono.

L’impermanenza è uno dei principali insegnamenti che il Buddha ci ha lasciato ed è molto importante per gli esseri dalla piccola capacità che cercano di evitare la sofferenza del samsara ed evitare la rinascita nei regni inferiori. Comunque anche gli esseri che praticano un atteggiamento Mahayana ma che non hanno la motivazione corretta che è quella di raggiungere l’illuminazione per aiutare gli altri esseri viventi e non quella scorretta che si quando la motivazione è solo quella di essere liberi dal samsara ed evitare la sofferenza sono considerati esseri di piccola capacità.

La vita è fragile come una bolla d’acqua. Quando parliamo della natura impermanente della nostra vita, è necessaria una riflessione su 3 punti:
1. Capire che la morte è certa
2. L’ora della morte è incerto
3. Solo il Dharma ci può aiutare al momento della morte.
Quando arriva la morte, solo la mente che è abituata, esercitata e che pratica le virtù e il Dharma, la mente che ha una impronta di gentilezza, etica e virtù, si sente sostenuta e protetta dalla paura insopportabile della morte. Vi è un urgente bisogno per noi di ottenere tali impronte positive, perché tutti dobbiamo affrontare la morte e sperimentare la dissoluzione dei nostri cinque elementi e della coscienza. L’esperienza della dissoluzione degli elementi e della coscienza al momento della morte può essere temuta sopratutto per la sua intensità. Per capire meglio quando si dissolve l’elemento terra è come se un peso di 10000 tonnellate ci schiacciasse. Questo non è che accade realmente, ma è una proiezione mentale negativa dovuta all’impronta karmica negativa.

Al momento della morte, il karma accumulato nella vita che sta per terminare si sprigiona, si attiva e collega l’essere che muore all’altro che sperimenta la rinascita. Se una mente fortemente negativa è presente al momento della morte, potrebbe portare l’essere a rinascere in uno dei regni inferiori.

Nel Lam Rim, uno dei promotori più forti al nostro impegno nella pratica è la meditazione sulla morte e l’impermanenza. Non dobbiamo avere alcun concetto di un sé come di un essere permanente. Eppure, anche se parliamo di impermanenza, ci soffermiamo costantemente su una visione del nostro sé nel domani (!), non ricordando che la morte potrebbe accadere in qualsiasi momento, anche in questo momento, su questo cuscino.

Il Buddha ci insegna che dal momento che la caratteristica di ogni essere senziente è quella di avere gli aggregati fisici che sono sottoposti a decadimento, ecco che l’essere stesso non ha possibilitá di essere considerato permanente.

Senza la consapevolezza della morte la nostra vita ci passa accanto senza che noi ce ne accorgiamo (non vi capita mai di pensare: “accidenti, sembra ieri che ho finito le scuole…”. A causa di non conoscere il momento della morte, quando arriva quel momento, non abbiamo ancora accumulato la virtù del Dharma e si affronta l’evento con molta paura, rammarico e delusione, che a sua volta innesca il proprio karma negativo accumulato, e quindi siamo gettati in una rinascita in un regno inferiore. Nascita nel regno animale significa che non vi è alcuna possibilità di praticare la virtù. La rinascita nel regno dei preta è ancora peggio e figuriamoci il regno infernale, dove si è completamente tormentati da estrema sofferenza. Abbiamo precedentemente discusso che questa preziosa rinascita umana è rara, ottenibile rarissime volte o addirittura solo una volta. Se non la usiamo per coltivare il Dharma e la virtù, non ci sarà alcuna possibilità di praticarla di nuovo.

Una delle pratiche più potenti per superare la rinascita regno inferiore è quello di abbandonarsi totalmente alla protezione della Triplice Gemma (Buddha, Dharma, Shanga). Ciò significa praticare prendendo rifugio e coltivando i voti del rifugio.

Al fine di stabilire un’autentica presa di rifugio, abbiamo bisogno di: (A) generare la fede irreversibile; (B) la paura dei regni inferiori; cioè la paura non superstiziosa, ma che è
basata sulla comprensione della morte e l’impermanenza, il karma e le caratteristiche dei regni inferiori.

Partecipare alla cerimonia della presa del rifugio non ci rende Buddhisti. Per essere tali dobbiamo avere fede e devozione nel Buddha e nelle sue qualità, una chiara comprensione della sofferenza dei regni inferiori e delle cause che possono portare ad una tale rinascita, solo in questo modo quando prenderemo rifugio il nostro rifugio sarà genuino.

Prendere rifugio nel Buddha: si prende il voto di ascoltare gli insegnamenti e vivere la propria vita secondo i voti e non lasciare mai che la nostra devozione venga meno.

Prendere rifugio nel Dharma: Questo è il rifugio reale che ha due aspetti. Il rifugio tradizionale e il rifugio finale (saggezza che realizza la vacuità).
Il rifugio Convenzionale è riferito ai Sutra, che contengono gli insegnamenti del Buddha. Mentre il rifugio finale si riferisce alla realizzazione della mancanza di esistenza intrinseca dei fenomeni (vacuità appunto). La vacuità è l’antidoto diretto all’ignoranza e cioè alla visione erronea dell’esistenza di sé e dei fenomeni in maniera indipendente dalle cause e condizioni che li hanno creati. Rimuovendo l’ignoranza, tutte le sofferenze finiscono.

Per prendere l’ultimo rifugio, abbiamo prima bisogno di sviluppare fiducia e comprensione verso gli insegnamenti convenzionali. E ‘attraverso questi che impariamo chi siamo, ciò che deve essere adottato e ciò che deve essere abbandonato e perché non c’è motivo di avere attaccamento al sé permanente. Quindi ecco perchè lo studio del Dharma è importante.
Tuttavia bisogna sapere che il Buddha ci ha consigliato di non affidarsi ciecamente a questi insegnamenti, ma ad ascoltare bene, quindi analizzare gli insegnamenti, allo stesso modo in cui un orafo controlla oro – egli lo possiede, lo taglia, brucia e gratta prima di concludere che sia oro vero . Allo stesso modo, il Buddha ci ha chiesto di affrontare i suoi insegnamenti con una mente introspettiva e solo quando si arriva al punto in cui si trovano gli insegnamenti logici, si medita poi su di essi profondamente per abituarci a condurre la nostra vita seguendoli.

Prendere rifugio nello Sangha: L’attuale rifugio Sangha si riferisce agli esseri Arya, quei praticanti che hanno maturato la realizzazione diretta della vacuità. Possono essere monaci, suore, laici e, naturalmente, il Buddha. L’Ordinazione non è un criterio per essere un Arya.
Non tutti i monaci e monache hanno diretta realizzazione della vacuità, ma a causa dei voti in loro possesso, se si possiede rispetto dal profondo del proprio cuore al Sangha convenzionale, ci saranno vantaggio per uno sviluppo spirituale. Sangha finale invece è avere la realizzazione diretta della vacuità, ma dal momento che non è facile arrivare ad essere un Arya, nel frattempo c’è lo Sangha convenzionale per imparare.

L’ultima riga di questo versetto: “Dopo la morte, proprio come l’ombra segue il corpo; I risultati del Karma bianco e nero seguono “si riferisce alla cruciale dottrina del Karma, comune tra le varie tradizioni buddhiste.

Ci sono 4 caratteristiche del karma:
1. Una Volta che l’azione karmica è commessa, i risultati ad essa correlati sicuramente saranno sperimentati.
2. Il Karma moltiplica la sua potenza se non purificato. Esempio, se abbiamo volutamente ucciso (es. delle formiche) senza purificare il karma entro qualcosa come 17 giorni,esso si amplifica negativamente e sarà equivalente a quello dell’uccidere un essere umano. Allo stesso modo, anche una piccola azione virtuosa che crea karma positivo si può amplificare.
3. Non sperimenteremo mai i risultati karmici riferiti ad azioni delle quali non abbiamo creato la causa. Ciò deriva dal fatto che le cause positive danno risultati positivi; cause negative creano risultati negativi. Così tutti i problemi che attualmente affrontiamo provengono dal karma negativo che abbiamo commesso in passato che non è stato purificato. Come un contenitore inquinato, se si versa acqua pulita dentro essa risulterà contaminata. Allo stesso modo, non possiamo aspettarci di avere la felicità e di essere senza problemi se continuiamo a commettere atti negativi!
4. Il Karma creato non si estingue da solo a meno che non venga purificato (nel caso del karma negativo), perché la natura del karma è quello di maturare nei risultati.

Abbiamo dunque bisogno di agire con consapevolezza, come una guardiano vigilare su tutte le nostre azioni di corpo, parola e mente. L’introspezione è un altro aspetto della mente che agisce come un ispettore. Quindi l’ introspezione supervisiona il guardiano, in questo modo ci proteggeremo dal compiere negatività attraverso il corpo, parola e mente.

Cosa deve essere allora adottato e cosa deve essere abbandonato? Evitate le 10 azioni non virtuose:
Le 3 non virtù del corpo: Uccidere, rubare e cattiva condotta sessuale. Per l’uccisione, si include anche quella delle zanzare! Siamo disturbati dalle zanzare perché in passato ne abbiamo uccise molte. Abbiamo bisogno di purificare il karma passato ed evitare di creare nuovo karma negativo che creerebbe una condizione che favorisce la ripresentazione delle zanzare che ci infastidiscono. Rubare include prendere cose incustodite senza autorizzazione. Cattiva condotta sessuale ha diversi aspetti, tra cui avere rapporti con qualcuno che è già impegnato con un altro.
le 4 non virtù del discorso – mentire (anche a scopo di non ferire l’altro), aspro discorso, discorso che divide (persone) e pettegolezzi.
Le 3 della mente- bramosia, malevolenza e avere visioni errate. Un esempio di errata visione è il non credere nella legge del karma, alla Triplice Gemma o alle 4 Nobili Verità.

Il compimento di ciascuna delle dieci azioni non virtuose, farà sorgere 3 tipi di risultati.
Esempio: azione di uccidere
• Risultato maturato – ad esempio l’uccisione porterà ad una rinascita nei reami inferiori
• Risultati analogo alla causa – ad esempio la nostra vita sarà sempre in pericolo o sarà breve, soffriremo di una malattia grave o avremo una grave menomazione
• Risultato ambientale – ad esempio si sperimenterà una rinascita in un luogo dove le condizioni di sostegno alla vita sono sfavorevoli.

Un’azione è “completa” e porterà il risultato karmico pieno quando si verificano questi 4 fattori che devono essere presenti in relazione ad un’azione –
1. Intenzione di compiere l’azione
2. Oggetto verso cui è rivolta l’azione
3. L’atto fisico del compiere l’azione
4. Provare soddisfazione per il risultato previsto ed ottenuto.
Se tutti e 4 i fattori sono presenti, saranno sperimentati i tre tipi di risultati. Se meno di 4 fattori sono presenti, ci sarà ancora una conseguenza karmica, ma il risultato potrebbe non essere intenso come lo sarebbe se risultassero soddisfatte le 4 condizioni viste sopra.

Abbiamo bisogno di purificare il nostro karma negativo ed evitare di commettere nuovo karma negativo. Alcuni praticanti fanno rito di purificazione, ma non sono risoluti nello smettere di commettere nuovo karma negativo; o si concentrano a vivere la loro vita recitando preghiere e andando in pellegrinaggio, ma non intervengono mai per purificare karma passato. Il risultato è quello di continuare a sperimentare sofferenza. Praticanti Saggi si impegnano negli atti di purificazione del karma negativo passato ed evitano nuovo karma negativo. Abbiamo bisogno anche di impegnarci in azioni virtuose, perché anche le piccole azioni karmiche positive si moltiplicheranno. Se si salva la vita di una formica, nel tempo, è come salvare una vita di un essere umano. Tanta buona sorte sorge nel salvare una vita. L’impegno in azioni virtuose deve essere costante, a volte viviamo come se Buddha ci avesse dato una vacanza dal karma!

C’è qualche speranza di rimediare una volta che abbiamo commesso karma negativo? SI! Siamo in grado di purificare applicando i 4 Poteri che agiscono come antidoto (solo preghiere e devozione al Buddha non sono sufficienti). Il Buddha ha insegnato nei Sutra e nel Vinaya che tutte le forme di azione negativa compresi i crimini efferati, possono essere purificati.
I 4 Poteri Antidoto sono:
1. Potere del rifugio (come abbiamo già discusso prima).
2. Potere del Rammarico (da non confondere con il senso di colpa).
Rammarico è riconoscere le proprie azioni negative e gli svantaggi che essa comporta. Abbiamo quindi bisogno di capire che ci saranno conseguenze se non purifichiamo le negatività del passato e dovremmo supplicare il Buddha chiedendo benedizioni per aiutarci a purificare la mente.
3 Potere del rimedio.
Con un cuore pieno di sincero rammarico, recitiamo il mantra di Vajrasattva mantra o meditiamo sugli insegnamenti. Ci sono antidoti specifici per ogni azione negativa, ad esempio l’antidoto alla rabbia è la pazienza e l’antidoto all’attaccamento è il distacco attraverso la riflessione sugli aspetti poco attraenti dell’oggetto di attaccamento.
Il rimedio più forte è la meditazione sulla vacuità. Meditate sul fatto che ogni singolo fenomeno, compreso karma il negativo (e positivo) sono esistenza-dipendenti (interdipendenti) e lo stesso fenomeno può essere solo causa, solo effetto, ma spesso la causa di uno e può essere l’effetto di un altro fenomeno precedente. Ad esempio: io dò uno schiaffo a una altra persona e domani prendo un calcio da una terza persona. La persona che riceve lo schiaffo sta sperimentando il risultato negativo di una azione karmica negativa, io che dó lo schiaffo creo la causa che il giorno dopo mi porterà a subire il risultato di prendere un calcione. I fenomeni sono etichettati per poterli descrivere, non hanno una esistenza indipendemente da tutto in resto e non sono immutabili.
Un altro esempio: quando siamo arrabbiati con un altro, dovremmo pensare che abbiamo causato karma in passato e ora sperimentiamo il fatto di incontrare questa persona difficile. Quindi, il problema non sta negli altri, ma in se stessi e nelle emozioni negative. Si dovrebbe analizzarela la realtà in questo modo per trovare la vera causa delle proprie emozioni derivanti. Riflettere su come un momento di rabbia distrugge innumerevoli eoni di merito e un momento di pazienza porta tanta bellezza alla propria vita. In alternativa, quando ci arrabbiamo, possiamo ricorrere alla visualizzazione di una immagine di Buddha o l’immagine Kuan Yin. Oggetti sacri hanno questo vantaggio di soggiogare la mente.
4. Meditazione sugli insegnamenti del Buddha è il modo più efficace per purificare il karma ed è più efficace della semplice recitazione dei mantra.

Dobbiamo inoltre fare voto di non commettere nuovamente tale azione dal karma negativo. L’arco di tempo della promessa idealmente dovrebbe essere tutta la vita, ma dal momento che potremmo scoprire che sarà difficile da realizzare, invece di tutta la vita potremo promettere di impegnarci per un periodo di tempo più breve. Svolgendo l’atto di evitare l’azione negativa per tale periodo, la promessa si compirà e la purificazione completata. Dobbiamo avere convinzione in questo.

Finding firm and definite conviction in this,
Please bless me always to be careful
To abandon even the slightest negativities
And accomplish all virtuous deeds.

Trovare ferma e definitiva convinzione in questo,
Mi conceda il Buddha la benedizione ad avere attenzione costante
Per abbandonare anche le minime negatività
E compiere tutte le azioni virtuose.

Questo versetto, “Con questa ferma convinzione …” si riferisce alla definitiva convinzione in ciò che è stato insegnato nel Verso precedente: l’impermanenza e la morte, il karma, la causa e i risultati e la necessità di purificare.
Ogni singolo momento della nostra vita richiede la piena consapevolezza nel nostro corpo, parola e mente, anche attraverso semplici gesti, atti momentanei di rispetto e virtù che possono sorgere seguendo gli insegnamenti. Allo stesso modo, dobbiamo supplicare Buddha di benedirci affinchè le nostre menti, grazie al Dharma ci permettano di vivere una vita eticamente e morlamente corretta.

Il fondamento di tutte le buone qualità è contenuto nel Lam Rim (il sentiero graduale verso l’illuminazione), che contiene gli insegnamenti nei 3 ambiti, quello della devozione per il guru, delle cause e dei metodi per raggiungere l’illuminazione.

Il piccolo campo di applicazione di un praticante che segue gli insegnamenti è solo l’obiettivo di evitare la rinascita nei regni inferiori e puntare a una migliore rinascita.
Per il medio campo di applicazione degli insegnamenti, ci sono 2 tipi di praticanti, l’ ascoltatore e i realizzatori solitari. I primi, gli ascoltatori sono quelli che preferiscono vivere una vita praticando il Buddhahdarma attraverso l’affidamento sul discorso e su un insegnante per ottenere la liberazione. I Realizzatori solitari sono quelli che prima imparano il Buddhadharma e poi vanno alle grotte o giungle o in luoghi isolati a fare la loro pratica di meditazione solitaria fino a raggiungere la liberazione. La loro pratica consiste nei tre addestramenti superiori (moralità, concentrazione e saggezza che realizza la vacuità) sulla base delle 4 Nobili Verità, l’ottuplice sentiero e i 12 anelli della origine interdipendente per raggingere lo scopodi abbandonare il samsara.
Il Grande Scopo si riferisce al praticante mahayanico, i cui obiettivi non sono solo per la liberazione personale, ma per la piena illuminazione per se stessi e per tutti gli esseri viventi.

Le pratiche mahayaniche saranno discusse in seguito. Come introduzione generale, la pratica del Mahayana è divisa in due modalità: la prima è detta “veicolo causale” (Yana) e riguarda coloro che seguono la via del bodhisattva che mira non solo a superare samsara per se stessi, ma per tutti gli esseri, mentre la seconda è detta “Yana risultante” (Tantra) il cui obiettivo è simile alla causale Yana, ma le cui pratiche comprendono il rivolgersi a divinità yoga e mantra. Lo Yana causale richiede 3 innumerevoli eoni di merito per accumulare il merito necessario per l’illuminazione, mentre lo Yana risultante raggiunge i meriti necessari all’illuminazione senza richiedere tutto quel lasso di tempo per farlo (può bastare anche solo una vita).

Seeking samsaric pleasures is the door to all suffering:
They are uncertain and cannot be relied upon.

Cercare la felicità nei piaceri del samsara è la porta a tutte le sofferenze:
Essi sono impermanenti e quindi non possiamo fare affidamento su di essi.

I piaceri samsarici sono ingannevoli. Ci sono 6 principali aspetti negativi del samsara
(I) Nulla nel samsara è immutabile e durevole (permanente) compresi gli amici, le persone care, il proprio corpo e la ricchezza.
(II) Il Samsara non è mai soddisfacente. Non può soddisfare la propria necessità di raggiungere la felicità duratura; tutto è temporaneo. La felicità ordinaria non è la vera felicità, ma semplicemente una riduzione dell’intensità della sofferenza. Anche se si pratica il Dharma, se lo facciamo solo per adempiere a scopi mondani, non si potrà ottenere soddisfazione duratura.
(III) Samsara ci costringe ad abbandonare ripetutamente i nostri corpi. Viviamo le nostre vite sul presupposto che vivremo ancora almeno per una settimana o non moriremo certo almeno fino al prossimo anno. Questo dimostra il nostro forte attaccamento alla permanenza (e spratutto attaccamento alla forma fisica). Rendiamoci conto che abbiamo sempre vissuto scartando le innumerevoli vite delle nostre esistenze per eoni.
(IV) Samsara ci impone di entrare ripetutamente nascita nei 6 reami. Se non purifichiamo l’ignoranza e cessiamo i 12 anelli concatenati della originazione intedipendente, non possiamo liberarci dalla rinascita in uno dei 6 regni, per rivivere in esso tutte le relative sofferenze.
(V) Samsara ci fa rimanere in uno stato fluttuante. Anche se abbiamo avuto la preziosa rinascita umana oggi, non sappiamo di che tipo sarà la rinascita della nostra prossima vita. Con la preziosa rinascita umana, abbiamo incontrato il Dharma, ma continuiamo ad avere problemi che sono dovuti alla impermanenza. Potremmo avere successo negli affari un momento e perdere tutto nel prossimo. Le situazioni sono molto traballanti. Uno era ricco, ma a causa di investimenti che vanno male, va in bancarotta. Eravamo in buona salute nella nostra gioventù, ma ora abbiamo perso vitalità e dobbiamo sopportare la degenerazione fisica. Anche dopo la nascita, tanto festeggiata arriverà alla fine il momento della morte, dove non ci saranno la torta e canzoni allegre. Quindi, abbiamo bisogno di chiedere al Buddha di benedire i nostri cuori per realizzare e ricordare questo.
(VI) Samsara ci fa essere isolati gli uni dagli altri. Stare insieme è l’inizio della separazione. C’è così tanto dolore quando ci si deve separare dai propri cari. Il dolore della separazione è una tortura.
A causa delle suddette 6 colpe, il piacere samsarico è ingannevole perché la sua vera natura è sofferenza. Meditate su questo. Ci aiuterà realizzare la liberazione.

Recognising these shortcomings,
Please bless me to generate the strong wish for liberation.

Riconoscendo questo difetto,
Mi conceda il Buddha la benedizione per generare il forte desiderio di liberazione.

Questo versetto illustra quindi la natura del percorso di liberazione, vale a dire la rinuncia del samsara che nasce dalla comprensione delle sofferenze insite in esso e di conseguenza di volere la essere liberi da tutto questo.
Abbiamo visto le carenze del samsara. Per raggiungere l’illuminazione, si ha la necessità di perfezionare i 3 insegnamenti essenzali di rinuncia, bodhicitta e vacuità.
La rinuncia è l’atteggiamento mentale di distacco verso il samsara. Vedendo la sofferenza dei 6 regni compreso quello della nostra attuale esistenza, possiamo vedere i difetti del samsara e generare la convinzione di non voler essere più parte di esso.

La scopo della piccola rinuncia è quello di staccare dall’esistenza samsàrica questa vita e puntare ad una migliore rinascita. Tuttavia, non vi è regno di esistenza nel samsara che ha la felicità duratura. Questa consapevolezza ci porta a cercare la liberazione definitiva dal Samara, che è anche lo scopo della media rinuncia. Lo scopo della più alta rinuncia è rendersi conto che non solo noi stessi si è intrappolati nel samsara, ma che anche tutti gli altri esseri in tutti glia ltri regni lo sono. Come tutti gli esseri sono stati nostri genitori molte volte, il più alto praticante sente la responsabilità di liberare tutti gli esseri dal samsara e condurli alla piena illuminazione.

Led by this pure thought,
Mindfulness, alertness, and great caution arise.
The root of the teachings is keeping the pratimoksha vows;
Please bless me to accomplish this essential practice.

Guidati da questo pensiero puro,
Consapevolezza, attenzione, e molta prudenza sorgono.
La radice degli insegnamenti è mantenere i voti pratimoksha (voti o precetti monacali che portano alla liberazione della ciclica esistenza);
Mi conceda il Buddha la benedizione per eseguire questa pratica essenziale.

Guidati da l’ispirazione per ottenere la liberazione, ci si impegna nella pratica dei voti pratimoksha.
Quali sono i voti pratimoksha? Ci sono 8 tipi diversi –
Voti di un monaco (253 voti)
2. Voti delle suore (364 voti)
3. Monaci e monache novizi (36 voti)
4. Voti dei laici che sono 5: uccidere, rubare, mentire, cattiva condotta sessuale e intossicazione. Questi impegni vanno mantenuti per tutta la vita. Bisogna prendere i voti da una persona che li possiede e vive una vita rispettandoli (Dalai Lama). La cerimonia di attribuzione voto non è un semplice rito, c’è bisogno che il concedente i voti sia un sostenitore dei voti e qui di viva una vita moralmente corretta e della persona che prende i voti che deve possedere una buona comprensione dei voti e del karma.

Come funziona la trasgressione di un voto? Quando uno conosce i 4 fattori che portano al risultato karmico pieno di una azione negativa che sta commettendo e nonostante questo procede portandola a termine a quindi a non rispettare il voto in questione. È anche permesso di prendere solo un voto o più e non necessariamente tutti e 5. Alle volte, anche se non abbiamo alcuna intenzione di rompere i voti, una disattenzione potrebbe causare che questo accada.

È urgente e importante per noi prendere i voti, in modo che almeno nella prossima vita, possiamo ottenere un’altra rinascita umana che ci permetta di continuare a praticare il Dharma. La causa per ottenere una preziosa rinascita umana è la moralità, la presa dei voti ed il mantenimento di essi.

Per quanto riguarda il quinto voto dell’evitare l’intossicazione che consiste nel non assumere sostanze che ci fanno perdere attenzione, consapevolezza e ci rendono deboli di volontà, ci offuscano la mente causando la rottura anche degli altri voti (uno è ubriaco fradicio e inveisce contro un monaco oppure tratta male la moglie o picchia i figli), se l’assunzione di questo è difficile, sia per cause di cultura (in occidente si pasteggia a vino, cena di lavoro, festeggiamenti, aperitivi con gli amici) almeno prendere il voto di “Farò del mio meglio per evitare di intossicarmi a meno che le condizioni non mi permettano il rifiuto, ma lo farò in modo da non ubriacarmi, di non esagerare (che è la causa di molti difetti)”. Oppure all’inizio stabilire un tempo finito in cui ci si ripromette di non ricadere nella rottura del voto dell’intossicazione, ad esempio una settimana, poi un mese, poi due, sei, un anno e poi smettere del tutto.

Uno dei migliori modi per evolvere nel percorso di liberazione è la pratica delle
4 Nobili Verità. Buddha Maitreya ha detto: “La sofferenza esiste (1 °
Nobile verità), le cause della sofferenza (la Seconda Nobile Verità delle cause); La salute deve essere raggiunta (terza Nobile Verità della cessazione) e la medicina deve essere presa (Quarta Nobile Verità del sentiero).

Quando si studiano le 4 Nobili Verità, si dovrebbe avere familiarità anche con i loro 16 aspetti totali: Quattro caratteristiche e quattro visioni errate per ciascuna delle quattro Verità.

La prima Nobile Verità della Sofferenza: Le sue 4 caratteristiche
1 – Impermanenza – a causa della natura della sofferenza che è di essere mutevole
2 – Sofferenza – a causa dei nostri aggregati contaminati, che in quanto tali sono nella natura della sofferenza
3 – Vacuità – perché gli aggregati sono vuoti di esistenza indipendente: pensiamo che il Sé non sia correlato agli aggregati, ma non è così. Non è corretto nemmeno che pensare che siano la stessa cosa o che l’Io sia la somma degli aggregati. Gli aggregati sono le porte attraverso le quali interagiamo con la realtà e sono: forma (i sei sensi), coscienza, percezione, sensazione, volizione (o azione).
4 – Assenza del Sé (Io) – non esiste un Sé o un “Io” indipendente, dotato di esistenza intrinseca ed immutabile (permanente) che è separato dagli aggregati, tutto dipende da cause e condizioni (l’Io, il sé, gli aggregati). Niente è permanente.
I 4 fraintendimenti (visioni errate) in relazione alla prima nobile verità
(A) Il nostro atteggiamento mentale nei confronti degli aggregati è di considerarli permanenti
(B) Pensiamo che i nostri corpi sono puri quando in realtà sono pieni di sangue, linfa, pus,
gas, acidi gastrici, muscoli, tendini (sono composti dai 4 elementi base (acqua, aria, fuoco, terra))
(C) Considerare che negli gli aggregati si possa trovare la felicità
(D) Considerare gli aggregati come il Sé o l’Io (arrabbiarsi quando qualcuno ci dice qualcosa di sbagliato o pizzica la nostra pelle, ecc). Riteniamo che l ‘”io” sia reale e permanentemente esistente e che viene danneggiato. Se si desidera perfezionare la realizzazione della Prima Nobile Verità, dobbiamo abbandonare le distorsioni.

La Seconda Nobile Verità (della causa) della sofferenza: le 4 caratteristiche sono causa, fonte, forte produzione e la condizione
1 – Causa della sofferenza risiede nelle 6 delusioni e 20 afflizioni secondarie e miriade di sub emozioni negative
2 – Fonte perchè esse sono la fonte di ogni sofferenza che si verifica
3 – Produzione forte perché generano intensa sofferenza
4 – Le delusioni sono le condizioni che portano alla sofferenza
I quattro fraintendimenti (visioni errate) in relazione alla Seconda Nobile Verità:
(A) Quando proviamo una sofferenza pensiamo: “Perché proprio io devo sopportare tutto questo?” Ignoriamo il fatto che la causa della sofferenza che proviamo è imputabile a noi e alle azioni negative che abbiamo fatto. Se c’è qualcuno da incolpare quello siamo noi stessi.
(B) Alcune persone pensano: “Dopo aver praticato il Dharma, sorgono ancora problemi” oppure “Dopo aver recitato le preghiere, i miei affari sono crollati!”; si chiedono questo perché non hanno mai imparato le 4 Nobili Verità. Le sofferenze hanno la causa nelle azioni sbagliate e negative. Se ci siamo impegnati in cause giuste e positive, ci saranno solo buoni risultati e non dovremo mai soffrire. Solo recitando una preghiera non ci darà tutto quello che vogliamo. Dopo tutto, se eseguiamo solo il 10% cause positive, come possiamo aspettarci 100% di risultati perfetti? Se abbiamo appena iniziato il cammino e abbiamo quindi smesso di compiere azioni negative dovremo ancora soffrire per tutte quelle compiute prima di avere abbracciato il Dharma. Alcune persone si lamentano che hanno praticato per 20 anni, ma che ancora hanno problemi e non realizzazioni; esse dovrebbero analizzare la loro vita onestamente. Non è così semplice.
(C) possesso di sofferenza, come prodotto da una sola causa, mentre invece sono molteplici
(D) credere di avere possesso di qualcosa di permanente, ma che è in continua trasformazione e soggetta a finire, prima o poi. Può essere un buon gelato che si scioglie, un amico carissimo che ci volta le spalle oppure possiamo vedere l’impermanenza della salute; a volte stiamo bene e a volte male, addirittura quando qualcuno vicino a noi muore, siamo scioccati, come se pensassimo di avere vita eterna. Si noti, tuttavia, che anche i nostri problemi sono impermanenti, ad esempio quello che un giorno può risultare difficile magari il giorno dopo ci è addirittura gradito.

La Terza Nobile Verità (della Cessazione). Le quattro caratteristiche: Cessazione, pacificazione, perfezione e definitiva nascita / evoluzione.
(1) Cessazione è la liberazione dalla sofferenza e dalle sue cause. È quello che si ottiene attraverso l’applicazione dei rimedi.
(2) Si tratta di pacificazione, perché è la separazione dalla delusione per sempre.
(3) Le due sopra rimuovono le sofferenze e delusioni più evidenti. Perfezione nella pacificazione e cessazione si riferisce alla completa rimozione delle illusioni alla radice.
(4) Si entra un aspetto completamente diverso, dove non si farà mai più esperienza della sofferenza.
I quattro fraintendimenti (visioni errate) in relazione alla Terza Nobile Verità:
(A) Non essere convinti che sia possibile la cessazione della sofferenza e la liberazione dal samsara
(B) Credere che solo la concentrazione e meditazione portano alla liberazione – in altre religioni come l’induismo, anche loro hanno le pratiche meditative che comportano un alto livello di concentrazione, ma sanno che la liberazione non si ottiene solo spegnendo i propri pensieri. Liberazione deve essere la pacificazione delle illusioni. Occorrono quindi pratica e saggezza insieme!
(C) mantenere comportamenti che sono sofferenza e considerarli come liberazione – ad esempio quelli che svolgono pratiche esoteriche e torturano il corpo privandosi di cibo. Come buddisti non si può abusare del corpo, il Dharma è la trasformazione della mente e non violazioni fisiche.
(D) Pensare che la sofferenza possa cessare, ma che possa poi ripresentarsi.

La quarta Nobile Verità (del Sentiero): le caratteristiche: percorso, l’idoneità, la realizzazione e la liberazione
(1) Il percorso è la saggezza che realizza l’altruismo che ha la capacità di raggiungere la fase della liberazione; per sradicare samsara
(2) Il percorso è adatto perché essendo a conoscenza degli svantaggi delle delusioni, è l’antidoto alla sua esistenza
(3) Realizzare la saggezza altruista è un successo perché così si comprende la natura di tutti i fenomeni.
(4) Sapienza (che realizza la vacuità) è la liberazione perché elimina alla radice, le delusioni della ignoranza.
I quattro fraintendimenti (visioni errate) in relazione alla quarta Nobile Verità:
(A) Non avere la convinzionne che il percorso può portare all’illuminazione (non si crede nemmeno nel Lam Rim)
(B) Non credere che solo la saggezza che realizza la vacuità è il vero percorso; credere che solo offrire incenso è abbastanza per raggiungere l’illuminazione, non rendendosi conto che lo studio, la contemplazione e la meditazione per ottenere tale sapienza è necessaria.
(C) Cogliere solo alcune osservazioni meditative come percorso – ad esempio credendo erroneamente che la concentrazione da sola è sufficiente per ottenere la liberazione, oppure che non avere pensieri e sentimenti è liberazione. Finché non si scopre l’altruismo e la compassione, non c’è modo di raggiungere la liberazione.
(D) Pensare che nessun percorso può rimuovere la sofferenza per sempre. Questo è falso e scoraggiante.

Just as I have fallen into the sea of samsara,
So have all mother migratory beings. Please bless me to see this,
Train in supreme bodhicitta,
And bear the responsibility of freeing migratory beings.

Proprio come io sono immerso nel mare del samsara,
Così anche tutti gli altri esseri senzienti, mie madri nelle vite precedenti, lo sono.
Mi conceda il Buddha la benedizione per comprendere questo, ad esercitarmi nella bodhicitta,
E ad assumermi la responsabilità di liberare tutti gli esseri senzienti migratori.

Qui inizia la discussione del percorso dell’essere dalla grande capacità, vale a dire un praticante che rinuncia al samsara non solo per se stesso, ma anche per tutti gli altri esseri viventi. Il percorso è la rinuncia, la bodhicitta e la saggezza che realizza la vacuità del sé e dei fenomeni, seguita dalla pratica delle 6 perfezioni.

Siamo soggetti alla malattia, la vecchiaia e la morte. La morte è certa, solo il momento della morte è incerto. Il significato di questo versetto di apertura evidenzia la propria situazione e che tutti gli esseri sono in una situazione simile. Il chiamare gli esserei “madri” serve per sviluppare in noi la compassione. Comprendendo la legge del karma e delle rinascite, pensiamo che statisticamente, essendo tutti rinati infinite volte, certamente ogni essere senziente è stato in una delle nostre vite passate nostra madre (e noi la loro). Ecco che è facile vedere le madri navigare nel sofferente samsara e anche desiderare che tutti gli esseri senzienti, in quanto madri, non abbiano più da soffrire, sentiamo il dovere di aiutarli a liberarsi dall’infinito ciclo delle rinascite. Facciamo supplica al Buddha e ai Bodhisattvas di essere in grado di acquisire la convinzione del dannoso impatto negativo del samsara.

Il problema è che il samsara ci piace! Quello che pensiamo del samsara è frutto di una allucinazione causata delle tentazioni e dalle sensazioni che si provano nei piaceri temporanei. Noi erroneamente li interpretiamo come di lunga durata o permanenti e pensiamo che sia felicità.
Tuttavia, come diventiamo più anziani, vediamo il nostro corpo in decadimento. Siamo esistenza dipendenti ma vediamo noi stessi come indipendentemente esistenti. Ci dimentichiamo che siamo il frutto di cause e condizioni e delle nostre etichettature mentali. Semplicemente ignoriamo tutto ciò, non vediamo questi fatti. Nel momento in cui vediamo noi stessi come indipendentemente esistenti, pensiamo che tutta la nostra felicità viene dal nostro sforzo e non ha nulla a che fare con gli altri. A causa di questo, sviluppiamo una mente egoisticamente orgogliosa e che non si preoccupa per gli altri. Vedere noi stessi come durevole e indipendenti dall’esistenza, non ci fa rendere conto della vera natura del samsara. Se continuiamo in questo modo e se non otteniamo una chiara comprensione di come il samsara sia ingannevole e distruttivo non sorgeranno compassione, non sorgerà nessuna bodhicitta e uno non potrà mai raggiungere lo stato di un Buddha.

Per avere compassione genuina, si ha la necessità di comprendere appieno come il samsara sia la rovina di se stessi e degli altri. C’è grande beneficio per la comprensione di questo punto. Si potrebbe pensare che noi abbiamo già abbastanza problemi e sofferenze, quindi perché si dovrebbe guardare a quelle degli altri e quindi probabilmente soffrire ancora di più? Vi è enorme beneficio per farlo, perché genererà più compassione e amore incondizionato verso gli altri.
Il percorso dell’essere di grandi capacità porta a garantire la libertà dal samsara per tutti gli esseri. Questo può avvenire solo se siamo in grado di sviluppare il potente atteggiamento altruistico di bodhicitta. Nel momento in cui realizziamo bodhicitta per la prima volta, si diventa un Bodhisattva; quando bodhicitta si perfeziona, si diventa un Buddha.

Ci sono due metodi per coltivare bodhicitta:
(1) Il principio delle 6 cause ed un effetto
(2) Scambiare sé stessi con gli altri.
Il primo insegnamento proviene da Lama Atisha, che lo ha ricevuto da Asanga che lo ha ricevuto da Buddha Maitreya. Lama Atisha poi trasmesso l’insegnamento al suo discepolo Dromtoenpa e alla fine fu trasmessa a Lama Tzong Khapa, l’autore di questo testo.
Il secondo insegnamento è venuto da Shantideva che lo ha ricevuto dal suo maestro il grande Nagarjuna, che lo ha ricevuto da Manjushri. Nagarjuna era considerato il secondo Buddha che è venuto nel mondo, circa 400 anni dopo la morte del Budda Shakyamuni ed è stato profetizzato dal Buddha stesso come essere quello di garantire gli insegnamenti mahayanici e dissipare ogni malinteso e ignoranza circa la realtà dell’esistenza.
Ancora oggi, gli insegnamenti di cui sopra vengono trasmessi a molti maestri che poi trasmettono ai loro discepoli. Pertanto, entrambi questi metodi di coltivazione bodhicitta sono vivi e attivi.

(1) Il principio delle 6 cause ed un effetto
1. Riconoscere che tutte gli esseri senzienti sono state nostre madri nelle vite passate: Si inizia a pensare alle innumerevoli vite passate, a causa del divario di tempo tra le varie nascite e la grande sofferenza vissuta durante le nascite, i nostri ricordi delle vite passate sono stati persi. Al giorno d’oggi, nonostante le nascite cesaree, la sofferenza per il bambino durante il parto ancora esiste. La venuta al mondo è dovuta al karma e quindi la nascita stessa è sofferenza. In questa vita, una persona può essere la persona amata, ma nella prossima vita lui / lei può diventare un estraneo o un nemico; un padre può ora essere una moglie nella prossima vita.
2. Ricordate la bontà della madre e pensate a tutti gli esseri viventi come fossero quella amata madre. Tendiamo a provare simpatia per coloro che ci distraggono con l’intrattenimento, ma non amiamo coloro che ci impongono regole o consigli per evitare la non virtù. D’altra parte, la nostra madre – qualunque temperamento possa avere – ha tenuto noi nel grembo per 9 mesi, ci ha nutriti prima di se stessa e ci proteggeva dal male. Non vi è alcuna scusa per deludere la madre. Chi sei tu oggi è perché lei ti ha dato la vita. E come lei ogni essere senziente ci ha dato tanta gentilezza.
3. Ripagare la gentilezza: Iniziare con la propria madre. Se potete riuscire ad averne cura, servire e non deludere vostra madre sarete in grado di fare lo stesso per gli altri esseri viventi. Un modo per ripagare la sua gentilezza è quello di studiare / lavorare duramente e onestamente, essere una persona con una morale corretta, sincera, compassionevole, insomma dovete comportarvi correttamente in modo che la gente possa essere felice con voi e magari anche a imparare l’etica da voi e vedrete che questo si riflette tanto anche su di lei. Sembra una cosa semplice, ma è una pratica mahayanica. Se non riusciamo a ripagare la gentilezza della madre e degli esseri viventi, la Buddhità non può mai essere raggiunta. Quando si va a casa dal lavoro, anche se uno è un cattivo cuoco, cucinare un pasto per la madre con amore. Oppure portarla in vacanza. Questo sarebbe molto meglio che andare a casa e subito lamentarsi per la madre. Anche se uno ha solo 1 ora, dedicare quel tempo ad essa o alla sua cura. Dare alla madre po ‘di serenità. Mentre lei ci portava nel grembo materno, per 9 mesi, non aveva pace nella mente. Attraverso la vostra infanzia, era peggio. Si è preoccupata di te fino all’età adulta, fino a questo momento e forse non si fermerà mai. Se non riusciamo a ricordare questo e ripagare la sua gentilezza, il raggiungimento della bodhicitta sarà impossibile.
4. L’amore incondizionato: l’amore Samsarico puramente legato alla sfera sensuale la maggior parte delle volte si rivela deludente e se non lo è sicuramente dura quell’attimo in cui si raggiunge l’apice del piacere e poi cessa. Buddha non ha mai detto di non sposarsi, ma ci chiede amore puro e incondizionato. Se l’amore di una moglie al marito è disinteressato e considera suo marito come un bene prezioso dell’universo e il marito vede la moglie in un modo simile allora questo va benissimo, verosimilmente entrambi rispettano i 5 voti laici – almeno il voto della corretta condotta sessuale – e sarà davvero un matrimonio felice.
Buddha non vieta il sesso, ha sconsigliato solo la cattiva condotta sessuale. Uno dei maggiori problemi del mondo è il fallimento delle relazioni. Se viviamo eticamente la vita sarà pacifica e una persona avrà relazioni d’amore; non bisogna seguire solo i desideri ma il consiglio del Buddha su come sostenere buone relazioni. Sviluppare la propensione di volere felicità per gli altri, per tutti gli esseri senzienti; essere paziente e gentile. Anche i nemici possono essere soggiogati attraverso questi mezzi. Pensiamo che combattendo e ribattendo i colpi, possiamo vincere, ma non funziona sempre. Hai bisogno della forza di umiltà, pazienza e compassione.
5. Grande Compassione: Se si desidera che tutti gli esseri senzienti possano essere liberi dalla sofferenza e dalle sue cause e si aspira a lavorare per questo, avere solo un cuore gentile non è sufficiente, non basta. Bisogna avere grande compassione. Per avere grande compassione, bisogna allenarsi nelle 6 Perfezioni (In breve, le 6 Perfezioni sono la generosità, la moralità, la pazienza, la perseveranza gioiosa, concentrazione e saggezza).
6. atteggiamento altruistico: Questo è simile a una grande compassione, ma con una componente aggiuntiva di assunzione di responsabilità su se stessi per liberare tutti gli esseri dal samsara. In una situazione familiare normale, quando qualcuno ha bisogno di una visita medica potremmo pensare e sperare che qualcun altro in famiglia lo farà. Qualunque sia la situazione dovremmo sempre pensare di essere a disposizione, di dire: “io lo farò.” Allo stesso modo la mente che si assume la responsabilità di liberare tutti gli esseri si genera attraverso l’addestramento nelle sei perfezioni.

Derivanti dall’impegnarsi in questi 6 cause, il risultato è l’ottenimento della bodhicitta, ispirato, della mente impegnata che mira alla Buddhità per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Per fissare e stabilire definitivamente tutte e 6 le cause nel nostro cuore, serve essere convinti di ciò che sta alla base della prima delle cause: ricordare che tutti gli esseri sono stati una nostra madre nelle vite passate.

(2) Scambiare se stessi con gli altri
1. Pensare che noi siamo uguali agli altri (soffriamo nel samsara esattamente come loro), e perciò dovremmo trattare gli altri come ci comporteremmo con noi stessi. Tutta la propria felicità dipende dagli altri esseri viventi, ad esempio un chicco di riso sul nostro piatto è dipendente dagli altri (contadino, venditore, il cuoco); il benessere del nostro corpo dipende anche dagli altri. Quindi, non vi è alcun motivo di essere egoisti ed isolati dagli altri esseri viventi. Dal momento che altri hanno contribuito la propria felicità, dovremmo trattare gli altri come se fossero uguali a noi stessi. Bisogna meditatre su questo e concentrare la mente sul respiro per sottomettere una mente fortemente egocentrica.
2. Imparare a conoscere lo svantaggio della mente egocentrica. Fino ad ora, siamo stati solo preoccupati per noi stessi e che cosa abbiamo ottenuto? Di certo chiunque può affermare che la propria situazione è permeata dalla sofferenza, del resto in questo samsara siamo vincolati dal buio dell’ignoranza. Tutte le nostre sofferenze derivano dalla predilezione e prevalenza del nostro sé nella nostra mente. Lasciar andare la mente, non significa non prendersi cura di noi stessi e non lavorare per guadagnarsi da vivere. Piuttosto, dovremmo essere umili e non concentrarci esclusivamente sugli interessi personali. Meglio mantenere la nostra mente equilibrata perché il samsara è inaffidabile.
3. Imparare a conoscere il vantaggio di coltivare maggiore interesse verso gli altri. Nel momento in cui vi prendete cura di una persona, portate ad essa la felicità. Quando si condivide un cucchiaio di riso con qualcun altro che ne ha bisogno, si sente una beatitudine interiore; se vedete un vecchio sconosciuto e offrite aiuto, si sente una sorta di felicità che arriva proprio nel tuo cuore. Questo è l’impatto di gentilezza. Qualsiasi felicità che abbiamo adesso è a causa della nostra benevolenza verso gli altri in passato. Evitare la mente gelosa e invece gioire per gli amici, nemici o stranieri, che ricevono felicità.
4. Scambio effettivo di sé con gli altri. Cambiare il proprio atteggiamento. Passare dalla priorità del nostro sé facendo in modo che l’interesse per gli altri sia più importante.
5. Tong len: La meditazione del prendere e dare. Meditate pensando “Qualunque esperienza anche malevola gli altri stanno avendo, possa prenderla su di me; i meriti da me accumulati o la felicità che ho, possa essere loro”. Non bisogna preoccuparsi per esempio di ammalarsi dopo aver meditato sulla presa della malattia o sofferenza degli altri, perché il karma è personale – cioè se non si ha commesso l’azione fisica di avre noi stessi causato il karma per avere la conseguenza di soffrire per quella malattia, solo pregando che la sofferenza della malattia di quella persona maturi su di noi non ci indurrà la malattia. Invece, è una pratica potente e la vostra dedizione aiuterà quella persona malata ad ottenere un grande miglioramento. La potenza del vostro atteggiamento può aiutarlo a recuperare salute e contemporaneamente servirà a voi per rafforzare la vostra pratica.

Per la pratica tong-len, ci sono varie fasi: Quando si respira, si dovrebbe pensare che tutte le sofferenze stanno maturando su di voi; e quando si espira visualizzare tutta la felicità e la bontà causata dai vostri meriti vada verso gli altri. Questo porterà tanta felicità a voi. Provate! La mente è potente, usarla bene necessario è.

Quando bodhicitta diventa senza sforzo ed è congiunta con la saggezza che realizza la vacuità, si raggiunge la Buddhità e la piena illuminazione. Così si può vedere che il Mahayana e il Vajrayana tibetano e le sue principali pratiche sono le stesse. E ‘necessario per noi sapere questo fatto. Alcune persone pensano che il Vajrayana è una qualche forma di indù rituale tantrico. Non lo è. Si basa sugli insegnamenti del Buddha.

Even if I develop only bodhicitta, but I don’t practice the 3 types of morality,
I will not achieve enlightenment
With my clear recognition of this,
Please bless me to practice the bodhisattva vows with great energy.

Anche se ho sviluppato solo bodhicitta, ma non pratico i 3 tipi di moralità,
Non posso raggiungere l’illuminazione
Con mio chiaro riconoscimento di questo,
Mi conceda il Buddha la benedizione a praticare i voti del bodhisattva con grande energia.

Solo aspirare a sviluppare bodhicitta non è sufficiente. E solo con l’astensione dal commettere le 10 azioni non virtuose, con la pratica delle 6 Perfezioni, dei 4 modi di raccogliere discepoli e del vivere una vita coi voti di un Bodhisattva, che l’illuminazione è possibile. La pratica bodhicitta per avere successo richiede 3 tipi di moralità:
(1) la moralità di astensione dal comportamento scorretto del corpo, della parola e della mente
(2) integrare la virtù nella propria vita
(3) adoperarsi per il benessere di tutti gli esseri senzienti.

La moralità di astensione dal comportamento scorretto di corpo, parola e mente.
Esempi di cattiva condotta (le 10 azioni non virtuose) del corpo sono uccidere, rubare e cattiva condotta sessuale. Intemperanze verbali sono menzogna, aspro discorso, discorso di divisione e pettegolezzi (se uno proprio deve allora parli delle buone qualità altrui!); cattiva condotta mentale sono la brama, l’odio e l’ignoranza. È incleso anche la maniera di usare astuzia per ottenere ciò che si vuole ad esempio fingere un volto sorridente e gentile, ma con il cuore come un serpente e pieno di pensieri per danneggiare gli altri. Se continuiamo in questo modo, non riusciremo mai a diventare Buddha. Abbiamo bisogno di sviluppare una mente positiva verso gli altri. Se abbiamo un nemico, dobbiamo sapere che ciò è dovuto al nostro karma passato che ora maturando. Se quella persona è una persona molto fastidiosa, si dovrebbe provare compassione, allora si avrà una mente simile a quella del Buddha. Altre forme di cattiva condotta mentale sono la depressione, bassa autostima o pensare al suicidio. Tutti questi sono gli stati d’animo negativi e ostacoli alla coltivazione di bodhicitta. La mente bodhicitta è una mente coraggiosa e ogni stato mentale che mina il coraggio di essere positivo è dannoso per se stessi e per gli altri.

Veniamo ai voti del Bodhisattva evitando i 18 comportamenti scorretti radice ed i 46 secondari.
Bodhicitta ha due aspetti (a) dell’aspirazione (desiderio di conseguire bodhicitta) e (b) della pratica (il Bodhisattva giura di impegnarsi negli atti delle sei perfezioni ed effettivamente lo fa).

I 18 Voti radice: qui ci si impegna ad abbandonare tutti e 18 i seguenti atteggiamenti:
1. Lodare se stessi o sminuire gli altri (per mettersi in evidenza, essere vanitosi, orgogliosi).
2. Anche se si è in grado di farlo, non dare aiuto materiale o insegnare il Dharma, a causa dell’egoismo
3. Non perdonare gli altri, serbare rancore anche quando gli altri si scusano. La migliore pratica è quella di rivolgersi a costoro come il nostro primo oggetto di compassione.
4. Abbandonare gli insegnamenti mahayana dicendo che alcune parti degli insegnamenti non sono gli insegnamenti del Buddha. Credere che la virtù mondana è più preziosa che coltivare bodhicitta.
5. Riprendere le offerte fatte alla Triplice Gemma utilizzandole per scopi mondani.
6. Criticare una qualsiasi delle 3 tradizioni del buddhismo. Anche se il Mahayana è il più grande scopo di illuminazione, non bisogna negare il valore delle altre pratiche di liberazione.
7. Danneggiare una persona ordinata (come monaco) fisicamente, mentalmente o verbalmente, causando loro un danno.
8. Commettere qualsiasi dei 5 crimini efferati (uccidere la madre, il padre, un arhat, causare uno scisma all’interno dello Sangha e ferire un Buddha).
9. Coltivare e mantenere una errata visione.
10. Distruggere città, paesi con incendi, inquinamento, ecc ..o ogni luogo abitato da altri
11. Insegnare la vacuità a coloro che sono inesperti. Si deve spiegare in modo chiaro e non dire che tutte le cose sono inesistenti (questo è nichilismo). Assicurarsi che gli ascoltatori siano pronti ad ascoltare.
12. Scoraggiare coloro che praticano l’insegnamento Mahayana e incoraggiarli alla sola liberazione per se stessi.
13. Incoraggiare gli altri ad abbandonare i loro pratimoksha (voti laici e monacali). Scoraggiare le persone a praticare voti del Bodhisattva o voti tantrici.
14. Dichiarare che con la pratica Mahayana essi potrebbero acquisire opinioni errate sulla natura della realtà e dei fenomeni.
15. Dichiarare di avere ottenuto realizzazioni di vacuità quando in realtà non le abbiamo veramente vissute.
16. Accettare doni che sono stati rubati dalla Triplice Gemma.
17. Prendere oggetti o altro che appartengono ad un praticante della calma e darli a qualcun altro, causando la distrazione del praticante a cui li hai sottratti.
18. Abbandonare bodhicitta.

I 46 voti secondari si riferiscono e sono parte integrante alle pratiche dei 6 Perfezioni (generosità, moralità, pazienza, perseveranza entusiastica, concentrazione e saggezza).

(2) Integrare la virtù nella propria vita.
Come accennato, si aspira bodhicitta e si pratica bodhicitta. La differenza tra aspiranti bodhicitta e praticanti bodhicita è come quella che c’è tra chi sta progettando un viaggio e chi realmente lo fa.
Nella fase iniziale, ci si limita ad ammirare le qualità di bodhicitta e si aspira a raggiungerla. Questo si chiama aspirare bodhicitta. Dopo aver sviluppato la stabilità in questa aspirazione, ci troveremo pronti a fare il passo successivo, prendendo i voti del Bodhisattva e adottando il più famoso degli allenamenti Bodhisattva cioè la pratica delle sei perfezioni (6 Paramita).
Quali sono le sei perfezioni e come si praticano? Ie 6 Perfezioni sono la generosità, moralità, pazienza, sforzo gioioso, concentrazione, saggezza.

Perfezione 1: Generosità: Bisogna perfezionare questa pratica, al fine di raggiungere perfezioni successive. Non è possibile by-passare alcuna delle sei perfezioni; c’è una sequenza in cui ogni Perfezione deve essere praticata. La generosità è l’atteggiamento mentale del dare. Anche se non si esegue fisicamete il gesto del dare, dovremmo avere una mentalità che sia in grado di lasciar andare beni, di post-porre i propri bisogni a quelli degli altri, ecc. ecc.
Dobbiamo allenare questa mente a condividere con gli altri. Ciò non significa che, se abbiamo solo 10€ in tasca, dobbiamo dare via tutti i 10€. Prima creiamo il karma all’interno della nostra mente con il pensiero, “Possano questi 10€ essere sufficiente a cessare la fame di innumerevoli esseri senzienti” e sinceramente sentire questo nel tuo cuore. Con quel cuore, condividete 1€ con un mendicante. Il gesto non danneggerà la propria situazione economica; fatelo senza alcuna aspettativa di ricompensa e con il pensiero “Possa avere la causa di liberare se stesso e di tutti gli esseri dalla sofferenza”. In caso contrario, anche se donate un milione di €, ma senza un cuore aperto e con una aspettativa di riconoscimento o con una mente attaccamento, non avete completato la pratica della generosità.
Ci sono 3 tipi di dare: Dare aiuto materiale (beni, cibo, medicine, ecc); dare la concessione della protezione dalla paura; divulgare il Dharma. Gli insegnamenti del Buddha sono di aiutare gli altri o almeno di non nuocere loro e, se possibile, condividere la conoscenza del karma, nel rispetto degli altri esseri viventi.

Perfezione 2: La moralità o etica. Evitare la 10 azioni non virtuose che sono state discusse in precedenza.

Perfezione 3: Pazienza: Ci sono 3 tipi:
(I) La pazienza di non volere vendicarci (ritorsione) quando qualcuno ci danneggia. Se si prova rabbia verso gli altri o se stessi, la propria pace della mente e il buon karma creato in passato sarà annullato. La più grande emozione negativa è la rabbia (ostilità che può sfociare nell’odio). Noi possiamo superare questo ricordando il karma. Il modo più efficace di tagliare i rapporti dannosi è quello di generare compassione verso la persona che si considera come un artefice del nostro danno.
(II) La pazienza di sopportare di buon grado la sofferenza. Per la maggior parte di noi, il giorno in cui si scopre la transitorietà della vita, sarà uno dei più grandi giorni di sofferenza. Nella nostra mente, ci aggrappiamo alla nostra vita. Anche se diciamo che ognuno morirà, tendiamo a pensare “Non voglio morire in questo preciso momento o stanotte o domani”. E poi, riceviamo una diagnosi medica che afferma che noi abbiamo solo 6 mesi di vita. Sofferenza immensa sorge proprio in quel momento. Diciamo che sappiamo che moriremo un giorno, ma non siamo consapevoli che la morte può arrivare in qualsiasi momento.
Il processo di morte può anche essere un momento di sofferenza intensa dovuta alle allucinazioni della mente operanti in quel momento. Se un processo di morte deve essere sereno o sofferente dipende se noi abbiamo seguito o meno il Dharma integrandolo nei nostri comportamenti. Quando una persone sta morendo ed i vari processi di dissoluzione (prima della forma, poi della mente grossolana e infine della mente sottile si verificano, ci può essere molta paura e confusione mentale (http://wp.me/P1FQqR-7L) . Finché abbiamo una rinascita samsarica, dovremmo considerare la sofferenza come parte del pacchetto. Quindi abbiamo bisogno di purificare il karma, impegnandoci nel coltivare le virtù.
(III) la pazienza di avere convinzione nel Dharma.

Perfezione 4: sforzo gioioso (perseveranza gioiosa): nella vita ordinaria, dobbiamo sforzarci di fare molte cose, anche buone azioni. Nel Dharma, non dobbiamo forzare noi stessi, ma piuttosto, impegnarsi in esso con gioia. Per questo, abbiamo bisogno di conoscere i vantaggi della pratica buddista, in questo modo lo faremo più volentieri. In caso contrario, troveremo tutte le scuse per non praticare. Se si genera una mente gioiosa ad esempio nel frequentare un corso Dharma, ci sarà felicità per tutto il tempo del corso, da quando partiamo da casa per raggiungere la sede del corso a quando torniamo indietro. Ci sono 3 tipi di perseveranza gioiosa: Armarsi della perseveranza, la gioia nella virtù, la perseveranza per il benessere degli esseri senzienti.

Perfezione 5: Concentrazione. Questo è lo stato della mente stabile che è in grado di non distrarsi ed essere forte per tutto il tempo che si vuole. La virtù è qui la meditazione al fine di beneficiare gli altri. Una volta che si raggiunge la concentrazione, si guadagnerà la beatitudine fisica e mentale utile per ottenere realizzazioni. Qualunque cosa facciamo, sia meditare che fare i compiti di scuola, dobbiamo avere la motivazione che lo facciamo per il bene degli altri, e la concentrazione produrrà i risultati che cerchiamo.

Perfezione 6: saggezza che realizza la vacuità: La saggezza che realizza la mancanza di esistenza inerente di sé e dei fenomeni. Qualunque cosa noi ora percepiamo, la vediamo come intrinsecamente e veramente esistente. Questa è la visione sbagliata. Ci sono 3 tipi di saggezza – (I) Saggezza della comprensione dei fenomeni convenzionali, come illustrato dalla relazione tra causa ed effetto;
(II) Saggezza della comprensione dei fenomeni definitiva (vedere la natura ultima di ogni esistenza): non c’è nulla che esiste se non in termini di una etichetta mentale per definire un fenomeno. Persino io, Tenzin Zopa, quando ero nel grembo materno, non ero Tenzin Zopa, ero solo alcune cellule che poi si sono sviluppate in un bambino. Quando sono nato, mi è stato dato il nome di Tenzin Zopa ma è un etichetta e come tale può essere modificata in qualsiasi momento. “Tenzin Zopa” esiste solo come una mera imputazione sulla composizione di aggregati. Questa analisi può andare così in profondità che si arriverà ad una fase che realizzerà il “Karcha” che consiste nel confutare l’oggetto da negare (esistenza inerente). Si arriva quindi a realizzare la caratteristica del vuoto di quell’oggetto. La parola “negare” è utilizzata perché ciò che è apparso in precedenza non è come appariva. Non è la negazione di esistenza (nichilismo), è affermare che un qualsiasi fenomeno è privo di una esistenza indipendente a prescindere, tutto esiste in relazione a qualche altro fenomeno, è tutto collegato. Non c’è nulla a cui ci si può aggrappare, tutto è impermanente. Quando ci si rende conto di questo processo, quando ci si rende conto questa affermazione non negativa, ci si rende conto vacuità cioè la mancanza di esistenza inerente.
(III) Saggezza di eliminare il dubbio. Una mente può essere tenuta prigioniera da una visione non corretta della natura dei fenomeni, dal dubbio e dalla negatività. E ‘quindi fondamentale ottenere la comprensione delle due verità, quella convenzionale (I) e qualla definitiva (II), per sapere come realmente esistono i fenomeni (oggetti compresi), non esistono nel modo siamo abituati a pensare ma esistono come mera imputazione sulla base di una etichettatura degli aggregati che la compongono e non sono indipendentemente esistenti.
Esempio della “campana”. Confutiamo la campana e affermiamo chè è vuota di esistenza intrinseca. Essa è composta da varie parti: è fatta di bronzo, è a forma di una scodella rovesciata, ha il batacchio e suona perchè l’aria al suo interno vibra quando il batacchio colpisce le pareti. Nell’insieme è appunto quallo che noi mentalmente etichettiamo come “la campana”. Ma se io per esempio tolgo l’aria, la campana come siamo abituati a pensarla non esiste più perchè se provo a farla suonare non succede niente e noi diciamo ma che campana è?!?. Eppure essa è fatta sempre di bronzo, a forma di scodella rovesciata e ha il batacchio! Per di più la campana esiste perchè qualcuno la ha fabbricata, in precedenza qualcuno ha scoperto il bronzo che è una lega di metalli, che a loro volta esistono per via dei pricessi geologici che hanno formato la terra, in pochè porole è priva di esistenza indipendente. La stessa campana può alle volte essere fastidiosa come quando suona alle 3 di notte e non riusciamo a prendere sonno, spiacevole se suona a lutto e piacevole se suona al matrimonio di un caro amico (…ma anche qui alle volte potrebbe poi risultare una felicità ingiustificata, per il nostro amico!).

(3) Lavorare per il benessere degli esseri senzienti.
Si riferisce ai 4 modi per recare beneficio agli altri
(I) praticare la generosità sempre
(II) parlare gentilmente, in modo appropriato e a beneficio degli altri. Se si parla a bassa voce ma con sarcasmo, è ancora improprio. Se qualcuno ha una terribile malattia ed è depresso, e si continua a dire: “Mi fa pena”, anche questo non è appropriato. Invece, incoraggiare la persona e offrire qualsiasi aiuto si può fare per aiutarlo.
(III) Soddisfare i bisogni degli altri
(IV) vivere secondo il Dharma perché altrimenti, anche se si può essere bravi a insegnare agli altri, non si può veramente dare beneficio se non si pratica.

Once I have pacified distractions to wrong objects
And correctly analysed the meaning of reality,
Please bless me to generate quickly within my mindstream,
The unified path of calm abiding and special insight.

Una volta che ho pacificato le distrazioni dagli oggetti sbagliati
E correttamente analizzato il senso della realtà,
Mi conceda il Buddha la benedizione per generare rapidamente nel mio flusso mentale,
Il percorso unificato di calma dimorante e la profonda comprensione.

Prima riga “… pacificare le distrazioni” si riferisce alla meditazione calma e non distratta, la seconda linea si riferisce ad una corretta comprensione degli insegnamenti sulla vacuità, la terza e la quarta linea sono una supplica al Buddha per consentire alla propria mente di raggiungere questo stadio di calma dimorante e la corretta analisi della vacuità al fine di progredire vero l’illuminazione.

Cosa si intende con calma dimorante durante la meditazione? Questo argomento è estremamente importante per il principiante così come per i praticanti avanzati. E ‘importante per la nostra felicità, realizzare pratiche spirituali positive ed efficaci che si rivelano tali per esempio anche per ottenere il successo nelle nostre attività ordinarie della vita (lavoro, relazioni).

In questo momento siamo distratti e con le menti turbate. Abbiamo sia entusiasmo che lassismo (agitati o pigri) che sono i due estremi della nostra mente. Essi agiscono come grossi ostacoli alla nostra crescita della concentrazione.
In termini di eccitazione, le nostre menti volano in tutto il mondo, mentre siamo in classe o al lavoro. Anche se in questo momento mi state leggendo contemporaneamente pensate alla cena di stasera o agli appuntamenti di domani al lavoro. Non vi è concentrazione e finché abbiamo un secondo pensiero la nostra mente si trova in uno stato di eccitazione. Se siamo così non possiamo ottenere il massimo beneficio nel fare qualcosa. Al contrario tutto questo rende la nostra mente agitata. Se le nostre menti corrono in tante direzioni, non è sorprendente che alla fine della giornata, siamo esausti. Questa è la follia della mente eccitata, uno dei maggiori ostacoli al guadagno della calma dimorante o alla concentrazione su un oggetto specifico senza distazione.

La sfida è quella di abbandonare le abitudini di distrazione e cercare di stabilire la messa a fuoco della mente. La nostra consapevolezza è incaricata di tenere l’oggetto a fuoco. Se stiamo lavorando su una cosa, la nostra mente non deve spostarsi verso altro. Se durante l’ascolto di un insegnamento, cominciamo a sentire dolore o fame dopo un tempo molto breve, ciò suggerisce che abbiamo concentrazione limitata. Quando questo accade, è necessario ri-dirigere la vostra attenzione all’insegnamento e di ritirare la propria attenzione dal disagio o dalla fame. Dopo un pò sarete in grado di superare qualsiasi disagio. Quando si ha la concentrazione focalizzata, si può rimanere per ore senza sentire dolore, fame o qualsiasi disagio.

Il mio defunto maestro, Lama Geshe Konchog che ha avuto piena realizzazione della concentrazione, è rimasto in ritiro per 11 anni senza cibo. Sembra impossibile? Visse durante il nostro tempo ed è scomparso nel 2001. Ha sostenuto il suo corpo per inalazione ed espirazione e concentrò la sua mente sulla compassione. Condivido questa storia perché ho visto fare questo con i miei occhi. Ci sono molti altri che vivono in questo modo. Tale è il potere di concentrazione. Bisogna abbandonare le distrazioni.
Uno dei molti vantaggi della concentrazione è il conseguimento di “flessibilità fisica” (un senso di leggerezza, come se si stesse galleggiando, provando una sensazione di beatitudine), che poi porta a beatitudine mentale. In questo stato mentale di beatitudine si può rimanere concentrati senza distrazioni per anni. Il mio defunto maestro è rimasto in ritiro concentrazione per un totale di 11 anni. Ha trascorso 26 anni in una grotta, ma dopo quegli11 anni, scese al villaggio per lo scopo di dare insegnamenti. La sua mente era beata e il suo corpo flessibile era tale che con esso avrebbe potuto fisicamente fare quello che voleva.

Quello che c’è di speciale nella calma dimorante in meditazione concentrata buddista è che dirige la mente e il corpo verso la coltivazione della grande compassione per aiutare gli altri, al fine di usarla per perfezionare tutte le qualità e raggiungere la Buddhità.

Quando Ghesce Lama Konchog è scomparso, ci sono stati segni di illuminazione come i reperti che sono stati trovati tra le sue ceneri. Oltre mille pezzi di reliquie. Il suo corpo è stato cremato per 3 giorni dalla mattina alla sera (ha richiesto legno e olio di 3-4 volte superiore di quello necessario alla cremazione di una persona media). Si afferma nel testo principale del Guhyasamaja che le reliquie sono un segno di illuminazione. Per realizzare questo, la mente deve essere radicata nella calma dimorante, coltivando la rinuncia, la bodhicitta e la saggezza che realizza la vacuità. Grandi maestri come Milarepa, Nagarajuna, Shariputra, hanno i reperti che sono stati ottenuti alla data della loro cremazione.

Abbiamo bisogno di capire il valore di sviluppare la concentrazione. Succede che mentre preghiamo Buddha, le nostre menti possono vagare e possono insorgere pensieri rabbiosi;
anche attaccamento può sorgere; visioni di centri commerciali possono sorgere. Possiamo
pensare che ci sia un sacco di felicità nel Samsara in relazione ai nostri sensi, ma dobbiamo capire che queste distrazioni provocano l’esaurimento dei propri meriti accumulati con fatica.
Pensateci. Focalizzare lo sforzo nella coltivazione della concentrazione conviene.

In primo luogo, stabilire la calma dimorante di corpo e mente poi perseguire la coltivazione di bodhicitta e la saggezza per ottenere l’illuminazione. La mente distratta nel samsara sperimenta sempre delusioni e infelicità perché il samsara è nella natura della sofferenza del cambiamento (Buddha insegnò in generale 3 sofferenze del samsara cioè la sofferenza della sofferenza; la sofferenza del cambiamento e la sofferenza pervasiva). Questa abitudine di indulgere in distrazioni dovrebbe essere abbandonata per raggiungere la felicità eterna.

L’altra sfida posta dalla nostra mente è la pigrizia. Se siamo invitati a un tempio di giorno, spesso non sentiamo senza grande ispirazione ad andare, ma se siamo invitati in un club a notte fonda allora piena voglia scaturisce. Ogni volta che una azione virtosa deve essere fatta, la mente diventa pigra, noiosa e sonnolenta. Queste esperienze mentali comuni rientrano nella categoria del lassismo mentale.

Come possiamo eliminare emozione e lassismo? In generale, ci sono cinque errori (A-E) che sorgono durante la calma dimorante in meditazione e ci sono otto antidoti (1-8) da applicare per eliminare tali difetti.

Errore della pigrizia: Gli antidoti sono la fede, l’aspirazione, la perseveranza, e la calma. La Pigrizia sorge perché non si ha fiducia nel Dharma

(1)fede: Bisogna avere fede nel proprio potenziale per essere un Buddha, a beneficio degli altri.
(2)Aspirazione: Si dovrebbe conoscere i benefici della pratica e domare la nostra mente; sapere il vantaggio di fare virtù e di evitare la non virtù.
(3)Perseveranza: uno ha bisogno di sforzo sostenuto per raggiungere la concentrazione, essa non si ottiene senza fatica. La perseveranza è una mente che si diverte a impegnarsi in virtù.
(4)Calma: Dopo aver le prime tre qualità la calma sorgerà naturalmente

B) Errore di dimenticare l’oggetto: Antidoti sono raccoglimento, vigilanza, applicazione, equanimità.

(5)Raccoglimento è ricordare l’oggetto di meditazione. Ad esempio, abbiamo deciso di meditare sulla punta del naso del Buddha, ma improvvisamente, si nota l’occhio del Buddha. Questo significa che la mente è già distratta, è passata dal naso agli occhi. Portate la vostra mente indietro alla punta del naso del Buddha.
Oppure, mentre meditate dopo qualche tempo si sente dolore agli arti. Attraverso la pratica costante, si sarà in grado di prolungare la concentrazione.
Se abbiamo le cause e le condizioni adeguate per la concentrazione di meditazione (compresi ricevere le istruzioni e trovare un posto favorevole), se siamo in grado di ricevere le benedizioni da Buddha e un insegnante grazie agli sforzi diligenti di uno alla pratica è possibile raggiungere la calma dimorante entro 6 mesi.

C) mancanza di vigilanza
(6)Vigilanza è l’antidoto sia per il lassismo che per l’eccitazione. Vigilanza è l’aspetto della mente che sovrintende la forza della propria consapevolezza. La consapevolezza cerca di mettere a fuoco l’oggetto, ma ben presto, pensieri distraenti si insinuano. La Vigilanza ci avvisa che questo sta accadendo, e consente alla consapevolezza di riprendere la sua messa a fuoco. La chiarezza e la fermezza nel trattenere l’oggetto della meditazione sono due aspetti vitali che vengono raggiunti attraverso la consapevolezza e custoditi dalla introspezione.

D) Non applicazione:
(7) applicazione. eccitazione e lassità sorgono a causa di vari motivi ad esempio non avendo aspirazione per la pratica a causa di preoccupazioni e difficoltà. Quando lassità è presente o uno si sente basso o depresso, si dovrebbe meditare sulla preziosa rinascita umana e di come essa permetterà di elevare la mente. Tuttavia, se la mente è troppo entusiasta di mettere a fuoco, calmare la tua mente dalla meditando impermanenza o sulla morte o sulle sofferenze del samsara.

E) Eccesso di applicazione:
(8)Equanimità è l’antidoto. Se stiamo meditando sul volto globale del Buddha, sovra-applicazione si ha quando la nostra mente lascia l’aspetto generale del viso e comincia a entrare in grande dettaglio su ogni caratteristica del volto del Buddha. Se questo accade, portare la mente ad uno stato di equilibrio attraverso la pratica della equanimità.

become a pure vessel by training in the general path,
Please bless me to enter
The holy gateway of the fortunate ones:
The supreme Vajra vehicle.

Divenuto un puro vascello grazie all’addestramento nel percorso generale,
Mi conceda il Buddha la benedizione per entrare
Nella porta sacra dei santi e dei fortunati:
Il veicolo Vajra supremo.

Uno dei principali insegnamenti sulla vacuità è la mancanza del sé della persona e dei fenomeni o per dirla in un altro modo, la mancanza di esistenza inerente di sé e dei fenomeni.
Qualunque cosa esiste, esiste in modo dipendente e non è dotato di esistenza intrinseca, cioè non è indipendente a prescindere, non è dotato di esistenza propria (inerente). Fondamentalmente l’esistenza di un fenomeno dipende dall’insieme di molte cause e fattori. Se si fa una analisi profonda alla fine si scopre che cosa è l’esistenza in realtà, cioè ci si accorge che tutti i fenomeni e gli oggetti sono delle entità etichettate dalla mente (imputazioni mentali) per il solo fine di essere descritte. Niente esiste senza essere etichettato dalla mente. Ma di solito la pensiamo diversamente. Pensiamo che il msè e le cose esistono indipendentemente, intrinsecamente. Questa idea sbagliata è potente ed è la radice che dà luogo ad attaccamento, rabbia, gelosia, azioni negative, samsara, ostacoli al nirvana e simili. Non abbiamo una comprensione della vera realtà di sé e dei fenomeni. Sappiate che considerare il sé e gli aggregati indipendentemente esistenti è la radice dell’ignoranza.

Se vogliamo essere liberi dalla sofferenza e diventare un Buddha, l’unica cosa che ci aiuterà a raggiungere questo obiettivo è l’eliminazione dell’ignoranza di non conoscere la realtà. Le frase “mancanza di esistenza inerente” può sembrare difficile da comprendere. Che cosa è questa storia? Esistenza inerente significa esistenza indipendente da fattori quali cause e condizioni e proiezioni mentali. Finché si percepisce l’esistenza come indipendente all’interno del “io”, stiamo soffrendo della ignoranza di non renderci conto della vera realtà dell’esistenza. L’opposto di questo, è la saggezza che realizza la vacuità cioè rendersi conto che “l’esistenza” si pone in modo dipendente.
Noi normalmente consideriamo esistenza come qualcosa creata da Dio o che appare in modo indipendente senza riferimento ad eventuali fattori. In verità, l’io e fenomeni esistono in dipendenza da cause e condizioni, da parti e particelle (da cui sono composti) e dall’imputazione mentale (attribuzione di una etichetta).

Ci sono 3 criteri per l’esistenza convenzionale di un oggetto.
1. L’oggetto deve essere universalmente accettato come un fatto convenzionale. Esempio, questa tazza di acqua minerale è convenzionalmente noto per essere un tazza di acqua e non un Buddha.
2. Non c’è contraddizione con i tradizionali canoni di cognizione mentale. Ad esempio torniamo alla tazza di acqua – in una tazza di acqua c’è acqua e tutti dicono che c’è acqua dentro, se uno crede che dentro ci sia sabbia e per questo motivo si rifiuta di berla ecco che a causa della ignoranza egli è in contraddizione con i tradizionali canoni di cognizione mentale di cosa sia un bicchiere d’acqua.
3 Non c’è contraddizione tra la cognizione valida e l’analisi ultima: Una mente analizzando la verità ultima realizza che a causa di molti fattori, effettivamente quella è una tazza che contiene acqua, per esempio è d’accordo anche con l’affermare che dentro questa tazza c’è della acqua potabile, presa da una bottiglia che conteneva un liquido trasparente e che aveva la scritta acqua.

Pertanto ricordate quando parliamo di “io”, ritenere che l'”io” è dotato di esistenza inerente ed indipendente dalle cause e condizioni, dalle parti da cui è fatto e dalle etichette mentali è la visione erronea della realtà.

Utilizzare l’analisi in 4 punti per esaminare la vera natura di “io” / sé:

1. Identificazione di ciò che deve essere confutato / negato
2. Determinare i modi in cui l'”io” può esistere
3. Considerare l'”Io” come uno degli aggregati
4. Considerare l'”Io” come diverso dai cinque aggregati.

L’oggetto di negazione è i l’Io “indipendente”, l’Io inerentemente esistente, che è appunto da negare,e che è la falsa visione. Questo è l’oggetto deve essere confutato attraverso l’analisi. Per fare questo, dobbiamo prima stabilire chiaramente la falsa identità dell’ Io. Una volta che lo facciamo, sapremo esattamente che cosa è da negare. Qual è l’identità sbagliata del Io? La esistenza indipendente che noi chiamiamo Io”.
Una volta che abbiamo le idee chiare su questo, continuiamo e ci chiediamo: “Quali sono i modi in cui l’Io / sé potrebbe esistere?” Potrebbe esistere come uno con gli aggregati o diverso dagli aggregati?.
Uno controlla poi dalla testa ai piedi, se vi sia un inerentemente esistente chiamato Tenzin Zopa o meno. Quando si chiama una persona, si tende a indicare una a punto nella zona del petto. Se questo punto nel mio petto è davvero Tenzin Zopa, significa che anche quando ero nel grembo di mia madre, Tenzin Zopa sarebbe già esistente. Ma questo non è vero in senso stretto perché quando ero nel grembo di mia madre, mia madre non aveva ancora deciso come chimarmi. Inoltre, anche in questo momento, il mio nome potrebbe essere modificato a piacere (ho qualcuno che continua a chiamarmi signor Tan (e io non lo correggo); per lui Tenzin Zopa non esiste). Così, “il signor Tan” o “Tenzin Zopa” sono semplicemente etichette. Quando controlliamo con attenzione, noi tutti esistiamo come esseri semplicemente etichettati. Ma per questo, abbiamo bisogno di una base appropriata a cui mettere l’etichetta. La base appropriata è l’essere umano, ad esempio non possiamo assumere come base di una persona un essere animale tipo un cane. La base è l’essere umano.

Qualunque sia l’etichetta o nome che usiamo, abbiamo bisogno di stabilire i due verità: la verità convenzionale e la verità ultima. Poi, qualunque sia il nome che diamo, noi esistiamo solo in quel nome. Anche la sofferenza esiste solo come nome, il nirvana allo stesso modo, e gli esseri umani in generale allo stesso modo e il samsara pure. In conseguenza di ciò, il nirvana è possibile da realizzare. Perchè questo? Perchè una volta che la scelta della base è appropriata e un’etichetta è stata data, il samsara attraverso la analisi può essere trovato vuoto di esistenza indipendente, quindi, dipendendo esso da cause e condizioni, noi possiamo creare le condizioni appropriate per liberarci di esso, dalla sua natura di sofferenza e realizzare il Nirvana.

Le persone tendono a godere nel samsara perché pensano che l’attaccamento porta felicità, senza realmente comprendere che in realtà queste felicità hanno la natura della sofferenza, sono sofferenze del cambiamento, impermanenti. Tutto esiste attraverso la mera imputazione mentale. Se si può trasformare la propria mente, la liberazione e il Buddha sono proprio qui, raggingibili.

Abbiamo un concetto molto forte e sbagliato di riconoscere l’Io come se fosse veramente l’Io esistente in maniera assoluta. Se qualcuno dice che sei brutto – si sente subito che c’è un riferimento preciso a qualcosa di sostanziale, indipendentemente esistente proprio lì. Si sente come se l’Io, fosse fuso con gli aggregati. Quindi, ecco il motivo per cui quando qualcuno ti critica, ti senti così male. La comprensione della vacuità può risolvere tale sofferenza applicando l’analisi per comprendere ciò che realmente siamo, per distruggere l’Io indipendente. Dal momento che si punta al petto quando qualcuno viene chiamato, l’Io si dovrebbe trovare la ho proprio lì. Ma il nostro Sé può essere ridotto in un solo punto del nostro corpo? Può trovarsi in una sola parte delle tante da cui è composto? Perché poi proprio lì e non da una altra parte, tipo nella testa o nel piede? Quindi dobbiamo cercare. È forse l’Io uno dei nostri aggregati fisici della forma? È il nostro corpo questo Io? Potremmo pensare: “Forse io sono il mio aggregato mentali o pensiero? Ma abbiamo una moltitudine di fattori mentali e pensieri che continuamente si creano, esistono e cessano (siamo un continuum mentale, momento per momento) a volte proviamo rabbia, paura, felicità, ecc … questo significa che ci sono multipli di noi stessi?! Quando facciamo la spesa, compriamo per una sola persona e non per due o infiniti.
Pertanto, se cerchiamo l’Io e pensiamo che sia fuso con gli aggregati o come qualcosa di diverso dagli aggregati, non possiamo trovarlo. Se cerchiamo di trovare noi stessi negli aggregati, in quanto ci sono cinque aggregati, ci devono essere allora 5 me, che è ovviamente falso. Oppure, se l’Io è solo uno degli aggregati, dovremmo essere in grado di trovare la Iì dentro gli aggregati stessi, che non è ancora falso. Perciò, l’Io è inesistente all’interno degli aggregati. Allo stesso modo quando abbiamo un mal di testa, cerchiamo dove il mal di testa si trova. Se una persona è abbastanza forte nella concentrazione, si può eliminare tale idea erronea da cui origina la nostra imputazione mentale che determina sofferenza o felicità. Dipende dalla propria mente.

Ci si potrebbe allora chiedere: “Se tutto è inesistente, chi sta creando karma e chi è nel samsara?” Se uno è inesistente, non si può diventare Buddha. Pertanto, bisogna sapere che c’è un Io esistente un Io e il non-esistente. Il guaio è che siamo sempre concentrate sull’Io che in realtà non esiste. Qual è l’allora l’Io esistente? E l’Io non intrinsecamente esistente, è l’Io che esiste in dipendenza della etichetta “Io”. Come funziona questa etichetta? In primo luogo vi è la corretta base della imputazione di Tenzin Zopa (essere umano). La base è avvenuta attraverso cause e condizioni, ci sono parti di me (sono maschio nato in Nepal) e poi arriva l’etichetta mentale Tenzin Zopa. Quindi non c’è motivo di essere prepotentemente una persona con un nome: è semplicemente una etichetta. Per supportare questo c’è una verifica dell’esistenza di una persona che è unica. Quale? Pensare che se ci si rade i capelli o ci si taglia le unghie non siamo più l’Io di prima? Ma certo che no, siamo sempre noi!

Chandrakirti ha detto che se gli aggregati sono il sé, ne conseguirebbe che il Sè sarebbe multiplo; e se fosse diverso dagli aggregati, non avrebbe le caratteristiche degli aggregati.
La conclusione è che il sé esiste in relazione agli aggregati ma non esiste nè in multipli né singolarmente. L’Io viene semplicemente etichettato sulla base degli aggregati. Il Sè esiste in seguito a cuse e condizioni di diversi fattori. Quando sorge in te la rabbia per un torto subito, ricorda che il Sè non è intrinsecamente esistente, quindi non c’è motivo di essere ferito e tantomeno di essere arrabbiato.
Dopo la realizzazione della calma dimorante concentrata, usatela per analizzare la vacuità attraverso l’analisi 4 punti e quindi ottenere la saggezza della vacuità.

Ci sarà un giorno in cui si sarà ottenuto un senso di realizzazione e di beatitudine, sia fisicamente (sensazione morbida e leggera) che mentalmente (senza cogliere la permanenza, non vedendo persone come nemici, privi di attaccamento ad oggetti). Vedrete tutti positivamente. La mente si risveglia senza essere influenzata da concezioni sbagliate e visioni errate, ambienti ordinari diventano puri come il regno del Buddha, si vedrà tutti gli esseri viventi come Buddha; tutte le azioni che si faranno saranno solo allo scopo di beneficiare gli altri e quando questo giorno arriverà, avremo acquisito la saggezza beata di chi ha realizzato la vera natura dei fenomeni tramite la meditazione analitica sulla vacuità, con la calma dimorante come base, l’etichetta che si assegna a tutto questo è vipassana o anche detta comprensione speciale.
Perché “speciale”? Poiché in questa fase, si è già raggiunta la beatitudine nella saggezza. Siete in grado di attivare la gioia e la potenza di attualizzare l’illuminazione. Questa intuizione è speciale perchè senza non si può ottenere la liberazione, in quanto non si è ancora capita la realtà del sé e dei fenomeni. Senza che vi sia calma dimorante e comprensione speciale, anche il nirvana non può essere raggiunto, figuriamoci illuminazione.

Dopo che abbiamo familiarizzato con gli insegnamenti e le pratiche in materia di rinuncia,
bodhicitta e vacuità, dovremmo poi supplicare il Buddha e chiedere la benedizione per progredire ulteriormente, ed ottenere la completa formazione e la conoscenza del Buddhadharma. Una conoscenza parziale del percorso non è sufficiente. Noi chiediamo la supplica per attualizzare l’intera fase del percorso fino al più alto stadio, vale a dire fino al veicolo Vajra (Tantra buddhista), avere ispirazione coraggio ed entusiasmo per perseguire lungo gli aspetti del sentiero che richiedono molti meriti e benedizioni. Avere incontrato il Buddha ci ha già reso “fortunati”. Tuttavia ci sono diversi livelli di buona fortuna. Ci sono anche i “Grandi fortunati” ovvero coloro che progrediscono fino al veicolo Vajra / tantra.

La parola “suprema” in questo versetto è qui usato nel contesto del veicolo Vajra essendo il mezzo più rapido per l’illuminazione. Vi ricorderete il percorso comune dei tre ambiti ossia la piccola e media capacità che ‘permette di raggiungere il nirvana (che comunque deve essere distinto dalla piena illuminazione); il Bodhisattva-yana che è in grado di portare alla piena illuminazione, ma richiede 3 innumerevoli eoni di tempo per raggiungere questo obiettivo. Il veicolo supremo di tantra può portare l’illuminazione all’interno di una breve vita.

L’obiettivo degli esseri di capacità piccola e media è di raggiungere la liberazione
dal samsara; l’obiettivo della capacità di essere superiore (il Mahayana) è rinunciare al samsara sia per sé che per tutti gli altri, l’obiettivo del veicolo Vajra è di rinunciare samsara per se stessi e gli altri ed attualizzare l’illuminazione nella maniera più rapida.
Il veicolo Vajra è fondato sul fatto che l’operatore si impegna alla rinuncia, coltiva la bodhicitta e comprende la vacuità. Ci sono 3 yanas. il Shravaka-yana (Uditore) e Pratiekabuddha-yana (Realizzatore solitario) che sono della tradizione Theravada. Il Mahayana che è costituito dal Bodhisattva-yana (causale sentiero per l’illuminazione) e Vajra-yana (percorso rapido verso l’illuminazione).

Dal momento che il veicolo Vajrayana / mantra si basa sui percorsi combinati comuni anche alla piccola, media e superiore capacità la portata degli insegnamenti, l’illuminazione viene senza difficoltà – perché è così? Perché la formazione nel Shravaka e nel Pratyeka richiedono disagi come limitare i loro corpi e le menti attraverso molti voti e al dover rinunciare a molti tentazioni ai 5 sensi. Poi c’è la migliore formazione del Percorso Bodhisattva, dove oltre a intraprendere le discipline dei percorsi Shravaka e Pratyeka, vi è l’attenzione per il benessere di tutti gli esseri viventi e poi viene il veicolo Vajra – dove le illusioni come la rabbia, l’attaccamento, l’ignoranza e il
resto delle emozioni negative che sono così difficili da controllare, sono efficacemente
superate utilizzando proprio le stesse sofferenze causate dai motivi sopraelencati come parte del percorso. Il percorso comune richiede un periodo di almeno 3 innumerevoli eoni
per raggiungere l’illuminazione, mentre il veicolo Vajra se praticato correttamente,
può accelerare la propria illuminazione entro una vita. Il veicolo Vajra si dice che abbia molti metodi, ma consente il raggiungimento di illuminazione con rapidità.

Progettato per coloro con acuta intelligenza, il veicolo mantra è superiore “.
E’ un dovere per il praticante Vajrayana di avere sviluppato rinuncia, bodhictta e la comprensione della vacuità. Il tredicesiomo capitolo del testo Vajrapanjara Tantra afferma che il mantra segreto / Vajrayana si compone di diverse categorie di tantra in base agli esseri: l’azione Tantra per gli esseri di inferiore capacità, lo yoga senza azione per quelli sopra di loro, eccellente per gli esseri senzienti superiori e il più alto livello di yoga per quelli al di sopra di tutti loro. Questo si riferisce alla 4 classi di tantra – Azione Tantra, Rappresentazione Tantra, Yoga Tantra e il più alto
Yoga Tantra. Quando si leggono riferimenti testuali al veicolo Vajra si sta riferendosi alla più elevata categoria di Yoga Tantra, e non alle tre inferiori.

C’è una certa confusione quando si parla di Yoga tantra oppure di Vajrayana. Il termine “tantra” in senso stretto del termine è utilizzato sia dai buddisti che dagli indù.
Tuttavia, il significato, le caratteristiche e l’obiettivo di “tantra” che ha insegnato Buddha e il significato che assume nella visione dell’induismo sono totalmente differenti. Anche la motivazione
per la pratica del tantra è completamente diversa, così come lo sono anche i metodi applicati per raggiungere gli scopi. Dovete capire questo.

La motivazione per Tantra buddhista è quello di eliminare e purificare l’esistenza samsàrica
sia all’interno di se stessi che di tutti gli esseri e attualizzare l’illuminazione; la motivazione per tantra induista (da quanto ho capito), è quello di superare questa momentanea vita che è caratterizzata dall’esperienza temporanea di sofferenza. In altre parole la motivazione indù è quello di superare la sofferenza della sofferenza e la sofferenza del cambiamento. Per i buddisti, l’obiettivo è quello di superare la sofferenza della sofferenza, la sofferenza del cambiamento e pure la sofferenza pervasiva. Senza purificare la sofferenza pervasiva, possiamo raggiungere rinascite superiori, tra cui le esistenze divine e raggiungere la vetta più alta del samsara (la 4a tappa dello stato informe di concentrazione), ma siamo ancora pur sempre nel samsara, e se non possiamo ottenere la liberazione da esso figuriamoci raggiungere l’illuminazione. Il desiderio, la voglia di essere liberi dalla sofferenza della sofferenza e dalla sofferenza del cambiamento è qualcosa che anche gli animali, gli esseri infernali e i preta hanno. Tuttavia, come buddisti, abbiamo bisogno di essere liberi da tutte e tre le forme di sofferenze del samsara.

La pratica buddhista tantra è totalmente fondata sui principi di rinuncia, bodhicitta e la saggezza che realizza la vacuità. Qualsiasi pratica che sostiene di essere pratica tantra, ma che non comporta questi 3 principi, significa che non è tantra buddista. Anche se ci può essere l’esteriore
pratica di mantra e azioni di canto che assumono la “comparsa” del tantra, esse non fanno parte del tantra buddista, se non si basano saldamente sulla moralità ei principi di rinuncia, bodhicitta e la vacuità .Senza mettere sforzo per scoprire il pensiero reale del Buddha attraverso il corretto studio dei suoi insegnamenti, molte persone pensano che stanno praticando Buddismo attraverso le azioni esteriori di preghiera e canto. Se non sono persone attente e consapevoli, stanno usando il giusto metodo di preghiere per lo scopo sbagliato (obbiettivi mondani). Il giusto scopo è la liberazione e l’illuminazione.

Diciamo che uno ha problemi negli affari e allora prega e recita mantra per ottenere la ricchezza ed evitare il fallimento del business. Se si recita preghiere con tale pensare egoistico, non è pratica del Dharma che si rivolge a tutti. Perché? Volendo solo per questa vita il guadagno non è una motivazione buddista. Per essere buddista, deve essere basata sui tre aspetti principali del percorso e cioè rinuncia del samsara, bodhicitta e vacuità. Hindu Tantra, non si basa su questi tre principi da qui la necessità di essere chiari su ciò che è la pratica buddista tantra.

Tantra buddhista si tradurrà in piena illuminazione; Tantra induista può attualizzare il più alto stato dei regni divini e gli stati senza forma come quelli di Brahma o Indra. Vajrayana è tantra buddista ed è completamente diverso da tantra indù. Anche se alcuni praticanti Mahayana cinesi affermano che essi non usano pratiche tantra, di fatto lo fanno. Ad esempio, il famoso Om Mani Padme Hum e il lungo mantra Kuan Yin (Tar Pei Jou); questi sono mantra e fanno parte della pratica Vajrayana. Il punto è che non è solo una questione di parole, ma piuttosto, il significato dietro le parole e le pratiche. Ad esempio il significato del mantra dalle 6 sillabe come insegnato nel sistema cinese Mahayana è lo stessa di quello insegnato nel Vajrayana. È semplicemente dovuto al fatto che le pratiche di veicoli Mantra sono state per secoli ben conservati solo in Tibet causando nelle persone l’opinione errata che Vajrayana è una creazione tibetana, piuttosto che come parte del Dharma mahayanico che ha avuto origine dal Buddha stesso.

Tantra è stato insegnato dal Buddha stesso e dagli esseri realizzati dopo di lui. Il veicolo Tantra è stato insegnato dal Buddha nella forma di un monaco e nella forma di Vajradhara, la divinità centrale del mandala specifici. Tutte le 4 classi di tantra sono state insegnate dal Buddha e non da maestri ordinari.

In termini di immagini tantriche, è importante capire che le immagini tantriche sono profondamente simboliche agiscono come antidoti sottili alle illusioni e alle visioni errate.

At that time, the basis of accomplishing the two attainments
Is keeping pure vows and samaya.
As I have become firmly convinced of this,
Please bless me to protect these vows and pledges like my life.

Fino ad ora, la base di compiere le due realizzazioni
È mantenere i puri voti e il (condotta di un praticante tantrico ) samaya (corpo, parola e mente del Buddha).
Come sono già diventato fermamente convinto di questo,
Mi conceda il Buddha la benedizione per proteggere questi voti come la mia vita.

Questo versetto incoraggia il praticante e suggerisce ad esso che dopo essere maturato nel
percorso comune, egli dovrebbe aspirare a farsi coinvolgere nel Tantra. Come? Sulla base della comprensione dell’impresa e la pratica dei 3 aspetti principali del Sentiero dovrebbe cercare un maestro tantrico qualificato, non solo qualificato nella conoscenza intellettuale, ma che ha ottenuto realizzazioni mediante i sutra e tantra e vive la vita rispettando i voti del Bodhisattva. Potrebbe darsi che sia richiesta una iniziazione da parte di un maestro qualificato che ha il lignaggio dell’avvio del tantra, se si desidera praticarlo. Ogni iniziazione ha diverse fasi in quanto vi sono la iniziazione del maestro e quella relativa alle attività del discepolo.

L’attività del Maestro è di auto generare la divinità attraverso la meditazione per consacrare tutto ciò che deve essere consacrato, fugando ostacoli alla iniziazione. Il maestro guiderà il partecipante alla motivazione per impegnarsi nel tantra, oltre a fornire indicazioni sulla visualizzazione della generazione (della divinità) per ricevere l’iniziazione, condurre le diverse fasi di iniziazione, come le 4 sub-iniziazioni, garantendo la trasmissione orale del mantra della divinità, dare la pratica dell’impegno al discepolo e concludere con la dedica.

La attività del discepolo inizia con la creazione della giusta motivazione per la pratica tantra
che è quella di ottenere l’illuminazione per tutti gli esseri e per non ritardare tale stato perchè ciò causerebbe agli altri esseri senzienti di soffrire molto più lungo. La motivazione è raggiungere l’illuminazione per il bene di tutti gli esseri.
Al momento, non si ha la capacità di salvare e aiutare gli esseri senzienti e per questa ragione si deve diventare un Buddha il più presto possibile; questo richiede il percorso tantra per ottenere l’illuminazione nel minor tempo possibile. Poiché uno non sa dove si nascerà nella prossima vita, bisogna fare pieno uso di questa vita per ottenere l’illuminazione. Per farlo, il discepolo deve ricevere il permesso di fare la pratica attraverso la iniziazione.

Prima di entrare in sala d’iniziazione, bisogna pulire la bocca e pensare di fare la pulizia di tutte le illusioni del samsara, al fine di ricevere correttamente l’iniziazione. Rimanere in silenzioso rispettoso prima di cominciare. Quando il maestro arriva e sale sul sedile iniziazione (trono), uno dovrebbe pensare “Questo maestro sta per guidarmi verso l’illuminazione”. Allora ci si siede
in silenzio e si libera la mente dal lavoro, questioni familiari e si arriva a concentrarsi completamente sulla iniziazione, le istruzioni del maestro sulle visualizzazioni, la ripetizione dei voti e dei mantra, ecc. al fine di ricevere la iniziazione completamente. Seguirà una parte in cui il maestro chiede al discepolo di impegnarsi nella pratica. Durante quel periodo si dovrebbe sentire che uno ha completamente ricevuto l’iniziazione e ora è un figlio di Guru Buddha Vajradhara e della famiglia di cui fa parte quell’aspetto del Buddha (la divinità centrale della particolare iniziazione che sta prendendo), che adesso è uno a cui è ora consentito ad impegnarsi nella pratica di questo aspetto del Buddha, di mantenere l’orgoglio divino (cioè tenendo presente
le qualità del Buddha),

All’inizio e alla fine della iniziazione, ci sarà una offerta al mandala (simbolico gesto di offrire l’universo al Buddha) da parte degli studenti. In generale, nell’ultima sessione di tutti gli insegnamenti del maestro, lo studente non si dovrebbe prostrare al maestro a simboleggiare l’opportunità di incontrare di nuovo il maestro e ricevere insegnamenti da lui.

I Voti promessi durante una iniziazione saranno i voti del Rifugio, del Bodhisattva. Solo per la iniziazione al più elevato livello dello YogaTantra, saranno dati anche i voti tantrici. Dopo l’iniziazione egli deve vivere in conformità con i voti e i consigli del maestro, avendo rispetto per lui e vederlo come proprio Guru, inseparabile dal Buddha. Ogni tanto, si dovrebbe supplicare il Buddha di aiutare se stessi per mantenere i voti.

Then, having realised the importance of the two stages,
The essence of the Vajrayana,
By practising with great energy never giving up the four sessions,
Please bless me to realise the teachings of the holy Guru.

Poi, dopo aver compreso l’importanza delle due fasi,
L’essenza del Vajrayana
Praticando con grande energia e senza mai rinunciare alle quattro sessioni,
Mi conceda il Buddha la benedizione per realizzare gli insegnamenti del santo Guru.

Le “due fasi” si riferisce alle fasi di generazione e al completamento della pratica Yoga di Massima pratica Tantra (che può essere appreso e praticato solo dopo che si riceve una prima iniziazione allo Yoga Tantra). Queste due fasi costituiscono l’essenza del tantra. Come si fa a impegnarsi in questa pratica? Abbiamo bisogno di coltivare le 4 sessioni e cioè a vivere perfettamente secondo il tantra nel corso delle 24 ore di una giornata.

Le 4 sessioni: la prima sessione inizia all’alba tra le 03:00 e le 05:00; se potete fare questo vi sentirete freschi e senza stanchezza; la 2 ° sessione è dopo l’alba e finisce prima di mezzogiorno; la terza sessione, inizia nel pomeriggio, ma dovrebbe terminare prima del tramonto; 4 ° sessione inizia dopo il tramonto e si conclude prima di mezzanotte. Se uno sta coltivando yoga della divinità o meditando sul sentiero comune, sarebbe meglio essere in grado di farlo in accordo coi tempi
di queste 4 sessioni.

Si intende “L’essenza del Vajrayana” il veicolo dei mantra o insegnamenti segreti. Per Buddhismo Vajrayāna si intende l’insieme di scuole, dottrine e lignaggi del Buddhismo Mahāyāna che accolgono ulteriori insegnamenti e mezzi abili che consentono un rapido ingresso nella conoscenza o saggezza ultima (sanscrito prajñā) per raggiungere l'”illuminazione” anche in questa stessa vita.
Il termine sanscrito vajra (lett. diamante o folgore) richiamato nel nome di questo buddhismo, indica l’infrangibilità e l’autenticità della Verità ultima. Corrisponde anche alla vacuità e quindi alla vera essenza di tutti gli esseri e dell’intera realtà. La trasparenza del diamante indica anche che la mente illuminata è “chiara”, “limpida” e vuota (trasparente).

“Santo Guru” qui si riferisce a Buddha Shakyamuni. Dobbiamo supplicare spesso perché la nostra pratica è molto fragile e instabile. Troviamo innumerevoli scuse per non meditare, ma quasi mai le scuse per non andare ai centri commerciali. Tale è la nostra determinazione a pratica. Così, abbiamo la necessità di richiedere spesso le benedizioni.

Like that, may the Gurus who show the noble path
And the spiritual friends who practise it have long lives.
Please bless me to pacify completely
All outer and inner hindrances.

Come tale, possa il Guru che mostra il percorso nobile
E gli amici spirituali che lo praticano avere una lunga vita.
Mi conceda il Buddha la benedizione per pacificare completamente
Tutti gli ostacoli interni ed esterni.

Anche se non abbiamo il merito di vederne direttamente la forma, il Buddha
nella sua infinita compassione e mezzi abili, si manifesta attraverso una umana ed ordinaria forma del guru per insegnare a noi, faccia a faccia, a vivere tra gli esseri senzienti e insegnare loro. Dobbiamo sempre ricordare di dedicare le nostre pratiche e le virtù per la pace nel mondo. La pace può avvenire solo se tutti gli esseri praticano la compassione e il perdono. Costruire sempre più missili non assicura la pace e rende il mondo solo un luogo più pericoloso. Considerando che, se avessimo più amore, gentilezza e compassione, non avremo bisogno di armi e saremo in grado di attuare la vera pace. Buona gente di buon cuore e i veri praticanti devono vivere a lungo. Pregate per pacificare tutti gli ostacoli esterni e interni, perché molto spesso, improvvisamente ci sentiamo deboli, arrabbiati o scoraggiati. Quindi, dobbiamo fare supplica per purificare le nostre menti da tali ostacoli.

In all my lives, never to be separated from perfect Gurus,
May I enjoy the magnificent Dharma.
By completing the qualities of the stages and paths,
May I quickly attain the state of Vajradhara.

In tutte le mie vite, possa io non essere mai separato dai perfetti Guru,
Posso io godere del magnifico Dharma.
Completando così le qualità delle tappe e percorsi,
Possa io raggiungere rapidamente lo stato di Vajradhara (forma tantrica del Buddha Sakyamuni).

Dobbiamo supplicare regolarmente per incontrare perfetti guru illuminati e non essere separati da loro. Dobbiamo conoscere le qualità di un Guru e ricercarne uno, ma senza un atteggiamento di attaccamento. Ricorda le qualità che un guru e un discepolo dovrebbero avere.

Lo scopo di incontrare e avere un Guru è quello di gioire incontrando il Dharma
Lo scopo di ricevere il Dharma non è quello di ottenere cibo per la mente, ma quello di guadagnare realizzazioni. Ricevendo la conoscenza del Dharma, si dovrebbe procedere a meditare frequentemente su di esso, in questo modo l’essere può raggiungere le realizzazioni dirette, si otterrà l’illuminazione e si diventerà come il Buddha, come un Guru e si sarà finalmente in grado di portare beneficio anche a tutti gli altri innumerevoli esseri senzienti.

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