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Come generare la pazienza

La pazienza serve a sviluppare il pensiero altruistico, è la base del nostro sentiero spirituale ed è uno degli antidoti contro la rabbia (o la avversione).
Per praticare la pazienza è necessario che ci sia un oggetto verso il quale noi dobbiamo generare appunto questa virtù. L’oggetto in genere è una persona che è il “nemico esterno” verso il quale dobbiamo generare la pazienza. Possiamo avere avuto svariate occasioni di notare come sia facile in certe occasioni perdere il controllo di noi stessi, portandoci a reagire con rabbia, avversione, odio, rancore e vendetta verso qualcuno che ci offende, che ci fa danno e che compie verso di noi azioni malevole. È proprio in queste occasioni che dobbiamo esercitarci alla pratica della pazienza verso coloro che ci rivolgono contro queste azioni malevole, e dobbiamo farlo prendendo in considerazione tre principali modelli di comportamento:
1) pensare che la persona che ci fa danno è vittima delle sue personali afflizioni mentali (nemici interni). Tale persona si trova in questo stato di schiavitù, senza possibilità di controllare le proprie azioni negative, vittima della sua scorretta visione della realtà, ecco perché dobbiamo avere pazienza e non prendercela con lei, dobbiamo considerarla come una vittima. L’atteggiamento altruistico qui è quello di sviluppare compassione per la persona desiderando che egli sia libero da questi veleni mentali.
2) la persona che ci sta facendo danno sta creando per sé stessa un karma negativo dovuto alla sua azione e ne subirà le conseguenze in futuro. In un certo senso possiamo considerare che noi siamo la causa del suo futuro soffrire e quindi dovremmo provare anche un certo grado di compassione per questo. Per generare la pazienza qui dobbiamo pensare che il dolore che la persona proverà è uguale a quello che noi stiamo provando adesso. Anche in questo caso potremo sviluppare compassione desiderando che colei non abbia da soffrire e che possa essere libera dalle sue afflizioni.
3) la situazione che stiamo sperimentando è a sua volta frutto di un karma negativo che abbiamo creato noi stessi in passato. Se noi in passato non avessimo accumulato karma negativo adesso non ne avremmo dovuto subire le conseguenze, la persona non sarebbe venuta a farci danno e non avrebbe a sua volta accumulato karma negativo da scontare in futuro. Anche qui dobbiamo consideraci come prima causa degli eventi, per cui dobbiamo essere pazienti, non c’è motivo di provare rabbia o avversione contro la persona e per quello che ci sta succedendo.

I “nemici esterni” sono l’oggetto della nostra pratica, essi sono preziosi e dobbiamo ringraziarli per la loro opera; senza di loro noi non potremmo praticare e generare la virtù della pazienza. Esse sono come delle divinità alle quali dovremo fare delle offerte perché senza di loro non avremmo la possibilità di sviluppare il nostro sentiero di liberazione.
Considerare il nemico esterno come oggetto della nostra pratica genera un gran beneficio, riusciamo così a trasformare una nostra possibile reazione negativa in una azione virtuosa.

Davide

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La pratica della pazienza, spunti personali

Partiamo da un esempio: viene una persona che ci fa del male con un bastone.

Allo stesso modo del bastone che non ha una propria volontà, la persona stessa non ha una propria volontà perché in quel momento è controllata dalla rabbia, è questo il pensiero che dobbiamo generare. Il nemico non è la persona ma è l’afflizione di cui lui è preda, in questo caso la rabbia o l’odio, è quello il vero nemico.

Affinché noi possiamo diventare esseri realizzati bisogna praticare la pazienza e pensare che noi possiamo aspirare a una rinascita verso un regno superiore e poi alla realizzazione vera e propria, quindi questi nemici esterni sono da considerare preziosi, sono lo strumento della nostra pratica, dobbiamo ringraziarli! Non dobbiamo pensare che questi nemici esterni non possano essere oggetto della nostra pazienza.

Bisogna pensare che se una persona ci fa del male è una conseguenza di una azione che abbiamo fatto in precedenza e che quindi è una nostra responsabilità. Non dobbiamo quindi rivolgere rabbia verso la persona che ci fa del male, ma pensare che quella persona stessa facendoci del male si costringerà a una rinascita nel regno della sofferenza e quindi in un certo senso siamo noi a nuocere a quella persona!

Il meccanismo è che siccome noi abbiamo del Karma negativo in questo momento siamo nella condizione della maturazione dei frutti di quel determinato Karma, ma allo stesso tempo siamo anche la causa per cui questa persona soffrirà. Una azione è allo stesso tempo causa e condizione!

Se ci domandiamo qual è la causa che costringe questa persona  a rinascere nel regno della sofferenza cosa rispondiamo? La risposta corretta è noi stessi (nello specifico il nostro Karma negativo accumulato).

Se la persona che ci fa del male compie questa azione negativa rinasce nel regno della sofferenza, proiettando la cosa su noi stessi noi dovremmo pensare che anche noi  possiamo rinascere in quel regno di sofferenza. Questo perché è una conseguenza di una azione negativa che abbiamo compiuto precedentemente o in una vita passata. Dobbiamo comprendere che quando una persona viene a farci del male in realtà siamo noi stessi siamo la causa di ciò e anche del motivo per cui questa persona rinascerà nel regno della sofferenza. Se precedentemente (o nella vita passata) noi non avessimo accumulato del karma negativo, non avremmo avuto questo nemico esterno, esso non sarebbe venuto a farci del male e quindi nemmeno il nemico sarebbe costretto a una rinascita nella sofferenza, ecco perché attraverso la pratica della pazienza faremo del bene a noi stessi e agli altri, sarà di beneficio a noi stessi e agli altri.

Questo è il metodo della pratica della pazienza, meditiamo su questo. Evitiamo di accumulare del Karma negativo. Se pensiamo solo a noi stessi e non pratichiamo la pazienza avremo lo stesso risultato della persona che ci fa del male. E’ come una catena, io faccio azioni negative, uno arriva e mi fa del male, mi arrabbio, accumulo del karma negativo, tutti e due avremo delle rinascite sofferenti  e così via all’infinito. Se invece io pratico la pazienza  interrompo la catena, non accumulo più Karma negativo, nessuno verrà in futuro a farmi del male quindi nessuno rinascerà nel regno della sofferenza. Fantastico!

Per come siamo abituati a vivere al giorno d’oggi, sempre di fretta e indaffarati, se qualcuno va piano in macchina davanti a noi e il semaforo diventa rosso per colpa sua, noi suoniamo il clacson innervositi, quando invece qualcuno ci suona il clacson noi immediatamente lo mandiamo a quel paese, magari anche accompagnando la frase con un bel gesto adatto. Dico immediatamente perché quasi ci viene naturale, provate a pensarci … magari è vi è successo proprio stamattina mentre andavate al lavoro oppure ieri … è l’abitudine che ci fa reagire così. All’inizio praticare la pazienza è molto difficile perché dobbiamo sradicare questa concezione fissa in noi da tempo, ed occorre molto impegno. All’inizio non ve ne rendete conto, poi pian piano vi accorgete di quello che fate e pensate “accidenti mi è successo di nuovo di perdere la pazienza!” fino a che non vi verrà naturale praticare la pazienza.

Il momento giusto per praticare la pazienza è quando sentiamo che dentro di noi stiamo per esplodere, fermiamo l’attimo e meditiamo sui benefici che può dare la pratica. Se non ci arrabbiamo adesso nessuno in futuro ci farà del male per il Karma che si potrebbe creare per quanto ci sta accadendo, noi accumuliamo meriti, proseguiamo nella nostra realizzazione,  né noi né il nostro “nemico” soffriremo e tutti ne trarremmo un gran beneficio.

Inoltre la pratica della pazienza e il generare compassione sono collegati, perché la persona che compie atti negativi non è libera ma è in schiava delle afflizioni negative ed è destinata a soffrire per questo. Non dobbiamo quindi reagire con avversione di fronte a certe situazioni, ma al contrario meditare la pazienza e generare compassione desiderando che la persona sia libera dalle afflizioni che lo controllano. Quando si ha compassione infatti non si può provare rabbia.

Potremo essere arrabbiati perché soffriamo di certe malattie, ma anche qui dobbiamo meditare che è sempre a causa del nostro Karma passato che in questa vita sperimentiamo la sofferenza della malattia. Quindi anche qui pazienza, se ci arrabbiamo o generiamo emozioni negative non solo quasto non aiuta a guarire, ma dovremo soffrire oltre che per la malattia anche per il Karma che si accumula se dovessimo arrabbiarci. Di qualsiasi entità o gravità sia la malattia di cui soffriamo non dobbiamo continuamente focalizzarci su di essa. Se la malattia di cui soffriamo è inguaribile perché arrabbiarci? Se invece esiste una cura dobbiamo prendere le medicine.

Un altro modo di praticare la pazienza quando per esempio una persona ci insulta o parla male di noi è meditare come segue: queste sono soltanto parole la nostra mente non ha un corpo fisico, perché arrabbiarci pensando che le parole possano colpirla? Perché arrabbiarci se sono solo parole? Forse perché vanno a colpire il nostro orgoglio? Forse perché abbiamo paura del giudizio delle altre persone? Anche queste due sono due afflizioni  di cui liberarsi, esse ci fanno reagire allo stesso modo di coloro che sparlano su noi, ci fanno sentire arrabbiati e potremo avere anche voglia di vendicarci … che brutte reazioni …, causano Karma negativo, soffriamo due volte: una adesso perché parlano male di noi e una in futuro a causa del Karma che andremo a creare se reagiamo con avversione e non pratichiamo la pazienza.