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Spunti dal Libro “La Mente che Mente”

Menzogna e verità

Solo le bugie possono essere inventate; non è possibile inventare la verità. La verità esiste già! La verità deve essere scoperta, non inventata. Le menzogne non si possono scoprire, devono essere inventate. La mente si sente a suo agio con le bugie, perché ne diventa l’inventore, “colui che agisce”. E quando la mente diventa colui che agisce, si crea l’ego. Con la verità non devi fare nulla, e poiché non hai nulla da fare, la mente si arresta, e con la mente scompare, evapora anche l’ego.

Le parole e il silenzio

Usare le parole è un gioco pericoloso, perché il significato resterà in chi parla, a voi arriveranno solo le parole; e voi darete loro il vostro significato, le vostre sfumature: non conterranno più la stessa verità che avrebbero dovuto contenere.Invece non è possibile fraintendere il silenzio: questa è la sua bellezza. La demarcazione è radicale: o lo capite, oppure semplicemente non lo capite; non c’è nulla da fraintendere.

No-thing

Quando la mente scompare, quando l’ego scompare, a quel punto cosa resta? Di certo resta qualcosa, ma non è possibile definirlo “qualcosa”, per cui Buddha lo chiama “il nulla” (nothing). Ma, per non fraintenderlo, lascia che ti ricordi questo: ogni volta che egli usa il termine “nulla”, vuol significare “nessun oggetto” (no thing in inglese). Spezza la parola in due, non usarla come un unico termine, inserisci un trattino tra “no” e “thing”, in questo caso saprai con precisione cosa significhi “nothing” (il nulla). La legge suprema non è una cosa. Non è un oggetto che si possa osservare. È la tua interiorità, è soggettività.

Diversi significati di “Dhamma”

  • Indica la “legge suprema”. Si intende la legge che tiene insieme l’intero universo. Un universo così infinito e così vasto, che procede così dolcemente e in modo tanto armonico, è una prova sufficiente che deve esistere un flusso sotterraneo che collega ogni cosa.
  • “giustizia”, “uguaglianza”,”esistenza non gerarchica”. Nell’esistenza non c’è alcuna gerarchia, non c’è nulla di piccolo e nulla di grande. La stella più grande e il più piccolo filo d’erba esistono entrambi su un piano di uguaglianza.
  • “virtù”, “equanimità”. L’esistenza è assolutamente virtuosa. Anche se trovi qualcosa che non riesci a definire virtù… dipende solo da un tuo fraintendimento. Altrimenti, l’esistenza è assolutamente virtuosa. Qualsiasi cosa accada in questa esistenza, accade sempre nel modo giusto. Non accade mai nulla di sbagliato. Forse a te sembra sbagliato perché hai un’idea precisa di cosa sia il giusto, ma quando guardi senza pregiudizio, nulla è sbagliato, tutto è giusto. La nascita è giusta, la morte è giusta. Il bello è giusto, il brutto è giusto.
  • Dhamma può volere significare anche “la tua interiorità”, la soggettività, la tua verità. Ricorda una cosa di estrema importanza, lascia che scenda in profondità nel tuo cuore: la verità non è mai una teoria, non è mai un’ipotesi, è sempre un’esperienza. Pertanto, la mia verità non potrà mai essere la tua verità. Non la possiamo spartire: la verità non si può spartire, né trasferire, non è comunicabile, è inesprimibile. Posso spiegarti come l’ho conseguita, ma non posso dire di cosa si tratti. Il “come” è spiegabile, ma non il “perché”. Si può mostrare la disciplina, non la meta. Ognuno deve arrivarci per suo conto e viene rivelata in estrema solitudine.

L’esistenza dal buco della serratura

Quando noi guardiamo l’esistenza: diciamo che qualcosa è nel futuro, poi diventa presente, e poi se ne va nel passato. Di fatto, il tempo è un’invenzione umana. È sempre qui-e-ora! L’esistenza non conosce passato, né futuro: conosce solo il presente; ma noi siamo seduti dietro al buco di una serratura e guardiamo da lì.
Una persona non c’è, poi compare all’improvviso; poi, così come è apparsa, in un baleno sparisce. In quel caso si deve creare il tempo. Prima di comparire, quella persona era nel futuro; esisteva, ma per te era nel futuro. Poi è apparsa, ora è nel presente… ed è la stessa persona! Poi non sei più in grado di vederla dal tuo piccolo buco della serratura, è diventata passato. Nulla è passato, nulla è futuro: tutto è sempre presente. Ma il nostro modo di percepire il reale è limitatissimo. Questo è la mente: un buco di serratura, ed è un buco piccolissimo. Paragonati alla vastità dell’universo, cosa sono
i nostri occhi, le orecchie, le mani? Cosa possiamo afferrare? Nulla di gran rilievo. E noi ci aggrappiamo disperatamente a quei minuscoli frammenti di verità. Se vedi il Tutto, tutto è come dovrebbe essere.

Comprendere a livello esistenziale, non solo teorico

Questi sutra sono stati redatti come Dhammapada: non devono essere compresi intellettualmente, ma esistenzialmente. Trasformati in una spugna: lascia che vengano assorbiti, lascia che sedimentino in te. Non
startene seduto a criticare, altrimenti ti lascerai sfuggire il Buddha. Non startene seduto a chiacchierare mentalmente, senza fermarti un attimo; non parlottare in te stesso, per decidere se siano veri o falsi: ti lascerai sfuggire il nocciolo della questione! Non preoccuparti se quanto viene detto è giusto o sbagliato.
La prima cosa, la cosa essenziale, è capire di cosa si tratta: cosa dice il Buddha, cosa cerca di esprimere. Ora come ora, non è necessario giudicare. La prima cosa, la vera necessità primaria, è comprendere con esattezza cosa egli intende. E la sua bellezza è questa: se comprendi con esattezza cosa intende, ti convincerai della sua verità, la conoscerai. La verità ha vie proprie per convincere la gente, non le occorrono altre prove.

Il Mondo Illusorio

Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo sorge con i nostri pensieri.
Con i nostri pensieri formiamo il mondo.
Parla o agisci con mente impura e sarai seguito da guai, così come la ruota segue il bue che tira il carro.
Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo sorge con i nostri pensieri.
Con i nostri pensieri formiamo il mondo.
Parla o agisci con mente pura e la felicità ti seguirà come ombra, inamovibile.
“Guarda come mi sfrutta e mi maltratta come mi malmena e mi deruba.”
Vivi con pensieri simili e vivrai nell'odio.
“Guarda come mi sfrutta e mi maltratta, come mi malmena e mi deruba.”
Abbandona questi pensieri, e vivi in amore.
In questo mondo l’odio non ha mai scacciato l’odio.
Solo l’amore scaccia l’odio.
Questa è la legge, antica e inesauribile.
Anche tu sei di passaggio.
Sapendolo, come puoi metterti a discutere?
Facilmente il vento sradica un alberello.
Cerca la felicità nei sensi, indulgi nel cibo e nel sonno, e anche tu verrai sradicato.
Il vento non può divellere una montagna.
La tentazione non può toccare l’uomo risvegliato, forte e umile, che è padrone di se stesso e osserva la legge.
Se i pensieri di un uomo sono oscuri, se egli non si cura delle conseguenze ed è pieno di sotterfugi, come potrà indossare la veste gialla?
Chiunque sia padrone della propria natura, luminoso, chiaro e sincero,
egli può indossare la veste gialla.

I mistici orientali credono che il mondo sia illusorio, ma non intendono il mondo oggettivo fatto di mari, monti e pianure, intendono il mondo che tu crei, che tessi e cuci nella tua mente, della ruota della mente che continua a girare e a intessere. Il “samsara” non ha nulla a che vedere con il mondo esterno. Le indicazioni del Buddha si rivolgono all’essenza più intima del tuo essere, e se non ti aiutasse ad allontanarti dalla trappola della mente, non conosceresti mai il mondo reale: la tua sostanza interiore. Egli afferma che, quando la mente si arresta, non rimane alcun sé: diventi universale, trabocchi oltre i limiti dell’ego, sei puro spazio, non contaminato da nulla. Sei solo uno specchio che non riflette nulla. Se vuoi conoscere veramente chi sei nella realtà devi imparare come arrestare il pensiero. La meditazione non è altro che questo: significa uscire dalla mente, spostarsi dalla mente alla non-mente (anatta, non sé).

Mente e non-mente

Ogni volta che il Buddha usa il termine “mente impura” intende la mente, perché tutta la mente è impura. La mente in quanto tale è impura, e la non-mente è pura. Purezza significa “non-mente”, mentre impurità significa mente. L’infelicità è una conseguenza, è l’ombra della mente illusoria. L’infelicità è un incubo. Soffri solo perché sei addormentato, se non ti svegli, l’incubo persisterà, come la ruota di un carro che segue il bue. L’infelicità è una conseguenza, e così la beatitudine. L’infelicità è una conseguenza dell’essere addormentato, la beatitudine è una conseguenza dell’essere sveglio. La beatitudine può essere conseguita solo da coloro che non la ricercano direttamente. Al contrario, essi cercano consapevolmente. E quando la consapevolezza sopravviene, la beatitudine viene di per sé, simile a un’ombra che segue sempre il corpo, inamovibile.

Odio e Amore, Oscurità e Luce

L’odio esiste col passato e il futuro… l’amore non ha bisogno di passato né di futuro. L’amore esiste nel presente. L’odio ha un riferimento nel passato: ieri qualcuno ti ha fatto un torto, e tu lo porti in te come una ferita, un ricordo; oppure temi che qualcuno ti farà del male domani… una paura, l’ombra di una paura. E ti stai già preparando, ti prepari ad affrontarla. L’odio dimora nel passato e nel futuro. Nel presente non puoi odiare, provaci e sarai assolutamente impotente: siedi in silenzio e odia qualcuno nel presente, senza rapporto col passato o col futuro… non lo puoi fare. Quest’uomo non ti ha fatto nulla e non ti farà nulla… quest’uomo sta semplicemente seduto per i fatti suoi, come puoi odiarlo? Tuttavia, lo puoi amare. L’amore non ha bisogno di alcun riferimento: questa è la bellezza dell’amore e la sua libertà. L’odio è un limite, è una prigionia imposta a te stesso da te stesso. E l’odio crea odio, l’odio provoca odio. Se odi qualcuno, crei odio verso di te nel cuore di quella persona. E il mondo esiste nell’odio, nella distruttività, nella violenza, nella gelosia, nella competitività. Ecco perché abbiamo trasformato questo mondo bellissimo in un inferno… mentre avrebbe potuto diventare un paradiso! Ama, e il mondo torna a essere un paradiso. E il bello dell’amore è che non ha riferimenti. L’amore sorge da te, senza motivo alcuno… è lo sprigionarsi della tua beatitudine, è la condivisione del tuo cuore. E la condivisione è felicità, per questo si condivide. La condivisione è fine a se stessa, non ha altre implicazioni. Ma l’amore che hai conosciuto in passato non è l’amore di cui parla il Buddha: è solo l’altro lato dell’odio, infatti ha un fuoco d’attenzione ben preciso (il sé, l’ego): ieri qualcuno è stato gentile con te, così gentile che ora tu provi per lui un amore immenso. Questo non è amore, è l’altra faccia dell’odio. Oppure, può succedere che qualcuno sarà gentile con te domani: il modo in cui ti sorride, il modo in cui ti parla, il modo in cui ti invita ad andare a casa sua domani… ti sta dimostrando amore; e in te sorge un amore immenso. Perfino i cosiddetti “grandi amanti” continuano a litigare, si aggrediscono, si punzecchiano, sono distruttivi. E la gente pensa che questo sia amore… e Invece, quando non accade nulla – nessuna lotta, nessuna discussione – la gente si sente vuota. Il litigio ti rende importante – la vita sembra avere un significato – qualcosa di orribile, ma perlomeno ha un senso. Il tuo amore non è vero amore: è il suo esatto opposto. è odio mascherato da amore. Il vero amore non ha alcun fuoco d’attenzione, non implica un partner. Non pensa a ieri e non pensa al domani. Il vero amore è uno zampillare spontaneo di gioia all’interno del tuo essere… e la condivisione… e l’irradiarla… senza motivo alcuno, senza altra ragione che non sia la semplice gioia di condividerla. Gli uccelli che cantano al mattino, questo cuculo che chiama in lontananza… senza motivo. Il cuore è così colmo di felicità che si eleva un canto, ecco tutto. Quando io parlo d’amore, parlo di questo amore; ricordalo. E se riesci a entrare nella dimensione di questo amore, sarai immediatamente in paradiso; e inizierai a creare un paradiso qui, sulla Terra. L’amore crea amore, proprio come l’odio crea odio. L’odio non scaccia mai l’odio. L’oscurità non potrà mai scacciare l’oscurità: solo l’amore scaccia l’odio. Solo la luce può scacciare l’oscurità: l’amore è luce, la luce del tuo essere, e l’odio è l’oscurità del tuo essere. Solo l’amore scaccia l’odio, solo la luce disperde l’oscurità. Di per sé, l’oscurità è solo uno stato negativo, in sé non esiste! Come potresti scacciarla? Contro l’oscurità non puoi fare nulla direttamente. Se vuoi fare qualcosa nei suoi confronti, dovrai operare attraverso la luce: introduci la luce e l’oscurità è svanita, togli la luce e appare l’oscurità; ma non puoi portare o togliere l’oscurità direttamente: nei suoi confronti non puoi fare nulla di nulla. I moralisti affermano che si deve lottare contro ciò che è negativo”; viceversa il vero Maestro, quello reale, vi insegna la legge positiva: non lottare contro l’oscurità, semplicemente accendi la luce! Immetti la luce… ma come è possibile immetterla nel proprio essere? Diventa silente, libero da pensieri, all’erta, consapevole, sveglio… in questo modo si introduce la luce nel proprio essere. E nel momento in cui sei attento, consapevole, non si troverà più odio. Prova a odiare qualcuno con consapevolezza… sono esperienze da mettere in pratica, non sono solo parole da comprendere: questi sono esperimenti da provare. Per questo ti dico: “Cerca di capire non solo intellettualmente: diventa uno sperimentatore esistenziale”. Prova a odiare qualcuno coscientemente, e scoprirai che è impossibile. O scompare la consapevolezza e puoi odiare, oppure, se sei consapevole, scompare l’odio: non possono coesistere. È impossibile la loro coesistenza: la luce e l’oscurità non possono esistere insieme, poiché l’oscurità non è altro che assenza di luce.

I 5 sensi e le fondamenta

Buddha dice: ricorda, se dipendi dai sensi, rimarrai fragilissimo, perché i sensi non ti possono dare alcuna forza. Non ti possono dare forza perché non sono in grado di darti fondamenta solide. Sono in un flusso continuo, tutto è mutamento. Dove puoi trovare dimora? Dove puoi fissare le fondamenta? Ora come ora, una donna ti sembra bella, l’istante successivo è un’altra donna. Se ti limiti a decidere attraverso i sensi, rimarrai in una costante agitazione: non puoi scegliere, perché i sensi continuano a mutare le loro opinioni. Buddha dice: non dipendere dai sensi, fondati sulla consapevolezza. La consapevolezza è un’entità nascosta dietro ai sensi. Non è l’occhio che vede… se vai da uno specialista degli occhi, ti dirà che è l’occhio a vedere, ma non è vero: è solo un meccanismo attraverso il quale qualcun altro guarda. L’occhio è solo una finestra, la finestra non è in grado di vedere. L’occhio è solo una finestra, un’apertura. Chi c’è dietro l’occhio? L’orecchio non sente: chi si trova dietro l’orecchio ad ascoltare? Chi è colui che percepisce? Continua a ricercare questo “qualcuno” e troverai fondamenta reali; altrimenti, la tua vita non sarà altro che una foglia secca nel vento. La meditazione ti renderà consapevole, forte e umile. La meditazione ti renderà consapevole, perché ti darà la prima esperienza di te stesso. Tu non sei il corpo, tu non sei la mente: tu sei la pura testimonianza della consapevolezza. E quando questa consapevolezza-testimone viene toccata, accade un grande risveglio: è come se qualcuno, che stava dormendo, venisse scosso e si svegliasse. All’improvviso si ha un grande risveglio interiore. Per la prima volta senti di essere. Per la prima volta percepisci la verità del tuo essere. Di certo questo ti rende forte; non sei più fragile, non sei più un alberello che qualsiasi alito di vento può sradicare. Ora puoi diventare una montagna! Ora puoi avere un fondamento, ora hai radici. Acquisti forza, sei sveglio, e tuttavia diventi umile. Questa forza non porta in te alcun ego. Diventi umile perché diventi consapevole. La stessa anima testimone esiste in chiunque, perfino negli animali, negli uccelli, nelle piante, nelle pietre. Una roccia ha un suo modo di dormire, un albero ha un modo diverso di dormire da un uccello, e così via; ma non si tratta altro che di questo: modi e metodi diversi di sonno, altrimenti – nel centro più intimo di ogni essere – vi è lo stesso testimone. Saperlo ti rende umile, perfino di fronte a una roccia sai di non essere nulla di speciale, perché l’intera esistenza è formata della stessa sostanza chiamata consapevolezza. E se sei sveglio, forte e umile, questo ti darà padronanza su te stesso.

La morte e la Vita

Buddha ha enfatizzato la morte: si tratta di un metodo. Se enfatizzi la morte, aiuta: la gente diventa sempre più consapevole della vita, in contrasto con la morte. E quando insisti con continuità nell’enfatizzare la morte, la gente ne trae un aiuto al risveglio. Si deve svegliare, perché la morte si sta avvicinando. Vi sono solo due sentieri possibili. Uno è questo: enfatizza la morte; e l’altro: enfatizza la vita. Perché questi sono i due soli elementi dell’esistenza! La vita e la morte. Buddha scelse la morte come simbolo. La mia enfasi va alla vita. Ma lo scopo è lo stesso. Io voglio che tu sia così appassionatamente innamorato della vita, che la tua stessa passione per la vita ti renda consapevole, la tua stessa intensità verso la vita ti renda sveglio. E la morte è nel futuro, mentre la vita è adesso. Per cui, se pensi alla morte, penserai al futuro. Se pensi alla morte, sarà un’illazione: vedrai sempre qualcun altro morire, non vedrai mai morire te stesso. Puoi immaginare, puoi ipotizzare, puoi pensare, ma sarà solo un pensiero.La vita non ha bisogno di essere pensata, può essere vissuta. Ti può aiutare meglio della morte a essere meno mentale. La vita esiste in questo preciso istante; non occorre che tu vada al cimitero. Tutto ciò che ti occorre, è essere sveglio, e la vita è ovunque… nei fiori, negli uccelli, nella gente intorno a te, nei bambini che ridono… e in te! E proprio ora! Non occorre che ci pensi, non occorre fare illazioni. Puoi semplicemente chiudere gli occhi e sentirla: puoi sentirne il pulsare, ne puoi sentire la presenza. Ma si possono usare entrambi i metodi: per farti diventare un meditatore si può usare la morte, oppure si può usare la vita.

Una sedia vuota

“Una sedia vuota…”. Certo, solo una sedia vuota può rappresentare un Buddha. Questa sedia è vuota,e quest’uomo che ti parla è vuoto, è uno spazio vuoto che si riversa in te. All’interno non esiste nessuno, solo un silenzio. La verità non può essere espressa a parole, non lo è mai stata, non lo sarà mai. Non può essere espressa a parole; può solo essere mostrata. L’assenza dell’“io” dentro di me può diventarne una prova indiscutibile. Io non sono una persona. La persona è morta molto tempo fa. È una presenza: un’assenza e una presenza. Io sono assente in quanto persona, in quanto individuo; sono presente come veicolo, come passaggio.

Le altre religioni presuppongono un dialogo, una dualità, una entità divina a cui rivolgersi attraverso la preghiera. Il buddhismo non è la religione della preghiera, è la religione della meditazione. E la differenza tra preghiera e meditazione è questa: la preghiera è un dialogo, la meditazione è un silenzio.

La verità che sfugge

Non puoi afferrare la verità – se ci provi, sarà oltremodo remota. Non puoi
possedere la verità – se ci provi ti ritroverai le mani completamente vuote. La verità giunge, non può essere portata. La verità accade, non ci puoi fare nulla; di fatto, colui che agisce è il problema, l’ostacolo, l’impedimento. Colui che agisce è l’ego. E se in qualche modo riesci a impedire a colui che
agisce di interferire, si ripresenta dalla porta sul retro, in
quanto sperimentatore, osservatore, colui che fa esperienza. Ecco perché, quando ne hai la sensazione, va perduta… colui che agisce, ora compare come colui che sente.

Non aver fretta di comprenderla o di sentirla: lascia semplicemente che sia
presente. Non devi far nulla in proposito. Se riesci a restare in uno stato di non-fare, di non-sforzo, di non-ego, comprenderai, sentirai, saprai, sarà tua… la puoi avere solo in maniera indiretta, non direttamente.

Il desiderio stesso di afferrarla è frutto dell’avidità, il desiderio stesso di
afferrarla è frutto della paura. Il desiderio stesso di afferrarla è un desiderio della mente; e allorché la mente entra in causa, la verità esce di scena. Ricorda: dico che ne vieni afferrato, ne sei posseduto,
non che la possiedi. Come puoi possedere un tramonto? Il tramonto ti possiede, ti riempie; ogni angolo del tuo essere straripa, colpito da tanta bellezza. Quindi andate, al mattino presto a vedere il sole che sorge,
sedetevi, nel mezzo della notte, a osservare il cielo colmo di
stelle, andate e sdraiatevi di fianco a un fiume, e ascoltatene il
suono, e quando un giorno la verità arriva non cercare
di fare nulla… non è necessario capire, non occorre osservare, non serve esaminare, non serve analizzare… lascia che sia presente! Siine posseduto! e sii totalmente unito a lei. Quello è il solo modo per conoscerla. Perché, con la sensazione, subentra l’io… e l’io è la distanza fra te e la verità. Più grande è l’io, maggiore è la distanza; più piccolo è l’io, minore è la distanza. Nessun io, nessuna distanza.

Vero o falso

La verità dev’essere scoperta, non inventata. E cosa ti impedisce di scoprirla? Ci sono state dette molte menzogne, ostacoli che continuano a falsificare la verità, che non permettono ai nostri cuori di riflettere ciò che è. La verità non è una conclusione logica. La verità è esistenza, realtà; ma se esiste già come mai non siamo in grado di trovarla? E’ perché fin all’infanzia ci vengono insegnate falsità, pregiudizi, ideologie, religioni, filosofie. Prova semplicemente a guardare dentro di te: qualsiasi cosa sai, ti è stata detta; non è frutto della tua conoscenza, non è autentica non ne sei un testimone, sei solo una vittima delle circostanze. Per puro caso sei nato in India, oppure in Inghilterra. È solo per un caso che nasci in una famiglia hindu oppure cristiana; a causa di questi eventi casuali, la tua natura
essenziale è andata perduta: vieni costretto con la forza a perderla. Se vuoi riconquistarla, dovrai rinascere.Rinascere ovviamente non vuol necessariamente morire fisicamente ma solo lasciar cadere tutto ciò che ti è stato insegnato. Lascia cadere tutto il tuo sapere e diventa innocente come un bambino appena nato.

Fraintendendo il falso per vero e il vero per falso,
ti lasci sfuggire il cuore e ti riempi di desiderio.

La mente non è altro che desiderio. Il cuore non conosce desiderio alcuno. Vi stupirà sentirlo dire, ma è così: tutti i desideri appartengono alla testa. Il cuore vive nel presente; pulsa, palpita, batte nel qui-e-ora. Il cuore conosce solo il presente, per questo è assolutamente puro. Non è inquinato
dai ricordi passati, dal sapere, dall’esperienza, da tutto ciò che vi è stato detto e insegnato. E non sa nulla del futuro, del domani. Per lui, il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. È assolutamente qui, è
immediato. Ma la mente è esattamente l’opposto del cuore: la mente non è mai adesso, non è mai qui. O pensa alle splendide esperienze passate, oppure desidera le stesse splendide esperienze nel futuro. Continua a spostarsi tra il passato e il futuro, non si arresta mai nel presente. È del
tutto inconsapevole del presente. Per la mente, il presente non esiste. Osserva la situazione: il presente è la sola cosa che esista, ma per la mente il presente è la sola cosa che non esiste. La mente è desiderio, e tu continui a riempirti con una quantità sempre maggiore di desideri. Dimenticando
completamente che, dentro di te, esiste un cuore che palpita. I vostri cuori sono comunque nutriti dalla verità, ma voi non siete presenti a quella realtà, avete lasciato vuoto quello spazio: vivete nella testa.

Vedi il falso in quanto falso, il vero in quanto vero.
Guarda nel tuo cuore.
Segui la tua natura.

Buddha afferma che il falso sembra essere vero perché voi siete diventati falsi alla vostra stessa verità, al vostro stesso cuore. Tornate al cuore, allora sarete in grado di conoscere il vero in quanto vero e il falso in quanto falso.
Quello è illuminazione, quello è tornare a casa.

“Vedi il falso in quanto falso il vero in quanto vero”. Quando siete diventati consapevoli di ciò che è falso, all’improvviso diventate coscienti di ciò che è vero. Non vi può essere insegnato ciò che è vero, ma di certo vi può essere insegnato ciò che non è vero. Siete stati condizionati, potete essere decondizionati. La verità non viene insegnata, deve essere scoperta.

“Guarda nel tuo cuore, segui la tua natura”significa fluire con te stesso. Nascosta nelle profondità del tuo essere c’è una piccola voce silente… se diventi silenzioso verrai guidato da lei. Con “natura” Buddha intende il “dhamma”. Così come la natura dell’acqua è scorrere verso il basso, e la
natura del fuoco è elevarsi verso l’alto, allo stesso modo esiste, nascosta dentro di te, una particolare natura. E, se tutti i condizionamenti che ti sono stati imposti dalla società, e che ti hanno avvolto, vengono rimossi, all’improvviso scoprirai la tua natura. Diventare disponibile alla tua natura interiore è ciò che io chiamo meditazione. Ricorda queste due parole. “Carattere” è un’invenzione dei politici e dei preti; è una cospirazione
contro di te. “Consapevolezza” è la tua natura. Certo, un uomo di consapevolezza ha un carattere ben preciso, ma quel carattere è funzionale alla sua consapevolezza.il cosiddetto – uomo di carattere – è ingabbiato. Anche se le circostanze mutano, egli continua a reiterare lo stesso carattere, assomiglia a un pappagallo, è una macchina: non risponde, si limita a reagire. Un uomo di consapevolezza risponde, e le sue risposte sono spontanee. Egli è simile a uno specchio: riflette qualsiasi cosa gli si pari davanti. Da questa spontaneità, da questa consapevolezza, nasce una nuova forma di azione. Quell’azione ti libera. Se ascolti la tua natura, resti libero.

Non riesci a comprendere parole così elementari come “Vai dentro di te”?
So che capisci le parole, ma l’entrare dentro di te è diventata una cosa difficilissima, perché ti è stato insegnato solo a uscire all’esterno, sai solo fare quello. Pensare è uscire all’esterno: non pensare è entrare in se stessi. Pensa, e hai iniziato ad allontanarti da te stesso. Il pensiero è la via che ti porta sempre più lontano da te. Il pensiero è una proiezione. Non pensiero e all’improvviso sei dentro di te. Senza pensiero non puoi uscire all’esterno,
senza desiderio non puoi uscire all’esterno. Per uscire dal tuo essere hai bisogno del combustibile del desiderio e del veicolo del pensiero.
Seduto in silenzio, senza far nulla… neppure pensare, neppure desiderare… e dove sarai? Entrare in se stessi, di fatto, non è un andare dentro di
sé; è semplicemente smettere di uscire all’esterno… e all’improvviso ti ritrovi dentro di te.

“andare” vuole comunque dire “andare all’esterno”: smetti di andare! Smetti di andare da qualsiasi parte! Non puoi stare seduto in silenzio, senza andare da qualche parte? Certo, fisicamente puoi sederti, non è una cosa difficile ma il problema è questo: cosa fai dentro di te? Desideri, pensieri, ricordi, immaginazioni, ogni sorta di proiezione? Arresta anche quelle!
Come arrestarle? Diventa semplicemente indifferente, non badarci. Se anche sono presenti, non prestare loro attenzione. Anche se sono presenti, non dare loro alcuna importanza. Anche se sono presenti, lascia che lo siano. Siedi in silenzio, all’interno del tuo essere, e osserva. Ricorda questa parola: “osservare”, sii un testimone, sii semplicemente attento, presente, all’erta.
E man mano che questo stato di osservazione cresce, diventa più profondo, la stessa energia che si trasformava in desideri e pensieri e ricordi e immaginazione, la stessa energia viene assorbita in questa nuova profondità: la stessa energia è usata da questo scendere in profondità,
all’interno. Allora saprai cosa intendo dire, quando dico: “Vai dentro di te”

Entra in te stesso! E la via è questa: osserva i tuoi pensieri e non identificarti con loro. Resta un semplice testimone, del tutto indifferente, né a favore né contro. Non giudicare, perché qualsiasi giudizio comporta un’identificazione.
Non dire: “Questi pensieri sono sbagliati”, e non dire: “Questi pensieri sono buoni”. Non commentare i tuoi pensieri. Lascia semplicemente che scorrano, come fosse lo scorrere del traffico che vedi stando discosto, sul ciglio della strada: lo osservi distaccato, per nulla coinvolto.
Non importa cosa passi: un autobus, un camion, una bicicletta. Se riesci a osservare il processo dei pensieri che scorrono nella tua mente con lo stesso distacco, con la stessa indifferenza, non è lontano il giorno in cui l’intero
traffico scomparirà… perché quel traffico può esistere solo se tu continui a dargli energia. Se smetti di dargli energia… e osservare è proprio questo: smettere di dargli energia, impedire all’energia di scorrere nel traffico; è la tua energia che fa muovere questi pensieri. Quando la tua energia non
entra in gioco, essi iniziano a cadere; da soli non riescono a stare in piedi.
E quando la strada della mente è assolutamente vuota, sei dentro di te. Questo è ciò che intendo dire quando dico: “Vai dentro di te”. E questo è ciò che intende il Buddha, quando dice: Segui la tua natura.

Una mente priva di riflessione è un ben misero tetto.
La passione, come pioggia, inonda la casa.

Con “riflessione”, Buddha intende semplicemente questo: “riflessione”, nonpensiero; parla di riflesso, nel senso di uno specchio che riflette. Quando ti metti davanti a uno specchio, questi non pensa a te, si limita a rifletterti!
Una mente priva di riflessione è una mente che ha dimenticato come riflettere Sappiamo solo pensare, non sappiamo come riflettere.
Prova a pensare a un bambino: viene al mondo e apre
per la prima volta gli occhi… vede gli alberi, ma non sarà in
grado di dire a se stesso: “Questi sono alberi”. Vede la luce,
ma non sarà in grado di dire a se stesso: “Questa è luce
elettrica”. Vede il rosso di una rosa, ma non sarà in grado di
dire: “Questa è una rosa, e il suo colore è rosso”. Vede ogni
cosa, ma dentro di sé non dirà nulla. Quello è riflettere: egli
sarà semplicemente uno specchio. Una mente che ha dimenticato come riflettere la verità è sempre vittima del desiderio; una vittima della testa, una vittima del futuro, una vittima del costante e continuo aspirare a questo e a quello. E nessun desiderio potrà mai essere appagato. Allorché un desiderio è appagato, la mente ne ha creati dieci altri. Stai attento! Inizia a ripulire il tuo specchio, in modo che tu possa riflettere.

La passione, come pioggia, inonda la casa.
Ma se il tetto è solido, allora puoi ripararti.

Se sai come riflettere la realtà, allora hai un riparo. Sei al sicuro, perché sei parte della verità.

Chiunque segua pensieri impuri soffre in questo mondo e nel prossimo.
In entrambi i mondi egli soffre, e quanto immensamente, allorché vede il male che ha fatto.

Tutti i pensieri sono impuri. Il Buddha parla di “pensieri impuri”, ma intende sempre i pensieri: tutti i pensieri sono impuri, perché un
pensiero presuppone sempre che stai pensando all’altro… è sorto un desiderio. E ogni volta che dice “un pensiero puro”, intende “un nonpensiero”.
Solo un nonpensiero è puro, perché in quel caso sei assolutamente te stesso, solo, senza alcunché che interferisca.

Ma chiunque segua la legge è felice qui ed è felice là.
Egli gioisce in entrambi i mondi, e quanto immensamente,
allorché vede il bene che ha fatto.

In retrospettiva, quando vedi che hai creato un inferno
a te stesso – nessun altro tranne te ne è responsabile: “Sono stato così
sciocco. Nessuno mi ha fatto soffrire. Gli unici responsabili sono i miei pensieri. Viceversa, se segui la tua essenza più intima, la tua natura, sarai al settimo cielo dalla gioia, sia qui che là. Buddha non si interessa molto al “là”. Tuttavia, egli dice: “Se sei felice qui, è inevitabile che tu sia felice là”. Se
gioisci in questo momento, il prossimo gioirai ancor di più, perché il prossimo istante scaturirà da questo.

Se soffri in questo momento, il successivo soffrirai ancor di più, poiché stai imparando le vie della sofferenza, ti stai abituando a soffrire. Creerai una sofferenza maggiore nel’istante successivo, perché stai diventando sempre più efficiente nel creare sofferenza. Non preoccuparti del momento successivo, o della prossima vita, o del prossimo mondo. Rendi questo istante una festa, rendi questo istante un istante di beatitudine, e il
prossimo seguirà, e così la prossima vita, e il prossimo mondo.

Poiché grande è il raccolto in questo mondo, e ancor più grande nel prossimo.
Per quante parole sacre tu legga, per quanto tu ne parli,
quale bene potranno mai farti, se non agisci di conseguenza?

L’azione e solo l’azione può essere d’aiuto: devi coinvolgerti, devi impegnarti! Se qualche verità ti convince, agisci di conseguenza, e agisci immediatamente! Perché la mente è molto astuta, e la più grande astuzia della mente è rimandare. Dice: “Domani…”, e il domani non arriva mai.

Sei tu un pastore che conta le pecore di un altro, senza mai condividere la via?

Nel mondo esterno l’ineguaglianza è la legge; nel mondo esterno tutti sono
diseguali. Qualcuno è più forte di te, qualcuno è più intelligente, qualcuno è più bello, qualcuno ha più talento, qualcuno è un genio… la gente è diversa, e non può essere costretta all’uguaglianza; farlo distruggerebbe l’umanità. E
la gente rimarrà disuguale.
Ma nel mondo interiore, man mano che scendi dentro di te, l’ineguaglianza inizia a scomparire. Nell’essenza più intima dell’essere esiste un’assoluta eguaglianza. All’interno, l’ego scompare, la personalità scompare, esiste solo una pura consapevolezza. E due consapevolezze non sono superiori o
inferiori. Non continuare a contare le pecore altrui; entra in te stesso! Non continuare a leggere i testi sacri; entra in te stesso! Non continuare ad ascoltare le parole degli altri… condividi la via!
Buddha dicevadi non limitarsi ad ascoltare le sue parole. Segui la via, condividi la via!

Leggi il minor numero di parole possibile ed esprimine ancor meno con la voce.
Ma agisci in funzione della legge.

La parola “legge” ha connotazioni sbagliate. È una traduzione di “dhamma”: la legge eterna. “Agisci in funzione della legge” non vuol dire “Agisci
rispettando il codice penale”. “Agisci in funzione della legge” significa: agisci in armonia con la tua natura interiore.

Abbandona le vecchie modalità: passione, inimicizia, follia.
Conosci la verità e trova la pace.
Condividi la via.

Cosa sono le “vecchie modalità”? Sono la via del desiderio, la via dell’odio e la via della stupidità. Quando lasci cadere il passato, per qualche giorno sei
spaesato, disorientato, non sai cosa fare, come agire. Vivrai in un limbo… quel limbo deve essere attraversato. È doloroso… quello è il prezzo che dobbiamo pagare per acquisire il vero. Una volta attraversato quel limbo, quello spazio vuoto… Conosci la verità e trova la pace. Allora si conosce
la verità, e la verità segue la pace come un’ombra.

Numerose religioni

Ogni individuo deve raggiungere Dio a modo suo, ecco perché i Buddha possono solo indicare, possono solo dare spunti. Non possono darvi mappe precise e definite: solo spunti, alcuni accenni. E quegli spunti non
devono essere presi molto seriamente, bensì con estremo senso del gioco. Non dovete diventare fanatici; se lo diventate non siete più religiosi. La varietà è bella, ti permette di scegliere in base al tipo di uomo che tu sei. La religione non è decisa per nascita. Puoi essere nato da genitori hindu, ma se i tuoi genitori ti amano veramente, non ti convertiranno all’induismo. Certo, ti diranno tutto ciò che hanno conosciuto e sperimentato, ma ti lasceranno libero. E ti diranno: “Diventa più attento, più consapevole, più
maturo, e quando sarai cresciuto abbastanza e vorrai decidere, scegli la tua religione”.

Abbiamo bisogno di ogni sorta di linguaggio. L’inglese è necessario per la sua precisione, per la sua accuratezza. Ogni parola ha un significato: senza un linguaggio come questo, la scienza non può svilupparsi.

L’arabo ha una profonda qualità seduttiva, riecheggia quasi con ossessione. Se lo canti, creerà un riverbero nel tuo cuore. Smetti di cantare, e il canto continuerà nel cuore. L’arabo ha in sé quella qualità, perché è una lingua del deserto: tutte le lingue del deserto hanno questa qualità. Quando chiami qualcuno in un deserto, a distanza remota, devi chiamarlo in un certo modo… e nel deserto puoi chiamare le persone da molto lontano; se le chiami con un suono ritmico, giungerà fino a loro. il Corano è un libro da cantare. Non è un libro da studiare: è un libro da danzare, solo in questo caso ne toccherete lo spirito interiore. Non c’è nulla di male nel fatto
che esistano molte religioni. Certo, c’è qualcosa di male nel loro continuare a discutere. Sono diventate fatti politici; insistono nel cercare di
convertire, perché il numero crea potere. Se a me piace una rosa non devi convincermi che dovrebbero piacermi le margherite. Dovresti solo accettare che a me piacciono le rose. La gente ha comprensioni diverse, modi diversi di guardare le cose, interpretazioni diverse. E questa libertà
dev’essere loro concessa…

L’ego

Se dici a qualcuno: “Io sono speciale”, non lo puoi convincere, perché l’altro sa di essere lui quello speciale. l’ego è veleno, puro veleno. Perdi contatto, ti separi dal flusso vitale; non sei più all’interno del flusso dell’esistenza, diventi una roccia nel fiume. l’ego è così infingardo, così astuto che può darti questo nuovo programma: “Sei così speciale che puoi diventare semplicemente un uomo comune, ordinario. Ma nella tua ordinarietà saprai di essere l’uomo ordinario più straordinario che ci sia. le cosiddette persone umili. Dicono: “Sono l’uomo più umile che ci sia”. Ma non lo intendono affatto! Non dire loro: “So che non lo sei”, altrimenti non te lo perdoneranno mai. Si aspettano che tu dica: “Sì, sei l’uomo più umile che io abbia mai visto”, solo così saranno soddisfatte, si sentiranno appagate. È ego che si nasconde dietro all’umiltà… Ricorda questo: qualsiasi cosa pensi di te stesso, pensala di chiunque altro, e l’ego scomparirà. L’ego è l’illusione creata dal pensare a se stessi in un modo e dal pensare agli altri in un altro; si tratta di un doppio pensare: se lasci cadere il doppio pensare, l’ego muore d’acchito.

Sentirsi vicini a Dio ma non sentirlo

di certo porti nella tua mente un’immagine ben precisa di Dio; per questo ti sfugge. E continuerà a sfuggirti, se non lasci cadere quell’immagine. Dio può essere conosciuto solo da coloro che riescono a lasciar cadere qualsiasi idea su Dio. Le idee sono frutto della tua ignoranza, è sono un ostacolo. Lascia cadere qualsiasi idea su Dio e chiediti: “Esiste un qualsiasi luogo in cui
Dio non esiste?”. In quel caso, vedrai qualcosa di incredibilmente straordinario nella semplice ordinarietà delle cose. In questo modo l’uomo si avvicina al divino, e il divino si avvicina all’uomo; l’umano e il divino scompaiono l’uno nell’altro; il mondo e Dio scompaiono l’uno nell’altro. Allora non cerchi più un Dio che è separato, che vive nel settimo paradiso; in quel caso egli vive nel circondario in cui tu vivi, ha il volto del tuo vicino. In quel caso egli è umano, è un animale, è un vegetale, è un minerale… è tutto. Dio non si nasconde alla tua vista, sei tu a tenere gli occhi chiusi a causa di tanti pregiudizi. Dio è fermo, ritto sulla porta, ma tu non lo puoi sentire perché la tua mente è così colma di agitazione, è così piena di pensieri… milioni di pensieri che furoreggiano stordendoti. La tua mente è così rumorosa che non puoi sentire il battito silente alla porta. Sii silente.

Egli osserva

Essere svegli è la via alla vita.
Lo sciocco dorme come se fosse già morto;
ma il Maestro è sveglio e vive per sempre.
Egli osserva.
Egli ha chiarezza.
Come è felice! Perché vede che l’essere svegli è vita.
Come è felice, seguendo il cammino del risveglio.
Con grande perseveranza egli medita, cercando libertà e felicità.
Perciò svegliati, rifletti, osserva.
Lavora con cura e attenzione.
Vivi seguendo il sentiero e la luce crescerà in te.
Osservando e lavorando il Maestro costruisce per sé un’isola che la marea non può sommergere.

Se c’è una cosa da saper dell’essere umano è questa: “egli è addormentato. Anche quando crede di essere sveglio, non lo è”. Non siate così sciocchi da credere che solo aprendo gli occhi siete svegli. L’intero insegnamento di tutti i Buddha può essere contenuto in un’unica parola: svegliati!

Non farai mai alcuno sforzo per svegliarti se credi di esserlo già. Il silenzio è lo spazio in cui ci si sveglia, e la mente rumorosa è lo spazio in cui si resta addormentati. Se la tua mente continua a chiacchierare, sei addormentato… Seduto in silenzio, se la mente scompare affiora la consapevolezza. Il silenzio non è all’esterno e non viene dall’esterno: sorge in te, cresce in te. In caso contrario, ricorda: stai dormendo.

Se hai una mente perdi la consapevolezza. Perciò, l’unico lavoro da fare è questo: come ritrovare la consapevolezza e perdere la mente. Quando hai una mente, perdi la consapevolezza: mente significa sonno, frastuono,
automatismi. Devi eliminare dal tuo sistema tutto ciò che hai raccolto in quanto sapere. È il sapere a tenerti addormentato; pertanto, più una persona è istruita, più è addormentata.

Essere svegli è la via alla vita. 

Sei vivo solo nella misura in cui sei consapevole. La consapevolezza è la differenza tra la vita e la morte. Diventa più attento, e sarai più vivo. La vita è la meta, e la consapevolezza è la metodologia, la tecnica per raggiungerla.

Lo sciocco dorme come se fosse già morto;
ma il Maestro è sveglio e vive per sempre.

Tu agisci nel sonno; ecco perché continui a fare cose che non vuoi fare, che hai deciso di non fare, che sai non essere giuste e a non fare cose che sai essere giuste. Come mai? Perché continui a perderti? E’ perché non sei sveglio. Non sei in grado di vedere! Non sei in grado di sentire! Certo, hai le orecchie per sentire e gli occhi per guardare, ma dentro di te non c’è nessuno in grado di comprendere. La prima cosa che devi lasciar penetrare profondamente nel tuo essere è questa verità: tu sei addormentato.

La psicologia moderna ha scoperto alcune cose estremamente significative; oggi, grazie a Freud possiamo parlare di mente conscia, una cosa fragilissima, la parte più piccola del tuo essere. Dietro la mente conscia vi è la mente subconscia, qualcosa di vago che puoi sentir bisbigliare, ma che non puoi comprendere; è sempre lì, dietro la mente conscia, che fa vibrare le sue corde. In terzo luogo, abbiamo la mente inconscia, che incontri solo nei sogni. Se scendi ancora più in profondità, arriverai all’inconscio collettivo che racchiude l’intero genere umano, e ancora più in profondità arriverai all’inconscio cosmico. L’inconscio cosmico è la natura.

Freud è penetrato negli abissi, ma Sri Aurobindo ha cercato di raggiungere le vette. Al di sopra della nostra mente cosiddetta cosciente, esiste la vera mente cosciente: la si raggiunge solo grazie alla meditazione. Quando alla tua normale mente cosciente aggiungi la meditazione, quando oltre alla normale mente cosciente è presente in te la meditazione, questa mente
diventa la vera mente consapevole. Oltre alla vera mente cosciente, esiste la mente della super-consapevolezza. Quando mediti, hai solo dei barlumi. Certo, si aprono delle finestre, ma ricadi subito indietro, continuamente. Mentre possedere una mente super-consapevole (Samadhi ) significa che hai raggiunto una capacità di percezione cristallina, una consapevolezza totale che ora non puoi più caderne al di sotto. Al di là della mente super-consapevole, si trova il super-conscio collettivo; il super-conscio collettivo, nelle nostre religioni, è conosciuto come “le divinità”. E oltre si
ha la super-consapevolezza cosmica, che va al di là anche delle divinità. Buddha lo chiama Nirvana, ma tu puoi chiamarlo la verità.

Questi sono i nove stati del tuo essere, e tu vivi rannicchiato in un angolino minuscolo: la piccola mente conscia… è come se qualcuno possedesse un palazzo, e si fosse completamente dimenticato di averlo, e vivesse sotto il
porticato… credendo di non avere altro!

Se studi Freud, egli parla di qualcosa al di sotto di te, il che non ti crea alcun imbarazzo: tu sai che sei cosciente e che al di sotto esiste l’inconscio, e l’inconscio collettivo. Ma tutti quegli stati della mente sono al di sotto di te; tu sei in cima, e la cosa ti fa sentire molto bene. Viceversa, se studi Sri Aurobindo, ti sentirai a disagio, perché al di sopra del tuo stato di coscienza esistono altri stati più elevati e l’ego dell’uomo non vuole mai accettare che esista qualcosa di superiore a sé.

Se rimani inconsapevole, addormentato, dovrai morire ancora. Se vuoi
liberarti dalla ruota della nascita e della morte, dovrai conseguire un pieno e assoluto risveglio. Dovrai raggiungere vette di consapevolezza sempre più elevate. E queste cose non devono essere accettate su basi intellettuali: queste cose devono diventare esperienza, queste cose devono diventare esistenziali. Non dovete convincervi da un punto di vista filosofico, perché non porta a nulla, . I veri frutti si hanno solo quando operi in te uno sforzo immane per giungere al risveglio.

Egli osserva.
Egli ha chiarezza.

L’unica cosa che si deve imparare è l’arte dell’osservazione. Guarda! Osserva ogni azione che compi. Osserva ogni pensiero che scorre nella tua mente. Osserva ogni desiderio che prende possesso di te. Osserva anche i
più piccoli gesti – camminare, parlare, mangiare, fare il bagno. Continua a osservare ogni cosa. Lascia che ogni cosa diventi un’occasione per osservare. Mangia lentamente, osservando, ogni boccone deve essere masticato, assaporato. Odora, tocca, senti la brezza e i raggi del sole. Osserva la Luna… e diventa un semplice specchio d’acqua silente che osserva.

Ricorda una cosa: quando ti rendi conto che ti sei dimenticato di osservare, non rammaricartene, non dispiacertene; altrimenti stai di nuovo perdendo tempo. Non sentirti infelice per aver mancato un’altra occasione; non
lasciarti travolgere dal sentirti un peccatore. Non iniziare a condannarti, a biasimarti perché tutto ti sembra essere solo uno spreco di tempo… perché ti senti un caso senza speranza! Non pentirti mai per il passato! Vivi nel momento.

Quando osservi, nasce chiarezza, poiché la chiarezza è frutto dell’osservazione. Più diventi osservatore, più la fretta diminuisce. Diventi più gentile, più aggraziato. Mentre osservi, la tua mente bisbetica
chiacchiera meno: l’energia che si manifestava in chiacchiere, ora si trasforma, diventa osservazione e la mente non avrà più il suo nutrimento. I pensieri inizieranno a farsi più flebili, inizieranno a perdere di spessore e di rilievo… a poco a poco, inizieranno a morire. Man mano che i pensieri moriranno, nascerà la chiarezza. A quel punto, la tua mente diventa uno specchio.

Come è felice! Perché vede che l’essere svegli è vita.
Come è felice, seguendo il cammino del risveglio.
Con grande perseveranza egli medita, cercando libertà e felicità.

Ascolta queste parole molto attentamente: Con grande perseveranza… Se non compi uno sforzo totale per risvegliarti, non accadrà. La consapevolezza genera interiorità, ti rende introverso; ti porta all’interno, sempre più in profondità. E “sempre più in profondità” significa anche “sempre più in alto”: queste due dimensioni crescono di pari passo. Proprio
come cresce un albero: tu lo vedi crescere solo verso l’alto, non vedi le radici che affondano nel suolo. Ma, come prima cosa, le radici devono affondare nel suolo, per permettere all’albero di crescere in altezza. Se un albero vuole raggiungere il cielo, dovrà far affondare le sue radici in
profondità, dovrà raggiungere la massima profondità. L’albero cresce contemporaneamente in entrambe le direzioni.

Ho parlato di nove stati di consapevolezza. I rami della tua consapevolezza andranno verso l’alto: dalla mente conscia a ciò che è veramente alla mente consapevole; da ciò che è veramente consapevole alla super-consapevolezza; dalla super-consapevolezza alla coscienza collettiva; dalla
coscienza collettiva alla coscienza cosmica.
E le tue radici cresceranno dal cosiddetto conscio al subconscio, dal subconscio all’inconscio, dall’inconscio all’inconscio collettivo, dall’inconscio collettivo all’inconscio cosmico.

Tu vivi come se fossi ubriaco, pertanto ti si può perdonare se ricadi
continuamente. Ma non appena te ne rendi conto, non appena arriva un raggio di luce e te ne ricordi, torna a impegnarti con tutte le tue forze… non restare uno sciocco, non restare addormentato, non restare ubriaco. Dovrai liberarti da molti strati di ubriachezza. L’avidità è uno stato di ubriachezza, la mente chiede sempre di più, non smette mai di chiedere. Se corri dietro ai soldi, vorrai averne di più, se corri dietro al successo, vorrai averne di più. Se sei interessato a diventare umile, vorrai più umiltà, perché devi diventare l’uomo più umile del mondo. Non c’è mai fine a questa domanda costante della mente: sempre di più…
La stessa cosa è vera per la rabbia. Non hai mai osservato che, quando sei in
collera, fai cose che normalmente non faresti? Dici cose di cui poi ti penti amaramente? E in seguito non riesci a credere di aver detto simili stupidaggini, di aver potuto dire tali idiozie… Cosa succede quando sei arrabbiato? Sei in uno stato di ubriachezza. Osserva di più, e in te ci sarà meno rabbia, ci sarà meno avidità, ci sarà meno gelosia.

Quando in voi affiora la rabbia, sedetevi nella vostra stanza,
chiudete le porte, e osservatela. Voi conoscete due sole modalità: o siete in collera, diventate violenti, distruttivi, oppure vi reprimete. Non conoscete la terza modalità, quella dei Buddha: non esplodere e non reprimere: osserva. La repressione ti aiuta a diventare una persona socialmente migliore, ma crea dentro di te una ferita, una vera e propria ferita, dentro di te la
follia aumenta a vista d’occhio.

Perciò svegliati, rifletti, osserva.
Lavora con cura e attenzione.
Vivi seguendo il sentiero e la luce crescerà in te.

La luce cresce spontaneamente. Diventa semplicemente più silenzioso, osserva con maggior attenzione, sii più meditativo… e la luce scenderà in te.
Spontaneamente! Non devi andare da nessuna parte.

Osservando e lavorando il Maestro costruisce per sé un’isola che la marea non può sommergere.

Il tuo osservare diventa un’isola che nessuna passione, nessuna cupidigia, nessuna avidità, nessuna rabbia può più dominare.Con quell’isola, per la prima volta diventi un uomo totale, un essere umano. Questo essere umano oggi è assolutamente indispensabile, questo è il nuovo essere umano.

Domande e risposte

Non ci sono risposte, esiste solo la risposta. La mente ha risposte su risposte, ma non ha la risposta. La puoi conoscere, ma non la puoi ridurre a
sapere, non la puoi esprimere verbalmente. È luce che illumina semplicemente la tua interiorità. Non è una risposta a una domanda specifica. È la fine di ogni interrogarsi, non si relaziona affatto a una domanda. Dissolve semplicemente tutte le domande e resta uno stato
privo di qualsiasi interrogativo.

È inevitabile che in te sorgano delle domande, poiché ancora non sono state tagliate le radici. Le radici sono tagliate solo quando sconnetti te stesso dalla mente, quando tutte le identificazioni con la mente sono lasciate cadere, quando sei testimone, che osserva, che guarda, ma che non si identifica con alcunché – buono o cattivo, peccatore o santo, questo o quello – in quella testimonianza, ogni interrogativo si dissolve. Scivola fuori dalla mente! È uno stato di assoluto silenzio, di pace, di non-pensiero. Buddha lo chiama “giusta presenza attenta” – “sammasati”. E dichiara che a quanti sono
pienamente consapevoli, attenti, all’erta, la verità giunge spontaneamente.

Essere in silenzio, significa avere la risposta. Essere in silenzio significa essere privi di domande… La mente è l’unico nemico; non ne esistono altri. Il Diavolo non è qualcuno esterno a te; è la tua mente che continua a tentarti, che continua a ingannarti, a manipolarti, a crearti sempre nuove illusioni. Stai attento, osserva la mente! E nell’osservare, le domande compaiono… non ricevono una risposta. Il Buddha non conosce alcuna risposta… non è che sia arrivato alla conclusione di ogni interrogativo; no, niente affatto! Al contrario, non ha più interrogativi.

Le informazioni le puoi ottenere ovunque, devi disimparare qualsiasi cosa tu abbia imparato finora, devi funzionare da uno stato di non-conoscenza, agire spontaneamente, non in funzione del passato e delle conclusioni a cui sei giunto. E quando sarai silente, senza che alcun sapere rumoreggi all’interno, la tua percezione sarà limpida, non ci sarà più polvere sullo specchio… rifletterai ciò che è. E da quel riflesso, qualsiasi azione insorga è virtuosa.

Disciplina e individualismo

Domanda: “Disciplina e individualismo sono diametralmente opposti?”

Disciplina non significa farsi dominare, ma assumersi le proprie responsabilità. E’ solo attraverso le responsabilità che si cresce. La crescita diviene possibile nell’adempiere in pieno le proprie responsabilità.

L’individualista non è ancora un individuo. L’individualista che crede nell’individualismo è solo un egoista. Ed essere egoisti non equivale a essere un individuo: l’individuo non ha ego alcuno.

Individuo significa indivisibile, indica un essere integro. Tutti hanno l’ego! La cosa straordinaria è l’assenza dell’ego. L’ego è una falsa entità, non ti permette di essere reale, è falso, è un inganno, è un’illusione. Tu non sei separato dall’esistenza, ma l’ego continua a fingere la separazione tra te e l’esistenza.

Per rispondere alla domanda iniziale: “Disciplina e individualismo non sono diametralmente opposti?”. Non lo sono! Un individuo è sempre un essere disciplinato. Una persona priva di disciplina non è un individuo: è solo un caos, è multi-frammentario. Tutti i suoi frammenti funzionano separatamente, in opposizione l’uno con l’altro. Ed è così che la gente vive normalmente: una parte della mente va a sud, un’altra parte va a nord; una parte dice una cosa, l’altra parte dice l’opposto. Una parte dice: “Fai questo”. Un’altra immediatamente replica: “No!”. Qualcosa dice: “Sì”, e
qualcosa subito lo distrugge immediatamente, dicendo: “No”.

Un individuo è un essere che funziona come una totalità. Può accadere solo attraverso una disciplina consapevole. Questo è ciò che Buddha mette in evidenza: perseveranza, sforzo, uno sforzo deliberato e consapevole per crescere. Certo, a volte è doloroso, ma tutto dipende da come lo interpreti: Se veramente vuoi crescere, non è doloroso; è enormemente piacevole. Ogni passo fatto più in profondità nella disciplina procura una gioia sempre più grande, perché ti dona sempre di più un’anima, un essere vero.

Per diventare disciplinato devii sapere che il primo principio della disciplina è la resa. Apparentemente sembra una contraddizione, perché ti hanno insegnato che se ti arrendi non sarai mai più un individuo. Invece è il contrario: se non sei in grado di arrenderti, non sarai affatto un individuo. Solo un individuo può arrendersi. La resa è un fenomeno così grande che solo un uomo di grande volontà riesce a operarla: è la forma più evoluta della volontà. Abbandonare la tua volontà richiederà inevitabilmente una volontà totale. La disciplina è la via per creare
individualità (essere un individuo integro).

Ma ricorda: essere un individuo non vuol dire essere individualista. L’individualismo è un’espressione dell’ego. E le persone che credono nell’individualismo non sono individui.

Liberarsi dal Pattume

Domanda: “Maestro, come faccio a liberarmi da questo pattume?”

Se è pattume, sapendo che si tratta di immondizia, lasciala andare! Ma sembra che tu l’affermi solo per averlo sentito dire da me. In te è diventata una credenza; non è qualcosa che sai tu, non è una tua esperienza… Ti limiti semplicemente a cambiare l’oggetto della tua fede, ma la professione di fede rimane: la stessa mente che crede! Ti dico di lasciar cadere ogni fede e di iniziare a vedere. È una tua comprensione la sensazione che sia pattume? In questo caso non chiederesti come fare per liberartene: nessuno chiede come fare a liberarsi dall’immondizia. Vedere che è immondizia è liberarsene; riconoscere che è immondizia è liberarsene! L’immondizia non si aggrappa a te… tu ti aggrappi a lei! L’immondizia non si preoccupa minimamente di te, se te ne liberi, non protesterà, non dirà una sola parola. Perché qualcuno si aggrappa a qualcosa? Perché in cuor suo continua a credere che sia preziosa.

Domanda: “Perché ho la sensazione che mi manchi qualcosa?”

Perché fin dalla tua infanzia ti è stato insegnato che sei intrinsecamente indegno. Il valore deve essere conseguito, il merito deve essere provato. E il modo migliore per distruggere un bambino è annientare la sua fiducia in se
stesso. Per distruggere la fiducia che il bambino ha in se stesso, gli devi dimostrare che il merito non è un dato di fatto, deve essere conseguito nella vita e lo si può mancare. Se non lavori, se non sei oltremodo ambizioso, se non lotti allora non otterrai. Sei stato condizionato a essere violento, ambizioso, pieno di desideri: avere più soldi, avere più potere, avere più prestigio. Poiché ti è stato detto che, da un punto di vista intrinseco, non hai alcun valore, è sorto questo problema. Ma io affermo che voi siete meritevoli in voi stessi, nascete in quanto Buddha. Siete inconsapevoli della realtà del vostro essere, ma voi siete divinità nascoste.

Avete creduto troppo ai vostri genitori, ai vostri insegnanti e avete
raccolto qualsiasi cosa vi abbiano detto. È immondizia, ma vi siete tirati dietro quel pattume così a lungo che ora lasciarlo cadere d’acchito sembra impossibile. Io vi dico: liberatevene, e siate dei Buddha da questo preciso istante! Non si tratta di realizzare, si tratta solo di essere coscienti, all’erta, svegli… non è affatto qualcosa da conseguire.

E a questo punto, tu mi ascolti… una parte della tua mente dice: “Certo, il Maestro deve aver ragione!”. Quando mi sei vicino, inizi a sentire che è vero. Quando ti allontani, la mente ripiomba in scena e ti sopraffà ed ovviamente, è molto potente, per questo distrugge la tua intelligenza.

L’intelligenza non ha nulla a che vedere con la mente; l’intelligenza ha a che fare col cuore. È una qualità del cuore, mentre l’intelletto è una qualità della mente, è cerebrale. Il tuo intelletto è carico di immondizia, e io sto
cercando di risvegliare la tua intelligenza. L’intera società ha cercato di renderti inconsapevole della tua intelligenza. Essa è contro l’intelligenza: vuole che voi siate mediocri, perché solo le persone mediocri possono essere buoni schiavi. Non vuole che siate intelligenti, ma stupidi, perché
solo gli stupidi possono essere dominati. Intelligenza vuol dire che iniziate
a pensare in prima persona, iniziate a guardarvi intorno con i vostri occhi. Non crederete più ai profeti, ai testi sacri, crederete solo alla vostra esperienza. Esperimenta, medita, fai esperienza… se non diventa una tua comprensione, non servirà a nulla.

Perché ti manca qualcosa? Perché ti è sempre stato ripetuto che devi
trovare qualcosa. E poiché tu non lo trovi, ecco che sorge in te la sensazione che ti manchi qualcosa. E io ti dico che lo possiedi già! Guarda semplicemente dentro di te, e troverai tesori infiniti di gioia, amore, estasi. Se guardi dentro di te, vedrai che non ti manca nulla; ma se continui a cercare all’esterno, ti sentirai sempre più frustrato. Man mano che invecchi, avrai la sensazione che ancora non hai trovato nulla. E l’ironia della storia è che non hai mai perso nulla. È sempre stato dentro di te. Ma non credermi, io non sono qui per creare dei fedeli, sono qui per aiutarti a sperimentare. Nel momento in cui diventa la tua esperienza, ti libera. La verità libera. Certo, la verità libera, ma la verità deve essere vostra. Nessuna verità di qualcun altro potrà mai liberarvi…

Concludendo io non posso aiutarti a liberarti da questa immondizia, posso solo aiutarti a essere più consapevole. E se sei consapevole quella immondizia cadrà da sola. Un giorno, all’improvviso, scoprirai che è scomparsa, che è svanita. Man mano che la consapevolezza acquista profondità, ogni pattume scompare…

L’Inno dell’amore e lo specchio

Amato Maestro, spesso leggo l’“Inno dell’amore”, nel Nuovo Testamento. A me sembra che questo sia esattamente il tuo messaggio.

Il messaggio di tutti i Buddha è sempre lo stesso, perché la verità è una. Milioni di dita possono indicare la stessa Luna.

Se parlo le lingue degli uomini e anche quelle degli angeli, ma non ho amore, sono un metallo che rimbomba, uno strumento che suona a vuoto.
Se ho il dono d’essere profeta e di conoscere tutti i misteri, se possiedo tutta la scienza e anche una fede da smuovere i monti, ma non ho amore, io non sono niente.
Se do ai poveri tutti i miei averi, se offro il mio corpo alle fiamme, ma non ho amore, non mi serve a nulla.

Chi ama è paziente e generoso.
Chi ama non è invidioso, non si vanta e non si gonfia di orgoglio.
Chi ama è rispettoso, non cerca il proprio interesse, non cede alla collera e dimentica i torti.
Chi ama non gode nell'ingiustizia, la verità è la sua gioia.
Chi ama tutto scusa di tutti ha fiducia, tutto sopporta mai perde la  speranza.

L’amore non tramonta mai: cesserà il dono delle lingue, la profezia,  passerà, finirà il dono della scienza.
La scienza è imperfetta, la profezia è limitata, ma verrà ciò che è perfetto ed esse svaniranno.

Quando ero bambino parlavo da bambino, come un bambino pensavo e ragionavo. Da quando sono uomo, ho smesso di agire così.
Ora la nostra visione è confusa, come in un antico specchio; ma un giorno saremo a faccia a faccia dinanzi a Dio.
Ora lo conosco solo in parte, ma un giorno lo conoscerò come lui mi conosce.

Ecco dunque le tre cose che contano: fede, speranza, amore.
Ma più grande di tutte è l’amore. 

Queste sono le qualità essenziali di una persona religiosa. Chiunque abbia detto quelle cose deve essere stato un illuminato. Tuttavia, non continuare a ripeterlo, non limitarti a leggerlo: non è sufficiente. Mettilo in pratica. una preghiera non è qualcosa da leggere, bensì da vivere. Vivila!

Le scritture possono essere comprese solo se, come prima cosa, vengono messe in pratica. La gente fa l’esatto opposto: legge i testi sacri e cerca di comprenderli. Da un punto di vista intellettuale non è difficile capire queste
scritture, sono semplici. Le persone diventano veri esperti, maestri nel ripetere questi testi… e non vanno oltre. La poesia non ti può liberare, a meno che non diventi la tua esperienza personale.

Le tue interpretazioni rifletteranno sempre e soltanto te. Quando guardi in uno specchio, vedrai il tuo volto, vedrai te stesso. Non puoi vedere lo specchio, puoi solo vedere il tuo volto riflesso in lui. Sarai in grado di vedere lo specchio solo quando avrai perso il tuo volto, quando avrai perso la tua testa. Quando sarai diventato un nessuno, allora mettiti di fronte a uno specchio, e vedrai lo specchio e il suo riflettere, ma tu non verrai rispecchiato. Non sarai presente in quello specchio… prima di diventare un’assenza, non serve mettersi di fronte allo specchio. Ed è ciò che la gente continua a fare: legge la Bibbia, il Corano, il Dhammapada… e legge se stessa.

Non puoi capire Gesù, Mosè, Zarathustra… la tua “faccia” interferirà troppo. Non puoi affrontare direttamente i detti dei Buddha. Come prima cosa dovrai entrare in te stesso. “Non importa il nome del Buddha, chiunque le abbia dette era un Buddha!”. E io lo ripeto a te, perché anch’io lo so. Una volta che hai assaporato il vero, lo sai. In qualsiasi forma la verità si presenti, la riconosci immediatamente. Ma come prima cosa, diventane un testimone.

Solo un passo?

Domanda: “Amato Maestro, solo un passo?”

…di fatto, neppure quello… perché non dobbiamo andare da nessuna parte. Dico: “solo un passo” per consolarvi, perché se non ci fosse neppure un passo, sareste troppo perplessi. Riduco tutto al singolo passo, così che vi resti qualcosa da fare, perché voi capite solo il linguaggio del fare. Se dicessi: “Non si deve fare nulla, non si deve fare neppure un singolo passo”, sareste incapaci di dare un senso a ciò che dico. Un singolo passo! Serve solo a farvi capire che nessun agire è essenziale. Per conseguire l’essere, il fare è del tutto inessenziale. Non occorre fare neppure un passo”, perché non ci stiamo muovendo verso l’esterno. I passi sono necessari per muoversi all’esterno, non ne occorrono per entrare dentro di noi.

Fatalisti, esistenzialisti e le qualità dell’uomo nuovo

L’uomo è libero di scegliere. La libertà che l’uomo ha è, al tempo stesso, una
maledizione e una benedizione. Nessun altro essere ha la libertà di scegliere. Le vite di tutti gli altri esseri viventi sono predeterminate, meccaniche, automatiche, e questa è la parte orribile della loro realtà.
L’uomo non è ancora un essere, nel vero senso della parola. È solo un divenire, è sulla strada. Sta ricercando, indaga. Per questo non sa chi egli sia, come può conoscere chi egli sia? Prima che si possa conoscere, deve
accadere l’essere. E l’essere è possibile solo se scegli nel modo giusto, consapevolmente, in piena coscienza.

Quando una persona trova il proprio essere, è un Buddha. Ma il requisito fondamentale è questo: scegli la tua vita con consapevolezza. In ogni caso, devi scegliere. Tu non sei libero di non scegliere: perfino non scegliere diventerà una scelta. Alle moltitudini che si perdono, ciò accade perché non
scelgono, perché si limitano ad aspettare e a sperare che qualcosa accada; e alla fine nulla accade mai.

Nel mondo esistono due scuole di filosofi. Una crede che l’uomo sia nato come essenza, che nasca già pronto, fatto e finito… questa è l’idea dei fatalisti. L’altra crede che l’uomo non sia nato in quanto essenza, ma solo in quanto esistenza. Questa scuola è quella degli esistenzialisti.

Qual è la differenza? L’essenza è predeterminata. Non hai alcuna
possibilità di creare te stesso, sei già fatto. L’esistenza invece non è già presente, è un divenire: devi trovare mezzi e modi per diventare, per essere. La nascita fisica non è la vera nascita; per essere devi prima rinascere un’altra volta. Ovviamente per rinascere non occorre morire fisicamente, devi morire in quanto ego, in quanto personalità; in quanto passato; devi morire in quanto mente, solo quando si muore come mente, si nasce come essere.

Il primo dono della vita avviene attraverso i genitori, il secondo dono dovete darvelo voi stessi. Ci sono tre dimensioni da potere scegliere. Se scegliete una dimensione, conseguirete una particolare integrità, ma
poiché è unidimensionale, non sarà totale. La prima dimensione è quella della scienza, del mondo oggettivo, degli oggetti, delle cose. La seconda dimensione è l’estetica: il mondo della musica, della poesia, della pittura, della scultura, il mondo dell’immaginazione. E la terza dimensione è quella della religione… soggettiva, interiore. Scienza e religione sono polarità opposte: la scienza è estroversa, la religione è introversa. E tra le due si estende il mondo dell’estetica. È il ponte: È scientifica, nel senso che l’arte crea oggetti, ed è religiosa nel senso che, qualsiasi cosa l’arte crei, come
prima cosa viene visualizzata nell’essere interiore di una persona.

Io propongo la quarta via. Il vero uomo sarà simultaneamente tutte e tre le cose: sarà uno scienziato, un artista, e un religioso. E definisco questo quarto uomo “l’uomo spirituale”. Buddha è un Maestro del regno interiore, ma non dà un contributo al mondo, Albert Einstein non contribuisce per nulla riguardo al regno interiore. Il mio sforzo è creare la quarta via: un uomo che riunisca in sé tutte e tre queste dimensioni della vita, che abbia tanta mente logica, quanta ne occorre per essere scientifici, ma che abbia anche tanta poesia, quanta ne occorre per avere senso estetico, e che
abbia anche tanta meditazione e presenza attenta, quanta tutti i Buddha hanno proposto. Il quarto uomo è la speranza del mondo.

Osservare costantemente la mente

Lo sciocco è incurante.
Ma colui che è sovrano della propria vita coltiva con costanza la propria osservazione: è il suo tesoro più prezioso.

Buddha definisce “sciocco” l’uomo, non perché sia ignorante, ma se è inconsapevole, se si comporta inconsapevolmente, se vive nel sonno. Inconsapevolezza = assenza di presenza cosciente. L’essere inconsapevole si muove nella vita come un legno alla deriva, in balia dei venti. Non sa chi è, da dove viene, dove sta andando. Non possiede una ricerca cosciente dell’essere, della verità o della realtà. Si limita a seguire la massa, non ha alcuna idea del perché esiste, per quale scopo, né di cosa fa, e perché lo fa, ma si limita a reprimere il suo dubbio, perché gli crea disagio.

Buddha stesso non è molto colto, né lo è Gesù, né lo è Maometto. Essi sono
semplici, ma la loro semplicità sono tali da aver permesso loro di penetrare l’essenza più intima dell’essere. Sono riusciti a conoscere la propria verità, a raggiungere l’essenza più intima della loro esistenza. Essi sanno, ma non sono colti: la loro sapienza scaturisce da una osservazione attenta e consapevole. La vera sapienza nasce dalla meditazione, dalla presenza attenta, dalla consapevolezza, dall’essere totalmente coscienti, dall’osservazione, dall’essere un testimone.

Se vuoi veramente conoscere, dovrai lasciar cadere tutto il tuo sapere, dovrai tornare a essere simile a un bambino, assolutamente all’erta. Lo sciocco non può stare disoccupato neppure per un solo istante, e questo perché quando non fa nulla, quando è solo, inizia a confrontarsi con se stesso… e la cosa lo terrorizza. Non vuole scendere nell’abisso del proprio essere. Si aggrappa al mondo esterno perché in esso egli è qualcuno. Nel mondo interiore non è nessuno. Prova a osservare la gente! Di fatto è il maggior spettacolo che esista: mettiti sul lato della strada e osserva
semplicemente i passanti. Cosa fanno? Perché lo fanno? Inseguono ombre, inseguono cose di cui non hanno bisogno, si impegnano in sforzi sovrumani per conseguire qualcosa e, una volta raggiuntala, non sanno cosa farsene. E poi osserva te stesso – cosa fai tu? E perché? Stai facendo lo stesso?

L’uomo saggio si muove con determinazione, compie ogni passo in piena coscienza. La sua vita è una costante ricerca del vero. Non è mai dispersivo; rimane all’erta in ogni sua azione… non a causa degli altri; è all’erta perché solo così acquisterà una integrità. Lo sciocco è incurante. Il saggio è attento: attento a se stesso, alla propria vita, e anche agli altri. Si prende cura di
ogni cosa, perché valorizza la propria vita e quella degli altri.

Osserva la gente e osserva te stesso, e ti stupirai di quanto inconsapevoli siamo! Quanto siamo disattenti! Non ascoltiamo cosa viene detto, non vediamo ciò che abbiamo davanti agli occhi. I nostri occhi sono annebbiati, le nostre menti confuse, i nostri esseri non hanno alcuna chiarezza.
Continuiamo a dire cose che non avremmo mai voluto dire, e poi soffriamo a causa loro. Continuiamo a fare cose – perfino mentre le facciamo, non vorremmo farle, eppure continuiamo… una forza inconscia continua a spingerci. A volte decidiamo perfino di non fare una certa cosa, di non dire una certa cosa – ma poi la facciamo, anche se contrasta con la nostra decisione. Non abbiamo alcuna determinazione, non abbiamo alcuna risolutezza, non abbiamo alcuna volontà.

Lo sciocco è incurante.
Ma colui che è sovrano della propria vita coltiva con costanza la propria osservazione: è il suo tesoro più prezioso.

Lo sciocco resta uno schiavo degli istinti, dei desideri inconsci, dei capricci, schiavo della società in cui è nato, schiavo delle mode. Si limita a collezionare gesti imitativi… se il vicino compra una casa in collina, deve comprarla anche lui. Troverà difficoltà a mettere insieme i soldi, forse dovrà prendere del denaro in prestito, gli ci vorranno anni per pagare il debito, ma deve comprarla. Il suo ego è ferito.

L’uomo che osserva diventa padrone della propria vita. Vive in funzione della propria luce, non in base alla vita degli altri. Vive in funzione dei propri bisogni. Se sei saggio, se osservi in piena coscienza, vivrai una vita appagata, semplicissima e attorniato da pochi oggetti. Continuate a
osservare… qualsiasi cosa vi sia necessaria, abbiatela; e qualsiasi cosa non vi sia necessaria, dimenticatevene. Prima di iniziare a desiderare una cosa, pensateci tre volte… e rimarrete sorpresi: su cento cose che desiderate,
novantanove sono assolutamente inutili, servono solo a tenervi occupati, a tenervi lontani da voi stessi; quella è la loro unica funzione. Sono pericolose: ed è a causa di queste cose inutili che sprecherete la vostra vita.

…colui che è sovrano della propria vita coltiva con costanza la propria osservazione…

Vivi osservando attentamente e non verrai intrappolato. Vivi inconsapevolmente e verrai intrappolato a ogni passo; la tua vita diventerà una prigione. E nessuno ne sarà responsabile, a eccezione di te. Il saggio, qualsiasi cosa fa, la fa con piena consapevolezza. Qualsiasi cosa fate voi, la fate praticamente da automi, meccanicamente. Dovrete deautomatizzare voi stessi. E la meditazione non è altro che questo: un processo di
deautomatizzazione.

La luce della consapevolezza che rende preziose le cose, le piccole cose
non sono più piccole, anche un comune sasso sulla spiaggia diventa un diamante. Se invece tocchi un diamante nel tuo stato di inconsapevolezza, si riduce a un sasso. La tua vita avrà tanta profondità e tanto significato, quanta sarà la tua consapevolezza.
Oggi, in tutto il mondo, la gente chiede: “Qual è il significato della vita?”. Ovviamente, il significato è perduto perché avete perso la strada, e quella
strada si chiama consapevolezza… il suo tesoro più prezioso.

Egli non si lascia mai sedurre dal desiderio. Egli medita.

Cosa intende Buddha con “desiderio”? Nella terminologia di Buddha, il desiderio è la mente. Desiderio significa non essere qui e ora, significa spostarsi altrove, indica i mille modi con cui si sfugge dal presente. Come crei il futuro nella tua mente? Desiderando che vuoi fare qualcosa domani devi creare un domani psicologico. Il desiderio ti allontana dal qui e ora, e il qui-e-ora è la sola realtà. Per questo Buddha dice: Egli non si lascia mai sedurre dal desiderio. Non si sposta mai nel futuro, vive nel presente. L’uomo che vive nel futuro, vive una vita falsa. Non vive veramente, finge solo di vivere. Spera di vivere, desidera vivere, ma non vive mai. E il domani non arriva mai… è sempre e solo oggi, è sempre e solo qui e ora, Quell’uomo non sa come vivere qui-e-ora; sa solo fuggire dal qui-e-ora. La via per fuggire è chiamata “desiderio”, “tanha”… questa è la parola che Buddha usa per indicare la fuga dal presente, dal reale all’irreale.
L’uomo che desidera è un escapista. La cosa stranissima è che i meditatori vengono ritenuti escapisti perché si sostiene che si tratta di una fuga dalla
realtà. E’ una assurdità: meditazione significa uscire dal meccanismo desiderio, uscire dai pensieri, dalla mente, rilassarsi nel momento presente. Egli torna a riportare se stesso al presente, continuamente e ripetutamente. In continuazione la mente torna a mettersi in funzione, e sempre egli la riporta al presente. Pian piano, inizia ad accadere: la finestra si schiude, per la prima volta vedi il cielo per ciò che è, per la prima volta senti il vento, la pioggia e il sole nella loro immediatezza, perché tu diventi meditativo. Inizi a toccare la vita. In questo caso, la vita non è più una parola, bensì una realtà tangibile che è appunto qui e ora. La meditazione è uno stato di non-mente è la sola via che può condurti oltre ciò che sei, il solo modo per trascendere se stessi.

Il Buddha chiama la meditazione “Sammasati”, ma nelle lingue occidentali non esiste una traduzione che ne comprenda tutte le sfumature. È stato tradotto come “meditazione”, come “giusta presenza attenta”, come “presenza cosciente”, come “consapevolezza”, come “stato di all’erta”, come
“osservazione cosciente”. “Sammasati” significa: è presente la consapevolezza ma senza un contenuto. Non c’è pensiero, nessun desiderio,
nulla che si agiti dentro di te. Non stai contemplando e neppure sei concentrato su un oggetto in particolare, non stai facendo nulla di nulla. La mente è assolutamente vuota, e tu sei semplicemente presente in quel vuoto. Una sorta di presenza, una presenza pura, senza alcuna meta da
raggiungere… assolutamente rilassato in te stesso, a riposo, a casa. Quello è il significato che Buddha dà alla parola “meditazione”.

Egli non si lascia mai sedurre dal desiderio.
Egli medita.
E nella forza del suo proposito scopre la vera felicità

La beatitudine è vera felicità. Ciò che voi definite felicità è semplice miseria, sotto mentite spoglie. Ciò che definite felicità, non è altro che piacere, svago,
divertimento. È momentaneo, non può essere vero. La verità deve avere una qualità, e cioè il sapore dell’eterno. Se qualcosa è vero, è eterno; se è falso, è momentaneo. La vera felicità si trova solo quando la mente arresta
del tutto le proprie funzioni.

Egli vince il desiderio e dalla torre di saggezza guarda verso il basso con distacco imparziale la folla immersa nell'afflizione.
Egli guarda verso il basso coloro che vivono attaccati al suolo

Allorché si diventa un Buddha – vinto il desiderio, vinta la mente, vinto il tempo, trasceso l’ego – non si è più parte di questa Terra. Si vive ancora sulla Terra, ma l’anima si libra così in alto che, dalle vette assolate del suo essere, il Buddha può vedere la folla disperata che vaga nelle valli oscure della vita muovendosi a tentoni, ubriaca, lottando, persa nell’ambizione, nell’avidità, nella rabbia, nella violenza… un vero e proprio spreco di opportunità immense. Nel suo essere affiora un’immensa compassione..

Passione vuol dire usare l’altro come uno strumento… Usare qualcuno
come uno strumento… significa sfruttarla. Quando inizi a meditare, ti sposti su un secondo livello, il disincanto e l’amore scompare. Per un momento, in quell’intervallo, l’uomo che si sta incamminando verso la Buddhità, diventa assolutamente freddo, privo di qualsiasi passione.
E poi si raggiunge il terzo stadio, cioè quando si è conseguita la beatitudine e l’amore ritorna…

Con presenza cosciente tra gente incosciente, risvegliato mentre gli altri sognano, veloce come un cavallo da corsa egli distanzia la folla.

Un Buddha è risvegliato. Perfino mentre dorme non sogna. Quando il desiderio scompare, scompaiono anche i sogni. I sogni sono desideri tradotti nel linguaggio del sonno. Un Buddha dorme in piena consapevolezza. Noi dormiamo anche quando siamo svegli: egli è
sveglio anche quando dorme.

Con l’osservazione Indra divenne il re degli dei.
Quale meraviglia è l’osservazione, quale follia è dormire.
Il bhikkhu che osserva con attenzione la propria
mente e disdegna la caparbietà dei propri pensieri
distrugge col fuoco della propria coscienza vigile
tutti i vincoli del mondo.

La meditazione è fuoco: arde i tuoi pensieri, i tuoi desideri, i tuoi ricordi; incenerisce il passato e il futuro. Brucia la tua mente e l’ego. Ti sottrae tutto ciò che pensi di essere. È una morte e una rinascita. Rinasci di nuovo. Perdi totalmente la tua identità, e consegui una nuova visione della vita.

La mente è confusione. Pensieri e pensieri… dentro di te, esiste una folla che rumoreggia, una continua lotta fratricida. I pensieri lottano tra
loro, i pensieri vogliono tutti che tu li appaghi. È una gran confusione… ed è ciò che tu definisci “mente”. Ma se sei consapevole che la mente è confusione, e non ti identifichi con la mente, non cadrai mai. La mente diventerà impotente; e poiché tu osserverai incessantemente, le tue energie si allontaneranno dalla mente e non le daranno più alcun nutrimento. E allorché la mente morirà, tu nascerai come non-mente. Quella nascita è l’illuminazione, ti porta per la prima volta nella regione in cui dimora la pace. Altrimenti, rimarrai un inferno, come adesso. Ma se prendi una decisione, se decidi, se scegli la consapevolezza, in questo
preciso istante puoi fare un salto, un balzo dall’inferno al paradiso.

L’inferno non costa nulla. Il paradiso richiede un grande sforzo, perseveranza, determinazione. L’inferno significa che puoi restare inconsapevole, puoi restare così come sei. Il paradiso significa che devi elevarti al di sopra di te stesso, devi trascendere. Devi spostarti dalle valli verso le vette. Osserva, sii consapevole, medita, e un giorno ti troverai su quei picchi assolati. Quella è liberazione, quello è Nirvana… l’arresto dell’ego e la nascita di Dio. Voi tutti avete le qualità per essere divinità. Ascoltate Buddha; e non limitatevi ad ascoltare lui, agite, dedicatevi a una vita di consapevolezza, osservate costantemente.

Estetica, scienza e religione: le tre dimensioni dell’essere.

Con la parola “estetica” qui si intende una qualità del tuo essere, una sensibilità per il sapore delle cose una consapevolezza di tutto quello che sta intorno a noi (non solo oggetti), per esempio si intende anche un silenzio che ascolta questo cuculo che chiama da lontano… è l’essenza più intima dell’esistenza. L’estetica non è altro che un approccio artistico nei confronti della vita, una visione poetica. Significa vedere i colori con tanta totalità che ogni albero diventa un quadro, ogni colore è più intenso, tu non ignori più la luminosità delle cose, resti all’erta e consapevole in questo modo riesci ad accogliere in te l’intera esistenza. E’ questo l’approccio estetico alla vita.

E’ inclusa anche la musica, non solo i colori. Un uomo può esistere in quanto caos, oppure come un cosmo. La musica è il sentiero che conduce dal caos al cosmo. Un uomo può esistere in quanto disordine (caos) o come un sacro silenzio, in cui si ode una musica celestiale che sgorga da se stessa. È presente nel tuo essere; non devi andare da nessuna parte, per sentirla, è la musica del tuo stesso essere, il mormorio della tua stessa esistenza (cosmo). Se non riesci a sentirla, sei sordo. Devi diventare un artista della vita.

Una donna cieca e sorda dovette trovare nuovi modi per sentire la vita. E a volte le disgrazie si rivelano benedizioni. Quella donna toccava l’acqua, e ne sentiva la quiete, il fluire, la vita, la vibrazione. Voi non la sentirete mai, poiché siete in grado di vedere l’acqua. Poiché lei non poteva vederla, poteva solo percepirne la trama… voi potete vedere, e ve la lasciate
sfuggire, non ne sentite la sostanza, la trama interiore. A volte può essere incredibilmente significativo chiudere gli occhi e toccare semplicemente una pietra, Rimarrete sorpresi… preparatevi a una grande meraviglia. Per la prima volta vedrete la trama della pietra, nella dimensione che le è
propria. Poiché quella donna non aveva occhi, né orecchie, possedeva un senso estetico sviluppatissimo. Era un artista della vita.

Un altro esempio a proposito del diventare artisti della vita ce lo rende lo psicologo Jung: egli sosteneva che se eri in grado di dipingere i tuoi incubi te ne liberi più facilmente. Qualsiasi cosa venga fatta affiorare alla sfera cosciente dall’inconscio, implica un liberarsene. Invece per secoli ci è stato detto di reprimere le paure, facevamo l’esatto opposto, affondavamo il cosciente nell’inconscio, poteva sembrare di essercene liberati, ma di
fatto non era così. In realtà, quelle cose sono scese più in profondità dentro di te, sono affondate in te ancor più profondamente. E ti creeranno ancor più preoccupazioni. Adesso ti controlleranno dall’inconscio, e tu non ne sarai neppure consapevole.

Dipingere significa far affiorare i tuoi sogni alla luce. Ho la sensazione che, se a Picasso fosse stato impedito di dipingere, sarebbe impazzito. I suoi quadri lo hanno salvato… ma di certo i suoi quadri hanno la qualità della follia. Se vivi in una stanza in cui su tutte le pareti sono appesi dipinti di Picasso, ci sarà l’enorme pericolo che quei quadri provocheranno la tua follia. Pertanto, puoi evitare le gallerie d’arte, ma non puoi scavalcare la dimensione estetica del tuo essere, altrimenti rimarrai impoverito, qualcosa in te mancherà.

dovete essere degli esteti, ma per avvicinarsi al mondo oggettivo, nel modo giusto, la sola metodologia da usare è la scienza. Se la Bibbia dice che la Terra non è rotonda, ma piatta, non credeteci: siate scientifici. La Bibbia non ha alcun diritto di dire alcunché su una cosa oggettiva; è un libro religioso, ha una propria dimensione… non confondete queste dimensioni.

A causa di questa confusione, è sorto un forte conflitto tra scienza e religione. Non è necessario: la scienza ha un proprio regno, un proprio territorio. Dapprima furono i preti che iniziarono a interferire con la scienza; ora la storia si ripete nell’ordine opposto… adesso gli scienziati cercano di interferire col mondo della religione. Sarebbe altrettanto stupido chiedere a un grande poeta qualcosa sulla tua malattia solo perché è un grande poeta, infatti non andrai da un grande poeta a farti fare una diagnosi, solo perché è famoso! Andrai da un dottore, che potrebbe non essere affatto un poeta. Lo stesso concetto è altrettanto vero a proposito dello scienziato che non ha nessun diritto di dire alcunché sulla sfera interiore dell’essere umano che è una dimensione religiosa.

Nell’antichità tutti i testi sacri contenevano affermazioni non scientifiche, per una ragione ben precisa: all’epoca non esisteva una scienza in quanto fenomeno separato. I testi religiosi erano gli unici disponibili; pertanto, in essi si raccoglieva ogni cosa: qualsiasi sapere veniva raccolto nelle scritture. Ora la scienza ha un proprio mondo.

Per concludere vorrei che voi foste scientifici per ciò che riguarda
il mondo e per ciò che riguarda la realtà interiore, siate religiosi. Tra questi due mondi ne esiste un altro, un mondo crepuscolare, in cui la sfera oggettiva e quella soggettiva si incontrano: è il mondo dell’estetica. In
quel caso, siate un artista, un musicista, un poeta. Adempiendo tutte e tre queste dimensioni, diventerete esseri spirituali; arricchendovi in tutte e tre queste dimensioni, diventerete il quarto uomo, l’uomo spirituale.

Il rilassamento

Il rilassamento totale è il massimo. È il momento in cui si diventa un Buddha. È il momento in cui ci si realizza, ci si illumina, si consegue la consapevolezza. Inizia a rilassarti. Parti dalla circonferenza, è lì che esistiamo, e possiamo iniziare solo dal punto in cui siamo. Rilassa la circonferenza del tuo essere cioè il tuo corpo, rilassa il tuo comportamento, rilassa le tue azioni. Cammina in maniera rilassata, mangia in maniera rilassata, parla in maniera rilassata. Rallenta ogni processo. Non aver
fretta e non essere in furia. Muoviti come se l’intera eternità fosse a tua disposizione.

Tensione significa fretta, paura, dubbio ed un continuo sforzo per essere
sicuri, per essere protetti. Tensione vuol dire prepararsi oggi per il domani, essere timorosi che domani non si sarà in grado di confrontarsi con la
realtà, pertanto ci si prepara. Tensione vuol dire che il passato non è stato veramente vissuto, ma in qualche modo solo scavalcato (parzialmente vissuto); pertanto, ti è rimasto appiccicato, è un postumo, ti circonda, ti tortura, ti perseguita, attira la tua attenzione. Dice: “Cosa ne farai di
me? Sono ancora incompleta… completami!”. Questo succede perché ti sei mosso come un sonnambulo, hai camminato nel sonno. Pertanto il
passato resta in sospeso, e il futuro crea paura. E tra il passato e il futuro è schiacciato il tuo presente, la tua sola realtà.

Dovrai iniziare a rilassarti, partendo dalla circonferenza. Il primo passo è rilassare il corpo. Ricordati di guardare il corpo, osserva se esiste in lui qualche tensione, da qualche parte: rilassale consapevolmente. Vai
semplicemente in quella parte del corpo, e dille con amore: “Rilassati!”.
E ti stupirà, ma se ti avvicini così a qualsiasi parte del corpo, ti ascolta, ti segue: è il tuo corpo! Lascia che esista un dialogo tra te e il tuo corpo. Digli di rilassarsi, e digli: “Non c’è nulla da temere. Non aver paura. Io sono qui per prendermi cura di te – ti puoi rilassare”. Pian piano, imparerai questo trucco, e a quel punto il corpo si rilasserà. Allora fai un altro passo, un po’ più profondo: di’ alla mente di rilassarsi. E se il corpo ascolta, anche la mente ascolta, ma non puoi partire dalla mente – devi iniziare dal
giusto principio, dal corpo.

Se riesci a rilassare il corpo volontariamente, sarai in grado di aiutare la tua mente a rilassarsi volontariamente. Con la mente ci vorrà un po’ di più, ma
accade. Quando la mente è rilassata, inizia a rilassare il tuo cuore, il mondo delle sensazioni e delle emozioni… si tratta di un fenomeno ancor più complesso, ancor più sottile. Ma ora ti starai muovendo con grande fiducia, avrai una profonda fiducia in te stesso. Ora saprai che è possibile. Se è possibile col corpo e se è possibile con la mente, è possibile anche col cuore. E solo allora, solo quando hai superato questi tre passi, puoi fare il quarto. Ora puoi entrare nell’essenza più intima del tuo essere, che si trova oltre il corpo, la mente e il cuore: il centro stesso della tua esistenza. E potrai rilassare anche quella. Quel rilassamento di certo ti dona la gioia più grande che esista, l’estasi per eccellenza, l’accettazione.

Buddha ripeteva sempre: “Camminate molto lentamente, e fate ogni passo
in piena consapevolezza”. Se fai ogni passo con consapevolezza, inevitabilmente camminerai con estrema lentezza e si sprigionerà in te una qualità di consapevolezza nuova. Mangia lentamente e rimarrai sorpreso… insorgerà un profondo rilassamento. Fai ogni cosa molto lentamente… fallo, semplicemente per cambiare vecchi schemi, solo per uscire da vecchie abitudini.

Domandati se sei consapevole di una tensione profonda all’interno del tuo essere e che in realtà forse non sei mai stato rilassato. Questa è la situazione in cui si trova ogni essere umano. È un bene che tu ne sia consapevole: milioni di persone non ne sono consapevoli. Per il semplice fatto che ne sei consapevole si può fare qualcosa. Se non ne fossi consapevole, non si potrebbe fare nulla. La consapevolezza è l’inizio della trasformazione.

Il rilassamento è un fenomeno multidimensionale, ne fanno parte il lasciarsi andare, aver fiducia, arrendersi, amare, accettare, seguire il flusso, unione con l’esistenza, assenza di ego, estasi. Tutte queste iniziano ad accadere se apprendi le vie del rilassamento.

Seduto nella grotta del cuore

Come l’arciere lavora le sue frecce per renderle diritte,
così il Maestro orienta i suoi pensieri fuorvianti.
Come un pesce gettato a secco, si dibatte sulla riva,
tremano e si dibattono i pensieri.
Come potrebbero mai scacciare il desiderio?
Tremano, sono instabili, vagabondano a loro piacimento.
È bene controllarli.
E padroneggiarli porta felicità.
Ma quanto sono sottili, quanto elusivi!
Il compito è acquietarli, e governandoli trovare la felicità.
Con determinazione costante il Maestro doma i suoi pensieri.
Arresta il loro andirivieni.
Seduto nella grotta del cuore, egli trova la libertà.

La libertà è la meta della vita. Con “libertà” si intende la libertà dal tempo, libertà dalla mente, libertà dal desiderio. Nel momento in cui la mente non è più, sei unito all’universo, sei vasto quanto l’universo stesso. La mente è l’ostacolo fra te e la realtà, e a causa di questa barriera, resti confinato in un cella oscura dove non arriva mai una luce, e dove non potrà mai penetrare gioia alcuna.

Buddha dice che “tanha”, il desiderio, è la causa alla radice di ogni nostra miseria, poiché il desiderio crea la mente. Desiderio vuol dire proiettare se stessi nel futuro, chiamare in causa il domani. Metti in gioco il domani, e l’oggi scompare, non lo puoi più vedere. Chiama in causa il domani e dovrai portarti dietro il peso di tutti i tuoi ieri, perché ogni desiderio nasce dal passato, e ogni desiderio è proiettato nel futuro. Tutta la tua mente è composta da passato e futuro; analizza la mente, scomponila, e vedrai
solo due cose: il passato e il futuro. Non vedrai una sola briciola del tuo presente. E il presente è l’unica realtà, la sola esistenza, l’unica danza che esista.

Il presente può essere trovato solo quando la mente si è acquietata completamente. Quando il passato non ti domina più, e il futuro non ti possiede più, quando sei sconnesso dai ricordi e dalle immaginazioni… in quel momento, chi sei? In quel momento non sei nessuno. E nessuno ti può ferire quando non sei nessuno, non puoi essere colpito – mentre l’ego è dispostissimo a ricevere ferite. L’ego è praticamente alla ricerca di ferite,
cerca il modo di essere ferito; esiste attraverso le ferite: l’intera sua esistenza dipende dall’infelicità, dal dolore.
Quando sei un nessuno, non può esistere l’angoscia esiste un profondo silenzio; Il passato è svanito, il futuro è scomparso, cosa potrebbe creare frastuono? E il silenzio che si sente è celestiale, è sacro. Per la prima volta, in quegli spazi di non-mente, diventi consapevole della sostanza di
cui è composta l’esistenza.

Ad eccezione dell’uomo, l’intera esistenza è estatica. Solo l’uomo è uscito da quella sintonia, si è perso. Solo l’uomo può perdersi, perché solo lui possiede una consapevolezza. Infatti, la consapevolezza ha due possibilità:

1) diventare pura consapevolezza. Se potessi semplicemente mettere in disparte la mente, diventeresti consapevole del gioco cosmico. Allora sei solo energia, e l’energia è qui-e-ora, non lascia mai il qui-e-ora.
2) diventare conscio di te stesso. In questo caso cadi, diventi un’entità separata dal mondo. Diventi un’isola, definita, ben delimitata; sei
confinato, perché ogni definizione delimita.

Essere consci di sé diventa un limite; il sé è confinato; mentre la semplice consapevolezza diventa libertà. Lascia cadere il sé, e sii consapevole! Il messaggio è tutto qui: questo è il messaggio di tutti i Buddha di tutte le
epoche, passate, presenti, future. L’essenza del messaggio è semplicissima: lascia cadere il sé, l’ego, la mente, e sii.

L’arte di mettere in disparte la mente racchiude in sé l’intero segreto della religione, poiché, ponendo la mente in disparte ti apri, e a quel punto l’intera bellezza dell’esistenza – che è infinita! – è tua. Il silenzio ti dà l’opportunità di fonderti, di scioglierti, di scomparire, di evaporare. E quando non sei, sei: per la prima volta, esisti. L’uomo è diventato conscio di sé: è qui che si è perso, questo è il suo peccato originale l’uomo mangia il frutto dell’albero della conoscenza. Quando mangi questo frutto, diventi conscio di te stesso.

Buddha nel Dhammapada, ripete due affermazioni. La prima: “Aes dhammo sanantano, questa è la legge suprema della vita”, e cioè che tu scompaia per trovare te stesso. Lasciando cadere il sé, si diventa il Sé supremo. E l’altra è: “Aes dhammo visuddhya, questa è la legge della purezza”, e cioè de-identificati dalla mente, non pensare a te stesso in quanto mente. Non che Buddha sia contro la mente, non che non la voglia usare, in realtà vuole usarla, ma non vuole esserne usato. E, di solito, si
verifica proprio questo: la mente ti sta usando. Sei diventato uno schiavo. Il padrone è diventato schiavo, e lo schiavo è diventato il padrone.

Le vostre società vi hanno insegnato a lottare,perché se non lotti verrai sopraffatto… Il termine usato da Buddha, “tanha”, implica tutti i significati di desiderio, ambizione, realizzazione. Questi sono i nutrimenti della mente. Se continuate a nutrire la mente, vi avvelenate. E la mente si ingigantirà sempre di più. E quando diventate consapevoli di essere voi le cause della vostra infelicità, le cose iniziano a cambiare. Non sosterrete più la vostra miseria, non le darete più nutrimento. E quando diventerete consapevoli di non essere la vostra mente, ma un testimone che la osserva, iniziate a elevarvi al di sopra della mente, non ne siete più impastoiati.

Questi sutra parlano di come diventare padroni della propria mente. Essi contengono la scienza del diventare il Maestro.

Come l’arciere lavora le sue frecce per renderle diritte,
così il Maestro orienta i suoi pensieri fuorvianti.

Sono i vostri pensieri a dirigervi, o siete voi a dirigere i vostri pensieri? Molto dipende da quell’intuizione. Sono loro a muovere le fila della vostra vita, e voi siete solo degli schiavi? Oppure, voi siete il padrone, e potete dire loro di fermarsi, ed essi vi obbediscono… siete in grado di accenderli e spegnerli? La gente non medita mai su questa realtà, perché li umilia tremendamente. Dimostra la loro impotenza: non sono neppure in grado di fermare i pensieri, i propri pensieri.

Una Parabola Tibetana:

Un uomo servì un Maestro per moltissimi anni. Il suo servizio non era puro, in esso c’era una motivazione: voleva strappare al Maestro un segreto. Aveva sentito dire che il Maestro possedeva… il segreto di fare miracoli. L’uomo aspettava questa opportunità. Disse: “Voglio il segreto per fare miracoli”. Il maestro disse: “Il segreto è molto semplice, ma perché non me lo hai detto subito? Eccotelo…”. Prese un pezzo di carta e scrisse un mantra, composto da sole tre righe: “vado ai piedi del Buddha, vado ai piedi della
Comune del Buddha, vado ai piedi del dhamma, la legge suprema”.
E il Maestro disse a quell’uomo: “Prendi con te questo mantra, ripetilo cinque volte, è sufficiente… è un processo molto semplice. Ricordati solo questa condizione: per ripeterlo, fai un bagno, chiudi la porta, siediti in silenzio… e mentre lo ripeti, per favore non ricordarti mai delle scimmie”.
L’uomo commentò: “Che assurdità dici? Perché mai dovrei ricordarmi delle scimmie? Non le ho mai ricordate in tutta la mia vita!”. L’uomo corse a casa, ma si sentì profondamente imbarazzato: già lungo la strada, nella sua testa erano iniziate a comparire delle scimmie. Ne vide di diversi tipi: piccole e grandi, con la bocca nera e con la bocca rossa… Ci provò per tutta la notte… tornò a farsi un bagno, e tornò a raccogliersi; ma invano, fallì miseramente.
Al mattino, andò dal Maestro, gli riportò il mantra e disse: “Tieniti questo mantra. Mi sta facendo impazzire! Non voglio più fare alcun miracolo, ma ti prego, aiutami a liberarmi da tutte queste scimmie!”.

È praticamente impossibile liberarsi da un singolo pensiero! Se te ne vuoi liberare, diventa ancor più difficile; perché quando decidi di liberarti da un pensiero sorge una questione che rende quel momento decisivo: chi è il
padrone? La mente o tu? La mente cercherà in ogni modo di dimostrare la propria signoria. Adesso lo schiavo non può rinunciare a tutti i suoi privilegi tanto facilmente. La mente ti opporrà una strenua resistenza. Tu ora ridi di quel poveretto, ma rimarrai sorpreso: tu sei quell’uomo!

La gente non guarda dentro di sé. Sa che è meglio non guardare dentro di sé, perché è estremamente umiliante. Vedere se stessi come uno schiavo è umiliante. E la mente è stata sul trono così a lungo che si è abituata a essere il padrone, e non lo è!
Sei nato in quanto consapevolezza, non come una mente. La tua essenza più intima è consapevolezza, non la mente. La mente non è altro che un cumulo di pensieri, pattume del passato. Tu sei qualcosa di totalmente diverso
da tutto ciò.
Osservandolo, pian piano ne vedi la distanza. In te sorge un pensiero, osservalo. Osservalo senza giudicare. Non essere né a favore né contro, guardalo semplicemente, proprio come fossi uno specchio che lo riflette. Una cosa diventerà ovvia: si tratta di qualcosa separato da te. Viene e va, e tu permani sempre. Il riflesso nello specchio non è lo specchio. Molti riflessi vanno e vengono, ma lo specchio rimane. Lo specchio è solo la capacità di riflettere. È presente un pensiero – rabbia, avidità, gelosia – è presente un pensiero, un pensiero qualsiasi… non sei tu!

Purtroppo l’intero nostro addestramento, tutto il nostro condizionamento, è fondamentalmente sbagliato. I nostri linguaggi sono fondamentalmente sbagliati, perché ci danno false nozioni. Quando vedi il pensiero della fame sorgere nella tua mente, subito dici: “Ho fame”, ed è una pura e semplice assurdità. La consapevolezza non ha nulla a che vedere con la fame, ciò che accade è questo: il corpo è affamato, tu ne sei consapevole. Ti limiti semplicemente a riflettere la situazione in cui si trova il corpo. Si dovrebbe dire: “Sono consapevole che il mio corpo ha fame, vedo che il mio corpo
ha bisogno di cibo”.

Uno dei più grandi mistici indiani visitò l’America, si chiamava Ram. Egli parlava sempre di sé in terza persona, non usava mai la parola “io”. Si limitava a chiamarsi “Ram”. Diceva: “Ram ha fame. Ram ha sete. Ram ha sonno”. Qualcuno che non aveva familiarità con questo modo di parlare, un giorno chiese: “Chi è questo Ram?”. E di nuovo lui disse: “Questo corpo è
Ram, questa mente è Ram, e io ne sono l’osservatore proprio come lo siete voi. Così come voi vedete questo corpo che corre nudo nel sole mattutino, anch’io lo osservo. Voi lo osservate dall’esterno, io lo osservo dall’interno… siamo tutti osservatori”. Questo è il modo per de identificarsi dalla mente: sii un osservatore!

Come l’arciere lavora le sue frecce per renderle diritte,
così il Maestro orienta i suoi pensieri fuorvianti.

Quando sei diventato un osservatore, quando hai ridotto i tuoi pensieri a
oggetti osservati, il contenuto della mente non è più potente. La mente è il meccanismo più sofisticato dell’intera esistenza, e la mente umana lo è più di qualsiasi altra. È la macchina più evoluta, può essere usata per grandi cose; ma tu devi esserne il padrone, solo allora la puoi usare. Il primo sforzo deve essere simile a quello dell’arciere che lavora le sue frecce, per renderle diritte. Le vostre menti sono in un caos, Osserva quanto sono contraddittori i tuoi pensieri. Una parte dice di sì, l’altra dice immediatamente di no, dire
sì e no nello stesso tempo è uno spreco di energia. Dicendo di sì e di no contemporaneamente, o alternativamente dove potrai mai arrivare? Rimarrai bloccato nello stesso posto. Raddrizza i tuoi pensieri.

“Il Maestro orienta i suoi pensieri fuorvianti”. Non permette ai
pensieri di guidarlo: è lui a dirigerli. A ogni passo del suo viaggio, egli è perfettamente consapevole di dove si trova; Ciò che definite “esseri umani
normali” non sono affatto normali. Certo, sono normalmente pazzi; sono affetti dallo stesso tipo di follia, per questo sono normali. Guardati semplicemente intorno, limitati a osservare la gente, e rimarrai stupito nel vedere lo stato di assoluta follia che viene riconosciuto come normalità.

Come un pesce gettato a secco, si dibatte sulla riva, tremano e si dibattono i pensieri.
Come potrebbero mai scacciare il desiderio?

I pensieri non possono vivere al di fuori dei desideri, così come un pesce non può vivere fuori dal mare. Fondamentalmente i pensieri sono strumenti di uno stato dell’essere che desidera. E noi desideriamo in
continuazione, desideriamo una cosa o l’altra. Non possiamo smettere di pensare, se continuiamo a desiderare. Come prima cosa si deve tagliare il desiderio, la radice in quanto tale. MA cosa c’è da desiderare nella vita? Coloro che hanno compreso, coloro che hanno realizzato la vita, affermano
che nella vita non c’è nulla che valga la pena desiderare. Vivila! Il desiderio ti porta fuori, lontano, è fuorviante, perché ti conduce nel futuro. Dovrai imparare a rilassarti nel momento presente.Non permettere a te stesso di spostarti dal presente.

La mente corre in continuazione da un oggetto all’altro, da una persona all’altra. Hai una moglie, ma la mente insegue le mogli altrui. Hai dei bambini, ma non ti sembrano mai belli come quelli degli altri. L’erba del vicino è sempre più verde… tutti sembrano più felici di te. Poi, ovviamente, fai un deduzione logica: “Essi hanno case più grandi, bambini più belli, una moglie più bella, più soldi, più potere, più prestigio, pertanto anch’io ho bisogno per essere felice”. Poni delle condizioni alla tua felicità. E nel
momento in cui un uomo pone delle condizioni alla sua felicità, è condannato: rimarrà infelice per il resto della sua vita. La felicità non è condizionabile: non occorre nulla per essere felici. Occorre solo essere vivi – e lo sei, tu sei già vivo! Occorre solo essere consapevoli – e tu lo sei già.
Pertanto, i mistici e i Buddha affermano che la beatitudine è la nostra stessa natura. Ma la mente è un corridore e continua a trascinarti al suo seguito…

La mente è sempre in giro che corre. Non si siede mai, non si può sedere, perché le parrebbe di morire, La gente zen dice di sedere semplicemente in silenzio, senza fare nulla. La cosa più difficile al mondo è sedere semplicemente in silenzio senza fare nulla. Se continui a sederti per alcuni
mesi, senza far nulla, molti pensieri si affolleranno nella tua mente,
molte cose accadranno e la mente dirà: “Perché sprechi il tuo tempo? La mente ti darà mille e un argomento, farà tutto ciò che è possibile per spingerti a non stare semplicemente seduto. Ma se persisti, se perseveri, un giorno sorgerà il Sole. Un giorno accade, non ti senti assonnato, la mente si è stancata di te, è stufa di te, ha lasciato cadere l’idea di poterti intrappolare, e semplicemente la fa finita! E tutto è silenzio,

Tremano, sono instabili, vagabondano a loro piacimento.
È bene controllarli.
E padroneggiarli porta felicità.

Osserva, e vedrai la mente tremante, i pensieri che si agitano e si inseguono l’un l’altro, che corrono in tutte le direzioni possibili: logici, illogici, significativi, insignificanti.
Prova, un giorno, a sederti in camera tua, chiudi la porta e inizia a scrivere i pensieri che affiorano in te. Scrivi qualsiasi cosa affiori per quindici minuti,
continua a scrivere, poi leggi, e rimarrai perplesso: sei pazzo o cosa? Ogni
cosa porta a qualsiasi altra, e il tutto è puramente casuale. Se osservi i pensieri, capirai quanto sia vero quello che dice Buddha:”Tremano, sono instabili, vagabondano a loro piacimento…”, non ti ascoltano, hanno una volontà propria e insistono per restare se stessi. Non vogliono essere confusi con altri, che tu interferisca. Se interferisci, resiste, protesta. E questi milioni di pensieri che fluttuano nella tua testa distruggono la tua
individualità, perché tutti rivendicano la propria. Se non vengono controllati, dice Buddha, non ti potrà mai accadere alcuna beatitudine. Rimarrai in un caos, rimarrai immerso nella confusione.

Libertà significa avere il controllo sulla propria mente, sulla tua cosiddetta mente, che non è tua, perché ti è stata data dagli altri, in singoli frammenti, infatti tu, in prima persona, non sai cosa sia giusto e cosa sia sbagliato; giudichi in base a ciò che dicono gli altri. Dovrai diventare più consapevole, più attento, osservare di più. Se osservi con attenzione, rimarrai sorpreso: non hai una mente davvero “tua”: tutto è preso in prestito! Diventi un essere umano solo quando inizi a riflettere sulle cose in prima persona, direttamente. Quando osservi.

Ma quanto sono sottili, quanto elusivi!
Il compito è acquietarli, e governandoli trovare la felicità.

Non è un lavoro semplice. È arduo, perché la mente è oltremodo astuta e i pensieri sono molto sottili. La mente è astutissima, riesce sempre a trovare nuovi modi per restare la stessa vecchia mente di sempre. State attenti! La mente non è un fenomeno semplice, è molto complesso, sottile, estremamente elusivo. Se cercate di afferrarlo, vi troverete in difficoltà. Se lo spingete fuori dalla porta principale, rientrerà dal retro. Se la volete
controllare e reprimere, inizierà a operare dall’inconscio – la qual cosa è ancor più pericolosa – perché anche in quel caso vi controllerà, ma ne sarete del tutto inconsapevoli. Il compito è acquietarli… pertanto, ricordatelo, non si deve reprimerli, non devono essere inseguiti e presi! Il
compito è acquietarli, e governandoli trovare la felicità. È acquietandoli che si governano, non è governandoli che si acquietano.

Come prima cosa dovete acquietarli, come prima cosa dovete fermarli.
E per fermarli, si devono semplicemente osservare in silenzio, senza giudizio, senza dire: “Questo è buono, questo è cattivo”. Nel momento in cui li definisci “buono”, oppure “cattivo”, sei balzato nel pantano.

Sii innocente! Osserva semplicemente, osserva entrambe le cose. Una parte della mente dice: “Uccidi quell’uomo, ti ha insultato!”. Un’altra parte della mente dice: “Questo è male, questo è immorale. Precipiterai nell’inferno, soffrirai nella tua prossima incarnazione, verrai punito!”. Sappi che anche questo secondo pensiero è parte della mente, e non c’è scelta tra due frammenti della stessa mente. Osservali entrambi, goditi entrambe le cose.
Osserva la contraddizione della mente, non identificarti con nessuna delle due parti. Ricorda, l’ego vuole essere identificato con la parte buona, la parte morale. Si sente a meraviglia: “Guardate, io sono contro l’assassinio!

L’uomo veramente libero è libero sia dal bene che dal male. È oltre il bene e oltre il male. È semplice consapevolezza, null’altro che questo. Egli osserva
semplicemente. E se anche tu riesci semplicemente a osservare, senza essere identificato, pian piano vedrai che la tua mente si acquieta, e in quell’acquietarsi sta il tuo potere.

Con determinazione costante il Maestro doma i suoi pensieri.               Arresta il loro andirivieni. 
Seduto nella grotta del cuore, egli trova la libertà.

All’improvviso, quando la mente non esiste più, entrerai nel cuore. Scivoli fuori dalla mente, fuori dalla presa della mente. E a quel punto, il cuore, la grotta del cuore, sarà il tuo palazzo. Ciò è possibile solo se operi con determinazione e costanza nell’acquietare la mente, nell’essere consapevole
della mente, nell’essere assoluta osservazione, senza alcun giudizio e senza alcuna identificazione.

Né passato, né futuro

Dice Buddha: così come l’ombra ti segue, il futuro ti segue. Se il tuo presente è orribile, il futuro sarà un inferno; se il tuo presente è bello, il futuro sarà un paradiso. L’insegnamento è semplicissimo, dritto al punto essenziale: vivi momento per momento, muori al passato, non proiettare alcun futuro godi il silenzio, la gioia, la bellezza di questo momento. E da questo, nascerà quello. Nasce spontaneamente.

Ferma la mente, spegni il desiderio

Esistono tre modi di agire di fronte al desiderio nei riguardi di oggetto sensuale (che soddisferebbe uno o più dei nostri cinque sensi: 1 – rimanere con la sensazione di disagio che inevitabilmente si verrebbe a a creare 2- sforzarsi ad evitare anche solo di avere questo desiderio 3 – continuamente abbandonarsi ad esso.

Bisogna avere la capacità di acquisire la consapevolezza di possedere un desiderio insoddisfatto e di rimanere con la sensazione di disagio che inevitabilmente si viene a creare. Non bisogna sforzarsi ad evitare anche solo di avere dei desideri e cercare spasmodicamente la maniera di come fare per non averli o giudicarsi con troppa severità per il fatto di averli. Nemmeno continuamente abbandonarsi ai desideri sviluppando volta per volta maggiore attaccamento fino a diventarne totalmente dipendente è la maniera corretta di agire.

Le ultime due modalità di atteggiamento sono due vie estreme, in entrambi i casi conducono alla sofferenza, ad una sensazione di maggiore disagio. Nel caso avessimo ceduto per esempio possiamo sviluppare anche un senso di colpa, perdere fiducia in noi stessi per avere ceduto. Nel caso invece ci sforzassimo di rinunciare al desiderio otterremo l’effetto di dare un importanza sempre maggiore all’oggetto non avendo compreso che il problema non è l’oggetto in se stesso, ma è il nostro desiderio, è come la nostra mente lo percepisce, come si illude che si possa trovare felicità duratura in un oggetto che una volta conseguito si esaurisce e ci lascerebbe con la sensazione di insoddisfazione e desiderio di provarlo nuovamente o provare qualcosa di più forte. Quella della consapevolezza, di accettare il desiderio, di riconoscere semplicemente: “Ecco! c’è questa sensazione”, è la via di mezzo, che non porta alla sofferenza.

A livello pratico si tratta di riconoscere che è normale e umano possedere un desiderio e che se questo rimane insoddisfatto ci condurrebbe ad una sensazione di disagio. Quello che bisogna fare è riconoscerne il sorgere del desiderio ed accettare la sua esistenza nella nostra mente per un po’ e poi lasciarlo andare. Ma come? Osservando la nostra mente, imparare a stare con la sensazione momento per momento, in questo senso va intesa la osservazione. Inizialmente la mente è molto agitata e c’è l’impulso di possedere a tutti costi l’oggetto del desiderio (bramosia), si pensa a come fare per averlo e a tutte le giustificazioni che possiamo trovare perché abbiamo paura del nostro giudizio negativo nel caso decidessimo di lì a breve di cedere ad esso. Attraverso l’osservazione di quel turbinio di pensieri l’agitazione dopo un po’ comincia ad attenuarsi fino ad arrivare a scomparire. Con la mente finalmente calma ci accorgiamo che anche il desiderio è quasi del tutto scomparso. A questo punto dobbiamo continuare a tenere ferma la mente (se noi rimaniamo fermi prima o poi qualcosa accadrà lì fuori) fino a che il desiderio così come è arrivato se ne va, lasciandoci con una sensazione di serenità, con una mente maggiormente attenta e più pronta a ricominciare di nuovo l’intero processo fino al sorgere di un altro desiderio.

Davide

Resumè del buddhista laico

le quattro nobili verità

1 c’è la sofferenza
2 c’è la causa della sofferenza
3 c’è la cessazione della sofferenza
4 c’è il sentiero per la liberazione dalla sofferenza


ottuplice sentiero

Saggezza (pañña)
1 Retta Comprensione (samma ditthi)
2 Retta Aspirazione (samma sankappa)
Moralità (sila)
3 Retta Parola (samma vaca)
4 Retta Azione (samma kammanta)
5 Retti Mezzi di Sostentamento (samma ajiva)
Concentrazione (samadhi)
6 Retto Sforzo (samma vayama)
7 Retta Consapevolezza (samma sati)
8 Retta Concentrazione (samma samadhi)


i dodici anelli dell’interdipendenza

1-Ignoranza
2-Karma/volizioni/azioni/formazioni karmiche
3-Coscienza
4-Nome e forma/organismo psico-fisico
5-Percezioni
6-Contatto
7-Sensazioni
8-Desiderio
9-Attaccamento/brama
10-Divenire/esistenza
11-Rinascita
12-Morte

Un altro modo di schematizzare il processo dell’originazione interdipendente é questo:vita precedente 1,2,3,8,9,10 vita attuale 11,4,5,6,7,12


i tre veleni mentali principali

1 ignoranza
2 odio
3 attaccamento


le otto preoccupazioni mondane

1 Essere compiaciuti per i guadagni
2 Essere dispiaciuti per le perdite
3 Essere compiaciuti quando sperimentiamo piacere
4 Essere dispiaciuti quando sperimentiamo sofferenza
5 Essere compiaciuti per la buona reputazione
6 Essere dispiaciuti per la cattiva reputazione
7 Essere compiaciuti quando riceviamo lodi
8 Essere dispiaciuti quando riceviamo critiche


le dieci azioni non virtuose e i loro antidoti

del corpo
1 Uccidere/essere gentile e compassionevole verso tutti gli esseri viventi
2 rubare/onestà
3 cattiva condotta sessuale/celibato(fedeltà partner)
della parola
4 menzogna/sincerità
5 linguaggio aspro/gentilezza
6 dividere/Concordia
7 Spettegolare/Dire ciò che è buono
della mente
8 brama/non desiderare la ricchezza e la proprietà di altrui
9 malevolenza/Senza cattiveria
10 Errata comprensione/Retta comprensione:


le sei perfezioni (paramita)

1 generosità
2 etica
3 pazienza
4 perseveranza
5 concentrazione
6 saggezza (di comprendere la vacuità e l’interdipendenza)


le quattro caratteristiche del karma

1 una volta che una azione è stata commessa se ne sperimenteranno sicuramente i risultati
2 moltiplica la sua potenza col passare del tempo
3 non si sperimentano effetti karmici di una azione non commessa da noi
4 non si estingue mai ( a meno di non purificarlo se è negativo)


I sette fattori del risveglio

1 Consapevolezza
2 Raccoglimento (esame dei fenomeni)
3 Forza
4 Serenità gioiosa
5 Calma
6 Concentrazione
7 Equanimità


Otto versi x addestrare la mente

1 considerare tutti gli esserei viventi estremamente importanti
2 quando sono insieme agli altri devo considerarli superiori a me
3 imparare a scorgere nella mia mente il sorgere di emozioni che possono danneggiare gli altri e placarle
4 amare esseri maligni e coloro che sono oppressi da forti emozioni negative come prezioso tesoro
5 quando mi si rivolgono insulti calunnie o abusi cedere a coloro che me le rivolgono la vittoria
6 considerare colui al quale abbiamo fatto del bene e che ora ci danneggia come mia preziosa guida spirituale
7 offrire a tutti il mio aiuto e rispettosamente prendere su di me le loro sofferenze
8 comprendendo l’illusorietà dei fenomeni possa essere libero dall’attaccamento.


I cinque precetti buddisti per i laici

1 Astenersi dall’uccidere, dal far del male o molestare gli altri esseri viventi (animali e insetti compresi), e dal danneggiare le altrui proprietà
2 Astenersi dal rubare e dal prendere il non dato
3 Astenersi da una condotta sessuale moralmente irresponsabile, tradire il proprio partner, guardare gli altri con pensieri libidinosi
4 Astenersi dal mentire, dall’offesa, dai pettegolezzi e dalle calunnie; evitare il più possibile un giudizio superficiale sulle altre persone
5 Astenersi dall’uso di sostanze inebrianti come l’alcool o droghe che impedirebbero la


i quattro sigilli della visione

1 tutti i fenomeni composti sono impermanenti,
2 tutto ciò che è impuro ( ad es. gli aggregati e il corpo, sorti come risultato delle afflizioni mentali e karma) sono nella natura della sofferenza,
3 tutti i fenomeni sono vacui, privi di una esistenza intrinseca (non hanno identità propria, non esistono in senso assoluto, di per se, no sono indipendenti da ogni altra cosa)
4 aldilà della sofferenza c’è la pace (comprendendo la visione di vacuità e l’eliminazione della concezione dell’aggrapparsi al sé)


I cinque dyanhi Buddha

1 Buddha Vairochana insegnamento – pone fine alla visione dualistica (io e gli aggregati, io e gli altri, io e i fenomeni)
2 Buddha Akshobhya indistruttibilmente sereno – incrollabile fiducia che ci si può liberare dal samsara
3 Buddha Ratnasambhava budda della generositá – realizza tutti i voti
4 Buddha Amitabha buddha della compassione – desiderare che gli altri si liberino dalla sofferenza
5 Buddha Amoghasiddhi buddha della saggezza – unica sua preoccupazione é aiutare gli altri


Le cinque illusioni che non sono visioni (illusioni principali/ostacoli)1 Ignoranza
2 Avversione/odio/accidia
3 Attaccamento/desiderio/brama
4 Orgoglio/superbia
5 Il dubbio
e le altre cinque illusioni che sono visioni (dovute all’ignoranza dell’individuo)
6. Errata visione del sé (considerare il sé come fenomeno indipendente e immutabile)
7. Visione estrema passata e futura (non si crede alle vite passate e future)
8. Errata visione delle 10 azioni non virtuose
9. Considerare la propria visione come la migliore
10. Errata visione del comportamento etico

I 5 fattori mentali onnipresenti

di Lama Michel Rinpoce

https://www.youtube.com/watch?v=s2DotsyxpMg&t=16s

Tutto quello che leggete è quello che penso di avere capito dall’ascolto dell’insegnamento, messo nero su bianco per tornare a riflettere su alcuni punti senza avere il bisogno di ri-ascoltare l’intero video.

Davide

La mente non si spegne mai, ha sempre un oggetto di percezione. La mente collega il mondo esterno con quello interno, percepisce quello che arriva dai 6 sensi: i 5 sensi più la mente (mente di tipo cognitivo: ad esempio un ricordo è un oggetto di percezione cognitivo, non ne entro in contatto ma esiste nella mente).

La percezione diretta riguarda i 5 sensi, è ciò con cui entro in contatto. La cognizione inferenziale è quando credo di percepire l’oggetto ma quello che io percepisco in realtà è l’immagine mentale che io mi sono creato dentro di me. E’ una percezione mentale basata sul ragionamento inferenziale  in cui si arriva a una conclusione sulla base di altri oggetti (se vedo il fumo dietro la montagna so che a valle c’è anche un fuoco. Non vedo il fuoco, ma so che c’è ). Questo va così perché questo è così. Noi normalmente non siamo in grado di discriminare l’immagine mentale dall’oggetto stesso, crediamo che l’oggetto a cui penso sia così ma se poi la mia aspettativa non viene soddisfatta posso rimanerci male oppure piacevolmente sorpreso ( es: se io penso al letto mi immagino il letto ma se quando torno a casa il letto è andato a fuoco e mi si propone un altro letto l’immagine mentale che io mi sono fatto viene a mancare, anche se io comunque sempre in un letto andrò a dormire).

La natura della mente:

Mente primaria è quella parte di mente che percepisce i sensi e che a sua volta è costituita dai fattori mentali; essi sono aspetti della mente che hanno delle particolarità e che tutti insieme vanno a costituire la mente primaria. Un pensiero è sempre suddivisibile in vari aspetti che formano la mente. (per approfondire: insegnamento Buddha abidharma sui 51 fattori mentali).

I fattori mentali sono 51 divisi in 5 fattori mentali onnipresenti, 5 fattori mentali determinanti, 11 fattori mentali positivi,6 fattori mentali negativi radice, 20 fattori mentali negativi secondari e 4 fattori mentali variabili.

Non esiste nessun pensiero che non sia composto almeno dai 5 fattori mentali onnipresenti, poi possono essercene di più ma questi 5 ci sono sempre. I 5 fattori mentali sono: sensazione, discernimento, intenzione, attenzione e contatto. Essi sono sempre simultanei ma tra un pensiero e l’altro si relazionano.

Adesso li presentiamo come se ci fosse una relazione di causa ed effetto temporale tra l’uno e l’altro:

Contatto: è la base di tutto insieme di oggetto di percezione sensoriale + potere sensoriale + coscienza sensoriale. Ad esempio, forma (vista), occhi e parte della mente che li gestisce. Dal contatto nasce la

Sensazione: piacevole, spiacevole, neutra. E’ la base attraverso la quale sperimentiamo il mondo, è la base di giudizio (ad esempio una vacanza è andata bene se ci è piaciuta e non avremo mai voluto che finisse).

Discernimento: quando entro in contatto con qualcosa gli diamo un nome.

Intenzione: cosa voglio fare davanti a quell’oggetto di percezione? È la reazione: attrazione, avversione, indifferenza. È la base di tutte le azioni, è il karma, è il mio direzionarsi davanti ad una percezione, quello che mi spinge verso l’oggetto.

Attenzione: come fare per ottenere quello che voglio. L’intenzione è generica, la attenzione è specifica: dopo che sono entrato in contatto, che ho una sensazione, gli ho dato un nome e ho sviluppato una intenzione la attenzione è trovare il modo con il quale interagire in base ai 4 fattori precedenti.

Tutti i momenti abbiamo questi 5 fattori mentali. I pensieri sono tutti collegati, il pensiero di adesso si collega con quello dopo perciò ad esempio l’intenzione che ho adesso influenzerà la mia intenzione di dopo.

Noi spesso viviamo come se fossimo il risultato del mondo che ci circonda, ad esempio quando sono felice c’è qualcosa intorno a noi che ci fa sentire felice e lo stesso quando qualcuno sta male. Vogliamo sapere perché qualcuno sta male e quello che poi facciamo è cercare la soluzione mettendo a posto il mondo attorno a noi. Cercare di eliminare la sofferenza mettendo a posto il mondo attorno a noi è come tentare di svuotare l’oceano con un bicchiere versandone il contenuto dietro di noi. La realtà non esiste solo fuori, è direttamente collegata alla nostra mente, non possiamo percepire nulla indipendentemente dalla nostra mente. La percezione della realtà è diversa in ogni individuo (o in ogni mente). Un suono percepito non è uguale per tutti, perché sono diversi i fattori mentali. Allora bisogna chiedersi: siamo il risultato del mondo che ci circonda o siamo interdipendenti da quello che ci circonda? Siamo interdipendenti! La realtà esterna non esiste indipendentemente dalla realtà interna in ciascuno di noi. Ognuno di noi percepisce la realtà in modo diverso, ci sono delle minime differenze ma le realtà sono diverse per ciascuno di noi.

La libertà di scegliere la nostra vita:

Dove abbiamo la libertà all’interno dei 5 fattori mentali? Nel reagire, quindi nell’intenzione: anche se qualcosa magari mi piace, posso sempre scegliere se farmi attrarre oppure no. Possiamo direzionare la nostra intenzione, la nostra mente: dopo la direzione che voglio prendere c’è la azione, la parola. Quando siamo davanti ad un oggetto la nostra attitudine è quella di agire in base a come siamo abituati: davanti ad una cosa piacevole il comportamento naturale è sviluppare attaccamento: siccome mi piace ne voglio di più. Se qualcosa per esempio mi piace.Invece potrei provare gratitudine, ri-gioire per le cose belle. Abbiamo la possibilità di direzionare la mente! All’inizio è una cosa che può sembrare molto artificiale ma poi pian piano viene naturale. Quando siamo davanti a una situazione ho un primo impulso ma devo chiedermi se posso agire in modo diverso. Il modo con cui vedo può non essere sbagliato, comunque non è l’unico modo. La domanda non è qual è il modo giusto di vedere ma vedere cosa mi conviene di più. Se vedo una persona violenta posso generare nell’immediato avversione e rabbia, ma se ci penso bene è meglio provare compassione. Dobbiamo creare interdipendenza positiva. Il potere della mia azione dipende dalla mia intenzione, motivazione.

Dove abbiamo la libertà all’interno dei 5 fattori mentali?  Anche nel discernimento! Il potere mentale del discernimento è potere scegliere, quando vediamo che stiamo dando un nome e che ci stiamo relazionando con qualcosa chiediamoci sempre se abbiamo diverse possibilità. Esempio della campana usata come bicchiere: io ho una immagine mentale della campana e vediamo qualcuno che la usa per bere dell’acqua. Noi la vediamo come bicchiere o come campana usata come bicchiere? Pensiamo:  va quello che pirla, usa la campana per bere! Noi la vediamo come campana, perché per noi il nome campana è relativo ad un oggetto con determinate caratteristiche. Ma che cosa fa la differenza tra campana o bicchiere? E’ il nome che io attribuisco! E’ il valore che noi diamo all’oggetto, per esempio potrei benissimo usare la campana come bicchiere, in base al valore che io attribuisco. E’ difficile perchè normalmente non siamo consapevoli di tutto questo.  Dipende tutto dal modo con cui io vado a relazionarmi, interdipendente con la nostra mente. La realtà esiste ma non esiste in maniera indipendente dal modo con cui io stesso la vedo. Che non vuol dire che il modo in cui la vedo sia sbagliato, ma non è l’unico modo giusto, devo vedere quello che mi fa più bene, a me e a chi mi sta intorno. Ecco perché il potere del discernimento è importante: così pian piano vediamo che noi non siamo il risultato del mondo che ci circonda, ma siamo anche noi che interagiamo per creare questo mondo.

Spesso siamo abituati a vivere come le foglie al vento, sono così perché è successo questo, o mi comporto così perché è successo quell’altro, ma in realtà noi possiamo scegliere la nostra vita! Non abbiamo la possibilità di scegliere quello che accade ma abbiamo la libertà del modo in cui vivere quello che accade, la reazione, la direzione da prendere, in questo modo dopo l’intenzione segue la azione e poi sorgeranno i risultati: ecco il senso dello scegliere la nostra vita: se scelgo quello che fa bene a me e agli altri cambio anche la mia vita. Il risultato è una vita migliore. Imparare gradualmente ad agire invece di reagire.

I tempi della comprensione sono diversi dai tempi della realizzazione interiore:  non basta comprendere, bisogna agire: la nostra mente agisce in base all’esperienza, non alla comprensione. Capire che arrabbiarsi fa male non basta: cosa fare dunque? Davanti all’oggetto di rabbia fare lo sforzo di agire in modo diverso. All’inizio farò uno sforzo enorme, ma poi più mi comporto in una maniera che fa bene  a me e agli altri più verrà naturale comportarmi così.

Cercare di capire come quando qualcosa ci appare come permanente e noi ci aggrappiamo ad essa questo ci causi sofferenza. La realtà e gli oggetti sono impermanenti, se mi sforzo di capirlo allora smetto di soffrire e accetto quella cosa. Devo generare la non avversione davanti all’oggetto di rabbia, e non basta capirlo bisogna sentirlo nella esperienza che facciamo. All’inizio la persona violenta mi fa arrabbiare, poi mi diventa indifferente, poi sviluppo compassione e alla fine genero amore.  Il concetto, la comprensione aiuta a indurre un sentimento, ma ciò con cui devo familiarizzare non è il concetto, ma l’esperienza del sentimento, perché la mente agisce in base all’esperienza.

8 versi per addestrare la mente

Con la determinazione di compiere il supremo benessere di tutti gli esseri senzienti,
che supera anche il gioiello appagatore,
imparerò a considerare tutti loro estremamente importanti.

Ogni volta che frequenterò gli altri,
imparerò a pensare a me stesso come al più infimo tra tutti
e rispettosamente considererò gli altri superiori
dal profondo del mio cuore.

In tutte le azioni imparerò a cercare nella mia mente
e, appena emerge un’emozione perturbatrice
che può danneggiare me e gli altri,
mi impegnerò ad affrontarla e vincerla.

Imparerò ad amare gli esseri maligni
e quelli che sono oppressi da forti azioni negative e da sofferenze,
come se avessi trovato un prezioso
tesoro difficile da trovare.

Quando gli altri, spinti dall’invidia, mi trattano male
con abusi, calunnie e cose simili,
imparerò a prendere su di me tutte le sconfitte
e a offrire loro la vittoria.

Quando colui al quale avevo recato beneficio con grande speranza
mi ferisce con cattiveria, senza ragione,
imparerò a vedere questa persona
come un eccellente guida spirituale.

In breve, imparerò a offrire a tutti, senza eccezione
direttamente e indirettamente, tutto l’aiuto e la felicità
e rispettosamente prenderò su di me
tutti i guai e le sofferenze delle mie madri.

Imparerò a mantenere tutte queste pratiche
incontaminate dagli otto interessi mondani
e, attraverso la comprensione dell’illusorietà dei fenomeni,
possa essere liberato dal sentimento di attaccamento.

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