Le Quattro Nobili Verità

Riporto per iscritto una lezione del Lama Michel sulle Quattro Nobili Verità

Per una lettura più approfondita vi rimando al seguente link ad un precedente post che è la traduzione italiana di un testo del Venerabile Ajahn Sumedho (Titolo originale: The Four Noble Truths (© Amaravati Publications), Traduzione di Silvana Ziviani)

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Generiamo la motivazione

Prendo rifugio nel Buddha, nel Dharma e nel Shanga e con la pratica della generosità e delle altre 6 perfezioni possa io ottenere lo stato dell’illuminazione per essere di beneficio agli altri esseri senzienti.

Introduzione

Buddha ha sempre vissuto in un palazzo tenuto dal padre lontano dalle sofferenze, nelle uniche volte che è uscito dal palazzo ha notato 4 forme di sofferenza che avrebbero toccato la vita di chiunque, di qualunque classe sociale. La sofferenza della nascita, della malattia, della vecchiaia (che comincia fino da piccoli) e la sofferenza della morte. Allora Buddha ha pensato che forse c’era un modo per liberarsi da questa sofferenza. Ha ricercato la via dentro se stesso fino a che non ha raggiunto l’illuminazione. Ha realizzato sia qualcosa di spirituale che dal punto di vista della pratica, che poi ha deciso di condividere con gli altri, ma senza impartire vere e proprie lezioni, solo rispondeva a chi gli faceva delle domande. L’illuminazione non può essere spiegata a parole, ma la pratica con cui raggiungerla e una certa base di filosofica si; ed è questo che è stato condiviso.

Cosa si intende per pratica spirituale esattamente? Noi abbiamo due tipi di mente, la mente grossolana (segue i 6 sensi 5 più la mente che li percepisce) che è riferita agli oggetti interni e la mente sottile che è la parte emozionale che viene riflessa nella mente grossolana. Qui abbiamo emozioni positive (amore, compassione,  gentilezza, pazienza) e negative (ignoranza, rabbia, avversione, gelosia, pigrizia). Quello che passa da una vita all’altra  ( il nostro continuum mentale)  è solo la mente sottile, le nostre attitudini o qualità se volete. Quindi se noi dobbiamo fare qualcosa che sia di beneficio nelle vite future dobbiamo coltivare gli aspetti positivi ed abbandonare quelli negativi, questa è la pratica spirituale da intraprendere.

Il primo insegnamento che ha impartito dopo avere raggiunto l’illuminazione è stato quello delle 4 nobili verità. Ognuna delle 4 nobili verità ha i suoi 4 aspetti che sono da comprendere per capire ciascuna delle verità. Le 4 nobili verità sono: 1) c’è la sofferenza, 2) ci sono le cause della sofferenza, 3) c’è la cessazione della sofferenza e 4) c’è la via per ottenere la cessazione della sofferenza. Partiamo da un esempio: prima di tutto accorgersi di essere malati (1) unito al desiderio di non esserlo più, conoscere le cause della malattia (2) e non solo i suoi sintomi , sapere che è possibile raggiungere lo stato di benessere, credere nella possibilità di guarire (3) e a questo punto sforzarsi di prendere le medicine e seguire bene la cura (4).  Allo stesso modo la sofferenza è da conoscere, le sue cause sono da abbandonare, la liberazione si può raggiungere e perciò si deve seguire il sentiero.

La verità della sofferenza

Il primo tipo di divisione che si può fare per spiegare che cosa è la sofferenza è quella di dividerla in due parti che sono il contenitore o il contaminato e il contenuto cioè gli esseri contaminanti.  Ad esempio il posto dove viviamo e cioè il mondo contaminato, ma contaminato da che cosa? Contaminato dall’ignoranza, desiderio e avversione. Tutto ciò che è contaminato da questi tre fattori è nella natura della sofferenza, per questo sia il mondo che gli esseri sono della natura della sofferenza. Ma come possono essere il mondo contaminato (mica è una persona) e gli esseri della natura della sofferenza? Il concetto base è che niente esiste di per se in modo indipendente ed assoluto, tutto è relativo e dipende da come noi lo viviamo, per esempio se io mi relaziono con qualcosa usando desiderio, ignoranza o avversione questo fa si che per me l’oggetto con il quale mi sto relazionando sia causa di sofferenza. Quindi, in realtà non è che il mondo è in assoluto contaminato, lo è in quanto lo si percepisce con ignoranza, avversione, desiderio, ecc…. allo stesso modo anche gli esseri non sono nella natura della sofferenza, ma quando vengono contaminati dalle emozioni negative lo diventano.

La seconda maniera per spiegare la sofferenza è parlando della entità, in essenza è divisa in tre parti 1) la sofferenza della sofferenza, 2) la sofferenza del cambiamento e la 3) sofferenza pervasiva.

1)      E’ una sensazione che può essere negativa, positiva o neutra. Le prime sono di sofferenza e sono quelle che desideriamo che se ne vadano, le seconde sono quelle di piacere o felicità e che desideriamo trattenere e le terze sono quelle neutre che non ci fanno ne caldo ne freddo.

2)      Questa riguarda le sensazioni neutre e positive ed è chiamata così perché queste due sensazioni hanno la natura della sofferenza perché prima o poi si trasformeranno in sofferenza della sofferenza. Chi è stato mai felice per una settimana? Nessuno. Questa sensazione di piacere è un illusione di felicità perché non riusciremo mai a trattenerla per sempre. Noi spesso proiettiamo o cerchiamo la felicità nella sofferenza del cambiamento, è questa la vera illusione. Anche quando riusciamo ad ottenere qualcosa poi soffriamo perché non ne siamo completamente soddisfatti o non desideriamo perderla e quindi torniamo a soffrire per la paura del distacco dal piacere. Non vuole dire questo che non dobbiamo più provare piacere, ma non dobbiamo ricercare la felicità esclusivamente in questi aspetti spesso materiali e non dobbiamo sviluppare verso essi nessuna forma di attaccamento.

3)      La sofferenza che tutto permea. Noi possiamo scappare ovunque e vivere in modi diversi ma siamo sempre destinati a soffrire. Il nostro Io è composto dai 5 aggregati forma(corpo), coscienza(continuum mentale), sensazione, discriminazione e fattori composti(49 fattori mentali che fanno la nostra personalità); questi 5 sono inquinati dai veleni mentali e azioni karmiche negative per cui essendo della natura della sofferenza il nostro Io è destinato prima o poi a ricadere nella sofferenza della sofferenza o in quella del cambiamento. Qui dobbiamo andare alla radice e capire che l’illuminazione deve venire da dentro di noi, siamo noi a dovere pulire i nostri veleni mentali, io mostro il sentiero, non è possibile rinascere da qualche parte e non avere la sofferenza.

Vediamo adesso i quattro aspetti della sofferenza

1 impermanente perché nasce da cause e condizioni

2 è sofferente perché è dipendente dalle sue cause che sono le afflizioni mentali e le sue azioni

3 vuota perché è vuota di un esistenza oggettivamente separata dall’Io

4 mancanza di un Io inerente poiché è impermanente ed è dipendente dalle afflizioni mentali e le sue azioni

In italiano impermanente lo usiamo per dire di una cosa che adesso c’è e poi non ci sarà più. Secondo la filosofia buddista invece impermanente vuole dire che è ciò che in ogni momento si trasforma, è in trasformazione continua. Anche la mente illuminata è impermenente non perché un giorno non ci sarà più ma solo perché cambia sempre, è in continua trasformazione, non è statica. Esistono fenomeni permanenti e impermanenti, i primi sono quelli che non si trasformano ed i secondi si trasformano e dipendono dalle cause e condizioni per esistere (che li hanno creati). Ed ecco un altro concetto importante:  tutto ciò che ha una causa è anche il risultato di quella causa e tutto ciò che è un risultato è anche una causa. Possono esserci tante cause insieme che portano anche un risultato e condizione per esistere. E’ un fenomeno funzionale e tutto ciò che è impermanente è anche un fenomeno funzionale. Cosa è impermanente? La semplice non esistenza di attrito intesa come spazio è qualcosa che è sempre esistita esiste ed esisterà anche domani. La bottiglia ha una idea generalizzata e bene o male esisterà per sempre, ma se per assurdo tra un milione di anni non ci sono più le bottiglie si perderà anche la memoria di quello che può essere una bottiglia e perciò anche se questo è un esempio di ‘permanenza relativa’ rende bene l’idea. Una altra cosa permanente per ciò che concerne lo spazio per esempio è la vacuità.  La sofferenza è impermanente  ed è vuota perché non è oggettivamente separata dall’Io in quanto è creata dalla maniera in cui noi ci relazioniamo con l’oggetto o situazione che la causa. In più noi di solito siamo abituati a ‘viverla’ come un qualcosa che sia al di fuori di noi, che non ha niente a che fare con noi, tendiamo a pensare che questa situazione di sofferenza “non sono Io”, io soffro e sono qui e la c’è la sofferenza, come se fosse qualcosa che sia separata dall’io e che esista di per se. Ma in realtà dipende dalle cause e dalle condizioni per esistere.

Divago un attimo dall’argomento per chiarire il punto secondo il quale se io mi trovo in una certa condizione è stato perché ho creato delle cause che poi sono maturate e mi hanno portato a dove sono ora. Questa stessa condizione può essere a sua volta una causa che poi maturerà e mi porterà ad una nuova condizione futura. Ancora ciò che per me può essere una condizione per un altro può essere una causa. Ad esempio io mi trovo nel bel mezzo di una rissa e tento di dividere i due contendenti beccandomi un pugno in faccia. Il pugno in faccia che mi sono beccato è la maturazione di un karma negativo che avevo creato in passato, il fatto di volere dividere i due farà maturare un karma positivo in futuro, quello che mi ha tirato un pugno maturerà un karma negativo in futuro e quello al posto del quale io mi sono beccato un pugno che era destinato a lui in quel momento ha avuto la maturazione di un karma positivo che si era creato in passato. Questa è l’interdipendenza dei fenomeni che costituiscono la realtà.

Riprendendo il discorso della sofferenza, anche una sensazione di piacere ha la natura della sofferenza perché è creata dai veleni mentali che la hanno causata (ad esempio l’ignoranza di cercare la felicità in oggetti materiali) ed è vuota di una esistenza a se stante. Il quarto aspetto che è quello dell’io inerente. Se io ho qualcosa che reputo mia è penso anche che sia qualcosa che Io posso usare ed è così che noi siamo abituati a pensare ai nostri aggregati, come qualcosa che sia mio e non che sia Io, come se ci fosse un Io padrone sopra di tutto. Se i tolgo dall’Io i 5 aggregati non rimane niente è come se ci fosse un io al di là dei 5 aggregati, ma non è così la vera natura dell’Io. E’ come togliere i pezzi di automobile, dopo averla smontata essa non c’è più. In reltà lIo non è separato dai 5 aggregati e quando si parla dell’inconsistenza dell’Io e che l’Io è vuoto si intende che è vuoto di questa separazione, quindi non c’è un io inerente che possa usare gli aggregati come qualcosa di separato da essi.

La verità dell’origine della sofferenza

Le cause della sofferenza sono divise in due parti la verità delle origine delle afflizioni mentali e la verità dell’origine delle azioni. Il Samsara è il ciclo di sofferenza che è il ciclo di veleni mentali e azioni fatte usando i veleni. La causa della sofferenza sono le afflizioni mentali e le azioni collegate ad esse. Se faccio una azione essa rimane inerte, poi quando maturano le cause essa darà i suoi frutti. Fermare le azioni ormai non si può, non si può fermare il Karma perché ciò che è fatto è fatto, quello che però possiamo fare è fermare i veleni mentali. La radice del Samsara è l’ignoranza della visione erronea di noi stessi e della nostra identità.

Le afflizioni mentali sono divise in due, ci sono le afflizioni radice che sono 6 e le afflizioni secondarie che sono 20. Le 6 afflizioni mentali radice principali sono desiderio, avversione, orgoglio, ignoranza, dubbio e visione erronea. Bisogna sempre specificare, nel caso del desiderio che è inteso desiderio ma in negativo, nella ricerca di felicità in cose materiali per esempio, infatti io posso anche desiderare la felicità di una altra persona, che è una cosa ottima. Avversione è la causa iniziale della rabbia ed è quando io ho il desiderio di allontanamento, di non avere compassione, che poi si trasforma in rabbia o odio. L’ostacolo verso un piacere è visto come una cosa avversa al mio obiettivo. Orgoglio quando io sono attaccato alla mia immagine e qualcuno parla male di me. L’ignoranza c’è di non sapere o di sapere sbagliato e tra lo sbagliato c’è la visione erronea di noi stessi e del mondo. Il dubbio come afflizione mentale è inteso come il dubbio per esempio nella legge del karma. Il dubbio si manifesta anche quando io ho davanti due opzioni da scegliere come per esempio meditare o andare a bere una birra e scelgo la seconda, questo mi fa capire che forse dentro di me non credo nella possibilità di raggiungere l’illuminazione. La visione erronea è quando dopo avere dubitato arrivo alla conclusione di pensare per esempio che la legge del karma non esiste e quindi indulgo in azioni negative o che è impossibile raggiungere l’illuminazione.

I quattro aspetti  sono:

1 è causa poiché è la radice del suo risultato che è la sofferenza

2 è origine perché crea sofferenza in continuazione

3 è un processo di produzione inesorabile perché crea forte e tanta sofferenza

4 è una condizione perché crea le condizioni di rinascita nel Samsara

Il segreto delle cause della sofferenza quindi  è capire ed osservare dentro di noi quali sono e quando accadono i momenti di gelosia, attaccamento, ignoranza, orgoglio, dubbio e visione erronea e vedere questi momenti dove ci portano. Noi dobbiamo credere solo alla nostra esperienza che è quello che ha detto anche il Buddha “non credete alle mie parole credete alla vostra esperienza”.

La verità della cessazione della sofferenza

Vuol dire che c’è veramente l’illuminazione! E’ sbagliato credere che sia impossibile raggiungere l’illuminazione. E’ un processo graduale, ogni giorno diminuire i veleni mentali e piano piano migliorare, per ogni azione che facciamo bisogna pensare che si fa per raggiugere l’illuminazione. Bisogna sviluppare la rinuncia e per farlo bisogna meditare sulle 4 nobili verità. E’ possibile diminuire il desiderio, l’orgoglio, la rabbia, l’invidia, aumentare l’amore, la compassione la gentilezza ecc…? certo che si! Se è possibile diminuire allora è anche possibile farlo sempre di più, di più e di più, fino ad arrivare alla radice.

Ma che cosa è l’illuminazione? Facciamo chiarezza: immaginiamo la nostra vita come se non ci mancasse niente, se vivessimo in un paradiso, pieni di piaceri, se siamo portati ad arrabbiarci o a criticare o ad essere ignoranti continueremo lo stesso a comportarci così, per esempio prendendocela con un ragazzo che fa cadere un bicchiere sul nostro bel tappeto persiano. Adesso  proviamo ad immaginarci così come siamo ma interiormente diversi, senza afflizioni mentali ma con più compassione, gentilezza, amore ecc…ecco questa può essere una definizione di illuminazione. Dobbiamo cercare l’illuminazione dentro noi stessi, risvegliare la nostra natura di Buddha che è già dentro di noi, credere in questo potenziale di potere raggiungere l’illuminazione, che la nostra natura è pura e quindi se con saggezza pratichiamo ce la faremo.

I quattro aspetti sono:

1 è cessazione

2 è abbandono delle afflizioni mentali

3 è pace poiché è abbandono delle sofferenze causate dalle afflizioni e quindi siamo pacificati

4 è suprema perché è trascendente in quanto è felicità duratura. Emergere definitivamente

La verità del Sentiero

Abbiamo visto che tagliando le radici possiamo abbandonare definitivamente la sofferenza, ma per fare questo cosa dobbiamo fare? Il sentiero non è un metodo, in questo caso la parola sentiero è sinonimo di conoscenza, madre delle realizzazioni, quindi il sentiero è uno stato di coscienza e inizia quando desideriamo dal profondo del nostro cuore l’illuminazione. Si sviluppa nel momento in cui non proiettiamo più la nostra felicità nelle cose materiale esterne e si desidera in ogni momento della nostra vita raggiungere l’illuminazione, non come un ossessione, ma dal profondo del cuore. Ci sono due tipi di sentiero inayana e mahayana il primo è liberazione del samsara individule, e il secondo è uscire dalla sofferenza per aiutare anche gli altri a farlo e cioè unire al proposito la compassione.

I quattro aspetti sono:

1 È sentiero perché da la possibilità di uscire dal Samsara

2 È conoscenza  in quanto conoscitore supremo antidoto alle afflizioni mentali

3 E’ ottenimento perché si realizza la vera natura della mente che è pura

4 E’ eliminazione perché elimina la sofferenza per non farla tornare mai più.

I metodi sono lo studio e la meditazione, il vero sentiero è il nostro sviluppo del nostro stato di coscienza dal momento che sviluppiamo il desiderio di raggiungere l’illuminazione dal profondo del cuore. Lo sviluppo del nostro stato di interiore si può realizzare attraverso la pratica dell’ottuplice sentiero:

Gli elementi dell’Ottuplice Sentiero, raggruppati in tre sezioni, sono:

1. Saggezza (pañña)

Retta Comprensione (samma ditthi)

Retta Aspirazione (samma sankappa)

2. Moralità (sila)

Retta Parola (samma vaca)

Retta Azione (samma kammanta)

Retti Mezzi di Sostentamento (samma ajiva)

3. Concentrazione (samadhi)

Retto Sforzo (samma vayama)

Retta Consapevolezza (samma sati)

Retta Concentrazione (samma samadhi)

Per concludere, per realizzare qualcosa nel sentiero Buddhista ci sono tre passi principali: 1) imparare, 2) comprendere senza alcun dubbio e 3) meditare per realizzare. Non si può meditare su un concetto che non abbiamo compreso o sul quale nutriamo dei dubbi, meditare vuol dire familiarizzare con il concetto, che quindi deve essere chiaramente compreso oltre ogni ragionevole dubbio. Quindi studiamo le 4 nobili verità , comprendiamone i concetti e meditiamoci sopra per familiarizzare con questi concetti. Lo scopo è quello di realizzare durante le nostre giornate quando per esempio proviamo amore, compassione o rabbia ed ignoranza in maniera spontanea e per più volte, ecco qui abbiamo realizzato e capiamo che stiamo facendo progressi sul Sentiero.

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